di Edoardo Vezzi

 

Corri, sbrigati, muoviti, guarda sempre avanti, lascia indietro le zavorre. Niente amici, niente ragazze, neanche la famiglia, vai da solo, corri, corri, corri. Sisifo corre senza sosta in “Sisifo è in pausa caffèin scena dal 10 al 13 marzo in anteprima al Teatro Trastevere. Elisa Carucci è Arianna e Dario Aggioli – autore e regista dello spettacolo – interpreta il Sisifo moderno, ma anche Niccolò. I due attori sono accompagnati dalle musiche oniriche di Marco Della Rocca.

Da bambino Sisifo è timido e scontroso, ma soprattutto calmo. Arianna cerca di coinvolgerlo in un’amicizia quasi morbosa che per anni sembra non dare i suoi frutti. Intanto, Niccolò è iperattivo. Non sta un secondo fermo, si muove senza sosta, vuole avere sempre da fare. Le vite dei tre personaggi si stravolgeranno presto. È un cambiamento lento, che dura negli anni, durante i quali la vita dei tre si intreccerà definitivamente come in un mito greco.

Nella mitologia Sisifo, per punizione di Zeus, è condannato a spingere tutti i giorni un masso lungo la cresta della montagna, per poi farlo rotolare giù a valle e ricominciare. È l’incubo di una fatica senza sosta che non viene ripagata in nessun modo, è la morte della speranza, è il limbo dell’infelicità.

Quale sarebbe la punizione per Sisifo nel mondo di oggi? Probabilmente verrebbe accecato dall’impazienza di raggiungere ogni obiettivo nel minor tempo possibile, spinto dalla società – sua madre in questa storia – a lasciarsi indietro ogni forma di appagamento che possa trascinarlo giù, e fare la fine del masso. E allora deve correre, deve volere sempre di più, senza pensarci. È il disprezzo dell’ozio, amato, in realtà, proprio dai greci.

Elisa Carucci e Dario Aggioli portano sul palco un amore tragico, una storia tormentata nella quale nessuno può toccare con mano i propri desideri, nessuno, in realtà, può chiaramente dire quali essi siano. Narrano l’intera vita dei tre ragazzi poi diventati adulti. Il continuo sforzo di “chiudere il cerchio”, che ossessiona Arianna, è portato in scena dai tanti elementi metaforici, più o meno evidenti, che vengono mostrati sul palco. Dai sassi, le zavorre che fermano Sisifo, al cambiamento di Arianna, che diventa grande e in un climax simbolico racchiude in poche parole tutto il significato dell’opera.

Sul palco i due attori sono accompagnati dal bravissimo Marco Della Rocca, che con degli strumenti a dir poco particolari – oltre alle percussioni, due gong, suonati anche con un arco da violino, campane tibetane e una trombetta – ricrea un misticismo surreale che scandisce perfettamente la personalità di Sisifo, Arianna e Niccolò.

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