I creatori dell’Egitto eterno: la mostra in Basilica Palladiana che racconta l’antico Egitto

Cos’hanno in comune una città come Vicenza e l’antico villaggio egizio di Deir el-Medina? Potrebbe sembrare una domanda campata in aria, in realtà la sua risposta contiene il significato e l’orientamento della mostra che, fino al 7 maggio 2023, è ospitata presso la Basilica Palladiana, il simbolo monumentale per eccellenza di Vicenza.

Questi due luoghi, assolutamente lontani nel tempo e nello spazio, sono oggi messi in relazione grazie ad un filo conduttore che li rivela sotto una luce inaspettata. La parola chiave è “creatività”: Deir el-Medina, comunità fondata intorno al 1500 a.C., è stata la culla di numerosi artigiani, scribi, abili lavoratori (circa 120 famiglie) che ebbero il grande incarico di decorare e impreziosire le tombe nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine durante il florido Nuovo Regno (539-1076 a.C. circa).

Un privilegio, quello di poter lavorare per i faraoni, che dice tanto della maestria e della vita stessa di questo villaggio lontano, sulla sponda ovest del Nilo. Un gruppo che ha lasciato delle testimonianze importanti grazie ad una creatività e ad una bravura vive ancora oggi. Così come è vivo lo spirito artistico della Vicenza, quella del pieno Rinascimento visibile nella Basilica, centro di opere e di bellezze architettoniche (già oggetto della mostra La Fabbrica del Rinascimento. Processi creativi, mercato e produzione a Vicenza dell’anno scorso).

@Credit Luca Zanon

Nonostante i secoli, l’identità di entrambe c’è e viene omaggiata con quest’esposizione e questa sorta di relazione a distanza: I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone è un percorso fatto di vita e di abitudini, di credenze e di oggetti concreti, appartenenti ad un mondo, quello egizio, capace di affascinare.

La mostra, curata da Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, con Corinna Rossi, Cédric Gobeil e Paolo Marini, offre uno spaccato significativo: è l’operosità, l’impegno, la grande abilità delle persone comuni, i loro valori, le loro credenze ad essere al centro, a tornare in vita grazie anche ad un allestimento attento e di atmosfera (che ricorda appunto gli spazi di Torino).

Sono 160, infatti, le opere provenienti dal capoluogo piemontese, più altre 20 in prestito dal Museo del Louvre di Parigi. Due le sezioni principali, suddivise in angoli ben specifici. Si passa per la grandiosa Tebe, con le statue delle divinità, gli omaggi al sacro, la narrazione visiva dei grandi faraoni come nel gruppo Statua di Ramesse II seduto tra il dio Amon e la dea Mut. C’è poi la vita quotidiana rappresentata da tanti manufatti, da strumenti di lavoro, da particolari unici come gli scalpelli, il pennello da lavoro, cesti, frammenti, i vasi, i piattini, il poggiatesta. Ma c’è anche l’aspetto religioso e istituzionale: statue e iscrizioni, manufatti, divinità rappresentate. Fino al grande tema della morte e il culto del sacro.

@Credit Luca Zanon

Il buio dell’ambiente è controbilanciato dai colori di ogni oggetto e iscrizione, dalle forme dei reperti così come le linee delle incisioni: pezzi preziosi che sopravvivono al tempo e alla storia, che indicano il valore e la considerazione degli Egizi nei confronti della vita. Lo sguardo verso l’aldilà, quella riverenza trasmessa tramite il lavoro.

Di grande impatto è il Sarcofago antropoide di Khonsuirdis e la mummia con il Sarcofago della Signora della Casa Tariri, i frammenti di papiro, le preghiere e i cosiddetti “ostraka”, le schegge di pietra, i frantumi dove gli Egizi scrivevano, disegnavano, a mo’ di appunti. Su diversi particolari, spicca la rappresentazione della dea Meretseger, con sembianze da serpente, molto venerata e riprodotta su vari manufatti. Diverse anche le stele, i documenti che raccontano l’organizzazione di Deir el-Medina ma anche il corredo funebre della regina Nefertari.

@Credit Luca Zanon

La quotidianità viene rappresentata nelle creazioni, in quello che popolava le giornate e le attività di questa popolazione. Ed è questa la chiave di lettura che emerge visitando I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone: non viene esposta esclusivamente la grandezza dei grandi faraoni, ma viene celebrata la maestria di coloro che hanno reso grande l’Egitto attraverso l’ingegno e il lavoro manuale. Gente comune, esperta nella lavorazione a 360 gradi. E quest’abilità passa tramite le tracce e le testimonianze di quella quotidianità passata che resiste e si rivela.

Grazie a questa mostra è possibile soffermarsi su tanti spunti, nascono riflessioni. Il tempo passa, la storia scandisce nuovi fatti, nuove epoche ma loro, queste testimonianze, sono ancora lì, immobili, a parlarci di quella vita lontana, a raccontarci qualcosa delle persone che l’hanno vissuta, a mostrarci uno sprazzo istantaneo di una possibile giornata o abitudine, riuscendo a sopravvivere allo scorrere inesorabile, a noi compresi.

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