“UNA STANZA AL BUIO” al Martinitt di Milano

Teatro Cinema Martinitt - Milano

 

Da Venerdì 4 a domenica 20 Febbraio 2022

 

“UNA STANZA AL BUIO”

di Giuseppe Manfridi

ALESSIA FABIANI e CLAUDIO ZARLOCCHI

Regia 

di Francesco Branchetti

 Musiche originali  di Pino Cangialosi

Dal 4 al 20 febbraio approda sul palco del Teatro Martinitt l’intrigante commedia gialla UNA STANZA AL BUIO, uno spettacolo ricco di suspense e colpi di scena con Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Francesco Branchetti. Produzione Associazione Multietra Spettacoli e Intrattenimento.

Una commedia che tiene il pubblico con il fiato sospeso e in trepidante attesa di scoprire chi siano davvero l’imbranato amministratore dello stabile e la misteriosissima “femme fatale” che si incontrano sul luogo di un delitto sul quale ancor si sta indagando. La avvincente storia coinvolge lo spettatore in questo rapporto che diventa sempre più complicato e pericoloso.

Uno scapolo viene ucciso nel suo appartamento che aveva trasformato in una piccola garconnière. Mentre le indagini proseguono, un uomo e una donna si incontrano sul luogo del delitto. Davanti ai loro occhi si presenta una sagoma di gesso.

Lui, introverso, oppresso dalla rabbia e dall’ansia, scultore e amministratore dello stabile, lei misteriosa, intrigante e piena di sé.

E’ una commedia, che vive dei suoi personaggi, dei loro caratteri, che più diversi non potrebbero essere, delle loro manie, tic, ossessioni e del gioco che tra loro si viene a creare. Un meccanismo perverso di seduzione? Plagio? Complicità forse?   I colpi di scena sono molti e i due personaggi ci conducono in un misterioso balletto, in un clima che oscilla tra il comico e il grottesco, il poetico e talvolta l’assurdo; fino a quando sprofondano in un vortice creato da loro stessi e dal mondo di valori e stili di vita che hanno abbracciato, dal quale solo il colpo di scena finale ci farà uscire.

“La regia intende restituire al testo di Manfridi – afferma il regista Francesco Branchetti- la capacità straordinaria di indagare due personaggi complessi e fuori dall’ordinario come quelli di “Una stanza al buio” e di farlo senza dimenticare humour e ironia; scene e musiche daranno un apporto fondamentale a questo viaggio dei due universi, opposti e talvolta complementari di cui sono portavoce i personaggi di questa pièce”.

 

 

info@teatromartinitt.it

 

Orari biglietteria: lunedì-sabato 10.30-21, domenica 14/21. Parcheggio interno gratuito.


“Filastrocche di nera luce”, le Cronache della Shoah lette e cantate al pubblico di Teatro Palladium

 di Claudio Riccardi

 

Parole di una lancinante contraddizione. Filastrocche della nera luce è il titolo del libro e del reading da esso estratto andato in scena mercoledì 26 gennaio al Teatro Palladium – Università Roma Tre.  Il testo, scritto dal drammaturgo e sceneggiatore Giuseppe Manfridi, è una raccolta di Cronache dalla Shoah, intarsio di canti del repertorio ebraico e di filastrocche.

Una forma narrativa adatta ai bambini, la filastrocca, il canto che la mamma sussurra alla sua creatura per accompagnarla dolcemente negli abissi del sonno. La filastrocca assolve a questa funzione: addolcire, attutire, proteggere dal male. Proteggere dalla tragedia dell’Olocausto.

Grande pathos sul palco. Lo spettacolo ha visto alternarsi in scena Manfridi, l’attore Lorenzo Macrì e Evelina Meghnagi, tra le più importanti interpreti nel panorama musicale internazionale sefardita, che ha attinto dal repertorio canti tradizionali dal timbro intimista e malinconico.

Note cantate, testimonianze e filastrocche insieme costruiscono la memoria di un passato dai contenuti crudi e ignobili, di ferite mai chiuse, che non bisogna cancellare anzi tutt’altro: ricordare affinchè non si ripetano più.

Le nuove generazioni, i bambini di oggi, rappresentati sul palco del Palladium da statue di legno, possono e devono crescere su basi diverse. Fondamenta fatte di tolleranza, dialogo e uguaglianza.
Filastrocche di luce abbagliante. Mai più le nere tinte di prevaricazione e violenza.


Filastrocche della nera luce al Teatro Palladium

Teatro Palladium

 

Mercoledì 26 gennaio 2022 - ore 20,30

 

Filastrocche della nera luce

(Cronache dalla Shoah )

di Giuseppe Manfridi 

con Lorenzo Macrì, Evelina Meghnagi e Giuseppe Manfridi 

Scritto dal drammaturgo e sceneggiatore Giuseppe Manfridi, Filastrocche della nera luce (Cronache dalla Shoah), in scena al Teatro Palladium il 26 gennaio alle ore 20.30, è un intarsio di canti del repertorio ebraico e di filastrocche che contiene già nella lancinante contraddizione del titolo le due nature all’apparenza inconciliabili del racconto: la tragedia dell’Olocausto in una forma narrativa adatta ai bambini.

Lo spettacolo, la cui interpretazione è affidata, con un intervento dello stesso autore, all’attore Lorenzo Macrì e a Evelina Meghnagi, una delle più importanti interpreti nel panorama musicale internazionale sefardita, affronta la tragedia del Novecento parlando la lingua dei bambini perché tutti di fronte agli abissi del male sono bambini, pieni di speranza e di paura.

Nella tradizione letteraria la filastrocca rappresenta il canto che la mamma sussurra al bambino mentre si sta addormentando, mentre entra nel buio e nel mistero abbandonando le certezze, è proprio in questa paura ancestrale che si rivela il senso della filastrocca: addolcire, attutire, proteggere dal male.

 

Ingresso gratuito

 

Cronache dalla Shoah è pubblicato dalla casa editrice La Mongolfiera. 


"LA PIANISTA PERFETTA" al Teatro Vittoria

Teatro Vittoria

 

dal 18 al 23 gennaio 2022

 

"LA PIANISTA PERFETTA"

Spettacolo e concerto dal vivo su Clara Schumann

di Giuseppe Manfridi

Con Guenda Goria e Lorenzo Manfridi

Assistente alla regia Felice Panico

Regia di Maurizio Scaparro

 

La pièce, che si avvale del testo di Giuseppe Manfridi e della regia di Maurizio Scaparro, mette in scena la vicenda umana, artistica e sentimentale di Clara Wieck Schumann, una figura femminile di grande temperamento oltre che moglie del celeberrimo Robert Schumann. 

Considerata la più grande pianista dell''800, Clara Schumann, madre di otto figli, dopo la morte prematura dell'amatissimo marito continuerà a divulgarne la musica, ai tempi considerata troppo all'avanguardia, contribuendo a renderla immortale.

L'impegnativo ruolo di Clara è portato in scena da Guenda Goria, diplomata al Conservatorio e ottima pianista, che interpreta questo potente personaggio femminile sia come attrice che come musicista.

Lo spettacolo non celebra solo le donne in quanto tali, ma soprattutto le donne artiste che sono riuscite ad emergere, con la loro arte, in epoche in cui il talento femminile era ancora un vero tabù e Clara Schumann ne è un emblema.

 


"LE ALICI VANNO IN BRANCO", il libro di Ennio Coltorti al Teatro Marconi

 

Teatro Marconi

 

Mercoledì 15 dicembre 2021 - ore 20 

 

Presentazione del libro

 

"LE ALICI VANNO IN BRANCO" 

battute, aforismi, riflessioni e paradossi sul recitare

di Ennio Coltorti

a cura di Antonio Coppola

modera: Giuseppe Manfridi

ospite: Giorgio Tirabassi

lettura a cura di: Jesus Emiliano Coltorti

Interverranno: Carlo Principini(produttore e regista), Baba Richerme (giornalista Radio Rai), Giovanni Scarchilli (regista)

Presenzieranno: l'editore Giovanni Spredicati - Francesco Senesi_ BStudio

 

"Durante gli anni dell'accademia di teatro, un allievo (Antonio Coppola) si rende conto della preziosità delle frasi continuamente pronunciate dal suo maestro di recitazione (Ennio Coltorti). Comincia ad annotarle, notando ben presto che la maggior parte di esse insegnavano profondamente l'arte del mestiere dell'attore ma allo stesso tempo e avevano un  valore per la vita in generale. Un giorno l'insegnante ne pronuncia una molto divertente, associandole un concetto più che emblematico di tutto un insegnamento; così l'allievo decise di raccogliere tutto e fargli una sorpresa." La frase era: "Le Alici, vanno in branco".


LA SUPPLENTE di Giuseppe Manfridi a Teatrosophia

Teatrosophia

 

Dal 2 al 5 dicembre 2021

Giovedì 2 dicembre ore 21.00 - Venerdì 3 dicembre ore 21.00 - Sabato 4 dicembre ore 21.00 - Domenica 5 dicembre ore 18.00

 

 

LA SUPPLENTE

di Giuseppe Manfridi

con: Silvia Brogi

Regìa di  Claudio Boccaccini

Musiche di  Antonio Di Pofi

Voci fuori campo:

Angelo Carlo Attendoli, Laura Buono, Simone Crisari,

Flavia Faloppa, Alessia Francescangeli, Ivana Infurna, Lenni Lippi,

Davide Maria Marucci, Ignazio Raso, Ariele Vincenti

 

Una vera e propria chicca è il prossimo spettacolo presente a Teatrosophia nella sua prima Mezza Stagione. Spettacolo che vede protagonisti per il testo, Giuseppe Manfridi, per la regia, Claudio Boccaccini, per l’interpretazione, Silvia Brogi.

Uno spettacolo che coinvolge il pubblico affidandogli un ruolo preciso e catturandolo emotivamente. Fiato sospeso, domande, attenzione catalizzata, attesa, emozione pura.

Un viaggio da non perdere e che Teatrosophia ha la fortuna e la soddisfazione di proporre.

Un´ora di spettacolo che corrisponde a un´ora di supplenza.

Durante quest´ora il pubblico è investito di un ruolo preciso, al pari di colei da cui è fronteggiato. Gli spettatori, infatti, comprenderanno ben presto di costituire la scolaresca per la quale una donna, ingombra di insondabili segreti, è stata chiamata a improvvisare una lezione sui poeti risorgimentali. Nulla di più scolastico, nulla di più ginnasiale. Sarà un caso, ma l´argomento non coglie impreparata Stella, la supplente, che parlando d´altro, in realtà sembra parlare di sé.

Il suo eloquio fa intuire una psiche sottoposta a profonde sofferenze tenute ostinatamente celate, mentre un contrappunto enigmatico scandisce il tempo della sua presenza nell´aula: schegge di frasi si intromettono a commentare quell´ora come se a pronunciarle fossero gli alunni stessi chiamati, successivamente, a deporre come testimoni di chissà quale drammatico avvenimento. Il che matura un clima da suspense, e strane tinte da racconto nero si spargono per la scena.

A tratti si potrà sorridere, ma mai abbassando la guardia di un´attenzione crescente imperniata su due domande vieppiù pungenti: chi è quella donna? E cosa mai è stata in grado di fare a termine della sua inquietante lezione?

Al termine dello spettacolo il consueto aperitivo gestito nella massima sicurezza.

 

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA.

L’INGRESSO E’ CONSENTITO AI SOLI POSSESSORI DI GREEN PASS

Mail: info@teatrosophia.com
Sito: www.teatrosophia.com
Fb: https://www.facebook.com/teatrosophia2018/

 


TI AMO, MARIA! di Giuseppe Manfridi al TBM

 

Teatro Tor Bella Monaca - Sala Grande

 

Dal 25 al 27 novembre 2021

Giovedi ore 21 - Venerdì  ore 21 - Sabato  ore 17,30 e 21

 

 

STEP MEDIA      CLAUDIO MONZIO COMPAGNONI     ASS. LUOGHI COMUNI

 

PRESENTANO

 

TI AMO, MARIA!

di 

Giuseppe Manfridi

con

          Giulia Bornacin    e    Stefano Scaramuzzino

Regia di Luca Gaeta

Scenografia: Giulia Bornacin

Fotografia: Loredana Pensa

Grafica: Daniele e Valeria De Leo

Elaborazione digitale: Tina Tripodo

 

Il testo firmato dal commediografo Giuseppe Manfridi dal titolo “TI AMO MARIA”, vedrà la partecipazione in scena di Giulia Bornacin e Stefano Scaramuzzino, con la regia di Luca Gaeta e debutterà al Teatro Tor Bella Monaca di Roma il giorno 25 in concomitanza con la Giornata Mondiale contro la violenza sulla donna.  Un tema di stretta attualità sul quale crediamo sia sempre importante tenere alta l’attenzione anche attraverso iniziative di carattere culturale come il teatro che può e deve farsi promotore di continue e attente riflessioni per un sempre maggiore impegno civile al fine di educare ai giusti comportamenti.

 

 

SINOSSI 

In un piccolo centro, Maria lavora in un’agenzia immobiliare, vive da sola, e da qualche tempo ha la sensazione di essere pedinata. A casa riceve strane telefonate che la mettono a disagio. Molto nervosa, rompe la relazione con un ragazzo, rifiuta le avances di un corteggiatore, cerca svago nella casa di campagna di due amici, poi un giorno capisce il motivo di quelle chiamate. Ricompare Sandro, pianista jazz l’uomo con cui, dieci anni prima, aveva avuto una travolgente storia d’amore. Sandro suona il piano in un locale, ma è chiuso e introverso e spesso si ferma sul pianerottolo ad aspettare Maria. Lei cerca di non incoraggiarlo, impermeabile a ogni allusione e profferta chiede aiuto al suo ex ragazzo, il quale però deve subire un attacco di gelosia di Sandro. Maria è sempre più preoccupata, ma una mattina sul muro del palazzo trova scritto a grossi caratteri Ti amo Maria. La sincerità dell’uomo la convince a tentare di cominciare una nuova storia con lui. Ma, forse lei è fragile, un po’ masochista e succube, così, nel finale, sembra disposta a spezzare la barriera dell’incomunicabilità e offrire una possibilità per placare la disperazione dell’uomo, in un movimento circolare di contrapposizione vittima/carnefice. Una mattina sente suonare alla porta, va ad aprire e nell’ascensore si consumerà l’ultimo atto dell’ossessione di Sandro, incapace di affacciarsi sulla felicità.

 

 

NOTE DI REGIA

Un pianerottolo in salita come fosse una scala cronologica o misuratore d’amore o il simbolo della fatica di vivere. La scena quasi bidimensionale ma distorta.  

Tutto è distorto se l’amore è una malattia.

Due porte; una in basso: inferno di solitudine, l’altra alta: dove prosperano in potenza le idee di amore. Nel mezzo un ascensore: un grigio freddo e lucente luogo dove salire o scendere nei sentimenti della vita. Un purgatorio in terra.

Due attori che si muovo lungo questo asse, come sotto tiro. Schiacciati alla parete delle loro dinamiche sentimentali. 

Pupazzi in mano alla storia. Storia che è il giudizio dello spettatore.

Amore malato. Maria, il più alto dei nomi per una donna, è l’essenza simbolica della grazie che perdona. Ma Maria è anche la più grande la peccatrice della storia. 

Allora il nome si fa duale. Amore beato, amore di sangue e peccato, di carne e violenza. In mezzo un uomo troppo più grande. Troppo più malmesso. Un cane solitario che forse non sa neanche più mordere, ma solo abbaiare. Troppo sbagliato per essere quell’amore ideale, idealizzato. Troppo terreno. Troppo bambino immaturo. Chiuso nel suo mondo legato ad oggetti feticcio.

L’amore è un feticcio?

Forse qui l’amore è come un veleno, un veleno che deforma il tempo e lo spazio e la logica dei sentimenti, dei ricordi, delle cose fisse e delle cose molli, della luce, delle persone. L’amore che deforma ogni punto di vista. 

L’amore diventa così violenza. L’amore allora muore.

In un mondo fratturato due corpi restano uguali perché le vittime non cambiano mai.

Le vittime restano sempre identiche a se stesse.

Ma in questo mondo, dove l’esistenza è questo claustrofobico passaggio su di un unico pianerottolo, vittime e carnefici sono uguali. 

E le vittime hanno bisogno di un crimine per essere tali.

Allora questo crimine va indagato. Un crimine è sempre un mistero incomprensibile che ha bisogno di elementi, elementi che sono sparsi nel tempo.

Elementi imprecisi che vanno raccolti come in una scatola degli oggetti smarriti, oggetti e momenti che vanno guardati attentamente come in un confronto all’americana. Un puzzle da ricomporre in mano al pubblico, che come un detective, assemblerà la storia sparsa nel tempo e nello spazio scenico, in questo caso ridotto ad una visione da cubismo analitico, utile a guardare la storia da più parti, da più punti di vista, fatta di realtà distorte. Picasso che incontra Nolan si potrebbe azzardare. 

Perché l’amore è il mistero più grande. La malattia più forte. L’ultima possibile prima della fine.

 

 

NOTE DELL’AUTORE

Ti amo, Maria! è una bruciante storia d’amore. Un uomo si apposta, ubriaco e stravolto da una passione rinata all’improvviso, dinanzi alla porta di una donna persa nel tempo e che, a ritrovarsi quello strano individuo di fronte, quasi stenta a riconoscerlo. “È ricominciato con un sogno, con un sogno che mi ha rimesso voglia.” dice lui, strafottente. A questo primo incontro ne seguiranno molti altri e sempre lì, in quella terra di nessuno che è il pianerottolo di un qualsiasi palazzo di una qualsiasi città. Maria si ribellerà, rifiuterà, urlerà, ma non servirà a nulla. L’assedio di Sandro è impietoso e struggente. Maria dovrà soggiacervi. La lotta si trasformerà in complicità ma il connubio che ne scaturisce è consentito solo dalla natura clandestina, quasi criminale, di quegli incontri. I notturni della commedia sono scanditi da un jazz lacerante che ribadisce l’altro invasamento di Sandro: quello per la musica, per quella musica nella quale egli avrebbe tanto voluto eccellere senza mai esservi riuscito. Di scena in scena, i dialoghi che si intrecciano fra i due amanti di un tempo si faranno sempre più serrati e graffianti, e gli sviluppi della vicenda si tingeranno di pathos sino a un esito finale imprevedibile che ha quasi il sapore del giallo. Giuseppe Manfridi

 

 

 

 


ti amo maria

Intervista a Luca Gaeta, regista di ‘Ti amo, Maria’

 di Noemi Spasari

"Ti amo, Maria" è la storia di un amore totale e ambiguo, che racchiude un tema di stretta attualità. Lo spettacolo (su testo di Giuseppe Manfredi) vede la regia di Luca Gaeta e debutterà al Teatro Tor Bella Monaca di Roma il giorno 25 novembre in concomitanza con la Giornata Mondiale contro la violenza sulla donna.

 

Sappiamo che Ti amo, Maria è stato prima un testo (di Giuseppe Manfridi) con delle testimonianze teatrali e anche un film nel 1997 diretto e interpretato da Carlo delle Piane; com’è nata la scelta di rappresentarlo nuovamente sul palcoscenico?
La scelta è nata da un suggerimento di Stefano Scaramuzzino (attore che interpreta Sandro nello spettacolo). Era un progetto che aveva in mente da qualche anno e di cui avevano parlato insieme e da molto tempo aveva espresso il desiderio di lavorare con me su questo testo. Conosceva i miei lavori che spesso hanno trattato tematiche femminili ed ha così pensato di propormi, vista la delicatezza del tema, come regista della pièce.
Purtroppo, la tematica dello stalking e tutto ciò che c’è intorno, negli anni invece di diminuire è aumentata, abbiamo quindi pensato che fosse il momento di fare questo spettacolo.

 

Com’è stato lavorare con un testo e una storia del genere, anche in considerazione di questa situazione?
Ovviamente tutti gli spettacoli, tutti i testi che poi vengono messi in scena hanno una difficolta intrinseca, indipendente dal tempo. Amleto è difficile da mettere in scena, perché è difficile mettere in scena quel testo, come è difficile mettere in scena testi teatrali in generale. Non è legato tanto al momento in cui stiamo vivendo, ma alla complessità professionale che c’è nel mettere in scena un testo. In questo in particolare testo c’è da dire che il lavoro dell’autore è stato molto complesso. Da una parte c’è il “cattivo” Sandro che si scopre essere una sorta di orco, dall’altra parte è anche un bambino, con la sua ingenuità, delicatezza, e dai modi impacciati e naïf che non lo rendono come figura di un solo colore. È stato quindi difficile mostrare le varie sfumature di questo personaggio, che è stato in parte vittima del suo carattere, e contemporaneamente far vedere una Maria che, in contrapposizione con quello che subisce, anche lei ha dei risvolti “luciferini” che emergono, legati all’idea della ninfa.. Questo per dire che non si è mai del tutto vittime, mai del tutto carnefici. Cercare di ridare sempre questo equilibrio durante tutto il testo è stata la cosa più complessa.

 

Il nome della protagonista, Maria, non è ovviamente causale, la Madre, la vergine, ma anche quella che biblicamente è la “grande peccatrice”. In Ti amo, Maria, quanto di tutto ciò emerge?
Se abbiamo lavorato bene, emergerà centralmente. Il pubblico che vedrà lo spettacolo lo subirà, anche in maniera inconscia.

 

Quanto c’è di simbolico in questa rappresentazione?
Già il nome scelto (Maria) ci porta questo simbolo che è duale, c’è Maria e Maria Maddalena, già solo il nome è simbolico. E poi c’è il titolo, in cui c’è “amo” e una cosa più simbolica della parola “amo”, ancora più citata nell’inglese “love”. Ci sono magliette, canzoni, mostre. Più simbolico nella nostra vita della parola “amore” credo non ci sia nulla. Sotto l’egida di questa parola che è diventata pop, si muove un sottobosco di rimandi: come Ultimo tango a Parigi e Lolita. Ci sono anche dei richiami musicali legati al mondo della nouvelle vague francese, anni Sessanta, citiamo "Ascensore per l’inferno", vista la presenza dell’ascensore che in scena è l’elemento centrale di tutto. Il movimento della scena è dato dall’ascensore. Ci sono molti elementi simbolici che vengono dall’arte, dalla musica, dal cinema, dalla letteratura, che possono trovarsi dentro il testo.

 

Che rapporto hai avuto con i due protagonisti, Giulia Bornacin e Stefano Scaramuzzino, e che tipo di “training” hai messo in atto per farli entrare nel ruolo?
Il modo in cui uno affronta tutti i lavori teatrali, cinematografici, che hanno a che fare con l’arte, dipende molto dalla produzione e su quanto può investire. Più fondi ci sono, più tempo c’è a disposizione per fare un lavoro approfondito su personaggi, attori e poi affinare il movimento scenico fino ad arrivare alla messinscena. Con il tempo che abbiamo avuto a disposizione e il lavoro messo in scena, stiamo in una situazione di sbilanciamento, abbiamo lavorato sulla scena, meno sulla introspezione, cercando di chiedere a loro (che sono due attori bravissimi e formati) di muoversi dentro i personaggi. Io sono sempre stato attento a dare profondità ai movimenti scenici e affinché le dinamiche sceniche non “mangiassero” il personaggio. Ho sempre cercato di legare i due lavori, quello scenico e quello dell’attore che va in profondità col personaggio. Fortunatamente mi sono trovato a lavorare con due attori che affrontavano questo testo conoscendolo, metabolizzandolo.

 

Come regista cosa hai fatto per poter capire le emozioni, la paura, l’ansia di una donna in queste situazioni?
Come regista la cosa che faccio è leggere il testo, rileggere il testo, rileggere il testo, rileggere il testo. Ogni giorno prima di fare le prove leggo e lì trovo la spiegazione a tutto. In caso di dubbio, leggiamo le parole, che ci portano dentro l’anima del personaggio, dentro la dinamica che vive il personaggio nello spazio e la necessità che ha il personaggio di muoversi.
Quando metto in scena qualcosa io cerco di essere totalmente neutro. Non sono né uomo, né donna, né bambino, né vecchio. Cerco di seguire e vedere formato ciò che le parole suggeriscono. Nel caso di Maria, ho cercato di accogliere con sentimento aperto e senza giudizio tutte le parole che venivano dette e poi messe in movimento dall’azione dell’attrice.

 

Da uomo, cosa ha scatenato in te una storia come questa?
Da uomo, diciamo che ho trovato il personaggio di Sandro ambiguo anche nella costruzione della violenza. Spesso noi diamo alla parola “ambiguo” solo un’accezione negativa, perché vogliamo avere tutto chiaro e limpido, o bianco o nero, o buono o cattivo. Ho “giudicato” lui, con delicatezza, quasi con tenerezza, ma non giustificato. Ho capito che c’è una grande quantità di amore dietro questa situazione che sfocia poi nella maniacalità. E mi ha fatto tenerezza questo essere schiavi di queste passioni. L’autore è stato severo anche con la parte femminile. Ha fatto agire il personaggio sotto un certo tipo di stereotipo femminile, quello stereotipo di donne che dicono “no”, ma vogliono dire “sì”, dicono “sì, ma vogliono dire “no”, ma poi non sempre è così. La caratteristica bella del personaggio di Maria è proprio l’incapacità di comprenderla veramente, non c’è mai la chiave risolutiva. Ho giudicato entrambi i personaggi come potenziali esseri umani “normali”, né una vittima né un carnefice in nuce, ma in potenza ho capito che tutti potremmo trovarci in quella situazione.

 

Nelle note di regia dello spettacolo si legge «amore beato, amore di sangue e peccato, di carne e violenza» e anche dell’amore come “il più grande dei misteri”. Secondo te dov’è il limite per definire l’amore? Si può “amare troppo”? E nello spettacolo si riesce a percepire questo limite?
Oltre l’amore c’è la beatitudine, la sublimazione. Si arriva a quello che i greci definivano “agape” e tu riesci ad amare tutto, tutti gli esseri umani. Nel testo l’amore si inchioda sulle dinamiche ordinarie, scenicamente e fisicamente. Di fronte all’ennesima ambiguità, alla proposta di un amore da amici, ma anche da amanti, Sandro scappa si ritrae perché voleva tutto. Quando noi amiamo, amiamo e basta, non abbiamo nessun paracadute, siamo in balia del sentimento. L’amore però ha bisogno dell’oggetto, corpo o anima che sia, e se questo viene a mancare non possiamo cancellare l’amore. Cosa ci rimane e come reagiamo? Ognuno ha una sua potenza o debolezza per reagire.

 

Lo spettacolo debutta il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, a parer tuo, a che punto siamo?
Siamo messi male, ma non solo nei confronti delle donne, ma della violenza che questo mondo ha giorno per giorno. Lo vediamo nei confronti delle donne, degli immigrati, della vecchietta che attraversa la strada e a noi dà fastidio perché ci sta facendo far tardi. La vediamo nei confronti di un milione di forme di vita e di esistenza, anche della Natura, del clima, del mare. Siamo esseri che, anche se non violenti, producono una violenza. Io penso che tutto ciò sia perché siamo molto legati a una forma di materialismo che un po’ schiaccia la parte emotiva o sentimentale delle cose e ci costringe ad aver a che fare con l’oggetto. E non abbiamo più rispetto per quello che c’è di fronte a noi. Bisogna estirpare tutte le forme di violenza.

 

Può, secondo te, il teatro essere un mezzo per educare le generazioni future sull’argomento?
Lo spero. Ti rispondo raccontandoti una cosa. Sto preparando, contestualmente a questo, un altro testo che parla della guerra in Bosnia e come protagonista ha una donna che durante il periodo della guerra in ex-Jugoslavia è stata violentata, com’è successo a tante donne in quel periodo in cui venivano usate le violenze sessuali come forme di guerriglia. I soldati stupravano le donne per spingerle al suicidio, per metterle incinta e far crescere dentro di loro il figlio del nemico, era una proprio una forma di violenza di guerra. Abbiamo lavorato quindi con questa attrice su un monologo preso da un libro di Luca Leone, che parla appunto di questa donna che ha lottato, andando a caccia dei criminali che hanno stuprato lei e altre tantissime donne, e in più è riuscita a far ottenere dal governo bosniaco un risarcimento per i danni che hanno subito le donne dopo la guerra. È un personaggio molto importante. Abbiamo lavorato così sulla copertina, che doveva riassumere la guerra, la donna e lo stupro. Abbiamo fatto un lavoro fotografico facendo vestire l’attrice con un maglione oversize, con degli anfibi, in un ambiente degradato, come se fosse una casa bombardata. In queste foto si vedevano delle parti di gambe scoperte. Quando ho proposto questo lavoro alla persona che è in contatto con questa donna in Bosnia (dove dovremmo riuscire a portare lo spettacolo), mi ha risposto dicendo che quella foto non poteva essere usata a teatro perché la donna avrebbe potuto avere delle ripercussioni. In quella società, la locandina di uno spettacolo teatrale che parla di stupro etnico, che mostra una donna senza pantaloni, potrebbe portare delle ripercussioni su questa donna anche se sono passati diversi anni da quando lei ha combattuto. Questo mi ha fatto pensare che il teatro fa reagire le persone così (in questo caso negativamente), se ancora una locandina di uno spettacolo teatrale suscita nelle persone una reazione forte, sento che il teatro è ancora vivo. Ha una forza educatrice potente, che non si è mai spenta, c’è ancora un grande urlo dentro. Tant’è vero che, a differenza di altre forme d’arte che hanno “ceduto” alla digitalizzazione, il Teatro è l’unica forma d’arte che è rimasta uguale.


Quella mezza stagione del Teatrosophia

Teatrosophia

 

Dal  22 ottobre al 19 dicembre

 

Teatrosophia c’è!

 

Nonostante le incertezze dovute alle note limitazioni anti-Covid, lo spazio teatrale al centro di Roma (Piazza Navona) apre ufficialmente la sua prima “mezza stagione”, dopo l’inaugurazione avvenuta con Xanax, lo spettacolo con le regia del direttore artistico Guido Lomoro, che ha goduto dell’apprezzamento di pubblico e critica.

 

Si comincia il 23 e 24 ottobre con la sezione “Graffi di teatro” dedicata ai giovani talenti. In scena una compagnia tutta al femminile composta da quattro bravissime attrici che hanno scritto, diretto e interpretato MATERIALE UMANO: Susanna, Irene, Graham e Soraya. Quattro persone, quattro storie, un’alternanza di convinzioni e fragilità. La società è immaginata come un grande magazzino che assegna etichette, cataloga e all’occorrenza archivia. Le quattro vite sono relegate in una condizione di solitudine, inscatolate come se fossero un prodotto finito, intrappolate da sempre in una condizione da cui non riescono o forse non vogliono uscire. In scena: Luisa Rolli, Sophia Angelozzi, Silvia Violante e Ilaria Arcangeli.

 

Dal 18 al 21 novembre torna a Teatrosophia Alessio Pinto che ha scritto e diretto LE TRE MADRI.

Le Tre Madri è un Horror, un “orrore”, proprio come il parco Archeologico di Centocelle nel quale è ambientato. Una compagnia di amici che si ritrova nel parco vicino casa per giocare

spensieratamente, all’aperto; Il parco è il loro divertimento, il loro momento di libertà, fino a quando non cominciano ad ammalarsi, uno ad uno, e lentamente a morire.

La sola a rimanere in vita sarà Clara, la più grande del gruppo. Lei… che vivrà l’incubo!

In scena: Rossella Ambrosini, Michela Stella Mancini, Giada Di Palma, Giulia Martinelli.

 

Dal 26 al 28 novembre torna la la sezione “Graffi di teatro” con la compagnia dei Cosmo-Apolidi che ha scritto, diretto e interpretato DESTRUTTURALIZZAZIONE. In scena: Gabriele Giusti, Silvia Violante, Tommaso Sartori. Eva, Samu e Leo sono amici da una vita oltre che coinquilini, come nelle più celebri sitcom americane, con la differenza che il racconto comincia con la fine della loro convivenza. Un quadro totalmente bianco diventerà il capro espiatorio di una assurda, ma quanto mai veritiera, discussione fra i tre, dimostrando come un “nulla” possa bastare per far riemergere tutti quei “non detti” sepolti e sommersi che si trovano nascosti nelle più salde relazioni di ognuno di noi.

 

Dal 2 al 5 dicembre, Teatrosophia ha il piacere di ospitare LA SUPPLENTE, pregevole testo scritto da Giuseppe Manfridi con la regia di Claudio Boccaccini. In scena Silvia Brogi. Un´ora di spettacolo che corrisponde a un´ora di supplenza. Gli spettatoricomprenderanno ben presto di costituire la scolaresca per la quale una donna, ingombra di insondabili segreti, è stata chiamata a improvvisare una lezione sui poeti risorgimentali. La supplente, parlando d´altro, in realtà sembra parlare di sé. Il suo eloquio fa intuire una psiche sottoposta a profonde sofferenze tenute ostinatamente celate. Matura un clima da suspense. Chi è quella donna? E cosa mai è stata in grado di fare a termine della sua inquietante lezione?

 

L’11 e 12 dicembre è la volta della Compagnia TEATRO MULTILINGUE che presenta MRS GREEN.

Dopo il debutto di successo a Londra, Mrs Green sbarca a Roma!A metà strada fra la pièce e il documentario, Mrs Green è un viaggio multilingue unico attraverso le implicazioni politiche, economiche, sociali e umane della Brexit. In tre lingue intrecciate allo stesso tempo (English, italiano e français), non serve assolutamente conoscerle o parlarle tutte per seguire la storia e capire che succede. Il testo è stato scritto da Francesco Baj, la regia è di Flavio Marigliani. In scena: Julia Messina , Victor Ciri e Dyanne White.

 

Chiude, in bellezza, la prima mezza stagione UNO, NESSUNO E CENTOMILA, celeberrima opera di Luigi Pirandello interpretato da un grande attore che torna a Teatrosophia: Salvatore Rancatore. La regia è di Ilenia Costanza. In scena dal 17 al 19 dicembre.

 

Immancabili ed in completa sicurezza tornano anche gli aperitivi post spettacolo organizzati da Teatrosophia per consentire dopo ogni replica un piacevole confronto tra artisti e pubblico.

E vi ricordiamo che è già in preparazione la seconda Mezza stagione di Teatrosophia, che da gennaio a maggio 2022 animerà di arte, bellezza e cultura le serate romane!


SALA UMBERTO: LA STAGIONE 2021/2022

 

CALENDARIO STAGIONE 2021-2022

 

21 - 25 settembre 2021

EDOARDO SYLOS LABINI

IL SISTEMA

adattamento teatrale di Angelo Crespi
tratto dall’omonimo libro di Alessandro Sallusti e Luca Palamara
pubblicato da Rizzoli
con Simone Guarany
scene e costumi Laura Giannisi
graphic designer Beatrice Buonaiuto
video Nicola De Toma
disegno luci Luca Barbati
musiche originali Giacomo Vezzanir

regia di EDOARDO SYLOS LABINI

POTERE, POLITICA, AFFARI: STORI A SEGRETA DELLA MAGISTRATURA ITALIANA

 

 

CALENDARIO DIBATTITI

 

21 settembre 2021

"Una vera riforma della giustizia per salvare l'Italia"
Il dibattito con il direttore del quotidiano Libero, Alessandro Sallusti e Luca Palamara, ex presidente dell'Anm.

22 settembre 2021

"Ripartire dai giovani "
Giampaolo Rossi e Marco Gervasoni incontrano i Responsabili delle giovanili dei partiti

23 settembre 2021
"Roma e l'identità dei quartieri"
Incontro con i consiglieri dei municipi della Capitale. Saranno presenti: Stefano Erbaggi e Alessandra Consorti. Introduce Diego Righini, presidente Federazione PMI

24 settembre 2021
"Il Manifesto della Cultura per Roma" - Gianmarco Chiocci, direttore dell'Adnkronos intervista Enrico Michetti, candidato sindaco del centrodestra a Roma. Intervengono i deputati Federico Mollicone e Vittorio Sgarbi.

Il ciclo di incontro si concluderà il 25 settembre alle ore 11.00 con gli Stati Generali del movimento CulturaIdentità, associazione fondata da Sylos Labini che si batte per la difesa e il rilancio del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese.

 

 

28 settembre – 10 ottobre 2021

GIORGIO COLANGELI | VINCENZO DE MICHELE | VALENTINA PERRELLA

L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’

di Luigi Pirandello

EDIZIONE DEL CENTENARIO 1919-2019

con Cristina Todaro | Alessandro Giova | Alex Angelini | Alessandro Solombrino | Giacomo Costa

foto Luana Belli, grafica Ruggero Pane, video David Melani

ufficio stampa Rocchina Ceglia, direttore di produzione Sofia Grottoli

distribuzione Stefano Pironti – Chiediscena, organizzazione Laura Cuomo - Cinzia Storari

scene Laura De Stasio, realizzazione scene Umberto Pischedda

costumi Giulia Pagliarulo, disegno luci Daniele Manenti, direzione di scena Cristian Carcione

con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali

regia GIANCARLO NICOLETTI

produzione I Due della Città del Sole & Altra Scena

Il David di Donatello Giorgio Colangeli veste i panni del “trasparente” professor Paolino nella rilettura registica di Giancarlo Nicoletti di uno dei classici pirandelliani, “L’uomo, la bestia e la virtù”, che proprio nel 2019 ha festeggiato i cento anni dal debutto sulle scene, dove è stato uno dei testi più rappresentati del drammaturgo siciliano.

 

 

14 - 17 ottobre 2021

ELDA ALVIGINI | DANIELA CALÒ | CLAUDIA CAMPAGNOLA |CRISTINA CHINAGLIA

BARBARA CIACCI | FLORIANA CORLITO |VANESSA CREMASCHI

MARIACHIARA DI MITRI | BARBARA FOLCHITTO | ROBERTA GENTILI

CHIARA GIONCARDI | GIADA LORUSSO | EGIDIO MARCHITELLI |

CARLOTTA PIRAINO | ROBERTA POMPILI | SILVIA SIRAVO | CHIARA TOMARELLI

NO WAGS: IL CALCIO (NON) È UNO SPORT PER SIGNORINE

lighting and sound designer Mimmo De Mattia

scritto e diretto da PIJI SICILIANI

Cent’anni di sessismo e di emancipazione femminile nello sport più maschilista di tutti gli sport: il calcio.  Lo spettacolo teatrale della nuova rivoluzione women.

 

 

19 - 21 ottobre 2021

MARCO SIMEOLI

MANCA SOLO MOZART

da un’idea di Marco Simeoli

e tratto da una storia vera

scene di Alessandro Chiti, costumi Marco Maria Della Vecchia, luci Marco Laudando, collaboratore alla regia Andrea Vellotti, foto di scena Francesco Nannarelli

Si ringraziano Luigi Baccaro, Marco Cavallaro, Felice della Corte, Antonello Pascale

scritto e diretto da ANTONIO GROSSO

produzione Altra Scena

Un testo intimo e inedito. Protagonista assoluto di “Manca solo Mozart” è Marco Simeoli che porta sul palco la storia di coloro che hanno dato vita a “Musica Simeoli”, il negozio di famiglia fulcro delle attività musicali di tutta la città.

 

 

22 - 24 ottobre 2021

MASSIMO DE MATTEO | FRANCESCO PROCOPIO | ANGELA DE MATTEO

MURATORI

di Edoardo Erba

musiche Floriano Bocchino, costumi Alessandra Gaudioso, scene Luigi Ferrigno

luci Salvatore Palladino, aiuto regia Giordano Bassetti

assistente scenografo Sara Palmieri, assistente alla regia Roberta Rossi Scala

si ringraziano Teatro Bellini, Théâtre de Poche

regia PEPPE MIALE

produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

La celebre commedia di Edorado Erba, messa in scena per la prima volta in lingua napoletana, affronta un tema quantomai attuale: la crisi dei teatri sempre più sacrificati per fare spazio a lucrosi megasupermercati. Tra esilaranti scambi comici e momenti di  profonda riflessione, una storia di amicizia, rivincita e conflitti sociali che è un inno d’amore al teatro.

 

26 ottobre – 28 novembre 2021

FABIO CANINO
FIESTA
scritta da Roberto Biondi, Fabio Canino, Paolo Lanfredini

con
DIEGO LONGOBARDI
SANDRO STEFANINI

Simone Veltroni | Antonio Fiore

costumi Maria Sabato, scene Giacomo Celentano
movimenti coreografici Cristina Arro’ (Ispirati alle coreografie originali di Gino Landi)
regia
PIERO DI BLASIO
produzione OTI – Officine del Teatro Italiano

Luca (Fabio Canino) è un fan di Raffaella Carrà, ma non uno qualsiasi, è il più scatenato, il più fedele, il più innamorato. Tanto innamorato da celebrare ogni 18 giugno il compleanno del suo mito in una vera e propria festa con tanto di torta, invitati, canti e balli sulle note dei più grandi successi della Raffa nazionale.

 

 

 

30 novembre – 5 dicembre 2021

DONATELLA FINOCCHIARO | CLAUDIA POTENZA | LUANA RONDINELLI

TADDRARITE

Pipistrelli

aiuto regia Silvia Bello

musiche Ottoni Animati e Roberta Prestigiacomo, tecnico luci Alberto Tizzone

costumi Francesca Di Giuliano, coordinatrice artistica Monica Manfredi

organizzazione Marcella Santomassimo amministrazione Sabrina Competiello

testo e regia LUANA RONDINELLI

produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Teatro e Argot Produzioni

Una notte per svelare ciò che non era mai stato detto. Tre sorelle vegliano, come nelle vecchie tradizioni siciliane, il marito morto della sorella minore. Il velo del silenzio, del pudore, delle bugie viene squarciato da un vortice di confessioni e dall’esplosione di emozioni, in un chiacchiericcio di musicalità e pungente ironia le donne vengono trascinate in un’atmosfera surreale.

 

 

7 – 19 dicembre 2021

GIOVANNI SCIFONI

SANTO PIACERE 2.0

di Giovanni Scifoni
supervisione artistica Daniele Monterosi
produzione OTI – Officine del Teatro Italiano

Non c’è sesso senza amore è solo il riff di una canzone o una verità assoluta? Come la mettiamo con il VI Comandamento?Tutti dobbiamo fare i conti con la nostra carne e troppo spesso i conti non tornano. Anima e corpo sono in guerra da sempre, alla ricerca di una agognata indipendenza. Come in tutte le guerre, nel tempo mutano le strategie e i rapporti di forza.

 

 

11 – 23 gennaio 2022

MARIA BOLIGNANO | FRANCESCO PROCOPIO | ENZO CASERTANO

GIUSEPPE CANTORE

NON CI RESTA CHE... RIDERE

scene Luigi Ferrigno

light designer Luigi Ascione, grafica Max Laezza

scritto e diretto da ANTONIO GROSSO

produzione Opera

Un famoso trio comico degli anni '90, dopo la loro divisione, si ritrova per una serie di circostanze ad una Reunion del loro gruppo famoso. La storia narra le vicende di questo trio che dopo anni di fortuna calcando teatri, programmi televisivi e addirittura film per il cinema, si separa a causa di una “questione” d’amore, facendo sfumare per sempre la ricchezza sia economica e artistica di questo famoso gruppo.

 

 

25 gennaio – 6 febbraio 2022

GIANLUCA GUIDI
GIUSEPPE MANFRIDI

IL CASO TANDOY

commedia in due tempi

scritto e diretto da MICHELE GUARDÌ

produzione Francesco Bellomo per Corte Arcana Isola Trovata

Scritto e diretto da Michele Guardì, da anni una delle firme più prestigiose della Televisione Italiana, già autore e regista del musical sui Promessi Sposi che per due stagioni ha riempito i grandi teatri italiani, “Il caso Tandoy” si preannuncia come l’evento teatrale della stagione per l’attualità dei temi trattati e per l’originalità della struttura nella quale il racconto spazia a volte sorprendentemente dal dramma a momenti di inaspettata comica leggerezza.

 

 

8 - 20 febbraio 2022

TOSCA D’AQUINO | ROCÍO MUÑOZ MORALES | EMANUELA MUNI
EMY BERGAMO
| MARTINA DIFONTE | GIULIA WEBER

FIORI D’ACCIAIO

di Robert Harling

regia MICHELA ANDREOZZI MASSIMILIANO VADO

produzione Francesco Bellomo per Corte Arcana Isola Trovata

"Fiori d’acciaio”, nella sua versione cinematografica, è uno dei romanzi di formazione che hanno accompagnato la mia prima giovinezza, insieme a “Piccole donne”, “Harry ti presento Sally” e “Colazione da Tiffany”: storie di donne, grandi figure femminili che crescono, sbagliano, si confrontano, amano, odiano, combattono e qualche volta muoiono.

 

22 - 27 febbraio 2022

LAURA CURINO | LUCIA VASINI

L'ANELLO FORTE

dall’omonimo testo di Nuto Revelli

musiche originali Paolo Perna, scene e costumi: Beatrice Scarpato

drammaturgia, regia spettacolo e video ANNA DI FRANCISCA

produzione Il contato del Canavese/Teatro Giacosa di Ivrea – Teatro stabile di Torino

in collaborazione con
Fondazione Nuto Revelli - Archivi del Polo del ‘900 - Archivio Nazionale Cinema Impresa

Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Associazione Gloria Lunel 

Nel centenario della nascita di Nuto Revelli un omaggio alle indimenticabili donne di cui l’autore ha raccolto le testimonianze. In prima persona le voci di donne che sono state l’anello forte della nostra società.

 

 

1 – 6 marzo 2022

ROBERTA CARONIA

GIULIETTA

(dal racconto Giulietta– ed. Diogenes Verlag 1989 / il Melangolo, 1994)

di Federico Fellini

adattamento teatrale di Vitaliano Trevisan

(da un’idea di Valter Malosti)

scene Paolo Baroni, luci Francesco Dell’Elba, costume Patrizia Tirino, marionette Gianni Busso

musiche originali Giovanni D’Aquila, progetto sonoro Valter Malosti

ricostruzione e rielaborazione del suono Fabio Cinicola

assistente alla regia Alba Manuguerra

uno spettacolo di VALTER MALOSTI

produzione TPE - Teatro Piemonte Europa

TPE – Teatro Piemonte Europa propone la versione teatrale di Giulietta, l’unica opera narrativa di una certa consistenza pubblicata dal regista riminese, con la regia di Valter Malosti e l’interpretazione di una delle attrici più versatili e popolari della nuova generazione, Roberta Caronia, recentemente insignita del Premio della Critica Teatrale ANCT 2020.

 

 

8 - 13 marzo 2022

CHIARA FRANCINI | ALESSANDRO FEDERICO

COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA

di Dario Fo e Franca Rame

regia ALESSANDRO TEDESCHI

produzione Pierfrancesco Pisani - Isabella Borettini per Infinito Teatro

in collaborazione con Argot Produzioni

“Prima regola: perché la coppia aperta funzioni, deve essere aperta da una parte sola, quella del maschio! Perché… se la coppia aperta è aperta da tutte e due le parti… ci sono le correnti d’aria!”. Ironica quanto basta e sensuale quando vuole, Chiara Francini è un’artista eclettica, un vulcano di carisma e vitalità, con importanti ruoli sul piccolo e grande schermo, conduzioni al fianco di pilastri della tv come Pippo Baudo e un esordio letterario con 45.000 copie vendute e 8 ristampe. Qui si mette alla prova con un testo importante, che celebra il ruolo della donna all’interno della coppia.

 

 

14 - 16 marzo 2022

MONICA NAPPO

L’ESPERIMENTO

di Monica Nappo

regista assistente Elena Gigliotti

C’è questa donna che parla, parla tanto.  Non si capisce se parla da sola o se c’è qualcuno che la sta ascoltando. E fin qui, nulla di nuovo. Questa donna parla del suo divorzio, cercando di uscirne fuori tra aneddoti comici, tragicomici o soltanto tragici della sua vita coniugale. Ed anche su questo, direte voi, niente di particolarmente rilevante. Si interroga se c’è una differenza tra amore e dipendenza.

 

 

17 - 20 marzo 2022

FLAVIO INSINNA E LA SUA PICCOLA ORCHESTRA

LA MACCHINA DELLA FELICITA'

Ricreazione
di Marco Perrone, Marco Presta, Franco Bertini, Fabio Toncelli, Flavio Insinna
con la partecipazione live della sua PICCOLA ORCHESTRA

Direzione Musicale Angelo Nigro
Scritto e diretto da FLAVIO INSINNA

produzione OTI – Officine del Teatro Italiano

Qual è il suono che più di tutti significa gioia fin da quando eravamo bambini? Il campanello della ricreazione, quel suono prolungato e felice che ci faceva tirare i quaderni in aria e ci catapultava nel divertimento. Ed è una vera e propria ricreazione “La macchina della felicità” di Flavio Insinna, uno spettacolo ricco di comicità, di racconti e di canzoni intrecciato alla trama dell’omonimo romanzo scritto dallo Flavio stesso e scandito dalla storia d’amore tra i due protagonisti Laura e Vittorio.

 

  

22 marzo – 3 aprile 2022

SIMONE CRISTICCHI

PARADISO
DALLE TENEBRE ALLA LUCE

dalla Divina Commedia di Dante Alighieri

scritto da Simone Cristicchi in collaborazione con Manfredi Rutelli

musiche di Valter Sivilotti, Simone Cristicchi, canzoni di Simone Cristicchi

videoproiezioni Andrea Cocchi, disegno luci Rossano Siragusano

aiuto regia Ariele Vincenti

regia di SIMONE CRISTICCHI

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Accademia Perduta Romagna Teatri, Arca Azzurra, Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato con il sostegno di Regione Toscana

Il nuovo lavoro teatrale di SIMONE CRISTICCHI, attore, musicista, scrittore eclettico che, con questa opera, affronta il poema dantesco con il suo originale, poetico punto di vista. Simone Cristicchi ha scritto l’opera in collaborazione con Manfredi Rutelli ed è co-autore, con Valter Sivilotti, delle musiche originali, oltre a firmare canzoni e regia.

 

 

5 – 17 aprile 2022

BIAGIO IZZO

TARTASSATI DALLE TASSE
scritto e diretto da EDUARDO TARTAGLIA
produzione Tradizione eTurismo - Ente Teatro Cronaca
produzione esecutiva A.G. Spettacoli

Giulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà, che di per sé costituisce una grande virtù, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti. “Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente! Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze?  E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere?

 

 

19 – 24 aprile 2022

MARISA LAURITO | GUGLIELMO POGGI | GIANCARLO NICOLETTI | LIVIO BESHIR

PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI
di Giuseppe Patroni Griffi
regia GIANCARLO NICOLETTI

produzione Altra Scena in collaborazione con Sycamore T Company

“La rivincita di Patroni Griffi, quarant’anni dopo”: così il Corriere della Sera con Franco Cordelli ha salutato il ritorno in scena, nell’anteprima del 2018, del nuovo e originalissimo allestimento di Persone naturali e strafottenti, l’opera più controversa e fra quelle di maggiore successo di Giuseppe Patroni Griffi. Una tragicommedia cruda, poetica ed esilarante, fra situazioni grottesche, cinismi, ironia tagliente e surrealismo, in perfetto equilibrio fra Eduardo e Ruccello, e ancora attualissima nella sua geniale spudoratezza.

 

 

26 aprile – 1 maggio 2022

ETTORE NICOLETTI | FEDERICO ANTONELLO | FRANCESCO ARICÒ

PAOLO GARGHENTINO | GABRIO GENTILINI | YURI PASCALE LANGER

MICHAEL HABIBI | NDIAYE ANGELO DI FIGLIA | SAMUELE CAVALLO
THE BOYS IN THE BAND
di Mart Crowley

traduzione e adattamento di Costantino della Gherardesca

regia di GIORGIO BOZZO

produzione The Singing family

THE BOYS IN THE BAND è una opera teatrale del commediografo americano Mart Crowley, andata in scena per la prima volta al Theatre Four di New York il 14 aprile 1968, rimanendo in cartellone per 1.001 repliche sino al 6 settembre 1970.

 

 

3 - 15 maggio 2022

VANESSA SCALERA | ANNA FERZETTI | DANIELA MARRA | PIER GIORGIO BELLOCCHIO
OVVI DESTINI

foto Luana Belli, grafica Elena Ciciani, video David Melani, ufficio stampa Rocchina Ceglia distribuzione Stefano Pironti,organizzazione Giancarlo Nicoletti - Cinzia Storari

scene e costumi Alessandra De Angelis – Giulio Villaggio

disegno luci Giuseppe Filipponio musiche Paolo Vivaldi

aiuto regia Flavia Rossi

drammaturgia e regia FILIPPO GILI

una produzione Altra Scena & Argot Produzioni

con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Dopo il successo della Trilogia di Mezzanotte nelle precedenti stagioni teatrali, Filippo Gili torna a scavare le relazioni familiari con il suo nuovo lavoro drammaturgico Ovvi Destini.

 

 

17 - 30 maggio 2022

BARBARA FORIA

VOLEVO NASCERE SCEMA! (…per non andare in guerra!)

Di Barbara Foria, Fabrizio Testini, Alessandro Clemente,  Alberto di Risio, Stefano Vigilante
regia di CLAUDIO INSEGNO
produzione OTI – Officine del Teatro Italiano

Come può una donna del XXI secolo vivere felice i propri rapporti interpersonali senza ansie di prestazione, senza paura del futuro e, soprattutto, senza filtri instagram? Nel suo nuovo one-woman-show, Barbara Foria mette in scena i dubbi esistenziali e i controsensi surreali che sorprendono una donna arrivata a quella che Dante chiamava “metà del cammino” e che le fanno desiderare di rinascere in una prossima vita con un atteggiamento più spensierato verso la realtà.


 

INCURSIONI

 

30 ottobre 2021

ANNAGAIA MARCHIORO

#POURPARLER

di Giovanna Donini, Annagaia Marchioro e Gabriele Scotti

costumi NCSP

video NDR e Slap Tv

produzione Brugole&Co

Parole d’amore e di protesta. Parole antiche, parole rivoluzionarie. Parole dimenticate.

 

13 novembre 2021

PINO STRABIOLI

SEMPRE FIORI MAI UN FIORAIO!”

omaggio a Paolo Poli

con Marcello Fiorini alla fisarmonica

Video Edoardo Paglione

Produzione Altacademy produzioni

Sempre fiori mai un fioraio” è il titolo di un libro edito da Rizzoli. Poli si è raccontato a Strabioli durante una serie di pranzi trascorsi nello stesso ristorante, alla stessa ora nell’arco di due anni.

 

20 novembre 2021

ANTONELLO AVALLONE           

NOVECENTO

di Alessandro Baricco

Antonello Avallone mette a frutto tutte le sue doti interpretative e si cimenta con il bellissimo monologo di Baricco da cui è stato tratto il famoso film “La leggenda del pianista sull’Oceano”.