di Paola Tiriticco

 

Qual è il miglior libro del 2019? Domanda difficile, ma questa volta una risposta c’è: è “Il Colibrì” di Sandro Veronesi pubblicato dalla Nave di Teseo.

Così ha deciso la giuria della Classifica di Qualità de la Lettura del Corriere della Sera che ormai da otto edizioni vota il titolo dall’anno. Una giuria composta da 317 membri, redattori, collaboratori e traduttori.  Insieme hanno esaminato tutti i libri usciti nel 2019 in Italia per un totale di 441 titoli. 

Il Colibrì ha vinto con un larghissimo margine su tutti gli altri, tanto che già si parla di una sua partecipazione al prossimo Premio Strega che Sandro Veronesi ha già vinto nel 2006 con Caos Calmo.

Il colibrì è Marco Carrera, il protagonista del romanzo di Sandro Veronesi.

Come gli scrive Luisa Lattes, la donna da lui amata per tutta la vita “tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tuta la tua energia nel restare fermo.  Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei.  Sei formidabile, in questo.  Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci a fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo , il tempo, e a ritrovare quello perduto, così è il colibri capace di volare all’indietro”.

Ed è infatti un viaggio nel tempo quello che Veronesi ci fa fare seguendo la vita di Marco Carrera, dai primi anni 70 fino al futuro, al 2030, dove Marco porterà  l’uomo nuovo, che poi è una donna, la sua amatissima nipote Miraijin , che in giapponese vuol dire “uomo del futuro”.  Non c’è nulla di convenzionale nel modo in cui il protagonista  affronta la vita, niente di convenzionale nel suo linguaggio e nella struttura del romanzo.

Un romanzo che è un po’ racconto e un po’ epistolario, con le lettere d’amore scambiate tra Marco e Luisa,  poi negli anni diventano e-mail, e a volte sono i whatsapp inviati al fratello lontano per tenere anche lui ancorato alla sua realtà e alla sua vita.

Una vita quella di Marco piena di accadimenti, ricca di sentimenti ma anche segnata da dolori immensi, per lui ogni cambiamento è un cambiamento in peggio.

Da qui l’immane fatica per cercare di rimanere fermi, per contrastare il moto della vita e non c’è un manuale per questo tentativo di restare immobili e saldi di fronte ai dolori della nostra esistenza. Cita infatti Veronesi una frase dalle Meditazioni di Giovanni della Croce “per giungere dove non sai, devi passare dove non sai”.

E Marco Carrera batte fortemente le sue piccole ali perché sa di avere un compito e tenacemente lo porta avanti; tutte le sue energie sono dedicate a consegnare l’uomo nuovo all’umanità. Non sa come portare a termine la sua missione e a volte il suo modo di procedere è fuori dal comune, fuori dagli stereotipi. Ma attraverso Miraijin , l’uomo del futuro, si intravede la salvezza, una sorta di atto di fede laico, una fede nel futuro.

Sandro Veronesi ha dichiarato in un’intervista che Marco Carrera è il personaggio che meno gli assomiglia,  lui che è un fautore dell’avanti piano e non certo dell’immobilità.  Proprio per questo gli sembra il suo personaggio più riuscito, costruito non su episodi da lui vissuti ma sull’esperienza e la conoscenza della vita.

Come  Pietro Paladini, protagonista di “Caos calmo”, anche Marco è talmente vivo che  ne comprendiamo profondamente i sentimenti, tanto che facciamo fatica a lasciarlo alla fine della storia e da qualche parte continua a vivere nei nostri pensieri anche quando abbiamo chiuso l’ultima pagina.

Ritroviamo in questo libro tutta l’abilità stilistica di Veronesi che,  fin dalle prime pagine, tiene il lettore incollato alla storia, riesce a costruire una trama che si compone capitolo dopo capitolo con personaggi ed episodi che solo alla fine formano un quadro completo, pieno di  ironia, amori, chiarimenti, tradimenti, e dolori atroci; insomma riesce a scrivere della vita e di tutti i suoi colori, con la complessità e la profondità che solo la realtà sa darci. 

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