di Laura Dotta Rosso

 

 

“Mio padre , quando ero giovane, mi ha imposto di leggere Balzac perché diceva che in lui era presente tutto quello che c’era da sapere sulla vita” così Giancarlo De Cataldo, inizia lo spettacolo “Le illusioni perdute” andato in scena il 6 novembre, in prima assoluta, al Teatro Vascello, all’interno della ventunesima edizione del festival “Flautissimo 2019- verso sud”.

Attraverso il pianoforte, suonato abilmente da Rita Marcotulli, escono delicate musiche che accompagnano le letture in modo aggraziato e nostalgico. Anche chi non conosce approfonditamente Honeré de Balzac, rimane interessato e attento; l’interprete ci racconta aneddoti dell’autore, ci spiega che era ossessionato dai guanti, un consumatore di caffè, scriveva di notte per poter vivere di giorno e sul retro di casa sua, una carrozza era sempre pronta per poter scappare dai creditori. Riusciamo così ad umanizzare Balzac, a sentirlo più vicino a noi. Il racconto ci riporta all’atmosfera della restaurazione dell’ ottocento francese, anche se ci rendiamo conto che il disagio, la solitudine, il senso di impotenza che prova il protagonista Lucien, sono molto reali nonostante i tempi siano cambiati.

Il disprezzo percepito quando scopre che la donna amata lo disgusta perché povero e volgare, affascina e intenerisce, vien voglia di uscire dallo spettacolo e correre a comprare il romanzo. Lucien è partito da Angoulem convinto e sicuro di poter diventare un poeta ma, appena arrivato a Parigi, si rende conto che un pranzo nella capitale costa quanto un mese nella sua cittadina nativa. Le disillusioni, le delusioni accompagnano il suo viaggio personale ma, grazie a queste emozioni, troverà la forza per riscattarsi. Il protagonista vuole conquistare il mondo, non vuole cambiarlo e, per fare questo, dovrà mutare la bellezza in difetto e vivere in questo grande teatro chiamato buona società.

Sul palcoscenico c’è un meraviglioso pianoforte a coda, un leggio con un microfono e proiettata sullo sfondo, l’immagine della testa di Balzac realizzata da Rodin: non serve altro per approfondire i “Le illusioni perdute” e “splendori e miserie delle cortigiane” i due romanzi collegati tra loro, rispettivamente pubblicati nel 1837 e 1838. Termina lo spettacolo e una signora del pubblico afferma: “non siamo più abituati a questi romanzi dell’ottocento con questi tempi lenti”. Probabilmente ha ragione e anche per me, in alcuni momenti, è stato difficile mantenere alta la concentrazione, non so se sia dovuto al limitato cambiamento di tono dell’interprete ma, in ogni caso, sarebbe utile riabituarci a tanta poesia.