Quelli che fanno Jannacci!

di Gabriele Almansi

Cosa aspettarsi da un duo di attori-cantanti-comici-imitatori alle prese con il ricco materiale di uno dei protagonisti più eccentrici del nostro panorama teatrale e musicale?

Prima di tutto la sobrietà di un profondo rispetto sia per la figura artistica sia per quella umana. E così la sensibilità del grande Enzo Jannacci viene di nuovo alla ribalta nell’omaggio che gli rendono Simone Colombari e Max Paiella, accompagnati sul palco del Teatro Tor Bella Monaca da Attilio Di Giovanni (tastiere), Francesco Redig do Campos (basso), Alberto Botta (batteria) con i fiati di Claudio Giusti e Mario Caporilli.

Jannacci e dintorni una storia raccontata e cantata in scena lo scorso 29 settembre, si snoda nel frastagliato itinerario che ha portato il “dottore” milanese (con radici liguri e pugliesi) dalle cantine anni ‘50 ai teatri da 4.000 posti alla ripetuta ribalta di Sanremo, attraverso gli incontri che ne hanno caratterizzato buona parte del repertorio: Gaber, Fo, Cochi e Renato, De Andrè, Paolo Rossi. Un percorso creativo lineare, caratterizzato dalle ascendenze jazzistiche, dalla competente stravaganza compositiva e dalla radicatissima etica sociale, che ha dato vita a memorabili figure di esclusi e solitari, da Vincenzina al palo, dal barbone al telegrafista. Che poi però (e qui rivediamo il caratteristico sobbalzo del nostro Enzo) “La vita l’è bela”.

Nell’elegante padronanza scenica della coppia, va evidenziata la grande esperienza canora di Max Paiella, il quale temporaneamente abbandona le rudezze dei The Blues Willies e si offre convintamente anche a momenti di crooner, così come Simone Colombari – la suadente voce narrante che ben conosciamo a teatro, in radio e in tv – ci sorprende con la disinvolta padronanza dell’impegno canoro. I due, ottimamente sostenuti dal quintetto, con aneddoti e una deliziosa selezione di canzoni ci restituiscono quindi lo zigzagante percorso umano e la carriera spesso intermittente di questo popolarissimo e rimpianto artista che ha fatto da spartiacque fra lo sberleffo e la commozione.

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