di Miriam Bocchino

 

Nei “frattempi della vita” una sensazione diviene rimpianto e si trasforma in ricerca.

“Tutta colpa di Maria”, romanzo dell’autrice Mara Fux, edito da Prospettiva Editrice, è una storia di vuoti e assenze che diventano talmente dilaganti da spingere alla riscrittura della propria esistenza.

Livia, la protagonista del romanzo, è una donna apparentemente serena: ha una buona carriera, un marito che la ama, dei figli giudiziosi e una famiglia amorevole ma…

In ogni famiglia spesso accade che vi sia uno scheletro più o meno “morto” e nel suo nucleo familiare questa figura è il nonno. L’uomo, che la donna non ha mai conosciuto e che oramai è defunto, ha abbandonato tutto per amore: il volto della giovane segretaria Carla, di 20 anni più giovane di lui, infatti, ha rapito il suo cuore da Don Giovanni spingendolo a lasciare ogni cosa, moglie e figli compresi.

Livia che ha radici ben salde percepisce, tuttavia, una mancanza che si trasforma, successivamente, in un’intuizione: pur se il nonno è morto, la donna con cui l’uomo è fuggito può essere ancora in vita e lei potrebbe scoprire, quindi, quella parte di passato che le manca.  

“… Aveva ripercorso emozioni, episodi, incontri avvertendo un inconcepibile vuoto aleggiare attorno a sé. Mancava qualcosa…”

Il cammino a ritroso alla ricerca delle orme del nonno comincia dalla signora Carla, figura estremamente contraddittoria: la donna, infatti, ha dilapidato il patrimonio di famiglia ma allo stesso tempo ha vissuto tutta la vita accanto all’uomo amato, fino alla sua morte.

Carla vive nell’astio ma con Livia si scoprirà ben disposta a raccontare la storia del suo amore e a svelare i segreti celati nelle mura protettive dell’alcova familiare.

“Tutta colpa di Maria” (la spiegazione del titolo la lascio ai lettori) scorre con toni apparentemente leggeri così come la ricerca di Livia che, nei frattempi dell’esistenza, cerca le sue radici perdute, scoprendo persone che la nebbia della vita aveva nascosto alla sua vista.

Livia è una donna matura abbastanza da non cedere alle rimostranze del passato che inchiodano il passo e da riuscire, ugualmente, ad affrontare la verità, anche quando gli altri componenti della famiglia preferiscono celarla. La protagonista è consapevole che il tempo andato non può essere mutato ma cerca con forza di costruire un nuovo presente di accettazione.

“Tutta colpa di Maria” ha il raro dono, nella sua semplicità, di indurre il lettore all’atto del pensare e successivamente del ricordare.

Confesso che al termine della lettura anche io, come la protagonista, ho cercato di ritrovare figure del passato che ormai pensavo dimenticate nei meandri più nascosti dell’esistenza. Se si percepisce il vuoto, forse, è necessario provare a riscoprire il cammino condotto da chi è svanito alla vista per risaldare le radici del vivere.

“Aveva cominciato improvvisamente a guardarsi dentro, a rileggersi nel proprio nucleo d’origine e a specchiarsi in quello che aveva costruito con Alberto. Aveva visto suo padre, le sue passioni, il suo impegno riflesso in quello che aveva percepito da subito in suo marito. Aveva esaminato sua madre, la sua bravura in cucina, nel ricamo, nello studio riflessa nei barattoli di conserva sugli scaffali e nei centrini a bordo delle mensole di casa sua. Aveva ripercorso emozioni, episodi, incontri avvertendo un inconcepibile vuoto aleggiare intorno a sé. Mancava qualcosa.”

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