di Noemi Spasari

 

“Giusto la fine del mondo” è un testo poetico e intenso, emblema dell’incomunicabilità familiare. Con la regia di Francesco Frangipane, il testo di Jean-Luc Lagarce è interpretato da Anna Bonaiuto, Alessandro Tedeschi, Barbara Ronchi, Vincenzo De Michele, Angela Curri. In replica al Teatro Metastasio di Prato fino al 23 gennaio.

Sul palcoscenico del Teatro Metastasio troviamo ricostruita una casa, una scatola scenografica (di Francesco Ghisu) che dà una prospettiva sul soggiorno, cucina, sala da pranzo e una stanza da letto, e circondata da un giardino, all’interno della quale si trova una famiglia, in attesa del ritorno del figlio. I sentimenti contrastanti dei vari membri accrescono, mutano, si agitano aspettando l’arrivo di Louis (Alessandro Tedeschi) che manca da casa da ormai troppi anni.

Giusto la fine del mondo
Ph Manuela Giusto

I corpi dei familiari attraversano lo spazio con trepidazione, mostrando i diversi stati d’animo che questo arrivo provoca: l’animo ingenuo, ma rivelatore di Suzanne, sorella minore, irrompe con insistente assillo, dando una variante autistica al personaggio portato in scena da Angela Curri, seguita da Vincenzo De Michele, il fratello Antoine, che dietro l’aggressività nasconde protezione e preoccupazione. Accanto a lui la moglie Catherine (Barbara Ronchi), delicata e timida. Mater familias è la magnifica Anna Bonaiuto, che con la sua eleganza domina lo spazio occupato da una famiglia non familiare.

E così l’arrivo di Louis scatena quest’emozioni represse da anni di assenza, ellittiche cartoline con scopo funzionale, ricordi sbiaditi, speranze deluse, promesse infrante.
Leitmotiv della storia è l’assurdità dell’incomunicabilità, a partire dal motore stesso del cambiamento degli equilibri: Louis torna in famiglia per dire che “me ne sto andando”, frainteso, alla fine andrà via senza dirlo davvero. L’incomunicabilità domina in tutti i momenti, dalle reazioni aggressive del fratello, ai monologhi infrenabili della sorella e della cognata, all’agitazione della madre che vorrebbe solo dire “com’è bello essere tutti insieme” in questo pranzo domenicale fuori dall’ordinario e così ogni dialogo si riduce a inutili tentativi di riempire il vuoto con le parole.

Louis riuscirà a comunicare solo con se stesso, in un a parte che è anche fuga in un altro tempo, altrove da quella riunione familiare. Ripercorre il giardino laterale della casa per mostrare i viluppi emotivi che lo attanagliano attraverso dei soliloqui con la platea.

Molto d’impatto le scelte registiche per la successione e suddivisione delle scene, con giochi di luci di Giuseppe Filipponio che ritagliano l’attenzione ed evidenziano emotivamente il protagonista. Come anche la scelta di quinte-non quinte, in cui anche fuori dalla scena l’attore continua ad essere visibile. Uno spettacolo dalla sensibilità unica, dalle urla silenti, in cui nulla accade, eppure alla fine nulla è più come prima.

Giusto la fine del mondo è stato scritto da Jean-Luc Lagarce – uno degli autori più portati in scena in Francia – nel 1990, cinque anni prima della sua morte, una sorta di autobiografia in cui sceglie Louis come suo alter ego forse per comunicare alla famiglia della sua malattia, l’AIDS. Tratto da quest’opera il pluripremiato film del regista canadese Xavier Dolan, vincitore del Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes del 2016.

 

GIUSTO LA FINE DEL MONDO
di Jean-Luc Lagarce
traduzione Franco Quadri
regia Francesco Frangipane
con Anna Bonaiuto, Alessandro Tedeschi, Barbara Ronchi, Vincenzo De Michele, Angela Curri
scene Francesco Ghisu
costumi Cristian Spadoni
musiche originali Roberto Angelini
luci Giuseppe Filipponio
foto Manuela Giusto
produzione Argot Produzioni e Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e AMAT

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