di Andrea Cavazzini

 

Quindici anni senza Oriana Fallaci, la giornalista che ha simboleggiato le passioni di un secolo tra Resistenza, attivismo politico, militanza femminista e inviata di guerra, oltre una serie di interviste con i più importanti “notabili” del pianeta. All’alba del nuovo millennio dopo gli attacchi alle Torri gemelle di New York nel settembre del 2001, fece scalpore il suo libro (in Italia raggiunse il milione di copie vendute), Le ragioni dell’Islam un vero j’accusecontro i figli di Allah accusati di trascorrere il loro tempo a pregare e moltiplicare beni e figli come ratti,  minacciando i valori democratici dell’Occidente. “Semplici minoranze fanatiche? No, mio caro, no. Sono milioni e milioni, estremisti. Sono milioni e milioni, fanatici.”

Le sue posizioni fecero molto discutere soprattutto in Francia dove venne bandita da alcuni editori. Lei si rivolse al tribunale invocando la libertà di espressione riuscendo a spuntarla, nonostante il movimento per l’amicizia tra i popoli sostenne il divieto. Da giornalista e romanziera si trasformò in polemista e le sue idee ispirarono Marine Le Pen arrivando a sostenere che l’Europa si stava trasformando in una colonia dell’Islam.

La Fallaci iniziò la sua carriera giornalistica seguendo il jet set del cinema, intervistando Mastroianni, Fellini e Sophia Loren che divenne in seguito la sua migliore amica per poi volare ad Hollywood e incontrare Orson Wells, Kim Novak e Jayne Mansfield. Poi la figlia della Resistenza inizia a coprire i conflitti della seconda metà del ventesimo secolo, Vietnam, Pakistan, Sud America fino a Città del Messico dove rischiò la pelle a causa di tre proiettili che colpirono la parte posteriore della sua macchina durante la rivolta degli studenti. Cronache di guerra puntualmente pubblicate da Time Magazine che le consentirono di diventare uno delle più grandi giornaliste del suo tempo, ma anche una delle poche donne dal piglio deciso e senza imbarazzo. Ogni intervista era un esame per il suo intervistato riuscendo perfino a mettere in difficoltà il potente Segretario di Stato Henry Kissinger che fu costretto, incalzato dalla Fallaci ad ammettere l’inutilità della guerra nel sud est asiatico. L’ex segretario di Nixon ricordò tempo dopo che quella fu l’intervista più disastrosa rilasciata ad un rappresentante della stampa.

Passa in rassegna le grandi personalità del mondo dal Dalai Lama a Golda Meir passando attraverso il fuoco delle sue domande Indira Gandhi e Lech Walesa, esortando Ali Bhutto, allora Presidente del Pakistan a raccontare l’episodio del suo primo matrimonio a tredici anni, accusando Gheddafi di essere “clinicamente stupido”, trattare la coppia reale spagnola da “idioti” e dare a Yasser Arafat l’uomo più celebre della resistenza palestinese dell’ignorante.

Poi l’incontro a Tehran con il capo spirituale degli sciti, il potente Ayatollah Khomeini dopo dieci giorni di attesa.  Un incontro che non mancò di  destare non poca irritazione da parte del “vecchio più affascinante che abbia mai incontrato”, come dichiarò successivamente  la Fallaci e al quale chiese in modo irriverente come le donne iraniane potessero nuotare con il chador. Di tutta risposta Khomeini rispose piccato: “Le nostre usanze non ti riguardano” e lei mai doma non si fece pregare replicando seccamente: “Bene, rimuoverò immediatamente questo stupido cappotto medievale”.

In Italia, rimane un’icona indiscutibile e alla sua morte, il Corriere della Sera gli dedicò otto pagine. La fervente e resistente antifascista laica diventa un’estremista xenofobica e religiosa fino a dichiarare tutta la sua ammirazione per Papa Benedetto XVI, per la sua difesa dei valori cristiani.

Rimangono i suoi romanzi come Penelope va alla guerra storia di una giornalista che resiste alle richieste del suo fidanzato di continuare a fare la casalinga. Nel 1975 esce il best seller Lettera a un bambino mai nato, struggente monologo nel quale si pone spinosi interrogativi come l’aborto, la maternità e la famiglia. A seguire pubblicherà un omaggio al poeta greco e attivista Alexander Panagoulis, considerato suo amante, morto in un incidente stradale che sospettò essere orchestrato dalla dittatura dei colonnelli e poi nel ’92 il romanzo sulla guerra civile in Libano,

Inchallah. Alla sua attività di giornalista e romanziera affiancò in parallelo l’insegnamento nelle prestigiose università di Yale, Harvard e Columbia. Si Si ritira a New York in uno dei quartieri più eleganti dell’Est side della città rimanendo in silenzio per ben dieci anni.

Poco prima della sua morte accusando di inerzia ed eccessiva morbidezza l’Europa, in risposta alla costruzione di una moschea nella sua nativa Toscana disse“La farò saltare in aria”.

 

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