di Tonino Pinto*

 

 

La Grande Guerra, Il Ferroviere, Per qualche dollaro in piùIl buono, il brutto e il cattivo, Giù la testa , I due nemiciSedotta e abbandonata con una giovanissima Stefania Sandrelli diretta da Pietro Germi, Un tranquillo posto di campagna di Elio Petri, Che cosa e successo fra mio padre è tua madre di Billy Wilder, Libera amore mio di Mauro Bolognini , L’Orca assassina di Anderson di cui è stato anche produttore. Questi sono  solo alcuni  dei titoli di film scritti da Luciano Vincenzoni, scomparso nel 2013, uno dei più stimati sceneggiatori, famoso in tutto il mondo come lo “Script Doctor” con oltre 65 film all’attivo.

Commentando un bell’articolo dell’ottimo Federico Pontiggia dal titolo Il cinema a marchio doc, dove si evidenzia l’ondata di documentari più che di film che fotografano una tendenza a dir il vero “fuori misura” del nostro cinema, ricco di serie televisive e documentari; Pontiggia sottolinea giustamente come “di fronte all’inedito e all’inaudito, la documentazione, ha soppiantato l’invenzione e quindi abbasso la finzione e in alto i Docu”. Infatti, fra i Festival di Cannes, Venezia, Toronto, Roma, solo per citare le più importanti “vetrine” internazionali dedicate ai film, le sezioni riservate ai documentari abbondano di titoli e generi. In Italia si sono fatti documentari su tutto, perfino un film documento su Ibrahimovic, il leggendario attaccante miliardario oggi in forza al Milan.

Una delle pagine più belle scritta da Luciano Vincenzoni nel suo libro Pane e Cinema e quando racconta la sua amicizia con il grande regista Billy Wilder, che aveva fra l’altro aveva scritto e diretto un capolavoro come Viale del tramonto, vincitore di numerosi Oscar. Scrive Vincenzoni commentando il libro scritto da Wilder: ”la parte del libro che mi ha più commosso è quella in cui parla del cinema italiano, della sua ammirazione per Federico Fellini, Pietro Germi, ma soprattutto  il deferente rispetto per Vittorio De Sica(cinque premi Oscar) dove dice testualmente: “ci sono film a cui saresti orgoglioso di aver collaborato. “Ladri di Biciclette per esempio quando l’ho visto mi ha catturato, ho dimenticato di essere un regista e la mia anima si è persa nel film”.  Altri tempi caro Vincenzoni, altri tempi, certo anche altri produttori come quando racconti nel tuo Pane e Cinema della tua disperazione finanziaria nei primi anni romani in attesa di affermazione. Come quella volta che prendesti un taxi senza avere i soldi per pagarlo e decidesti senza appuntamento di andare negli studi cinematografici della Vasca Navale a Roma per andare a trovare il già famoso Dino De Laurentiis per cercare di vendergli sei o sette fra soggetti e sceneggiature compresa quella de La Grande Guerra. 

Mentre il taxi segnava millecinquecento lire negli anni cinquanta, una cifra all’epoca, dicesti all’autista di aspettarti. Ti intrufolasti negli studi fino alla stanza con la porta aperta di De Laurentiis impegnato in una riunione con il regista Carlo Lizzani.  Quando Dino ti vide non fu scortese ma ti fece notare che era impegnato e lo stesso Lizzani gli fece  subito notare che in effetti avevano ormai finito la riunione e che ti conosceva di vista. De Laurentiis incuriosito ti concesse pochi minuti che diventarono ore e soprattutto soldi, perché comprò tutte le opere che proponevi a suon di milioni compresa quella Grande Guerra che con la regia di Monicelli e con l’interpretazione di Gassman e Sordi conquistò il Leone d’Oro a Venezia. Entrasti povero, scrivi nel tuo libro e “uscii ricco, pagai il taxi e invitai a cena il tassista nel mitico ristorante delle star Gigi Fazi a due passi dalla via Veneto della Dolce Vita”

Ma erano altri tempi caro Vincenzoni e soprattutto altri produttori!

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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