di Noemi Spasari

Chi è pazzo? Chi è normale? Sono queste le domande alla base di Don Chisciotte, lo spettacolo che vede nei panni di Don Chisciotte Alessio Boni e di Sancho Panza Serra Yilmaz, adattamento di Francesco Niccolini, andato in scena al Teatro del Giglio di Lucca 4, 5 e 6 febbraio.

Da sempre simbolo di follia, ma anche di chi difende i deboli e gli oppressi, Don Chisciotte (Alessio Boni), il cavaliere errante, animato dal coraggio non accetta una morte priva di onore e combatte con la stessa Morte, il Sinistro mietitore nelle più classiche vesti, per poter avere il tempo di compiere valorose imprese che diano dignità alla sua morte.
E così grazie all’ingegnosa scenografia (di Massimo Troncanetti) che si scompone e ricompone plurime volte, unita al gioco di luci (Davide Scognamiglio) ha inizio il viaggio onirico di Don Chisciotte alla ricerca delle sue avventure a dorso di un Ronzinante che diventa un personaggio a tutti gli effetti. Affrontate le prime sfide e dopo aver incontrato le prime difficoltà, Don Chisciotte verrà salvato dall’arrivo in scena di Sancho Panza (Serra Yilmaz) che, come deus ex machina a dorso di asino, giunge in scena per salvare quello che sarebbe da qui diventato il suo padrone, e per dare uno spessore ironico allo spettacolo stesso.

La follia di Don Chisciotte fa da fil rouge a tutta la narrazione, mettendo in dubbio ciò che è reale e ciò che non lo è. Una follia che però non nasconde le vere intenzioni che muovono l’animo dell’errante cavaliere.
Due ore di spettacolo in cui l’attenzione del pubblico (in un teatro pienissimo sabato sera) non cede mai, seguendo i contrastanti dialoghi fra il plastico e inarrestabile Don Chisciotte e il più venale e ironico Sancho Panza, che fra mulini a vento, viaggi alla ricerca della donna amata, raggiri e eserciti di ovini, arrivano alla fine della storia facendoci dubitare che in realtà i folli forse potremmo essere noi, in un finale aperto a tante interpretazioni. “Essere fedele ai propri sogni soprattutto quelli di giovinezza” è il mantra che Don Alonso ci suggerisce di seguire nel nostro orizzonte di vita.

Boni è un Don Chisciotte che non rinuncia alla teatralità fisica ed espressiva e si destreggia fra esclamazioni in versi di gesta eroiche, momenti di verità che può essere tenera, riflessioni e delusioni. Diametralmente opposta è Serra Yilmaz – la musa di Özpetek – che sembra essere nata per calcare la scena, domina la narrazione con la sua genuinità, vitalità e innocente ironia, una naturalezza fisica ed interpretativa. Un duo contrastante, ma assolutamente funzionante.

 

Fanno da contorno a quest’avventura personaggi dalla varia estrazione e numerosi richiami sia interpretativi che scenici al folclore mediterraneo, come il gigante di cartapesta della tradizione calabrese, che in questo caso prende le connotazioni del Re Felipe il grande che appare nel suo sogno-non sogno a Don Chisciotte.
Uno spettacolo da vedere, sia per la indubbia bravura degli interpreti sia per la messinscena dal sapore tragicomico che richiama fedelmente il romanzo di Miguel De Cervantes, ben riportato dalla drammaturgia riscritta dallo stesso Boni insieme con Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini.

Pubblico entusiasta e applausi sentiti – in un teatro pieno – hanno testimoniato il grande apprezzamento dello spettacolo sabato 5 al Teatro della città di Lucca.

 

Don Chisciotte
adattamento di Francesco Niccolini
liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra
drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer e Francesco Niccolini
regia Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer
scene Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Davide Scognamiglio
musiche Francesco Forni
con Alessio Boni, Serra Yilmaz
e con Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico
Biagio Iacovelli (Ronzinante)
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

Foto in evidenza di Lucia De Luise

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