This England: l’era Johnson in una serie Sky original

Gli ultimi due episodi della miniserie originale targata Sky sono finalmente arrivati.

This England, nata da un’idea di Kieron Quirke e Michael Witterbottom – quest’ultimo anche regista e sceneggiatore – focalizza, nella figura di Boris Johnson, i due anni più densi dal punto di vista politico del recente passato britannico. All’interno del formicaio al numero 10 di Downing Street si prendono le decisioni radicali e rivoluzionarie, a partire dalla realizzazione fattuale del progetto Brexit, per poi affrontare, in una specie di drammatico passaggio di testimone, il titanico iceberg della pandemia da Covid-19.

Sembrerebbe tutto nelle mani di un sol uomo ma quello che traspare dalla serie è che a tessere la trama politica è l’entourage del Primo Ministro, convogliato sotto la figura eccentrica e dominante del consigliere senior Dominic Cummings. Seppur la rilevanza politica di Boris Johnson, interpretato da un irriconoscibile Kenneth Branagh, sia oscurata da tutto il meccanismo dietro le quinte, rimane egli stesso il personaggio cardine su cui gravita la serie. In un periodo storico in cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati su quello che succede nel Regno Unito, un uomo dalle fattezze goffe, con uscite pubbliche altrettanto sgraziate, guida la quarta superpotenza economica mondiale.

Quel che emerge dal racconto è l’ambiguità del personaggio interpretato da Branagh, – che si riconferma in una produzione impegnata dopo il meritatissimo successo agli Oscar con Belfast – oscillante tra lo studio filologico di Shakespeare ed Omero, e la sua frivola passione per le donne (ha avuto 7 figli da 3 matrimoni), i festini (causa prima della sfiducia e della conseguente caduta del governo) e la verità sanitaria.

Su quest’ultimo punto si concentra la narrazione della seconda parte della serie; la pandemia è ormai dilagante in tutta Europa e, mentre Italia ed altri paesi decidono di invocare lo stato di emergenza ed il conseguente lockdown, Boris Johnson opta per un approccio più soft e più banalizzante dell’emergenza sanitaria, nella più consueta e storica linea dettata dagli Stati Uniti. Di fatto Boris Johnson altro non è che una risposta inglese al taycun Donald Trump. Sfortuna volle, per la legge del contrappasso del suo amato Dante, che la peggior versione di Covid-19 si scagliasse contro di lui costringendolo all’intubazione in terapia intensiva.

Una serie ad alto tasso tecnico scientifico di nozioni, difficili da comprendere per i non addetti ai lavori, ma che comunque si dedica molto al racconto dei sentimenti che animano il Primo Ministro: la solitudine, l’amore non corrisposto per i figli, la redenzione nei confronti una troppo lasciva politica sanitaria in piena emergenza sono le principali tematiche affrontate. Ne emerge il ritratto di un uomo confuso, inquieto, che, citando Churchill, si sente come se stesse abbracciando il suo destino.

La serie è composta da 6 episodi della durata di un’ora circa e che descrivono un lasso di tempo lungo 10 mesi.

Cinema & TV
Davide Tovani

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