di Maria  Ester Campese

 

Giovanni Boldini è stato un pittore italiano, nato a Ferrara nel 1842, considerato tra i ritrattisti più brillanti del periodo della Belle Époque. Attraverso i suoi dipinti ha saputo fermare sulle tele quella raffinatezza borghese e quell’atmosfera salottiera di un’epoca fibrillante a cavallo di fine Ottocento primi novecento.

Fin da giovane manifestò la sua propensione artistica, ma la svolta avvenne nel 1862 quando iniziò a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Viaggiò in Europa fra il 1867 e 1870, tra Parigi Londra e Firenze, per trasferirsi definitivamente a Parigi nel 1872, oramai come pittore affermato.

Si specializzò nel ritrarre le donne più rappresentative dell’haute société parigina, ma tra i suoi ritratti ritroviamo anche molti personaggi maschili. Tra di essi il poeta e noto dandy Robert de Montesquiou, il pittore statunitense John Singer Sargent, come omaggio ad un collega, e persino Giuseppe Verdi.

Riprendendo il tema dei ritratti femminili, la capacità di Boldini era quella di far emergere la personalità delle madame raffigurate, oltre ad esaltarne la bellezza. Rese in tal modo immortali donne ammalianti e sensuali celebrandone la stupefacente sensazione che le stesse suscitavano all’apparire nei salotti mondani. La sua scelta stilistica si riconosce e si contraddistingue anche per quel ritmo turbinoso che sapeva tracciare con le sue pennellate trasferendone anche una certa tensione emotiva.

Queste vibranti sciabolate espressive, frutto di gestualità pittoriche istintive, rendevano quasi “vive” le dame ritratte riuscendo ad influenzare anche le future correnti artistiche che ne mantennero il tratto. Una poetica personale quella “boldiniana” che senza falsi pudori seppe introdurre nell’arte una certa modernità persino negli atteggiamenti disinibiti delle femmes ritratte delle sue tele. Una femminilità che emerge dunque in maniera incisiva attraverso atteggiamenti, mai volgari, a volte civettuoli, fissati come eleganti fotogrammi.

Prediligeva concentrarsi su alcuni punti del dipinto, in modo descrittivo e dettagliato, in altri preferiva invece mantenere una resa più sommaria sfocandone volutamente l’attenzione visiva. Visse una lunga vita piena di successi, giungendo quasi a novant’anni, morì infatti nel 1931 a Parigi.

Le sue spoglie furono riportate nella sua terra di origine in Italia presso il Cimitero Monumentale della Certosa di Ferrara. Con lui si chiuse un’epoca coincidente il periodo della Prima guerra mondiale. Fu rivalutato solo negli anni Settanta, dopo un periodo in cui fu dimenticato. Gli fu riconosciuto infatti il valore che come artista seppe imprimere alla storia dell’arte italiana essendone stato tra i maggiori interpreti della Belle Époque.

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