Kissinger

Kissinger e il suo “Ordine mondiale” per comprendere la politica internazionale di oggi

Nel 2014 usciva negli Stati Uniti Ordine mondiale del politico e politologo tedesco naturalizzato statunitense Henry Kissinger. All’epoca aveva 91 anni. E oggi che ne ha 99 è ancora estremamente influente come lo è stato durante tutta la sua vita. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia la sua opera diventa fondamentale per cercare di comprendere quello che sta avvenendo oggi, per provare a capire, cioè, perché la situazione politica internazionale sia arrivata a un punto di rottura.

Nel 2014 Kissinger scriveva anche un articolo sul Washington Post, che lo ha reso un “oracolo”, secondo la definizione di alcuni giornali. In To settle the Ukraine crisis, start at the end Kissinger avvertiva il mondo in una maniera che si può riassumere così: l’Ucraina dovrà essere finlandizzata (termine che ormai perderà di valore dato il recente accordo che porterà la Finlandia nell’Organizzazione atlantica), potrà avvicinarsi all’Europa ma non alla Nato; l’Occidente non potrà trattarlo come un paese straniero qualunque, il suo peso specifico è misurato dalla sua lunga parentela con la Russia; la Russia, dal canto suo, deve accettare che cercare di rendere l’Ucraina un proprio satellite la porterà nuovamente in quella condizione che nei secoli sembra ripetersi in maniera ciclica, dopo un avvicinamento con l’Occidente si ritroverà ancora isolata e nemica di Usa e Europa.

Kissinger non è un oracolo, ma un profondo conoscitore delle teorie delle relazioni internazionali e un esperto politico che ha saputo far riflettere nel suo operato – lui di scuola realista – proprio quelle teorie, durante i suoi anni da assistente speciale del presidente per la sicurezza nazionale (1969-75) e segretario di Stato di Nixon (1973-74) e Ford (1974-76). In Ordine mondiale ricostruisce la storia delle relazioni tra i paesi – prima imperi – che da secoli hanno dovuto confrontarsi tra di loro, ancora prima che l’attore principale diventasse lo Stato, così come inteso e formulato da Hobbes.

E proprio da Hobbes prende forma la scuola realista a cui è ispirato. Come l’uomo anche gli stati vivono e competono in una situazione di anarchia internazionale, con la differenza che non esiste alcuna entità globale a cui cedere la propria sovranità per vivere in pace. Gli stati infatti hanno da sempre dovuto sopravvivere con la paura di essere attaccati, da quello o quell’altro stato. Così prima di loro gli imperi. Nella tradizione realista a mantenere l’ordine mondiale è stato la teoria dell’equilibrio di potere, secondo la quale gli attori internazionali a seconda della loro potenza hanno distribuito il proprio potere in modo da riequilibrare le forze in campo, senza che nessuno diventasse egemone su tutti gli altri. 

In questo senso Kissinger ripropone in Ordine mondiale la storia delle relazioni internazionali, in maniera meno accademica e più saggistica, diventando un best seller. Nelle sue spiegazioni chiare e nelle esporre le sue teorie si avvalora sempre non solo di dati e di fattori empirici, ma di spiegazioni convincenti in supporto a esse. Dall’Europa del sistema vestfaliano, agli Stati Uniti egemoni post guerra fredda, dal disordine in Medio Oriente all’ascesa delle “tigri asiatiche”, dal confronto bipolare all’ordine attuale, Kissinger passa in rassegna la storia degli stati più “pesanti” per includerli in una visione macroscopica che racconti con il passato quello che sta succedendo oggi. 

Nonostante alcune parti più lacunose – come quella in cui tratta l’Islam, dove sembra semplificare troppo un tema tutt’altro che semplice – Kissinger è sempre lucido nel disegnare la realtà politica in cui i paesi si scontrano e si avvicinano. Oggi, a 99 anni, fa ancora la differenza.

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