Rubens a Palazzo Te: il potere del mito

Prorogata fino al 28 gennaio 2024, nella splendida sede di Palazzo Te (Mantova) la mostra del celebre pittore fiammingo.

Conosciuto come il “pittore di Anversa” Pieter Paul Rubens (Siegen 1577- Anversa 1640) nasce invece a Siegen in Germania, per poi trasferirsi nel 1600 in Italia dove trascorse otto anni formativi per la sua arte, da Venezia dove studiò Tiziano, Veronese e Tintoretto, alla corte del suo mecenate Vincenzo I Gonzaga di Mantova. Fu proprio presso la corte che Rubens restò ammaliato dalle opere precedenti di Giulio Romano (Roma 1499- Mantova 1546), pittore ed architetto a cui si deve la creazione di Palazzo Te; ed è proprio dalla volontà di voler mettere luce su questa relazione artistica che nasce l’esposizione Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà.

Rubens a Palazzo Te

La mostra, frutto del progetto Rubens! La nascita di una pittura europea, tenuta con la collaborazione del Palazzo Ducale di Mantova e la Galleria Borghese di Roma, espone quindici dipinti prestati da prestigiosi musei quali i Musei Capitolini di Roma, Musei Reali di Torino, il Louvre, il Prado e la Galleria Nazionale di Danimarca.

La selezione dei dipinti parte dalla relazione tra le opere del pittore fiammingo con quelle di Giulio Romano. Un insieme di miti e divinità rappresentate dall’architetto all’interno della villa che dettero la possibilità a Rubens, intellettuale umanista grazie alle precedente formazione ad Anversa, di immedesimarsi a pieno nelle sue opere.

Grazie alle proprie conoscenze dei testi latini e greci i dipinti esposti di Rubens rispecchiano a pieno la sua conoscenza classica e i relativi legami con agli elementi iconografici di Romano. A tal fine nelle diverse sale dei palazzo vengono riposte le opere del pittore per metterne in luce il legame con gli elementi decorativi delle stanze.

Accade così che il suo dipinto Dejanira tentata dalla furia (1638) collocato nella Camera di Amore e Psiche esponga l’amore casto di Dejanira, moglie di Ercole, con un’immagine della protagonista tra castità e sensualità correlata al dipinto Venere Marina di Giulio Romano della adiacente Sala dei Cavalli. Analogo discorso per l’altro dipinto della sala, Le tre Grazie(1638), nell’opera di Rubens la fanciulla centrale rappresentata di spalle è un chiaro riferimento alla figura di Psiche, dipinta da Romano nella parete della stanza.

Una rivisitazione, quella di Giulio Romano, che prendeva spesso ispirazione dalle grandi sculture o testi dell’ antichità andando poi a trasformarli in eroi e divinità nelle proprie rappresentazioni. Dalle vicende tratte dalla Metamorfosi ( tra il 2 e l’8 d.C) di Ovidio( Sulmona 43 a.C.- Tomi 17 d.C) alle Georgiche ( tra il 38 e il 30 a.C) di Virgilio (Mantova 70 a.C.- Brindisi 19 a.C); come evidente dalla meravigliosa Camera dei Giganti (1532-1535) di Palazzo Te, la camera più spettacolare ed illusionistica del complesso in cui Giulio Romano narrò con la sua pittura la vicenda della Caduta dei Giganti dell’opera di Ovidio.

Anche il periodo di vita romana di Rubens non è priva di collegamenti con i riferimenti di Palazzo Te, ne è un esempio il dipinto Romolo e Remo allattati dalla lupa (1612) che si ispira ad uno dei tre tondi della Camera dei venti di Giulio Romano. Nella stessa sala le scene di caccia raffigurate nei tondi sono diretto richiamo dell’opera Caccia alla tigre, al leone, al leopardo (1615-1617) la cui rappresentazione è anche un riferimento alla Battaglia di Anghiari (1503-1504), opera oggi perduta di Leonardo da Vinci, di cui Rubens aveva eseguito una copia nel 1603.

La mostra, inserita nel contesto architettonico di Palazzo Te dona al visitatore uno sguardo completo di arte, storia e mitologia . Un’ atmosfera evocativa che ammalia il visitatore tra dipinti prestigiosi e sale ricche di affreschi e significati.

L’interpretazione dei classici di Rubens non perde il rapporto con usi e vita del Rinascimento. Un esempio la sezione dedicata all’eroe omerico Achille, qui mostrato in modo diverso dal consueto. Dal dipinto Achille scoperto da Ulisse tra le figlie di Licomede (1630) che mostra un Achille travestito da donna all’ opera Achille educato da Chirone (1630-1635), dove si narra il periodo di educazione dell’eroe da parte del centauro.

La forza, tipica dell’immaginario dell’eroe lascia spazio alla sua educazione sull’arte, pace, musica e medicina. Un Achille istruito, cui si insegnano i valori di pace ed unità, oltre che l’equitazione e la caccia: elementi essenziali per i giovani nobiluomini del XVII secolo.

Rubens rielabora in chiave moderna i miti facendosi portavoce di un linguaggio artistico nuovo, fatto di pace ed unità tra i popoli. Un’artista che considera tutta l’Europa e il mondo la sua patria, oltrepassando confini geografici, politici e religiosi.

Una visione quella di Rubens che possiamo ritrovare nei due dipinti Cristo sulla Croce (1610-1611) ed Ercole nel giardino delle Esperidi (1638). In entrambe le opere i protagonisti vengono mostrati come autentica rappresentazione di virtù e si fanno carico dell’espiazione dei peccati; Cristo sulla Croce ed Ercole con la sfida delle 12 fatiche.

Rubens a Palazzo Te

Con il suo linguaggio tra mito classico, Rinascimento e di unità tra i popoli, Rubens si fa autentico portavoce di pace; il pittore da origine ad un proprio e nuovo linguaggio di immagini, internazionale ed europeo, il primo per la storia dell’arte. Un linguaggio figurativo di pace, per un’ Europa nuova.

Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà. Organizzata da Fondazione Palazzo Te; allestita dal 7 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024 (proroga); esposizione curata da Raffaella Morselli con la collaborazione di Cecilia Paolini. Dal progetto Rubens! La nascita di una pittura europea; con la collaborazione del Palazzo Ducale di Mantova, la Galleria Borghese di Roma, i Musei Capitolini di Roma, i Musei Reali di Torino, il Museo del Louvre, il Museo del Prado e la Galleria Nazionale di Danimarca.

Foto e immagine copertina di Palazzo Te.

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