Germana Galdi per Rome Art Week

La 5 giorni della settima edizione Rome Art Week ha visto una partecipazione straordinaria sia di artisti che di pubblico nelle più svariate ed originali location della capitale.
L’originalità fa certamente al caso dell’artista Germana Galdi, la quale ha creato un vero e proprio spazio espositivo nell’atelier di casa sua, esponendo con un senso cronologico e concettuale da mancata gallerista.

La sedia di Gomez

Il percorso comincia infatti con i suoi primi acquerelli che, racconta la Galdi, sono figli di un gusto estetico molto personale ma che, in un certo senso, rappresentano l’eco della sua tradizione familiare costellata di artisti.

Pur rivendicando il suo lavoro da autodidatta, l’influenza di questa gens artistica, capeggiata dal padre – artista poliedrico dai mille interessi – gli garantisce un senso estetico contaminato ed unico.

Talmente unico che alla classica, accademica, domanda riguardo i suoi punti di riferimento pittorici nella storia dell’arte, lei ha risposto con un’antiaccademica incertezza, come a dire che non devono esserci necessariamente riferimenti precisi ed evidenti, ma piuttosto è fondamentale l’elaborazione di esperienze plurime.

Dopo un primo periodo artistico, denominato Riflessi e Trasparenze, in cui domina la rappresentazione formale, in acquerello, degli oggetti nelle nature morte, la Galdi attua un interessantissimo ed originale passaggio all’astratto con le sue Trame di Vita.

Germana Galdi, sullo sfondo una “Trama di Vita n. 9”

È qui che tutta la sensibilità dell’artista si palesa nella scelta coloristica di attribuire una tinta cromatica ad ogni singolo periodo di vita delle persone, seguendo la loro personale linea temporale. Per usare le categorie cromatiche di Picasso, una Trama di Vita inizialmente cupa, dominata da senso di inadeguatezza infantile, corrisponderebbe al Periodo Blu, ma al contempo, non escluderebbe la possibilità di rialzarsi e trovare il proprio posto nel mondo diventando un Periodo Rosa.

Ho trovato l’assoluto del colore come rappresentazione formale di sentimenti storicizzati, un colpo di genio d’artista, la quale è riuscita a sintetizzare la vita della gente talvolta in soli 3 colori, praticamente dando un’autonomia semantica al colore che di per sè farebbe fatica ad avere.

Le altre serie astratte molto interessanti forzano ancora di più sulla gestualità della pennellata, come in Free Emotions e Jazz – quest’ultima rimarca la potenza interdisciplinare dei suoi lavori.

Interdisciplinare è anche la sua produzione fotografica, di cui è modella e creator, fatta di pose provocanti e plastiche – memore dell’attività agonistica di ginnasta.

“I sarti di Vicolo delle Coppelle, 58”

Infine la necessità di scrivere ha portato all’ennesima mutazione artistica della Galdi; la serie didascalica dei disegni delle sue “lampadine umane” carica la sua produzione artistica di ricercata profondità e di sensibilità alle tematiche più attuali del momento.

I suoi lavori non sono passati inosservati, tanto che il regista Enrico Vanzina ha scelto molte delle sue opere per la scenografia dei suoi film.

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