di Edoardo Vezzi

 

Nell’East London Toni (Raffaella Alterio), una ragazza che ha vissuto finora solo leggendo libri e aiutando il prossimo in eventi di beneficenza, si innamora di Micheal. È una nuova sensazione da lei mai provata e tutto il palpabile entusiasmo di questa nuova avventura viene oscurato dal tetro risvolto che incombe su di lei.

Al Teatro Belli di Antonio Salines è andato in scena venerdì 25 e sabato 26 marzo “Tarantula”, il dramma di Philip Ridley, con la regia di Carlo Emilio Lerici, presentato già lo scorso anno in occasione della XX edizione della rassegna Trend – nuove frontiere della scena britannica.

Nonostante sia presentato come un monologo quello che costruisce Toni è qualcosa di più. Ci porta dentro la sua famiglia, presentandoci i genitori, il fratello Maz e la sorellina Rochelle. Ci fa conoscere Micheal, la sua cotta per cui perde la testa e con il quale si prospetta una bellissima storia d’amore.

Entusiasta dei suoi progetti e del bene che fa al prossimo durante gli eventi di beneficenza organizzati dalla sua scuola, sembra prendere il tutto una piega troppo lieta. La sua insicurezza è raccontata in modo ironico, è una ragazza timida ma che cerca di darsi da fare. Ridley scrive di un personaggio ricco di sentimenti, anche un po’ folle, che sprizza amore per la vita su tutto il palco.

Può essere tutto così semplice e bello? Ovviamente no. Verso la bolla di bellezza e felicità effimera striscia un destino oscuro che sconvolgerà la sua vita. Toni dovrà portare per sempre i segni di un’esperienza tragica, della crudeltà umana, e dovrà farlo dentro di lei, cercando un riscatto che ha bisogno di tempo e spazio.

Raffaella Alterio si destreggia con facilità nel ruolo di un narratore a più facce. È dinamica e riesce a portare sul palco tutte le emozioni necessarie a raccontare questa storia imprevedibile. Dalla commedia alla tragedia, si trasforma da una Toni timida e ingenua a una Toni segnata per sempre dagli eventi drammatici subiti.

“Tarantula” si dilunga in maniera forse eccessiva, dilatando alcuni momenti che potevano essere resi più fruibili per lo spettatore. Si cerca una drammaticità spingendo il personaggio al limite per poi spremerlo in maniera eccessiva vero la seconda parte dello spettacolo. Nonostante ciò, Ridley crea un narratore imperfetto ma accattivante che fa prendere una piega tetra alla narrazione per poi lasciarci intrappolati nel suo mondo.

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