“Il cuore debole di Antonio”, una storia da non dimenticare

In scena al Festival InDivenire, il dramma di Antonio De Falchi

Dal 29 aprile al 12 maggio 2024 allo Spazio Diamante di Roma si è svolta la V edizione del Festival “InDivenire”, un’occasione per promuovere artisti emergenti e offrire esperienze culturali stimolanti. La particolarità del progetto è quella di inserire in programma opere teatrali ancora in via di sviluppo, che quindi non hanno una scrittura e realizzazione scenica completa; infatti, la durata minima degli spettacoli è di 30 minuti e la massima di 35. Il Festival è rivolto a compagnie di professionisti del teatro senza un limite di età, giudicate da professionisti del settore, il presidente di giuria Giampiero Cicciò, Annalisa Canfora, Marianna de Pinto, Gianni Guarigli, Rossella Marchi, Giuseppe Marini, Luciano Melchionna e Andrea Pocosgnich. Il lavoro che ha vinto quest’anno è “Costellazione Vicinelli” del Gruppo RMN.

Il 7 maggio è arrivata in scena la compagnia Trops, composta da Giovanni Bonacci, Giacomo Andrea Bottoni, Flavio Francucci e Simone Giacinti. La storia proposta si intitola Il cuore debole di Antonio ed è tratta da un fatto di cronaca realmente accaduto. Il protagonista Antonio è ispirato ad Antonio De Falchi, il giovane tifoso romanista di quasi 19 anni che il 4 giugno 1989 venne aggredito alla stazione di Milano dove era arrivato dalla Capitale per seguire la partita che si sarebbe giocata fra il Milan e la Roma. Quello che accadde tragicamente nel pomeriggio raggiunse l’apice dell’indicibile: un gruppo di tifosi milanisti accerchiò Antonio aggredendolo, nel renderlo privo di conoscenza si ritrassero come tutt’altro ché tifosi, ma responsabili di un crimine. A causa della forte agitazione provocata dalla violenza della folla, Antonio morì. Si trattò quindi di una morte dovuta a uno scompenso cardiaco provocato dalla paura, da cui prende spunto il titolo dello spettacolo, per l’appunto Il cuore debole di Antonio, un cuore che avrebbe dovuto soltanto gioire o rattristarsi per l’esito del match e che invece smise di battere. 

Superfluo ribadire quanto la tragica notizia abbia lasciato una ferita difficile da rimarginare. A rimanere particolarmente scossi dell’accaduto sono gli attori in scena sul palco, i quali da grandi tifosi della Roma, hanno deciso di tenere vivo Antonio ancora un pò, almeno per tutto il tempo dello spettacolo, che sperano di poter riproporre per non dimenticare il giovane, ricordandolo attraverso il dono emozionale del teatro. L’esordio si avvia proprio dalla data dell’accaduto, il 4 giugno 1989, giorno in cui gli amici partono per Milano per seguire la Roma in trasferta. I personaggi Daniele, Pietro, Roberto e Antonio arrivano alla stazione e salgono sul treno, iniziando il viaggio verso la meta ambita ma che per il clima freddo li attrae ben poco. L’atmosfera è festosa, i quattro ragazzi emanano allegria, scherzando e prendendosi in giro per l’eccitazione del ritrovo amicale e sportivo. Così presi dalla vitalità, mentre si scambiano risate fragorose, mangiando panini alla mortadella e indossando al collo sciarpe giallorosse ostentando la loro fierezza, non si accorgono di essere giunti a destinazione in anticipo.

Al di fuori dei finestrini della locomotiva si prospetta una permanenza in città all’insegna dello svago e della frenesia, con occhio di riguardo allo spirito competitivo dei protagonisti. Finita questa prima breve parte della rappresentazione per ora realizzata, conclusasi con l’arrivo a Milano, l’emozione dirompente deve ancora penetrare nel pensiero del pubblico ma il testo ha le basi per poterne risvegliare il coinvolgimento. I tempi comici del quartetto risultano andare nella giusta direzione, intrattenendo con fare disinibito la platea, che riesce a stare al gioco cogliendo l’ironia della sorte a cui si ricorre. Il risvolto espositivo da perseguire dovrebbe essere trasversale, dando rilievo all’ilarità delle battute amichevoli dei protagonisti, con cui si simpatizza, e contemporaneamente anche a tempi scenici dolcemente cauti, lenti. Si sente l’esigenza di abbandonarsi a momenti di riflessione volti a sospendere in parte l’euforia ottimistica, intervallandola alla suscettibilità di una perdita ingiusta che deve smuovere chi guarda. Per lo spettatore è necessario assorbire il dramma lentamente, affinché possa rimanergli addosso il più a lungo possibile, come succede con un ricordo da salvaguardare.

Si apprezza il modo gioviale in cui è stato affrontato il prologo del racconto, dando uno spazio sul palco anche al vero protagonista della storia, Antonio infatti è sempre in scena con gli amici. Nel proseguimento dello spettacolo ci si auspica che ad Antonio venga riservata un ruolo ancora più decisivo, in cui egli stando in scena possa esprimersi verbalmente per farsi presenza reale, magari esprimendo la sua contentezza provata in treno, per evitare di vederlo ‘morire’ senza averlo conosciuto e cogliendo il suo sguardo sulle cose. Oppure, sarebbe entusiasmante vedere Antonio venire rievocato attraverso le parole dell’attore che lo interpreta, Giovanni Bonacci, il quale potrebbe mettersi in dialogo con lui. L’operazione vedrebbe una realizzazione favorevole attraverso l’elaborazione di un monologo.

Dopo lo spettacolo si è svolto un dibattito sulle modalità di lavoro e di organizzazione prese in considerazione. La regia, curata da Francesco Giordano durante le prove si è posta inizialmente come unico punto di riferimento ma successivamente ha consentito agli attori di farli sentire predisposti e pronti a elaborare decisioni dal proprio punto di vista. Un principio di cui Francesco è rimasto soddisfatto, ritenendolo fondamentale per chi vuole fare questo mestiere arrivando forte e chiaro.

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Il cuore debole di Antonio – regia Francesco Giordano – drammaturgia Simone Giacinti – con Giovanni Bonacci, Giacomo Andrea Bottoni, Flavio Francucci, Simone Giacinti – musicista Armando Valletta – Foto di scena @Stefania Valletta – Festival inDivenire – Spazio Diamante 7 maggio 2024

Foto di copertina – Da sx: Giacomo Andrea Bottoni, Simone Giacinti, Flavio Francucci, Giovanni Bonacci

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