di Andrea Cavazzini

 

 

Venerdì 15 è andato in scena al Teatro Civico di Rocca di Papa un grande tributo alla musica dei Queen, in un periodo dove non sono certo mancati gli spunti commemorativi:  dal tanto atteso “Bohemian Rapsody” che ha diviso critica e pubblico, al musical “We Will Rock You” entrambi con la benedizione della coppia May/Taylor.

 

 

Ma si sa i Queen rimangono, grazie alla figura di Freddie Mercury diventata ormai leggenda,  uno dei gruppi rock destinati a rimanere nell’immaginario collettivo come una delle band di maggiore  fascinazione per un pubblico  di tutte le età.

Prova ne è il concerto che ha radunato nel teatro della cittadina castellana molti appassionati(peccato lo show avrebbe meritato sicuramente un sold-out) della band britannica che hanno potuto lustrarsi occhi e orecchie di fronte alla performance di grande livello degli artisti sul palco

Conoscevo già i Galileo per averli già intervistati e recensiti in altre occasione ma da “vecchio rockettaro” e confesso da estimatore della Regina  non potevo certo perdermi questo evento, considerando anche la presenza di una performer d’ eccezione come Roberta Orrù che insieme all’ottimo Jordan Tray al secolo Giordano Petrini hanno  saputo regalare momenti di sublime magia.

La signorina Orrù non è certo  una ragazza  statuaria, ma sul palco é un gigante, con una voce da togliere  il fiato ripensando  soprattutto alla siderale esecuzione di Barcelona, un pezzo che da solo farebbe tremare le vene anche ad un professionista navigato, ma che lei,  forse, con incoscienza e con  padronanza assoluta dei propri mezzi vocali, ha eseguito con la naturalezza che solo le grandi interpreti sanno fare. Un brano che ha  fotografato perfettamente l’andamento di una serata  annoverando la migliore produzione dei Queen raccolta in una scaletta di 30 pezzi tiratissimi e magistralmente eseguiti da un gruppo solido e affiatato che annovera tra gli altri Marco Giuliani alla chitarra solista, Andrea Casali al basso, Dario Sgrò alle tastiere e Fabio Pollastri alla batteria che si è cimentato anche vocalmente nell’esecuzione  di “I’ll love my car “,  emulo di Roger Taylor.

Si comincia con un trittico tutto adrenalina e energia pura che comprende  “Innunendo“, “One Vision” e “Don’t stop me now” tanto per far capire di che pasta sono fatti i ragazzi, che sul palco non scherzano affatto. Ce la mettono tutta senza risparmiarsi.

E’ la volta di Roberta Orrù che inizia a dare un’impronta precisa a questo concerto, la ragazza intona “A Kind of Magic” e inizia a con i  cambio abito, uno più bello dell’altro  e in linea con il mood  ” aggressivo” della serata, per poi lasciare a Jordan l’onere e l’onore di cantare “Seven Seas of Rhye” con il suo inconfondibile attacco di  piano.

 

 

Ecco “Under Pressure” il brano che segnò la collaborazione(purtroppo l’unica) dei Queen  con il Duca bianco David Bowie che viene introdotta dall’immancabile giro di basso di Andrea Casali, che lascia subito spazio all’ingresso della Orrù con tanto di mascherina e stivaloni neri. Un pezzo che mantiene inalterato tutto il suo fascino grazie all’esecuzione a due voci.

E poi di seguito “I Want To Break Free” con Jordan alla chitarra acustica seguita da “Killer Queen” e la già citata “I’m in  love with My Car“. E siccome certi eventi devono restare immortali  non può mancare  nella scaletta “Who Wants To live Forever ” con l’organo ad aprire uno dei pezzi più suggestivi dei Queen, uno di quelli che ti fanno venire i brividi a pelle, nell’occasione la  brava Roberta sfoggia una minigonna in lamè argentata.

Le note di “Is this the world We created” riecheggiano all’interno del Teatro, un cammeo scritto da Brian e Freddie che è uno schiaffo alla civiltà del benessere e del consumismo pensando a quello che accade in Africa e che fu eseguita in un famoso bis al  Live Aid. Solo brividi!

Siamo a metà della scaletta e c’e ancora molto da sentire a partire dalla ballata di  “Friends Will be Friends“, per poi virare su Highlander con “Gimme the Prize” e “Princes of the Universe” prima di approdare al rock puro di  “I Want It all“.

Dopo “Barcelona” si va sul sicuro con le hit storiche della band con “Radio Gaga  e “The Show Must Go On” intervallata dalla delicata ” These are the days of Our Lives” con Roberta con tubino nero e giacca rossa.

Le note corrono veloce e il concerto si avvia verso la conclusione non prima di ascoltare i pezzi da novanta del repertorio a cominciare da  “The Show Must Go On” una canzone scritta da May che non può non far pensare a quello che avrebbe atteso Freddie Mercury sei mesi dopo la sua incisione. Un testo che trasuda epicità: nonostante tutto lo spettacolo deve andare avanti!

Basso a martello per “Another one bites the dust” che I due vocalist sfruttano al meglio per arringare il pubblico anche con qualche digressione scherzosa sul “paio di toast”… per poi passare alla chitarra acustica  suonata da Jordan che introduce  “Crazy Little thing called Love“.

Finale in crescendo con la meravigliosa “Somebody to love” splendido esperimento da parte dei Queen  di unire , rock pop e  gospel , sicuramente uno dei più coinvolgenti scritti dalla band  nella loro lunga carriera. E poi si gioca con il pubblico al ritmo di “We Will Rock You”, immancabile, coinvolgente, una canzone scritta per essere suonata nei live. Adrenalina pura!

Si chiude in bellezza con “We are the Champions” e “Bohemian Rhapsody” due canzoni che hanno fatto la storia del Rock e  che hanno più di quarant’anni senza dimostrarli. Due canzoni senza tempo,  come tutta la musica dei Queen che continuerà ad essere amata da giovani e meno giovani grazie soprattutto ad un’ artista unico e irripetibile come Freddie Mercury.

God Save The Queen