di Paola Tiriticco

 

Con il giusto distacco che è d’obbligo riservare sempre alle emozioni, è tempo di riesaminare oggi le proposte che la 14° Festa del cinema di Roma ci ha fatto vivere.

Roma si è confermata palcoscenico variegato di storie e di artisti, noti e meno noti, sempre coinvolgenti e maestri nel farci conoscere realtà lontane.

I numeri hanno dato ragione agli organizzatori con un +10% di spettatori, riaffermando che la vera essenza della Festa del Cinema di Roma sta nella varietà dei film in rassegna.

Ecco quindi una piccola selezione dei film che più hanno colpito critica e pubblico.

Su tutti spicca il film “Judy”, magistrale interpretazione di Renée Zellweger, coinvolgente e commovente ritratto di Judy Garland.  Impossibile non provare empatia per la storia dell’attrice ormai senza soldi e senza una casa, lontana dai suoi figli, alla ricerca di un applauso che non trova più. Lo spettatore si ritrova a  seguire lo straziante declino e la triste vicenda umana  che si nasconde dietro il successo di una diva tanto amata.

Nulla aggiunge alla biografia ormai nota dell’attrice, ma il regista Rupert Good e Renée Zellweger riescono nell’intento di farci comprendere profondamente il dramma della donna Judy, tra solitudine, dipendenza, depressione e alcolismo, durante la tournée londinese che coinciderà anche con gli ultimi mesi della sua vita. Uscirà nelle sale a gennaio e davvero vale la pena di vederlo e di tenerlo d’occhio per la notte degli Oscar.

In tema di sogni ed immaginazione, da citare è anche “La Belle Epoque”, film francese illuminato dalla presenza solare di Fanny Ardant e ben interpretato da attori come Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier.

Un film sull’amore spento e annoiato di una coppia di mezza età che invece ritroverà la passione della giovinezza ed uno sguardo entusiasta proprio grazie alla finzione cinematografica che li spingerà a rivivere il giorno di maggio del 1974 in cui si sono incontrati in un caffè di Lione.  Una prova magistrale del regista Nicolas Bedos che con grande maestria e precisione tira le fila di una trama complessa ma sempre scorrevole, credibile e divertente.

Bedos riesce così a trovare l’antidoto al tempo che passa, alla patina di opaco che si deposita sulle nostre vite e sembra quasi che per magia possa fermarlo, quel tempo che passa, facendoci ritrovare sogni ed ottimismo. Uscito nelle sale il 7 novembre è gia stato premiato dal pubblico con ottimi incassi.

C’è poi un piccolo film della regista Lulu Wang, “Farewell”. Un film sino-americano dove la protagonista è una ragazza cinese, insoddisfatta ed inconcludente, che vive negli Stati Uniti da quando aveva 6 anni. Il suo contatto con la Cina è sua nonna Nai Nai, custode della tradizione e della cultura cinese.

Quando alla nonna viene diagnosticato un cancro, i parenti tutti decidono di proteggerla e di non rivelarle la gravità della situazione. Anzi si riuniscono tutti in Cina nella sua casa per organizzare un matrimonio. E’ proprio dall’unione di due culture così diverse che la protagonista trova la sua strada e finalmente anche il difficile equilibrio tra due concezioni della vita così diametralmente opposte.

La Festa del Cinema di Roma si riafferma come  crocevia di film che ci permettono di fare il giro del mondo, facendoci conoscere registi, autori e piccole storie che altrimenti non arriverebbero fino a noi.

In quest’ottica voglio ancora citare “1982” film delicato e commovente che ricostruisce l’inizio dell’invasione del Libano da parte di Israele, visti con gli occhi di un bambino che vive il suo ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, ultima occasione per dichiarare il suo amore alla compagna di classe. Intorno a lui i grandi sono atterriti da quanto sta per succedere, la tragedia della guerra pervade lo spazio, i pensieri e le angosce  di tutti, insegnanti e genitori. Ma il regista Oualid Mouaness non smette di guardare tutto con gli occhi innocenti  e bellissimi di questo bambino.  Noi sappiamo cosa sta per succedere e quale tragedia si sta per consumare, ma per il tempo del film il regista riesce a farci restare concentrati  sui maldestri tentativi del piccolo protagonista di dichiararsi alla sua amica. E riesce nella magia di relegare bombe, battaglie aeree e rombi di guerra a lontano sottofondo.

Davvero un piccolo capolavoro che fa riflettere e ci permette di cambiare punto di vista.

Voglio chiudere con il glamour di Downton Abbey, con la ricchezza degli ambienti, degli abiti e della storia, con la sua ironia così british, e voglio dedicarlo a tutti quegli orfani della serie che  sospirano di nostalgia ripensando alle bellissime e speciali puntate natalizie.

 

 

 

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