Gli Spiriti dell’Isola

Film tra i più accreditati alla vittoria degli Oscar 2023 con ben 9 candidature tra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista, Gli Spiriti dell’Isola ha già ottenuto uno dei premi più ambiti ai BAFTA 2023 come Miglior Film Britannico.

Si presenta come un dramma d’atmosfera gotica ambientato nel 1923 – e lo sappiamo grazie ad un interessantissimo modo di trattare lo sfondo bellico-civile irlandese, ricordato quasi esclusivamente dalla cadenza del suono dei bombardamenti sulla terra ferma, come fosse l’orario dettato dal campanile di una chiesa – su “un’isola che non c’è” irlandese.

Il film tocca un tema che con tutta probabilità ha coinvolto ogni spettatore in sala. Colm Doherty (Brendan Gleeson), un violinista sulla settantina, si accorge una mattina di non voler più buttare il tempo che gli resta dietro ai tediosi e banali racconti del suo ex migliore amico Pádraic Súilleabháin (Colin Farrell), un semplice e gentile pastore che non pretende nulla da se stesso né dagli altri.

Orbene il racconto si infittisce e costringe da un lato Pádraic a cercare ostinatamente di riallacciare i rapporti con il suo amico, dall’altro Colm a rigettare le richieste dell’ex amico in virtù di una nuova vita dedicata in esclusiva alla musica.

Pádriac non comprende come la sua amicizia sia d’ostacolo per la creazione musicale di Colm, e comincia a chiedersi le motivazioni aiutato dalla sorella Siobáhn (Kerry Condon) e dallo scemo del villaggio Dominic (Barry Keoghan).

Il tutto è trattato con uno humor britannico sottilissimo, senza mai un accenno di sorriso ma comunque con un pervasivo carico di ilarità.

L’operazione interessante di McDonagh riguarda la messa in contraddizione di due virtù positive dei personaggi, di solito conciliabili tra loro e motivo di proficue amicizie (come la loro di un tempo ad esempio), ossia Gentilezza e Ingegno. Non sembra esserci un motivo tale da rompere un’amicizia, ma al contempo si comprende la sensazione di Colm nel volersi elevare, tentando di non essere solo di passaggio in questa vita.

Qui Brendan Gleeson – conosciuto al grande pubblico per aver vestito i panni di Malocchio Moody nella saga potteriana – rispetta il suo status da attore caratterista (ha le fattezze somatiche di un druido elfico), ma aggiunge una non ben decifrabile ironia con picchi di macabro e splatter.

Chi fa da ponte comunicativo e riappacificatore tra le due anime in conflitto è Siobáhn, interpretata magistralmente da una Kerry Condon candidata agli Oscar, ma che dovrà vedersela con una grandissima Hong Cho in The Whale.

Le atmosfere scure e riflessive, a cui Martin McDonagh ci aveva abituato nel suo Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, rendono il film più simile a un quadro di Friedrich che a una commedia britannica.

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