POKER FACE: L’ALTRA FACCIA DELL’EUROPA

La sorprendente pièce del drammaturgo ceco Peter Kolečko racconta la parabola politica del paese, attraverso gli occhi di tre diverse generazioni, nella rassegna del Teatro Argot, In Altre Parole.

La fine degli anni ’80 ha rappresentato l’alba di un nuovo mondo, di uno scenario geopolitico assolutamente diverso, di un orizzonte in cui c’era ancora posto per l’ideologia. Così, cantavano i Velvet Underground in Pale Blue Eyes : Thought of you as my mountain top/ thought of you as my peak/ Thought of you as everything/ Ive had but couldnt keep [Pensavo a te come la cima della mia montagna/ pensavo a te come la mia vetta/ pensavo a te come tutto/ quello che ho avuto ma non sono riuscito a tenere].

Quelle che oggi ci appaiono semplicemente come canzoni d’amore, negli ultimi decenni del secolo scorso hanno dato voce al grido di intere generazioni. I Velvet Underground sono un gruppo musicale statunitense, forse poco noto ai più, che ha il grande onere di aver ispirato il nome di Rivoluzione di Velluto. È dal clima politico di fermento culturale e ideologico della fine del potere socialista in Cecoslovacchia, che prende avvio lo spettacolo “Poker Face”. Un’opera di grande spessore, che dopo aver debuttato in patria nel 2012, ci presenta in questa traduzione italiana una scrittura agile, di facile fruizione, in cui i conflitti generazionali ed economici scaldano la tensione sulla scena, senza concedere momenti di noia allo spettatore/trice.

Peter Kolečko è un autore controverso, perché capace di mettere in scena, in maniera concreta e diretta, il clima di deterioramento morale e ideologico della nostra epoca e, per questo, soggetto a forti critiche, nonostante sia benvoluto e apprezzato dai più. Il suo è un umorismo nero, che taglia fuori soprattutto lItalia, abituata a ben altra comicità, probabilmente più solare, mediterranea, vivace e leggera. Lo humor slavo, non senza una punta di amarezza, lega per quanto possibile i territori e le culture, che sorgono ai margini dellEuropa occidentale, di quel mondo civilizzato, da cui gli altri – anche quando ufficialmente riconosciuti, come parte integrante della Comunità Europea – rimangono tagliati fuori.

La pièce integra, in un meccanismo perfetto, il piano politico, di revisione storica e sociale del lascito di Václav Havel, con l’intreccio propriamente drammatico, dipanato nel dialogo intimo di tre diverse generazioni a confronto. Merita un elogio, in questo senso, la scelta di Belocchi di inserire all’interno dell’allestimento alcuni frame, tratti dai funerali di Havel, tenutisi a Praga nel dicembre del 2011.

Mentre passano alla tv le immagini delle spoglie dell’ex presidente, le vicende di tre generazioni sintrecciano con altrettante fasi della storia, ovvero il socialismo, incarnato dalla figura del padre malato e anziano (Marco Belocchi), drammaticamente vittima dello sfruttamento industriale e della corruzione, la protagonista Jana(Daniela Poggi), che passa da temeraria rivoluzionaria nel ’89 a spietata giocatrice di poker e madre sui generis, fino a sua figlia Pavlína (Floriana Corlito). Quest’ultima incarna una figura tipica dei nostri tempi e della cultura occidentale, invischiata in un deleterio bisogno di amore, incapace di valutare criticamente la realtà circostante e, per questo, invaghita di un giovane politicante arrivista di nome Viktor (Manuel Ricco). Ma un ultimo personaggio manca all’appello, è Karel, l’uomo comune, quel soggetto che invisibilmente abitava le terre dominate dal potere socialista, quel tipo non bello, né particolarmente acuto, ma sagace, capace di aggirare l’altro. È in questo giocatore di carte immaginario che l’autore cela la sua identità, per un senso di appartenenza alla sua terra, al sano raggiro della finzione e dell’affabulazione drammatica, incarnandosi nell’unico interlocutore capace di comprendere il punto di vista di Jana.

Lo spettacolo “Poker Face” è stato presentato all’interno della rassegna, ideata e diretta da Pino Tierno, In Altre Parole” – Rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea, presentata da ARGOT Produzioni e Teatro Argot Studio e svoltasi dal 22 al 27 marzo. La manifestazione risulta davvero degna di nota, anche in questa forma digitale, soprattutto grazie al dibattito svoltosi in apertura, che ha visto in dialogo diversi interlocutori/trici, anche internazionali, tra cui l’autore.

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