Non tutte le personalità di Giulia guardano il soffitto

A un certo punto del monologo, anche alla stessa Giulia Francia, forse più nelle vesti di interprete che di autrice, viene il sospetto che la sua performance possa essere «uno spettacolino». Troppo breve, troppo veloce: caratteristiche che non sempre giovano, soprattutto se si accompagnano a una regia piuttosto scarna (che non vuol dire essenziale). E siccome, parla per bocca di un personaggio, il quale non avrebbe motivo di raccontar frottole alla mano che ha scritto il testo, lo dice chiaramente davanti al pubblico testimone della ramanzina, come se volesse fare una tiratina d’orecchie alla scrittrice, avendo avuto la sensazione che, magari, essa avrebbe potuto scrivere qualcosa in più, per regalare maggiore soddisfazione agli spettatori, per appagare l’orgoglio dell’attrice e per far vivere più a lungo il suo personaggio di donna sola e infelice, ma simpatica e soprattutto intelligente e spiritosa.

Non ci saremmo affatto annoiati, noi, ad ascoltare altre maniacali elucubrazioni di una persona tormentata dalle angosce che gioca a essere avvilita. Sì, un gioco naturalmente: perché il teatro è sempre un gioco; e Giulia gioca sfacciatamente divertendosi a far teatro, da sola, proponendo quattro distinte personalità afflitte dal mal di vivere, dalla solitudine coatta, dall’incomprensione, dall’impossibilità di comunicare. Tutte paranoie che hanno come comun denominatore il desiderio d’isolarsi.

Un desiderio che nasce da un disagio che colpisce molte persone (in Italia sono circa centomila), soprattutto ragazzi. In quest’ultimo ventennio il fenomeno degli hikikomori, termine giapponese usato per indicare coloro che hanno scelto di rinunciare alla vita sociale, è stato oggetto di molti approfondimenti da parte degli psicologi. I giovani, che subiscono una forte ansia quando sono in compagnia, faticano ad adattarsi alla società; e anche se dimostrano spesso un’intelligenza superiore alla media restano vittime del loro stesso carattere introverso e introspettivo, alimentando così la convinzione che sia meglio star da soli.

Ed ecco che ciascuna delle personalità descritte da Giulia Francia cerca di ironizzare sul proprio malessere; di mostrare attraverso una ipotetica seduta psicologica il lato surreale e assurdo del proprio complesso. C’è chi prova disagio di fronte alla cattiveria degli altri; disagio perché si avverte la mancanza di gesti affettivi; disagio per il timore di essere giudicati. E allora è meglio star da soli ed evitare ogni contatto che possa provocare un senso d’angoscia.

C’è anche chi preferisce la solitudine per eludere il confronto e dover imporre la propria ragione a chi la contesta; in questo caso è la comunicazione che provoca imbarazzo nella propria sensibilità, ma anche una buona dose di testardaggine. Sarebbe opportuno poter dare, ogni tanto, ragione agli altri per sciogliere il proprio ego, ma (fa notare l’attrice con un certo sarcasmo) anche offrendo loro la precedenza si rischia di farlo per ottenere ragione. Insomma, gli hikikomori soffrono certamente di una patologia delicata, ma, come in tutte le alterazioni della mente, c’è chi lo è e chi ce fa!

Soltanto sulla personalità poetica non si dovrebbe dubitare: colei che dialoga con se stessa alla ricerca della possibilità di poter volare, di poter osservare il mondo rimanendo ugualmente appartata sovra li altri com’aquila vola. Un isolamento atipico che rinnega l’ingabbiamento nel cubo di una stanza a guardare il soffitto, a vantaggio di un più sano desiderio di libertà da rintracciare nel cielo per sentire sul proprio corpo la gioiosa sensazione del volo: il fremito del vento sulle braccia distese, il fresco dell’aria sulle guance, la padronanza della propria stabilità sospesa nel vuoto: sono percezioni che vanno al di là di qualunque patologia e che, anzi, mettono a disagio chiunque non le abbia mai provate. Proprio perché volare non è mai stato un sogno, semmai una poesia imparata a memoria, una memoria segreta.

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Guardare il soffitto, monologo teatrale scritto, diretto e interpretato da Giulia Francia. Alla Fortezza Est, fino a sabato 22, ore 20.30

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Elena Salvati

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