“La meglio gioventù”, un sabato di teatro e attività a Bisuschio (VA)

Il sabato mattina de “La meglio gioventù”, il festival di Intrecci Teatrali in corso a Bisuschio (VA) comincia con lo spettacolo Play with Me, teatro danza della compagnia Arearea coreografato da Marta Bevilacqua e che vede sul palco Alessandro Maione e Valentina Saggin.
Il mondo dei giochi ieri e oggi, prima della tecnologia, quando la fantasia bastava.
In platea ci sono i ragazzi delle scuole superiori di zona e quelli delle scuole di teatro, che durante la giornata saranno i veri protagonisti del Festival.

Alla fine della rappresentazione ci si sposta infatti nella palestra della scuola elementare, dove ad attendere i giovanissimi c’è Andrea Falanga, attore e performer in un campo peculiare, quello della LIS, la Lingua Italiana dei Segni. Non solo, quella di Falanga è lingua dei segni musicale, perché volta a riprodurre con l’uso della LIS le canzoni. Nel 2022 la sua arte è arrivata al Festival di Sanremo, dove ha tradotto in LIS i brani in gara.
Nel poco tempo a disposizione coi ragazzi non si può arrivare così lontano, ma sono tutti assorti dal suo parlare mentre spiega qualcosa in più del suo lavoro. Lingua dei segni, non linguaggio, perché ogni frase ha una precisa struttura grammaticale. L’importanza degli occhi, dello sguardo e dell’espressività, che fa ciò che nel parlato affidiamo al tono di voce. Le parole corrette da usare, il sapere che il termine giusto è “sordo”, non “non udente”, perché il rispetto e l’inclusività passano anche dai vocaboli.
Il tempo con Falanga è prezioso, i ragazzi provano ad apprendere l’alfabeto LIS per poter comunicare il proprio nome – unica cosa di cui solitamente si fa lo spelling lettera per lettera- e poi si approcciano a una canzone tutta in LIS, “Il cerchio della vita”, l’immortale colonna sonora de “Il Re Leone”.
Poco più di un’ora, capace forse di lasciare in qualcuno dei presenti la voglia di imparare a comunicare in LIS, aprendosi a un mondo ancora troppo poco noto a chi non lo pratica abitualmente.

Pausa pranzo e poi di nuovo in Teatro, ma questa volta sul palco ci sono proprio loro, i giovanissimi allievi delle scuole di teatro.
Nel tempo libero alcuni dei ragazzi sono stati intervistati sul concetto di “Io nel mondo”. Sono tutti ancora minorenni, la maggior parte delle scuole superiori ma c’è anche chi fa ancora le medie e si sta affacciando giorno dopo giorno all’adolescenza.
Le loro risposte sono quelle di chi sa che c’è un mondo là fuori ma ancora non ha ben chiaro cosa ci farà. Non è solo la questione del lavoro, quel “cosa fare da grande” che viene domandato ai bambini fin dalla più tenera età. È proprio scoprire cosa la nostra presenza porterà al mondo, anche solo a quella piccolissima parte di mondo che ci circonda quotidianamente.
Una scoperta che forse non finisce mai, neanche una volta diventati adulti.

C’è poi in teatro un’altra attività da fare mentre si attende.
Sapete cos’è il ritiro sociale? Forse la sua traduzione giapponese, Hikikomori, vi è più familiare. Giovanissimi che si chiudono prima in loro stessi e poi nelle loro camerette, senza uscirne più; né per la scuola, né per gli amici, alla fine neanche per andare a pranzo o cena.
Nel teatro San Giorgio di Bisuschio Leonardo Noel Brunelli ha installato “Isole”, un’esperienza di pochi minuti su ciò che si vive quando si è in ritiro sociale. Meno di un quarto d’ora per provare a capire, per immedesimarsi, per rendersi conto di un problema che, per sua stessa definizione, difficilmente si vede, ma che pian piano porta via ragazzi e ragazze.

Si chiama “M.art.E 4 Teens” il primo gruppo di giovani attori. “Io nel mondo” è il titolo del Festival, e loro si sono immaginati proprio d’essere se stessi ma altri, d’essere coetanei ma altrove nel mondo. Un nome, un’età, un paese, una storia. Uno dopo l’altro ci raccontano chi sono, dalle ragazze Afghane ai ragazzi nordeuropei, da chi sta sotto le bombe in Ucraina o Siria a chi gioca a basket in Francia. A fine rappresentazione ci spiegano che la scelta del paese e della storia è stata autonoma; prima hanno deciso di dove sarebbero stati i loro personaggi, poi vi hanno costruito attorno le loro vite. È bello immaginarli nelle loro camerette qui, in Lombardia, mentre si figurano nati dall’altra parte del mondo, immedesimandosi in vite che forse non conosceranno mai, eppure probabilmente esistono davvero.
Prima dello spettacolo successivo c’è un momento di arte in libertà. Tempere, pennelli, ma anche mani per disegnare su lunghi tavoli coperti da fogli di carta, per lasciare un segno del proprio passaggio, della propria espressione artistica. Io nel mondo che esisto e mi esprimo, con tutti i mezzi possibili, a partire dal proprio corpo.
E infatti tornando in teatro per il momento dedicato alla rappresentazione dei ragazzi di “Coopattivamente” si vedono visi diventati tele, tra farfalle che spuntano sulle guance e nasi di colori bizzarri.

Il secondo spettacolo è rivolto soprattutto ai grandi. Momenti di grande importanza per gli adolescenti, dalla scoperta della propria sessualità alla scelta del cosa fare da grandi fino al rapporto coi coetanei, vengono rappresentati con piccole scene che si ripetono due volte; come dovrebbe essere e come è davvero, cosa succede nelle vite dei ragazzi quando manca il supporto, quando interviene il giudizio là dove dovrebbe esserci l’aiuto. Momenti brevissimi che parlano di quotidianità, che ci obbligano a riflettere su cosa significhi per i giovani non avere le mani di cui avrebbero bisogno mentre scoprono se stessi e il mondo.

In fine Marta Bevilacqua e Alessandro Gallo – protagonista dello spettacolo del venerdì sera- tengono un momento di confronto coi ragazzi sull’arte, la danza, la recitazione, sul loro lavoro e sul grande mondo del teatro, dalle mille sfaccettature. Insieme a loro interviene anche Giovanni Resteghini, sindaco di Bisuschio, che dà ai ragazzi un’altra visione, arrivando fino a parlare di politica e teatro.
Una conversazione che sarebbe potuta durare ore ma che lascia spazio all’aperitivo/cena, momento di convivialità prima dell’ultimo spettacolo, Lemon Tree, della compagnia Quinta Parete di Sassuolo.

Scavare nella propria mente di trentenni alla ricerca dell’adolescente che si è stati, tornare indietro accettando di dover fare i conti con il bello e il brutto di quegli anni che quando li vivi sembrano eterni e quando li hai superati appaiono come volatilizzati.
Un lungo applauso e quattro chiacchiere con gli artisti sono il momento culminante di questo intensissimo sabato di teatro e gioventù.
Durante la giornata si è sempre respirata aria di festa, di gioia.
Il programma è fitto e il tempo vola, si arriva a sera stanchi, provati ma pieni, felici.
Forse anche un po’ più consapevoli di se stessi nel mondo.

Teatro Roma
Elena Salvati

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