di Tonino Pinto*

 

Il mondo del cinema ricorda nel centenario dalla nascita Ugo Tognazzi. L’ultima volta che ci siamo incontrati dopo tante interviste sui set dei suoi film è stato all’ aeroporto di Fiumicino a Rom. Lui partiva per Parigi impegnato in teatro, io a Los Angeles per la cronaca della notte degli Oscar. Parlammo di lavoro e a lungo dei figli che amava in ugual misura: dal grande Ricky, oggi affermato attore e regista avuto dalla ballerina irlandese Pat O’Hara a Thomas, produttore e regista frutto del matrimonio con l’attrice norvegese Margarete Robsahm, poi Giammarco, straordinario attore in teatro, cinema e televisione e Maria Sole regista affermata anche lei, avuti dal matrimonio con l’attrice Franca Bettoja.

”Ugo Tognazzi, 100 anni fa’” hanno titolato i giornali per ricordare l’attore che dopo il teatro di rivista negli anni cinquanta in coppia con Wanda Osiris prima e  con Raimondo Vianello poi, anche in televisione portò con tanti film di successo un personaggio scaltro, scomodo che come scrive il critico Paolo Mereghetti «non aveva il fascino di Marcello Mastroianni o la strafottenza di Vittorio Gassman (di cui era grande amico e compagno a tennis nei famosi tornei estivi nella sua villa a Torvajanica ). «E’ una simpatia meno immediata, meno spontanea come quella di Alberto Sordi, ma dei quattro moschettieri della grande commedia cinematografica italiana, Ugo Tognazzi è  stato il più’ coraggioso come fece magnificamente nel 1970 ancor prima del successo del Vizietto vestendo i panni di un travestito nel film diretto da Vittorio Caprioli, Splendori e miserie di Madame Royale.

E fu proprio grazie a quel film (montaggio e fotografia di due grandi come Ruggero Mastroianni e Peppino Rotunno) che produsse Ugo Santalucia per la Mega Film, dove in attesa di abbracciare la carriera giornalistica ne curavo al fianco del “mago” della cartellonistica cinematografica Sandro Simeoni l’ufficio stampa, riuscendo nell’intento di convincere solo per quel film un grande pittore come Mino Maccari a realizzare il bozzetto di un manifesto che fece epoca. Poi l’amicizia con Ugo grazie anche all’amico Pino Patitucci, grande promoter di quei tornei di tennis per la conquista dello “scolapasta d’oro” e le anteprime di tanti suoi film nella bella sala del mitico Hotel Billia di Saint Vincent in concorso per le altrettanto famose Grolle d’oro.

Ricky quando ci incontriamo per un’intervista in ricordo di quelle indimenticabili estati mi chiama ancora Lothar, come l’eroe dei fumetti di Mandrake, calvo come me. E poi le indimenticabili notti d’estate, gli incontri di tennis dove c’era tutto il cinema italiano sul campo centrale in terra rossa e sugli spalti della tribuna e alla fine, la mitica cena calda cucinata rigorosamente da lui, Ugo Tognazzi in versione cuoco.

Oggi scorrono i ricordi dei capolavori interpretati dal grande cremonese, l’unico attore della sua generazione come ha giustamente scritto Enrico Sisti a non prestarsi al romanesco anche se visse dividendosi tra sua bella villa di Velletri alle porte di Roma, la bella casa romana  a piazza dell’Oro a due passi dalla centralissima Via Giulia e sul litorale romano nel villaggio  che porta il suo nome  a Torvajanica dove si rifugiava a leggere i copioni di quei film passati alla storia del cinema come La grande abbuffata” di Marco Bellocchio,  Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli e  Amici Miei di Monicelli. E come non ricordare  Il Federale (ricordate lui Primo Arcovazzi giovane membro della milizia fascista a bordo del sidecar e la famosa battuta “buca, buca con  acqua”),  La voglia matta di Luciano Salce accanto a Stefania Sandrelli fino a La Califfa con Romy Schneider tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Bevilacqua. E ancora La vita agra di Lizzani, La donna scimmia di Ferreri,  L’immorale di Pietro Germi, Barbarella di Roger Vadim, La bambolona di Franco Girardi, Porcile di Pier Paolo Pasolini, Nell’anno del Signore di Luigi Magni, Venga a prendere il caffè da noi di Alberto Lattuada, I Mostri, icona della commedia all’italiana al fianco di Vittorio Gassman, e per chiudere questo  l’elenco stellare La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci che gli valse la Palma d’oro al Festival di Cannes, senza dimenticare Il fischio al naso e Sissignore dietro la macchina da presa.

Si Ugo Tognazzi è giustamente considerato uno dei volti più importanti del cinema italiano da non perdere per chi ama il suo cinema e il bel documentario Ritratto di mio padre realizzato dalla figlia Maria Sole e quello che il figlio Ricky gli ha dedicato per il centenario dal titolo La voglia matta di ridere.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

 

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