di Tonino Pinto* 

 

I ragazzi della mia generazione, cresciuti ballando il boogie-woogie, “sbarcato” in Italia grazie ai marines americani insieme ai film musicali in bianco e nero, conquistavano il nostro immaginario grazie alle coreografie piene di ritmo ed eleganza di un protagonista d’eccezione che si chiamava Fred Astaire, che assieme alla sua partner sullo schermo con il fisico ed il volto di Ginger Rogers, ci spingevano ad imitare movenze al ritmo del tip-tap.  Mio padre, grande uomo di cinema,  vendeva in Italia  i suoi film che non mancavo di vedere ed imitare in coppia con la mia sorellina. Allora quindicenne, spilungone, una testa piena di capelli e ai piedi mocassini con i ferretti, riuscivamo a vincere le gare di ballo fra comitive, dove come soprannome ci chiamavano Ginger e Fred. La soddisfazione era infinita. come quella di possedere la collezione di foto e dischi a 78 giri dei miei miti, direttamente dall’America.

Trentaquattro anni fa era il 22 giugno del 1987, moriva a Los Angeles a 88 anni, Fred Astaire, ballerino, attore, coreografo e cantante che seppe coniugare ballo e musica, indiscusso maestro del tip-tap, insignito del premio Oscar Onorario nel 1950. La sua leggerezza apparentemente semplice, il suo sorriso caloroso, il cappello a cilindro, il bastone, il fascino e il suo straordinario talento aiutarono le persone a dimenticare il mondo reale reduce dal secondo conflitto mondiale. Ha ballato e recitato in teatro e al cinema per ben settantasei anni, durante i quali ha interpretato trentuno film musicali di cui ben dieci in coppia con Ginger Rogers. La prima volta che incontrai Fred Astaire fu negli anni sessanta a New York, nella sua scuola di danza in una traversa fra la Quinta strada e Broadway, il quale alla mia domanda se avesse un segreto particolare mi rispose: “Il segreto è mantenersi in forma. Sveglia alle sei, niente fumo, niente alcol, colazione, corsa all’aperto, ginnastica, il resto è solo amore e passione per la musica”.

Fred” mi disse Ginger Rogers  molti anni dopo, seduta su una sedia a rotelle, elegantemente vestita in un abito da sera di seta nero, ospite d’onore con James Stewart del Festival Internazionale del Cinema diretto a Palm Springs da Felice Laudadio,  “era un perfezionista sul lavoro; se le nostre figurazioni non erano perfette, era capace di ripeterle all’ infinito. Ma alla fine quando le vedevi sullo schermo, era davvero strabiliante, anche per noi che eravamo con tutta la troupe, i protagonisti. Un concentrato danzante di professionalità, dietro c’era un lavoro che iniziava tutti i giorni all’alba”.

Fred Astaire è stato il ballerino più influente della storia di Hollywood, al quinto posto tra le più grandi star della storia del cinema, rendendo elegante il tip-tap e trasformandolo in una vera e propria forma d’arte, unendo il ritmo della musica jazz con l’eleganza di quella europea, come fece nel 1933 al suo debutto sullo schermo al fianco di Joan Crawford e Clark Gable nel film “La Danza di Venere”. Nello stesso anno il primo film in coppia con Ginger Rogers,Carioca”, a cui seguirono capolavori come “Cerco il mio amore” e ”Cappello a cilindro”, considerato ancor oggi il loro capolavoro. Dopo tanti film e tanto successo con la  Rogers, Fred Astaire è stato affiancato sullo schermo da attrici come Rita Hayworth nel film  ”L’innarivabile felicità”  del 1941 e “Non sei mai stata così bella”, in coppia con Judi Garland (la mamma di Liza Minnelli), in “Ti amo senza saperlo”, del 1948, con la splendida ballerina  Cyd Charisse e in “Spettacolo di varietà”, splendido musical diretto da Vincent Minnelli  e con l’affascinante Audrey Hepburn in “Cenerentola a Parigi”, del grande regista premio Oscar  Stanley Donen. Smesso il frac e le claquettes con i ferretti in punta, Fred Astaire  fornirà’ altre prove d’attore in film non musicali come “L’ultima spiaggia” diretto nel 1959 da Stanley Kramer accanto ad Ava Gardner e Gregory Peck, “L’affittacamere” di Richard Quine al fianco  di Jack Lemon e Kim Novak e nel 1968 apparve accanto a Petula Clark nel suo ultimo film musicale “Sulle ali dell’arcobaleno” del premio Oscar  Francis Ford Coppola. Poi nel 1974 un ruolo ne “L’Inferno di cristallo”, uno dei classici del genere catastrofico o “disaster movie” come lo avevano etichettato gli americani, al fianco di grandi star come Paul Newman, Steve McQueen,  William Holden, Faye Dunaway e Jennifer Jones e nel film “Un taxi color malva” girato nel 1977 accanto a Charlotte Rampling, Philippe Noiret e Peter Ustinov. L’addio ai set con la sua partecipazione in  “Storie di fantasmi” di John Irvin del 1981 insieme ad un’altra leggenda di Hollywood, Douglas Faairbanks Jr.

Sempre Ginger Rogers, in occasione di quel breve ma intenso incontro, tra le tante confidenze mi disse che a Fred piacevano le gardenie. ”Vada  a trovarlo nel cimitero monumentale di Oakwood Memorial Park di Los Angeles,  proprio dove riposano i grandi di sempre della storia del cinema da Cecil B. DeMille a Tyrone Power e  Bette Davis. E’ lo stesso dove riposa anche il nostro indimenticabile Rodolfo Valentino. “Fred, l’ultimo ballerino. Colui che con i suoi passi ha fatto sembrare tutto più facile”, firmato Ronald Reagan, uno che di cinema ne aveva masticato, prima di salire alla Casa Bianca.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

 

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