di Claudio Riccardi

 

Il teatro dell’assurdo fa capolino a Teatro 7Off, l’ultima scommessa di Michele La Ginestra. Rosencrantz e Guildenstern sono morti, andato in scena dal 16 al 20 marzo, è libera interpretazione della tragicommedia scritta nel 1964 da Tom Stoppard. Narra la storia di Rosencrantz e Guildenstern, i minori tra i personaggi dell’Amleto di William Shakespeare. Che con un rovesciamento di prospettiva da comparse si fanno protagonisti e vengono incaricati dal re di Danimarca di trovare il figlio Amleto, che ha ucciso il ciambellano Polonio. Amleto che forse è impazzito o forse sta solo fingendo. Ma a che pro? Il finale è tragico e segna il destino dei due giovani, spietatamente raggirati proprio dall’erede al trono.

Un testo impegnativo, una messa in scena originale e vincente in diverse trovate registiche. Geniale per esempio il passaggio focalizzato sul gioco delle monetine. La firma è di Marco Simeoli, coadiuvato da Cristiano Arsì e dagli attori Luca Basile e Ilario Crudetti, per un cast completato da Lara Balbo, Alessandro Catalucci e Igor Petrotto. Attori impeccabili e abili anche nel districarsi in più ruoli, come nel caso di Catalucci (Attore, Re Claudio, Polonio) e Balbo (Attrice, Ofelia, Gertrude).

Rosencrantz e Guildenstern sembrano due metà complementari dello stesso corpo, gli emisferi dello stesso cervello, i due ventricoli dello stesso cuore. L’una metà sogna, l’altra è pragmatica. Pulsano, vivono di emozioni, cercano una collocazione nella vita. Uno scopo da perseguire gli viene offerto dal (comico) Re Claudio: trovare il figlio, per i due l’amico d’infanzia Amleto che a quanto pare ha trovato un nuovo elisir in terra siciliana, va matto per i fritti e si dedica ai piaceri. Compare una lettera sigillata, che una volta aperta svelerà l’insospettabile inganno. Il re vuole che Amleto raggiunga la Gran Bretagna per essere assassinato. Ma su quella barca sballottata dalle onde, ci finiscono R&G, che troppo tardi scoprono di esser finiti in trappola. Loro, divenuti sempre più un tuttunico “intercambiabilie”, ma anche incapaci di captare i segnali degli eventi.

Ricco di significati e di intarsi narrativi, l’adattamento scivola veloce senza incertezze e senza mai essere pretenzioso. Si ride e tanto, anche grazie ai giullareschi intramezzi di Attore e Attrice, ai regionalismi diffusi nelle battute dei personaggi, che spezzano abilmente le sequenze del racconto. In ciò sostenuti da un impianto scenico che permette di sovrapporre diversi piani narrativi.

Le trovate sceniche – realizzate da Raffaele Fracchiolla e Maurizio Marchini – permettono di seguire contestualmente diversi piani narrativi. Ogni dettaglio restituisce allo spettatore l’impressione di un’attenzione maniacale: dall’impianto luci ai costumi di scena, fino ai dialoghi. Eccezionali alcuni passaggi tra i due protagonisti, schegge impazzite di inesauribile energia che si pongono in perfetto balance tra registro comico e drammatico.

Insomma, uno spettacolo che riconcilia con il teatro e le sue infinite possibilità di sperimentazione. Complimenti vanno anche al 7Off per la coraggiosa proposta.

 

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