di Ilaria Sambucci

 

Dopo l’intervista alla meravigliosa Étoile Corona Paone, abbiamo deciso di intervistare colui che non solo è il suo compagno artistico, ma anche di vita: Luigi Ferrone.

Primo ballerino del Teatro San Carlo di Napoli. Nella sua carriera ha collaborato con i più grandi coreografi e maestri mondiali: R. Nureyev, V. Vasiliev, C. Fracci, R. Petit solo per ricordarne alcuni. Ha danzato con alcune delle più grandi étoile internazionali: Maximova, Ferri, Semionova, Paone, Bolle, Picone e tanti altri. Nel 2010 insieme a Corona Paone e Michele Villanova fonda a Napoli un centro di formazione artistica professionale la Crown Ballet School punto di riferimento per tutti coloro che vogliono approcciarsi professionalmente alla danza e per tutti i professionisti del settore.

 

Luigi, la tua è una vita dedicata alla danza. Come mai hai deciso di intraprendere questa affascinante disciplina?

In realtà mi hanno costretto, io giocavo a calcio ed ero pure molto bravo. Un giorno, accompagnai a danza mia sorella Elvira ed il Maestro Carlos Palacios mi spinse ad iniziare questo percorso. Dopo un po’ smisi perché la passione per il calcio era più forte e successivamente, vedendo uno spettacolo a Teatro rimasi così affascinato che decisi di riprendere a studiare questa meravigliosa disciplina che è la danza. 

 

Quale maestro ha contribuito di più alla tua crescita artistica?

Ce ne sono tanti, in particolare Gabriel Poupescu perché mi ha formato benissimo. Studiavo con lui a Milano, insieme ai miei colleghi Michele Villanova e Giovanni Martelletta e le sue intense lezioni, hanno portato poi grandi risultati. Michele Villanova è diventato primo ballerino al Teatro Alla Scala di Milano, Giovanni Martelletta primo ballerino al Teatro dell’Opera di Roma ed io primo ballerino al Teatro San Carlo di Napoli.

 

Qual è la tua più grande soddisfazione da ballerino? E quella da insegnante?

Come ballerino, la mia più grande soddisfazione è stata quella di aver interpretato tantissimi ruoli importanti, ed aver avuto l’opportunità di lavorare con il genio della danza Rudolf Nureyev, questa per me è senza dubbio una delle cose più belle che mi sono capitate. Ho avuto anche l’opportunità di lavorare con coreografi straordinari come Roland Petit, Vladimir Vasiliev e tanti altri; grazie a Vasiliev a diciotto anni ho avuto il piacere di ballare con la Maximova in “Gaîté Parisienne”. Da insegnante invece, la mia più grande soddisfazione è aver preparato ragazzi che hanno fatto carriera e che oggi lavorano nei più grandi teatri.

 

Cosa ti affascina di un danzatore?

Io guardo l’eleganza, quella che oggi manca. L’eleganza non è da tutti. In tutti gli spettacoli che vedo, c’è sempre molta tecnica a discapito dell’eleganza e della partecipazione ad un ruolo, che purtroppo ci tengo a ribadire oggi manca sempre di più.

 

Quali sono i migliori danzatori con i quali hai avuto modo di lavorare?

Io penso che tra i giovani siano Polina Semionova e Roberto Bolle, con i quali ho avuto modo di lavorare nel balletto “Il lago dei cigni” al Teatro San Carlo di Napoli.  Sono due grandi artisti, seri, professionali ma sono anche delle persone fantastiche.

 

 Qual è stato il segreto del tuo successo?

La costanza, l’impegno e la serietà. Sono elementi che ti gratificano e agli occhi dei coreografi sono elementi importantissimi, così come la dedizione al proprio lavoro.

 

Cosa vorresti realizzare in futuro?

Il mio sogno è quello di poter creare una grande compagnia di danza.

 

Ci dici perché la danza non funziona in Italia?

La danza è come il paese e quindi non funziona perché sono tutte gestioni politiche che non sono mai svolte da persone competenti della danza, e purtroppo questo costringe tantissimi ballerini ad abbandonare l’Italia per inseguire il proprio sogno all’estero.

 

Secondo te nel nostro Paese ci sono buone scuole di danza?

A mio avviso sono davvero pochissime le scuole che lavorano bene e che formano correttamente i ragazzi.

 

Come si capisce se una scuola è buona?

Si capisce guardando la tecnica di un ballerino al centro e non solo alla sbarra. Perchè magari un danzatore può essere carino alla sbarra ed inguardabile al centro. Molte scuole infatti, non avendo una buona conoscenza della danza sul proprio corpo, possono preparare un ragazzo forse solo alla sbarra, conoscendo un po’ di programma, ma un danzatore deve avere un Maestro che gli dia degli elementi fondamentali, che sappia insegnargli correttamente tutta la tecnica e come stare in scena.

 

Coronavirus: qual è l’impatto sulla danza? 

Tra le varie forme d’arte è la più penalizzata, perché la danza ha bisogno di grandi spazi, perlomeno di una sala con una giusta pavimentazione. Normalmente un danzatore può fare quindici giorni, massimo un mese di vacanze e ovviamente questa pandemia ci vede costretti a un grande recupero. Il mio augurio è di uscirne in primis in salute e di avere poi una grande ripresa.

 

Ringraziamo il Maestro Luigi Ferrone per quest’intervista e auguriamo a tutti i nostri lettori che possano tornare presto a svolgere regolarmente le proprie attività e ad assaporare l’Arte a Teatro.                                                                                                                     

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