di Daniela Coppola

 

La sinossi del tredicesimo romanzo scritto da Carlo Brizzi era stata oggetto di discussione in famiglia, conseguendo il sostegno entusiastico da parte della figlia  Monica, che aveva incitato il padre a scrivere il libro. Così nasce “Il disturbo”, un romanzo che immortala e racconta in maniera realistica e obiettiva (come una fiction, lo aveva dichiarato la stessa Monica), il disagio di un comune condominio romano della medio borghesia  che vede arrivare un extracomunitario come inquilino e inserirsi così a pieno titolo nello stesso contesto abitativo.

L’autore inizialmente raffigura e tratteggia  i diversi nuclei familiari come veri e propri “personaggi” per poi, nella seconda parte, farli agire e interloquire fra loro evidenziando le diverse e specifiche idiosincrasie. Un romanzo certamente, ma con l’intenzione di rappresentare –come avviene in un condominio appunto- le diverse voci contrastanti, divise tra il sentimento dell’ accoglienza quello del rifiuto, proprio come accade in certi dibattiti televisivi.

Carlo Brizzi sostiene l’idea  che avvicinarsi all’altro diverso da sé, con umanità e comprensione -magari anche dopo un primo momento di sconcerto e rifiuto- debba ormai essere per noi tutti un imperativo etico e morale e che ogni   società che si dichiari “civile” deve metter in atto ogni possibile soluzione per definire il problema  della migrazione e dell’integrazione.

Questo periodo di quarantena, a causa del contagio da covid19, ha ibernato qualsiasi discussione su tale questione: speriamo solo che il dibattito –se questa moratoria ha avuto veramente un senso-  non  riprenda  con i toni che avevamo lasciato.

prefazione di Giuseppe Manfridi. Realizzazione grafica a cura di Walter de Georgio

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