di Noemi Spasari


Fra chiusure e tanto attese riaperture (a metà), il 2021 è stato un anno davvero intenso per tutti, e non ha lasciato incolume il mondo del teatro. Sarebbe ripetitivo ricordare tutto quello che il 2020 ha significato, quanti ne hanno subito le conseguenze e quanti sono crollati. L’auspicio era quello di imparare e migliorare, ma forse non abbiamo ancora capito bene la lezione, dovevamo ripetere l’anno per essere promossi.

Il mondo dello spettacolo ha purtroppo pagato quella ormai frequente tendenza italiana a sminuire i luoghi della cultura a favore di quelli a maggior guadagno. Ma i teatranti e gli amanti del palcoscenico non sono deboli di cuore.
E così abbiamo (sì, abbiamo, tutti noi amanti di questo mutevole mondo) iniziato quest’anno con una chiusura, incerti, in astinenza da poltroncine e palchetti.

Il Teatro ha continuato a reinventarsi, a trovare nuove forme per tenere vicino il pubblico affezionato. E così le serate passavano riguardando De Filippo in streaming, aspettando la notizia della riapertura. Ma questa veniva rimandata di giorno in giorno e gli operatori dello spettacolo sempre più dimenticati. E così siamo scesi in piazza con i nostri bauli, facendoci sentire, urlando al mondo “il teatro vive”.

In piena primavera, come una rinascita, giunge la notizia tanto agognata “riaprono i teatri, ma al 50%”. Ce lo facciamo andare bene, vogliamo i sipari aperti.

Chi non ricorda il primo respiro (coperto) dentro una sala dopo tanto tempo? Porterò sempre con me il primo spettacolo visto dopo quasi cinquecento giorni, sia per la bellezza della piece, sia per l’emozione del ritorno a casa. (Per me è stato segnato da Scannasurice, testo di Enzo Moscato, portato in scena dalla superlativa Imma Villa).
Via via, abbiamo visto la gente tornare in sala, con un po’ di paura, ma con tanta voglia di sognare, coperti a mezzo volto, ma con gli occhi spalancati. L’estate in piazza o in sala, sempre più ottimisti, sempre più carichi e con lo sguardo sul presente.

E con lo stesso entusiasmo (forse non generale) abbiamo accolto la capienza piena, sono ripartite le Stagioni, i cantanti lirici hanno ricominciato a riempire i polmoni, i danzatori a riscaldare le gambe, gli attori a pieno training. Non sono mancate le file per gli abbonamenti (non solo per i tamponi), qualsiasi cosa, pur di tornare.

“Quando esce la Stagione completa?”, “Chissà chi portano quest’anno”, “Come vorrei vedere Lo schiaccianoci a Natale”. Stava tornando una sorta di “normalità”.

Dicembre si conclude con un po’ di ansia, fra sospensioni e cancellazioni a causa di contagi che non riusciamo a contenere. Ma noi siamo gente dalla scorza dura, non ci facciamo abbattere.

Teatro, non mollare, noi siamo con te.

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