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Manuscripts don’t burn: omaggio al cinema armeno delle donne

Un documentario della regista Mariam Ohanyan con cui il SAFF omaggia il Cinema Armeno delle donne.

Manuscripts don’t burn, i manoscritti non bruciano. La verità verrà sempre a galla. Così pensa il suo titolo la regista Mariam Ohanyan e lo dice subito dopo la proiezione del documentario, davanti al pubblico di Sguardi Altrove in sala. Un omaggio al cinema armeno e soprattutto alla componente femminile. Un viaggio alla riscoperta del valore culturale della comunità armena in Ucraina e in Polonia. Il ritrovamento di un manoscritto perduto accenderà una luce su tutta una storia che la Seconda Guerra Mondiale aveva rischiato di cancellare.

La macchina da presa di Mariam Ohanyan si trasforma negli occhi del pubblico e nelle gambe di chi percorre questo viaggio alla scoperta di un pezzo di storia. Si camminerà insieme al restauratore Oleg Rybchinsky per le strade di Leopoli, alla ricerca delle case sopravvissute e restaurate di armeni che abitavano in Ucraina prima della Seconda Guerra Mondiale. Alla narrazione si aggiunge il traduttore Anushavan Mesropyan, anch’egli a Leopoli.

Anche in Polonia era presente una grossa comunità di abitanti armeni. I polacchi sanno tutto degli armeni e della loro cultura, così emerge in sala. E infatti un’altra parte fondamentale della narrazione è riservata al viaggiatore medievale Simeon Lehatsi, nato in Polonia e autore di Travel Notes, testimonianza unica del tempo. La voce fuori campo di Mariam Ohanyan, udibile solo ogni tanto, riporta a un presente altrimenti offuscato per dare spazio a un’altra epoca. Una proiezione di cinquantasei minuti che trasporta completamente in un’altra dimensione, in una cultura che l’Italia ha per la maggior parte ignorato, ma che crea un vortice di curiosità.

Il Women’s International Film Festival Sguardi Altrove (SAFF) ha riservato nel programma tre approfondimenti dedicati all’attenzione a tematiche sociali e ai diritti umani. Una di queste è destinata appunto al Cinema Armeno delle Donne, con la partecipazione dell’Unione Armeni D’Italia. Ospite del festival e parte anche della giuria è proprio Mariam Ohanyan. Quest’ultima è regista, produttrice, sceneggiatrice e direttrice del Kin Women’s International Film Festival di Yerevan, che ha fondato lei stessa nel 2003, a sostegno delle cineaste del suo paese.

Durante i giorni di Festival è stato proiettato Manuscripts don’t burn, il 19 marzo 2024 presso la Cineteca Milano Arlecchino. Il documentario, qui proiettato in anteprima italiana, è uscito nel 2023 in occasione del centenario dalla nascita del Cinema Armeno. Il 22 marzo invece, sempre all’Arlecchino, verrà proiettato Blue Violet. Si tratta della storia di una cantante, Lilit Pipoyan, perennemente insoddisfatta e angosciata, nonostante la carriera di successo. L’unico desiderio che la spinge ad uscire da quel vortice di negatività è realizzare il sogno di suo padre. Vorrebbe pubblicare un libro con tutti i suoi dipinti, anche se alcuni sono andati perduti.

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Manuscripts don’t burn è solo uno dei meravigliosi apporti che Mariam Ohanyan ha dato al Cinema Armeno e alla protezione e diffusione della loro cultura. In sala ha generosamente partecipato a un dialogo, in cui ha potuto raccontare un po’ di storia, esattamente come nei suoi lavori. Grazie a lei sappiamo che dal 2015 l’istituto cinematografico armeno permette a molte registe di vincere premi importanti a livello internazionali. Si tratta di un processo in continuo divenire ma il suo importante lavoro apre anche qui in Italia una nuova finestra attraverso cui conoscere il mondo.

Manuscripts don’t burn, di Mariam Ohanyan.

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