“Questo immenso non sapere”: la poesia di Chandra Candiani

Questo immenso non sapere è indefinibile, non è possibile trovare al suo contenuto una definizione, una descrizione che lo cataloghi e che, in qualche modo, lo racconti. Scritto dalla poetessa Chandra Livia Candiani, per Einaudi Editore, questo immenso non sapere, letteralmente, parla al cuore e alla vita, a quell’immensità che pensiamo non esista, a quel dolore dentro ad ogni persona. Un libro che accompagna alla via e che può trasformare la quotidianità.

La poesia va accolta piano piano, va incastrata negli angoli nascosti e piccoli di chi si avvicina a lei, perché le parole spesso hanno la capacità di cambiare e di lasciare un segno importante. Leniscono senza far dimenticare, ma lasciano trovare un senso ulteriore. La poesia prende per mano e fa ripercorre la strada con uno sguardo diverso. Questo immenso non sapere non è un libro qualsiasi, non è un romanzo o una storia, ma è “un libro disordinato” come lo definisce la sua autrice, Chandra Candiani.

Un insieme di pensieri, di brani brevi ma densi, impregnati di sentimenti, che ha la capacità di entrare dentro a chi legge, con quella delicatezza e quell’indeterminatezza, tipici della poesia, che accarezzano il cuore. Un cuore che, tutti poco o tanto, abbiamo rotto dalla vita stessa.

Chandra Candiani apre ad una serie di spunti, di racconti, di riflessioni personali che sono difficili addirittura da spiegare, perché tanto hanno a che fare con la sfera privata, profonda che ogni persona può trovarsi a vivere. Lei stessa, in alcuni punti, si racconta e riporta alcune pratiche per riuscire a trovare in se stessi e nel mondo circostante una modalità diversa di pensare e di agire. Una considerazione alternativa di quello che si vive. Lo fa citando diverse pratiche buddiste, una serie di posture e di atteggiamenti per ritrovarsi, operando una sorta di ritorno al proprio cuore.

Un cuore che può aprirsi e vivere nell’immensità, che può recepire l’esterno, che sa di essere un tutt’uno con la vastità dello spazio circostante, che conosce le sue ferite, il dolore provato ma non li dimentica, li abita, diventano i suoi compagni. Un cuore che si meraviglia e “spazza” via, sa restare puro pur conoscendo i propri limiti umani, pratica il non-agire, il lasciar essere e il lasciar passare.

Si tratta di una sorta di svuotamento e di ascolto costante di quello che si sente, nel profondo, nella solitudine e nel silenzio. Una liberazione dalla confusione, dal richiamo dell’ogni giorno, dalla routine, per arrivare a sondare cosa c’è davvero dentro ad ogni persona, com’è possibile vivere nel bene e nella via destinata, praticando la meraviglia, il farsi spazio, l’immersione interiore.

Le verità del cuore quasi mai si accordano con quelle del mondo” è una delle tantissime frasi emblematiche di Questo immenso non sapere, che spiegano il valore e l’importanza di abitarsi dentro, di perdersi quasi in un abbraccio con se stessi, oltre l’esterno: ci si accoglie, senza se e senza ma, ognuno con il proprio carico, i propri errori, le proprie solitudini, il proprio senso di perdita e le mancanze, la sofferenza che si fa fatica a mostrare e a vedere. Il male è presente, quel peso va interrogato e va lasciato parlare, va lasciato fluire. Solo allora è possibile scorgere quel battito, quei leggeri segni vivi che indicano il nostro essere e la voglia di soffermarsi, meditare, scavando dentro sempre di più. Si smette di essere spugne per divenire fontane, si diventa pozzi profondi.

Le parole non sono chimere e non vanno per concetti astratti, sofisticati, i lapidari aforismi tipici da calendario, che colpiscono nell’immediato e stop. Le descrizioni presenti in Questo immenso non sapere sono caratterizzate da una consapevolezza che quasi spaventa, da un dolore vero e vivo, da un animo che ha attraversato l’inferno e ci resta. Candiani c’è in ogni riga, in ogni espressione, verso e ricordo e sono straordinarie la forza e la sensibilità che si generano, come in passaggio, in un flusso tra scrittura e lettura. Lettore e la poetessa condividono quella ferita, quella solitudine, quello smarrimento, un legame fatto di silenzio e riconoscenza.

Tutto si riversa e trabocca sull’esterno: scatta quella connessione all’altro, fatta di benedizioni interiori, di pensieri sinceri e diretti, sempre tenendo conto degli stati senza confini, le dimore divine suggerite da Chandra Candiani. La gentilezza amorevole, la compassione, la gioia empatica, l’equanimità, l’accoglienza. Ogni azione e considerazione sono costituite da riconoscimenti non facili, che costano fatica, significa vedersi per ciò che si è, davanti ai propri occhi e accogliersi, stare in propria compagnia, nella luce come nella tenebra, nei momenti positivi e nella crudeltà. Le persone acquisiscono, piano piano, una configurazione diversa, un posto mai previsto: diventano centro di riflessioni e di pensieri personali, intimi, silenziosi che hanno l’obiettivo di bene-dire. Di mandare e augurare il bene, in ogni forma possibile. Non è un passaggio immediato, occorre forza, immedesimazione, direzione e contatto interiore.

Chandra Candiani, per questo, riporta episodi e fatti personali, esperienze profonde, mette se stessa nelle parole affinché i lettori si ritrovino, si sentano in contatto, comprendano la portata di questa parte di vissuto fondamentale, coperta dal rumore e dal peso sovrastante della quotidianità e degli impegni.

Il contatto con gli animali e l’isolamento nella natura, gli alberi, il Coronavirus, il bosco, il fare deserto completamente in solitudine sono alcuni dei momenti descritti, anche in poche righe, densi di significato e di rimandi, di immagini mentali che sanno arrivare a livello percettivo. La poesia è mezzo per ripensare ai propri passi, guardandoli per quello che sono: orme, tracce che testimoniano il peso, le caratteristiche, lo sforzo, il tempo impiegati.

Lasciarsi vivere e attraversare dalla poesia è un po’ come indossare un paio di occhiali nuovi e osservare l’orizzonte da una visuale differente, scoprire una profondità inedita, che si era dimenticata o che si era ignorata, perché ciechi. Quella terra promessa che, infondo, tutti cerchiamo e fatichiamo a vedere.

Questo immenso non sapere è davvero tanto, in tutti i sensi. Va letto piano, con il cuore aperto, un passo dietro l’altro. Nella sua apparente semplicità, nasconde i segreti della vita, quella autentica che passa dentro ad ogni persona, quella che nessuno conosce fino in fondo. Ad ognuno è data la possibilità di attingere e di toccarne la vastità.

Un’immensità che fa essere universo, spazio vasto, meraviglia, natura; che fa abitare questo mondo fidandosi di quel non sapere, tra un mondo devastato e una continua necessità di rinascere, rialzandosi. Nell’indeterminatezza, nell’instabilità, nella non conoscenza globale, nel tempo che scivola tra le dita, un punto, però, è certo: le pagine di questo libro disordinato sono così immense, profonde da poterci passare su tutta quanta una vita.

“Questo immenso non sapere – Conversazioni con alberi, animali e il cuore umano” – Chandra Candiani

Foto in evidenza: Chandra Candiani

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