di Giorgia Leuratti

Si è svolta lo scorso 29 Ottobre la settima edizione della  #GiornataProGrammatica, condotta da Giordano Meacci organizzata da Rai Radio3 – La Lingua Batte con l’importante contributo di Cristina Faloci, Manuel de Lucia e Sabrina Sabatino.

Cosi come nell’edizione del 2013, ad aprire l’evento è stato il cantautore italiano Dente (Giuseppe Peveri): le sue incursioni sonore, trasversali nel corso della serata hanno permesso di mettere in atto una riflessione sul testo, sulla precisa scelta dell’autore a deformare il significante piegandolo a giochi di parole, allitterazioni, doppi sensi.

Trasmessa in diretta anche sul sito di Radio3 (in streaming audio e video) e contemporaneamente dalla Rete Due della RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana, questa edizione si è sviluppata sul leitmotiv dell’italiano sul palcoscenico, tema che si è articolato seguendo una struttura pluripartita.

“Nella scrittura scenica, diversamente dalla lingua parlata, l’italiano entra direttamente a contatto col pubblico attraverso la voce” – primi ad intervenire sono stati Nicola De Blasi (Federico II di Napoli) che con Pietro Trifone (Università di Roma Tor Vergata), che ha curato in occasione della XIX Settimana della Lingua Italiana nel mondo il volume L’italiano sul palcoscenico. E’ grazie a lui che è stato possibile soffermarsi sull’idea di un teatro che elegge l’oralità, dunque la sua variabilità, movimento, come diretto veicolo d’espressione: abituati dunque alla compostezza della forma scritta, all’uniformità della forma letteraria, la lingua riscopre nel palcoscenico un dinamismo, quello del parlato, che lo determina e lo identifica.

Dalla necessità di volgere uno sguardo alle declinazioni della drammaturgia contemporanea, la scelta di chiamare sul palco Antonio Rezza e Flavia Mastrella che, interpellati sulle modalità che veicolano il loro movimento linguistico rispetto ad un testo, spiegano come sia la scrittura stessa a restituire la “la previsione dell’effetto”: se l’effetto comico è infatti veicolato dallo straniamento linguistico si può però parlare anche di una vita pre-linguistica degli spazi dove il gesto, le forme comuni e le figure inconsce trovano un punto d’incontro.

L’attenzione si sposta con Rodolfo Sacchettini alla drammaturgia acustica, ad una visione tridimensionale del suono possibile nella pratica del “Radiogramma”; coadiuvata dal collegamento con Francesca Giorzi (collegata dalla RSI – Radiotelevisione Svizzera italiana )e Antonio Audino (Teatro di Radio3): non mero “teatro per radio” ma creata a partire dalla radio stessa, tale forma nasce dalla formulazione di una storia che possa essere creata per il buio, dunque in uno “stato di cecità”: “se non vedere è un limite, il radiogramma fa del limite la sua forma”.

Altro fondamentale intervento è stato quello di Davide Enia: distaccandosi dall’etichetta di “teatro di narrazione” sostiene invece come il suo intento sia quello di rivolgersi ad una “moltitudine di esseri umani” alla quale egli, nella costante di un “equilibrio instabile” tenta di “dare voce”.

Degna conclusione dell’evento è stato l’intervento di Valeria Patota (tra i finalisti del Premio “Pier Vittorio Tondelli”2019 per la migliore opera di un autore under 30) che presenterà l’adattamento radiofonico del suo testo Waiting for Future: interpretato da Enrica Nizi e Marco Neri, si afferma come dialogo tanto surreale quanto incisivo fra due voci: se la prima è espressione dell’inadeguatezza di una madre, della sua angoscia nei confronti di un futuro incerto, è la seconda quella di un figlio non ancora nato, una voce interna, proveniente da un liquido amniotico dal quale a tutti i costi ha bisogno di uscire.

Una serata all’insegna del dialogo fra la componente teatrale e la radio per trasmettere quanto l’italiano nel suo statuto di lingua teatrale sia ricco di sfaccettature: un parlato scritto, nato per il palcoscenico che trova anche nel mezzo radiofonico sua eloquente esternazione.