"Lettera H" su Amazon Prime e Apple TV

 AMAZON PRIME VIDEO e APPLE TV

 

Dal 5 Novembre 2021

 

Una produzione di Tonino Abballe

 

MARCO ACETI e GIULIA TODARO
in
Lettera H

Un film di
Dario Germani

 

Con la partecipazione di

TIZIANA RIVALE

 

Distribuzione

MISSILE s.r.l.s. e Direct to Digital Distribution

Lettera H è un film del 2019, diretto da Dario Germani.Ci sono diverse storie che si incrociano in Lettera H, tutte ostiche da comprimere e troppo complesse da rievocare. Da una parte un’autovettura che non sarà mai soltanto una semplice macchina: la Fiat 127 è stata un simbolo dell’eccellenza industriale italiana, un confronto impietoso per le altre case concorrenti. Ha percorso gran parte del boom economico, dal ’71 fino alla fine degli anni ’80: in poche parole è parte fondamentale della nostra storia, tanto da apparire anche negli angoli più bui di quegli anni. Qui, infatti, inizia un’altra grande narrazione, quella che per un toscano come il sottoscritto ha tutti i connotati di una fiaba nera troppo vicina nel tempo: i delitti del Mostro di Firenze e il successivo processo ai cosiddetti “Compagni di Merende” sono stati eventi impossibili da raccontare esaurientemente, privi di risposte certe, capaci di lasciare soltanto una nube che nessun esperto di cronaca nera è mai riuscito a diradare. L’aver compreso la terribile incommensurabilità di quei fatti è il primo grande merito di Lettera H. La sceneggiatura scritta da Andrea Cavalletto potrebbe sembrare troppo flemmatica, ma si prende solo i suoi giusti tempi per raccontare i due protagonisti.
Seba e Patty sono due amanti sfortunati, soli contro tutti. Seba ha un passato turbolento, lavora e vive in un’officina; Patty è più giovane, in continuo contrasto con la sua famiglia per la relazione con uomo più grande di lei e dai trascorsi non proprio raccomandabili. Dopo una festa, i due salgono sulla 127 restaurata di lui e vanno ad appartarsi in un bosco fuori città. È qui che, sicuramente, a chi guarda si accenderanno tutte le lampadine, ma i risvolti che seguiranno sono davvero imprevedibili. Il film, diretto con sapiente mano da Dario Germani e fresco vincitore del premio di Miglior Lungometraggio all’Abruzzo Horror Festival, fa abboccare all’amo lo spettatore solo con la paranoia che inizia a serpeggiare tra i due protagonisti. Un meccanismo narrativo automatico che mette sull’attenti chiunque si aspetti la comparsa del convitato, o meglio dei convitati di pietra. Tuttavia, il piede non è ancora premuto sull’acceleratore, anche quando le prime sagome cominciano a muoversi nell’oscurità. È da questo momento che Lettera H compie una progressiva quanto incredibile trasformazione che lo porterà ad essere un vero e proprio gioiello, oltre che un horror finalmente dichiarato. Tutto ciò che viene in seguito è un perfetto esempio di tempistica narrativa e crudeltà visiva.
Una sequenza disturbante, dai dettagli macabri e sordidi, è il primo eccellente passo di un’escalation finale che porterà poi al colpo di scena e al violentissimo climax. Si possono spendere parole per i riferimenti cinematografici a cui essi si rifanno, oltre che a quelli appartenenti alla notissima vicenda di cronaca; tuttavia, anche per evitare spoiler, è meglio concentrarsi su considerazioni più generali.
Siamo davanti ad un prodotto filmico di qualità, dove le maestranze, tra cui gli effetti speciali di Sergio Stivaletti, fanno la differenza. In Lettera H si ritrova lo spirito e la forza di un cinema piccolo nei mezzi ma enorme nei risultati, in grado di essere quello che è sempre stato chiamato ad essere, ossia una macchina delle meraviglie. Con la volontà, inoltre, di osare, di oltrepassare quei confini che separano tante opere odierne che vogliono solo giocare, facendo l’occhiolino, da una che invece fa dannatamente sul serio e che quel cinema lo ama e lo rispetta.

 

TRAILER: https://youtu.be/NM68NTV9_BQ

PREMI:

• Terra di Siena Internationa Film Festival – 2019
BEST MOVIE & SENESE D’ORO

 

• Abruzzo Horror Film Festival – 2019
BEST MOVIE

 

• Cubo Cine Festival – 2019
BEST THRILLER
BEST FX and BEST SCENERY

 

• ECA – EUROPEAN CINEMATOGRAPHY AWARDS - 2019

 

• Videoscream International Film Festival – 2019
MARCO ACETI BEST ACTOR
AND BEST FX


LE REGOLE DEL GIOCO al Petrolini

TEATRO PETROLINI

al 5 al 10 ottobre 2021
martedì - sabato h. 21.00 / domenica h. 18.00

 

Compagnia Linea di Confine
presenta
LE REGOLE DEL GIOCO
con
MARCO ACETI e SARA COLELLI

Regia di Roberto Belli

Assistente alla regia: Eleonora D'Achilli

Disegno luci: Dario Germani

Tecnico Luci e Audio: Renato Barabotti

Scenografia e costumi: Federica Sollazzo


Ha le parvenze di un thriller “LE REGOLE DEL GIOCO”, il nuovo spettacolo prodotto dalla Compagnia Linea di Confine di Roma.
La storia di un uomo e una donna che un tempo si sono amati e che ora accantonano ogni parvenza di umanità e si affrontano in una resa dei conti illusoria e definitiva. Una tematica particolarmente attuale e drammatica, raccontata con uno sguardo privo di preconcetti, che mette in risalto la metamorfosi di un amore quando si trasforma per uno dei due in disinteresse e poi, per entrambi, in rancore, disprezzo, odio viscerale. La crudeltà e l'inganno fanno da sfondo a tutta la vicenda, costringendo chi assiste a sospendere e rivedere continuamente il giudizio sull'apparente natura dei personaggi. I due protagonisti, interpretati con emozionante intensità da Marco Aceti e Sara Colelli, magistralmente diretti da Roberto Belli, regista ancora una volta implacabile nel raccontare le virtù e le miserie dell'animo e della psiche umana, trascinano lo spettatore nei meandri di una vicenda serrata e claustrofobica che disturba e fa riflettere.

 

NOTE DI REGIA

Con questo spettacolo festeggio i miei (primi) 30 anni di attività teatrale ed i miei 16 anni da regista. E mai prima d'ora avevo percepito così evidente il fenomeno, sempre presente in teatro, della “catarsi”, sia in senso aristotelico, ovvero la sublimazione da parte dello spettatore di un evento drammatico in un sentimento di pietà e di terrore insieme, sia in senso psicanalitico, laddove il riaffiorare nella mente del trauma o del conflitto permette al paziente di liberarsene. “Le regole del gioco” è uno specchio in cui riflettiamo i nostri incubi, la parte peggiore di noi, per uscirne alla fine in qualche modo purificati. Per arrivare a questo risultato è stato necessario un lavoro davvero lungo e faticoso, che ci ha obbligati a fare i conti con i nostri conflitti interiori e con le nostre sovrastrutture che istintivamente ci rifiutavamo di affrontare e demolire. Il risultato è uno spettacolo senza compiacimenti, politicamente scorretto come sempre deve essere il Teatro quando racconta le virtù e le miserie del genere umano. Per questo voglio ringraziare con tutta la forza di cui sono capace tutti coloro che si sono prestati a mettere a nudo la loro anima senza artifizi né maschere e, assieme a me, hanno costruito questo meraviglioso affresco di ordinaria follia. Roberto Belli