“Scomposta”. Fisiologia di un corpo poetico

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Soli nella nostra testa tutto può accadere. Ogni cosa può perdere il suo verso e ritrovarlo, in una nuova forma. Critica diventa allora quella zona, che tracciamo tra il nostro ‘io’ intimo e quello che mostriamo all’esterno. Ed è proprio lungo questa linea che Marzia Ercolani si muove nello spettacolo “Scomposta. Variazioni per organi scordati”, andato in scena al Teatro Lo Spazio dal 6 all’ 8 maggio.

Scomposta” è uno spettacolo che porta i segni di un’elaborazione testuale e registica, scaturita dall’oblio teatrale a cui la pandemia ci ha costretti. Non a caso, quindi, lo spettacolo si apre con una serie di filmati, che ci costringono a riavvolgere il nastro dei ricordi e delle immagini, che ci hanno perseguitati dal 2020 a oggi. ‘L’epoca degli schermi’, come qualcuno l’ha definita, si fonde in questo spettacolo con la realtà provocatoria del corpo e la natura evanescente e liberatoria del testo poetico.

Sottile è, dunque, la linea che separa la ‘malattia’ dalla ‘guarigione’. Tanto che, ogni volta che pensiamo di averla oltrepassata, sorge in noi il dubbio che quel passo in avanti sia in realtà un tornare indietro. E, dunque, che fare?

Rivolgersi alla dimensione della performance mediante un corpo, che integra e rielabora la parola poetica, è la coraggiosa strada intrapresa da Marzia Ercolani. Un strada impegnativa – come lei stessa sostiene – non soltanto per l’interprete sulla scena (ovvero la stessa Ercolani) costretta a continui cambi d’abito e registri, ma anche per il pubblico.

Ci ritroviamo sedotti e risucchiati in un vortice di emozioni, frutto di una ricerca ancora in fieri, che personifica ogni organo del nostro corpo, portandolo sulla scena come fosse un personaggio ogni volta diverso. Un equilibrio tra corpo e testo – ma anche tra scene, costumi e video – non (ancora) pienamente realizzato, all’interno dello spettacolo nella sua interezza. Tanto che – come avvisa la stessa Ercolani – questa non può essere considerata che una ‘prima stonatura’ di “Scomposta”.

Questa fisiologia di un corpo poetico ha inizio a partire dai piedi, passando, tra gli altri, per il naso, l’udito, la vagina, il cuore. Un abbassamento ironico che non cela niente, nemmeno gli aspetti più turpi e scabrosi del corpo umano, ma che rimane sempre legato a doppio filo con quell’idea, che definirei tipica della produzione di Marzia Ercolani, di spiritualità incarnata.

In questo senso, non mi pare casuale che il progetto di “Scomposta”, nato in seno alla ricerca collettiva svolta con Atlantide 2.0.2.1., metta in scena il corpo femminile. Il messaggio – che definirei più civile che politico – contenuto in questo testo implica una rilettura delle categorie di necessità e libertà. Tanto che tutte quelle regole del senso comune, che dipendendo dal nostro costante bisogno di celare ciò che di più animale c’è in noi, sono sovvertite e messe tra parentesi. Mentre a rimanere qui è il tentativo liberatorio di mettere in scena la necessità di un corpo ‘travestito da organo’.

Un paradosso performativo che dimostra tutta l’ambizione contenuta in questo progetto di Marzia Ercolani, che appare consapevole del fatto che “la plurivocità del dire gioca in un equilibrio del quale raramente esperiamo l’oscillazione” [E. Jünger — M. Heidegger, Oltre la linea, F. Volpi (a cura di), Adelphi, Milano 1989].

SCOMPOSTA. VARIAZIONI PER ORGANI SCORDATI

  •  Drammaturgia, mise en espace, scene, costumi, 
  • video, corpo, voce e organi scordati
  • Marzia Ercolani
  • Assistenza Luigi Acunzo
  • Una produzione La compagnia dei Masnadieri
  • Un progetto a cura di Atto Nomade Teatro
  • con il sostegno di Mujeres nel Teatro
  • PRIMA STONATURA

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John Doe