di Maria Ester Campese

 

 

L’Altare della Patria Roma non è solo uno dei monumenti più famosi e rappresentativi di Roma, ma riguarda anche la storia del Risorgimento italiano.

In questo straordinario monumento, il cui progetto risale alla fine del 1800, ci sono un’innumerevole quantità di riferimenti all’unità nazionale e alla cristianità.

L’intero complesso del Vittoriano, fortemente simbolico, prende il nome da re Vittorio Emanuele II. Al centro vi è la statua equestre a lui dedicata, mentre ai due lati sono collocate le due fontane che rappresentano il mar Adriatico ed il mar Tirreno. Ai piedi del basamento della statua equestre, in bronzo, sono raffigurate le città italiane. Le sculture furono eseguite da vari artisti di tutta Italia chiamati a rappresentare la loro regione di provenienza. Furono quindi riprodotte con i simboli che ne rappresentano la loro storia ad esempio Ravenna, è rivestita con abiti bizantini mentre Firenze ha la testa coronata di alloro, Bologna invece ha la toga accademica ed il libro. Il portico sovrastante è dunque composto da 16 colonne tante quante allora erano le regioni d’Italia.

L’insieme dei diversi gruppi scultorei rappresentano l’amor patrio e valori quali la Forza, il Diritto, l’Azione, la Concordia, il Pensiero ed il Sacrificio. Al centro la tomba del Milite Ignoto posto dopo la Prima Guerra Mondiale. Sopra di essa la statua di Roma. Non mancano i riferimenti ai fondamenti dell’Italia quali l’agricoltura e l’industria.

Tra tutti i gruppi scultorei che compongono il monumento una particolare menzione vogliamo dedicarla a “Il Sacrificio” di Leonardo Bistolfi, opera che completò nel 1911. La scultura rappresenta l’ultimo bacio tra il Genio della Libertà e un giovane soldato che sta per morire e nonostante sappia di esser in punto di morte, non demorde nell’anelare la libertà. Il soldato viene sorretto da un secondo uomo in catene a rappresentarne “la schiavitù” affiancato da una donna che raffigura la Famiglia confortatrice.

Quest’opera è considerata unanimemente uno dei capolavori del linguaggio Liberty italiano oltre che uno dei momenti poeticamente più elevati dell’intero percorso del Vittoriano.

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