La Chimera: Rohrwacher libera tra il reale e l’invisibile

Quel filo rosso che ci guida, attraverso l’incontro di una dimensione agreste e di tombe etrusche, verso una realtà immaginifica.

Un film dipinto, La Chimera, che si incastra alla perfezione nella corrente di realismo magico di cui si caratterizza la filmografia di Alice Rohrwacher. Una regista libera, che crea realtà altre, sospese nel tempo, dotandosi di una particolare poetica cinematografica. Una realtà incontaminata, quella sotterranea, che si contrappone a quella di una viziata contemporaneità e come fosse coscienza ci ricorda di ciò che fu e non sarà. Tanti i riferimenti artistico-mitologici di un film che rappresenta uno dei prodotti, nel panorama cinematografico italiano, migliori che si possano trovare attualmente in sala.

Un film che si esaurisce nel suo stesso titolo: La Chimera. Perché la Chimera è al tempo stesso una creatura mitologica composta da parti di quattro animali diversi con altrettanti temperamenti differenti, ma rappresenta anche la ricerca di un sogno vano, di un’utopia. E Chimera è il film in sé. Lo è la regia, che unisce più linguaggi, prospettive, luoghi e tempi diversi che creano un’unica realtà. Lo è il montaggio, che sembra comunicare la coesistenza di una dimensione e del suo contrario, così come lo è la coesistenza di tre formati diversi, perfettamente alternati.

Ma Chimera è per primo il protagonista, che racchiude parti diverse di sé. È “l’inglese” in territorio italiano, che ormai è diventato un po’ suo (notevole la performance dell’attore Josh O’Connor anche per lo sforzo linguistico, riuscito egregiamente). Lo è nel suo carattere. Dall’animo sensibile, il protagonista appare al tempo stesso come un albatros sulla terra, goffo, quasi buffo. In lui si sintetizza la decadenza, tanto nel suo aspetto esteriore quanto nella superficie della dimensione terrena, e la bellezza, quella interiore della sua anima e del sottosuolo a cui lui è indissolubilmente legato e che preserva un patrimonio artistico incredibile. Un personaggio maschile raro, costruito benissimo nella sua stratificazione psicologica. 

Arthur è un archeologo dotato di un potere speciale. Riesce a percepire i vuoti nel sottosuolo, che rappresentano i punti in cui si celano tombe, principalmente etrusche, piene di reperti dal valore inestimabile. È così che aiuta i suoi amici tombaroli, alla ricerca di tesori nascosti con cui arricchirsi. Sono personaggi “cattivi”, interessati al solo bene effimero del denaro, incuranti del valore artistico a cui si aggrappa il protagonista. Così Arthur rappresenta La Chimera, nel dualismo delle sue azioni ma soprattutto, nel suo essere vivo, ma forse morto dentro.

La Chimera
Josh O’Connor

Perché Arthur, di tomba in tomba, non cerca solo i reperti. Egli è spinto dalla volontà di riabbracciare il suo amore perduto, Beniamina. Per lei torna in quei luoghi, dove lo aspetta la madre della ragazza, Flora (Isabella Rossellini). Quest’ultima anche sembra vivere in una dimensione sospesa, racchiusa nella vecchia villa che abita, dove la realtà dei fatti è subordinata alla convinzione immaginaria della donna.

In quella casa Arthur incontra Italia, che a dispetto del nome, viene dal Brasile e sembra l’unica in grado di riportare il protagonista nella dimensione presente. Lei rappresenta in qualche modo la sua coscienza, che lo sveglia da un’apatia intorpidente. Lei abita un altro tipo di realtà, crea casa dove c’era una stazione abbandonata, definito un luogo di tutti e di nessuno. Arthur cerca di inserirsi in essa, come fosse la speranza di una nuova vita. Ma il richiamo del sottosuolo è sempre più forte. E come fosse Teseo, Arthur segue quel filo rosso che lo condurrà finalmente fuori dal labirinto, dal buio alla luce, in una realtà magica dove ad aspettarlo ci sarà la sua Arianna.

La Chimera – regia di Alice Rohrwacher – sceneggiatura di Alice Rohrwacher, Marco Pettenello, Carmela Covino – con Josh O’Connor, Isabella Rossellini, Carol Duarte, Alba Rohrwacher, Vincenzo Nemolato, Luca Chikovani, Lou Roy-Lecollinet, Yile Yara Vianello. Dal 23 novembre al cinema.

Foto di copertina: Josh O’Connor e Yile Yara Vianello

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