di Tonino Pinto*

 

A 10 anni dalla scomparsa avvenuta a Beverly Hills in California, il 10 novembre del 2010  e a 100 dalla nascita l’8 agosto 1919 in quel di Torre Annunziata, il mondo del cinema ricorda e rende omaggio a Dino De Laurentiis, il più grande produttore cinematografico  italiano. L’ultimo dei produttori di una stagione che ha creato un modo di fare cinema riconosciuto ed apprezzato il tutto il mondo e l’unico stabilmente operativo ad Hollywood dove si era trasferito a metà’ degli anni settanta dopo aver prodotto prima per la Lux di Guarino, poi in coppia con Carlo Ponti e poi da solo nell’Italia del dopoguerra.  L’Italia di Mario Soldati,  di Longanesi, quella di Rossellini e Vittorio De Sica con capolavori come “La Strada “e “Le notti di Cabiria”, vincitori di Oscar, entrambi diretti da Federico Fellini e poi “Riso amaro” di Giuseppe De Santis, che lancio la popolarità di Silvana Mangano (ribattezzata dai rotocalchi italiani la Rita Hayworth italiana), che sposò nel 1949. La “Grande guerra” di Mario Monicelli con gli straordinari Alberto Sordi e Vittorio Gassman, film vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia e poi le produzioni internazionali con film come “Lo scopone scientifico” di Luigi Comencini con Alberto Sordi e Silvana Mangano, coppia di portieri in uno stabile romano che si scontrano a scopone con due ricchi americani con i volti dei premi Oscar Bette Davis e Joseph Cotten. “Waterloo” colossal italo-russo con Rod Steiger diretto da Sergei Bondarchuk, “Barbarella” con Jane Fonda diretta da Roger Vadim, “La Bibbia” altro colossal girato a Roma con la regia di John Huston, “Il processo di Verona” di Carlo Lizzani, “Ulisse” con Kirk Douglas, tutti blockbuster destinati anche ai mercati internazionali girati a Roma a Cinecittà,’ agli studi della Vasca Navale ad un passo da Ponte Marconi e poi in quelli dell’avveniristica Dinocittà sulla Pontina. Una lunga lista di film e di successi come “Totò’ Guardia e Ladri” di Steno e Monicelli “Totò a colori” di Steno, “Europa 51” di Rossellini, “Un giorno in Pretura” di Steno, ancora con un lanciatissimo Sordi. 

Nel 1972 in seguito alla legge Corona che riconosceva la nazionalità italiana solo a film rigorosamente interpretati e diretti da italiani compresi gli sceneggiatori e le maestranze, Dino De Laurentiis che definì quel provvedimento “miope e castrante” e che fece crollare l’esportazione delle produzioni italiane,   capisce che non può’ continuare a realizzare film con registi e attori internazionali, che oltre ad essere venduti all’estero garantivano popolarità’ fuori dai confini nazionali anche agli attori italiani.  E allora chiude tutto,  si trasferisce a New York, realizzando film come “I tre giorni del Condor” con Robert Redford diretto da Sidney Pollak,  “Serpico” di Sidney Lumet con un giovanissimo Al Pacino che De Laurentiis scopre in un  teatrino della off , “Il giustiziere della notte” di Michael Winner, “Conan il barbaro”, che lanciò Schwarzenegger, che anni dopo quando diventerà governatore della California proclamerà’ il “Dino De Laurentiis Day”, l’otto di agosto,  giorno del compleanno del grande produttore. Dopo aver realizzato “L’Anno del Dragone” di Michel Cimino e il remake di “King Kong” con la debuttante Jessica Lange, “Il Bounty” di Roger Donaldson con Mel Gibson, decide di trasferirsi ad Hollywood dove operavano le grandi majors e di costruire  nel 1983 dei grandi studi a Wilmington nel Nord Carolina ( il primo film realizzato fu “Codice Magnum” con Schwarzenegger), successivamente grazie ad un investimento milionario crea una catena di ristoranti a New York per promuovere il Made in Italy” con la mozzarella che arrivava via aerea tutti i giorni.

Il problema dei registi italiani” disse nel 2003, quando la Mostra del cinema di Venezia lo premiò con un Leone d’oro alla carriera, “è che vogliono fare film con un occhio alla critica, noi però’ siamo showmen e dobbiamo fare film solo per il pubblico con un occhio alla qualità’”. “Ho voglia di tornare a produrre in Italia.” Hollywood lo consacra definitivamente icona dello schermo e nel 2001 con una cerimonia durante la notte degli Oscar gli consegna dalle mani di Sir Anthony Hopkins, il protagonista della serie su Hannibal Lecter,  un prestigiosissimo Thalberg Award alla carriera e ad applaudirlo quella sera al Kodak Theatre c’era tutta la Hollywood che conta. Dino De Laurentiis ha avuto sei figli Veronica, Raffaella, Francesca e Federico l’unico maschio perito in un incidente aereo in Canada mentre girava un documentario, figli avuti dal matrimonio con Silvana Mangano e Carolina e Dina avute dal matrimonio con Martha Schumacher che sposò nel 1990. Salutandolo nella sua bella villa a Beverly Hills, la stessa di Gloria Swanson alla fine di una lunga intervista per un mio documentario realizzato per la Rai dal titolo “Un italiano di Hollywood” gli chiesi: “Dottore qual è  il segreto del suo successo”? E lui sorridendomi mi rispose: “ma quello delle tre “c”, cuore,  coraggio e si un pizzico di fondo schiena.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

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