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SUMMARY:“Cani e Gatti” al Teatro Prati
DESCRIPTION:A distanza di un secolo il grande ritorno di una commedia che continua a fotografare con spietata ironia le dinamiche della vita di coppia. Dal 6 marzo al 19 aprile 2026 al Teatro Prati sarà l’attore figlio d’arte Corrado Taranto\, figlio di Carlo e nipote di Nino\, a portare sul palco “Cani e Gatti”\, il classico di Eduardo Scarpetta che\, dopo 56 anni dall’ultima messa in scena al Teatro Eliseo ad opera di Eduardo De Filippo\, si prepara a dispensare un pieno di risate nel nuovo adattamento di Fabio Gravina\, anche direttore artistico dello spazio culturale situato nel cuore di Roma. La grande farsa napoletana è una vera e propria “macchina per ridere”  pronta a raccontare una pagina di storia senza tempo\, nella quale una coppia di sposi freschi di matrimonio\, Ninetta (Sara Scotto di Luzio) e Ciccillo (Rocco Tedeschi)\, si trovano alle prese con la folle gelosia di lui che arriva trasformare le mura domestiche in un campo di battaglia. Per salvare l’unione dei giovani\, intervengono i genitori di lei\,  Don Raffaele (Corrado Taranto) e Rosina (Marina Vitolo)\, con una strategia  paradossale: fingersi a loro volta “cani e gatti”. In un gioco di specchi esilarante\, i genitori iniziano a litigare senza tregua per mostrare alla figlia quanto sia rischioso vivere in un costante stato di agitazione e di “guerra”. Nel gioco a quattro\, tra equivoci e risse verbali vere o fasulle\, si inseriscono gli altri personaggi\, caricature di spiccata vivacità partenopea: la vedova del direttore d’orchestra Lauretta Fresella (Irma Ciaramella)\, l’avvocato Michele Esposito (Eduardo Ricciardelli)\, Antonino Savarese (Luca Cardillo) e l’immancabile cameriera Bettina(Sara Guardascione) e l’inaspettata paesana Carmela (Irma Ciaramella). In un momento come quello che viviamo\, nel quale  il matrimonio  fra i giovani è in profonda crisi\, a causa di varie dinamiche\, questa commedia diventa una lezione sull’armonia impartita a suon di battute folgoranti. \n\n\n\nTelefono06/39740503
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SUMMARY:“Truculentus” al Teatro Arcobaleno
DESCRIPTION:Da venerdì 6 a domenica 29 marzo\, al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico)\, la Compagnia Castalia\, considerata una delle Compagnie Teatrali più prestigiose nell’allestimento di commedie classiche a livello nazionale\, porta in scena il capolavoro della commedia classica “Truculentus”\,  di T. M. Plauto\, con l’adattamento e la regia di Vincenzo Zingaro\, con Annalena Lombardi\, Piero Sarpa\, Giovanni Ribò\, Rocco Militano\, Fabrizio Passerini\, Laura De Angelis\,Maurizio Castè\, Paolo Oppedisano. Pur considerato da Plauto uno dei suoi capolavori\, “Truculentus” è una commedia raramente rappresentata. La storia narra di una bellissima prostituta che abilmente tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa: tipici caratteri della comicità plautina\, che gareggiano fra loro per acquisire i favori della donna. La toccante e originale riscrittura di Vincenzo Zingaro trasferisce la vicenda alla fine degli anni ’30\, in Sicilia\, dando vita ad un affresco storico di grande impatto emotivo. Un “Amarcord” dagli echi felliniani\, che ci trasporta in un’onirica e scoppiettante vita di provincia\, dove i personaggi plautini si trasformano in ritratti familiari\, a dimostrazione di quanto il teatro latino abbia un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Una rappresentazione di Plauto davvero unica\, divertente e commovente\, che ci fa scoprire quanto il commediografo latino sia veramente un nostro “contemporaneo”.  \n\n\n\nLo spettacolo segna una tappa significativa nell’importante percorso di rivisitazione del Teatro Classico che Vincenzo Zingaro\, alla guida della Compagnia Castalia\, porta avanti da 34 anni\, con grande successo di pubblico e di critica\, al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico)\, sede della Compagnia (riconosciuto dal Ministero della Cultura) e in prestigiosi Festival (Ostia Antica\, Taormina\, Paestum\, Pompei\, Segesta\, Ferento\, Teatro di Pietra\, Leuciana\, Venosa\, Sarsina\, Formia\, Volterra\, Anagni\, Alba Fucens e tanti altri). Un progetto culturale unico in Italia\, che ha coinvolto ed entusiasmato centinaia di migliaia di giovani e che da anni è oggetto di Studio e di Tesi di Laurea presso prestigiose Università italiane ed europee.  \n\n\n\nNOTE DI REGIA \n\n\n\nCicerone testimonia che Truculentus era considerata da Plauto una delle sue opere migliori. Nonostante ciò\, la commedia è stata raramente rappresentata in tempi moderni\, pur contenendo diversi caratteri tipici della comicità plautina\, dalla prostituta al giovane innamorato\, al soldato fanfarone\, al servo rozzo. In realtà\, i motivi dell’assenza dalle scene di questa commedia sono comprensibili: primo fra tutti\, l’estrema debolezza della trama\, piena di omissioni e di contraddizioni\, che oltrepassano il limite consueto a cui Plauto ci ha abituati.  Ciò è in parte da attribuire a una compromessa trasmissione del testo. Pertanto\, a una prima lettura\, l’opera desta sicuramente diverse perplessità. Ma prestando maggiore attenzione\, mi sono accorto che essa contiene degli spunti di eccezionale modernità e degli elementi di inaspettata crudezza che prevaricano il semplice gioco e ci proiettano in una dimensione di inquietante “realismo”. Salta subito all’occhio\, innanzitutto\, che a costituire il motore dell’azione\, a tessere l’ordito della trama\, non è più il servus\, ma una donna\, fatto inconsueto in una commedia plautina: una donna estremamente sofisticata nell’esercitare il proprio mercimonio\, capace di giocare abilmente su diversi piani. Ma il suo è un gioco amaro\, che introduce una nota dissonante nell’universo armonico e apparentemente spensierato di Plauto. Nel Truculentus\, il mondo femminile sembra fagocitare ineluttabilmente il maschile\, trascinandolo in una deriva dei sensi\, in una “battaglia dei sessi” che non lascia scampo. Non è da trascurare il fatto che l’opera appartiene all’età avanzata di Plauto; periodo in cui gli studiosi tendono a ravvisare nel Sarsinate una maggiore sensibilità ai problemi sociali\, dettati da una società in grande trasformazione. Nel 189 a. C.\, infatti\, anno in cui è datata la commedia\, Roma è attraversata da grandi cambiamenti\, il cui filo rosso è rintracciabile nella guerra\, la seconda guerra punica\, che si concluse faticosamente con la sconfitta di Cartagine. Tra i cambiamenti\, la condizione di maggiore autonomia e indipendenza in cui le donne vennero a trovarsi\, a causa delle nuove norme successorie e dei patrimoni acquisiti in seguito alla perdita dei mariti e dei padri\, caduti in battaglia. Nel 195 a. C.\, fece scalpore l’insurrezione pubblica femminile che portò all’abrogazione della Lex Oppia\, promulgata nel 215 a. C.\, che limitava l’ostentazione del lusso da parte delle donne\, proprio per la necessità di far fronte allo sforzo bellico. Si determinò uno sbilanciamento nell’equilibrio dei ruoli sociali\, per il quale gli uomini si sentirono minacciati. Da questo tessuto sociale nasce in Plauto l’ispirazione del personaggio di Prhonesium\, la bellissima e astuta meretrice\, protagonista della commedia\, che tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa. D’altro canto\, la stessa atmosfera licenziosa che pervade il Truculentus trova un suo fondamento in un fenomeno sociale molto diffuso\, come quello dei culti bacchici\, la cui crescente promiscuità determinò\, nel 186 a. C.\, la soppressione degli stessi da parte del Senato. Scopriamo allora che il mondo di Plauto\, con i suoi personaggi\, fino ad ora considerati delle maschere\, assume un sapore più vero\, che ha stimolato la mia fantasia a trasferire la vicenda in un contesto e in un periodo storico più vicino a noi\, a dimostrazione di quanto i caratteri del teatro latino abbiano un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Lo spaccato sociale raccontato\, la presenza di caratteri spinti nella dimensione del grottesco\, i toni a tratti scoppiettanti e a tratti crepuscolari\, mi hanno riportato alla mente paesaggi e figure del cinema felliniano. Una sorta di “Amarcord”\, che ci trasporta in un’onirica e desolante vita di provincia\, dove signorotti\, militari\, donne procaci e giovani ossessionati da un prepotente desiderio sessuale\, intersecano geometrie di esistenze un po’ grigie\, con quel loro patteggiare spasmodicamente il prezzo dei favori\, anche se apparentemente briose. Così\, ho deciso di ambientare la mia messinscena del Truculentus nella seconda metà degli anni ‘30\, in un’Italia attraversata anch’essa da numerosi cambiamenti e profonde contraddizioni: tra il disagio per una condizione di arretratezza da una parte e l’euforia di espansionismo e di modernizzazione dall’altra. L’inaugurazione degli stabilimenti di Cinecittà nel ’37\, rappresentò uno straordinario crogiuolo\, che determinò un nuovo fenomeno culturale capace di coinvolgere trasversalmente le masse\, paragonabile a quanto il teatro di Plauto aveva rappresentato nella Roma cosmopolita del III sec. a. C.; l‘espansione coloniale in Africa\, realizzata dal regime fascista\, in nome di una gloriosa “romanità”\, non può non rimandare al periodo delle guerre puniche\, in cui Plauto visse e del cui humus le sue commedie risentono; il fenomeno delle case di tolleranza\, così diffuso in Italia prima della sua abrogazione nel 1958\, ad opera della legge Merlin\, richiama i lupanari della Roma antica\, offrendo nell’immaginario un sovrapporsi di suggestioni fra l’antico e il moderno. Così\, per una curiosa alchimia\, attraverso la vicenda immaginata da Plauto\, prende vita l’affresco di una provincia del sud\, una storia ambientata in una moderna Magna Grecia\, in cui sogni e passioni si scontrano con la spietatezza della realtà.  I personaggi si trasformano in ritratti di vita familiari\, più vicini di quanto potessimo immaginare\, che scopriamo mai scomparsi\, ma solo trasfigurati\, da cui l’anima cerca di prendere le distanze con un’amara risata\, perché non può non riconoscersi davanti al suo specchio. E l’appellativo Truculentus\, che dà il nome all’opera\, sul quale i critici hanno tanto dibattuto\, perché ispirato immotivatamente a un personaggio secondario\, trova in questa direzione il suo senso se lo consideriamo come definizione di un destino capace di imporci una condizione avvilente\, in grado di mortificare la nostra esistenza\, a cui è difficile ribellarsi. E’ quello che succede ai protagonisti di questa storia\, vittime di una condizione più forte di loro\, di un destino tragico che li accomunerà: la Seconda guerra mondiale. Nel confrontarmi con questa opera\, ho sentito la profonda esigenza di cogliere l’opportunità che mi offriva: di raccontare quanto ho fortemente e sinceramente percepito fra le sue righe\, lasciandomi trasportare dalle sue più recondite vibrazioni\, con tutta la passione e l’amore con i quali ho sempre affrontato il mio viaggio nel meraviglioso e straordinario mondo della Commedia Classica Antica. (Vincenzo Zingaro)  \n\n\n\n  Orario spettacoli: \n\n\n\nvenerdì 6 e sabato 7 marzo ore 21\,00 \n\n\n\ndomenica 8 marzo ore 17\,30 \n\n\n\n  venerdì 13 e sabato 14 marzo ore 21\,00 \n\n\n\ndomenica 15 marzo ore 17\,30 \n\n\n\nvenerdì 20 e sabato 21 marzo ore 21\,00 \n\n\n\ndomenica 22 marzo ore 17\,30 \n\n\n\nvenerdì 27 e sabato 28 marzo ore 21\,00 \n\n\n\ndomenica 29 marzo ore 17\,30 \n\n\n\ne-mail: info@teatroarcobaleno.it – sito: www.teatroarcobaleno.it \n\n\n\nBiglietti: Intero € 23\,00 – Ridotto € 19\,00 (Over 65\, CRAL\, Associazioni convenzionate) – Ridotto studenti € 15\,00 (fino a 26 anni)
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SUMMARY:"Scomode" al Centro Culturale Artemia
DESCRIPTION:C’è un punto preciso in cui la risata si strozza e la commozione si traveste da sarcasmo. Quel punto è il palcoscenico di SCOMODE\, ultimo lavoro di Massimiliano Vado: una confessione corale\, un affondo vertiginoso nelle crepe dell’identità femminile contemporanea. \n\n\n\nLa storia della sua vita recente\, attraverso lo svelamento femminile. Tre voci. Tre donne. Tre monologhi che si cercano e si interrompono\, si accavallano e si graffiano\, come le unghie protagoniste del sottotitolo: “talmente lunghe che il pollice non è più opponibile”. \n\n\n\nÈ un teatro scomodo\, appunto: disturbante\, irriverente\, lucido. Più scomodo per gli uomini che per le donne. Certamente per l’autore. Un catalogo emotivo che alterna nevrosi e lucidità\, ironia chirurgica e disperazione domestica. \n\n\n\nSi ride – sì – ma si ride male\, perché il riso è sporco\, ubriaco\, nervoso. E nel frattempo\, dentro\, qualcosa si è rotto per sempre. Vado scrive come chi conosce il corpo e le sue menzogne: i desideri non detti\, la sessualità goffa\, le relazioni tossiche travestite da normalità\, il dolore emotivo persistente. \n\n\n\nLe protagoniste parlano come si beve vino dopo una giornata assurda: con urgenza\, con troppa sincerità\, con lo sguardo perso e unghie sempre laccate. Hanno spasmi di lucidità. Non c’è psicologismo\, non c’è pedagogia. Solo un fiume di parole vere quanto crudeli. E dietro ogni battuta – anche la più spietata – un frammento d’amore\, un’eco di solitudine. La regia\, essenziale e precisa\, non consola. Non addolcisce. Espone. E lascia che siano loro – le scomode – a diventare lo specchio: per le donne che conosciamo\, per quelle che siamo stati\, per quelle che non abbiamo saputo ascoltare. \n\n\n\nUno spettacolo che non cerca consensi ma condivisione. Semmai. Una drammaturgia che brucia. E che\, proprio perché brucia\, rimane. Auspicabilmente. Sotto la pelle. Dentro le vene. Indelebile. Lì dove le parole – anche quelle dette a bassa voce – diventano necessarie. \n\n\n\nSinossi \n\n\n\nTre donne. Una tavola\, molti bicchieri e infinite confessioni. SCOMODE è un’esplorazione teatrale tagliente\, ironica e profonda della femminilità urbana\, fragile e indistruttibile.Tra racconti intimi\, sogni spezzati e memorie condivise\, le protagoniste portano in scena i disastri sentimentali\, le derive sessuali\, le contraddizioni sociali e il disagio sottopelle dell’essere donna oggi. Frammenti di vita\, pensieri a voce alta\, liste di ansie\, paure e confessioni che si trasformano in veri e propri atti d’accusa – a volte contro gli uomini\, a volte contro se stesse. Il testo alterna ironia feroce e struggente vulnerabilità\, con un linguaggio diretto\, libero e spietato. Il filo conduttore è l’amicizia: rifugio\, specchio\, tribunale. Ma anche luogo di cura\, complicità e sopravvivenza. Lo spettacolo scava\, non compiace. Per scelta. E lascia emergere una realtà scomoda\, fatta di donne brillanti e stanche\, ironiche e ferite. Donne vive. E per questo\, imprescindibili. \n\n\n\nNote di Regia \n\n\n\nLa messa in scena di SCOMODE sarà volutamente essenziale. Uno spazio vuoto\, nero\, definito solo da luci decise: colori netti che commentano gli stati d’animo\, virando dal fucsia all’ambra\, dal blu petrolio al rosso fuoco. Le tre protagoniste saranno vestite come dei peluche: abiti morbidi\, quasi infantili\, ma \n\n\n\nsempre sopra tacchi importanti – una contraddizione visiva che espone la fragilità e l’ostentazione\, la dolcezza e il desiderio. Al centro\, un semplice tavolino da bar: simbolo di un’intimità condivisa\, rifugio notturno dove ci si dice la verità\, si ride e si sanguina con dignità. Il vino – ovviamente – sarà vero\, bevuto in scena\, come fosse sangue travestito da piacere. Tutto ciò che non serve sarà tagliato. \n\n\n\nLa parola – viva\, ironica\, cruda – sarà protagonista assoluta. Un teatro che non finge\, ma si dichiara. Una dichiarazione d’amore al disagio e al dolore. Come le sue protagoniste: scomode\, quindi indispensabili. In tutto quello che scriviamo\, produciamo\, soprattutto recitiamo\, c’è sempre qualcosa di intimamente nostro. Diventa produttivo e originale quando non somiglia a noi\, quando ogni storia parte dalla nostra pancia e arriva in un punto qualsiasi dell’universo ogni cosa che ci capita\, ogni fantasia\, ogni innamoramento\, ogni profonda delusione\, ogni relazione\, ogni incontro\, viene rimescolato all’interno della nostra sensibilità e proposto su un palco o davanti a una macchina da presa. Credo sia l’apice più alto del lavoro che sono contento di fare. Capita anche di trasformare così tanto quello che ci è accaduto da farlo diventare un intreccio a tre voci\, per tre attrici completamenti diverse ma ugualmente raffinate. Il compito primo è quello di produrre un’autobiografia minima ma estremamente fedele\, dapoter far rappresentare da qualcuno che palesemente non sono io. È così che nasce il testo “Scomode”\, una recensione tassonometrica di alcuni periodi ingarbugliati quanto infinitamente produttivi della mia vita\, in cui si mischiano sensazioni e impedimenti\, alti innalzamenti dello spirito ed ironia. Scritto per tre voci\, prodotto per tre anime. Una necessità. \n\n\n\nScomodo – scritto e diretto da Massimiliano Vado – Con: Elena Biagetti\, Alessia Ferrero e Emanuela Panzarino
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LOCATION:Centro Culturale Artemia\, Via Amilcare Cucchini\, 38\, Roma\, Italia
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SUMMARY:Edipo re di Sofocle a Galleria Toledo
DESCRIPTION:Venerdì 6 marzo alle ore 19.00 (in replica sabato 7 marzo ore 20.30 e domenica 8 marzo ore 18.00) la compagnia archiviozeta presenta un nuovo attraversamento di Edipo re di Sofocle\, traduzione di Federico Condello\, drammaturgia\, scenografia\, regia\, interpretazione Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti\, musica di Patrizio Barontini.  \n\n\n\nA distanza di qualche anno dalla sua ultima ripresa nel 2022\, lo spettacolo torna in scena come terreno di ricerca sulle tracce metateatrali del testo mettendo in evidenza la postura poetica e formale della compagnia.  \n\n\n\nIl luogo del delitto è sotto gli occhi di tutti. La versione di Edipo di archiviozeta cammina sul filo dei contrasti\, degli interrogatori e delle indagini alla ricerca ossessiva del colpevole: in scena due figure istruiscono il procedimento ineluttabile che porta alla conoscenza e quindi al dolore. \n\n\n\nNote di regia \n\n\n\nColui che cerca è l’oggetto della ricerca \n\n\n\nchi non sa è colui a proposito del quale si tratta di sapere \n\n\n\ncolui che ha sguinzagliato i cani è egli stesso la preda \n\n\n\nla pista in cui li ha lanciati li riconduce al punto in cui li attende. \n\n\n\nMichel Foucault – Lezioni sulla volontà di sapere/Il sapere di Edipo \n\n\n\nUna lunga storia… Abbiamo iniziato a girare intorno a Edipo Re nel 2011 quando decidemmo di metterlo in scena a Fiesole\, a cento anni di distanza dall’inaugurazione del Teatro Romano che – primo in Italia – nel 1911 ospitò un Edipo in un sito archeologico. Lo spettacolo era all’ora del tramonto e senza nessuna amplificazione\, la musica era suonata dal vivo\, in scena eravamo in quattro. Ma non si fa Edipo senza una lingua e senza una profonda conoscenza del greco antico\, dei giochi di parole\, dei lapsus\, dei tranelli e delle false piste. Decidemmo di mettere in scena Edipo perché ci colpì profondamente la ricerca filologica attenta e la contemporaneità della nuova e ancora mai rappresentata traduzione di Federico Condello dell’Università di Bologna. Qualche tempo dopo facemmo un nuovo allestimento in due capannoni dismessi dai lavori dell’Alta Velocità nella Valle del Santerno\, tra Imola e Firenzuola. Era un altro spettacolo. Eravamo al chiuso ma quando sul finale si aprivano i portelloni\, il pubblico\, da quello spazio industriale\, poteva vedere il verde dei boschi intorno: il nostro Citerone era là a due passi! \n\n\n\nNel 2015 ci venne offerta la possibilità di riallestirlo in occasione delle serate in Aula Magna Santa Lucia dell’Università di Bologna\, preceduto da una lezione di Massimo Recalcati. Decidemmo di ripensare tutto lo spettacolo per farne una cosa completamente diversa: tutto in due attori\, doveva essere uno scontro dialettico fino all’ultimo respiro\, un tentativo di far emergere al massimo le tracce metateatrali e di far risaltare uno straniamento che portasse ancora più in luce la lacerazione profonda della contemporaneità. \n\n\n\nMa come lavorare su un personaggio come Edipo\, vittima e colpevole allo stesso tempo\, come rappresentare la complessità dei diversi personaggi che si attorcigliano a lui per salvarlo o annientarlo?Pensare Edipo come un dialogo aumenta la complessità: il protagonista lo conosciamo. Ma chi è questa deuteragonista che in sequenza si trasforma in Sfinge\, Tiresia\, Giocasta\, Messaggero\, Pastore? Uno spettroche tenta di sviare il colpevole dalla verità pur dicendola apertamente\, che sembra l’artefice del suo destino\, che lo obbliga a vivere sul luogo del delitto e che lo precipita in un incubo oscuro dal quale non può uscire? È forse questo suo doppio ossessivo il responsabile di tutto? \n\n\n\nL’importante è non rispondere a questa domanda\, lasciare che il dubbio rimanga come un tarlo nella mente\, come una lotta tra saperi. \n\n\n\nDa questo naufragio nell’abisso è nata la partitura musicale e sonora di Patrizio Barontini ed è emerso il segno scenografico: una Y disegnata sul palcoscenico\, una Lambda maiuscola – la lettera greca – lettera zoppa\, simbolo della stirpe di Edipo\, lettera genetica contenuta nel nome stesso dei Labdacidi\, quasi un cromosoma di luce\, abbiamo sotto gli occhi il crocevia di tre cammini\, spazio sospeso\, indefinito o iperdefinito\, passaggio dalla visibile oscurità alla luce accecante. \n\n\n\nCosì è nato un nuovo Edipo\, tragedia immensa e immensamente tragica: la storia di un bambino preso nella trappola genetica e abbandonato al suo destino. \n\n\n\nGianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni
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LOCATION:Galleria Toledo\, Vicolo I Porta Piccola a Montecalvario\, 34\, Napoli\, ITA\, 80134\, Italy
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SUMMARY:"VERNICE FRESCA" al Teatro Villa Lazzaroni
DESCRIPTION:Sarà in scena dal 6 all’ 8 marzo al Teatro di Villa Lazzaroni lo spettacolo VERNICE FRESCA drammaturgia e regia di Giovanni Sicurello\, con Maria Lomurno\, Giovanni Sicurello\, Fabio Versaci\, Gianluca Guizzardi. \n\n\n\nVernice Fresca -un testo scritto e interpretato da giovani attori- mette in scena il confronto tra individui agli antipodi della società: un giovane in crisi lavorativa e una clocharde provocatoria e irriverente.  Attraverso dialoghi sferzanti e situazioni surreali\, lo spettacolo esplora temi dell’alienazione\, frustrazione e ricerca di autenticità in un mondo che spesso sacrifica l’umanità per il successo\, e riflette su cosa significhi realmente essere liberi.  \n\n\n\nAlla fermata dell’autobus Davide incontra Mirella\, una clochrad fuori dagli schemi che vive in un camper senza ruote. I due avviano una conversazione che\, tra battute pungenti e provocazioni\, si trasforma in uno specchio delle loro vite. Mirella rappresenta la libertà estrema\, distaccata dalle convenzioni sociali; Davide è frustrato da un lavoro che lo sfrutta e non gli dà alcun senso di realizzazione\, oppresso dalle aspettative e dal bisogno di sicurezza. \n\n\n\nNe deriva un confronto sulla ricerca della libertà e il prezzo che si è disposti a pagare per conformarsi o ribellarsi alle regole della società. \n\n\n\nQuello che i personaggi non sanno è che a innescare le loro confessioni è la panchina stessa sulla quale sono seduti; infatti chiunque vi si sieda è costretto a rivelare ciò che davvero pensa o desidera. A loro si uniscono altri personaggi; un misterioso assassino\, un Prete che metterà in dubbio con ironia le sue stesse convinzioni religiose. La panchina non risparmia nessuno\, mettendo a nudo fragilità\, segreti e desideri repressi\, obbligando i personaggi a fare i conti con la loro vera natura.
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LOCATION:Teatro di Villa Lazzaroni\, Via Appia Nuova\, 522\, Roma\, 00181\, Italia
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SUMMARY:"Beauséjour" al Teatro Comunale di Bologna
DESCRIPTION:Definito da Le Figaro “le Béjart du hip-hop”\, accolto dal pubblico come una vera rock star\, il coreografo francese Mourad Merzouki\, pioniere nel trasformare la danza Hip Hop da pratica di strada ad arte di palcoscenico\, arriva in Italia per presentare Beauséjour\, in prima ed esclusiva italiana il 6 e 7 marzo al Teatro Comunale di Bologna – Comunale Nouveau ore 20:30. \n\n\n\nCinquantaduenne originario di Saint-Priest\, nella periferia di Lione\, con genitori di origini algerine\, quinto di sette figli con il sogno iniziale di diventare acrobata\, Mourad Merzouki è oggi l’autore francese più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. Attivo sin dalla fine degli anni Ottanta\, dal 1996 è alla testa della sua Compagnie Käfig che proprio a Bologna festeggerà il trentennale della sua fondazione con 40 creazioni e 2 milioni di spettatori in 65 Paesi. \n\n\n\nBeauséjour è una riflessione sul passare del tempo e sulla trasformazione dei corpi. Una sorta di affresco voluto dal veterano dell’Hip Hop per fare un bilancio della propria parabola artistica e illuminare\, quindi\, con nuova luce gli elementi costitutivi della sua prassi coreografica: il corpo\, l’energia\, la ricerca della bellezza. “Guardo al corpo consumato\, al corpo che ha vissuto\, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo – afferma – la nostalgia qui non è un sentimento amaro\, è una forza viva che rinasce e si dispiega”. Il coreografo esplora così i corpi che cambiano con l’età\, trasformando i danzatori attraverso costumi e gestualità inedite.  \n\n\n\nLe sonorità electro-latine create ad hoc da Müller & Makaroff\, il duo svizzero-argentino fondatore con il francese Philippe Cohen Solal a Parigi nel 1998 del gruppo musicale Gotan Project che è stato pioniere nella reinvenzione elettronica del tango\, evocano qui una dimensione conviviale da “guinguette” (balera)\, un luogo di festa e memoria dove riaffiorano ricordi d’infanzia\, primi amori e momenti condivisi con gli amici\, sapientemente resa dallo scenografo Benjamin Lebreton\, in cui è possibile udire i testi del MC e poeta urbano Fafapunk. In scena dialogano generazioni diverse:  quattordici interpreti\, giovani e anziani\, non per contrapporsi\, ma per mostrare il fluire del tempo. Si riflette così sull’inesorabile scorrere del tempo e sulla trasformazione dei corpi\, perché la bella danza è universale e transgenerazionale. \n\n\n\n«In questa nuova creazione\, esploro il corpo al cospetto del tempo. Sto guardando con occhi nuovi e con impegno a comecambiano il movimento e la performance fisica. Alla mia età e dopo una carriera trentennale\, i ballerini della mia generazione non hanno più lo stesso rapporto con il corpo. Eppure\, nei nostri spettacoli e nelle nostre performance\, continuiamo a celebrare la bellezza. Non cerchiamo più spettacolari prodezze fisiche\, ma un’estetica diversa\, che sia comunque aggraziata ed energica. Ho scelto di costruire una coreografia attorno a questa realtà. Quella del corpo che invecchia. La nostra società accetta il corpo e lo valorizza\, ma entro i criteri specifici che si è imposta. In Beauséjour\, guardoal corpo consumato\, al corpo che ha vissuto\, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo. La nostalgia qui non è un sentimento amaro\, è una forza viva che rinasce e si dispiega. Beauséjour è l’utopia sia di un passato che rinasce attraverso i ricordi\, sia di un presente vissuto da corpi prominenti\, gonfi e curvi. È una vera sfida coreografica per i ballerini hip-hop\, che devono appropriarsi di nuovi movimenti\, incarnando personaggi singolari molto lontani dalle loro esibizioni abituali. Questi personaggi accattivanti\, che abbracciano la loro originalità\, danno vita a una visione rinnovata della bellezza. Il corpo che invecchia può essere il luogo felice in cui risiede la bellezza! Una bellezza che sfida il tempo\, che resiste ed esiste in mododiverso. Trasportato dai ritmi electro-tango di Müller & Makaroff\, lo spirito della “ginguette” riappare sotto gli occhi delpubblico. La danza\, più che mai\, è una vetrina per la vita e la condivisione». \n\n\n\nMOURAD MERZOUKI\, direttore artistico e coreografo \n\n\n\n«L’incontro con Mourad Merzouki su quello che sarebbe diventato lo spettacolo Beauséjour ha fatto nascere un desiderio: riprendere da dove avevamo lasciato il “progetto Antropoceno”\, arricchendolo e portandolo ancora più lontano\, verso altri territori musicali dell’America Latina\, dalle marimbe e dai ritmi ternari della costa pacifica colombiana ai flauti e ai charango delle vette più alte delle Ande! Proprio come abbiamo fatto con il Gotan Project\, unendo il tango argentino alla musica elettronica. Uno dei vantaggi della musica elettronica è che l’orchestra sta tutta in un laptop! Così abbiamo potuto entrare nello spazio-tempo coreografico e adattare la musica alle esigenze della danza in tempo reale\, garantendo una perfetta sincronizzazione tra le due. Questo modo di lavorare ricorda i primi tempi del cinema\, quando le orchestre erano presenti durante le riprese e tutto veniva fatto contemporaneamente. Questo ampliamento degli orizzonti musicali e la ricerca di nuovi limiti completano l’approccio creativo del coreografo». \n\n\n\nMÜLLER & MAKAROFF\, creazione musicale  \n\n\n\nBEAUSÉJOUR Compagnie Käfig \n\n\n\ncreazione 2024 Les Nuits de Fourvière – Festival international de la Métropole de Lyon\, Centre chorégraphique national de Créteil et du Val-de-Marne / Cie Käfig\, Scène de Bayssan – Domaine Départemental de l’Hérault (Béziers)\, Sport dans la Ville con il supporto di Pôle en Scènes (Bron)\, Théâtre Théo Argence (Saint-Priest) \n\n\n\nCompagnie Käfig è in residenza presso il  Théâtre Théo Argence – Ville de Saint-Priest\, supportata dal Ministero Francese della Cultura\, dalla Région Auvergne-Rhône-Alpes e da Pôle en Scènes \n\n\n\nDurata 60 minuti\, atto unico \n\n\n\nGuarda i video QUI e QUI \n\n\n\nAcquista biglietti su vivaticket
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LOCATION:Teatro Comunale di Bologna\, Largo Respighi 1\, Bologna\, 40126\, Italy
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SUMMARY:Giornata internazionale della Donna\, gli appuntamenti culturali a Roma
DESCRIPTION:In occasione della Giornata internazionale della Donna\, il fine settimana prevede un fitto calendario di appuntamenti nei Musei e nei luoghi della città per celebrare le figure femminili protagoniste della storia e dell’arte. Venerdì 6 marzole iniziative coinvolgono il Museo delle Mura\, dove si leggeranno poesie scritte da autrici donne\, e i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali dove ci si soffermerà sull’essenza femminile espressa dalle sculture di Constantin Brâncuși\, fino a includere un itinerario urbano tra le opere di Street art a San Lorenzo. Sabato 7 marzo il programma comprende un percorso tra artiste e muse della Galleria d’Arte Moderna di via Crispi e un dibattito multidisciplinare al Museo di Casal de’ Pazzi per indagare le radici degli stereotipi di genere. Dall’intervista “impossibile” ad Annia Regilla a Villa di Massenzio fino al mito di Apollo e Dafne al Museo di Roma a Palazzo Braschi – arricchito dalla proiezione di un video di Umberto Mojmir Ježek e dalla lettura di brani di Ovidio –\, la giornata di domenica 8 marzo prosegue alla riscoperta delle protagoniste del Risorgimento romano al Mausoleo Ossario Garibaldino e Passeggiata del Gianicolo\, delle donne immortalate nelle fotografie della collezione Valerio De Paolis al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese e della figura di Maria Barosso\, artista e archeologa\, ai Musei Capitolini Centrale Montemartini.  \n\n\n\nhttps://www.museiincomuneroma.it/; https://www.sovraintendenzaroma.it/ \n\n\n\nEd è dedicata alle donne anche la rassegna cinematografica Lei e altre alla Casa del Cinema a corredo della mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis\, in corso al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Sabato 7 marzo\, alle 20.30\, è in programma la proiezione del film Her di Spike Jonze (Stati Uniti\, 2013)\, melodramma fantascientifico che al tempo stesso è una riflessione struggente sul tema dell’isolamento sociale (biglietti acquistabili presso la biglietteria in largo Marcello Mastroianni 1\, oppure online attraverso il sito www.casadelcinema.ito www.boxol.it/casadelcinema).  \n\n\n\nhttps://www.museocarlobilotti.it/it/notizie/alla-casa-del-cinema-un-ciclo-di-proiezioni-la-mostra-lanterne-magiche \n\n\n\nLa letteratura al femminile è invece protagonista della rassegna Le parole delle scrittrici\, che giovedì 12 marzo alle 17.00 torna al Museo di Roma in Trastevere con un appuntamento dedicato a Virginia Woolf. L’incontro\, guidato daIolanda Plescia (Sapienza Università di Roma)\, esplorerà l’ultimo romanzo della scrittrice londinese\, Between the Acts\, un testo singolare che intreccia teatro e narrazione\, storia collettiva e vicende individuali. A partire da una nuova esperienza di traduzione\, la conferenza permetterà di addentrarsi in questo scritto\, pubblicato postumo\, che rappresenta al tempo stesso un addio e una consegna intellettuale (ingresso libero nella sola Sala Multimediale\, sede dell’incontro). \n\n\n\nhttps://www.museodiromaintrastevere.it/it/didattica/virginia-woolf-between-acts \n\n\n\nTra le altre iniziative della settimana\, sabato 7 marzo alle 11.00 al Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina si terrà la visita Roma\, Repubblica: Venite! Mazzini e la Repubblica Romana. L’incontro ripercorre le vicende vissute da Giuseppe Mazzini nei mesi trascorsi a Roma insieme ai padri della Costituzione del luglio 1849\, raccontando anche le sue esperienze personali e le relazioni più intime (prenotazione obbligatoria allo 060608\, massimo 20 partecipanti). \n\n\n\nhttps://www.museodellarepubblicaromana.it/it/didattica/roma-repubblica-venite-mazzini-e-la-repubblica-romana \n\n\n\nDalla Risorgimento ai capolavori dell’arte classica\, domenica 8 marzo proseguono le visite guidate gratuite in italiano (alle 11.30) e in inglese (alle 16.30) alla mostra La Grecia a Roma ai Musei Capitolini\, Villa Caffarelli. Attraverso un percorso guidato di 75 minuti\, l’iniziativa offre a cittadini\, turisti e residenti stranieri l’opportunità di approfondire l’incontro tra due civiltà straordinarie\, in un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Il racconto è arricchito da un apparato multimediale con videoproiezioni immersive che rendono l’esperienza ancora più coinvolgente (prenotazione obbligatoria allo 060608\, massimo 25 partecipanti). \n\n\n\nhttps://www.museicapitolini.org/it/didattica/la-grecia-roma-visite-guidate-gratuite \n\n\n\nSi rinnova l’appuntamento con il ciclo di conferenze Roma Racconta…\, che questa settimana prevede due incontri. Il primo\, Archeologia a Lugdunum\, “lo specchio di Roma” in Gallia\, in calendario martedì 10 marzo alle 16.30 al Museo di Roma a Palazzo Braschi\, vede protagonista Il Nettuno di Lione\, grande statua bronzea della Gallia romana esposta fino al 7 giugno al Museo di scultura antica Giovanni Barracco. Insieme a Delphine Cano (Lugdunum-Musée et théâtres romains\, Métropole de Lyon) e Anna Maria Rossetti (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali)\, si esploreranno gli aspetti storico-artistici\, tecnici e iconografici dell’opera approfondendone il contesto di provenienza e di conservazione (ingresso libero nella sola Sala Tenerani\, sede dell’incontro).  \n\n\n\nhttps://www.museodiroma.it/it/didattica/il-nettuno-di-lione-archeologia-lugdunum-lo-specchio-di-roma-gallia \n\n\n\nGiovedì 12 marzo\, sempre alle 16.30\, ci si sposta nel Salone da Ballo del Casino Nobile di Villa Torlonia dove Federica Pirani\, Antonia Rita Arconti e Andrea Pesce Delfino (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) illustreranno il Nuovo allestimento per il Museo della Scuola Romana a Villa Torlonia. \n\n\n\nhttps://www.museivillatorlonia.it/it/didattica/un-nuovo-allestimento-il-museo-della-scuola-romana-villa-torlonia \n\n\n\nRoma\, la tua guida culturale\, il programma di visite\, incontri e formazione \n\n\n\nPer il ciclo aMICi\, attività gratuite riservate ai possessori di Roma MIC Card\, venerdì 6 marzo alle 12.00 si terrà la visita A tu per tu con i Fori Imperiali\, lungo un percorso privo di barriere architettoniche che dal Foro di Traiano arriva fino al Foro di Cesare passando all’interno delle cantine del quartiere Alessandrino\, sotto via dei Fori Imperiali. Appuntamento all’ingresso dell’area archeologica\, in piazza Madonna di Loreto (prenotazione obbligatoria allo 060608\, massimo 20 partecipanti). \n\n\n\nhttps://www.sovraintendenzaroma.it/content/amici-tu-tu-con-i-fori-imperiali-8 \n\n\n\nTra gli altri appuntamenti del ciclo aMICi\, due sono in programma nel pomeriggio di giovedì 12 marzo (entrambi con interprete LIS e prenotazione obbligatoria allo 060608). Alle 17.00\, ai Musei Capitolini Centrale Montemartini\, i partecipanti saranno accompagnati in un percorso tra gli acquerelli di Maria Barosso in dialogo con le opere della collezione permanente del museo\, alcune delle quali sono venute alla luce proprio durante i cantieri che l’artista e archeologa aveva contribuito a documentare negli anni Venti-Trenta del Novecento (massimo 25 partecipanti). \n\n\n\nhttps://www.centralemontemartini.org/it/didattica/amici-lo-sguardo-di-maria-barosso-nella-centrale-montemartini \n\n\n\nIn contemporanea\, nelle sale di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini\, si terrà una visita alla mostra La Grecia a Romaper scoprire i capolavori dell’arte greca realizzati per il sofisticato mercato romano (massimo 20 partecipanti).https://www.museicapitolini.org/it/didattica/amici-visita-alla-mostra-la-grecia-roma-0  \n\n\n\nPer il ciclo Archeologia in Comune\, invece\, domenica 8 marzo\, appuntamento alle 11.30 in via Campania\, fronte civico 31\, per una Visita teatralizzata alle Mura Aureliane nel tratto che va da Porta Pinciana a via Marche. La struttura\, risalente al V secolo\, è stata utilizzata come muro di confine della Villa Boncompagni-Ludovisi e poi come sede di studi d’artista nei primi decenni del Novecento (prenotazione obbligatoria allo 060608\, massimo 15 partecipanti). https://www.sovraintendenzaroma.it/content/visita-teatralizzata-alle-mura-aureliane-2 \n\n\n\nAl Planetario di Roma proseguono gli spettacoli a tema astronomico. Per il pubblico adulto: Ritorno alle Stelle(venerdì 6 marzo alle 16.00 e alle 18.00; sabato 7 marzo alle 10.00; domenica 8 e martedì 10 marzo alle 17.00; mercoledì 11 marzo alle 16.00); Interstellari – il viaggio delle sonde Voyager (venerdì 6 e mercoledì 11 marzo alle 17.00; sabato 7 marzo alle 12.00; martedì 10 e giovedì 12 marzo alle 18.00); La notte stellata (sabato 7 marzo alle 11.00); La magia dell’aurora boreale (sabato 7 marzo alle 17.00; domenica 8 marzo alle 11.00); Il cielo degli innamorati (sabato 7 marzo alle 18.00); Space Opera (domenica 8 marzo alle 10.00; martedì 10 marzo alle 16.00; giovedì 12 marzo alle 17.00); Ecologia Cosmica: Figli delle Stelle\, Custodi della Terra (domenica 8 marzo alle 16.00); Una dorata cupola di stelle (domenica 8 marzo alle 18.00); From Earth to the Universe (in inglese – mercoledì 11 marzo alle 18.00; giovedì 12 marzo alle 16.00). Per i più piccoli e le loro famiglie\, sabato 7 marzo alle 16.00 Gabriele Catanzaro\, nei panni dello stravagante Dottor Stellarium\, condurrà lo spettacolo Accade tra le stelle\, mentre domenica 8 marzo alle 12.00 torna lo spettacolo giocoso e interattivo Girotondo tra i Pianeti. Acquisto biglietti online su https://museiincomuneroma.vivaticket.it/it/tour/trova-il-tuo-spazio-planetario-roma/2998 –www.planetarioroma.it. \n\n\n\nIl programma potrebbe subire variazioni. Per tutti gli eventi\, visite e incontri\, info e prenotazioni allo 060608 (attivo tutti i giorni ore 9.00-19.00). Modalità di accesso e tariffe su https://www.museiincomuneroma.it;https://www.sovraintendenzaro
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SUMMARY: Barrilete Cosmico/Maradona Pedagogista al Teatro Basilica
DESCRIPTION:TeatroBasilica presenta Barrilete Cosmico/Maradona Pedagogista\, uno spettacolo scritto e interpretato da Christian Raimo\, in scena per due differenti date\, il 5 marzo 2026 e il 20 aprile 2026\, sempre alle ore 21:00. La creazione porta la firma del Gruppo della Creta – con la cura artistica di Alessandro Di Murro; il disegno luci è affidato a Matteo Ziglio. Produzione del Gruppo della Creta. Un progetto scenico che intreccia riflessione\, immaginario e presenza attorale in una proposta teatrale dal forte impianto autoriale. \n\n\n\nQual è il gol più bello della storia del calcio? Molti forse risponderebbero quello di Diego Armando Maradona durante i mondiali del 1986 contro l’Inghilterra. Maradona scarta mezza squadra e infila in rete\, raddoppiando il vantaggio dopo il gol con “la mano di Dio”. \n\n\n\nMa quel gol non è solo un gesto atletico e artistico\, è anche una grande lezione sull’origine del talento e sul senso dell’educazione. È Maradona stesso a spiegarlo. E siamo noi a poter seguire il suo commento\, ripercorrendo la storia dell’Argentina\, prima e durante e dopo la dittatura\, e capendo insieme quanto ogni capolavoro come ogni riscatto nasca dalla dedizione e dal coraggio. \n\n\n\n𝗕𝗮𝗿𝗿𝗶𝗹𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗺𝗶𝗰𝗼 / 𝗠𝗮𝗿𝗮𝗱𝗼𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗱𝗮𝗴𝗼𝗴𝗶𝘀𝘁𝗮 non è una celebrazione nostalgica del pallone. È una domanda aperta su talento\, educazione e riscatto. In scena Christian Raimo prende quel gol leggendario – dopo la “mano de Dios”\, dopo la corsa che dribbla mezza squadra – e lo trasforma in un gesto politico. Perché quel capolavoro nasce in un’Argentina segnata dalla dittatura\, dalla povertà\, dalla rabbia e dal desiderio di riscrivere il proprio destino. Un monologo che parla di calcio senza fermarsi al calcio. Di educazione senza fare prediche.Di talento come costruzione collettiva. Se pensate che Maradona sia solo un mito sportivo\, forse è il momento di rivedere la partita da un’altra angolazione. \n\n\n\nInformazioni \n\n\n\nIl “TeatroBasilica” è diretto dall’attrice Daniela Giovanetti e dal regista Alessandro Di Murro. L’organizzazione è a cura del collettivo Gruppo della Creta e di un team di artisti e tecnici. Supervisione artistica di Antonio Calenda. Ulteriori info sul TeatroBasilica sono reperibili a questo link: \n\n\n\nhttps://www.teatrobasilica.com/chi-siamo
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LOCATION:Teatro Basilica\, Piazza di Porta San Giovanni\, 10\, Roma\, 00185\, Italia
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SUMMARY:MARILYN MONROE\, Troppo bionda per essere creduta
DESCRIPTION:L’incanto senza tempo di Marilyn\, con le sue maschere\, le sue fragilità e contraddizioni. Nell’anno che celebra il centenario della sua nascita in tutto il mondo arriva in Prima nazionale assoluta al Teatro Manzoni di Roma MARILYN MONROE\, Troppo bionda per essere creduta\, un racconto intenso e coinvolgente sulla leggendaria stella del cinema\, narrato da una prospettiva inedita\, in scena da giovedì 5 a domenica 22 marzo. Sul palco nel ruolo della protagonista Melania Giglio\, anche autrice del testo\, affiancata da Danny Bignotti (Joe Di Maggio) e Sebastian Gimelli Morosini (Milton Greene)\, per la regia di Daniele Salvo.  \n\n\n\nHollywood\, 1962. Un uomo siede al tavolo di un bar. Fuma\, bevendo il suo caffè. È Joe Di Maggio\, il grande campione\, la leggenda del baseball americano. Si lascia cullare dai suoi ricordi\, accarezzare dalle ossessioni e dai suoi fantasmi. C’è uno spirito che in particolare lo tormenta. È quello di una donna bionda che gli sussurra parole di miele nelle orecchie e nella mente. È Marilyn. Marilyn che non c’è più\, che se ne è andata\, che lo ha lasciato solo.  \n\n\n\nA strapparlo dai suoi melanconici pensieri è un bell’uomo sui 40 anni. È il famoso fotografo Milton Greene. È venuto a portare delle foto\, le più belle che siano mai scattate alla grande diva. Sono le immagini che più di tutte hanno raccontato la sua anima. Milton Greene è stato il fotografo che ha lavorato con Marilyn durante alcuni dei periodi più intensi e creativi della sua vita. Non solo un fotografo\, ma anche un amico e confidente\, l’unica figura che abbia mai saputo vedere Marilyn per quello che era veramente\, al di là della sua immagine di diva.  \n\n\n\nEd è come se dai suoi ritratti Marilyn risorgesse: Marilyn e Norma Jeane\, due anime sempre in lotta\, due donne in un unico corpo. L’anima dolce\, profonda e tormentata che deve mandare in scena l’altra\, l’oca bionda che piace tanto agli uomini\, che piace a tutti.  I suoi diari\, le poesie segrete che non faceva leggere a nessuno. Le innumerevoli gravidanze perdute\, il corpo che non risponde più. E poi pillole. Pillole di ogni genere\, che i medici e gli psichiatri le prescrivono in quantità\, quelle stesse pillole che la uccideranno. E che lasceranno un deserto nel cuore degli unici due uomini che\, seppur in chiave diversa\, l’hanno davvero amata e conosciuta. Che l’hanno accettata per quello che era né più né meno “una farfalla\, una bambina che cammina su di un filo sospeso sull’abisso”. (Antonio Tabucchi) \n\n\n\n“Lo spettacolo – spiega l’autrice Melania Giglio – intende esplorare i lati più intimi e meno noti di Marilyn Monroe\, mettendo in luce i suoi rapporti con due figure fondamentali della sua vita\, Joe Di Maggio e Milton Greene. Questi legami\, purtroppo contrassegnati da fragilità e incomprensioni\, saranno al centro della nostra narrazione\, come riflessi di un’epoca che ha contribuito a costruire il mito di Marilyn\, ma che non ha saputo salvarla dal suo dolore interiore.  \n\n\n\n“La Marilyn che vogliamo raccontare – continua il regista Daniele Salvo –  non è solo quella che la storia del cinema ci ha tramandato come simbolo di sensualità\, ma una donna alla continua ricerca di un equilibrio tra il suo bisogno di affetto e il peso della fama. Il contrasto tra la donna pubblica e quella privata sarà il cuore pulsante della nostra creazione”. \n\n\n\nCon: Melania Gilio (Marilyn)\, Danny Bignotti (Joe Di Maggio)\, Sebastian Gimelli Morosini (Milton Green) – Regia DANIELE SALVO – Costumi Daniele Gelsi – Scene Alessandro Chiti – Produzione Bis Tremila -Assistente alla regia Matteo Fiori – Arrangiamenti originali Heron Borelli – Grafica Mario Toccafondi \n\n\n\nTutte le canzoni di Marilyn saranno rigorosamente eseguite dal vivo. \n\n\n\nDiamonds are a girl’s best friend \n\n\n\nI wanna be loved by you \n\n\n\nRiver of no return \n\n\n\nBye\, Bye Baby \n\n\n\nCandle in the Wind
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LOCATION:Teatro Manzoni di Roma\, Via Monte Zebio\, 14C\, Roma\, RM\, 00195\, Italia
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SUMMARY:"Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse
DESCRIPTION:Cosa rende una famiglia una vera famiglia? Il documento rilasciato dall’ufficio Anagrafe che attesta lo stato di convivenza oppure l’insieme di sentimenti che uniscono e creano legami\, spesso indissolubili? Da una parte ci sono le leggi\, i cavilli burocratici\, e dall’altra c’è il cuore\, ma ci sono anche le emozioni e i desideri che stabiliscono  le “leggi” della vita\, quelle che non hanno bisogno di decreti\, ma che viaggiano sull’onda della genuinità. Al Teatro delle Muse di Roma\, storico spazio culturale legato alla tradizione legata non solo all’intrattenimento ma anche all’origine del teatro come strumento sociale\, dal 5 al 22 marzo 2026\, arriva lo spettacolo “Figlio di Famiglia”\, quando l’ironia smaschera i pregiudizi e l’amore diventa l’unico e indiscutibile diritto universale. Scritta e diretta da Geppi di Stasio\, direttore della Compagnia Stabile\, la commedia non ha timore di scherzare col fuoco dei tabù sociali per dare voci a verità spesso ritenute “scomode” e per questo lasciate nell’ombra\, oltre le definizioni e le risoluzioni europee ancora non uscite allo scoperto. L’autore e regista è fondatore del gruppo Facebook “Etero per i diritti gay”. Da qui l’idea di raccogliere le voci\, le sensazioni\, le testimonianze\, e portarle sul palco al fine di trattare temi complessi – dalle adozioni alle unioni civili –  senza la pesantezza del dogma\, ma con la velocità della satira. Naturalmente Di Stasio è anche protagonista della commedia con Roberta Sanzò. Sul palco insieme a loro anche Patrizia Tapparelli\, Giorgia Lepore Martinelli\, Antonio Lubrano. “Usiamo l’ironia perché è lo strumento che arriva prima al bersaglio”\, dichiara l’autore\, “ma il nostro bersaglio non è colpire qualcuno\, bensì abbattere il muro dell’indifferenza.”  Nell’Italia che arranca nel riconoscimento dei diritti civili\, “Figlio di Famiglia” si pone una domanda provocatoria: se il matrimonio è “maternità”\, e le altre sono “unioni civili”\, allora l’amore ha bisogno di un dizionario per essere legittimo? Lo spettacolo dà voce a tutte le posizioni e lo fa portando in scena anche lo stesso pubblico in forma anonima. La platea\, infatti\,  è chiamata a riflettere su un punto cardine: un bambino ha bisogno di cure o di etichette? Per rafforzare il messaggio ogni settimana sul palco sarà consegnato un premio: “Figli di un Arcobaleno”\, assegnato a tutti coloro che ogni giorno lottano per affermare i diritti del cuore.   \n\n\n\n Info 06 4423 3649
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LOCATION:Teatro delle Muse\, Via Forlì\, 43\, Roma\, 00161\, Italia
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SUMMARY:"LA DONNA IMPERFETTA... E I SUOI GUAI" alla Sala Lysistrata
DESCRIPTION:Una donna “imperfetta”\, schiacciata da aspettative\, panni da stirare e sogni messi in pausa\, decide di raccontarsi senza filtri. Tra risate e ironia\, partendo da alcuni monologhi di Francesca Nunzi\, svela le piccole tragedie quotidiane di ogni donna “normale”. Un viaggio comico tra frustrazioni\, desideri repressi e improbabili rivincite. Perchè ridere\, a volte\, è l’unico modo per sopravvivere. E magari sentirsi finalmente libera… o forse no? Staremo a vedere. \n\n\n\nGiovedì e venerdì alle ore 21 – Sabato alle ore 19 – Domenica alle ore 18
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LOCATION:Sala Lysistrata\, Via Amerigo Vespucci\, 40\, Roma\, RM\, 00153\, Italia
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SUMMARY:"The Taming of the Shrew" al Satiro Off di Verona
DESCRIPTION:La bisbetica domata torna con Casa Shakespeare e questa volta sceglie la controffensiva. Un nuovo cast e una nuova ripresa di regia con Lucia Messina. Il suo sguardo femminile e contemporaneo\, raccoglie e riprende l’impianto registico di Solimano Pontarollo. Non in difesa del testo\, ma un attraversamento critico.  \n\n\n\nIn un’epoca\, quella dell’Inghilterra di Elisabetta I\, in cui il rapporto uomo/donna era regolato da gerarchie rigide e socialmente codificate\, Shakespeare costruisce una commedia che ancora oggi fa discutere. La “domatura” di Caterina continua a far storcere il naso alle sensibilità contemporanee. Ed è proprio lì che Casa Shakespeare interviene\, distaccandosi dalla piena immedesimazione\, per osservare il gioco di ruolo. \n\n\n\nLa nuova ripresa infatti punta a proporre una domanda a tutti noi: quanto siamo noi stessi nelle relazioni e quanto spesso invece ci capita di indossare maschere\, rivestire ruoli?  \n\n\n\nL’opera shakespeariana punge proprio su questo punto\, nel mettere in scena un duello di relazione senza mezzi termini che vede i due protagonisti\, ma non solo\, avvicendarsi tra giochi di finzione\, travestimenti e tentativi di dominazione. \n\n\n\nUn gioco a volte spietato\, ma che rivela quanto\, a prescindere da vincitori o sconfitti\, tutti ci ritroviamo attori nel palcoscenico della vita. \n\n\n\nE allora la domanda finale non è più un’imposizione\, ma un riconoscimento: \n\n\n\n«Vuoi baciarmi\, Caterina?» \n\n\n\nNon c’è nome più bello del tuo nome completo. Caterina\, baciami\, se vuoi. \n\n\n\nUna storia antica per una questione attuale\n\n\n\nLa trama è nota: Battista Minola\, padre di due figlie dal carattere opposto\, impone che la primogenita Caterina venga maritata prima della dolce Bianca. Tra travestimenti\, corteggiamenti e strategie\, entra in scena Petruccio\, deciso a sposare la “bisbetica” nonostante il suo “temperamento”. \n\n\n\nCasa Shakespeare firma uno spettacolo con i giovani della compagnia e invita il pubblico ad un nuovo sguardo più contemporaneo. \n\n\n\nShakespeare 2026 è la rassegna annuale di teatro\, incontri e cultura che mette in luce la città di Verona attraverso gli occhi di Shakespeare\, creando un dialogo vivo tra tradizione e contemporaneità. Il calendario è su shakespeare2026.com \n\n\n\nL’iniziativa è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026\, il programma che promuove i valori olimpici attraverso cultura\, patrimonio e sport\, in vista dei Giochi Olimpici e Paraolimpici Invernali 2026. \n\n\n\nPARTNER \n\n\n\nMain sponsor Magis.Con il sostegno di Confartigianato Imprese Verona.Con il patrocinio della Camera di Commercio di Verona\, della Regione del Veneto\, della Provincia di Verona e del Comune di Verona. \n\n\n\nShakespeare 2026 sarà un anno di teatro\, formazione e innovazione\, pensato per mettere in dialogo la tradizione shakespeariana con i linguaggi contemporanei. \n\n\n\nCREDITI \n\n\n\nRegia di Solimano Pontarollo ripresa da Lucia MessinaAdattamento testi: Andrea de ManincorProduzione: Casa Shakespeare e On View Experiences di Ornella Naccari \n\n\n\nCast:ATTORI:Viola Rizzardi Penalosa – CATERINASolimano Pontarollo – PETRUCCIOFrancesco D’Ippolito – BATTISTA\, SARTO E ORTENSIORiccardo Caserta – LUCENZIOKelly Negro – BIANCA \n\n\n\nDurata: 50 minuti \n\n\n\nSpettacolo in costume elisabettianoLingua: dialoghi in inglese con accompagnamento in italiano \n\n\n\nBIGLIETTI E INFO \n\n\n\nPromo per la festa delle donne direttamente online\, Carta Docenti e Carte Culture accettate. \n\n\n\nUnder 12: ingresso omaggio (accompagnati\, prenotazione obbligatoria)Accrediti per giornalisti e blogger \n\n\n\nPer avvicinare i giovani al teatro e renderli parte attiva dell’esperienza\, sono previsti biglietti a 5 euro per studenti delle scuole superiori di Verona e provincia\, presentando il badge scolastico la sera dello spettacolo. \n\n\n\nPrenotazioni veloci:https://bit.ly/42mDzfo \n\n\n\nBiglietteria ufficiale è online: \n\n\n\nhttps://www.vivaticket.com/it/tour/shakespeare-2026/4620 \n\n\n\nContatti e accessibilità scrivere a: info@casashakespeare.it
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LOCATION:Teatro Satiro Off\, Vicolo Satiro\, 8\, Verona\, 37121\, Italia
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SUMMARY:" La Firma" al PiccoloTeatro della Città di Catania
DESCRIPTION:Nel parlatorio di un carcere\, ai due lati di un tavolo che li dividerà irrimediabilmente per tutto il tempo\, un uomo e una donna si confrontano sul passato che è riaffiorato e sul tragico segreto che li ha messi inaspettatamente l’una contro l’altro. E’ così che ha inizio La Firma\, pièce tratta da “Non ti fidare” di Claudio Fava che ne cura anche la regia e che vede protagonisti l’attore siciliano Ninni Bruschetta (appena visto\, tra l’altro nella serie Rai L’Invisibile e attualmente anche in Don Matteo) e l’attrice romana Federica De Benedittis (già volto de Il paradiso delle Signore e che vedremo presto nella fiction Mediaset Alex Bravo). Dopo il debutto nazionale del 26 febbraio al Teatro Sperimentale di Ancona\,  lo spettacolo\, coprodotto da Teatro della Città – CPT di Catania e MARCHE TEATRO\, arriva ora in scena al Piccolo Teatro della Città di Catania dal 5 al 7 marzo\, ore 21.  \n\n\n\nIl testo narra l’intenso confronto tra un uomo e una donna legati da un passato distorto. L’uomo è il padre della donna: o almeno\, così lei ha creduto per tutta la sua vita. Falso. Quell’uomo\, militare di carriera\, l’aveva presa con sé al momento della nascita: la vera madre della ragazza\, arrestata per reati politici e costretta a partorire nel luogo di prigionia\, era stata poi eliminata come tutti gli altri suoi compagni di detenzione. Un segreto e una violenza che riemergono improvvisamente dal passato e che mettono “padre” e figlia di fronte alla necessità di riscrivere il senso del loro rapporto. Proveranno a farlo nel carcere in cui l’uomo è stato rinchiuso in attesa del processo\, e dove la donna va a trovarlo per un ultimo\, definitivo dialogo. Ed è qui che la storia inizia. Di fronte a quel tavolo saltano i ruoli\, il carnefice si fa accusatore\, la vittima diventa imputata\, il rancore si fa pena\, ogni prevedibilità è azzerata da un continuo scambio dei ruoli. Perché la vita\, anche nei suoi momenti più osceni\, fatica ad essere addomesticata\, ridotta allo schematico gioco del confronto tra il bene e il male: in questo caso\, tra la colpa di un finto padre che ha ingannato e la rabbia di una figlia che è stata tradita. Per arrivare ad un finale aperto che ribalta ogni premessa\, ogni logica\, ogni facile soluzione. \n\n\n\nProduzione Teatro della Città – Centro Di Produzione Teatrale\, MARCHE TEATRO (diretto da Giuseppe Dipasquale)\, scene e costumi Vincenzo La Mendola\,assistente alla regia Massimo Blandini\,capo macchinista costruttore Claudio Cutispoto\, macchinista Vincenzo Caniglia\, luci Andrea Chiavaro\, fonica Salvo Arnò\,sartoria Sorelle Rinaldi\, assistente costumista Giuseppe Adorno.
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LOCATION:Piccolo Teatro Città di Catania\, Via Federico Ciccaglione\, 29\, Catania\, ITA\, 95125\, Italy
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SUMMARY:“Fratello Sole Sorella Luna” al Teatro Lyrick
DESCRIPTION:Un classico della nostra memoria visiva approda a una nuova drammaturgia scenica: “Fratello Sole Sorella Luna”debutta in prima Nazionale al Teatro Lyrick il 5\, 6 e 7 marzo 2026\, alle ore 21.15\, segnando una nuova tappa nel dialogo tra linguaggio cinematografico e scena dal vivo. \n\n\n\nLa celebre opera di Franco Zeffirelli trova infatti una nuova forma nella versione teatrale firmata da Angela Demattè\, che rilegge la sceneggiatura originale scritta da Zeffirelli insieme a Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller. \n\n\n\nLa regia è di Piero Maccarinelli\, che restituisce la dimensione umana della storia attraverso un cast di forte intensità: Giulio Pranno nel ruolo di Francesco\, Ksenia Borzak in quello di Chiara\, con la partecipazione speciale di Massimo Wertmüller e Fabrizia Sacchi\, affiancati da Gabriele Cicirello\, Antonio Iorio\, Edoardo Raiola\, Giovanni Conti ed Edoardo Sacchi. \n\n\n\nLe musiche originali di Riz Ortolani\, insieme alle composizioni e agli arrangiamenti di Alessandro Nidi\, accompagnano e amplificano l’immaginario del racconto. Lo spettacolo è realizzato con il patrocinio di San Francesco 1226–2026\, Comitato Nazionale per l’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi\, e nasce da una co–produzione International Music and Arts\, Agidi\, Fondazione Sipario Toscana Onlus – La Città del Teatro\, Oliver and Friends. \n\n\n\nCon questa prima nazionale\, “Fratello Sole Sorella Luna” restituisce al pubblico un viaggio teatrale di rara intensità\, sospeso tra memoria\, visione e spiritualità\, realizzato in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco. Uno spettacolo che intreccia recitazione e canto\, in un racconto corale e poetico\, ispirato al celebre film di Franco Zeffirelli del 1972\, che ottenne un enorme successo internazionale (David di Donatello nel 1972 e candidatura all’Oscar nel 1974 per la miglior scenografia)\, lasciando un segno indelebile per la forza poetica delle immagini e per le indimenticabili musiche di Donovan\, adattate nella versione italiana da Riz Ortolani\, lo spettacolo porta in scena\, con un linguaggio teatrale contemporaneo\, la storia di Francesco e del suo messaggio universale di fraternità e pace. \n\n\n\nDopo la prima nazionale di Assisi\, lo spettacolo tornerà in tournée a partire da ottobre 2026 nelle città di Milano\, Torino\, Bologna\, Firenze e Roma\, per poi proseguire in numerose altre piazze italiane. \n\n\n\nSinossi \n\n\n\nLo spettacolo ripercorre la straordinaria parabola umana e spirituale di Francesco d’Assisi\, figlio di una ricca famiglia di mercanti\, che sceglie di rinunciare ai privilegi della sua condizione per abbracciare la povertà come unica vera ricchezza. Sullo sfondo di un’Italia attraversata da conflitti tra città e da violente lotte commerciali\, la sua decisione appare inizialmente incomprensibile: suscita scandalo nella sua famiglia\, rifiuto da parte delle autorità religiose e smarrimento nella comunità. \n\n\n\nAccanto a lui si schiera solamente Chiara\, giovane della stessa estrazione sociale\, che ne condivide la radicalità attraverso gesti concreti di solidarietà verso poveri e malati. \n\n\n\nCon i piedi nudi e un saio addosso\, Francesco intraprende la costruzione di una chiesa aperta a tutti\, un luogo di accoglienza per emarginati e diseredati\, lontano dalle fastose celebrazioni ufficiali. Nella contemplazione del creato\, Francesco esprime una gratitudine profonda e poetica verso il mistero della vita\, restituendo al mondo uno sguardo capace di meraviglia; la sua forza d’esempio conquista altri giovani benestanti e dà vita a un movimento che scuote le fondamenta della società e della Chiesa del tempo. \n\n\n\nIl viaggio di Francesco lo conduce fino a Roma\, dove il Papa riconosce la portata rivoluzionaria della sua scelta e viene toccato dalla sua visione di una fede essenziale e spoglia. \n\n\n\nNote di Regia di Piero Maccarinelli \n\n\n\nIl testo adattato da Angela Demattè per il teatro dalla sceneggiatura del film di Franco Zeffirelli si concentra sugli esordi della storia di Francesco da figlio di ricco mercante. giovane soldato in guerra alla scoperta della sua spiritualità\, ai conflitti che questa provoca nei genitori e negli amici. \n\n\n\nParallelo sarà il percorso di Chiara che accompagna Francesco nella costruzione della povera chiesa di San Damiano. \n\n\n\nPercorso difficile per entrambi sia per la posizione delle ricche famiglie\, del potente clero e il progressivo allentamento delle diffidenze degli amici fino alla adesione degli stessi al dettato francescano. \n\n\n\nDubbi e ansie assalgono Francesco osteggiato fino alla fine dall’amico di gioventù Paolo. \n\n\n\nDecisivo sarà l’incontro con il Papa a Roma dove troverà conforto e perfino l’adesione di Paolo. \n\n\n\nÈ una storia di giovani alla ricerca di valori alternativi ai valori dei genitori e della loro classe sociale È la storia della conquista di una serena felicità \n\n\n\nIl nostro non sarà un tentativo di ricostruzione filologica ma un complesso atto d’amore per questa storia.  \n\n\n\nBIGLIETTERIALun – Ven: 18.00 – 20.00 | Sab. 16.00 – 20.00075 80 44 359 \n\n\n\nOrari Botteghino: La Biglietteria del Teatro è aperta tutti i pomeriggi: dal lunedì al venerdì dalle ore 18.00 alle ore 20.00il sabato dalle ore 16.30 alle ore 20.00 \n\n\n\nEmail: cristina@zonafrancaspettacolo.it \n\n\n\nCosto del biglietto \n\n\n\nPrimo Settore – intero: 40\,00 €Primo Settore – ridotto: 37\,50 € \n\n\n\nSecondo Settore – intero: 35\,00 €Secondo Settore – ridotto: 32\,50 € \n\n\n\nTerzo Settore – intero: 30\,00 €Terzo Settore – ridotto: 27\,50 € \n\n\n\nla Biglietteria del Teatro è aperta esclusivamente di pomeriggio\, dal lunedì al sabato dalle ore 18.00 alle ore 20.00. * I prezzi indicati si riferiscono ai biglietti acquistati presso la biglietteria del Teatro Lyrick; se acquistati on line o nei punti vendita esterni verranno aggiunte le relative commissioni di vendita. \n\n\n\nInfo per disabiliPer i diversamente abili (certificati 100%)\, posti su richiesta in appositi spazi riservati (posti limitati). Per ulteriori info o prenotazioni si prega di contattare la Biglietteria ai recapiti e negli orari indicati sopra.
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LOCATION:Teatro Lyrick\, Viale Gabriele D'Annunzio\, Santa Maria degli Angeli - Assisi (PG)\, ITA\, 06081\, Italy
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SUMMARY: La traiettoria calante al Teatro Biondo di Palermo
DESCRIPTION:Debutta nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo\, giovedì 5 marzo alle ore 21.00\, La traiettoria calante di e con Pietro Giannini\, premio Ubu 2025 come migliore attore under 35. Repliche il 6 e 7 marzo. \n\n\n\nLo spettacolo\, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova\, è un omaggio alla memoria delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova\, avvenuto il 14 agosto 2018. Un toccante monologo realizzato dal genovese Giannini con laconsulenza drammaturgica del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi e la consulenza artistica di Enrica Carini e Dario Manera\, nel quale si intrecciano ricordi personali\, interviste\, ricostruzione dei fatti\, pezzi di una città travolta da quella tragedia ma in grado di affrontarla con la dignità\, la coscienza e la forza tipica dei genovesi.  \n\n\n\nCon queste parole il venticinquenne Pietro Giannini presenta il suo lavoro: «Ho diciassette anni. Devo andare con mio padre in campagna. Piove a dirotto. Stiamo caricando i bagagli in macchina. Il suono di un tuono lontano ci fa sobbalzare. Una nuvola di polvere\, in mezzo alle case\, si alza dalla terra per andare ad abbracciare le sue sorelle. Rumore di sirene e antifurti. Il Ponte Morandi si è appena sgretolato. Squilla il telefono. Mia madre dall’altro lato urla. Pensa che si stia solo immaginando la mia voce e che io in realtà sia morto…».  \n\n\n\nFigura emergente della scena italiana\, attore e autore diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”\, Giannini\, da genovese che ha sentito sulla propria pelle l’eco di quella tragedia\, sulla scena è unico testimone inerme\, un Amleto moderno perseguitato dai fantasmi di chi non c’è più. In una bolla temporale definita dal vuoto\, quest’unico superstite cerca di sfuggire al buio del dramma attraverso la testimonianza\, qualunque essa sia. \n\n\n\n_________________ \n\n\n\nLa traiettoria calante \n\n\n\ndi e con Pietro Giannini \n\n\n\nconsulenza drammaturgica Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi \n\n\n\nregia Pietro Giannini \n\n\n\nvisual artist Loredana Antonelli \n\n\n\nluci Aldo Mantovani \n\n\n\nconsulenza artistica Enrica Carini\, Dario Manera \n\n\n\nproduzione Teatro Nazionale di Genova \n\n\n\ndurata dello spettacolo: 80 minuti \n\n\n\ncalendario delle rappresentazioni: \n\n\n\ngiovedì 5 marzo ore 21.00 \n\n\n\nvenerdì 6 marzo ore 17.00 \n\n\n\nsabato 7 marzo ore 17.00
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LOCATION:Teatro Biondo\, Via Roma\, 258\, Palermo\, IT\, 90133\, Italia
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SUMMARY:Voglio le Olimpiadi al Teatro Bruno Munari di Milano
DESCRIPTION:Voglio le Olimpiadi\, dal 5 all’8 marzo 2026\, al Teatro Bruno Munari di Milano\, è uno spettacolo intenso e toccante prodotto dal Teatro del Buratto che racconta la straordinaria vicenda di Alessandro Carvani Minetti\, paratleta della Nazionale italiana che sarà anche protagonista sul palco per narrare in prima persona la sua esperienza. L’opera\, tratta dal libro omonimo\, scritto e pubblicato nel 2021 con l’amico Armando Barone\, edito da Blonk per la collana Storie Contemporanee. \n\n\n\nLa storia prende avvio da un evento drammatico: a 25 anni\, Alessandro perde l’uso delle braccia a seguito di un incidente in moto. Dopo un periodo di sconforto e difficoltà\, riesce a trasformare la sua vita grazie alla forza di volontà e alla passione per lo sport. Il suo percorso lo porta a conquistare risultati straordinari nel paraduathlon\, tra cui un titolo mondiale e due europei\, fino a stabilire il record dell’ora di paraciclismo su pista. \n\n\n\nSotto la regia di Renata Coluccini\, lo spettacolo si configura come un viaggio emozionante verso l’autonomia e la riscoperta di sé stessi. Attraverso un racconto autentico\, fatto di cadute e risalite\, successi e delusioni\, “Voglio le Olimpiadi” esplora temi universali come il superamento dei limiti\, l’accettazione personale e la capacità di trasformare le difficoltà in opportunità. \n\n\n\nLa rappresentazione non è solo una celebrazione dello sport\, ma anche una riflessione profonda sulla resilienza umana\, sul coraggio di affrontare le proprie sfide e inseguire i propri sogni\, indipendentemente dagli ostacoli. \n\n\n\nCon la sua interpretazione\, Alessandro Carvani Minetti coinvolgerà il pubblico in una narrazione che non lascia indifferenti\, offrendo uno sguardo autentico su ciò che significa vivere con determinazione. \n\n\n\nAlle 20.30 dal 5 all’8 marzo 2026 per il pubblico. Alle 10 dall’11 al 13 marzo per le scuole \n\n\n\n www.teatrodelburatto.it \n\n\n\nPrenotazioni: prenotazioni@teatrodelburatto.it | T. 02.27002476
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LOCATION:Teatro Bruno Munari\, Via Giovanni Bovio\, 5\, Milano\, ITA\, 20159\, Italy
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SUMMARY:"Gertrude. Regina\, sposa\, madre" al Teatro Torlonia
DESCRIPTION:Alla madre\, vedova e nuova sposa\, personaggio chiave dell’Amleto di Shakespeare è dedicato Gertrude. Regina\, sposa\, madre\, nella riscrittura originale firmata da Annalisa De Simone e diretta da Mario Scandale. Un debutto assoluto\, prodotto dal Teatro di Roma\, che vede in scena protagonista Mascia Musy\, nel ruolo di Gertrude\, affiancata da Jonathan Lazzini\, Domenico Pincerno e Arianna Pozzi\, sul palco del Teatro Torlonia dal 5 al 15 marzo. \n\n\n\nIn questa nuova drammaturgia\, la tragedia di Shakespeare viene osservata attraverso un ribaltamento prospettico: non è più la ferita del figlio Amleto a condurre il gioco\, ma il corpo e la voce della madre. Gertrude guadagna il centro della scena in una piscina vuota — un luogo che ha conosciuto la felicità e ora ne conserva solo la cavità — per raccontare la storia di una donna che prova a restare viva in un mondo che pretende da lei purezza e sacrificio. \n\n\n\nNel dramma shakespeariano\, Gertrude emerge come una figura intrappolata in una complessità tanto intrigante e magnetica\, quanto sospesa tra interpretazioni contrastanti. È una madre che nutre un affetto autentico per Amleto\, eppure la sua scelta di unirsi al cognato a pochi mesi dal lutto proietta ombre indelebili sulla sua moralità. In lei convivono la donna di Stato — fiera\, sensuale e padrona delle proprie decisioni — e la madre rifiutata\, nuda nelle sue paure e nelle sue debolezze. Maliarda e struggente\, feroce e a tratti fanciullesca\, Gertrude abita il confine sottile tra la connivenza nel delitto e l’incoscienza tragica. Coinvolta in un attrito logorante con il figlio\, la Regina smette i panni della comparsa: compie un passo decisivo verso il centro della scena\, rivendicando la propria necessaria centralità. \n\n\n\nAttorno alla Regina si muove un caleidoscopio di figure maschili e sguardi inquisitori: «Amleto è dietro le quinte\, ma non scompare: è una presenza magnetica e persecutoria\, come lo sono i figli nella vita di una madre\, come lo è il desiderio\, o il senso di colpa\, la memoria e l’ossessione\, il nodo edipico che non smette di stringere. Ofelia\, educata alla prudenza\, luogo fragile in cui si inscrivono le aspettative della famiglia e del potere maschile. Laerte\, a incarnare l’urgenza della vendetta come unico linguaggio del lutto. E Claudio\, non solo un usurpatore\, ma un amante\, un uomo che prova a razionalizzare il peccato\, a trasformare il delitto in amministrazione e l’amore in strategia – annota l’autrice Annalisa De Simone – Sono loro i protagonisti di un dramma che non si apre alle possibilità – essere o non essere? – ma al contrario si chiude dietro alle conseguenze delle proprie azioni\, lì dove le decisioni sono già state prese: il desiderio\, se iscritto nel reale\, non è mai innocente. Risiede in questo il fascino delle riscritture: nell’occasione di un ribaltamento. La tragedia non è più osservata dalla ferita del figlio\, ma dal corpo e dalla voce della madre. Indagando Gertrude senza la volontà di ridurla o di assolverla. Provando a gettare un lumicino sulle ombre che la regina\, sposa e madre\, dissipa lungo l’arco della tragedia\, mentre oscilla tra lucidità e abbandono\, ferocia e tenerezza\, paura e seduzione». \n\n\n\nLo spettacolo non intende dare risposte\, bensì dare luce a questo personaggio e alle sue ombre\, erigendola finalmente a protagonista indiscussa con in mano un potere immenso: sul regno\, sul palazzo\, su Amleto. “Gertrude\, svelati. Sei una regina. Una madre. Sei un’ipotesi”: in queste sfaccettature risiede la riflessione su uno dei drammi più ambigui della classicità\, in cui è un’impresa enigmatica risolvere incongruenze così ricche di grana umana e di mistero. L’intento della messa in scena non è assolvere\, ma indagare\, provando a esplorare quelle zone oscure che la Regina dissipa lungo l’arco della tragedia. \n\n\n\nQuesta indagine poetica si muove in un perimetro fisico e simbolico molto preciso\, come sottolinea il regista Mario Scandale: «Questo spazio ha contenuto acqua. Ora contiene corpi\, memorie\, colpe. Gertrude. Regina\, sposa\, madre si svolge dentro una piscina vuota: un luogo che ha conosciuto l’acqua\, il gioco\, la felicità\, e ora ne conserva soltanto la forma. L’acqua non c’è\, ma pesa: è liquido amniotico\, è origine e perdita. È la vita che ha riempito questo spazio e lo ha poi abbandonato\, lasciando una cavità in cui ogni parola e ogni gesto risuonano più forte. La scrittura di Annalisa De Simone attraversa registri diversi: lirica e crudele\, erotica e gelida\, letteraria e grottesca. Una lingua che non cerca armonia\, ma frizione\, e costringe i personaggi a restare dentro le proprie contraddizioni. Gli attori abitano questo vuoto senza difese. I loro corpi cercano un equilibrio impossibile\, come se l’acqua potesse tornare da un momento all’altro. Ma non torna. Nel finale\, il dramma non trova compimento e resta sospeso. Una presenza assente attraversa la scena: Amleto\, come un’Erinni\, vibra nei corpi e nelle coscienze\, trasformandosi in minaccia\, senso di colpa\, attesa della punizione. Ma la punizione non arriva. Il vino prende il posto del sangue: non fonda un nuovo ordine\, non chiude la ferita. È un bere stanco\, ripetuto\, fuori tempo\, che somiglia a un simulacro di rito.  Una piscina svuotata. E il tentativo ostinato\, umano\, di restare a galla anche quando l’acqua non c’è più.». \n\n\n\nAnnalisa De Simone è nata a L’Aquila nel 1983\, ma vive a Roma. È stata presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo\, consigliera d’amministrazione di Cinecittà\, ed è oggi consulente e producer di Rai Fiction. Scrive per Linkiesta e Il Riformista. Ha esordito nella narrativa con Solo Andata\, Baldini&Castoldi; con Marsilio ha pubblicato Non adesso\, per favore (2016)\, Le mie ragioni te le ho dette (2017)\, Le amiche di Jane (2019)\, Sempre soli con qualcuno (2021). Il suo ultimo romanzo è Ingrata (2025)\, Nutrimenti. Gertrude è il suo primo testo per il teatro. \n\n\n\nMario Scandale è regista teatrale\, assistente alla regia e docente. Ha lavorato con figure di rilievo come Massimo Popolizio\, Arturo Cirillo e Umberto Orsini\, e con istituzioni quali il Piccolo Teatro di Milano\, Marche Teatro e la Corte Ospitale. Firma regie per festival e teatri nazionali con testi contemporanei e riscritture\, fra cui Narciso e Boccadoro (da Hesse)\, Incendi e La Gloria\, quest’ultimo finalista agli UBU 2021. Come assistente\, affianca grandi produzioni di prosa\, da M. Il figlio del secolo a Don Giovanni. È docente presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano. Ha ricevuto premi come il Bando Forever Young e il Premio Abbado. Cura anche progetti video e docu-spettacoli. Vive e lavora tra le Marche\, Milano e Roma.
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SUMMARY: Giulia Bigioni in concerto all'Accademia Filarmonica Romana
DESCRIPTION:Secondo appuntamento giovedì 5 marzo in Sala Casella (via Flaminia 118\, ore 20) con il concerto dell’arpista romana Giulia Bigioni per la decima edizione di Assoli\, la rassegna che l’Accademia Filarmonica Romana dedica alla creazione musicale contemporanea per strumento solo. \n\n\n\nArpista che collabora con diverse orchestre sinfoniche e di fondazioni liriche\, con una particolare attenzione alla musica contemporanea sia in formazione cameristica che da solista\, la Bigioni presenta un programma che attraversa quasi mezzo secolo di scrittura per arpa\, spaziando dalle sperimentazioni della seconda metà del Novecento (Pennisi\, Carter\, Fedele\, Mantovani) alle più recenti esplorazioni timbriche e formali\, con la prima esecuzione assoluta della Sonatina per arpa di Gabriele Mercanti.  \n\n\n\nIL PROGRAMMA \n\n\n\nIl programma prende avvio con Madame Recamier (1978) di Francesco Pennisi\, con una dimensione intima e contemplativa del suono. Altra tappa significativa per la tecnica strumentale degli ultimi decenni è Bariolage (1992) di Elliott Carter\, scritto grazie all’interesse e ammirazione per Carlos Salzedo\, arpista\, compositore e figura chiave nel rinnovamento del linguaggio dell’arpa contemporanea. La Suite francese per arpa (2011) di Ivan Fedele esplora le possibilità timbriche dello strumento secondo una concezione della forma intesa come processo plastico e scultoreo. Anche Tocar (2007) di Bruno Mantovani valorizza l’ampio potenziale timbrico ed espressivo dell’arpa: la sua ricerca si sviluppa attraverso una scrittura virtuosistica\, che esplora in profondità le possibilità tecniche e ne mette in luce i regi­stri inusuali e contrastanti. Infine la novità della Sonatina per arpa (2025) di Gabriele Mercanti: tre brevi movimenti\, ciascuno contraddistinto da un diverso carattere\, che coniugano il linguaggio contemporaneo con una particolare attenzione al lirismo e alla costruzione del materiale tematico. \n\n\n\nNel concerto il direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana Domenico Turidialogherà con l’arpista per introdurre e presentare al pubblico il programma. \n\n\n\nBiglietti: Sala Casella posto unico 11 euro (comprensivo di prevendita).  \n\n\n\nInfo: filarmonicaromana.org\, tel. 342 9550100 \n\n\n\n promozione@filarmonicaromana.org  \n\n\n\n biglietti on line su filarmonicaromana.org \n\n\n\nSALA CASELLA \n\n\n\nVia Flaminia 118 \n\n\n\nASSOLI  \n\n\n\n29 gennaio – 4 giugno 2026 \n\n\n\nX edizione \n\n\n\ngiovedì 5 marzo ore 20 \n\n\n\nL’ARPA \n\n\n\nGiulia Bigioni arpa  \n\n\n\nFrancesco Pennisi\, Madame Recamier \n\n\n\nElliott Carter\, Bariolage \n\n\n\nIvan Fedele\, Suite francese per arpa \n\n\n\nBruno Mantovani\, Tocar pour harpe \n\n\n\nGabriele Mercanti\, Sonatina per arpa*  \n\n\n\nGiulia Bigioni Nata a Roma\, nel 2021 consegue la laurea in Arpa con il massimo dei voti e menzione d’onore presso il Conservatorio di Musica Santa Cecilia\, mentre nel 2024 termina il corso di perfezionamento presso la Scuola di Musica di Fiesole e consegue il master in Interpretazione della Musica contemporanea. Attualmente si sta perfezionando presso la Robert Schumann Hochschule di Düsseldorf. Ha partecipato alle masterclass di arpisti internazionali\, fra cui Fabrice Pierre\, Irina Zingg\, Ieuan Jones\, Magdalena Hoffmann. Sin da giovane si dedica alla formazione orchestrale\, facendo parte dell’Orchestra Giovanile del Teatro dell’Opera di Roma\, JuniOrchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Orchestra Giovanile Italiana (OGI) di Fiesole. Attualmente collabora con diverse orchestre\, fra cui Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari\, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia\, Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf\, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. In qualità di camerista suona con i Cameristi dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino\, il ClusterEnsemble e con la Kammerorchester di Düsseldorf.
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SUMMARY:"Lili/Darwin" al Teatro del Lido di Ostia
DESCRIPTION:Il Teatro del Lido ospita giovedì 5 marzo alle ore 19 lo spettacolo Lili/Darwin di Darwin Del Fabro con la regia di Meghan Finn nell’ambito di On Stage! Il primo festival di teatro americano in Italia organizzato da KIT Italia\, The International Theatre e Kairos Italy Theater\, in collaborazione con Music Theater International e con Istituzioni italiane e americane.  \n\n\n\nLo spettacolo è un monologo poetico che esplora i percorsi intimi e intrecciati di Lili Elbe (la pioniera transessuale degli anni ’20 Lili Elbe\, protagonista del film The Danish Girl) e Darwin Del Fabro\, autrice ed attrice brasiliana transessuale\, portando il pubblico in un mondo crudo e senza compromessi\, fatto di identità\, memoria e trasformazione.Attraverso la voce\, le proiezioni e un linguaggio potente\, Darwin dà vita ai confini sfumati tra sé e la propria storia\, tra passato e presente. Un percorso intimo\, doloroso e poetico\, che in un’intensa ora di monologo attraversa una storia autobiografica di profonda trasformazione fisica\, mentale ed emotiva. Il delicato ritratto di una personalità fragile lungo il percorso alla ricerca di sé e la difficile ricerca dell’accettazione che si compie nella metaforica morte e rinascita del corpo della protagonista. \n\n\n\nLili/Darwin ha debuttato al The Tank NYC nell’estate del 2025 e viene presentato in Italia in versione originale (inglese americano) con sopra titoli in italiano\, seguito dall’incontro con l’autrice e interprete Darwin Del Fabro e con la regista Meghan Finn.Un evento in collaborazione con OnStage! festival\, Università Roma Tre. Teatro del Lido\, The Tank NYC. \n\n\n\nIl Teatro del Lido di Ostia è parte del sistema Teatri in Comune di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria con il coordinamento gestionale di Zètema Progetto Cultura. \n\n\n\nGiovedì 5 marzo ore 19 \n\n\n\nOn stage! Festival \n\n\n\nKIT Italia e The International Theatre \n\n\n\nin partenariato con Kairos Italy Theater e MThI presentano \n\n\n\nLILI/DARWIN \n\n\n\nuna potente storia di trasformazione \n\n\n\ndi e con Darwin Del Fabro \n\n\n\nregia Meghan Finn \n\n\n\nin inglese con sopra titoli in italiano \n\n\n\nacquista i biglietti online: https://www.vivaticket.com/it/ticket/lili-darwin/291294
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LOCATION:Teatro del Lido\, Via delle Sirene\, 22\, Ostia Lido(RM)\, Italia
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SUMMARY: La resistenza delle donne argentine all'ultima dittatura (1976-1983) all'Istituto Cervantes di Palermo
DESCRIPTION:L’Instituto Cervantes di Palermo celebra la Giornata internazionale della donna con due attività dal carattere storico e artistico che pongono al centro la forza delle donne argentine\, dimostrata con fatti storici anche durante i cinquant’anni di dittatura che hanno segnato il Paese. \n\n\n\nGiovedì 5 marzo alle ore 17:30 nei locali della Chiesa Sant’Eulalia dei Catalani(via Argenteria\, 33)\, Eduardo Gabriel Taleti\, professore di Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Nazionale del Rosario (UNR)\, ospitato per l’occasione\, terrà la conferenza La resistenza delle donne argentine all’ultima dittatura (1976-1983). Modererà l’incontro la professoressa Giovanna Minardi. \n\n\n\nLa notte del 24 marzo 1976 le forze armate argentine rovesciarono il fragile governo di Estela Martínez de Perón (prima donna presidente del Paese)\, la quale subì gravi violazioni dei propri diritti e una lunga detenzione. Questo regime aveva come obiettivo una ristrutturazione economica\, sociale e culturale\, la disciplina della società e lo sterminio del terrorismo apolide (quando in realtà erano già stati sconfitti militarmente e politicamente). Inoltre\, si inserisce nei colpi di Stato militari del Cono Sud a partire dal 1964 nell’ambito di quella che era la Dottrina della Sicurezza Nazionale. La conferenza\, realizzata in collaborazione con la cattedra di Letterature ispano-americane dell’Università degli Studi di Palermo\, si concentrerà su tre temi principali: il colpo di Stato del 1976\, le violazioni dei diritti umani e il ruolo fondamentale svolto dalle donne nella resistenza a tale regime\, attraverso la testimonianza delle Madri di Plaza de Mayo\, le Nonne di Plaza de Mayo e altre istituzioni.  \n\n\n\nA seguire l’attrice argentina Monica Scapparone intratterrà il pubblico con una lettura drammatizzata tratta dalla testimonianza di Adriana Calvo\, ex detenuta desaparecida nella dittatura militare. \n\n\n\nL’ingresso è libero fino ad esaurimenti dei posti disponibili. 
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SUMMARY:“Stoc ddò - Io sto qua!” al Teatro Karol di Castellammare
DESCRIPTION:Non fugge\, e nemmeno chiude la porta di casa: “Stoc ddò – Io sto qua!” sono le parole di Lella\, madre di Michele Fazio\, ucciso per errore a soli sedici anni a Bari durante un regolamento di conti tra clan. Parole pronunciate a gran voce\, guardando negli occhi chi vorrebbe imporre il silenzio. Parole che diventano denuncia. \n\n\n\nVenerdì 6 marzo alle ore 20.30\, al Teatro Karol di Castellammare di Stabia lo spettacolo è ospite della rassegna Sempre per Amore di Casa del Contemporaneo\, prodotto da Meridiani Perduti\, scritto e interpretato da Sara Bevilacqua. Sono previste repliche mattutine riservate alle scuole secondarie di secondo grado giovedì 5 (ore 11) e venerdì 6 marzo (ore 9.30). \n\n\n\nLa storiaÈ il luglio 2001 quando la vita di Lella Fazio e della sua famiglia cambia per sempre. Uno sparo rompe il quotidiano delle mura domestiche\, tra le strade di Bari vecchia. Il sangue sull’asfalto non è quello dei clan Capriati o Strisciuglio. È quello di Michele\, ragazzo pieno di sogni\, cresciuto con cura lontano dalle dinamiche criminali del quartiere.Una ferita che non si rimargina. Una morte assurda da cui nasce però una scelta radicale: essere testimonianza viva e costante. Finestre aperte e mai più chiuse per non voltarsi dall’altra parte. Perché la mafia non è un problema di pochi\, ma una responsabilità collettiva. La testimonianza di Lella diventa così un atto civile e un impegno educativo: chiedere giustizia e contribuire a salvare le nuove generazioni dalla violenza criminale. \n\n\n\nLo spettacoloStoc ddò – Io sto qua! è un teatro di narrazione intenso e necessario\, purtroppo ancora drammaticamente attuale.Attraverso un’approfondita ricerca sul territorio\, Sara Bevilacqua accoglie la storia di Lella e Pinuccio Fazio assumendosi la responsabilità di esserne testimone. Ne nasce un’esperienza teatrale capace\, con una sola voce femminile\, di restituire la forza di un lutto vivo e inciso nella memoria collettiva.Lo spettacolo ha ricevuto il Premio del Festival Le Voci dell’Anima 2022 con la seguente motivazione: “Attraverso una sola voce\, femminile\, bella\, profonda e reale\, riesce a restituire le immagini di un lutto doloroso e vivo che resta inciso nella memoria del pubblico. Un lavoro sincero\, che arriva dentro e che fa riflettere su quanta verità possa raccontare\, oggi\, il teatro”.Il biglietto d’ingresso ha un costo di 12 euro. Ultimo appuntamento in abbonamento. Il botteghino è aperto giovedì dalle 15:00 alle 18:30 e da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. Prenotazioni allo 08118247921 oppure online su www.teatrokarol.itNello Spazio Arte del foyer del teatro\, inoltre\, ancora visitabile gratuitamente l’allestimento ‘O vico d’ ‘e guagliune a cura dell’Associazione Stabiese dell’Arte e del Presepe.ì
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SUMMARY:“Parlami Orlando" all'Off Off Theatre
DESCRIPTION:“La più lunga storia d’amore mai scritta” è una delle definizioni di “Orlando”\, dedicato a Vita Sackville West con cui Virginia Wolf ebbe una lunga relazione amorosa. Da questo e altri scritti della scrittrice\, nasce “Parlami Orlando”spettacolo firmato da Giuseppe Bucci ((già regista di “Tom a là ferme”\, “In casa con Claude”)\, che dirigerà l’attore Salvatore Langella sul palco dell’OFF/OFF Theatre\, in scena da mercoledì 4 a venerdì 6 marzo. \n\n\n\nLe musiche di Pericle Odierna\, l’installazione scenografica di Andrea Maresca (Spiff) il disegno luci di Umberto Fiore\, le foto di Manuela Giusto e i costumi e la direzione creativa a cura di KB Project firmato Karma B\, daranno valore a un testo prezioso e di parola come quello che Bucci ha adattato per il teatro dalla lettura di Wolf.  \n\n\n\nSINOSSI \n\n\n\nVirginia Woolf\, rifugiata nella sua “stanza tutta per sé” rilegge un’ultima volta il suo romanzo prima di darlo alle stampe\, rivivendone tutti i personaggi.   \n\n\n\nElla si cala nei panni di un immaginario biografo (un uomo\, appunto) prendendosi teneramente gioco del suo Orlando\, che\, giovane uomo nel ‘600 Shakespeariano attraversa i secoli fino a diventare una consapevole e splendida donna dei primi del ‘900\, sempre alla ricerca di quella intuizione di poesia pura (l’oca selvaggia) che gli scrittori eternamente inseguono. \n\n\n\n“Orlando” è una delle opere più affascinanti\, ironiche\, profonde della letteratura inglese. Un’avventura che attraversa i secoli e temi suggestivi come la sessualità\, il ruolo della donna nella storia\, il patriarcato e l’omosessualità.  \n\n\n\n NOTE DI REGIA  \n\n\n\n“La più lunga storia d’amore mai scritta” è una delle definizioni di “Orlando”\, dedicato a Vita Sackville West con cui Virginia Woolf ebbe una lunga relazione amorosa. Da questo e da suoi altri scritti nasce “Parlami\, Orlando”. “Innamorato della scrittura della Woolf“\, precisa il regista\, “ho ideato una messa in scena che (a differenza del noto film) permette di godere appieno della meraviglia di queste pagine\, della sua scrittura poetica\, finemente ironica\, incantevole”.  \n\n\n\nSalvatore Langella (in “Skianto” con Filippo Timi e protagonista di “Tom a là ferme”) è perfetto nell’incarnare Virginia e il suo spirito\, il passaggio da uomo a donna di Orlando con la sua fluidità interpretativa\, la sua passione e la sua sagacia. Lo spettacolo è impreziosito dai costumi e la direzione creativa di KB Project (la geniale coppia di drag Karma B) le incantevoli musiche di Pericle Odierna (globo d’oro per “Picciridda”)\, un’installazione scenografica (lunghe pergamene/tenda scritte da pagine e pagine del romanzo) di Andrea Maresca (Spiff Creation\, creatore del manifesto 40′ Lovers Film Festival) e il disegno luci di Umberto Fiore.  \n\n\n\n INFO: info@off-offtheatre.com \n\n\n\nBIGLIETTERIA/TICKETING OFFICE Via Giulia\, 20 Tel. + 39. 06. 89239515 biglietteria@off-offtheatre.com \n\n\n\nPrevendita on line: www.vivaticket.it – SITO: http://off-offtheatre.com/
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SUMMARY:“Polvere - dialogo tra uomo e donna”.  al Palacultura di Messina
DESCRIPTION:Rete Latitudini\, in collaborazione con la Compagnia Scena Verticale\, organizza per mercoledì 4 marzo alle 21:00\, al Palacultura Antonello da Messina\, lo spettacolo teatrale “Polvere – dialogo tra uomo e donna”.  \n\n\n\nL’iniziativa è inserita nel contesto dell’evento di sensibilizzazione sul tema del contrasto alla violenza di genere\, promossa dal CESV Messina ETS con le associazioni ACISIF Messina Terre Solidali ODV\, CEDAV Centro Donne Antiviolenza APS\, C.I.R.S. Casa Famiglia ETS\, Evaluna APS\, La Clessidra ODV\, Una di noi APS\, Centro Antiviolenza “Al tuo fianco” di Furci Siculo e con la CGIL e Posto Occupato\, in collaborazione con il Comune di Messina e con Latitudini. \n\n\n\nLa giornata di eventi del 4 marzo nasce dalla consapevolezza che il femminicidio rappresenta spesso l’atto finale di una violenza che si costruisce nel tempo\, attraverso forme meno evidenti ma non per questo meno gravi: il controllo\, il disprezzo\, la svalutazione\, la negazione dell’altro\, fino alla perdita progressiva di libertà e identità. È su queste dinamiche che occorre promuovere consapevolezza\, in particolare tra i più giovani. \n\n\n\nLo spettacolo \n\n\n\nCuore della giornata sarà la messa in scena dello spettacolo “Polvere – dialogo tra uomo e donna” di Saverio La Ruina e Cecilia Foti\, opera di grande impatto emotivo ed educativo\, capace di raccontare il processo di annientamento della donna e\, al tempo stesso\, di stimolare una riflessione profonda sulle relazioni tossiche\, sull’amore possessivo\, sulla violenza invisibile e sui rapporti di potere tra uomo e donna.  \n\n\n\nLo spettacolo\, riconosciuto e premiato a livello nazionale ed europeo\, sarà accompagnato da un momento di confronto diretto con gli artisti\, favorendo il dialogo e il coinvolgimento attivo degli studenti. \n\n\n\nGli eventi della mattinata\, a cui parteciperanno oltre 700 studenti\, provenienti dagli istituti di istruzione superiore Archimede\, Bisazza\, Minutoli\, Antonello\, Maurolico e Ainis di Messina\, l’istituto comprensivo Pascoli di Messina e l’istituto superiore Fermi di Barcellona Pozzo di Gotto\, saranno condotti dalla giornalista Alessandra Mammoliti (The Messineser) – assumendo un forte valore simbolico\, collocandosi nel percorso di avvicinamento alla celebrazione dell’8 marzo\, e propongono una riflessione autentica sul tema del femminile\, dei diritti\, del rispetto e della responsabilità nelle relazioni.  \n\n\n\nPer il CESV Messina\, l’appuntamento della mattina si inserisce tra le iniziative dedicate ai 25 anni di attività dell’ente\, come tappa significativa di un percorso che guarda a EsserCi Festival 2026\, riaffermando il ruolo del volontariato come presidio culturale ed educativo capace di leggere il presente e costruire futuro. \n\n\n\nIl programma \n\n\n\n\nOre 9.00 – 9.30: accoglienza delle scuole e dei partecipanti;\n\n\n\nOre 9.30 – 10.30: presentazione delle organizzazioni che si occupano di contrasto alla violenza di genere che saranno presenti anche con banchetti informativi;\n\n\n\nOre 10.30 – 11.50: replica per gli studenti di “Polvere”;\n\n\n\nOre 11.50 – 12.30: dibattito e confronto con il regista Saverio La Ruina e l’attrice Cecilia Foti\, con il coinvolgimento attivo delle studentesse e degli studenti.\n\n\n\nore 21:00\, spettacolo teatrale POLVERE – DIALOGO TRA UOMO E DONNA (qui il link per la prevendita) Intero € 10\,00 – ridotto under 18 € 5\,00 (apertura botteghino ore 20.00).\n\n\n\n\nCosì le note di regia: “Le botte sono la parte più fisica del rapporto violento di coppia; l’uccisione della donna la parte conclusiva.” \n\n\n\n  “Ma c’è un prima\, immateriale\, impalpabile\, polvere evanescente che si solleva piano intorno alla donna\, la circonda\, la avvolge\, ne mina le certezze\, ne annienta la forza\, il coraggio\, spegne il sorriso e la capacità di sognare.”  “Una polvere opaca che confonde\, fatta di parole che umiliano e feriscono
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SUMMARY:ROTTA. Cinque barche in mare\, il confine liquido a Palazzo Vecchio a Firenze
DESCRIPTION:C’è chi\, nel viaggio dalle rotte del Mediterraneo centrale a quelle italiane\, non ha neppure la dignità di diventare numero. Vite che attraversano il mare senza lasciare traccia\, fuori da ogni statistica\, inghiottite da un confine che spesso non riconosce i corpi\, i nomi\, le storie. È da questa frattura\, e dall’esperienza diretta dell’artista Giuseppe Lo Schiavo\, che a Palazzo Vecchio di Firenze\, dal 4 al 29 marzo 2026\, arriva Rotta\, mostra immersiva e opera video installativa che esplora il Mediterraneo come spazio di confine\, memoria e ascolto\,  trasformando il mare in un luogo sospeso tra oblio e testimonianza attraverso immagini\, suono e rito. \n\n\n\nUn’opera d’arte site specific a cura di Serena Tabacchi – nata come performance in presa diretta – che nelle immagini di un attraversamento in mare aperto\, chiama a raccolta e interroga le coscienze. Un’esperienza sensoriale immersiva che coinvolge lo spettatore non come osservatore esterno\, ma come presenza attiva all’interno di uno spazio di ascolto e riflessione\, dove l’arte non si limita a rappresentare\, ma chiede una presa di posizione: una processione laica in mare\, in cui cinque imbarcazioni avanzano insieme come un unico corpo\, fino a un gesto finale di forte impatto simbolico. \n\n\n\nÈ così che Rotta si colloca consapevolmente all’interno di quello che era lo spazio deputato alla difesa della “fortezza” cittadina\, e che Giuseppe Lo Schiavo trasforma in un luogo di riflessione sul concetto contemporaneo di difesa e di confine. Confini che non sono più mura né bastioni\, ma superfici liquide\, instabili\, spesso invisibili. Rotte marittime trasformate in linee di separazione\, in spazi di controllo e di attesa\, dove la tutela di un territorio coincide spesso con l’esclusione dell’altro.  \n\n\n\nNei 350 metri quadrati della Sala d’Arme\, proiezioni perimetrali sincronizzate e un sistema audio immersivo costruiscono un ambiente che agisce sul corpo e sulla percezione: le immagini scorrono come frammenti di una memoria collettiva che non trova archivi ufficiali\, mentre il suono avvolge lo spazio e guida l’esperienza in un attraversamento emotivo e sensoriale che sollecita domande\, responsabilità\, partecipazione. \n\n\n\nNon solo dispositivo immersivo: nella Sala d’Arme trovano posto sculture di delfini a grandezza naturale. Spiriti guida per eccellenza\, i delfini assumono un valore ambivalente: simboli di salvezza e di mito\, ma anche presenze silenziose che accompagnano e interrogano. Un’estensione che amplia il respiro del progetto e rafforza il dialogo tra interno ed esterno\, tra esperienza individuale e dimensione collettiva. \n\n\n\nLa colonna sonora originale\, composta da Marco Guazzone\, dialoga con l’esecuzione di una banda musicale di Pizzo Calabro\, coinvolta direttamente nel progetto\, trasformando il viaggio in un atto corale\, intimo e collettivo al tempo stesso. \n\n\n\nGiuseppe Lo Schiavo\, in arte GLOS\, è visual artist e researcher attivo tra Milano e Londra. La sua ricerca si muove all’intersezione tra tecnologia\, scienze e storia dell’arte attraverso il concetto di Synthetic Photography\, sviluppato a partire dal 2022 dopo la collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento su progetti di biologia sintetica. Il suo lavoro indaga temi come evolutionary biology\, transhumanism ed ecocentrism\, attraverso installazioni immersive\, proiezioni 3D e ambienti audiovisivi complessi. Tra i principali riconoscimenti figurano l’European BioArt Challenge 2021\, il Premio Cairo 2024 e la selezione su Domus nel 2023. Le sue opere sono state presentate in musei\, fondazioni e collezioni pubbliche e private in ambito nazionale e internazionale. \n\n\n\nRotta è promossa dai Musei Civici Fiorentini con il Patrocinio del Comune di Firenze e con la collaborazione della Fondazione MUS.E
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SUMMARY: "Il funerale di mia madre – The show" a Fertili Teatro di Torino
DESCRIPTION:Drammaturga inglese dalla scrittura incisiva e tagliente\, Kelly Jones è l’autrice de Il funerale di mia madre – The show\, commedia agrodolce infarcita di humor nero molto “british style” in cui si affrontano temi di grande attualità come la disuguaglianza sociale\, ma anche la fragilità di legami familiari alimentati da segreti mai confessati e bugie dette a voce alta: partendo da un pretesto trattato in modalità grottesca\, per quanto molto legato alla quotidianità\, si sviluppa un meccanismo teatrale che parla di lutto\, donandoci un meraviglioso vademecum per chi resta\, per chi sopravvive. \n\n\n\nProtagonista della pièce è la giovane Abigail che\, appresa la notizia del decesso della madre\, si rende subito conto come non possa permettersi le spese di un funerale degno di questo nome: morire costa caro\, sembra da subito evidente nella drammaticità del momento\, se è vero che al di là della Manica un rito funebre può arrivare a costare più di 4000 sterline\, mal contati cinquemila euro\, senza considerare l’extra dei fiori. A giochi fatti\, per permettersi il funerale di sua madre\, Abigail deve in poco tempo inventarsi qualcosa: drammaturga di professione\, quale altra soluzione se non rifugiarsi nella scrittura di un nuovo testo teatrale\, qualcosa che colpisca subito\, che abbia successo\, che sia crudo e pungente\, una storia di vita nella classe operaia? Fissando sulla carta un’istantanea della realtà con protagonista la sua stessa madre defunta\, solo così (forse) Abigail potrà racimolare la somma necessaria per quella degna cerimonia a questo punto prossima a diventare a tutti gli effetti un inaspettato show… \n\n\n\nNote di Regia \n\n\n\nL’incontro con questo testo è stato un colpo di fulmine\, inaspettato come tutti gli incontri dovrebbero essere. Quando ci siamo imbattuti in questo titolo nel gigantesco programma dell’Edinburgh Fringe Festival (che propone ogni giorno decine di migliaia di eventi)\, siamo entrati in sala convinti di assistere ad una stand-up comedy\, magari caustica\, tagliente e ironica\, in pieno stile britannico. Non innocua forse\, ma pur sempre una commedia\, che giocasse con i generi senza disturbare noi spettatori\, senza scomodarci dalla nostra zona di comfort. \n\n\n\nMa una volta raccolti a cerchio tra gli spalti del RoundAbout\, teatro mobile che ricorda così tanto la O di legno elisabettiana\, abbiamo assistito al più magico dei trucchi teatrali: quello di chi gioca con il realismo\, per rivelarne tutta la finzione\, e lasciarti alla fine spogliato di ogni pregiudizio o pretesa\, in compagnia di quella verità\, così vera perché si presenta diversamente in ognuno di noi\, come un pugno nello stomaco\, un pianto inaspettato\, una risata dal cuore\, pensieri che riaffiorano a giorni di distanza. Quell’esperienza di verità insomma\, che può nascere solo da un sapiente gioco di finzione. \n\n\n\nMa forse è proprio nella difficoltà della creazione artistica\, in quel suo ‘tradire’ la vita reale\, per farla più vera\, che risiede il senso di questo lavoro. O forse no\, non solo… (Francesca Montanino) \n\n\n\nBiglietti \n\n\n\nPer il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato on line\, 15 euro in cassa la sera dell’evento. \n\n\n\nPer il biglietto ridotto (studenti universitari\, studenti IAAD\, under 30\, over 65\, residenti Circoscrizione IV e Circoscrizione VII\, Aiace\, Abbonamento Musei Piemonte Valle D’Aosta\, abbonati stagioni Piemonte dal Vivo) il costo è di 11 euro se acquistato on line\, 13 euro in cassa la sera dell’evento.  \n\n\n\nE’ disponibile la formula del ridotto riservato agli abbonati GTT – Gruppo Torinese Trasporti a 7\,5 euro per gli acquisti online: si ricordano i pacchetti di abbonamenti a 3 spettacoli per 30 euro ed a 5 spettacoli per 40 euro\, se acquistati in modalità online. \n\n\n\nResta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay\, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35\, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani. \n\n\n\nBiglietti \n\n\n\nLa stagione 2025 2026 di Fertili Terreni Teatro\, è realizzata e promossa da A.M.A. Factory\, Cubo Teatro e Tedacà\, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo (maggior sostenitore)\, e alcuni spettacoli programmati in collaborazione Fondazione Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto Corto Circuito. \n\n\n\nEnti sostenitori sono anche: MIC\, Regione Piemonte e Città di Torino.La programmazione beneficia del patrocinio della Città di Torino\, della Circoscrizione 4 e della Circoscrizione 7.
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SUMMARY:"Riccardo III" al Teatro Argentina
DESCRIPTION:Il carisma interpretativo di Maria Paiato incontra il fascino oscuro del Riccardo III di Shakespeare\, in scena al Teatro Argentinadal 3 al 15 marzo\, nell’adattamento di Angela Demattè\, diretto da Andrea Chiodi e prodotto dal Centro Teatrale Bresciano\, Teatro Nazionale di Genova\, Teatro Biondo di Palermo\, Teatro di Roma – Teatro Nazionale. \n\n\n\nL’attrice veneta veste i panni maschili di Re Riccardo l’usurpatore\, il genio cattivo\, il tipo di uomo politico crudele\, machiavellico\, più volte preso di mira dal teatro elisabettiano\, conferendogli un’immagine il più vicina possibile a quella originale shakespeariana. La tragedia in cinque atti del Bardo\, tra le opere più celebri\, racconta l’ascesa al trono e la repentina caduta del malvagio Riccardo\, duca di Gloucester. È l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore di Shakespeare e conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con l’Enrico IV parte I. Scritta intorno al 1592\, drammatizza gli eventi storici avvenuti circa un secolo prima quando\, al termine della Guerra delle due rose\, il potere dei Plantageneti in Inghilterra fu sostituito dalla dinastia Tudor. Tali eventi\, culminanti con la sconfitta di Riccardo nella battaglia di Bosworth Field nel 1485\, erano ben noti a tutti gli inglesi del tempo di Shakespeare\, e il pubblico si identificava con le fazioni politiche rappresentate in scena.  Al centro dell’opera si erige la figura di Riccardo: in un fisico deforme\, racchiude un’indomabile forza negativa\, e la sua fedeltà al proprio destino suscita\, nonostante la crudeltà del personaggio\, un innegabile carisma. \n\n\n\n«Affascinante\, ironico\, seducente\, ma spaventosamente lucido\, Riccardo è la manifestazione di un’anomalia dell’anima – dichiara il regista Andrea Chiodi – Quando Maria Paiato mi ha chiesto di lavorare insieme su Riccardo III ho detto subito di sì\, ma con il desiderio di non soffermarci sulla deformità ma sulla testa e sul cuore del personaggio che la sapiente scrittura di Shakespeare ci restituisce\, non è la sua disabilità che mi interessa ma la sua ironia nella sua capacità di seduzione. Il male seduce da sempre e infatti ne siamo circondati. Forse che sia interessante capire come scovarlo\, come scoprire dove si rintana questo male per combatterlo? È forse originato fin dalla nostra infanzia? Riccardo giocava da bambino? Era amato? Ecco\, sono partito da queste domande per interrogarmi sul male e sulla sete di potere\, così logoranti e inutili\, anzi portatori solo di morte e divisione. Inoltrandoci nelle parole di Shakespeare\, si è cercato di esplorare come sempre l’animo umano e il suo stare davanti a quel mistero che è l’uomo e la sua terribile sete di potere\, quando null’altro lo compie o completa.» \n\n\n\nUna dramma storico immerso in affari di guerra e di famiglia\, in affari tribali come li definisce Angela Demattè\, che ne ha curato l’adattamento per la scena. «La prima sorprendente abilità di Shakespeare in questo testo eccezionale – che segna la fine di un mondo e ne inizia un altro – è di usare il linguaggio gentile dei suoi versi per traghettarci in un’altra dimensione\, in un sistema di valori arcaico\, viscerale – afferma Demattè – Ho provato un tale senso di reverenza nel ritradurlo e adattarlo da non riuscire a tagliarlo e lavorarlo se non con l’aiuto della regia. Tra i versi si muove innanzitutto la necessità di sopravvivere\, il diritto a sopravvivere. “L’Amore mi ha rinnegato nell’utero di mia madre”\, dice Riccardo nell’Enrico VI. Qui\, nella pièce che porta il suo nome\, Riccardo ritorna nell’utero e si fa madre (matrigna diremmo) di se stesso reclamando il diritto di “essere”: “Mi sono deciso a provarmi nella parte dell’infame”. Reclamando questo diritto l’infame non può che tendere trame e prologhi insidiosi per sopravvivere\, unici strumenti che possiede. Tutto è lecito ad un bambino non amato\, quale è stato Riccardo: si tratta di convincere chi di dovere\, le due donne innanzitutto\, lady Anna e poi Elisabetta e\, fino ad un certo segno\, Buckingham e la corte\, a passare con lui il limite del lecito. Ma siamo sicuri che l’infame Gloucester non sia che il pretesto\, la scusa per far emergere ciò che in ogni gerarchia di potere e di famiglia è presente? Cosa cerchiamo quando cerchiamo il potere? E cosa cerca l’autore costruendo la sua trama? Quando il linguaggio ha esplorato tutto il suo potere manipolatorio\, quando il potere si ottiene cosa rimane dell’uomo? Un bambino ferito può mai amare e sentirsi amato? Riccardo/Shakespeare sa che esiste una madre reale\, che ancora vive. La Duchessa di York precipita il protagonista nel ventre\, lo rinomina aborto. E così Margherita\, unico personaggio che\, conoscendo il mondo arcaico\, può davvero evocarlo\, guardarlo\, sfuggirgli\, rifugiarsi in un mondo ancora più antico (o futuro). Sono salvatrici e carnefici\, come tutte le Grandi Madri. Conoscono altre leggi\, ben più sapienti e crudeli di quelle che Riccardo crede di governare. Lì la parola non funziona più\, il pensiero si disarticola\, il bene vince il male vince il bene vince il male. E così\, finalmente\, precipitato nel caos\, il deforme Riccardo soccombe\, come deve essere. Splende il Sole e le ombre si diradano\, la parola non ha più ambiguità: il brutto è brutto e il bello è bello. L’ordine ritorna\, come il popolo desidera.» \n\n\n\nDistribuzione dei ruoli: \n\n\n\nRICCARDO – Maria Paiato \n\n\n\nBUCKINGHAM – Giovanni Franzoni \n\n\n\nREGINA ELISABETTA – Francesca Ciocchetti \n\n\n\nDUCHESSA DI YORK – Giovanna Di Rauso \n\n\n\nREGINA MARGHERITA – Carlotta Viscovo \n\n\n\nCLARENCE – Emiliano Masala \n\n\n\nRE EDOARDO IV – Igor Horvat \n\n\n\nRIVERS – Tommaso Cardarelli \n\n\n\nLORD HASTINGS – Riccardo Bocci \n\n\n\nLADY ANNA – Ludovica D’Auria \n\n\n\nPRIMO ASSASSINO / CATESBY / RAGAZZO – Cristiano Moioli \n\n\n\nSECONDO ASSASSINO / RATCLIFFE / PRINCIPE – Lorenzo Vio \n\n\n\nLa tournée: lo spettacolo è stato a Brescia\, Ancona\, Genova\, Thiene\, Mestre\, Rovigo\, Palermo\, Catania. Dopo le date da voi sarà a Cagliari – Teatro Massimo / 18-23 marzo\, Bergamo – Teatro Donizetti / 9-17 maggio. \n\n\n\nBiglietteria: tel. 06.684.000.311 _ email biglietteria@teatrodiroma.net  _ Biglietti: da € 40 a € 25 \n\n\n\nOrari spettacolo: martedì\, giovedì 5 marzo e venerdì ore 20; mercoledì e sabato ore 19;  \n\n\n\ndomenica e giovedì 12 marzo ore 17 _ Durata spettacolo: Primo atto 1h30’; Intervallo 15’; Secondo atto 1h05’
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SUMMARY:"Charlotte e Theodore" al Cometa Off
DESCRIPTION:Debutta in prima assoluta in Italia\, dal 3 all’8 marzo al Teatro Cometa Off\,”Charlotte e Theodore”\, commedia brillante e audace scritta dal drammaturgo Ryan Craig e con la regia di Massimiliano Farau. \n\n\n\n La storia segue le vicende di una coppia di accademici: Charlotte e Theodore\, filosofi e insegnanti universitari. In questo contesto intellettualmente stimolante\, l’autore affronta tematiche estremamente attuali\, come la “cancel culture”\, gli estremismi della “woke culture”\, i limiti di un politicamente corretto estremo e gli effetti collaterali di un’interpretazione distorta del concetto di “libertà di espressione”\, che porta a una società in cui i confini tra opinione e sapienza tendono a confondersi.  \n\n\n\nUna grande storia d’amore che si dipana nell’arco di dieci anni e racconta\, con delicatezza e grazia ma senza facili sentimentalismi\, la metamorfosi\, le crisi\, le asperità ma anche la resilienza e la toccante tenerezza di un sentimento che dall’ incondizionato slancio iniziale si trasforma e matura attraverso gli inevitabili compromessi che la vita e il desiderio di auto-affermazione individuale gli impongono.  \n\n\n\nAl centro della trama c’è una competizione professionale tra i due: entrambi lottano per ottenere un ambito posto di lavoro ai vertici dell’università. Questo scontro porterà a galla le loro differenze ideologiche e personali\, rivelando le dinamiche complesse che si instaurano all’interno della coppia. Tra rivalità\, ambizioni e fragilità\, emergeranno le contraddizioni di due intellettuali che si trovano a dover fronteggiare le nuove sfide di un sistema accademico e culturale in rapida evoluzione.Con un finale struggente e screziato di malinconia in cui torna l’idillio iniziale (e anche il primo seme delle crisi a venire) accompagnato da una singolare colonna sonora che unisce un Bach rivisitato dal compositore Stefano Switala e il canto notturno di uno stormo di uccelli.  \n\n\n\nCiò che rende “Charlotte e Theodore” davvero unico è il suo approccio irriverente e assolutamente NON politicamente corretto. Lo spettacolo si distingue per un’ironia britannica affilata\, pungente e a tratti controversa\, che non ha paura di mettere in discussione le convenzioni sociali e le ideologie dominanti.  \n\n\n\nDa Martedì 3 a Domenica 8 Marzo 2026 \n\n\n\nDal Martedì al Venerdì ore 21:00 – Sabato ore 19:00 – Domenica ore 17:30 \n\n\n\nBiglietti \n\n\n\nBiglietto ONLINE :  € 19\,00 \n\n\n\nhttps://www.ciaotickets.com/it/biglietti/charlotte-e-theodore-roma
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LOCATION:Cometa OFF\, Via Luca della Robbia\, 47\, Roma\, Italia
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SUMMARY:"Orlando" al Teatro Vascello
DESCRIPTION:Il 9 ottobre del 1927\, Virginia Woolf scrive una lettera all’amata Vita Sackville-West: “Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Di’ sì o no”. Vita non si sottrae\, accettando di diventare oggetto\, musa\, modello e interlocutrice di uno dei romanzi più originali della letteratura moderna. La scrittura di Orlando nasce così: come un omaggio d’amore\, un atto di gioia offerto a una donna e al mondo. Intersecandosi continuamente con la vita della scrittrice\, in un enigmatico intreccio tra opera e biografia\, la vicenda di Orlando – nato uomo nel XVI secolo\, vissuto per più di quattrocento anni\, e mistericamente transitato nel Femminile – si trasforma in questo spettacolo in un inno all’estasi ma anche all’ossessione della letteratura: una lunga\, straordinaria lettera d’amore in forma di romanzo.  \n\n\n\n“Oltre che un classico di sconvolgente attualità\, Orlando è un inno alla gioia esuberante dell’avventura\, alla libertà\, al godimento sessuale; un manifesto alla possibilità di prenderselo\, il piacere\, secondo modelli alternativi alle leggi del conformismo patriarcale.”  \n\n\n\nNadia Fusini  \n\n\n\n“L’identità è un fantasma. Dal momento in cui cominciamo a definirci come esseri umani adulti\, stabiliamo dei confini entro i quali ci rintaniamo. Ma\, per fortuna o per avventura\, la vita spazza via tutto e travolge quegli steccati che tanto pazientemente avevamo costruito per proteggerci. Trascinati dalla inesauribile vitalità del suo Orlando\, Virginia Woolf ci invita a viaggiare nello spazio e nel tempo\, a oltrepassare quello steccato che ci tiene imprigionati nella trappola dell’identità\, del maschile\, del femminile\, e di tutte quelle convenzioni che sono solo il frutto del tempo in cui viviamo.”  \n\n\n\nAndrea De Rosa  \n\n\n\n“Può un’opera letteraria essere al contempo una lettera d’amore? Orlando dimostra di sì: uno dei più straordinari romanzi del Novecento è anche la più spericolata lettera d’amore che la storia ricordi. Un vero e proprio monumento di parole che Virginia Woolf erige a e per l’amata Vita Sackville-West – scrittrice e poetessa con cui Woolf ebbe una lunga relazione e un intenso sodalizio. Un amore che abbiamo voluto rendere ancora più esplicito\, punteggiando la drammaturgia del romanzo con brani dell’epistolario a Vita. Orlando è un inno a Vita e alla Vita\, nonché la testimonianza di una speranza estrema: mentre la vita dei corpi finisce\, quella delle parole è più lunga e diversa – abbatte i confini dei sessi\, delle identità\, perfino della morte.”  \n\n\n\nFabrizio Sinisi / drammaturgia  \n\n\n\n“La luce di Orlando è la luce bianca del cielo di una mattina radiosa. La luce di Orlando è la luce bianca della carta da scrivere\, prima di cominciare. Questi i pensieri che hanno guidato la disposizione del grappolo di proiettori tra i quali si innalza il tronco robusto di un albero senza chioma\, come poeticamente disegnato da Giuseppe Stellato. Sono anzi sia la chioma che il cielo sotto il quale stanno Orlando\, Virginia\, Anna ed il suo pubblico assorto ad ascoltarla. Mi piace pensare che sia tutta quella luce bianca a condensarsi e raggiungere il suolo trasformandosi in carta\, in tanti fogli bianchi che attendono che le parole si trasformino in segni. Ancora una volta la luce è convocata a testimoniare e rendere possibile che l’astrazione si trasformi sulla scena in realtà da abitare. “Orlando alzò gli occhi e vide qualcosa di astratto che sta tra le colline o nel cielo oltre il quale non c’è nulla che conti; in cui io riposo e continuerò a esistere. Questa cosa io chiamo realtà.” (Virginia Woolf – Diari)”  \n\n\n\nPasquale Mari / luce  \n\n\n\n“Immaginare uno spazio scenico che accogliesse le parole scritte da Virginia Woolf per Orlando\, è stata una sfida per nulla semplice. Un testo che\, tra le altre cose\, racconta proprio la difficoltà della parola di descrivere la natura\, la bellezza. Alla fine\, tutto confluiva qui\, nella ricerca di un connubio\, di un punto d’incontro tra natura e letteratura\, tra la bellezza di un albero e il fallimento di qualsiasi forma d’arte che provi a raccontare questa bellezza. E quindi un tronco di quercia in mezzo ad un prato quadrato\, un albero la cui chioma è fatta da luci\, tralicci\, americane: una fetta di realtà trasportata in uno spazio teatrale\, quel luogo magico dove da un albero\, al posto di una foglia\, può cadere un foglio bianco…”  \n\n\n\nGiuseppe Stellato / spazio scenico  \n\n\n\n“Il suono\, lontano e intimo\, di una campana scandisce un tempo indefinito e sospeso. Una musica nasce da quelle pagine così tormentate e vitali; è la Sinfonia n. 6 (Patetica) di Čajkovskij. L’ultima.”  \n\n\n\nG.U.P. Alcaro / musica  \n\n\n\n“Un abito veste e spesso determina\, un costume teatrale veste e crea mondi. In scena c’è Virginia Woolf e il momento in cui visse\, ma anche un blu polveroso che ricorda il vasto cielo comune a tutte le epoche\, una seta impalpabile e ariosa che rimanda ai fasti del ‘500\, un cinturone maschile e una gonna femminile pronta a gonfiarsi a ogni danzante giravolta. Il costume accompagna discretamente il racconto di un’anima appassionata e in ricerca di sé grazie ai piccoli dettagli che lo compongono\, senza troppo definire e chiudere\, mettendosi in dialogo con il corpo l’attrice che lo veste e lo sveste – magnificamente – e con il vasto e concettuale spazio che li contiene entrambi.”  \n\n\n\nIlaria Ariemme / costumi  \n\n\n\nInfo e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE\, info promozioneteatrovascello@gmail.com  – promozione@teatrovascello.itBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\,acquista direttamente alla biglietteria acquista tramite bonifico bancario SOLAMENTE PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849oppure acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orlando/268574   \n\n\n\nInfo: 06 5881021 – 06 5898031 \n\n\n\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it \n\n\n\nORARI spettacoli \n\n\n\ndal lunedì al venerdì h.21 \n\n\n\nsabato h.19
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SUMMARY:"Lungo viaggio verso la notte" al Teatro Biondo
DESCRIPTION:Gabriele Lavia e Federica Di Martino sono i protagonisti di Lungo viaggio verso la notte di Eugene O’Neill\, che debutta martedì 3 marzo alle ore 21.00 al Teatro Biondo di Palermo nella messa in scena diretta dallo stesso Lavia e coprodotta da Effimera e Fondazione Teatro della Toscana. Lavia e Di Martino interpretano i ruoli di James e Mary Tyrone\, mentre Jacopo Venturiero e Ian Gualdani sono rispettivamente i figli Jamie ed Edmund\, completa il cast Beatrice Ceccherini nel ruolo di Cathleen. \n\n\n\nLe scene dello spettacolo sono di Alessandro Camera\, i costumi di Andrea Viotti\, le musiche di Andrea Nicolini e le luci di Giuseppe Filipponio. Repliche fino a domenica 8 marzo. \n\n\n\nAmbientato nel 1912\, il dramma racconta una giornata della famiglia Tyrone in lotta con i propri demoni\, tra conflitti\, dipendenze e segreti dolorosi: James è un attore famoso ma ormai in declino\, Mary una moglie vittima della dipendenza da oppiacei\, mentre i figli Jamie ed Edmund sono condizionati dall’ambiente tossico. L’opera mette a nudo i fallimenti\, le dipendenze e i risentimenti reciproci dei membri della famiglia\, in una lenta ma inesorabile discesa verso l’oscurità interiore. \n\n\n\nScritto tra il 1941 e il 1942\, Lungo viaggio verso la notte è considerato il capolavoro del drammaturgo statunitense\, l’opera più dolorosamente autobiografica. Rappresentato per la prima volta a Stoccolma nel 1956\, vinse il Premio Pulitzer l’anno successivo\, dopo la morte dell’autore. Sidney Lumet ne diresse il primo adattamento cinematografico nel 1962\, con Katharine Hepburn e Ralph Richardson.  \n\n\n\nScrive Lavia nelle note di regia: «Lungo viaggio verso la notte è il titolo che Eugene O’Neill dà alla sua opera centrale\, alla sua opera-confessione: il padre di O’Neill era stato un attore di grande successo\, come il protagonista della sua opera teatrale. La casa-prigione della “famigliaccia” che O’Neill ci racconta\, in fondo\, è proprio casa sua. E qui sta il cammino tortuoso di una possibile messa-in-scena-viaggio di quest’opera\, davvero amara\, scritta da O’Neill ormai vicino alla morte per fare “un viaggio all’indietro” nella sua vita. Un viaggio impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto. Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza\, di amore e disprezzo\, comprensione e rigetto\, di famiglia e della sua rovina». \n\n\n\nLungo viaggio verso la notte \n\n\n\ndi Eugene O’Neill \n\n\n\ntraduzione Bruno Fonzi \n\n\n\nadattamento Chiara De Marchi  \n\n\n\nregia Gabriele Lavia \n\n\n\npersonaggi e interpreti: \n\n\n\nJames Tyrone Gabriele Lavia \n\n\n\nMary Tyrone Federica Di Martino \n\n\n\nJamie Tyrone Jacopo Venturiero \n\n\n\nEdmund Tyrone Ian Gualdani \n\n\n\n Cathleen Beatrice Ceccherini  \n\n\n\nscene Alessandro Camera \n\n\n\ncostumi Andrea Viotti  \n\n\n\nmusiche Andrea Nicolini \n\n\n\nluci Giuseppe Filipponio \n\n\n\nsuono Riccardo Benassi \n\n\n\naiuto regia Mattia Spedicato \n\n\n\nproduzione Effimera / Fondazione Teatro della Toscana  \n\n\n\ndurata: 2 ore e 45 minuti incluso un intervallo \n\n\n\ncalendario delle rappresentazioni: \n\n\n\nmartedì 3 marzo ore 21.00 \n\n\n\nmercoledì 4 marzo ore 17.00 \n\n\n\ngiovedì 5 marzo ore 17.00 \n\n\n\nvenerdì 6 marzo ore 21.00 \n\n\n\nsabato 7 marzo ore 19.00 \n\n\n\ndomenica 8 marzo ore 17.00
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