di Paola Tiriticco

 

Se si è cresciuti in una famiglia arida di sentimenti, senza amore e senza attenzioni, se si è passata l’infanzia in un ambiente crudo, con relazioni emotive complicate, possono le nostre scelte di adulti, i nostri rapporti, essere liberi o sono sempre la risposta a quei bambini che siamo stati?

È un grande tema quello che tocca Donatella Di Pietrantonio nel suo ultimo libro “Borgo Sud”, ideale continuazione del bellissimo “L’Arminuta” (2017).  Le due sorelle non sono più bambine o adolescenti, sono due donne con il loro bagaglio di errori ma anche con quel groviglio primordiale che le tiene legate, una condivisione che esula dalla razionalità per toccare le corde più profonde dell’anima.

La prosa è quella tipica della Di Pietrantonio, asciutta, secca e diretta, pronta a scarnificare i sentimenti e le situazioni senza mai indulgere in leziosità troppo sdolcinate.

Le due sorelle, Adriana e la protagonista, che anche in questo libro resta senza nome, combattono per affrancarsi da un passato troppo ingombrante, e lo fanno prendendo due strade diverse, perché loro stesse sono due persone diverse che si respingono per poi ritrovarsi in maniera ancora più profonda.

Nel libro i continui flashback si alternano al presente doloroso, partendo da quella che possiamo considerare la scena centrale: Adriana che, dopo mesi di silenzio, bussa alla porta della sorella in piena notte, con un neonato tra le braccia, suo figlio, di cui nessuno sospettava l’esistenza.

Adriana porta sempre con sé sentimenti tumultuosi e rabbiosi, basici; lascia il paese arretrato dei suoi genitori per vivere a Pescara, ma nel quartiere, Borgo Sud, che più somiglia a quello da cui sta fuggendo, con un uomo inafferrabile e rude, in un luogo povero ma protettivo, con un figlio che non riesce a darle la stabilità che cerca.

L’altra sorella, l’Arminuta, sceglie invece la via dell’affrancamento attraverso la cultura, conquistando con fatica i mezzi che le consentono una lettura più profonda e pacata della realtà, ma il punto di arrivo sarà lo stesso.  Fallisce il matrimonio con il borghese e benestante marito che pensava potesse garantirle un biglietto di sola andata lontana da quel mondo che vuole solo lasciarsi alle spalle, trova una sua dimensione in Francia, come apprezzata insegnante universitaria, con l’unica compagnia di un gatto accudito in condivisione con il suo vicino e il perenne senso di inadeguatezza che la segue.

Non le è riuscito quello a cui più teneva, pilotare i sentimenti come un lungo fiume tranquillo.  Non può sottrarsi al richiamo impetuoso di aiuto di Adriana, non può che perdersi nel suo abbraccio e infonderle tutto il suo coraggio, riconoscendo quel legame profondo e viscerale che le tiene unite.

La Di Pietrantonio sembra dirci che ogni esperienza fa parte di noi e contribuisce a costruirci, quindi anche sfuggire a un passato doloroso, allontanandosi e difendendosi, fa parte della strada che ci porta verso l’accettazione e forse a una sorta di felicità.

Non era facile dare un seguito ad un libro come “L’Arminuta”, che tanto successo ha ottenuto e da cui Giuseppe Bonito sta ultimando un film in collaborazione con Rai Cinema, ma Borgo Sud ha la stessa grandezza, coinvolge il lettore nello stesso modo, ha altrettanto pathos e altrettanti spunti per farci riflettere, oltre a godere, ovviamente, della prosa davvero rara di Donatella Di Pietrantonio.

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