di Giorgia Leuratti

Un solo corpo sulla scena, un’unica voce che si articola nella strabiliante successione di più timbri: strutturato sull’alternanza di cinque monologhi, Papparappéro arriva la papessa – di e con Giorgia Mazzucato– giunge il 19 aprile in prima nazionale al Roma Fringe Festival 2021 nella forma di una narrazione polifonica in più tempi.

Nel restituire la forza dell’elemento vocale come strumento immaginifico in grado di evocare caratteri, di suggerire contesti e di evidenziarne le diverse stratificazioni, lo spettacolo elegge la luce di Andrea Vannini come unico elemento scenografico: al mutare dell’illuminazione sul viso dell’attrice corrisponde il mutare delle interpretazioni, il cambiamento delle tonalità vocali, il passaggio da una storia all’altra.

Un’attrice teatrale opera la scelta della castità scenica; una vicesindaca, fra balbuzie e interiezioni, teorizza una sinistra appallottolata su se stessa: uno di seguito all’altro, i racconti prendono forma come piccoli stralci di vite diversi.

“Il papo mio era cassamortero del paese, ora lo sono io”– è la volta della nostalgica necrofora, che si esprime solo nel grammelot del dialetto locale, poi del venditore di dischi che manifesta il suo rimpianto per la musica degli anni 80 e il profondo dissenso verso gli insulsi musicisti contemporanei.

Si intersecano le vite alla comparsa di un personaggio che ne lega i destini e i discorsi: punto di convergenza delle attese del paese, l’arrivo della Papessa arriva a coivolgere tutti suscitando tumulto, ragionamenti, desideri.

Diretta conseguenza dell’evento e inevitabile collante nella moltitudine dei tipi umani descritti, è l’unione di questi per una causa comune, una causa che trae origine dall’ipocrisia trasversale che alberga nei loro animi.

Per far bella figura, per restituire alla Papessa un’immagine dignitosa del paesino, sembra necessario cacciare e nascondere l’elemento che la umilierebbe: il clochard.

“Ma che bello ‘sto mondo in cui il rispetto va ai morti ma dei vivi, dei vivi, che vuoi che gliene importi”– seduto a terra il barbone strimpella una piccola chitarra dalle cui note pare fuoriuscire la verità che nessuno sembra voler vedere, né accettare: alla stregua del giullare, del buffone, del pazzo, di colui che si fa portavoce di realtà scomode e disvelatore di ogni taciuta menzogna, il quinto personaggio incarna l’elemento scomodo che rischia di far crollare l’architettura di fandonie entro cui i più si sono rintanati.

Pappappero! Pappappero!” è il grido dell’imbellettamento smascherato, l’autenticità senza filtri che turba e spaventa chi di filtri ne ha a bizzeffe.

A garantire il delicato equilibrio della scena interiorizzando la stratificata caratterizzazione dei personaggi e l’eterogeneità dei loro punti di vista è l’attrice Giorgia Mazzucato, in un’interpretazione che restituisce l’ironia e l’irriverenza che attraversa l’intera rappresentazione.

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