VOLEVO NASCERE SCEMA! alla Sala Umberto

Sala Umberto

 

dal 17 al 29 maggio 2022

 

OTI – Officine del Teatro Italiano

presenta

BARBARA FORIA

in

VOLEVO NASCERE SCEMA!
(…per non andare in guerra!)

di
Barbara Foria    Fabrizio Testini
Alessandro Clemente        Stefano Vigilante

regia

Claudio Insegno

PRIMA STAMPA 20 MAGGIO

 

Come può una donna del XXI secolo vivere felice i propri rapporti interpersonali senza ansie di prestazione, senza paura del futuro e, soprattutto, senza filtri Instagram?

Nel suo nuovo one-woman-show, Barbara Foria mette in scena i dubbi esistenziali e i controsensi surreali che sorprendono una donna arrivata a quella che Dante chiamava “metà del cammino” e che le fanno desiderare di rinascere in una prossima vita con un atteggiamento più spensierato verso la realtà.

Insomma… il segreto della felicità è quello di rinascere scema? Se sì, avvisatemi che mi organizzo!

 

 martedì - sabato h. 21.00 / domenica h.17.00

prenotazioni@salaumberto.com

prezzo biglietto da 28€ a 17€ - disponibili su www.salaumberto.com - www.ticketone.it

 


OVVI DESTINI alla Sala Umberto

Sala Umberto

 

dal 4 al 15 maggio 2022 

 

Altra Scena

presenta

 

VANESSA SCALERA | ANNA FERZETTI | DANIELA MARRA
PIER GIORGIO BELLOCCHIO

in

OVVI DESTINI

drammaturgia e regia

FILIPPO GILI

SCENE Alessandra De Angelis – Giulio Villaggio COSTUMI Paola Marchesin
DISEGNO LUCI Giuseppe Filipponio MUSICHE Paolo Vivaldi
FOTO DI SCENA Luana Belli e Agnese Ruggeri 

 

Dopo il successo della Trilogia di Mezzanotte nelle precedenti stagioni teatrali, Filippo Gili torna a scavare le relazioni familiari con il suo nuovo lavoro drammaturgico, Ovvi Destini. Un cast di tre straordinarie attrici sarà protagonista del progetto inedito del regista e drammaturgo romano: Vanessa Scalera (recentemente protagonista della fiction di successo Imma Tataranni – Sostituto procuratore), Anna Ferzetti (da poco al cinema con Valerio Mastrandrea e Marco Giallini in Domani è un altro giorno) e Daniela Marra (reduce di recente da Squadra Antimafia e dalla fiction Rai Il Cacciatore). Al loro fianco, la straordinaria partecipazione di Pier Giorgio Bellocchio (figlio del regista Marco Bellocchio e protagonista in diverse pellicole cinematografiche italiane).

Tre sorelle. Laura la primogenita, Lucia la seconda, Costanza la più piccola: sui trentacinque, chi più chi meno. Costanza è su una sedia a rotelle per colpa di un incidente provocato un paio d’anni prima da Laura, la maggiore. Ma né Costanza né Lucia conoscono la disgraziata responsabilità di Laura. Loro no: ma la conosce uno strano essere, Carlo, che comincia a ricattare Laura.
Laura è una incallita giocatrice d’azzardo. Violenti gli scontri con Lucia, la sorella di mezzo. Ma su questo si incentra anche il ricatto di Carlo: o dici a tua sorella che due anni fa fosti te, non vista, a fare quel balzo che costò le gambe di tua sorella, o tutti i proventi delle tue vincite li prenderò io. Il senso di colpa per quella disgrazia si fa materiale, sudato, vivo, bollente. Laura resiste. L’altro non spiffera nulla, fin quando, davanti alle due sorelle ‘sane’, non soltanto si dimostrerà tutt’altro che ricattatorio, ma offrirà anche loro un dono: la possibilità di realizzare un desiderio irrealizzabile. Un angelo? Un demone? Metafisico o reale che sia, quell’uomo ha offerto loro una possibilità che, se non grottesca, sembrerebbe sublime. Che desiderio potrebbe esprimere Laura, se non quello, per amore e senso di colpa, di far riavere l’uso delle gambe alla sorella?

Mi fermo qui. Ma voglio solo ricordare che il Poeta e lo Scienziato, nel film Stalker di Tarkovskji, quando arriveranno alla Stanza dei desideri si sottrarranno dall’esprimerne: chi garantisce che il desiderio più profondo sia quello cosciente, quello espresso, quello che deriva dall’amore, dalle cose chiare, piuttosto che uno strano oggetto che alberga nelle lontane caverne di un violento, libidico, antico Io?

Rodolfo Di Gianmarco ha scritto dello spettacolo: “Che magnifico mistero c’è sempre nel teatro di Filippo Gili, con l’ombra della morte come nella cultura scandinava, in rapporto coi dissidi dostoevskijani di Simon Weil, di Enzensberger e di Blanchot, e con l’infelicità immaginifica di Landolfi. (...) Formidabile, il quartetto in scena.”

 

 

 

mercoledì - sabato h. 21.00 / domenica h. 17.00
  disponibili su www.salaumberto.com - www.ticketone.it


PARADISO DALLE TENEBRE ALLA LUCE alla Sala Umberto

Sala Umberto

 

dal 22 marzo al 3 aprile 2022

martedì - sabato h. 21.00 / domenica h.17.00

 

SIMONE CRISTICCHI

in

PARADISO DALLE TENEBRE ALLA LUCE

dalla Divina Commedia di Dante Alighieri

Scritto da Simone Cristicchi
in collaborazione con Manfredi Rutelli

regia Simone Cristicchi

musiche di  Valter Sivillotti, Simone Cristicchi

canzoni di Simone Cristicchi

videoproiezioni Andrea Cocchi

disegno luci Rossano Siragusano

aiuto regia Ariele Vincenti

 

In occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri, i Centri di Produzione Teatrale Elsinor e Accademia Perduta/Romagna Teatri, insieme ad Arca Azzurra e Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato presentano PARADISO – Dalle tenebre alla luce

il nuovo lavoro teatrale di SIMONE CRISTICCHI, attore, musicista, scrittore eclettico che, con questa opera, affronta il poema dantesco con il suo originale, poetico punto di vista.

Simone Cristicchi ha scritto l’opera in collaborazione con Manfredi Rutelli ed è co-autore, con Valter Sivilotti, delle musiche originali, oltre a firmare canzoni e regia.

Lo spettacolo, patrocinato dal Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, ha debuttato il 23 luglio scorso a San Miniato (PI), quale momento culminante della 75esima edizione della Festa del Teatro organizzata dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare.

 

LO SPETTACOLO

In ogni uomo abita una nostalgia dell’infinito, un senso di separazione, un desiderio di completezza che lo spinge a cercare un senso alla propria esistenza.

Il compito dell’essere umano è dare alla luce se stesso, cercando dentro all’Inferno - che molto spesso è da lui edificato - barlumi di Paradiso: nel respiro leggero della poesia, nella magnificenza dell’arte, nelle scoperte della scienza, nel sapientissimo libro della Natura.

A partire dalla cantica dantesca, Simone Cristicchi scrive e interpreta Paradiso. Dalle tenebre alla luce, opera teatrale per voce e orchestra sinfonica, racconto di un viaggio interiore dall’oscurità alla luce, attraverso le voci potenti dei mistici di ogni tempo, i cui insegnamenti, come fiume sotterraneo, attraversano i secoli per arrivare con l’attualità del loro messaggio, fino a noi.

La tensione verso il Paradiso è metafora dell’evoluzione umana, slancio vitale verso vette più alte, spesso inaccessibili: elevazione ed evoluzione. Il viaggio di Dante dall’Inferno al Paradiso è un cammino iniziatico, dove la poesia diventa strumento di trasformazione da materia a puro spirito, e l’incontro con l’immagine di Dio è rivelazione di un messaggio universale, che attraversa il tempo e lo vince.

 

 

NOTE DI REGIA

“La nostra vita è un grande mistero, che un giorno ci sarà rivelato.” Questo sembra dirci Dante Alighieri, con la forza immutata delle sue parole, ancora oggi a distanza di settecento anni.

In questo mistero mi sono calato, cercando di raccontare - tra monologhi e canzoni - l’inconsueto e rendere testimonianza di ciò che di “misterioso” è accaduto nella mia vita.

La parola - nella sua nudità e potenza - è al centro dell’intero spettacolo, e affronta tutte le declinazioni possibili: parola recitata, parola narrata, parola cantata.

Con il coautore Manfredi Rutelli, ho cercato di sviscerare il concetto di “paradiso” in tutte sue sfaccettature: dalla ricerca millenaria dell’Eden perduto - il mito universale più diffuso in tutte le culture del mondo - fino all’insuperato capolavoro dell’intera Commedia: il trentatreesimo canto, dal quale ho musicato i primi versi - l’Inno alla Vergine Madre.

L’ epicità dell’orchestra Oida - le cui partiture e la direzione è del collaboratore storico Valter Sivilotti - diventa la calda placenta dove nuota la voce.

Due colonne doriche incorniciano le suggestive e mai didascaliche proiezioni di Andrea Cocchi.

Il disegno luci è affidato alla visionarietà delicata di Rossano Siragusano.

La situazione che stiamo vivendo, ha mandato in frantumi tutte le certezze che avevamo, e ci troviamo in una dimensione paragonabile all'attraversata del deserto. Perché sappiamo che tutto ciò che è rimasto dietro non ha più validità, e quindi ci muoviamo in una dimensione sconosciuta.

In questa selva oscura io credo che alla fine riprenderà il sopravvento quello che è già codificato in noi, quella unione fra noi e il Tutto. Perché è proprio quando tutto sembra perduto, quando le certezze crollano, che è possibile ritrovare la coordinata di origine.

E comprendere che il vero “peccato mortale” è l’incapacità di vivere in sintonia con l’universo.

“Paradiso” non è uno spettacolo su Dante e il suo affascinante iter nel terzo regno ultraterreno della sua Commedia.

Non c’è l’imponente architettura, nè gli incontri con i suoi personaggi.

Eppure, proprio grazie ai versi memorabili e alle universali intuizioni del sommo poeta, il mio “Paradiso” diventa un viaggio iniziatico nella parte più sottile e profonda dell’essere, un tentativo di riconnessione con la parte più autentica che ci abita, quella scintilla divina che ci permetta di trasumar.

 

  prenotazioni@salaumberto.com

 

biglietti disponibili su www.salaumberto.com - www.ticketone.it


COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA alla Sala Umberto

Sala Umberto 

 

dal 8 al 13 marzo 2022

martedì - sabato h. 21.00 / domenica h.17.00

 

Produzione Pierfrancesco Pisani - Isabella Borettini per Infinito Teatro
in collaborazione con Argot Produzioni

CHIARA FRANCINI | ALESSANDRO FEDERICO
in

COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA

 

di Dario Fo e Franca Rame

regia
Alessandro Tedeschi

 

“Prima regola: perché la coppia aperta funzioni, deve essere aperta da una parte sola, quella del maschio! Perché… se la coppia aperta è aperta da tutte e due le parti… ci sono le correnti d’aria!”.

Ironica quanto basta e sensuale quando vuole, Chiara Francini è un’artista eclettica, un vulcano di carisma e vitalità, con importanti ruoli sul piccolo e grande schermo, conduzioni al fianco di pilastri della tv come Pippo Baudo e un esordio letterario con 45.000 copie vendute e 8 ristampe.

Qui si mette alla prova con un testo importante, che celebra il ruolo della donna all’interno della coppia. L’energica Antonia incarna l’eroina perfetta di tutte le mogli tradite e racconta con ironia la loro “sopravvivenza” tra le mura domestiche. Pur di continuare a stare vicino al marito, la protagonista decide di accettare l’impensabile. Così tra dialoghi e monologhi brillanti si snodano gli episodi più assurdi. Soltanto quando nel cuore di Antonia si insidia un nuovo uomo, giovane e intelligente, il marito sembra accorgersi dell’esistenza della moglie, del suo essere donna, del suo disperato bisogno di essere amata e considerata.

Questa commedia è una favola tragicomica che racconta cosa vuol dire stare in coppia. Fo e Rame descrivono in modo perfetto con toni divertenti, ma anche drammatici raccontando le differenze tra psicologia maschile e femminile.

Tutti ci si riconoscono infatti “Coppia aperta...quasi spalancata” porta in scena la relativa insofferenza al concetto di monogamia. Rappresenta uno degli spettacoli più popolari in Italia. In Germania ha riscosso un tale successo da essere proposta in ben 30 teatri contemporaneamente.

 

prenotazioni@salaumberto.com

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L'ANELLO FORTE alla Sala Umberto

Sala Umberto - Roma

 

Dal 22 al 27 febbraio 2022 

martedi - sabato h. 21.00 - domenica h. 17,00

 

IL CONTATO DEL CANAVESE/TEATRO GIACOSA DI IVREA – TEATRO STABILE DI TORINO

in collaborazione con

Fondazione Nuto Revelli

Archivi del Polo del ‘900 - Archivio Nazionale Cinema Impresa

Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Associazione Gloria Lunel

Presentano


LAURA CURINO
e LUCIA VASINI

L'ANELLO FORTE

dall’omonimo testo di Nuto Revelli

Drammaturgia, regia spettacolo e video

Anna Di Francisca

Musiche originali: Paolo Perna

Scene e costumi: Beatrice Scarpato

Realizzazione e collaborazione artistica ai costumi: Alessandra Ochetti

Disegno Luci Davide Scaccianoce

Foto di Bruno Murialdo

 

PRIMA STAMPA mercoledì 23 febbraio

 

Nel centenario della nascita di Nuto Revelli un omaggio alle indimenticabili donne di cui l’autore ha raccolto le testimonianze.

In prima persona le voci di donne che sono state l’anello forte della nostra società. Ruvide, ironiche, taglienti, esse si raccontano senza mai indulgere a compatirsi, anzi, cercano sempre l’aspetto divertente e paradossale delle loro vicende. La tenerezza viene mascherata con pudore e quando emerge commuove. La gioia, quando c’è, è assoluta. Nasce dalla fatica estrema e dalla necessità di combatterla con un’allegria esilarante.

Dopo ore e ore di fabbrica non si rinuncia alla balera. Stremate dal lavoro, si canta. Alcune sono donne che si adeguano per forza alle ingiustizie della loro condizione, ma non stanno zitte e le denunciano ad alta voce. Altre si ribellano e scelgono la libertà anche se significa scandalo.

L'anello, interpretato qui come segno di femminilità assoluta, lega la memoria di quelle che hanno lavorato nelle campagne e poi affrontato la rivoluzione dell’industria, muovendosi tra il desiderio di autonomia e libertà, gli impedimenti culturali e famigliari e il desiderio di garantire futuro a sé stesse e ai loro figli. Storie struggenti e buffe, storie di soprusi ed emancipazione, raccolte in un Piemonte che irreversibilmente sta cambiando.

 

Anna Di Francisca, autrice e regista cinematografica e televisiva, ha realizzato un testo che, partendo dalla selezione delle storie, racconta gli aspetti della condizione femminile oggi ancora

attuali, come la ricerca di lavoro, tra la campagna e la fabbrica, in concorrenza agli uomini, la responsabilità dei rapporti familiari, la crescita dei figli.

“Il nostro desiderio, insieme con gli eredi dell’autore, è quello di far vivere la figura di Nuto Revelli come giornalista di inchiesta ante litteram, dopo 15 anni dalla sua morte e nello stesso tempo raccontare la cultura del dopoguerra in Piemonte, regione che da sempre è terra di accoglienza di ondata migratorie.

Queste comunità hanno accolto prima le donne che dal sud Italia venivano a sposarsi con i contadini piemontesi, poi gli emigranti dal meridione verso le fabbriche del nord ed oggi la terza onda, quella extracomunitaria.

Lo spettacolo utilizzerà musiche originali, documenti originali, fotografie, filmati originali e filmati realizzati appositamente. A tale scopo si è definito il disegno di una scena che comprenda i diversi linguaggi, mettendoli in risalto, senza appesantire lo spazio”.

 

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"FIORI D’ACCIAIO" alla Sala Umberto di Roma

Sala Umberto - Roma

 

dal 3 al 20 febbraio 2022

mercoledì - sabato h. 21.00 / sabato - domenica h.17.00

 

Produzione Francesco Bellomo per Corte Arcana Isola Trovata

 

Tosca D'Aquino | Rocío Munõz Morales|Emanuel Muni
Emy Bergamo | Martina Difonte | Giulia Weber

in

FIORI D’ACCIAIO

di Robert Harling

regia
Michela Andreozzi | Massimiliano Vado

 

"Fiori d’acciaio”, nella sua versione cinematografica, è uno dei romanzi di formazione che hanno accompagnato la mia prima giovinezza, insieme a “Piccole donne”, “Harry ti presento Sally” e “Colazione da Tiffany”: storie di donne, grandi figure femminili che crescono, sbagliano, si confrontano, amano, odiano, combattono e qualche volta muoiono. Più della letteratura, o forse in modo più efficace, il cinema mi ha insegnato gli infiniti modi di affrontare la vita: “Fiori d’acciaio”, che vidi in sala poco più che adolescente, è stato il film che più di ogni altro mi ha spiegato cosa significhi essere donne e, nonostante ciò, fare fronte comune, ovvero la famosa, leggendaria, solidarietà femminile.

Che poi, tradotto in azione, significa conservare la propria identità, ritagliarsi un ruolo nel mondo, costruirsi uno spazio, intessere delle relazioni o alimentare dei conflitti e, malgrado tutto, essere capaci di unirsi. Obbiettivo non sempre facile, che però perseguo da sempre: nei miei progetti, nel cinema, nel teatro, nella vita privata. Ormai, per me, fare fronte comune è diventata una sfida, crederci una fede e lavorarci una questione di coerenza.

Alla luce di questo modus vivendi, “Fiori d’acciaio” è per me l’occasione di costruire, con un cast così ricco e variegato, una banda di soliste, in grado di suonare insieme ma di battere in volata quando serve; disegnare personaggi anche estremi ma capaci di ascoltarsi, o di imparare strada facendo ad accogliersi senza snaturarsi. Solo da adulta ho scoperto che il film era tratto da una piece teatrale, ancora attualissima, sotto un superficiale strato di polvere fisiologico, e perfettamente rappresentativa di un microcosmo, quello del negozio di provincia, che è specchio di macrocosmi le cui dinamiche, perfino oggi, fanno fatica a cambiare.

Per questo motivo abbiamo deciso di lasciare l’ambientazione di fine anni ’80, perché ci permette di osservare un tempo appena trascorso e ci racconta che siamo già nel futuro.

E forse anche perché l’immagine e lo stile di quel periodo, negli abiti, negli arredamenti, ma soprattutto nella musica, sono ormai identificativi di un momento storico diventato ormai glamour. Oltre al fatto che certe modalità, oggi, sarebbero condizionate dalla tecnologia. Tutto questo mi hanno fatto approcciare al testo e al progetto con l’entusiasmo. E poi c’è l’affetto. Per me, un teatro affettuoso è ciò di cui abbiamo bisogno, un racconto di sentimenti e di ironia che qualche volta è crudele ma mai cinica, mai diventa sarcasmo. Se c’è una cosa che le donne sanno fare, è essere terribili, spietate e capaci di affrontarsi, insomma, dei fiori di acciaio, senza mai smettere di amare.

 

 

- prenotazioni@salaumberto.com

prezzo biglietto da 28€ a 17€ - disponibili su www.salaumberto.com - www.ticketone.it

 


VITE DI GINIUS alla Sala Umberto

Sala Umberto

 

Lunedì 17 gennaio 2022 - ore 21

 

Produzione LIBERO TEATRO

VITE DI GINIUS

Scritto, diretto e interpretato da
MAX MAZZOTTA

installazioni video Max Mazzotta

assistente alla regia Angela Candreva

responsabile tecnico e struttura scenica Gennaro Dolce

costumi Giada Falcone/Moema Academy

consolle luci e video Serafino Sprovieri

consolle audio Francesco Malizia

produttore esecutivo/amministrazione Gianluigi Fabiano

organizzazione Iris Balzano

 

Max Mazzotta, fondatore e direttore artistico di Libero Teatro, da vent’anni attivo in Calabria con progetti nati in sinergia con l’Università della Calabria, per cui cura laboratori teatrali in collaborazione con il dipartimento di studi umanistici dell’ateneo e allievo di un mostro sacro del teatro come Giorgio Strehler, con il quale ha lavorato all’interno delle sue ultime produzioni, ma anche volto noto per aver interpretato il ruolo di Enrico Fiabeschi nel cult cinematografico “Paz!” (2002).
Vite di Ginius è il suo primo monologo scritto, diretto e interpretato per Libero Teatro.

Lo spettacolo e il viaggio di purificazione e consapevolezza che l’anima di Ginius, corpo morto giunto al capolinea, intraprende in una dimensione spazio-temporale sconosciuta. Come il Sommo Poeta di cui quest’anno ricorre il sette centenario dalla morte, l’anima si ritrova nella barca di Caronte, una sorta di navicella spaziale. Da qui Ginius percepisce una misteriosa voce che la aiuta ad andare oltre il tempo concepito dai mortali. Costretta a scavare dentro sé stessa, l’anima di Ginius deve ricordare l’esperienza di alcune sue vite incarnate: un monito a ricordarci chi siamo stati per riconoscere chi siamo diventati davvero.

«Il ricordo é la fase più dolorosa — spiega Max Mazzotta — perché ogni vita ricordata é come se venisse vissuta in prima persona e allo stesso tempo osservata come fosse una terza persona. Lo spettacolo interseca due dimensioni del racconto e diversi stili linguistici. La dimensione soprannaturale é descritta attraverso i versi: un linguaggio poetico strutturato in canti di versi in rima alternata e canti in terzine dantesche a catena. La seconda parte utilizza un linguaggio in prosa più adatto al racconto di frammenti di vite vissute».Lo spettacolo interseca diversi linguaggi. Corpo, suoni viscerali, musicali, e video si amalgamano sul palco senza soluzione di continuità. Il lavoro di scrittura drammaturgica viene esaltato dalla sua fusione con una lingua di per sé musicale, ritmica, onirica. Straordinaria proprio come il viaggio del protagonista nelle sue vite passate.

 

 

ZA’ POPA

La prima vita ricordata è quella di Za’ Popa anziana signora di un villaggio calabrese del 1800. La sua esistenza sarà segnata in giovane età, quando per uno scherzo innocente, subisce la morte del suo amico Ninuzzu e si troverà vigliacca spettatrice del tragico evento.

 

NANNI

La seconda reincarnazione è quella di Nanni, venditore di scarpe, nella Roma degli anni ‘60. A causa della sua codardia, lascia che Nina, la ragazzina di cui è innamorato, venga ammazzata dal fratello di lei. L’anima di Ginius è sempre più trascinata nel tragico.

 

GIANNI

La terza reincarnazione è ambientata ai giorni nostri. Ora è Gianni, fratello maggiore di Nino richiuso in un istituto per malati di mente in una città del nord Italia.

A causa dell’odio che entrambi nutrono l’un l’altro Gianni arriva ad uccidere il fratello compiendo l’atto tragico! L’anima è persa nel dolore di un atto vile e senza amore.

 

GINIUS

L’ultima vita ricordata è quella da cui Ginius si è appena separato all’inizio dello spettacolo. Siamo alla fine del secondo millennio. Nessuna religione è ammessa, nessuna forma di misticismo a tutela dell’essere umano. Ginius lavora per il governo a capo di un reparto militare.

Sarà proprio in questa epoca votata alla razionalità che il protagonista spezzerà il suo ciclo karmico immolandosi per salvare la vita di Nina, una sovversiva da lui stesso imprigionata. Un gesto sicuro e istintivo: quello di donare la sua vita per amore.

Perché alla fine c’è speranza. Deve esserci speranza. Nonostante i nostri errori e i nostri orrori e le volte in cui abbiamo preferito guardare dall’altra parte.

 

prenotazioni@salaumberto.com

 

bigilietti  disponibili su www.salaumberto.com - www.ticketone.it


NON CI RESTA CHE…RIDERE alla Sala Umberto

Sala Umberto - Roma

 

dall’ 11 al 16 gennaio 2022

 martedì - venerdì h 21 / sabato h 17 e h 21 / domenica h 17

 

MARIA BOLIGNANO | FRANCESCO PROCOPIO
ENZO CASERTANO
| GIUSEPPE CANTORE

in

NON CI RESTA CHE…RIDERE

Scritto e diretto
Antonio Grosso

scene Luigi Ferrigno

light designer Luigi Ascione

grafica Max Laezza

 

Un famoso trio comico degli anni '90, dopo la loro divisione, si ritrova per una serie di circostanze ad una Reunion del loro gruppo famoso.

La storia narra le vicende di questo trio che dopo anni di fortuna calcando teatri, programmi televisivi e addirittura film per il cinema, si separa a causa di una “questione” d’amore, facendo sfumare per sempre la ricchezza sia economica e artistica di questo famoso gruppo.

Anni dopo, si ritrovano, a “furor di popolo”, invitati dal più grande impresario teatrale italiano a rimettere in piedi il famoso trio per il debutto al Gran Teatro di Roma e dopo varie indecisioni, contraddizioni e scontri, il trio arriva ad una decisione: ritorneranno in scena!

Vicende divertentissime ed emozioni fondate sull'amicizia, caratterizzano questa commedia scoppiettante, con un cast straordinario e divertentissimo.

 

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SANTO PIACERE alla Sala Umberto con speciale Capodanno

Sala Umberto

 

dal 7 al 31 dicembre 2021

martedì - sabato h. 21.00 / domenica h.17.00

 

Produzione OTI – Officine del Teatro Italiano

 

SANTO PIACERE

di e con
GIOVANNI SCIFONI



supervisione artistica
DANIELE MONTEROSI

 

regia
VINCENZO INCENZO

 

*****************

 

 

domenica 26 dicembre h. 17.00

martedì 28 dicembre h. 21.00

mercoledì 29 dicembre h. 21.00

giovedì 30 dicembre h. 21.00

 

SPECIALE CAPODANNO

 

Tra risate, musica e coinvolgimento del pubblico Giovanni Scifoni e la danzatrice Anissa Bertacchini ti porteranno nel 2022 in allegria. All’uscita verrà offerto agli spettatori un omaggio di buon augurio

 

 

Inizio spettacolo ore 21.30

 

Prezzo biglietti:

Poltronissima Vip (file 00/1/2/9) € 90,00

Poltronissima (file 3-18) € 70.00

Balconata € 50,00

 

Acquista su

salaumberto.com/ticketone.it

 

Non c’è sesso senza amore è solo il riff di una canzone o una verità assoluta? Come la mettiamo con il VI Comandamento?

Tutti dobbiamo fare i conti con la nostra carne e troppo spesso i conti non tornano.

Anima e corpo sono in guerra da sempre, alla ricerca di una agognata indipendenza. Come in tutte le guerre, nel tempo mutano le strategie e i rapporti di forza. Ma noi, credenti, bigotti o atei incalliti, continuiamo ad inciampare nelle nostre mutande, tra dubbi e desideri.

Scifoni ha un piano: porre fine all’eterno conflitto tra Fede e Godimento e fare luce su una verità definitiva e catartica, dove l’anima possa ruzzolarsi sovrana nel sesso e il corpo finalmente abbracciare l’amore più puro, in grazia di Dio. Sequestra così il pubblico e lo pone al centro di un esperimento unico e irresistibile, avventurandosi tra vizi, ragioni e sentimenti della fauna umana, oscillando come un esilarante pendolo tra gli estremi del sesso e della Fede, in metamorfosi continua tra i suoi personaggi, il morigerato Don Mauro, schiavo di un catechismo improbabile, e l’illuminato Rashid, pizzettaio musulmano modernista.

In un flusso di coscienza tempestoso e irresistibile, alto e comico al contempo, Scifoni fa rimbalzare Papi e martiri, santi e filosofi, scimmioni primitivi e cardinali futuribili, anni ’80 e Medioevo, dribblando continuamente la tentazione di un meraviglioso e furastico corpo femminile che incombe sulla scena a intervalli regolari per saggiare l’effettiva disintossicazione da sesso del pubblico.

Liberandosi di pregiudizi, luoghi comuni e vestiti, Scifoni ci trascina seminudo a riva con l’ultimo sorprendente quadro, che sembra mettere finalmente d’accordo Piacere e Santità: un ballo lento degli affetti e dei ricordi che ci farà uscire, dopo tante risate, con le lacrime della commozione.

 

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EZRA IN GABBIA O IL CASO EZRA POUND alla Sala Umberto

Sala Umberto 

27 e 28 novembre 2021 h 21:00

sabato h. 21:00 – domenica h. 17:00

 

TEATRO STABILE DEL VENETO IN COPRODUZIONE CON

OTI – OFFICINE DEL TEATRO ITALIANO


presenta

 

MARIANO RIGILLO e ANNA TERESA ROSSINI
in

EZRA IN GABBIA O IL CASO EZRA POUND
Liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni di Ezra Pound

 

Scritto e diretto da
LEONARDO PETRILLO

Scene Gianluca Amodio     Costumi Lia Francesca Morandini

Disegno luci Enrico Berardi     Musiche Carlo Covelli

 

Al centro del palcoscenico una gabbia. Quella dove fu rinchiuso Ezra Pound, sessantenne, nel campo di prigionia dell'esercito americano di Metàto, presso Pisa (Disciplinary Training Center of the Mediterranean Theater of Operations). Pound rimase per 25 giorni, nell’estate del 1945, giorno e notte, in una gabbia di rete metallica, un tetto di lamiera ed il pavimento in cemento, esposta alle intemperie e illuminata costantemente durante la notte.

Con quella gabbia iniziarono 12 anni e 11 mesi di reclusione in manicomio criminale ai quali il governo americano costrinse quello che è stato non solo il poeta più influente del ventesimo secolo, ma un maestro di pensiero, un ecologista, che ha proposto una sorta di bioeconomia, per un progresso rispettoso dei ritmi vitali e biologici, e un economista che ha criticato la nozione quantitativa, anticipando il pensiero d’una decrescita felice.

La sua ossessione fu l’usura, contro la quale si scagliò, come Dante, che ispirò a Pound idea e titolo dei Cantos (la Divina commedia del nostro tempo). Infiniti sono i parallelismi che emergono nello spettacolo tra i due: eretici, esiliati, messi all’indice dai loro contemporanei. Pound fu liberato nel 1958.

Da allora il silenzio ha accompagnato i suoi ultimi anni di vita. Ora è “tornato”, per chiedere agli spettatori di giudicarlo, per avere quel processo che non ha avuto …  è finito il tempus tacendi…

 

 

 

 

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