La ribellione di Hilla. Il romanzo di Luca Berretta

Questo pezzo si apre dichiarando non una ma ben due gravi debolezze: la prima è che mi piacciono moltissimo le biografie di donne artiste, specie se non troppo note, la seconda gli uomini che di loro sanno occuparsi con sensibilità. Luca Berretta in tal senso, con la sua accurata ricostruzione storica, ha vinto. Come Frida Kahlo, come Niki de Saint Phalle, anche Hilla Von Rebay dedica la sua vita all’arte, e si scontra convintamente e senza tregua, con un mondo di uomini compatto, elusivo, a volte dichiaratamente oppositivo al suo talento e alla sua determinazione. Ma gli ostacoli, si sa, sorgono per venire scavalcati dalle gesta delle anime valorose, che, contro la mediocrità del proprio tempo (ognuno ha le sue, non c’è molto da discutere), sanno affermare la propria vocazione esistenziale quasi ad ogni costo. E fu così che Hilla fa per la Fondazione Guggenheim più di Peggy medesima, ma pochi ne conoscono la lotta.

Figlia di una severa famiglia tedesca di origini prussiane, studentessa dell’accademia Julien, innamorata del pittore Rudolf Bauer, grazie all’incontro con Peggy e Solomon Guggenheim sarà  artefice del grandioso progetto del Guggenheim di New York. Hilla dà lezioni di pittura, espone le sue opere appena ne ha l’occasione. Due di queste vengono acquistate dalla moglie di Solomon R. Guggenheim, Irene. Nel 1929 Hilla realizza il ritratto del magnate, e fra pettegolezzi e maldicenze sancisce un’alleanza destinata a durare a lungo e a segnare in profondità la storia dell’arte americana del Novecento.
Acquista opere di arte non-oggettiva per conto di Guggenheim, in diversi viaggi in Europa. Bauer in Germania la sostiene: da qui, infatti, arriva la maggior parte delle opere che entrano nella collezione tra le molte polemiche presso l’intelligencija newyorkese che parla di “europeizzazione” della scena artistica americana. Dipinti di Kandinsky, Delaunay, Léger, Moholy-Nagy, Gleizes come di Bauer stesso entrano a far parte della collezione Guggenheim, rendendola unica al mondo. Ma, dopo la brusca fine della relazione con Bauer e la morte del suo ambizioso protettore la sua stessa creazione la vedrà poi, come spesso accade, brutalmente estromessa e condannata a una morte solitaria, riscaldata solo dalle parole dell’architetto Wright: “…Questo museo l’ho costruito per te, intorno a te”. Eppure la sensazione che resta, come per tante donne caparbie e sfortunate della storia, è quella di una compiutezza ineffabile, che ancora sa ispirare.

Hilla von Rebay, Luca Berretta. “La donna dell’arte” Morellini 2022

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