di Tonino Pinto *

Rai1 ieri sera ha reso omaggio alla figura artistica di Renato  Carosone, uno dei grandi protagonisti musicali dell’Italia del dopoguerra, grazie ad un biopic che tra luci e ombre sulla sceneggiatura, ha celebrato, anche grazie alla splendida interpretazione di Eduardo Scarpetta e Vincenzo Nemolato, le gesta di un grande innovatore della musica.

Carosone, ricordato lo scorso 3 gennaio 2020 a 100 anni dalla sua nascita,  è stato uno straordinario precursore musicale, il cui sound rende onore ancora oggi ad  uno stile all’epoca rivoluzionario fra pop e jazz, ma esalta anche la figura di un’artista che ha segnato un’epoca con un inconfondibile swing, la cui memoria attraverso i suoi dischi, i concerti, gli spettacoli televisivi e cinematografici sopravvive al tempo, custodita oggi con amore dal nipote. Renato Carosone, napoletano del 1920 è stato un grande cantautore, pianista, direttore d’orchestra, compositore e jazzista, uno dei maggiori autori e interpreti della canzone napoletana e della musica leggera italiana dal dopoguerra fino alla fine degli anni novanta, avendo fuso insieme agli straordinari musicisti del suo celebre gruppo, i ritmi della “tarantella” con melodie africane e americane. Fra i suoi numerosissimi successi “Torero”, ”Caravan petrol”, ”Tu vuoi fa’ l’americano”, ”O’ sarracino”, ”Maruzzella”, ”Pigliate ‘na pastiglia”.  canzoni fantastiche che consigliamo ai giovani di riscoprire, perché’ Carosone è stato anche uno dei due cantanti italiani con Domenico Modugno ad aver venduto dischi negli Stati Uniti senza inciderli in inglese. Celebre la sequenza nel film di Anthony MinghellaMr. Ripley”, in cui i protagonisti Matt Damon, Jude Law insieme a Fiorello cantano “Tu vuoi fa’ l’americano”. Allora il successo del film e della canzone fu tale che anche produttore Dino De Laurentiis natio di Torre Annunziata, due volte premio Oscar, volle festeggiare il suo compleanno ad Hollywood invitando Fiorello e tutto il cast del film a ricantare con l’orchestra quel celebre motivo, per rendere omaggio al napoletano Carosone.

Decisamente una storia in “la” e vi spiegheremo alla fine perché’ quella di Renato Carosone, una storia che sembra un film, cominciata a Napoli con l’adorata madre che fin da ragazzino, lo indirizzò allo studio del pianoforte.

I primi ingaggi nei locali, le prime esperienze canore e musicali nell’allora Africa orientale  italiana in Eritrea prima e in Etiopia poi, durante la guerra, proseguita poi in piccole formazioni di orchestre da ballo e nei night club popolari come lo Shaker di Napoli   furono poi tempi dell’incontro con il chitarrista olandese Peter Van Wood e il batterista Gegè Di Giacomo, nipote del celebre poeta napoletano Salvatore con i quali Carosone formò un formidabile trio debuttando a Roma nel celebre Open Gate e a Viareggio alla Bussola di Sergio Bernardini. L’incontro di Gegè Di Giacomo con Carosone all’inizio sembrava la sceneggiatura di un film di Wyler, perché’ quando il batterista si propose per un’audizione non aveva neanche la batteria, e allora improvvisò con due bacchette suonate su un tavolino, una sedia di legno e tre bicchieri con tonalità diverse; una performance così’ elettrizzante che mandò in visibilio non solo Carosone e Van Wood ma tutto il pubblico nei concerti che seguirono in tutta Europa. Cominciò così il trionfo con la famosa canzone “O’ Sarracino” e “Lo Sceicco”. Nel 1950 grazie al noto cantante Sergio Bruni, il Trio Carosone incise il primo 78 giri con la casa discografica Pathé. L’eco del successo fu tale che le scritture nei club alla moda piovevano da tutte le parti come quella della nota “Canzone del mare” di Capri che fra i numerosi clienti a sentirli suonare annoverava anche Jacqueline Kennedy e tanti artisti e famose star del jet set internazionale. Con la partenza di Van Wood che decise di trasferirsi a New York nel 1952, Carosone e Gege’ Di Giacomo ricostruirono il gruppo che divenne prima un quartetto con il chitarrista Elek Bacsik e il cantante Ray Martino con motivi celebri come “Luna Rossa”, ”Nu quarte ‘e luna” e “Maruzzella” dedicata alla moglie Marisa e poi arrivò anche il chitarrista jazzista Franco Cerri e il cantante Claudio Bernardini sostituito in seguito da Piero Pizzigoni alla chitarra e di Riccardo Rauchi al sassofono e clarinetto. Ebbene quel complesso alla fine degli anni cinquanta fu anche il primo che in Italia inaugurò la nascente televisione italiana, ma fu solo l’inizio.  

La grandissima popolarità’ scoppiò dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano di Gino Latilla melodico triste trasformato dall’Orchestra Carosone in una vera bomba musicale in swing. La canzone era “E la barca tornò sola”, si proprio quella dove quei “diavoli” subito dopo il titolo cantavano in coro  ”…e a me che me ne importa” che fece storcere la bocca a qualche dirigente Rai visto la tragicità del tema trattato. Tanti tour all’estero con altrettante canzoni come “Mare crudele”, poi arrivarono ”Malafemmena” scritta da Totò’, ”La donna riccia” di Modugno tutte rivisitate come cover dal frenetico ritmo in blues di Carosone & C. Il successo discografico fu tale che nei Paesi Bassi le canzoni di Carosone restarono prime in classifica per mesi. Fra l tanti arrangiamenti la versione del celebre “Rock around the clock”, successo mondiale di Bill Haley. Successivamente il gruppo si trasformò in sestetto con l’aggiunta del percussionista Aldo Pagani con i quali Carosone si esibì’ anche alla “Carnagie Hall” di New York. Poi all’improvviso al culmine del successo Carosone si ritirò dalle scene per ritornarci nel 1989 con il brano “Na canzuncella doce doce”.  Nel 1995 dopo una fastidiosa malattia in occasione del suo 75° compleanno la Rai organizzò uno show in suo onore con la partecipazione di Renzo Arbore suo grande estimatore e nel 1996 Sanremo lo premiò con la targa Luigi Tenco.L’ultimissimo concerto in “la” come gli insegnò da ragazzino la madre lo tenne nella sua Napoli a Piazza Plebiscito colma con oltre duecentomila persone. 

Ci piace chiudere questo articolo con una lettera poesia che Carosone dedicò alla madre: “Musica madre mia, quando mi mettesti al mondo, il mio primo vagito fu un un la naturale. Le altre note me le hai insegnate tu dopo. E le ho imparate con fatica con rabbia; camminando a piccoli passi su quel sentiero irto di difficoltà, quel sentiero di ebano e avorio del nostro pianoforte. Li, ho incontrati tutti i grandi su quel sentiero, Pozzoli, Hanon, Clementi, Czerny, Chopin, Bach, Beethoven, Liszt. Oggi grazie a te quel sentiero è splendido luminoso ci respiro, ci canto, ci suono, Sì ora lo conosco è mio. Tu madre sei la lingua più bella del mondo, quella che parlano gli angeli, perciò ti amo”. Così caro Carosone come noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere la tua emozionante musica che certamente continuerai a suonare con la solita bravura ed allegria fra le nuvole, lassù con gli altri simpatici poeti in “la”!

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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