di Paola Tiriticco

 

L’arte delle parole di Gilda Policastro in un libro giallo che invece è poesia

 

Malvasia viene trovata morta e la sua vita è tutta un mistero. Nessuno la conosceva davvero.

Da dove sia venuta, chi frequentasse, che vita facesse, quali fossero i suoi amici, chi può averla uccisa. Domande senza una risposta. Le indagini vengono affidate al Maresciallo Arena e al suo aiutante Gippo.

Sembrerebbe l’incipit di un romanzo poliziesco, ma l’inchiesta che comincia non ha nulla a che vedere con una caccia al colpevole, le ricerche non seguono un filo logico e il libro non somiglia per niente ad un giallo.

Comincia invece un viaggio in un mondo onirico dove ci si ritrova trasportati dentro una spirale che ci avvolge sempre di più.

La parte di Malvasia (La Nave di Teseo) ha lo stile di Gilda Policastro, capace di condurci nel profondo delle vite dei protagonisti, senza un filo logico; come un flusso di coscienza che ricostruisce a poco a poco le esistenze dei personaggi.

E piano piano anche per noi non è più così importante sapere chi può aver ucciso Malvasia e perché, ma capire chi fosse questa donna, chi sono quelli che indagano e per farlo dobbiamo per forza accedere alle loro esperienze più intime.

Inutile cercare un ordine o una logica, perché come nello scorrere dei pensieri bisogna seguire l’onda, assecondarla e solo alla fine guardarsi intorno per capire dove questo flusso ci abbia portati.

Tante tessere colorate che ci fermiamo a guardare facendoci cullare dalle parole che Gilda Policastro usa con maestria, con esse ci blandisce, ci intenerisce, ci incuriosisce e ci lascia liberi di immaginare mondi interiori diversi, storie profonde.

Le tessere alla fine formeranno un puzzle? Non proprio, o forse, in questo disegno che si compone, ognuno potrà trovare la sua forma, le sue spiegazioni, la sua logica, proprio come nella realtà.

E se è vero che l’importante è il viaggio non la meta (Paulo Coelho), anche ne “La parte di Malvasia” l’importante è il godimento della lettura, il comporsi dei personaggi e delle situazioni, e non il quadro finale.

D’altra parte Gilda Policastro ha familiarità con le parole e con la poesia, cura infatti la rubrica settimanale de La Repubblica, “La bottega della poesia”, ed è redattrice del sito “Le parole e le cose”.

Studiosa di Letteratura italiana, critica letteraria, ha già pubblicato diversi romanzi, Il Farmaco (Fandango, 2010), Sotto(Fandango, 2013), Cella (Marsilio 2015), e libri di poesia Non come vita (Aragno, 2013), Inattuali (Transeuropa, 2016), Esercizi di vita pratica (Prufrock spa, 2017) e diversi saggi.

La sua arte rapisce il lettore, quasi lo irretisce e lo trasporta in un altro mondo, in una storia dove non si può cercare una logica perché sarebbe un limite alla bellezza del libro, del percorso appunto.

Bisogna farsi trasportare, cullare dall’onda dolce delle parole e poi lungo la strada apprezzare un dettaglio, fermarsi per una riflessione, scoprire che tanti piccoli particolari fanno una persona, tanti pezzettini una storia, tante esperienze un’esistenza, proprio come succede nella vita vera.

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