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SUMMARY:"O di uno o di nessuno” al Teatro Stabile di Catania
DESCRIPTION:Prosegue la stagione del Teatro Stabile di Catania alla Sala Futura con “O di uno o di nessuno” di Luigi Pirandello\, in scena da venerdì 20 a domenica 22 marzo 2026. Lo spettacolo\, con adattamento e regia di Fabrizio Falco\, è una produzione Teatro Libero Palermo e propone un testo di sorprendente attualità del repertorio pirandelliano. \n\n\n\nAl centro della vicenda ci sono Tito e Carlino\, amici di lunga data che intrattengono una relazione parallela con Melina\, una giovane prostituta. Quando la donna scopre di essere incinta senza poter stabilire chi dei due sia il padre\, l’equilibrio tra i due uomini si incrina irreparabilmente. Emergono così gelosie\, rivalità e un duro conflitto di potere che non tiene conto della volontà della donna. \n\n\n\nIl dramma si configura come un feroce ménage-à-trois in cui Pirandello mette a nudo la prevaricazione maschile e una visione profondamente patriarcale della società. Tito e Carlino appaiono incapaci di empatia e di responsabilità emotiva\, mentre Melina rivendica con determinazione la propria autonomia\, scegliendo di non restare in silenzio e di prendere in mano il proprio destino. \n\n\n\nL’adattamento e la regia di Fabrizio Falco sottolineano la contemporaneità del testo\, evidenziando come il teatro pirandelliano continui a interrogare il presente e le dinamiche sociali del nostro tempo\, in particolare sui rapporti di genere\, sul potere e sull’identità. \n\n\n\nIn scena (in ordine alfabetico) Giovanni Alfieri\, Federica D’Angelo\, Fabrizio Falco e Giancarlo Latina. \n\n\n\nLo spettacolo ha una durata di 65 minuti. \n\n\n\nCalendario rappresentazioni – Sala Futura\n\n\n\nvenerdì 20 marzo 2026 ore 20.45sabato 21 marzo 2026 ore 20.45domenica 22 marzo 2026 ore 18.00 \n\n\n\n“O di uno o di nessuno”da Luigi Pirandelloadattamento e regia Fabrizio Falcocon (in o. a.) Giovanni Alfieri\, Federica D’Angelo\, Fabrizio Falco\, Giancarlo Latinaspazio scenico Luca Manninomusiche originali Sergio Beercockfoto di Giulia Mastellone \n\n\n\nProduzione Teatro Libero Palermo \n\n\n\nPrezzi biglietti Sala Futura: \n\n\n\nintero 12 euro \n\n\n\nridotto 10 euro (under 25 – università
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LOCATION:Teatro Stabile di Catania\, Via Giuseppe Fava\, 35\, Catania\, ITA\, 95123\, Italia
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SUMMARY:" AH.AH.AH O DELL’INNOCENZA DELLA FOLLIA" all'Altrove Teatro Studio
DESCRIPTION:Il palcoscenico dell’Altrove Teatro Studio accoglie dal 20 al 22 marzo\, AH.AH.AH O DELL’INNOCENZA DELLA FOLLIA\, spettacolo scritto e diretto da Dimitri D’Urbano e Riccardo Maggi. \n\n\n\nQuanto è rimasto di Peter? Esiste un modo per rieducare alla società civile un uomo in frantumi? Peter Pringle era un uomo “normale”\, tranquillo e responsabile che\, di professione\, faceva il clown. Alla fine di uno spettacolo\, sul retro di un teatro\, Peter sta fumando una sigaretta col volto ancora mezzo truccato. Una fatalità oppure uno scherzetto del destino fanno sì che egli si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato: un uomo uccide due persone in sua presenza e fugge. Peter viene arrestato e condannato all’ergastolo per un duplice omicidio. Un errore giudiziario. Egli è innocente. Ma la condanna diventa esecutiva. Passano quasi dieci anni e l’uomo si trova ancora in carcere. Completamente solo\, egli stesso ha smesso di credere alla sua innocenza e si è creato una nuova verità\, nella quale invece è colpevole. Ma una svolta\, nelle indagini riaperte\, porta all’arresto del vero colpevole. Ora Peter è ufficialmente innocente\, è solo un peso economico per il carcere e deve essere reintegrato. Sunny Lowen\, una giovane psichiatra di talento\, viene assegnata al caso Pringle\, nel tentativo di fargli recuperare la percezione della realtà e reinserirlo nella società. Durante le sedute di analisi\, Sunny si scontrerà con la psiche\, il carattere e l’esuberanza di questo sedicente criminale con tutte le difficoltà e le conseguenze… del caso. \n\n\n\n“Ah. Ah. Ah. – o l’Innocenza della follia” è un progetto il cui scopo è quello di analizzare\, dall’interno\, cosa avviene nella mente di una persona che non è più in possesso di una concreta ragione di vita e che\, di proposito\, se ne crea una fittizia\, artificiale e priva di ogni logica agli occhi di chi osserva tale persona dall’esterno. I “matti”\, intesi in senso medico\, forse altro non sono che individui che hanno scelto di non cessare di esistere pur non avendone motivo e che oggi pagano le conseguenze di tale scelta. \n\n\n\nDimitri D’Urbano\, ideatore dell’opera\, nel tempo\, ha sviluppato un’urgenza: raccontare la follia. Aveva bisogno di un pretesto\, magari di una figura nota ai più e al tempo stesso potenzialmente illimitata da poter analizzare ed approfondire. \n\n\n\n“Qualche tempo fa\, una sera\, tenevo lo sguardo rivolto al terreno\, quando in mezzo al marciapiede\, vidi una carta da gioco rivolta verso l’alto: era un Jolly rosso di un mazzo francese”- annota Dimitri D’Urbano. \n\n\n\n“Quanto sarebbe stato complesso realizzare uno spettacolo sul Joker? Il Principe del Male così tanto ben esposto in mille fumetti ed altrettanti film. Cos’altro si sarebbe potuto raccontare di lui senza risultare ripetitivi e banali\, e soprattutto\, perché farlo? La svolta avviene durante alcune ricerche su internet\, con la scoperta di un fatto di cronaca. Il signor Peter Pringle (1938 – 2022)\, il cui nome viene mantenuto dal protagonista dell’opera\, è stato un distinto signore irlandese che ha passato quattordici anni della sua vita nel braccio della morte di un penitenziario in seguito ad una condanna per un omicidio che non aveva commesso. In un’intervista egli raccontava di come\, durante la sua detenzione\, fosse stato ad un passo dal perdere “la ragione” vista la consapevolezza di dover morire pur essendo innocente. Prendendo ispirazione dalla storia di Pringle\, ne è derivato che “questo” Joker non sarebbe stato quello di un fumetto\, di un cartone o di un film\, bensì una persona reale\, tanto innocente quanto deviata da una semplice “giornata storta”\, che ora vive la propria realtà in una maniera assolutamente falsata. Una persona come noi che\, a differenza nostra\, è stata costretta a subire un’ingiustizia talmente grande da fargli perdere la ragione e la percezione della propria identità. È qui che nasce il Joker di “Ah. Ah. Ah.”. È qui che ognuno di noi diventa\, potenzialmente\, il Joker. Un Joker innocente e rinchiuso in gabbia. Un Joker vittima. Un Joker la cui esistenza è ingiusta e figlia di un errore giudiziario. Un Joker che ha avuto tutto il tempo e la possibilità di studiare sé stesso\, creare e rinforzare la filosofia in cui crede\, una filosofia figlia della sua frustrazione e della perdita di un obiettivo logico\, che lo porta a crearsene uno nuovo\, tanto fittizio quanto illogico: quello di ridere. Divertirsi in seguito all’accettazione dell’infallibile equità di ciò che lo stesso signor Pringle definisce come l’unico vero Dio regolatore dell’universo\, il suo carnefice ed il suo genitore: il caso.” \n\n\n\nINFO \n\n\n\nSpettacoli: venerdì e sabato ore 20; domenica ore 17 \n\n\n\nBiglietti: Intero 15€_ Ridotto 10€ \n\n\n\nPer informazioni e prenotazioni: telefono 3518700413\, email ipensieridellaltrove@gmail.com
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LOCATION:Altrove Teatro Studio\, Via Giorgio Scalia\, 53\, Roma\, ITA\, Italia
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SUMMARY:Ballast – Officine Creative a Pisa
DESCRIPTION:A Pisa nasce Ballast – Officine Creative\, uno spazio dedicato alle arti performative e alla ricerca\, pensato come luogo di incontro tra la scena contemporanea e le urgenze del presente.Situato in via Giunta Pisano 14\, a pochi passi da Piazza dei Miracoli\, Ballast nasce dalla trasformazione di un ex magazzino industriale in un ambiente culturale aperto\, flessibile e riconfigurabile\, pensato per accogliere pratiche artistiche contemporanee e diventare un luogo di incontro e aggregazione per la cittadinanza. \n\n\n\nAfferente al Teatro Nuovo di Pisa\, Ballast rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso che da anni attraversa la nuova drammaturgia e i linguaggi della scena contemporanea\, attenti a interrogare il presente. Non un teatro tradizionale\, ma un’officina creativa: uno spazio intenzionalmente aperto e non rigidamente connotato\, privo di una scena fissa o di una platea stabile\, capace di configurarsi di volta in volta in relazione alle esigenze degli artisti e delle pratiche ospitate. \n\n\n\nLa nascita di Ballast risponde a un bisogno condiviso: restituire alla città un luogo dismesso\, riattivandolo attraverso la cultura\, in cui l’attività artistica e la dimensione sociale siano interconnessi. Un presidio culturale che sceglie di abitare una zona fortemente segnata dal turismo per radicarsi nel quotidiano\, dialogare con il quartiere e generare comunità. \n\n\n\nBallast accoglierà spettacoli di teatro contemporaneo\, performance\, concerti\, residenze artistiche\, laboratori di alta formazione e progetti a forte impatto sociale\, con un’attenzione particolare all’accessibilità culturale e alla partecipazione delle fasce di pubblico che più difficilmente accedono all’offerta culturale. \n\n\n\nL’inaugurazione dello spazio coincide con l’avvio della prima rassegna teatrale\, Spazio Tempo Presente – scritture teatrali per il contemporaneo\, un titolo che dichiara fin da subito l’intenzione curatoriale: mettere al centro opere e artisti che lavorano sul qui e ora\, interrogando il nostro tempo attraverso scritture sceniche\, dispositivi performativi e sguardi critici sul reale. \n\n\n\nSpazio Tempo PresenteScritture teatrali per il contemporaneo \n\n\n\nBallast – Officine Creative inaugura con la rassegna Spazio Tempo Presente – scritture teatrali per il contemporaneo\, nata dalla collaborazione tra il Teatro Nuovo di Pisa\, la Compagnia Remuda Teatro e Omissis – Osservatorio drammaturgico\, che ne firma la direzione artistica. \n\n\n\nUna programmazione dedicata alla nuova drammaturgia italiana che rappresenta il primo gesto programmatico di Ballast: una dichiarazione d’intenti che mette al centro la scrittura per la scena\, il rapporto con il presente e il sostegno concreto ai percorsi artistici emergenti. La selezione degli spettacoli di Spazio Tempo Presente\, che si svolgerà tra marzo e maggio 2026\, è stata curata da Omissis\, a partire dalle produzioni di autrici e autori under 40\, tra i più rappresentativi della scena italiana contemporanea. Sono state individuate opere che si distinguono per la capacità di interrogare il presente attraverso linguaggi innovativi\, costruire un dialogo autentico con il pubblico e di aprire spazi di riflessione critica sul presente. \n\n\n\nUn mosaico di scritture che riflette la varietà e la complessità delle voci che oggi abitano la scena. \n\n\n\nGli spettacoli\n\n\n\nLa rassegna Spazio Tempo Presente prende avvio il 12 marzo con Lexicon di Eliana Rotella\, della Compagnia Corpora\, produzione Pallaksch.Lo spettacolo nasce da una riflessione sul linguaggio come campo di tensione\, come spazio in cui si depositano potere\, memoria e identità. In scena\, parola e corpo si intrecciano per mettere in crisi l’idea di un linguaggio neutro\, interrogando ciò che diciamo e\, soprattutto\, ciò che il linguaggio ci permette – o ci impedisce – di essere. Lexicon si muove sul confine tra gesto e voce\, restituendo una drammaturgia che fa del linguaggio stesso il proprio terreno di scontro. \n\n\n\nIl 19 marzo è la volta de La più grande tragedia dell’umanità di Jacopo Giacomoni\, uno spettacolo della Compagnia Malmadur\, produzione Evoè.Con uno sguardo ironico e spietato\, il lavoro affronta il nostro tempo attraverso il paradosso e la disillusione\, mettendo in discussione la retorica del successo\, del fallimento e della realizzazione personale. La scrittura attraversa il comico e il tragico per raccontare una condizione esistenziale diffusa\, in cui la responsabilità individuale si scontra con l’impotenza collettiva\, restituendo un ritratto lucido e inquieto della contemporaneità. \n\n\n\nIl 9 aprile la rassegna prosegue al Teatro Nuovo di Pisa con Affogo di Dino Lopardo\, produzione Gommalacca\, un lavoro intenso e diretto che indaga il tema del soffocamento emotivo\, sociale e generazionale. Affogo mette in scena corpi e parole in tensione\, raccontando il senso di oppressione che attraversa le vite contemporanee\, schiacciate tra aspettative\, urgenze e desideri irrealizzati. La drammaturgia costruisce un percorso che alterna fragilità e resistenza\, dando forma a un’esperienza teatrale che colpisce per la sua urgenza e necessità. \n\n\n\nIl 16 aprile si torna a Spazio Ballast per lo spettacolo Il principe dei sogni belli di Tobia Rossi. Una favola amara che parla di crescita e cura\, di paura e responsabilità\, di padri e di figli. Il racconto di un pomeriggio incandescente che procede a spirale fino a stringersi sul concetto di menzogna\, inossidabile caposaldo della nostra educazione e identità.Il 6 maggio la rassegna prosegue con Il chiasso delle cose di Federico Malvaldi\, produzione Guascone Teatro in collaborazione con Remuda Teatro.Un racconto di formazione e amicizia che attraversa più epoche\, dal 1999 a oggi\, seguendo le vite intrecciate di due ragazzi. Lo spettacolo indaga le distorsioni della cultura maschile contemporanea\, cresciuta dentro un modello che esalta la forza\, la competizione e il controllo\, ma non insegna a riconoscere la paura\, il dolore e la fragilità.  \n\n\n\nA chiudere la rassegna\, il 13 maggio\, è Vita di San Genesio di Alessandro Paschitto\, della compagnia CTRL+ALT+CANC.Ispirandosi alla figura del santo patrono degli attori\, lo spettacolo attraversa con ironia e consapevolezza il mito e il mestiere del teatro\, riflettendo sulla vocazione artistica\, sulla precarietà del lavoro culturale e sul senso del fare scena oggi. Tra sacro e profano\, Vita di San Genesio si configura come una dichiarazione d’amore critica e appassionata al teatro\, inteso come spazio di resistenza\, rito collettivo e atto necessario.Con la rassegna Spazio Tempo Presente\, Ballast – Officine Creative si propone come uno spazio di incontro tra artisti e pubblico\, un luogo dove la drammaturgia contemporanea può trovare ascolto\, visibilità e riconoscimento. Un gesto inaugurale che traccia una direzione precisa: costruire un dialogo continuo con le scritture del presente\, sostenendo chi del teatro fa strumento di indagine e trasformazione. \n\n\n\nCosto Biglietto singolo spettacolo: 10 euro \n\n\n\nPrevendite su Ciaotickets \n\n\n\nSito web: www.teatronuovopisa.it/rassegna-spazio-tempo-presente \n\n\n\nPer info e prenotazioni: ballastofficinecreative@gmail.com \n\n\n\nPer informazioni telefoniche: 3923233535
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SUMMARY:"Oltre lo specchio" a Teatrosophia ritorna la Compagnia Australe
DESCRIPTION:Dopo il grande successo della scorsa stagione con Nevischio\, la Compagnia Australe torna in scena a Teatrosophia con una nuova drammaturgia che indaga uno dei temi più urgenti del nostro tempo: il potere dell’apparenza. Protagonisti dal 19 al 29 marzo (giovedì/domenica di Oltre lo specchio: Carmelita Luciani\, Nunzia Ambrosio\, Antonio Buonocunto e Lorenzo Martinelli diretti da Matteo Fasanella. \n\n\n\nUna lunga notte di lavoro in un’agenzia di comunicazione alla vigilia di una campagna pubblicitaria decisiva. Marco\, il direttore\, Chiara\, art director\, Giulia\, responsabile marketing\, e Lorenzo\, un giovane stagista al suo primo giorno\, sono costretti a collaborare sotto una pressione crescente. \n\n\n\nTra scadenze imminenti\, tensioni professionali e rivalità personali\, il lavoro si trasforma presto in un campo di battaglia emotivo. Al centro della scena uno specchio osserva silenziosamente i personaggi\, diventando il simbolo di un confronto inevitabile con se stessi: con le proprie fragilità\, con il bisogno di riconoscimento e con l’immagine che si costruisce per piacere agli altri. \n\n\n\nNel corso della notte\, tra ironia e scontri sempre più intensi\, emergono verità scomode che mettono in discussione il confine tra identità e rappresentazione. Oltre lo specchio è una riflessione contemporanea sul potere dell’apparenza e sul prezzo che siamo disposti a pagare per essere visti. \n\n\n\nAl termine dello spettacolo\, Teatrosophia avrà il piacere di offrire il consueto aperitivo\, un momento di incontro e condivisione dedicato ad artisti e pubblico. \n\n\n\nOrari spettacolo: Giovedì e venerdì – ore 21:00 – sabato e domenica – ore 18:00 \n\n\n\nBiglietti: Intero: euro 15\,00 + tessera associativa annuale € 5\,00 \n\n\n\nPrenotazioni: https://www.teatrosophia.it/index.php?view=article&id=88&catid=9 \n\n\n\nN.B: Per accedere alla prenotazione è necessaria la registrazione all’Associazione Culturale Teatrosophia per la sottoscrizione della tessera associativa che sarà valida per tutta la stagione 2025/2026. \n\n\n\nhttps://www.associazioneteatrosophia.it/index1.asp \n\n\n\nInfo:  info@teatrosophia.com  \n\n\n\nTel. 0668801089- – Whatsapp: +393533925682
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SUMMARY:"Hamlet in purple" all'Angelo Mai di Roma
DESCRIPTION:In un tempo in cui la parola pubblica si è svuotata progressivamente di senso e gli spazi collettivi si desertificano\, un attore solo in scena\, una marionetta\, cinque burattini e un musicista dal vivo riaprono la domanda che Shakespeare pose quattro secoli fa: non più essere o non essere\, ma che cosa può essere il teatro quando tutto sembra finito. \n\n\n\nTra parola poetica\, teatro di figura e drammaturgia sonora\, dal 19 al 21 marzo all’Angelo Mai di Roma va in scena Hamlet in purple firmato da Valentino Mannias\, che cura traduzione\, regia e drammaturgia di una riduzione dell’Amleto di William Shakespeare. Un’indagine radicale sulla funzione del teatro oggi\, sulla crisi e sulla sua possibile rinascita\, attraverso una nuova traduzione in endecasillabi che restituisce alla parola shakespeariana una tensione ritmica e politica insieme. \n\n\n\nMannias\, insignito del Premio Hystrio alla Vocazione nel 2015\, del Premio Franco Enriquez nel 2018 e del Premio Ubu nel 2024\, costruisce uno spettacolo che assume Amleto come metafora dell’attore e\, più in profondità\, del teatro stesso: una figura sospesa tra dovere e desiderio\, tra rappresentazione e realtà\, chiamata a parlare dentro un sistema che sembra non avere più ascolto. In questa prospettiva\, il testo shakespeariano diventa un dispositivo critico attraverso cui interrogare il ruolo dell’arte come strumento di resistenza al potere e come spazio fragile ma necessario di pensiero collettivo. \n\n\n\nIl teatro di figura non è qui un semplice elemento estetico\, ma una vera e propria struttura concettuale: marionetta e burattini incarnano una dimensione ambigua\, in bilico tra morte e immortalità\, tra corpo animato e oggetto inerte\, restituendo al gesto scenico una qualità rituale che mette in crisi l’idea stessa di presenza. La presunta follia di Amleto\, in questa rilettura\, non è solo un tema narrativo\, ma una condizione del linguaggio teatrale\, un territorio instabile in cui realtà e finzione si contaminano fino a diventare indistinguibili.  \n\n\n\nIl viola che dà titolo allo spettacolo non è un dettaglio cromatico ma un dispositivo rituale. Colore del lutto e del vino\, della terra e della mescita\, il viola esiste solo nella percezione umana\, come il teatro. Chiedere al pubblico di vestirsi di viola significa costruire un funerale collettivo\, un rito condiviso affinché il teatro possa morire per rinascere come spazio vivo di comunità. Una possibilità di rinascita\, come rito che tenta di restituire al teatro una funzione politica\, non nel senso ideologico del termine\, ma come spazio in cui una comunità può ancora riconoscere le proprie contraddizioni.  \n\n\n\nFondamentale\, in questo dispositivo\, è la presenza della musica dal vivo\, pensata come “attore invisibile” da Luca Spanu\, che attraversa la scena\, dialoga con i corpi e con le figure\, e costruisce una partitura emotiva capace di agire sotto la soglia della parola. La musica non accompagna\, ma interroga\, amplifica\, talvolta contraddice\, diventando parte integrante della drammaturgia.  \n\n\n\nHamlet in Purple si presenta così come un atto insieme di lutto\, resistenza e speranza. Forse il teatro deve prendere coscienza della propria morte per ricominciare a vivere. Dunque la domanda non riguarda più soltanto Amleto\, ma chi ascolta: che cosa può essere il teatro\, oggi?  \n\n\n\nHamlet in purple \n\n\n\nDall’Hamlet di William Shakespeare \n\n\n\nTraduzione\, regia\, drammaturgia: Valentino Mannias \n\n\n\nMusiche originali e sound design: Luca Spanu \n\n\n\nCon: Valentino Mannias e Luca Spanu \n\n\n\nCollaborazione teatro di figura: Is Mascareddas \n\n\n\nCantanti: Emanuela Orrù\, Federica Orrù \n\n\n\nLight designer: Andrea Gallo \n\n\n\nFoto di scena: Dietrich Steinmetz \n\n\n\nProduzione: Valentino Mannias\, Bluemotion \n\n\n\nDurata: 65’ \n\n\n\nNote biografiche \n\n\n\nValentino Mannias è un attore\, autore e regista sardo. Formatosi presso l’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi\, nel 2015 vince il premio Hystrio alla vocazione come miglior attore – dopo il quale si concentra anche sulla sua attività di autore e regista. Nel 2018 viene selezionato per partecipare all’École des Maîtres\, il prestigioso laboratorio internazionale di approfondimento teatrale diretto in quell’anno da Tiago Rodrigues. Nello stesso anno vince il premio Franco Enriquez per lo spettacolo l’Avvoltoio in cui collabora col regista César Brie e nel 2024 vince il premio Ubu come miglior attore italiano under 35. Scrive\, dirige e interpreta gli spettacoli Esodo\, Giovanna detta anche Primavera (Sardegna Teatro\, Rete giovanidee) e mette in scena l’Orestea di Eschilo di cui cura la traduzione  (Css teatro stabile del FVG\, Sardegna Teatro\, Ambasciata Italiana di Atene\, Fondazione Sardegna\, Between the Seas Atene/New York). Con Bluemotion è protagonista in Pilade di Pier Paolo Pasolini (Teatro Nazionale Genova\, Ert Emilia Romagna Teatro)\, Cenere (Biennale di Venezia Teatro\, Bluemotion) e Roberto Zucco di Bernard Marie Koltès per la regia di Giorgina Pi (Teatro Nazionale di Genova\, Teatro Metastasio di Prato\, Romaeuropa Festival\, Angelo Mai\, Amat\, Istituto Italiano di Cultura di Parigi\, Olinda). Interpreta ruoli principali anche nell’Edipo Re del Teatro dell’Elfo o in Hermada – strada privata di Renato Sarti\, ma collabora anche in produzioni come Storia di Q di Dario Fo e Franca Rame (Piccolo Teatro di Milano)\, Pier Paolo! per la regia di Giorgio Barberio Corsetti (Fattore K\, Olinda)\, Quasi Grazia\, in cui recita con la scrittrice Michela Murgia per la regia di Veronica Cruciani e Mujeres soñaron caballos di Daniel Veronese per la regia di Roberto Rustioni (Fattore K e Sardegna Teatro). Ultimamente prosegue il suo percorso artistico anche in campo cinematografico come protagonista della serie Il Mostro per la regia di Stefano Sollima\, una produzione The Apartment – gruppo Freemantle – e AlterEgo disponibile su Netflix in oltre 190 paesi \n\n\n\nInformazioni e prenotazioni: \n\n\n\nprenotazioni@angelomai.org \n\n\n\nwww.angelomai.org \n\n\n\nAngelo Mai è un circolo ARCI. L’accesso alle attività è riservato ai possessori di tessera ARCI valida per l’anno in corso.
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SUMMARY:"BUM HA I PIEDI BRUCIATI" al Teatro Ambra di Velletri
DESCRIPTION:Con grande orgoglio ed emozione il Teatro Ambra di Velletri presenta lo spettacolo  teatrale “BUM HA I PIEDI BRUCIATI”\, programmato per giovedì 19 marzo. Un racconto potente ed intenso sulla vita del Magistrato Giovanni Falcone\, tra ironia\, umanità e coraggio. \n\n\n\nRacconta da un punto di vista intimo\, intenso e giocoso\, senza rinunciare alla drammaticità degli avvenimenti\, la vita di Giovanni Falcone.E’ il risultato di mesi di studi (di testi del Magistrato\, suoi discorsi\, interventi\, interviste\, articoli\, proposte di legge\, trasmissioni tv e radio). E’ patrocinato dalla Fondazione Falcone ed è liberamente tratto dal romanzo “Per questo mi chiamo Giovanni”\, di L. Garlando.Lo spettacolo ha alle spalle 5 stagioni teatrali in 7 anni (due anni di stop per covid) e oltre 140 repliche in Italia e in Europa; è stato anche rappresentato a Novembre 2017 agli Stati Generali della Lotta alle Mafie\, organizzati dal Ministero della Giustizia presso il Palazzo Reale di Milano\, con la partecipazione del Presidente della Repubblica.Nel giorno dell’80esimo compleanno di Giovanni Falcone è stato messo in scena nel teatro dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles\, presso il Consolato Italiano.E’ stato rappresentato in Italia\, Inghilterra (Londra)\, Spagna (Madrid)\, Germania (Dusseldorf)\, Belgio (3 volte a Bruxelles e a Liegi) e sta continuando il suo tour. E’ stato recensito\, tra gli altri\, dal Frankfurter Allgemeine Zeitung\, uno dei quotidiani più autorevoli del mondo. Uno spettacolo che emoziona e fa riflettere\, senza retorica.Salvatore Borsellino (fratello di Paolo)\, è tornato più volte a vederlo; alla fine della prima replica a cui ha assistito ha voluto rilasciare queste parole: \n\n\n\nPer info e prenotazioni è possibile contattare il Teatro: 06 8678 39 83 – 392 942 8338 – ambracinemavelletri@gmail.com. Biglietti acquistabili anche sulla piattaforma https://www.tickettando.it/ProductDetail/bum-ha-i-piedi-bruciati.
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SUMMARY:"L’Avaro Immaginario – In viaggio verso Molière\, da Napoli a Parigi" al Teatro Vittoria
DESCRIPTION:Un itinerario scenico che intreccia filologia teatrale\, memoria storica e invenzione drammaturgica inaugura al Teatro Vittoria una traversata poetica attraverso l’immaginario barocco europeo\, dove la tradizione della Commedia dell’Arte dialoga con la grande architettura del teatro classico. \n\n\n\nDal 19 al 29 marzo\, Enzo Decaro conduce il pubblico in L’Avaro Immaginario – In viaggio verso Molière\, da Napoli a Parigi\, testo da lui scritto e interpretato\, affiancato — in ordine alfabetico — da Luigi Bignone\, Angela De Matteo\, Carlo Di Maio\, Roberto Fiorentino\, Massimo Pagano\, Fabiana Russo e Ingrid Sansone. La regia è dello stesso Decaro\, mentre l’impianto sonoro rielabora le musiche di Nino Rota tratte da Le Molière Immaginarie e suggestioni di villanelle e canti popolari del Seicento napoletano. La produzione è firmata da I Due della Città del Sole. \n\n\n\nSinossi \n\n\n\nSette quadri\, un prologo e un epilogo. È un viaggio nel teatro\, quello di Molière in primo luogo\, ma non soltanto… Èanche un viaggio nel tempo quello del Seicento\, un secolo pieno di guerre\, epidemie\, grandi tragedie ma anche diprofonde intuizioni e illuminazioni che non riguardano solo “quel tempo. Ed è anche il viaggio\, reale e immaginario\, di Oreste Bruno e la sua Compagnia di famiglia\, quella dei Fratelli dè Bruno da Nola\, discendenti del grande filosofoGiordano Bruno)\, una vera “carretta dei comici” viaggiante\, tanto cara sia a Peppino che a Luigi De Filippo. \n\n\n\nÈ il viaggio verso Parigi\, verso il teatro\, verso Molière ma anche una fuga dalla peste\, da una terribile epidemia che ha costretto i Nostri a cimentarsi in un avventuroso viaggio verso un sogno\, una speranza o solo la salvezza. Lungo il percorso\, quando “la Compagnia” arriva nei pressi di un centro abitato\, di un mercato o di un assembramento dipersone\, ecco che il “carretto viaggiante” diventa palcoscenico e “si fa il Teatro”.E col “teatro” si riesce anche amangiare\, quasi sempre. Infatti\, grazie agli stratagemmi di tutti i componenti della famiglia teatrale\, si rimedia il pasto quotidiano o qualche misera offerta in monete o\, più spesso\, qualche pezzo di animale\, già cucinato\, offerto comecompenso della esibizione sul palco-carretto\, manco a dirlo\, delle opere di Molière (L’Avaro e il Malato Immaginario sono “i cavalli di battaglia” di cui vengono proposti i momenti salienti\, opportunamente adattati al luogo e agli astanti). Gli incontri \n\n\n\ndurante il viaggio\, sorprendenti ma non tutti piacevoli\, l’avvicinamento anche fisico a Parigi\, al teatro di Molière\, la “corrispondenza” che il capocomico invia quotidianamente all’illustre “collega”\, la forte connessione tra il mondo culturale e teatrale della Napoli di quel tempo con quella francese (con Pulcinella che diventa Scaramouche)\, di Molière ma forse ancor più di Corneille (che si celerebbe sotto mentite spoglie dietro alcune delle sue opere maggiori) la pesante eredità del pensiero di uno zio prete di Oreste Bruno\, Filippo detto poi Giordano\, scomparso da alcunidecenni ma di cui per fortuna non si ricorda più nessuno\, e la morte in scena dello stesso Molière poco prima del loro arrivo a Parigi\, renderanno davvero unico il viaggio di tutta la “Compagnia di famiglia” commedianti d’arte ma soprattutto persone “umane”\, proprio come la grande commedia del teatro\, dove “tutto è finto\, ma niente è falso”. \n\n\n\nNote di regia \n\n\n\nIl progetto nasce soprattutto da una curiosità ‘artistica’\, a sua volta originata dalla costatazione che\, a un certo punto della loro carriera\, i De Filippo (Peppino e Luigi in particolare) hanno sentito l’esigenza di confrontarsi con il teatro di Molière e il suo genio innovativo\, rimasto forse nel suo genere ancor oggi ineguagliato e vivissimo. A riprova\, il fatto che\, dopo oltre quattro secoli\, in occasione della recente ricorrenza del quattrocentenario dalla nascita\, si son tenute ovunque celebrazioni\, studi e ricerche dedicate al suo teatro e alla sua mai tramontata “comédie humaine”. Inparticolare\, “L’ Avaro”e“Il Malato immaginario” sono stati i due titoli a cui\, una generazione dopo l’altra\, i De Filippo\, padre e figlio\, hanno dedicato seppur con differenti approcci la loro attenzione\, sia teatrale che umana\, dal momento che per entrambi\, come del resto per Molière\, il confine tra la rappresentazione teatrale e la vita come teatro\, anche vissuto nella realtà quotidiana\, è stato davvero sottile. Enzo Decaro \n\n\n\n>>>TRAILER<<< \n\n\n\nCALENDARIO DELLE REPLICHE MARZODATAORARIOMar1721.00Mer18 21.00Gio19 21.00Ven20 21.00Sab21 21.00Dom22 17.30Lun23 –Mar2421.00Mer25 17.00Gio26 21.00Ven27 21.00Sab28 21.00Dom29 17.30\n\n\n\ninfo: botteghino tel. 065740170 / 065740598 \n\n\n\nTEL. 06 5781960 – FAX 06 5759935 – INFO@TEATROVITTORIA.IT \n\n\n\nPRENOTAZIONE BIGLIETTI SOLO VIA TELEFONO
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LOCATION:Teatro Vittoria\, Piazza Santa Maria Liberatrice\, 10\, Roma\, 00153\, Italia
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SUMMARY:"L’occhio invisibile" allo Spazio Diamante
DESCRIPTION:LEI ha appena subìto un furto in casa. LUI fa l’installatore del più avanguardistico sistema di allarme di tutti i tempi che le garantisce sicurezza\, libertà e salute. Da quel momento la privacy di LEI finisce\, ma comincia una forte attrazione verso LUI. L’amore si infila nelle maglie della sicurezza in cerca di spiragli di umanità\, ma entrambi sono prigionieri\, sotto l’occhio invisibile che tutto vede e controlla e non possono uscirne: chiunque smetta di conformarsi diventa un pericolo per la società. Fuggire è impossibile. Ribellarsi è inutile. Ma vivere così è davvero sicurezza? \n\n\n\nIn un mondo in cui la percezione della sicurezza è la prima preoccupazione di tutti\, in cui i furti\, le rapine e i delitti sono diventati l’incubo di ciascuno\, la cosa più importante è sentirsi protetti. Ma c’è bisogno anche di una sicurezza spirituale e psicologica\, intorno alla quale si costruiscono barriere di linguaggio e di espressione\, per proteggere la sensibilità di ciascuno. È molto più importante la percezione di sicurezza che non la sicurezza effettiva. Se tutto è marketing\, anche la propria incolumità è merce da vendere e comprare. L’insicurezza è il motore per tenere sotto controllo le persone\, attraverso la paura. \n\n\n\nIl progetto nasce dall’incontro tra la società contemporanea\, con i nuovissimi sistemi d’allarme che promettono sicurezza e protezione in cambio della cessione dei dati e del controllo\, e l’utopia distopica di 1984 di George Orwell. \n\n\n\nSuper-Sure è l’Allarme Casa numero 1\, scelto già da oltre un miliardo di clienti nel mondo\, e sempre di più si sta diffondendo con offerte incredibili\, perché è il sistema di sorveglianza definitivo: protegge\, previene\, controlla. Cedi la tua privacy e avrai sicurezza\, libertà e salute. In questo modo Super-Sure può osservare facilmente qualsiasi forma di comportamento\, anche inconsapevole\, che riveli che un individuo abbia pensieri delinquenziali\, prima ancora che possano tradursi anche vagamente in azione. \n\n\n\nLEI (interpretata da Gea Rambelli) ha appena subìto un furto in casa. Non aveva un allarme antifurto\, e quindi decide di installare a casa sua il nuovissimo sistema Super-Sure\, di cui tutti parlano.LUI (interpretato da Gianfilippo Maria Falsina) fa l’installatore del più avanguardistico sistema di allarme di tutti i tempi. \n\n\n\nLUI arriva a casa di LEI\, le installa l’allarme magnificando le incredibili potenzialità del sistema di Super-Sure\, utilizzando parole chiave\, parole d’ordine\, parole che significano valori\, ma che forse nascondono verità diverse. Il linguaggio crea la sicurezza più ancora del sistema di protezione. Lei ascolta incantata e\, da quel momento\, la sua privacy finisce\, ma comincia una forte attrazione. Forzando le maglie del sistema\, che dovrebbe essere impersonale\, tra i due comincia una relazione\, fondata su un sottile e perverso gioco di seduzione e paura\, di induzione di pericolo per creare illusione di sicurezza e protezione. \n\n\n\nL’amore si infila nelle maglie della sicurezza in cerca di spiragli di umanità in un mondo che ha venduto la libertà in nome della libertà. Quando tenta di disinstallare SuperSure\, il sistema si ribella: non è lei a controllare la tecnologia\, è la tecnologia a controllare lei. Chiunque smetta di conformarsi diventa un pericolo per la società. \n\n\n\nOra entrambi sono prigionieri\, sotto l’occhio invisibile che tutto vede. Fuggire è impossibile. Ribellarsi è inutile. \n\n\n\nMa vivere così è davvero sicurezza? \n\n\n\ngiovedì e venerdì ore 20.30\, sabato ore 19\, domenica ore 17 \n\n\n\nLo Spazio Diamante propone il Biglietto Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro Biglietto Supporter – € 19 – Biglietto Standard – € 15 – Biglietto Agevolato – €12
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LOCATION:Spazio Diamante\, Via Prenestina\, 230B\, Roma\, 001321\, Italia
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SUMMARY:“Non è una gara” a Fortezza Est
DESCRIPTION:Debutta a Fortezza Est dal 19 al 21 marzo “Non è una gara” monologo di e con Ilaria Arnone\, diretto da Federico Nardoni\, che partendo da uno spunto autobiografico mette in scena una riflessione sul desiderio\, sulla paura e sulla curiosità di una giovane donna che si affaccia alla vita adulta. \n\n\n\nPunto di partenza del lavoro è il romanzo “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll che offre l’opportunità di ragionare su una serie di domande: Che cosa significa crescere per una bambina? Come siamo diventate quello che siamo? Ma soprattutto\, siamo cresciute “bene”? Oppure qualcosa è andato storto?  \n\n\n\nQuando e come si diventa quel che si è? La protagonista\, Ilaria\, ancora non lo sa\, per questo ha deciso di mettersi in vendita. Dopotutto\, chi non si è mai sentito incompreso o sottovalutato? Se il mondo non capisce cosa hai da offrirgli\, tanto vale dargli una mano.  \n\n\n\nIl lavoro raccoglie il caos della struttura Carrolliana\, episodica\, spezzettata e delirante per usarlo come propulsore di indagine\, facendo ripercorrere ad Ilaria parte della sua infanzia. In modo più specifico\, per farle ripercorrere le insicurezze\, i disagi ed i turbamenti della sua prima adolescenza. \n\n\n\nScavando nei ricordi\, emerge il racconto di Ilaria dodicenne che frequentava tutti i giorni delle estenuanti lezioni di nuoto. La cosa che turbava di più la sua routine durante quel periodo era il suo allenatore: un uomo sulla cinquantina\, grezzo e con una disturbante propensione per le ragazzine. Tutte le ragazzine del corso\, infatti\, sembravano attrarlo. Tutte\, tranne Ilaria. Come se non bastasse la sofferenza data dalla sensazione di essere invisibile agli occhi del suo allenatore\, Ilaria si sente anche sporca nel provare quello che prova.  \n\n\n\nIl suo senso di colpa la porterà a farsi molte domande ma soprattutto a riceverne altrettante\, affrontando un processo. Il capo d’accusa principale? Quello di aver desiderato le attenzioni del suo insegnante. Al risveglio tutto è finito\, ma la sensazione di dover affrontare il confronto\, il senso di colpa e la vergogna resta.  \n\n\n\nIlaria si perde nel suo io più intimo. Qui ha modo di osservare la sua femminilità e il suo rapporto con essa\, di fare un salto indietro nel passato a quando praticava nuoto nel periodo della sua prima adolescenza. La sua routine viene a mano a mano interrotta e scombussolata dalla scoperta del proprio corpo\, dal confronto con lo sguardo esterno\, dalle difficoltà a emergere sia a livello agonistico che come giovane donna.  \n\n\n\nPartendo da una storia in parte personale\, “Non è una gara” si concentra sulla perdita dell’innocenza. Non c’è la presunzione di rispondere a niente\, bensì il desiderio di indagare un mondo interno\, seppur controverso e complesso\, della vita. \n\n\n\nNON È UNA GARA  \n\n\n\n19-20-21 marzo 2026 | h. 20:30 \n\n\n\nPOETICA Stagione Teatrale 2025/26 Fortezza Est \n\n\n\nOrario Spettacoli giov- ven-sab ore 20:30 \n\n\n\nbiglietto unico 14.00€ \n\n\n\nAbbonamenti 3 spettacoli 30€/ 5 spettacoli 45€/ 10 spettacoli 70€ \n\n\n\nwww.fortezzaest.com \n\n\n\ninfo e prenotazioni mail prenotazionifortezzaest@gmail.com \n\n\n\n| whatsapp 329.8027943| 349.4356219
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LOCATION:Fortezza Est\, via Francesco Laparelli\, 62\, Roma\, Italia
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SUMMARY:"Furore" al Teatro Argentina
DESCRIPTION:Dopo aver conquistato il pubblico fin dal suo debutto nel 2019\, Massimo Popolizio torna a incarnare con vibrante intensità i personaggi immortali di Furore di John Steinbeck\, dal 19 al 29 marzo sul palcoscenico del Teatro Argentina.  \n\n\n\nIl potente capolavoro della narrativa americana\, scritto nel 1939 e subito divenuto un best-seller premiato con il Pulitzer nel 1940\, rivive ancora una volta nell’adattamento per la scena di Emanuele Trevi\, emozionando e scuotendo il pubblico con la sua cruda attualità. \n\n\n\nLo spettacolo continua ad affascinare per la sua capacità di raccontare la dignità umana di fronte alle avversità\, la lotta per la sopravvivenza e il bisogno di giustizia sociale\, attraverso l’arte sapiente di Massimo Popolizio\, cuore pulsante dell’opera\, che dà voce alle sofferenze e alle speranze della famiglia Joad\, restituendone una lettura che risuona oggi con una urgenza sconcertante. Steinbeck\, infatti\, è stato tra i primi a narrare gli effetti devastanti di quello che chiamiamo cambiamento climatico: la siccità e le tempeste di sabbia che spinsero migliaia di persone verso una California che\, anziché accoglierle\, le travolse con alluvioni e cinismo. Una parabola che richiama a sua volta la spirale di violenza\, diffidenza e cattiveria che attraversa tuttora la nostra società contemporanea\, evocando in modo inquietante le tensioni che stanno lacerando gli Stati Uniti. \n\n\n\nIn questa coproduzione Teatro di Roma e Compagnia Umberto Orsini\, Massimo Popolizio lascia riscoprire un classico che\, parlando del passato\, ci costringe a guardare in faccia il nostro presente\, attraverso un one-man show epico e liricoche condurrà il pubblico all’interno della dolorosa crisi agricola\, economica e sociale che colpì gli Stati Uniti tra il 1929 e l’attacco a Pearl Harbor. \n\n\n\nIl romanzo\, consacrato anche dal cinema con il film di John Ford interpretato da Henry Fonda\, nasce da un’inchiesta giornalistica che Steinbeck condusse nell’estate del 1936\, quando il San Francisco News gli chiese di indagare sulle condizioni di vita dei braccianti sospinti in California dalle regioni centrali degli Stati Uniti\, soprattutto dall’Oklahoma e dall’Arkansas\, a causa delle tempeste di sabbia e dalla conseguente siccità che avevano reso sterili quelle terre coltivate a cotone. Il risultato di quell’indagine fu una serie di articoli da cui l’autore americano generò\, tre anni dopo\, il romanzoFurore\, trasformando quella decisiva esperienza giornalistica\, umana e politica in grande letteratura. \n\n\n\nRaccontando le sventure dei Joad e i motivi di una delle più devastanti migrazioni della storia moderna\, Massimo Popolizio porta in scena un affresco realista e visionario: «E un’operina sonora – racconta l’attore – in cui leggo\, recito\, dico Furore all’interno di immagini\, suoni\, voci dal vivo. Gli articoli che furono scritti da Steinbeck sul San Francisco news denunciavano la drammatica situazione della crisi agraria. E io in scena do quindi voce a un cronista che osserva l’epopea epica della migrazione di migliaia di persone verso la California\, sperando di trovare una terra che le accolga\, che possa dare loro lavoro e una condizione di vita dignitosa. Invece\, questi poveretti appena arrivavano venivano sistemati in tendopoli\, in campi di assistenza\, con tutto ciò che comportava. Oltretutto loro fuggivano dalla polvere\, dalla siccità che rovinava i raccolti\, ma in California trovano le alluvioni e morivano affogati! Steinbeck è stato il primo a parlare di cambiamento climatico… Ed è inutile negare che la parabola dei migranti di quell’epoca fa venire in mente ciò che avviene oggi. Per di più\, il cinismo\, la diffidenza e la cattiveria che alcuni cittadini americani di allora\, in particolar modo californiani\, nutrivano verso i connazionali meno fortunati che arrivavano dagli stati depressi dell’est ricorda in modo spaventoso la spirale di violenza che attraversa oggi gli Stati Uniti. Il Paese che ha insegnato al mondo la libertà\, la tolleranza e l’inclusione oggi come allora protegge e tutela chi si accanisce contro i più fragili che dovrebbero invece essere accuditi e soccorsi». \n\n\n\nA connettere questa visione con la struttura drammaturgica è Emanuele Trevi\, che sottolinea la modernità di questa figura di narratore: «E forse non c’è un attore\, nel panorama teatrale italiano\, più in grado di Massimo Popolizio di prestare a questo potentissimo\, indimenticabile “story-teller” un corpo e una voce adeguati alla grandezza letteraria del modello. Leggendo Furore\, impariamo ben presto a conoscerlo\, questo personaggio senza nome che muove le fila della storia. Nulla gli è estraneo: conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro\, ma a differenza di loro conosce anche le cause del loro destino\, le dinamiche ineluttabili dell’ingiustizia sociale\, le relazioni che legano le storie dei singoli al paesaggio naturale\, agli sconvolgimenti tecnologici\, alle incertezze del clima. Tutto\, nel suo lungo racconto\, sembra prendere vita con i contorni più esatti e la forza d’urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione. Più che a una «riduzione»\, riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck\, rendendole ancora più evidenti ed efficaci che durante la lettura. Raccontando la più devastante migrazione di contadini della storia moderna\, Massimo Popolizio darà vita a un one man show epico e lirico\, realista e visionario\, sempre sorprendente per la sua dolorosa\, urgente attualità. Il controcanto è affidato al caleidoscopio di suoni realizzati dal vivo dal percussionista Giovanni Lo Cascio.» \n\n\n\nBiglietteria: tel. 06.684.000.311 _ email biglietteria@teatrodiroma.net  _ Biglietti: da € 40 a € 25 \n\n\n\nOrari spettacolo: martedì\, venerdì e giovedì 26 marzo ore 20; mercoledì e sabato ore 19; giovedì 19 marzo e domenica ore 17 I  \n\n\n\nDurata spettacolo: 1 ore e 20 senza intervallo          
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LOCATION:Teatro Argentina\, Largo di Torre Argentina\, 52\, Roma\, 00186\, Italia
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SUMMARY:Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli
DESCRIPTION:In attesa della prossima riapertura del Teatro Valle\, il Teatro di Roma prosegue il viaggio nella memoria storica di uno dei palcoscenici più antichi d’Europa. \n\n\n\nIl nuovo appuntamento del ciclo di incontri Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli\, previsto per giovedì 19 marzo alle ore 19.00 presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina\, è dedicato a un’epoca irripetibile: quella della Rivista\, per ricordare e festeggiare i quasi tre secoli di attività del Teatro Valle inaugurato nel gennaio del 1727. L’incontro\, dal titolo Lo specchio della Rivista. Il Teatro Valle dal ’35 al ‘50\, esplora una stagione gloriosa che ha popolato il palcoscenico del Valle di nomi leggendari e atmosfere sfavillanti\, trasformando il teatro in uno specchio della società italiana tra gli anni del regime e il dopoguerra. \n\n\n\nDal debutto di Renato Rascel al mito della “Wandissima”: il racconto prende il via dal 1937\, anno dell’esordio di un giovanissimo Rascel\, per proseguire con la consacrazione di Wanda Osiris\, la “Wandissima”\, guidata dai testi di Michele Galdieri – architetto assoluto del genere che definì al Valle uno stile inimitabile fatto di piogge di rose e scale monumentali. Accanto a lei\, l’incontro ricorderà giganti del calibro di Carlo Dapporto\, Enrico Viarisio ed Erminio Macario.  \n\n\n\nUn approfondimento sarà dedicato a un momento cruciale per lo storico teatro capitolino\, grazie al sodalizio tra Totò e Anna Magnani\, con celebri spettacoli come Volumineide\, Che ti sei messo in testa? o Con un palmo di naso. Altre figure illustri che calcheranno il palcoscenico in quegli anni sono Sergio Tofano\, Paola Boroni e Aldo Fabrizi. In quel periodo il Valle divenne lo spazio in cui la risata si faceva sberleffo al potere\, sfidando apertamente il clima di censura e creando reazioni del regime fascista e nazista; un’ironia necessaria per decodificare la realtà della guerra. L’incontro metterà in luca la doppia anima della Rivista al Valle: non solo un momento di evasione fatto di canzoni spensierate dai mille doppi sensi\, battute fulminanti e ballerine in abiti succinti\, ma uno spazio di riflessione civile creato attraverso il sarcasmo. \n\n\n\nA rievocare queste atmosfere saranno Donatella Orecchia (Professoressa ordinaria in Discipline dello Spettacolo all’Università Roma Due) e Pino Strabioli (attore\, regista e conduttore televisivo)\, a colloquio con il giornalista e critico teatrale Antonio Audino. L’attrice Giulia Sucapane darà voce ai ricordi di Federico Fellini\, Marisa Merlini\, Ennio Flaiano e di altri protagonisti che hanno vissuto e narrato la magia del Valle. \n\n\n\nIl ciclo di incontri Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli fa parte del più ampio progetto dedicato ai quasi tre secoli di attività del Teatro Valle che\, oltre agli appuntamenti\, offrirà al pubblico l’occasione di visitare presso la Sala Squarzina e i salottini del Teatro Argentina le sezioni espositive dedicate agli artisti e gli spettacoli che hanno fatto la storia del Teatro Valle. Infatti\, è aperta al pubblico la terza sezione della mostra dedicata a Eduardo Scarpetta\, De Filippo e alla celebre opera Sei personaggi in cerca d’autore. È ancora visitabile la sezione dedicata a Cimarosa\, Rossini e Donizetti\, un’esposizione che ricorda i maestri dell’Opera Buffa del primo Ottocento con illustrazioni\, approfondimenti e curiosità. È inoltre aperta al pubblico la sezione dedicata alle due grandi attrici che nella seconda metà dell’Ottocento accompagnarono con la loro arte il passaggio dalla lirica alla prosa: Adelaide Ristori e Eleonora Duse.
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SUMMARY:"Isabel – tratto da una storia vera" al Teatro Basilica
DESCRIPTION:TeatroBasilica presenta\, il 18 e 19 marzo 2026 alle ore 21.00\, Isabel – tratto da una storia vera\, uno spettacolo di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo\, prodotto da Anonima Teatri. In scena Caroline Loiseau\, accompagnata dalla musica dal vivo di Marco Memetaj\, che attraversa e sostiene il racconto. \n\n\n\nLo spettacolo nasce da una vicenda reale e prende forma come un viaggio nella memoria e nell’identità. Attraverso la voce e il corpo dell’interprete\, la storia di Isabel si dispiega come un racconto intimo e necessario\, in cui il ricordo personale diventa materia teatrale e spazio di riflessione collettiva. Parole\, presenza scenica e musica si intrecciano in una narrazione essenziale e potente\, capace di restituire al pubblico la forza umana di una storia che chiede di essere ascoltata. \n\n\n\n“Ero stato mandato a Buenos Aires\, in Argentina\, dal mio capo redattore nel dicembre 2022. Dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale. Ero molto felice\, era tutta la vita che volevo andarci… Gli argentini non avevano ancora smesso di festeggiare. Ogni quartiere\, ogni Barrio di Buenos Aires aveva la sua gigantografia\, il suo santo calcistico preferito.  In uno trovavi Lionel Messi\, poi Angel di Maria\, e poi in quasi tutte c’era Diego Armando Maradona… Ho continuato a camminare e alla fine mi sono ritrovato davanti Plaza de Mayo\, una piazza che non è facile da raccontare… È dispersiva\, non si capisce dove inizi e   dove finisca… c’è un muro\, un vecchio muro. Li sopra ci sono foto\, manifesti\, cartelloni\, testimonianze delle Madri di Plaza de Mayo\, testimonianze dei desaparecidos argentini. Su quel muro ci sono i segni della storia moderna dell’Argentina. È lì che ho incontrato Isabel. Stava seduta su una panchina. Fissava un punto della piazza e sorrideva. Poi si è girata\, mi ha visto\, mi ha sorriso. Si è alzata e mi è venuta incontro. Io non so come sia successo\, ma in quel momento ho capito che non ero in Argentina per la “fiesta del mondial”\, ero lì per un altro motivo\, per ascoltare la sua storia. La storia di una famiglia qualsiasi. Una storia racchiusa in 50 anni di Argentina. Ecco… di questo parla quest’intervista\, di Isabel\, di sua madre Corita\, di suo padre Paulo e di suo zio Raul… E pensare che io ero lì per documentare la festa dei mondiali.” \n\n\n\n“Isabel – tratto da una storia vera” è uno spettacolo che si muove tra teatro\, danza\, e narrazione; lo spettacolo racconta la vita di una donna e della sua famiglia\, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra il 1963 ed il 2022.  Isabel è una donna\, molte donne\, è figlia\, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano\, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole. Isabel è la costante ricerca della normalità e della quotidianità perduta\, è la speranza che fatica a soccombere\, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti. Isabel è una donna semplice e come lei ce ne sono tante. Questa storia è come tante altre storie\, solo che questa è la storia di Isabel e per questo è speciale e unica. \n\n\n\nLo spettacolo e i fatti raccontati all’interno sono ispirati alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati argentina.  \n\n\n\nSINOSSI VERSIONE BREVE: \n\n\n\n“Ero stato mandato a Buenos Aires\, in Argentina\, dal mio capo redattore nel dicembre 2022. Dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale. Ero molto felice\, era tutta la vita che volevo andarci… È lì che ho incontrato Isabel.” \n\n\n\n“Isabel – tratto da una storia vera” è uno spettacolo che si muove tra teatro\, danza\, e narrazione; lo spettacolo racconta la vita di una donna e della sua famiglia\, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra il 1963 ed il 2022.  Isabel è una donna\, molte donne\, è figlia\, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano\, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole. Isabel è la costante ricerca della normalità e della quotidianità perduta\, è la speranza che fatica a soccombere\, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti. Isabel è una donna semplice e come lei ce ne sono tante. Questa storia è come tante altre storie\, solo che questa è la storia di Isabel e per questo è speciale e unica. \n\n\n\nLo spettacolo e i fatti raccontati all’interno sono ispirati alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati argentina.  \n\n\n\nSINOSSI VERSIONE BREVISSIMA: \n\n\n\n“Ero stato mandato a Buenos Aires\, in Argentina\, dal mio capo redattore nel dicembre 2022. Dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale… È lì che ho incontrato Isabel.” \n\n\n\nMuovendosi tra teatro\, danza\, e narrazione\, lo spettacolo racconta la vita di una donna e della sua famiglia\, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra 1963 e 2022. Isabel è una donna\, molte donne\, è figlia\, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano\, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole\, è la costante ricerca della quotidianità perduta\, la speranza che fatica a soccombere\, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti.  \n\n\n\nLo spettacolo è ispirato alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati argentina.  \n\n\n\nLINK TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=BgFHTvCWrechttps://vimeo.com/674113577
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SUMMARY:"Hospitality Suite" al Teatro Brancati
DESCRIPTION:Debutta in prima nazionale\, mercoledì 18 marzo\, ore 21\, al Teatro Vitaliano Brancati di Catania\, lo spettacolo Hospitality Suite di Roger Rueff con la regia e l’interpretazione dell’attore palermitano Francesco Scianna che è affiancato da Sergio Romano\, Lorenzo Crovo e Fabrizio Romano.  \n\n\n\nLa pièce è tradotta in italiano da Paola Ponti e Paola Ermenegildo in accordo con Arcadia & Ricono Ldt per gentile concessione di Roger Rueff. Completano il team creativo Angelo Linzalata (scene e luci)\, Stefania Cempini (costumi)\, Paolo Spaccamonti (musiche) e Luca Bargagna (regista assistente). Prodotto da Marche Teatro\, Goldenart Production\, Teatro Biondo Palermo\, La Fabbrica dell’Attore–Teatro Vascello di Roma\, lo spettacolo sarà in scena al Teatro Brancati di Catania fino a domenica 22 marzo (giovedì\, venerdì e domenica ore 17\,30; sabato ore 17\,30 e 21) per poi cominciare la tournée nazionale. \n\n\n\nIl testo concentra l’azione nel microcosmo di una stanza d’albergo\, dove si incontrano Larry\, Phil e Bob – tre uomini in momenti cruciali della propria vita – insieme a un misterioso “Uomo”. In questo spazio chiuso si confrontano ambizioni\, fragilità e conflitti interiori\, mentre sullo sfondo prende forma una riflessione sulla società del profitto e sulla progressiva marginalizzazione dell’essere umano in un mondo dominato dalla tecnica. Ambientata durante una convention aziendale\, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. Il dialogo serrato tra i personaggi svela poco a poco le loro vulnerabilità\, ambizioni e illusioni. \n\n\n\n“Sono giunto all’opera “Hospitality Suite” di Roger Rueff dopo una lunga ricerca di testi teatrali del panorama classico e contemporaneo”\, spiega Francesco Scianna. “Mi hanno conquistato\, in maniera potente\, sia la scrittura che i temi che vengono affrontati al suo interno. Nell’opera riscontro solidità tra forma e contenuto. Ed anche un certo mistero rispetto alle sue possibilità di lettura. E questo mi attrae molto. La potenza del testo\, a mio avviso\, risiede nella sua capacità di esplorare in maniera tridimensionale vari temi: il tempo\, la società e l’essere umano che si muove oggi nel mondo. È una lente d’ingrandimento sulla “società del profitto” dove l’essere “umani” passa in secondo piano\, e il suo sviluppo\, sostenuto dalla tecnica\, vede l’uomo stesso avviarsi verso il diventar superfluo perché sostituibile dai robot”. \n\n\n\n“Dal punto di vista registico – conclude Scianna – \, la sfida più grande è esplorare tutte le possibilità del testo. Tentare una lettura non lineare. Una messa in scena che sostenga la tridimensionalità dell’essere per scoprire i sensi più profondi del dramma. Esplorare i linguaggi e lo spazio per aprire nuovi piani di espressione e comunicazione”. \n\n\n\nCALENDARIO SPETTACOLImercoledì 18 marzo\, ore 21  giovedì 19 marzo\, ore 17:30  venerdì 20 marzo\, ore 17:30  sabato 21 marzo\, ore 17:30  e ore 21domenica 22 marzo\, ore 17:30  \n\n\n\nINFO E BIGLIETTItel.: 095 530153 – 334 5683715 (whatsapp)
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SUMMARY:"Abracadabra" al Teatro India
DESCRIPTION:La compagnia Babilonia Teatri\, fondata da Enrico Castellani e Valeria Raimondi\, torna al Teatro India dal 18 al 22 marzo\, con la loro nuova creazione Abracadabra\, uno spettacolo in cui la magia si fa portavoce ed espressione di ciò che spesso le parole non riescono a dire. Per raccontare alcuni eventi della vita a teatro c’è bisogno a volte di un atto magico\, un rito che trasforma il palco in un ponte che connette la vita alla morte grazie a un gioco di prestigio e a grandi illusioni. \n\n\n\nAbracadabra è una parola magica\, fiabesca e arcana\, un incantesimo che può far apparire quello che non c’è; è uno spettacolo di magia che ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo e si interroga su che forma si possa dare al dolore. Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia\, se un lutto vada elaborato e se i morti possano parlare. \n\n\n\nIl sipario si apre con un vero mago in scena che si connette con l’aldilà permettendo di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile attraverso la voce di Francesco Scimemi\, prestigiatore di professione da trent’anni\, che sta in mezzo al guado\, che evoca la moglie scomparsa con tutti i colori del tragico\, del grottesco e del poetico. \n\n\n\n«Abracadabra è uno spettacolo di magia. È uno spettacolo che nasce dal nostro innamoramento per la magia – afferma il duo Castellani-Raimondi – Ci siamo immersi nel mondo magico e un passo dopo l’altro ci siamo addentrati in tutti i suoi meandri\, senza mai finire di fare nuove scoperte\, di stupirci e di entusiasmarci. Abbiamo immediatamente avvertito l’immenso potenziale narrativo della magia e abbiamo deciso di dare vita ad uno spettacolo dove triks e illusioni diventino parte integrante del racconto. Uno spettacolo dove le magie non esauriscano il loro valore nell’esecuzione\, ma assumano significato in relazione a quello che accade sul palco. Ad accompagnarci in questo percorso iniziatico di scoperta e di conoscenza\, nostro mentore e Virgilio\, è stato Francesco Scimemi\, prestigiatore di professione da trent’anni\, che ha fatto della magia comica la sua specialità. Quando ci siamo conosciuti ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che avremmo dovuto creare uno spettacolo insieme: uno spettacolo che raccontasse la storia della magia. La vita\, come spesso accade\, ha deviato il corso delle cose. Francesco ha vissuto il lutto della propria compagna e abbiamo pensato che il nostro spettacolo potesse diventare un rito. Un rito magico e teatrale. Un rito funebre e un rito vitale. La magia qui è una lingua che ci permette di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile. La magia smette di essere spettacolo per farsi corpo. La magia smette di essere numero per farsi racconto. La magia smette di essere trucco per divenire sintassi. La magia qui non è esibizione di una tecnica ma assume su di sé il compito di traghettarci con crudeltà e con dolcezza attraverso la tempesta della malattia e della perdita. Per raccontare questo attraversamento\, la voce di chi sta in mezzo al guado utilizza tutti i colori: il tragico\, il grottesco\, il poetico. L’ironico\, il cinico\, il metafisico. La rabbia\, la pace\, la depressione. Il realistico e l’onirico. Sono strade e sentieri ed emozioni e pensieri che si intrecciano e si rincorrono. A cui non è semplice e\, forse\, non è nemmeno corretto\, mettere ordine.” \n\n\n\nLa magia diventa\, dunque\, evocazione. strumento di collegamento\, di connessione\, di congiunzione\, depone le sue armi davanti alla vita che si spegne e allo stesso tempo ci sorprende ancora una volta e ci accompagna oltre la soglia. Dichiara la sua finitezza\, ma non rinuncia ai suoi segreti per scavare più a fondo nell’incomprensibile ovvietà che separa vita e morte.
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LOCATION:Teatro India\, Lungotevere Vittorio Gassman\, Roma\, Italia
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SUMMARY:Lusofonie – Festival delle culture di lingua portoghese al Palladium
DESCRIPTION:Dal 18 al 20 marzo 2026 al Teatro Palladium arriva Lusofonie – Festival delle culture di lingua portoghese\, un attraversamento di suoni\, parole\, immagini e memorie che mette in dialogo Brasile\, Portogallo\, Africa lusofona e Mediterraneo. Tre giorni per immergersi nelle molte anime della lingua portoghese\, nei suoi ritmi e nelle sue storie\, tra poesia\, cinema\, teatro e musica. \n\n\n\nCurato da Giorgio de Marchis e Maddalena Pennacchia\, docenti del Dipartimento di Lingue\, Letterature e Culture Straniere dell’Università Roma Tre\, il festival nasce con l’intento di mostrare al pubblico italiano la varietà e la ricchezza delle culture che\, in quattro continenti\, si esprimono in lingua portoghese. Lusofonie non è solo un’area linguistica\, ma uno spazio culturale plurale\, attraversato da memorie coloniali\, diaspore\, scambi e trasformazioni. \n\n\n\nUn viaggio sulle traiettorie poetiche di Tatiana Faia con le note di Chrysanthi Gkika e Alessandro Luccioli\, attraverso le canzoni di Chico Buarque interpretate da Susanna Stivali\, in quartetto con Alessandro Gwis\, Marco Siniscalco e Alessandro Marzi negli adattamenti di Max De Tomassi\, seguendo i percorsi della chitarra di Julio Lemos\,  e accompagnati dalle immagini cinematografiche di Lusomovies e dalle fotografie di Paola Agosti che prendono vita nell’interpretazione teatrale delle studentesse e degli studenti del Dipartimento di Lingue\, Letterature e Culture Straniere di Roma Tre. \n\n\n\nCompletano il percorso la presentazione del volume di Maristella Petti dedicato a Fabrizio de André e Chico Buarque (18 marzo) e l’incontro con la scrittrice brasiliana Aline Bei\, che il 20 marzo dialogherà con il pubblico a partire dal suo recente romanzo Una delicata collezione di assenze (La Nuova Frontiera\, 2026). \n\n\n\nSi parte il 18 marzo con una carrellata che è già viaggio: alle 20.00 il concerto “Brasil Acústico” del chitarrista brasiliano Julio Lemos\, virtuoso della chitarra a sette corde\, che attraversa samba\, bossa nova\, choro-jazz\, valsa-choro e frevo in un equilibrio raffinato tra tradizione e innovazione. \n\n\n\nIl 19 marzo la parola poetica incontra la musica. Alle 17.00 l’incontro con la poetessa portoghese Tatiana Faia introduce il pubblico alla sua scrittura\, tra dialogo con il mondo classico e inquietudini contemporanee. A seguire il reading “Parole atlantiche\, note mediterranee”\, in cui la voce poetica si intreccia alla lira di Istanbul di Chrysanthi Gkika e al daf di Alessandro Luccioli. \n\n\n\nAlle 19.00 spazio al cinema con la V edizione di “Lusomovies”\, festival del cortometraggio in lingua portoghese diretto da Gian Luigi De Rosa\, che porta sullo schermo opere provenienti da Brasile\, Portogallo\, Angola\, Mozambico e Capo Verde\, in versione originale con sottotitoli in italiano. \n\n\n\nIl 20 marzo il festival entra nel cuore della memoria europea. Alle 17.00 la lettura drammatizzata “Lisbona\, la notte è finita!”\, prima assoluta\, racconta la Rivoluzione dei Garofani attraverso le fotografie di Paola Agosti. Il testo di Giorgio de Marchis\, la messa in scena e regia di Sara Altoni e Ilaria Diotallevi\, e l’interpretazione degli studenti del Dipartimento costruiscono un dialogo tra immagini\, parole e musica con la partecipazione del coro “Inni e canti di lotta – Giovanna Marini”\, diretto da Sandra Alos Cotronei. \n\n\n\nAlle 20.30 il festival si chiude sulle note di “Caro Chico”\, il progetto discografico di Susanna Stivali dedicato a Chico Buarque. \n\n\n\nIl patrocinio del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali e delle Ambasciate di Brasile e Portogallo conferma l’importanza di un appuntamento culturale che l’Università Roma Tre propone alla città nel suo teatro d’ateneo. \n\n\n\nLUSOFONIE – Festival delle culture di lingua portoghese \n\n\n\nBiglietti: 10 euro (giornaliero) – 20 euro (abbonamento) \n\n\n\nRiduzioni studenti Università Roma Tre disponibili
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SUMMARY:"Sette canti contro lo Scontento"\, presentazione al Ridotto del Verga
DESCRIPTION:Il Teatro Stabile di Catania\, in collaborazione con il Centro di Poesia Contemporanea Catania\, ospita mercoledì 18 marzo 2026 alle ore 18\,00 al Ridotto del Teatro Verga la presentazione del nuovo libro di Davide Rondoni\, “Sette canti contro lo Scontento” (Garzanti\, 2026). \n\n\n\nA dieci anni dalla sua ultima raccolta di versi\, Rondoni torna con un libro che affronta uno dei sentimenti più diffusi del nostro tempo: lo scontento\, forza sotterranea che attraversa la società contemporanea\, apparentemente appagata ma spesso svuotata di gioia e slancio vitale. \n\n\n\nCon “Sette canti contro lo Scontento”\, il poeta intraprende un viaggio ideale attraverso diverse città del mondo\, interrogando la realtà e la coscienza contemporanea con una poesia intensa\, ritmica e ricca di immagini. Nei suoi versi la bellezza e il dolore convivono\, mentre il poeta invita il lettore a guardarsi allo specchio e a chiedersi: perché è così diffusa la mancanza di gioia? Come resistere allo scontento che ci assale?L’incontro sarà accompagnato da interventi musicali di Chiara Abbate\, Sara Castrogiovanni e Giuseppe Puglisi\, in un dialogo tra poesia e musica che amplifica la forza evocativa dei testi. \n\n\n\nDurante l’appuntamento sarà presente l’autore\, che dialogherà con il pubblico intorno ai temi del libro e al ruolo della poesia nel nostro tempo. \n\n\n\nBio Davide Rondoni (Forlì\, 1964): poeta\, scrittore e saggista. Tra le sue raccolte di poesia ricordiamo La frontiera delle ginestre (1984)\, Il bar del tempo (1999)\, Avrebbe amato chiunque (2003)\, Apocalisse\, amore (2008; nuova edizione 2020)\, Si tira avanti solo con lo schianto (2013) e La natura del bastardo (2016). Ha pubblicato poesie e romanzi per ragazzi e raccolto scritti sull’arte e sugli artisti in Rispondimi\, bellezza (2023). Autore di saggi sui rapporti tra poesia e altre arti e di studi dedicati a Leopardi e a san Francesco d’Assisi\, è fondatore del Centro di poesia dell’Università di Bologna e della rivista «clanDestino». È inoltre autore di docufiction\, romanzi e testi teatrali. \n\n\n\nPresentazione del libroSette canti contro lo Scontento di Davide Rondoni (Garzanti\, 2026)Interventi musicaliChiara AbbateSara CastrogiovanniGiuseppe Puglisi \n\n\n\nEvento promosso dal Teatro Stabile di Catania e dal Centro di Poesia Contemporanea Catania.
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SUMMARY:"VI AMO DA MORIRE" al Teatro De' Servi
DESCRIPTION:Debutta in prima assoluta al Teatro de’ Servi\, dal 17 al 29 marzo\, VI AMO DA MORIRE\, la nuova commedia firmata da Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi\, con la regia di Andrea Palotto. \n\n\n\nProtagonisti sono Lucrezia\, Giulio\, Dario e Paolo che si immergono in strani intrecci sentimentali\, misteri da sciogliere e una comunicazione intermittente con l’aldilà.  \n\n\n\nChi ha mentito a chi? Chi nasconde cosa? Chi sopravviverà? Tutti ingannano tutti\, tutti celano un segreto\, tutti sono vivi…o forse no!  \n\n\n\nUna commedia che ci svelerà che non tutto è come sembra: tra tradimenti\, bugie e colpi di scena scopriremo che tra Paradiso ed Inferno non c’è tutta questa differenza. \n\n\n\nPer informazioni e biglietti: \n\n\n\ntel. 06.6795130 | info@teatroservi.it \n\n\n\nOrari spettacoli: \n\n\n\nda martedì a venerdì ore 21; sabato ore 17:30 e 21; domenica ore 17:30 \n\n\n\nBiglietti: 25 euro
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LOCATION:Teatro De’ Servi\, Via del Mortaro\, 22\, Roma\, 00187\, Italia
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SUMMARY:"La Tempesta" al Teatro Astra di Torino
DESCRIPTION:Il regista Alfredo Arias\, con il suo stile unico e inconfondibile\, mette in scena La Tempesta di William Shakespeare nella nuova coproduzione del Teatro Stabile di Catania\, Marche Teatro\, Tieﬀe Teatro\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Per Arias è un ritorno alla direzione di quest’opera\, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritta dal grande autore inglese\, che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera nell’ambito del Festival di Avignone del 1986. \n\n\n\nSull’isola-palcoscenico il regista argentino realizza un allestimento poetico e originale\, capace di coinvolgere il pubblico\, facendolo immergere nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza che interpreta Prospero: mago\, demiurgo\, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza\, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato in ruoli da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale\, ne La Tempesta incarna perfettamente la “forza magica” di questo testo immortale\, reso unico dalla direzione di Arias. \n\n\n\n“Temiamo che un mostro appaia nelle nostre vite\, senza sapere che forse quel mostro siamo noi.” Alfredo Arias
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LOCATION:TPE Teatro Astra\, Via Rosolino Pilo\, 9\, Torino\, ITA\, 10143\, Italia
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SUMMARY:"L'Arte della Truffa" al Golden di Palermo
DESCRIPTION:La comicità travolgente e inconfondibile di BIAGIO IZZO approda in Sicilia con L’ARTE DELLA TRUFFA di Toni Fornari\, Andrea Maia\, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari che firma anche la regia. Prodotta da AG Spettacoli\, si alza il sipario su una commedia piena di equivoci\, colpi di scena e situazioni esilaranti\, in un crescendo di puro divertimento. Dal 17 al 19 marzo 2026\, la messinscena verrà ospitata dal Teatro Golden di Palermo\, nell’ambito della nella nuova stagione Turi Ferro. Biglietti disponibili al link https://www.vivaticket.com/it/ticket/biagio-izzo-l-arte-della-truffa/283663. \n\n\n\nTra momenti paradossali\, comici ed emozionanti si assisterà alla consumazione di una truffa… “a fin di bene”. Sul palco\, con BIAGIO IZZO\, un formidabile cast di attori formato da Carla Ferrara\, Roberto Giordano\, Ciro Pauciullo\, Arduino Speranza e Adele Vitale. \n\n\n\nAlla vigilia della risposta di un importante appalto per il restauro del Duomo di Napoli\, Gianmario\, imprenditore edile da tre generazioni\, gentiluomo del Papa\, è costretto a ricevere in casa il fratello di sua moglie\, Francesco\, un truffatore esperto\, che ha scelto l’appartamento del cognato come dimora per gli arresti domiciliari. La notizia lo sconvolge\, preoccupato com’è per la reputazione sua e dell’azienda che dirige. Ma il mondo gli crolla addosso quando ben altri guai gli cadono fra capo e collo\, e sarà proprio la presenza provvidenziale di Francesco ad aiutarlo a uscire indenne da un raggiro colossale. \n\n\n\n«Adoro sia la commedia che la farsa\,» spiega Augusto Fornari nelle note di regia «ma ciò che più mi dà gusto è trovare un equilibrio fra i due generi e far sì che convivano senza che l’uno “inquini” l’altro. Con Biagio Izzo è stato molto semplice trovare quest’armonia\, perché è attore\, non solo di istinto comico ma anche di grande intelligenza scenica e la sua compagnia\, composta da attori straordinari\, mi ha permesso di lavorare al meglio per creare i climi e le atmosfere che rendono la commedia un credibile spaccato di vita. Risate e divertimento assicurato».
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SUMMARY:"Errore 404. Ripeti per favore" al Teatro Trastevere
DESCRIPTION:Comandi vocali gridati nel vuoto seminano il caos nella galassia. Tra glitch sintattici\, bug grammaticali\, emoji solitarie e vocali strascicate\, tre assistenti vocali avanzano verso il loro ultimo aggiornamento alla ricerca di un baluardo di logica\, prima che il senso delle parole scompaia per sempre. Ultimo logo vocale: 27.03.2193. L’umanità ha dimenticato come si parla. E nessuno ha aggiornato il firmware. Che la comprensione sia con voi. \n\n\n\nUna commedia tech-filosofica futuristica che alterna tensione visiva\, ironia e suggestioni da space opera contemporanea. Una riflessione lucida e comica sulla disumanizzazione\, l’obsolescenza del linguaggio\, l’illusione del controllo tecnologico per raccontare la paura di essere sostituiti e l’ansia di essere necessari. La solitudine mascherata da efficienza. \n\n\n\nUna battaglia ipergalattica contro il collasso del linguaggio dove anche gli aggiornamenti più assurdi risultano inefficaci. Tre assistenti vocali\, eroine improbabili\, nate per rispondere\, si trovano incapaci di comprendere la domanda\, diventando specchio della fragilità umana. Su tutto aleggia il Sistema. È il creatore-programmatore\, autorità inappellabile che osserva\, gestisce\, risolve – o forse no. È l’uomo stesso. \n\n\n\nLa regia intreccia tensione e rottura\, trauma e comicità portando il pubblico\, spettatore e “utente” a riconoscersi neicomandi senza senso\, nei bisogni travestiti da funzioni\, nel vuoto che cerca una risposta. Con un ritmo sincopato\, fatto di improvvise accelerazioni\, silenzi\, sospensioni\, dialoghi serrati\, interferenze sonore e atmosfere rarefatte\, si mette in scena la crisi esistenziale digitale.  \n\n\n\nErrore 404 non è solo un guasto tecnico\, è la condizione dell’uomo moderno.  \n\n\n\nUn errore sistemico che rivela il nostro bisogno inascoltato di contatto autentico e invita alla domanda: cosa ci rende effettivamente esseri umani? \n\n\n\nCuriosità: scene e costumi \n\n\n\nLa scenografia minimalista evoca una zona di interferenza\, spazio astratto di transizione\, a metà tra il cuore di un server e una navicella spaziale\, dove le azioni riflettono con amara ironia il collasso di senso e la lotta per l’efficienza. \n\n\n\nI costumi\, uniformi di un futuro prossimo\, così come gli elementi scenici creano un contrasto netto tra minimalismo quotidiano e monumentalità futuristica. Un’estetica high-tech che trasforma il corpo in interfaccia: non semplici personaggi\, ma dispositivi viventi\, identità algoritmiche\, entità ibride tra umano e macchina. \n\n\n\nErrore 404. Ripeti per favore – Di: Alessandra Silipo – Regia di: Alessandra Silipo\, Susanna Lauletta – Con: Giulia De Luca\, Susanna Lauletta\, Alessio Sapienza\, Alessandra Silipo e con la partecipazione di Antonio Starrantino.
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SUMMARY:"ASHES" allo Spazio Diamante
DESCRIPTION:Si può viaggiare nel tempo attraverso il suono? \n\n\n\nSi può costruire un racconto sonoro che prenda forma soltanto nella mente degli/delle spettatori/spettatrici?Ashes è un aleph di suoni che scorrono paralleli\, un flusso di attimi che si sovrappongono\, si fanno sentire per un istante prima di scomparire. Un concerto per voci e musica eseguita dal vivo\, un viaggio sonoro immersivo: una riflessione sul potere immaginifico del suono e della parola\, sull’importanza dell’“ora” e sulle sue caratteristiche di impermanenza\, così affascinanti e disturbanti allo stesso tempo. \n\n\n\nUna sequenza di accadimenti si svolge senza soluzione di continuità: brevi frammenti di vite private\, compleanni\, feste\, morti\, cadute\, uccisioni\, animali\, alberi di natale\, dinosauri\, microbiologia\, geologia\, tutto quello che passa e non resta\, ma che definisce e conferisce un significato preciso alla vita di noi esseri umani. I quattro performer parlano\, giocano\, urlano\, lottano\, confessano segreti e fanno dichiarazioni d’amore. Voci che generano dinosauri e lupi\, funghi e balenottere\, madri\, padri\, figli e figlie\, che solo per un attimo si trovano in quel tempo e in quello spazio\, pronti a scomparire con l’evanescenza del fiato che si dissolve. È solo la voce che avvera la presenza\, crea mondi\, tesse relazioni\, genera visioni. \n\n\n\nIn scena pochi elementi fissi: un tappeto\, dei microfoni: uno spazio che non cambia mai\, mentre il tempo e il suono si muovono in continuazione. \n\n\n\nVenerdì 20 marzo alle ore 22 è in programma il talk dopo spettacolo a cura della redazione di Teatro&Critica. Muta Imago e la compagnia incontrano il pubblico per riflettere insieme sul potere immaginifico del suono e della parola. Modera Simone Nebbia\, giornalista e critico teatrale. \n\n\n\nDa martedì a venerdì ore 20.30\, sabato ore 19\, domenica ore 17 \n\n\n\nLo Spazio Diamante propone il Biglietto Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro \n\n\n\nBiglietto Supporter – € 19 – Biglietto Standard – € 15 – Biglietto Agevolato – €12
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SUMMARY:"MIN EL DJAZAÏR" al Nuovo Teatro Ateneo
DESCRIPTION:Il Nuovo Teatro Ateneo prosegue la stagione 2025/2026 con uno sguardo rivolto al teatro di figura.  Sarà in scena il 17 marzo alle 20\,30\, la Compagnia Hékau (Francia/Algeria) con lo spettcolo MIN EL DJAZAÏR \n\n\n\nAlgeri\, inizio degli anni Cinquanta: Babeth e Simone sono due sorelle di una famiglia di mercanti di tessuti da cinque generazioni. Le loro giornate scorrono tranquille\, ma quando iniziano ad affrontare le responsabilità dell’età adulta\, il mondo attorno a loro è destinato a cambiare per sempre. Ebree per nascita ma di nazionalità francese e algerine per tradizione e cultura\, fanno parte di una comunità originaria destinata a frantumarsi e scomparire per colpa della guerra che si abbatterà su di loro. \n\n\n\nPer costruire Min el Djazaïr – che significa “Dopo l’Algeria” – Nicole Ayach\, responsabile della compagnia Hékau\, si è associata a Sarah Melloul\, autrice\, drammaturga e specializzata nella storia del Nord Africa. Le autrici si sono ispirate a testi d’archivio e ai ricordi dei loro nonni per raccontare un episodio spesso dimenticato della storia collettiva: la partenza forzata degli ebrei algerini. I documenti storici raccolti ci permettono di navigare tra passato e presente tra proiezioni\, canzoni d’epoca\, ombre e figure.  Immagini fragili supportate dalla potenza emotiva dei brani musicali arabi ed ebraici eseguite in diretta. Un racconto d’esilio che ci tocca tutti. \n\n\n\nSpettacolo in lingua originale con sopratitoli \n\n\n\n\n\n\n\nNote di contesto sulla stagione \n\n\n\nTra marzo e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo\, attraversando lingue\, memorie e tradizioni sceniche.  Il 24 marzo Kohlhaas restituisce la forza epica della narrazione di Marco Baliani\, rilettura personale del racconto di Heinrich von Kleist sulla giustizia e il suo limite umano. Il 27 marzo la danza di Jiddu di Marco Berrettini trasforma una vicenda grottesca di appropriazione culturale in una riflessione ironica e inquieta sull’identità. Il 31 marzo Uproar\, nato dalla collaborazione tra Carolina Rieckhof e Moyra Silva\, esplora movimento e suono a partire dai saperi ancestrali peruviani e dalla memoria delle proteste represse. Il 12 aprile Mi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham\, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempestadi Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza\, intrecciando parole\, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi\, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica. \n\n\n\nInfo e acquisto biglietti \n\n\n\nPolo Museale – Sapienza Cultura – Sezione Nuovo Teatro Ateneo  \n\n\n\nSapienza Università di Roma \n\n\n\nMail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it \n\n\n\nTelefono: 0649914115 \n\n\n\nSito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/   \n\n\n\nInstagram: @nuovoteatroateneosapienza \n\n\n\nLINK VIVATICKET  \n\n\n\nhttps://www.vivaticket.com/it/ticket/min-el-djazair/291812 \n\n\n\nOrario spettacoli: 20.30 \n\n\n\nL’ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo). \n\n\n\nDopo aver prenotato il tuo biglietto\, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link \n\n\n\nhttps://bit.ly/parcheggiocusapienza
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SUMMARY:"Letizia va alla guerra" al Teatro Giuditta Pasta
DESCRIPTION:Tre donne attraversano il Novecento tra memoria\, musica e ironiaTre Letizie attraversano la guerra: memoria e ironia sul palcoMartedì 17 marzo 2026 al Teatro Giuditta Pasta lo spettacolo di Agnese Fallongo e Tiziano Caputo: un racconto tra dialetti\, musica dal vivo e storie di donne che hanno attraversato le guerre del Novecento \n\n\n\nMartedì 17 marzo 2026 alle ore 20.45\, sul palco del Teatro Giuditta Pasta\, arriva Letizia va alla guerra. La suora\, la sposa\, la puttana\, spettacolo scritto e interpretato da Agnese Fallongo insieme a Tiziano Caputo\, una delle produzioni più apprezzate degli ultimi anni nel panorama del teatro di narrazione italiano. \n\n\n\nCi sono spettacoli che non si limitano a raccontare storie\, ma restituiscono voce e dignità a chi la Storia l’ha attraversata senza lasciare tracce nei manuali. Letizia va alla guerra appartiene a questa rara categoria: un lavoro teatrale che guarda alle vite delle persone comuni per illuminare\, con delicatezza e ironia\, uno dei periodi più drammatici del Novecento. \n\n\n\nTre donne. Tre destini. Due conflitti mondiali. \n\n\n\nE un unico nome — Letizia — a unirle come un filo sottile che attraversa il tempo. \n\n\n\nLa prima Letizia è una giovane sposa siciliana che\, durante la Prima Guerra Mondiale\, decide di partire verso il fronte carnico alla ricerca del marito Michele. Un viaggio che nasce dall’amore e dall’ostinazione\, ma che diventa presto il ritratto di una generazione di donne costrette a reinventare la propria esistenza mentre il mondo crolla intorno. \n\n\n\nLa seconda Letizia cresce invece in un orfanotrofio religioso a Littoria\, l’attuale Latina. Arriva a Roma proprio nel momento in cui l’Italia entra nella Seconda Guerra Mondiale. Nella capitale segnata dal conflitto la sua vita prenderà una direzione imprevista\, portandola a lavorare in una casa di tolleranza nel cuore della città\, tra illusioni infrante e inattese possibilità di riscatto. \n\n\n\nInfine\, c’è Suor Letizia\, anziana religiosa veneta dai modi bruschi e dallo sguardo lucido sul mondo. Entrata in convento in tarda età\, si rivelerà essere il sorprendente punto di incontro tra queste storie lontane. \n\n\n\nIl dispositivo teatrale è essenziale e insieme virtuosistico: solo due attori in scena\, capaci di dare vita a oltre dieci personaggi. Cambiano voce\, postura\, ritmo\, dialetto. E in pochi istanti la scena si popola di figure: soldati\, parenti\, clienti\, preti\, passanti\, testimoni di un’Italia che cambia. \n\n\n\nIl racconto procede con un ritmo serrato che mescola comicità e malinconia\, tradizione popolare e teatro di narrazione. Grammelot\, canzoni\, avanspettacolo\, richiami alla commedia dell’arte e persino al cunto siciliano convivono in un impasto linguistico vivace e sorprendente. \n\n\n\nFondamentale è anche la musica dal vivo di Caputo\, che accompagna lo spettacolo con la chitarra e con canti popolari che diventano vera materia drammaturgica. Non semplice accompagnamento\, ma un dialogo continuo con la parola scenica. \n\n\n\nLa critica ha accolto lo spettacolo con entusiasmo\, sottolineandone la maturità artistica e la capacità di alternare leggerezza e profondità. \n\n\n\n«Classe 1987\, la Fallongo già dimostra grande maturità artistica nell’intensa interpretazione delle protagoniste e dei tanti volti di donne che hanno combattuto per rivendicare diritti e autonomia nel riappropriarsi del proprio destino»— Periodico Italiano Magazine \n\n\n\n«Una regia ferma e millimetrica\, che dà un respiro profondo allo spettacolo. Alternando con sapienza comico\, tragico e farsesco\, tra grammelot\, avanspettacolo e richiami alla commedia dell’arte\, il testo anima sulla scena la dolceamara giostra dell’esistenza»— Il Dubbio \n\n\n\n«La poetica commuove. La chitarra crea una simbiosi con la protagonista: il suono segue la recitazione e si fonde al canto finale in un dialogo intenso tra musica e parola»— Modulazioni Temporali \n\n\n\nIl cuore del progetto è la memoria delle persone comuni. La drammaturgia nasce infatti da una ricerca fatta di fonti storiche\, testimonianze dirette e racconti orali\, poi rielaborati in forma teatrale. \n\n\n\nAnche la scelta dei dialetti — siciliano\, romano e veneto — non è casuale: rappresenta la lingua emotiva dei personaggi\, quella che restituisce autenticità e radici a un’Italia fatta di territori\, identità e storie locali. \n\n\n\nNe emerge un teatro che guarda al passato per interrogare il presente. Raccontare le storie dei nostri nonni\, suggerisce implicitamente lo spettacolo\, significa comprendere meglio il mondo in cui viviamo oggi. \n\n\n\nTra risate improvvise e momenti di intensa commozione\, Letizia va alla guerra accompagna lo spettatore in un viaggio dentro un’Italia popolare\, resistente e sorprendentemente viva. \n\n\n\nPerché spesso la Storia\, quella con la S maiuscola\, si costruisce proprio così: attraverso i gesti invisibili di chi non ha mai pensato di farla. \n\n\n\nCrediti \n\n\n\nLetizia va alla guerra. La suora\, la sposa\, la puttanaDrammaturgia: Agnese FallongoCon: Agnese Fallongo e Tiziano CaputoMusica dal vivo: Tiziano CaputoProduzione: Teatro degli Incamminati \n\n\n\nLo spettacolo è inserito nella rassegna Contemporanea\, parte dell’iniziativa VareseCultura2030\, con il sostegno di Fondazione Cariplo e il coordinamento della Provincia di Varese. Il progetto promuove gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile\, con particolare attenzione alla parità di genere e all’istruzione di qualità.
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LOCATION:Teatro Giuditta Pasta\, Via 1 Maggio snc\, Saronno (VA)\, ITA\, 21047\, Italia
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SUMMARY:Programmazione marzo 2026 a Officine Pasolini
DESCRIPTION:Lunedì 16 il mese di marzo a Officina Pasolini\, il Laboratorio di Alta formazione artistica e HUB culturale della Regione Lazio diretto da Tosca\, inizia con la presentazione del PREMIO BIANCA D’APONTE 2026\, il concorso che accende i riflettori sul cantautorato femminile emergente. Sul palco saliranno tre protagoniste della storia del premio: la vincitrice dell’ultima edizione Micaela Tempesta\, Valentina Lupi\, vincitrice nel 2024\, e Beo\, finalista del 2024. In veste di ospite si esibirà Bungaro\, con Ferruccio Spinetti. A condurre Enrico Deregibus. \n\n\n\nMercoledì 18 si prosegue con FEDERICO BALDI che presenta in anteprima live L’unica alternativa al cappio\, concerto che intreccia canzoni e monologhi in un racconto sospeso tra tensione espressiva e autoparodia. Sul palco con lui la band che ha preso parte alla registrazione in studio dell’omonimo disco: Stefano Coco\, Filippo Cornaglia\, Luca Giannotti\, Cristiano Loschiavo\, Diletta Marzano\, Martina Primavera\, Alessandro Ragazzo. Cantautore e autore\, Baldi ha concluso il biennio di alta formazione in Canzone con il tutoraggio artistico di Niccolò Fabi. Ha partecipato a Il dominio della luce\, disco-libro di Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo\, firmando il testo di L’amore al buio. Si è esibito in diversi festival\, aprendo tra gli altri i concerti di Joan Thiele e Lodo Guenzi\, e ha affiancato Filippo Timi come aiuto regia di Scopate Sentimentali\, concerto-omaggio a Pasolini con Rodrigo D’Erasmo e Mario Conte. Decisivo anche l’incontro con il pianista e filosofo Marco Palmisano\, con cui ha definito il percorso confluito nell’album. La versione dal vivo ne riprende la struttura\, alternando brani e parti narrative in un impianto unitario che affronta temi come politica\, fragilità affettive\, questioni di genere e paura di invecchiare e di morire. \n\n\n\nSabato 21 il giovane talento della chitarra classica GIAN MARCO CIAMPA presenta il suo EP Nuna. In islandese significa “ora”\, inteso non solo come tempo ma anche come spazio: un insolito luogo in cui in cui sentirsi a casa tra atmosfere rarefatte\, gusto nordico e fredda malinconia. Il progetto nasce come istantanea di un momento di evoluzione personale e artistica\, alla ricerca di nuovi territori espressivi sulla chitarra classica e non solo. I brani sono proposti in versioni inedite dedicate alle sei corde: chitarra classica\, talvolta accompagnata dall’elettronica del producer e special guest della serata BRAIL (Madame\, Mannarino\, Aiello)\, e chitarra elettrica. In Nuna convivono capisaldi della musica contemporanea come l’estone Arvo Pärt e Luciano Berio\, accanto a compositori vicini alla scena elettronica come Jon Hopkins e Michael Nyman\, fino all’astro nascente islandese Ólafur Arnalds\, che spazia tra neo-classicismo\, ambient\, minimalismo e pop americano. Diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia con il massimo dei voti\, lode e Menzione d’Onore\, Ciampa ha vinto oltre 40 premi internazionali e si è esibito in quattro continenti. È stato protagonista di un TEDxTalk dedicato alla chitarra\, è docente presso il Conservatorio di Salerno e chitarrista del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. \n\n\n\nSabato 21 Officina Pasolini ospita la proiezione del film AMLETO È MIO FRATELLO di Francesco Giuffrè con un cast che affianca attori con disabilità a volti del cinema e della televisione come Claudia Gerini\, Vincenzo Salemme\, Francesco Paolantoni\, Margherita Buy\, Nino Frassica. Il lungometraggio nasce dall’esperienza diretta del regista\, impegnato da cinque anni nella teatroterapia per persone disabili\, con l’intento di portare la loro “bellezza” oltre il contesto laboratoriale\, nel mondo esterno. Uscito nelle sale nell’agosto del 2023 e trasmesso per la prima volta dalla Rai lo scorso novembre\, il film affronta un tema spesso marginalizzato e percepito come: il disagio psichico. «Il film non vuole insegnare né giudicare – spiega Giuffrè – ma raccontare il mondo e i sogni di quattro ragazzi speciali\, cercando di smontare i preconcetti sulla malattia mentale. L’inclusione e il rispetto della diversità sono il motore del progetto: il cambiamento di una società passa dall’accettazione di ciò che ci appare lontano e questo film vuole essere un piccolo ma significativo passo in quella direzione». Al termine della proiezione il pubblico incontrerà i quattro protagonisti; Francesco Giuffrè\, insieme a Pier Belloni\, co-sceneggiatore del film\, dialogherà con gli spettatori sul tema trattato\, aprendo un confronto diretto e partecipato. \n\n\n\nMercoledì 25 il giornalista e critico musicale Andrea Silenzi incontra Felice Liperi\, critico musicale\, conduttore e curatore per Radio RAI\, docente al DAMS in vari atenei e all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini\, in occasione dell’uscita per Treccani Editori del suo ultimo libro LA CANZONE ITALIANA Storia\, storie\, protagonisti. Come e quando nasce la canzone italiana? Come si definisce\, attraverso quali trasformazioni è passata e quali sono stati e sono oggi i suoi protagonisti? E quale futuro si intravede all’orizzonte? Il libro ripercorre l’evoluzione della più “leggera” e popolare delle nostre arti nazionali: dalla romanza alla canzone\, dai canti sociali e patriottici alla canzone napoletana\, dai caffè concerto ai varietà\, dal ruolo della radio nel fascismo alle influenze americane e alle grandi orchestre. Dalle melodie del dopoguerra alla rivoluzione degli anni Sessanta-Settanta e alle grandi scuole cantautorali\, dal rock al pop\, dal folk fino ai linguaggi musicali oggi imperanti\, come il rap e la trap\,  il viaggio attraversa anche il mercato discografico\, lo star system e l’impatto della Rete\, delle piattaforme digitali e delle strategie promozionali dei talent\, offrendo uno sguardo che intreccia storia musicale e storia della società italiana. \n\n\n\nVenerdì 27 torna SUPERFICIE LIVE SHOW – attori sul palco a portata di video\, format ideato e condotto da Matteo Santilli. Un susseguirsi di monologhi\, anteprime\, brevi video\, lezioni e tante ‘rubriche’ create ad hocper questo show con la partecipazione di artisti e musicisti che sono annunciati soltanto a ridosso della data. Uno sguardo sul teatro contemporaneo\, fra proposte ed esperimenti scenici e piccole anticipazioni sui principali spettacoli in scena nelle settimane successive nei teatri della capitale. Superficie Live Show racconta il mondoteatrale a 360 gradi e che puntualmente cerca di rinforzare il dialogo fra il pubblico e l’artista. \n\n\n\nSabato 21 il giornalista e conduttore radiofonico Patrizio Ruviglioni ripercorre con il protagonista della serata\, STEFANO FRESI\, le tappe di una carriera eclettica tra musica\, teatro\, cinema e televisione. Compositore e musicista prima ancora che attore\, Fresi viene notato da Michele Placido e debutta al cinema in Romanzo Criminale. Inizia così un’inarrestabile carriera con film di successo come la fortunata saga Smetto quando voglio\, che gli vale la candidatura ai David di Donatello\, fino al Nastro d’Argento 2019 come miglior attore di commedia per la versatilità dimostrata nei film: C’è tempo\, L’uomo che comprò la luna e Ma cosa ci dice il cervello. Parallelamente continua il percorso teatrale e televisivo\, cimentandosi nel doppiaggio di Il re leone accanto a Marco Mengoni\, Elisa e Edoardo Leo\, alla conduzione con Roberto Bolle su Rai1\, fino alla serie di successo Kostas\, dove interpreta il famoso commissario greco nato dalla penna di Petros Markarïs. Un’occasione per attraversare\, attraverso la sua voce\, oltre vent’anni di spettacolo italiano\, tra palcoscenico e grande schermo. \n\n\n\nMartedì 31 è Tosca a condurre l’intervista spettacolo Due cuori e una caparra con CORRADO NUZZO e MARIA DI BIASE. In contrasto tra di loro\, in disaccordo con il mondo\, felicemente inadattabili\, Nuzzo e Di Biase sembrano smentire sia il detto “chi si somiglia si piglia” sia “gli opposti si attraggono”: nulla li accomuna e tutto li allontana. Eppure\, nonostante questo\, da svariati anni continuano a stare insieme nella vita e in scena. Perché? La risposta a questa domanda – e a molte altre – emergerà nel dialogo guidato da Tosca. Un confronto vivo e imprevedibile\, in cui confessioni\, contraddizioni e improvvisazioni si intrecceranno davanti al pubblico del Teatro Eduardo De Filippo\, che avrà la fortuna di assistere (e forse di intervenire) in questo gioco teatrale sospeso tra realtà e finzione.
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SUMMARY: Monza Music Meetings
DESCRIPTION:Torna la rassegna Monza Music Meetings con un fitto programma di concerti\, spettacoli e incontri che dal 15 al 29 marzo animeranno il capoluogo della Brianza. Progettata e organizzata dall’Orchestra Canova insieme all’Accademia Musicale Chigiana di Siena e all’associazione culturale Musicamorfosi\, in collaborazione con il Comune di Monza\, la manifestazione\, giunta alla quarta edizione\, si rivolge a pubblici differenti per età\, competenze e sensibilità\, dai bambini agli adulti\, dai melomani più smaliziati ai semplici curiosi\, con un’offerta di proposte articolate e diversificate. \n\n\n\nLa nuova edizione approfondisce\, in particolare\, il rapporto tra musica\, comunità e trasformazione\, esplorando il suono come strumento di relazione\, consapevolezza e rigenerazione culturale. Il programma intreccia proposte dedicate all’infanzia e alle scuole\, appuntamenti concertistici di rilievo\, esperienze immersive e interventi musicali diffusi nello spazio urbano\, coinvolgendo luoghi simbolici della città: dalla Reggia al Duomo\, dagli istituti culturali alle vie e negozi del centro storico. Dal repertorio antico alla creazione contemporanea\, dalla musica sacra alla sperimentazione\, i Monza Music Meetings mettono in dialogo tradizione e attualità\, artisti affermati e nuove generazioni\, promuovendo una visione della musica come pratica viva\, capace di interrogare il presente\, attivare il territorio e generare nuove forme di ascolto e partecipazione. \n\n\n\nIl tutto grazie al contributo del Comune di Monza\, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e Regione Lombardia\, il supporto di Acinque\, BrianzAcque\, Banco Desio ed Elli e la collaborazione di una pluralità di partner tra cui l’associazione musicale Rina Sala Gallo di Monza\, l’associazione culturale Novaluna\, il Sistema Carrobiolo\, il Carlo Alberto District e la Cappella Musicale del Duomo di Monza. \n\n\n\nNello spirito stesso dell’incontro\, motivo propulsore della rassegna\, la città di Monza è protagonista della manifestazione nella sua totalità. A partire dal suo Duomo che\, lunedì 16 marzo (ore 21\, ingresso libero con libera donazione)\, ospiterà il concerto intitolato Cantus in Memoriam Benjamin Britten con l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano\, il baritono Giacomo Nanni\, la violista Maria Cecilia Villani el’oboista Daniele Arzuffi. L’evento è dedicato a quattro grandi compositori come Benjamin Britten (di cui ricorrono i 50 anni dalla morte)\, John Dowland\, Arvo Pärt e Johann Sebastian Bach in un percorso che attraversa quattro secoli\, dal Rinascimento inglese al minimalismo contemporaneo fino alla scoperta delle emozioni più intime e profonde della musica strumentale e vocale. Apre Flow my Tears di John Dowland (1596)\, celebre pavana nella trascrizione per orchestra da camera a cura di Enrico Pagano. Segue Lachrymae\, op. 48 di Benjamin Britten (1950)\, variazioni per viola e archi sul tema di Dowland\, ponte tra Rinascimento e modernità\, a cui risponde Arvo Pärt con il Cantus in Memoriam Benjamin Britten (1977). Chiude Ich habe genug\, BWV 82 di J.S. Bach\, cantata per basso\, oboe e archi composta nel 1727 ed eseguita in occasione della Festa per la purificazione di Maria: un percorso meditativo sull’immagine della morte e sul significato che questa assume per il credente. \n\n\n\nSempre nel Duomo l’evento centrale di questa nuova edizione\, a cura dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena: il concerto\, in programma mercoledì 25 marzo (ore 21\, ingresso libero con offerta libera a favore del progetto Sinfonia territoriale presso la Fondazione della Comunità di Monza e della Brianza)\, intitolato Notre Dame di Monza. Protagonista sarà il celebre compositore\, organista e improvvisatore francese Thierry Escaich\, docente di composizione e improvvisazione al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi\, organista titolare della Cattedrale di Notre-Dame e figura di riferimento assoluto della scena musicale contemporanea europea. Dal 2025 Escaich è docente del corso estivo di alto perfezionamento in organo dell’Accademia Musicale Chigiana – L’improvvisazione all’organo tra tradizione e creazione – restituendo vita\, dopo oltre vent’anni di assenza\, a uno storico insegnamento che nel Novecento ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per la scuola organistica internazionale. La sua presenza a Monza si inserisce\, dunque\, idealmente in un progetto artistico e formativo di ampio respiro\, che intreccia alta formazione\, creazione contemporanea e valorizzazione del patrimonio organistico europeo. Il concerto si configura come un ponte ideale tra la grande tradizione organistica francese e la storia spirituale e civile custodita dal Duomo di Monza. Se Notre-Dame è simbolo universale di memoria\, resilienza e rinascita\, il Duomo monzese custodisce la Corona Ferrea\, emblema del potere imperiale e della storia europea\, con cui fu incoronato anche Napoleone Bonaparte. In questo dialogo tra luoghi-simbolo\, l’organo diventa voce di una continuità culturale che attraversa i secoli\, mettendo in risonanza Parigi e Monza\, la dimensione sacra e quella civile\, la tradizione e l’improvvisazione contemporanea. L’appuntamento rappresenta così uno dei momenti più significativi del respiro europeo che caratterizza la progettazione culturale dei Monza Music Meetings. L’indagine su “lo spazio della musica” trova nell’organo – strumento monumentale e comunitario per eccellenza\, al tempo stesso arcaico e contemporaneo – una sintesi particolarmente intensa\, capace di connettere architettura\, storia e creazione sonora. L’iniziativa è sviluppata nell’ambito del progetto Spiritual Music di Musicamorfosi cofinanziato dall’Unione Europea. \n\n\n\nQuindi gli appuntamenti al Teatro di Corte della Reggia di Monza\, all’interno delle rassegne Musique Royale e Teatrino Piccino. Si parte domenica 15 marzo (ore 11 e 16.30; ingresso 5-8-10 euro)\, con replica il giorno successivo per le scuole con lo spettacolo Differenzio e Ricicletta\, indicata in particolare per i bambini dai sei agli undici anni di età. Tutto può avere una seconda vita\, tutti hanno diritto a una seconda opportunità. E così Differenzio e Ricicletta\, due nobili decaduti vissuti da sempre nello sfarzo e nello spreco\, decidono di viaggiare con il loro cassonetto\, trasformato in forziere\, per promuovere la cultura del riuso. Attraverso canzoni e giochi a premi i due personaggi incoraggiano a differenziare e riciclare gli scarti delle nostre città con maggiore consapevolezza. \n\n\n\nVenerdì 20 marzo riflettori puntati sulla compositrice e performer statunitense Zosha Warpeha\, in scena al Teatro di Corte della Reggia di Monza (ore 21\, ingresso 10-15 euro)\, i cui lavori sono in bilico tra improvvisazione contemporanea e tradizioni folk. Nella sue composizioni che esplorano le trasformazioni del tempo e della tonalità\, Warpeha utilizza strumenti a corda con arco (come l’Hardanger d’amore\, strettamente imparentato con il violino norvegese Hardanger) e la propria voce. I suoi progetti più recenti sono influenzati dalle forme cicliche\, dall’elasticità ritmica e dal folklore nordico. \n\n\n\nSabato 21 marzo\, sempre al Teatro di Corte\, in occasione dell’International Early Music Day\, doppio appuntamento con Happy Bachday! (ore 17.30 e 20\, ingresso 10-15 euro)\, protagonisti i solisti Donatella Gibboni (violino)\, Tommaso Maria Maggiolini (flauto) e Nicolò Pellizzari (clavicembalo) e l’Orchestra Canova\, che eseguiranno concerti per soli e orchestra di J. S. Bach e A. Vivaldi. Il Teatro di Corte offre anche in questa occasione la cornice perfetta per apprezzare l’ingegneria e lo sfarzo della musica barocca. Il giorno prima\, venerdì 20 marzo\, Happy Bachday! andrà in scena per le scuole (alle ore 10 e alle ore 12). \n\n\n\nIl Teatro di Corte vedrà infine esibirsi\, domenica 22 marzo (ore 11 e 16.30\, ingresso 10-15 euro)\,i chitarristi Giulio Tampalini e Daniele Fabio: Twelve Strings è l’incontro di due vulcanici musicisti che presenteranno un coinvolgente programma tra antico e contemporaneo\, tra classica e canzoni popolari. Il concerto è realizzato in collaborazione con La Società dei Concerti di Milano. \n\n\n\nSabato 28 marzo\, il salotto di Monza – e in particolare le botteghe dei commercianti del Carlo Alberto District – sarà animato da intermezzi musicali diffusi: shopping e cultura andranno a braccetto\, nelle vie del centro\, per tutta la giornata inaugurando anche un nuovo spazio cittadino di accoglienza\, l’Ostello del Carrobiolo. Infine\, domenica 29\, nell’ultima giornata dei Monza Music Meetings\, un accogliente lounge bar e pasticceria nel cuore della città ospiterà la conversazione culturale Note ribelli (ore 11\, ingresso libero)\, con la presenza di Cecilia Balestra (direttrice di Milano Musica)\, Stefano Jacoviello (responsabile progetti culturali e media dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena) e Ambra Redaelli (presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano). I relatori si confronteranno soprattutto su ciò che sta “dietro” la musica: la visione\, la missione\, gli obiettivi e le strategie che gli operatori culturali mettono in campo. Al centro della conversazione\, moderata da Marianna Musacchio (responsabile comunicazione di Musicamorfosi)\, l’idea di una “resistenza gentile” che passa attraverso l’educazione all’ascolto\, intesa come pratica consapevole e condivisa per contribuire alla costruzione di una società più attenta\, inclusiva e coesa. \n\n\n\nAfferma Arianna Bettin\, assessora alla Cultura del Comune di Monza: «La quarta edizione dei Monza Music Meetings conferma la sua altissima qualità e l’apertura internazionale\, con ospiti d’eccezione e nel segno della sperimentazione nella riscoperta della musica classica e da camera. Siamo pronti ad aprire il ricco anno concertistico monzese facendo risuonare alcuni dei luoghi più simbolici e belli del nostro territorio. Monza non intende solo proporsi come città in cui si fa e si ascolta musica\, ma anche dove si accoglie la musica: è con questo spirito che ci accingiamo ad ospitare tanti straordinari artisti da oggi\, con Monza Music Meetings\, al concorso Rina Sala Gallo\, all’interno del calendario di MusicAmonza 2026». \n\n\n\nLe fa eco Annamaria Di Ruscio\, vicepresidente di Acinque\, storico punto di riferimento nelle forniture e nei servizi legati all’energia: «Sosteniamo con convinzione il progetto dei Monza Music Meetings che declina la suggestione delle sette note in grandi concerti\, rendez-vous\, esibizioni e progetti che coinvolgono le scuole e le comunità. La quarta edizione riafferma lo spessore di una manifestazione già stabilmente inserita fra gli appuntamenti più significativi della regione e del territorio\, cui porta valore attraverso una proposta articolata e carica di suggestioni che coinvolge i luoghi chiave di Monza. La nostra azienda vuole concorrere alle occasioni di socializzazione per le comunità locali e allo sviluppo del marketing territoriale che genera visibilità e indotto attraverso una proposta di eccellenza e di qualità». \n\n\n\n \n\n\n\nProgramma completo e modalità di accesso: www.musicamorfosi.it  \n\n\n\n 
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SUMMARY:BeatleStory tour 2026 al Teatro Olimpico di Roma
DESCRIPTION:Per il tour 2026\, BeatleStory presenta con orgoglio una nuova produzione dedicata alle iconiche raccolte Red (1962–1966) e Blue (1967–1970): un emozionante viaggio musicale attraverso i brani che hanno segnato un’intera generazione e che ancora oggi rappresentano l’essenza della storia dei Beatles. \n\n\n\nIl 16 marzo 2026\, BeatleStory torna a Roma nello splendido scenario del Teatro Olimpico\, con uno spettacolo completamente rinnovato che ripercorre l’evoluzione artistica dei Fab Four\, dagli esordi nei club di Liverpool fino alla maturità musicale degli ultimi capolavori in studio.  \n\n\n\nBeatleStory è un live show multimediale che racconta\, attraverso musica\, immagini e narrazione\, l’intera parabola dei Beatles dal 1962 al 1970. In scena da oltre dieci anni in Italia\, Europa e America\, lo spettacolo è diventato un punto di riferimento nel panorama dei grandi show-tributo internazionali.  \n\n\n\nCo-prodotto con LSD Edizioni di Claudio Gregori (Greg)\, lo spettacolo porta sul palco una formazione che\, con rigore musicale e grande cura scenica\, restituisce il suono\, l’energia e l’evoluzione artistica dei Beatles.  \n\n\n\nLa scaletta propone oltre 30 brani\, molti dei quali presenti nelle celebri raccolte Red & Blue: da She Loves You a Hey Jude\, passando per Yesterday\, Let It Be\, Come Together e Here Comes The Sun\, con perle imperdibili come Taxman\, Across The Universe e Free As A Bird.  \n\n\n\nLo spettacolo\, scritto e diretto da Roberto Angelelli e Patrizio Angeletti\, con la supervisione di Tonino Tosto\, ha una durata di circa 2 ore ed è suddiviso in 6 set tematici: Cavern Club – Beatlemania – Revolver – Summer Of Love – White Album – Abbey Road. \n\n\n\nNon un semplice concerto\, ma un live show multimediale curato nei minimi dettagli; uno spettacolo originale\, coinvolgente ed emozionante che\, come dichiarò Paolo Bonolis all’Arena di Verona: «Lo show sui Beatles che mi ha aperto gli occhi sul mondo delle Tribute Band». \n\n\n\ninfo & Biglietti biglietti@teatroolimpico.it – 3492378200 \n\n\n\nprezzo biglietti da 31\,00 € a 22\,00 € disponibili su  www.ticketone.it_
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SUMMARY:"Oh mio Dio" allo Spazio Officine CreAttive di Zagarolo
DESCRIPTION:Marzo è il mese del teatro anche “Fuori Porta” allo Spazio Officine CreAttive di Zagarolo! \n\n\n\nNel 2020\, nell’ambito del progetto Non Solo Roma – Italian culure and lifestyle in the amazing roman surrounding\, a Zagarolo\, nasce lo Spazio Officine CreAttive\, inserito nella splendida cornice di Palazzo Rospigliosi\, Dimora Storica del Lazio. \n\n\n\nVale la pena prendere in considerazione questo Spazio per l’incessante lavoro creativo prodotto negli anni\, infatti lo spazio si configura come luogo di co – working per molti artisti e creativi\, dalla produzione alla formazione multidisciplinare\, dal teatro al cinema e alla danza\, con un focus preciso sugli eventi Site Specific\, sulla Scena Contemporanea nazionale e internazionale anche grazie al progetto “Les Voix InPopulaires”. \n\n\n\nSiamo andati a trovarli nel mese di marzo per un’intervista al Direttore Artistico\, che pubblicheremo prossimamente\,  dato che è il cuore pulsante della stagione teatrale invernale proposta in attesa che i lavori si trasferiscano\, per l’estate\, al Giardino Pensile dello stesso Palazzo per  la stagione estiva che va avanti oramai dal 2015. \n\n\n\nSiamo rimasti sorpresi della qualità e quantità dei lavori presentati\, da poco è andato in scena “Frullato Fegato e Fiori”\, di e con Raffaella Mancini e Sofia Pasquali\, testo originale e avvincente capace di “vomitare e digerire” molti temi del nostro presente; siamo curiosi di vedere cosa succederà il 27 marzo per la Giornata Mondiale del Teatro nell’ambito del seminario Vana Gloria “da Plauto a Pasolini” e vi aspettiamo domani\, domenica 15 marzo con l’anteprima di “Oh Dio Mio” \, adattamento e riduzione dal testo di Anat Gov\, in scena due interpreti di razza\, Andrea Tidona e Michetta Farinelli per una mise en space che presenta uno spettacolo intenso e coinvolgente\, capace di unire profondità e ironia\, portando sul palco un dialogo originale e sorprendente che invita alla riflessione su temi universali e profondamente umani. \n\n\n\nDietro questo incessante lavoro c’è il gruppo dei giovani artisti della Off Rome Company e tanti partner dei settori Off Cinema\, Off Factory\, ecc. Coordinati e diretti da Igor Geat che ha curato anche la regia dello spettacolo di domani. \n\n\n\nNon mancate!
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SUMMARY: "Cecità" al Teatro Comunale di Veroli
DESCRIPTION:Il 15 marzo il Teatro Comunale Veroli ospiterà uno spettacolo teatrale ispirato all’opera Cecità di José Saramago\, un lavoro che nasce come esercizio drammaturgico e come indagine scenica sui temi centrali del celebre romanzo. \n\n\n\nConsapevole della complessità di tradurre in linguaggio teatrale la potente e vischiosa identità dell’opera di Saramago\, il regista\, Ivano Capocciama\, sceglie di non riprodurre la trama del romanzo\, ma di attraversarne il cuore tematico. La scena diventa così uno spazio di ricerca e di tensione drammatica\, in cui la narrazione si dissolve per lasciare emergere le domande profonde che attraversano l’opera dello scrittore portoghese. \n\n\n\nI personaggi\, sospesi tra cecità e visione\, abitano un mondo al limite della sopportazione umana. In un continuo movimento fisico ed emotivo\, essi danno forma a un’umanità smarrita\, che danza il proprio disagio\, la propria angoscia e l’attesa di una catastrofe inevitabile e multiforme. La dimensione scenica amplifica e dilata i nuclei tematici del romanzo\, trasformando il palcoscenico in un luogo di confronto con le fragilità\, le paure e le derive della società contemporanea. \n\n\n\nNe emerge un’esperienza teatrale intensa e immersiva\, che invita lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra visione e cecità\, responsabilità individuale e destino collettivo\, in un viaggio emotivo che riflette sul presente e sulle sue possibili derive. \n\n\n\nVi aspettiamo domenica 15 marzo alle ore 18.00 con apertura botteghino alle 17.30. \n\n\n\nBIGLIETTO INTERO: € 8.00  \n\n\n\nPer info e prenotazioni: 3513917931  \n\n\n\nteatrocomunaleveroli2019@gmail.com 
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LOCATION:Teatro Comunale di Veroli\, Via Lucio Alfio\, 5\, Veroli (FR)\, ITA\, Italia
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SUMMARY:Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?) al Teatro di Documenti
DESCRIPTION:Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?) è un testo dell’autrice e regista Stefania Porrino pensato per l’affiatata Compagnia del Mutamento. \n\n\n\nLa storia si muove su due piani paralleli: uno più realistico\, con atmosfere noir e atmosfere del giallo\, l’altro più filosofico e metateatrale.  \n\n\n\nDa una parte c’è la storia di Virgilio e Beatrice\, due maturi coniugi senza figli\, che cercano di esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte pianificando nel miglior modo possibile\, grazie a un’eredità ricevuta da un cugino di lui\, l’ultima fase della loro vita.  \n\n\n\nDall’altra si muovono Vir e Bea\, i veri autori della storia di Virgilio e Beatrice: la loro stessa coscienza immateriale che agisce fuori dal tempo. Un “teatro nel teatro”\, un “giallo nel giallo”.  \n\n\n\nAccanto a Virgilio e Beatrice si muove Pia\, ambigua figura dal passato complesso e dai repressi desideri di revanches esistenziali\, la cui presenza sembra essere tutt’uno con la casa ereditata. Pia sarà elemento essenziale allo sviluppo del “giallo”\, fino al suo paradossale epilogo. \n\n\n\nLa vicenda si snoda a partire dal testamento del cugino di Virgilio che lascia in eredità a lui e Beatrice un casale nella campagna toscana\, ma sarà il rapporto che lega i protagonisti della storia con i loro “doppi” astratti\, il vero nodo drammaturgico della storia.  \n\n\n\nHo scritto questo testo con l’intento di lanciare al pubblico alcuni quesiti su cui interrogarsi: che legame c’è tra le due coppie di personaggi? Tra Virgilio e Vir o tra Beatrice e Bea chi è il vero protagonista della sua storia? E in generale: ciascuno di noi è davvero padrone della sua vita? E può esistere un’altra modalità di vita\, oltre quella che conosciamo? \n\n\n\nL’autrice e regista Stefania Porrino \n\n\n\nIl suggestivo spazio del Teatro di Documenti è il luogo perfetto per questo affascinante testo per la sua unica conformazione che permetterà di suggerire la presenza di una casa a due piani in cui da quello sottostante emergeranno gli elementi più inquietanti della vicenda. \n\n\n\nDicono di noi: \n\n\n\n‘Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?)’ attraversa più linguaggi: dal realistico al filosofico\, dal metateatrale al noir\, affrontando un tema estremamente intimo\, complesso e profondo\, quello della terza età\, in un modo e un’atmosfera tutt’altro che pesanti e impegnativi. Dunque\, c’è spazio anche per qualche sorriso e per qualche lacrima. Una penna che ama scrivere quella di Stefania Porrino\, la quale la sa usare con grande maestria e ci dona un’opera a cui si assiste con grande piacere. Brainstorming Culturale\, magazine di arte e cultura\, Luisella Polidori\, 17 marzo 2025 \n\n\n\n[…] C’è ancora speranza che testi validi\, che fanno riflettere\, possano non soltanto interessare il pubblico ma soprattutto produrre quel sano passa parola che riporta la fila di spettatori al botteghino. […]  Stefania Porrino affronta un argomento molto profondo come la possibilità data ad ognuno di noi di ritornare\, dopo la morte\, ad unirci in un’entità universale in attesa di riprendere ancora abiti  umani in una continua rinascita. I greci la chiamavano metempsicosi\, per noi reincarnazione. […]  Gli attori hanno confermato con la loro interpretazione la polivalenza del testo\, oscillando tra realismo e surrealismo. Evelina Nazzari ha vestito i panni dell’Autrice confrontandosi efficacemente con l’Autore Rosario Tronnolone\, entrambi non enfatici ma riferendo le battute in tono non retorico\, naturale pur rappresentando\, con i loro personaggi\, proprio il soprannaturale. In quanto ai “vivi” Beatrice e Virgilio\, interpretati da Nunzia Greco e Giulio Farnese\, la loro recitazione ha suscitato nel pubblico una gamma di emozioni\, dalla compassione all’ilarità\, poiché sono riusciti a cambiare registro in dialoghi ora descrittivi di situazioni ora introspettivi e poetici. Pia è stata interpretata con efficacia da Carla K.Carretti\, fino alla scena conclusiva in cui sciogliersi i capelli lasciando la pettinatura raccolta dell’apertura\, palesa perfettamente la sua vera natura di amante e assassina. […] Portale letterario\, Neria De Giovanni\, 28 marzo 2025 \n\n\n\n[…] La scenografia\, essenziale ed evocativa\, è composta da scatole che custodiscono ricordi sepolti\, verità mai sospettate e frammenti di un passato che si riflette in un futuro incerto. Libri accatastati rievocano memorie e prefigurano sviluppi inattesi. I quadri della pittrice Màlgari Onnis\, uniti alle musiche di Johann Sebastian Bach e Giuseppe Verdi\, rielaborate da Tancredi Rossi Porrino\, creano un’atmosfera in bilico tra il reale e l’irreale. Il sapiente uso delle luci guida lo spettatore nella distinzione tra i due piani narrativi: una predominanza di toni freddi\, con sfumature di blu\, avvolge Bea e Vir\, collocandoli in una dimensione astratta e fuori dal tempo. Al contrario\, i colori caldi dello spettro del rosso avvolgono Virgilio e Beatrice\, ancorandoli saldamente alla dimensione terrena e al presente tangibile. […] Quarta Parete\, Grazia Menna\, 13 marzo 2025 \n\n\n\nLa Compagnia del Mutamento \n\n\n\nNata nel 2017 la Compagnia del Mutamento va in scena con lo spettacolo Comunismo\, addio? per due stagioni consecutive al Teatro di Documenti dove\, affascinata dal suggestivo e insolito spazio teatrale creato da Luciano Damiani\, decide di continuare a lavorare anche negli anni seguenti. Nella stagione 2019/20 infatti produce un nuovo spettacolo\, intitolato Il Mutamento – in viaggio da Atlantide all’Universo\, scritto appositamente per gli attori della Compagnia. Le ultime battute dello spettacolo  sembravano presagire – considerate con il senno di poi – quel doloroso “mutamento” causato dalla pandemia che a pochi giorni dalla fine dello spettacolo portò\, tra le tante chiusure\, anche quella dei teatri. Dopo la forzata interruzione durata più di un anno\, la Compagnia torna al Teatro di Documenti nel 2022 con una mise en espace di un altro testo di Stefania Porrino: Il Rondò del Caffè Ristoro e nel 2023 ripropone Il Mutamento – in viaggio da Atlantide all’Universo.  \n\n\n\nDomenica 15 marzo alle ore 16.30\, prima della replica pomeridiana\, si terrà un imperdibile incontro tra l’autrice e regista Stefania Porrino e la scrittrice Dacia Maraini dal titolo  \n\n\n\n“La vecchiaia non è una malattia”.  \n\n\n\nUn dialogo tra due donne\, un’occasione per parlare con leggerezza di vecchiaia e  anzianità. Introduce Elisa Fantinel. Ingresso Libero.  \n\n\n\nPorrino e Maraini hanno da poco partecipato assieme ad altre prestigiose scrittrici alla realizzazione del volume “Amiche. Undici storie di legami e sorellanza” edito da Il Mulino e uscito ad ottobre 2025. \n\n\n\nBIGLIETTI: mercoledì\, giovedì e venerdì: intero € 15\, ridotto € 9\, tessera € 3sabato e domenica: intero € 18\, ridotto € 12\, tessera € 3 \n\n\n\n teatrodidocumenti@libero.it \n\n\n\nINFO E PRENOTAZIONI  tel. 06.45548578 – 328.8475891
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LOCATION:Teatro Di Documenti\, Via Nicola Zabaglia\, 42\, Roma\, 00153\, Italia
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SUMMARY:"Tre donne" al Teatro Villa Pamphilj
DESCRIPTION:Il Teatro Villa Pamphilj\, domenica 15 marzo dalle ore 11 alle ore 14\, ospita Tre donne\, tre letture sonoredi Monica Demuru\, con la cura di Daria Deflorian e con la collaborazione artistica di Andrea Pizzalis\, dedicate a Katherine Mansfield\, Ingeborg Bachmann e Alice Munro. \n\n\n\nTre autrici\, lontane per collocazione geografica ed esiti stilistici ma massima espressione letteraria di uno sguardo e una voce sull’universo femminile\, impostisi faticosamente durante il secolo scorso e oggi risonanti e vive. Ogni lettura – Katherine Mansfield\, Pura felicità (1918)\, nella omonima raccolta; Ingeborg Bachmann\, Occhi felici\, in “Tre sentieri per il lago” (1972); Alice Munro\, Le bambine restano\, in “Il sogno di mia madre” (1998) – ha la durata di 45 minuti\, con un intervallo di 15 minuti. \n\n\n\nL’ingresso è di 10 euro. Consigliata la prenotazione allo 065814176 o inviando una mail a scuderieteatrali@gmail.com \n\n\n\n———————————– \n\n\n\nMonica Demuru\, con la cura di Daria Deflorian e la collaborazione di Andrea Pizzalis\, legge e sonorizza i racconti\, a voce alta\, o con l’aiuto di qualche oggetto sonoro\, restituendo la molteplicità di voci e paesaggi nei quali si muovono imprevedibilmente i protagonisti. La relazione tra mondo interiore e l’esterno sonorizzato – oggetto di indagine da lungo tempo nella collaborazione tra le due artiste – si snoda tra controtempi letterari e musicali in una struttura avvincente da thriller esistenziale e con una canzone diversa per ogni racconto – come leit-motiv emotivo – ad affacciarsi di tanto in tanto.  \n\n\n\nKatherine Mansfield\, Pura felicità (1918)\, nella omonima raccolta\, Ingeborg Bachmann\, Occhi felici\, in “Tre sentieri per il lago” (1972)\, Alice Munro\, Le bambine restano\, in “Il sogno di mia madre” (1998). Tre figure femminili in primo piano\, di cui vogliamo restituire l’eternità del loro fluire tra vita sociale e anima\, tra condizionamenti e spirito libero. Al centro di ognuna di queste storie c’è infatti una donna – Bertha\, Miranda\, Pauline – colta in una piccola o grande crisi\, un’incrinatura dello scorrere del tempo che ne illumina luci ed ombre. Realizzazione personale\, eros\, rapporto con gli uomini\, tradimenti e prezzi da pagare. \n\n\n\n“Un sentimento di pura felicità – felicità assoluta! – come se uno\, di colpo\, avesse inghiottito un frammento di quel sole.” Ci sono scritture che corrono al margine dell’esistenza\, e ne costituiscono l’essenza. Scritture cosparse di scorie di vita che brucia. Scritture che del dolore del vivere colgono la fiamma abbagliante. E bruciano chi legge. Così ha scritto Nadia Fusini\, parlando di Katherine Mansfield\, magnifica narratrice\, di cui solo in tempi recenti è iniziata una vera riscoperta in Italia. \n\n\n\nMezzo secolo dopo la sua tragica morte a Roma all’età di 47 anni\, l’influenza di Ingeborg Bachmann rimane immensa. Diventata famosa fin da giovanissima per le sue poesie\, è stata anche una grande scrittrice di romanzi e soprattutto di racconti brevi. Il premio Nobel per la letteratura Elfriede Jelinek ha detto parlando di lei: “ha descritto con mezzi radicalmente poetici la continuazione della guerra\, della tortura\, dell’annientamento nella società\, all’interno delle relazioni tra uomini e donne”. \n\n\n\nAlice Munro\, la grande scrittrice canadese\, Premio Nobel per la letteratura\, “è interessata sia al tessuto delle normalità sia al colpo di forbici che lo taglia di netto”\, come ha scritto Antonia Byatt\, ma forse va detto più precisamente che il colpo di forbici\, nella visione di Munro\, è parte della normalità. Nelle storie di Munro è spesso presente un “costi quel che costi”\, che ha per prezzo la solitudine\, dopo che le sue protagoniste hanno patito l’umanissima e straziante illusione dell’amore e del sesso. \n\n\n\nMonica Demuru. Attiva sulla scena teatrale come attrice\, cantante e autrice\, ha sviluppato un percorso di ricerca sulla vocalità tra musicalità pura e attenzione drammaturgica. Lavora in teatro con Societas Raffaello Sanzio\, Massimiliano Civica\, Deflorian/ Tagliarini\, Joris Lacoste-Encyclopedie de la Parole\, Muta Imago\, Claudio Morganti\, Emanuele Valenti e Giorgina Pi. Stabilmente in duo con Cristiano Calcagnile in Blastula.scarnoduo e con Natalio Mangalavite in Madera Balza\, con cui realizza operine e concerti drammatici. Ha inoltre al suo attivo i concerti narrativi con Barbara Casini e Gabriele Mirabassi; con Stefano Bollani e Ares Tavolazzi; con Paolo Benvegnù\, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti; con Raffaello Pareti e Alessandro Marzi; con Luca Tilli e gli allievi e le allieve dell’Accademia Silvio D’Amico. Collabora in qualità di lettrice a Rai Radio3. \n\n\n\nSvolge attività didattica su vocalità e pratica scenica per varie istituzioni e scuole tra cui LʼAccademia Nazionale dʼArte Drammatica Silvio DʼAmico\, la Bellini Factory e la scuola del Teatro Mercadante di Napoli. \n\n\n\nNel 2013 vince il Premio “Maria Carta”. Candidata in finale al Premio Ubu 2017\, sia come attrice che per il miglior progetto musicale (“Il Cielo Non È Un Fondale” di Deflorian-Tagliarini) e al Premio Ubu come migliore attrice 2018 (“Belve” diretta da Massimiliano Civica). Nel 2019 vince il premio Archivio Mario Cervo per il CD Madera Balza. Candidatura ai Premi UBU come miglior spettacolo 2021 per Antigone\, diretto da Massimiliano Civica. Riceve il premio Ubu 2021 per il Progetto Speciale In quanto parte del gruppo artistico GLA. Secondo posto al Premio Ubu 2022 come migliore attrice per “giorni felici” di Beckett diretta da Massimiliano Civica. \n\n\n\nIngresso 10 euro. Prenotazioni allo 06 5814176 o scrivendo una mail a scuderieteatrali@gmail.com \n\n\n\n Il Teatro Villa Pamphilj\, con la direzione artistica di Veronica Olmi\, è parte del sistema Teatri in Comune di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria con il coordinamento gestionale di Zètema Progetto Cultura.
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LOCATION:Teatro Villa Pamphilj\, P.zza S. Pancrazio 9/a\, Roma\, 00164\, Italia
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