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SUMMARY:"Geometrie abitabili. Prospettive dalla soglia" a Palermo
DESCRIPTION:L’Instituto Cervantes di Palermo presenta l’installazione site specific di Francisco Olivares Diaz\, in arte FOD\, dal titolo Geometrie abitabili. Prospettive dalla soglia esito della residenza dell’artista a Palermo.  \n\n\n\nL’installazione che si avvale del patrocinio dell’Istituto delle Industrie Culturali e delle Arti della Regione di Murcia\, curata da Pedro Medina Reinón\, verrà inaugurata giovedì 16 aprile alle ore 19.00 nella chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani (via Argenteria\, 33) luogo che\, per l’occasione\, è stato ridefinito come corpo architettonico attivo con il quale l’artista ha stabilito\, secondo la sua filosofia creativa\, un dialogo formale\, simbolico e materiale. \n\n\n\nL’intero progetto è il frutto di un percorso di ricerca iniziato da FOD presso l’Accademia Reale di Spagna a Roma lo scorso anno e proseguito successivamente a Cartagena e Madrid; dal 25 l’artista è in residenza a Palermo. \n\n\n\n«In occasione del ventesimo anniversario della presenza dell’Instituto Cervantes a Palermo ho voluto concretizzare la residenza artistica e la mostra di FOD\, uno dei più importanti artisti figurativi della scena artistica spagnola contemporanea – dichiara il direttore Juan Carlos Reche Cala. Il suo progetto site specific per la chiesa sconsacrata di Sant’Eulalia offre al pubblico una visione sincretica della sua esperienza in città\, facendo riferimento all’architettura\, al design urbano e alle linee che la compongono». \n\n\n\nLa produzione di FOD è caratterizzata dall’incontro tra pittura\, scultura e architettura. Partendo da forme geometriche elementari – si legge nel testo del curatore – l’artista costruisce configurazioni spaziali aperte in cui le linee sembrano estendersi oltre i propri confini\, sovrapporsi e piegarsi\, generando illusioni percettive\, volutamente ambigue\, e un sistema di forze in equilibrio. \n\n\n\nNel caso specifico di Palermo per FOD «è stato fondamentale il lavoro di ricerca svolto sul posto\, alimentato dai materiali trovati e dallo studio delle caratteristiche di Sant’Eulalia dei Catalani». Questo percorso incentrato sul capoluogo si manifesta anche con la ricostruzione parziale dello studio dell’artista\, dove si trovano\, tra gli altri elementi\, fotografie di pavimenti\, superfici o dettagli architettonici della città che sono serviti come riferimento per lo sviluppo formale del progetto. \n\n\n\nEsplorando la chiesa di Sant’Eulalia l’asse principale della ricerca si è spostato verso la scultura e l’occupazione dello spazio\, proponendo un percorso che oscilla tra il costruito e l’immaginato.  \n\n\n\nL’esito finale punta a restituire all’osservatore l’esperienza di un viaggio – di andata e di ritorno – verso le forme più primitive della costruzione\, quelle che nascono dall’impulso umano di creare rifugi: spazi istintivi\, astratti ed essenziali. Da questa prospettiva l’architettura si rivela come un esercizio di astrazione\, dove la pittura e la scultura diventano strumenti per generare possibili ‘architetture inventate’\, persino sognate.  \n\n\n\nIl progetto di Palermo segue\, dunque\, due dimensioni fondamentali: da un lato il processo creativo dal punto di vista prettamente strutturale che punta a modellare\, formare\, immaginare il tutto in una dimensione mentale e materiale. Dall’altro l’idea dell’abitare lo spazio\, che comprende il considerare non solo il volume edificato ma anche i suoi interstizi e gli spazi vuoti\, che costituiscono parte essenziale di qualsiasi struttura. \n\n\n\nLo spettatore si troverà dunque sulla soglia tra l’architettura reale e quella immaginaria. Da questa prospettiva\, la mostra invita a concepire lo spazio come un luogo di transito e di possibilità dove la geometria diventa uno strumento per abitare il confine tra ciò che è stato costruito e ciò che potrebbe ancora diventare.  \n\n\n\nL’installazione rimarrà fruibile fino al 27 maggio (da lunedì a giovedì dalle ore 10.00 alle 13.30 e dalle 15.00 alle 17.30; venerdì dalle ore 9.30 alle 14.00). Ingresso libero.  \n\n\n\nIn allegato foto\, bio dell’artista e nota del curatore con la descrizione integrale dell’intervento a Palermo. \n\n\n\nDurante l’inaugurazione si brinderà con la birra gentilmente offerta da Estrella Galicia.
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LOCATION:<strong>Chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani </strong>\, via Argenteria\, 33\, Palermo\, ITA\, Italy
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SUMMARY: "INCANTI"\, la mostra all'Antica Fornace del Canova
DESCRIPTION:L’associazione Canova22 inaugura domani\, giovedì 16 aprile alla Antica Fornace del Canova\, a Roma\, la mostra INCANTI\, incisioni calcografiche di Natalia Lombardo\, curata da Laura Fusco e aperta fino al 30 aprile. Il progetto dell’artista è nato dall’ascolto del canto degli uccelli\, visualizzato e  “trascritto” sulle lastre di plexiglass e di zinco\, poistampate con il torchio. Le opere sono sospese nello spazio circolare della Fornace\, in una visione avvolta dalla musica originale composta dal sound designer\, Francesco Grignani. 
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LOCATION:Antica Fornace del Canova\, Via Antonio Canova\, 22\,\, Roma\, ITA\, 00186\, Italia
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SUMMARY:Una visione internazionale - Libri d’artista - Omaggio a Hendrik Christian Andersen
DESCRIPTION:Dal 16 febbraio al 19 aprile 2026 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen\, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma\, guidata da Luca Mercuri\, ospita la collettiva Una visione internazionale – Libri d’artista – Omaggio a Hendrik Christian Andersen. L’esposizione\, coordinata da Maria Giuseppina Di Monte e curata da John David O’ Brien per quanto concerne gli artisti americani e da Stefania Severi per quelli italiani\, in collaborazione con Veronica Brancati (Casa Museo H. C. Andersen)\, s’inserisce in un dialogo armonico con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Hendrik Christian Andersen.   \n\n\n\nLa mostra scaturisce dalla riflessione di venti artisti: dieci americani dell’area di Los Angeles\, e dieci italiani\, prevalentemente attivi nell’area romana sull’opera dello scultore norvegese. Queste riflessioni hanno portato alla realizzazione di altrettanti libri d’artista\, tutti diversi per materiali e tecniche ma tutti ispirati al lavoro di Hendrik da cui partono per affrontare un viaggio avventuroso traendo spunto dalla biografia\, dagli interessi e dalla vis creativa. \n\n\n\nGli artisti  \n\n\n\nLetizia Ardillo\, Vito Capone\, Antonella Cappuccio\, Francesca Cataldi\, Elisabetta Diamanti\, Luigi Manciocco\, Roberto Mannino\, Lucia Pagliuca\, Riccardo Pieroni\, Maria Grazia Tata. / Dawn Arrowsmith\, Margaret Griffith\, Alex Kritselis\, Jonna Lee\, Mark Licari\, Erika Lizée\, John David O’Brien\, Carolie Parker\, Jody Zellen\, Alexis Zoto. 
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LOCATION:Casa Museo Hendrik Christian Andersen\, Via Pasquale Stanislao Mancini\, 20\, Roma\, ITA\, 00196\, Italy
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SUMMARY:I pomeriggi musicali del Circuito Sinfonico Lombardo
DESCRIPTION:Va avanti con particolare gradimento del pubblico il progetto dell’81ª Stagione sinfonica dei Pomeriggi Musicali dedicato all’integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart\, affidata a Louis Lortie e Alexander Lonquich. Il celebre pianista canadese\, impegnato nel doppio ruolo di solista e concertatore\, torna al Teatro Dal Verme giovedì 16 (ore 10 e ore 20) e sabato 18 aprile (ore 17)\, e sarà poi insieme all’Orchestra dei Pomeriggi Musicali anche venerdì 17 aprile a Lumezzane e domenica 19 aprile a Seregno nell’ambito del Circuito sinfonico lombardo\, progetto che vede la Fondazione milanese impegnata nella diffusione del repertorio sinfonico sul territorio regionale\, rafforzando il proprio ruolo di istituzione di riferimento per l’intera regione. Prima di ciascun concerto milanese del 16 e 18 aprile\, il direttore generale e artistico Maurizio Salerno presenterà al pubblico e alla stampa la Stagione 2026/2027\, offrendo un primo sguardo sui contenuti e sulle linee guida del prossimo cartellone. Ad aprire il concerto è la Fantasia in Do minore K475\, tra le pagine più libere e visionarie della produzione pianistica mozartiana. Scritta nel 1785\, la Fantasia si presenta come un vero e proprio laboratorio espressivo\, in cui la scrittura improvvisativa si traduce in una successione di episodi contrastanti\, attraversati da improvvisi mutamenti di carattere e da un intenso chiaroscuro emotivo. Una pagina che anticipa\, per libertà formale e tensione drammatica\, sviluppi che saranno propri del linguaggio romantico. Quindi si passa al Concerto n. 12 in La maggiore K414 che riporta agli esordi della stagione viennese\, tra il 1782 e il 1783\, quando Mozart costruiva il proprio repertorio per le accademie pubbliche. Qui il compositore ricerca un equilibrio tra brillantezza e immediatezza comunicativa\, come egli stesso spiegava nella corrispondenza con il padre: una musica capace di piacere sia agli intenditori sia a un pubblico più ampio. Il risultato è un concerto di elegante chiarezza formale\, in cui il dialogo tra pianoforte e orchestra assume un carattere quasi cameristico\, culminando in un rondò finale di raffinata leggerezza. Cuore del programma è il Concerto n. 24 in Do minore K491\, uno dei vertici assoluti del catalogo mozartiano. Composto nel 1786\, in prossimità del debutto delle Nozze di Figaro\, il lavoro si distingue per una tensione espressiva rara\, amplificata dall’uso della tonalità minore e da un’orchestrazione particolarmente ricca. La scrittura\, intensa e drammatica\, conduce a un finale in forma di variazioni di straordinaria complessità\, in cui il pianoforte si confronta con l’orchestra in un dialogo serrato e teatrale . Interprete e concertatore è Louis Lortie\, artista di fama internazionale e protagonista del progetto mozartiano dei Pomeriggi Musicali assieme ad Alexander Lonquich. Formatosi alla scuola pianistica francese e nordamericana\, vincitore del Concorso Busoni nel 1984 e premiato alla Leeds Competition\, Lortie collabora con alcune delle più importanti orchestre del mondo\, dalla BBC Symphony Orchestra all’Orchestre National de France\, dalla Philadelphia Orchestra alle principali compagini canadesi e australiane. Accanto all’attività concertistica\, è fondatore e direttore artistico del LacMus Festival sul Lago di Como ed è stato Master in Residence alla Queen Elisabeth Music Chapel di Bruxelles. Artista prolifico in ambito discografico\, ha inciso oltre 45 dischi per Chandos Records.  Milano\, Teatro Dal Vermegiovedì 16 aprile 2026\, ore 10 (in anteprima) e ore 20sabato 18 aprile 2026\, ore 17Lumezzane (BS)\, Teatro Odeon Giacinto Prandellivenerdì 17 aprile 2026 ore 20:45Seregno (MB)\, Auditoriumdomenica 19 aprile 2026 ore 17pianoforte e concertatore Louis LortieOrchestra I Pomeriggi Musicali Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)Fantasia per pianoforte in Do minore k475 Concerto per pianoforte n. 12 in La maggiore k414– Allegro– Andante– Alegretto Concerto per pianoforte n. 24 in Do minore k491– Allegro– Larghetto– Allegro Louis Lortie suona un pianoforte grancoda Fazioli F278  \n\n\n\nLouis Lortie pianoforteHa studiato con Yvonne Hubert (allieva del leggendario Alfred Cortot)\, con lo specialista di Beethoven Dieter Weber e con Leon Fleisher\, discepolo di Artur Schnabel. Nel 1984 ha vinto il Primo Premio al Concorso Busoni e\, nello stesso anno\, si è contraddistinto alla Leeds Competition. Collabora con orchestre come la BBC Symphony Orchestra\, la BBC Philharmonic\, l’Orchestre National de France\, la Filarmonica di Dresda\, la Philadelphia Orchestra\, la Dallas Symphony Orchestra\, la San Diego Symphony e la St. Louis Symphony Orchestra\, le Orchestre Sinfoniche di Toronto\, Vancouver\, Montréal\, Ottawa e Calgary\, la Shanghai Symphony Orchestra dove è stato anche nominato Artist in Residence\, la Hong Kong Philharmonic Orchestra\, la National Symphony Orchestra di Taiwan\, l’Adelaide Symphony Orchestra e la Sydney Symphony Orchestra. Direttori d’orchestra con cui ha collaborato regolarmente sono Kurt Masur\, Yannick Nézet-Séguin\, Edward Gardner\, Andrew Davis\, Jaap van Zweden\, Simone Young\, Antoni Wit e Thierry Fischer. Nel campo dei recital e della musica da camera\, appare in tutte le sale da concerto e festival più prestigiosi in Europa e America. È cofondatore e direttore artistico del LacMus Festival di Tremezzina\, sul Lago di Como\, e Master in Residence alla Queen Elisabeth Music Chapel di Bruxelles (2017-2022). Canadese\, artista prolifico\, ha realizzato più di 45 dischi per Chandos Records e vanta più di trecentomila ascoltatori mensili sulle piattaforme di streaming.louislortie.com  81a stagione 2025/2026 \n\n\n\nI biglietti per i singoli concerti hanno un costo da 13 a 23\,50 euro (intero) e da 11 a 19 euro (ridotto). I biglietti per le prove generali “In anteprima” hanno un costo unico di 12 euro.La riduzione è valida per gli under 30\, per gli over 60\, gruppi\, associazioni ed enti convenzionati.  Biglietteria TicketOne – Teatro Dal Vermevia San Giovanni sul Muro\, 2 – 20121\, MilanoTel. +39 02 87 905 – www.ipomeriggi.it La biglietteria del Teatro Dal Verme è aperta da martedì a sabato ore 10-18biglietteria@ipomeriggi.it / Tel. +39 02 87905 201 Acquista online www.ipomeriggi.it/acquista /  www.ticketone.it 
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SUMMARY:"Ballade: Elegia e Ballade" al Teatro della Società di Lecco
DESCRIPTION:La danza contemporanea della pluripremiata compagnia MM Contemporary Dance Company diretta da Michele Merola arriva sul palco del Teatro della Società di Lecco il 15 aprile alle ore 21 con due creazioni coreografiche che tengono insieme la danza\, la musica e la poesia racchiuse nello spettacolo Ballade: Elegia e Ballade\, vincitore del premio Danza&Danza 2022 come miglior produzione italiana. \n\n\n\nDai tempi moderni agli anni Ottanta\, è un percorso tra generazioni diverse quello messo in scena nello spettacolo Ballade\, l’apertura è affidata a Elegia\, creazione coreografica firmata da Enrico Morelli che immerge lo spettatore in un’atmosfera sospesa ed evocativa. Attraverso un linguaggio corale i corpi dei performer disegnano traiettorie che si intrecciano come in un caos primordiale\, dando forma a un viaggio onirico verso la riscoperta di sé. Un elogio della cura amplificato dalle parole tratte dalle poesie di Mariangela Gualtieri\, versi poetici che suonano come una preghiera laica dell’io contemporaneo.Dall’oggi rarefatto di Elegia a un tuffo nel passato sulle musiche di Nick Cave\, CCCP – Fedeli alla linea\, Leonard Cohen\, Arvo Pärt\, Prince\, Nina Simone\, Frank Zappa\, Mauro Bigonzetti nella coreografia Ballade disegna per immagini musicali un ritratto a tutto tondo degli anni Ottanta\, un decennio iconico diventato simbolo di un’epoca. Un lavoro cucito su una drammaturgia musicale che ricalca le tensioni e le visioni di quegli anni: le sensazioni di una generazione\, le sue euforie cancellate ma anche la creatività artistica di una società in rapida evoluzione. A suggerire l’ispirazione una voce letteraria tra le più significative dell’epoca\, quella di Pier Vittorio Tondelli che proprio in quegli anni produsse molti dei suoi capolavori.
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LOCATION:Teatro della Società di Lecco\, Piazza Giuseppe Garibaldi\, 10\, Lecco\, ITA\, 23900\, Italy
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SUMMARY:Riapre il Teatro Verdi di Milano: un luogo storico che torna alla città
DESCRIPTION:Il Teatro Verdi riapre le sue porte\, restituendo al quartiere Isola e alla città di Milano uno spazio culturale storico\, profondamente legato alla vita artistica milanese. \n\n\n\nIl teatro nasce nel 1913 come sede della Famiglia Artistica Milanese\, una società musicale vicina al mondo del Teatro alla Scala. Fin dalla sua origine l’edificio viene progettato con una vera sala teatrale\, dotata di palco e platea\, pensata per concerti e spettacoli: una vocazione artistica presente sin dalle fondamenta. \n\n\n\nNel 1975 il Teatro del Buratto prende in gestione lo spazio e ne segna una svolta decisiva\, riportandolo alla sua piena identità teatrale. Sono anni di grande fermento culturale per Milano e il Verdi diventa uno dei luoghi di riferimento per il teatro sperimentale\, il teatro di figura e il teatro per l’infanzia e i giovani. Per molti spettatori milanesi questo teatro è stato il primo incontro con lo spettacolo dal vivo. \n\n\n\nCHE MUSICA MILANO \n\n\n\nUna rassegna per far conoscere la città attraverso la musica. Libri\, canzoni\, dischi ed emozioni di fine Novecento. Ideazione di Giangilberto Monti \n\n\n\n3 i titoli in programma tra aprile e maggio \n\n\n\n15\, 16\, 17 e 18 aprile 2026 ore 20:30 \n\n\n\nMILANO REPUBLIC. DUE CANTASTORIE DAL SANTA TECLA ALLO ZELIG \n\n\n\nTeatro del Buratto \n\n\n\nDi e con: Giangilberto Monti e Davide ZilliDirettore di produzione: Franco Spadavecchia \n\n\n\n(anche in Invito a Teatro) \n\n\n\n«In una divertente carrellata di canzoni e aneddoti storici\, il cantastorie Giangilberto Monti e lo stralunato pianista e cantautore Davide Zilli propongono una performance da vero cabaret\, quello che sta in bilico tra poesia\, comicità e canzone d’autore.» \n\n\n\nLa storia musicale di Milano è ricca di artisti che hanno lasciato il segno nella cultura italiana\, e che spesso hanno agito in coppia: Dario Fo e Franca Rame\, Giorgio Gaber e Enzo Jannacci\, Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi\, solo per fare alcuni nomi. Artisti che ci hanno regalato un repertorio musicale\, teatrale e comico a cui molti si sono ispirati. Ma non tutti ricordano i retroscena e i locali che hanno favorito questi incontri.Uno scenario metropolitano di caffè periferici\, osterie sui Navigli\, dancing high-tech e condomini multietnici\, dalle risate surreali di Nebbia in Valpadana di Cochi e Renato a quelle tragicomiche del Gaber di Barbera e Champagne\, fino alle poetiche ballate di Macondo e Nel mio giardino\, targate anni Settanta\, e alle incursioni dei cantacomici di Zelig\, nel mondo della Milano da bere. \n\n\n\nPerché nella sterminata Repubblica di Milano\, tra case di ringhiera e boschi verticali\, si cantava e si canta di tutto\, da locale a locale. \n\n\n\nCHE MUSICA MILANO \n\n\n\n29\, 30 aprile 2026 ore 20:30; 1\, 2\, 3 maggio ore 20.30 \n\n\n\nLA GALLINA INTELLIGENTE \n\n\n\nTeatro del Buratto \n\n\n\nDi Rafael Andres Didoni  \n\n\n\nChitarre e arrangiamenti di Antonio Baldassarre  \n\n\n\nRegia di Walter Leonardi \n\n\n\nUn attore e un musicista in scena\, due voci\, due anime che si intrecciano per rievocare l’universopoetico\, ironico e surreale di Cochi e Renato. Uno spettacolo che fonde musica e parola.Una decina delle loro canzoni più iconiche introdotte da brevi monologhi e racconti originali ispiratial loro immaginario. \n\n\n\nNon una semplice imitazione\, né un omaggio nostalgico. Ma una reinterpretazione affettuosa econtemporanea.Una visione del mondo che Cochi e Renato hanno saputo regalare: un modo di guardare alla realtàcon occhi ingenui e disillusi allo stesso tempo. Un inno alla leggerezza intelligente\, al pensierolaterale\, alla poesia che si nasconde dietro la risata. \n\n\n\nIl repertorio storico del duo si mescola con il nonsense e il surrealismo degli interpreti. Il passatosi unisce al presente in una visione sul crinale di una delicata follia. \n\n\n\n “Quando ero ragazzo ascoltavo le loro canzoni e nel petto succedeva qualcosa che si trasmettevaalla pancia\, poi alla faccia\, cambiavo umore\, colore e a volte cambiava anche il clima\, i pensieri sitrasformavano in un ombrello che mi riparava la testa\, ascoltarli era come mangiare il mio piattopreferito senza esserne mai sazio. \n\n\n\nGuardarli mi dava coraggio\, un coraggio che allora non sapevo a cosa mi sarebbe servito. Oggi loso\, mi è servito a diventare quello che sono. A trovare il coraggio di servire una risata sulla tavoladi chi\, a volte\, può mangiare solo quella”. Grazie Cochi\, grazie Renato. \n\n\n\nCHE MUSICA MILANO \n\n\n\n13\, 14\, 15\, 16 maggio 2026 ore 20.30 \n\n\n\nIL QUARTETTO C’ERARASSEGNA LETTERARIA-MUSICALE  \n\n\n\nTeatro del Buratto \n\n\n\nQuattro scrittori attraverso la loro produzione letteraria-musicale raccontano fatti e aneddotidel mondo musicale milanese con parole\, testimonianze\, immagini e foto dei loro numerosi lavori\, un viaggio nello spazio e nel tempo nella Milano di fine Novecento. \n\n\n\nOgni sera i nostri protagonisti saranno accompagnati nella narrazione da un musicista \n\n\n\nLe serate saranno condotte da Giangilberto Monti. \n\n\n\nMercoledì 13 maggio 2026 CON Enzo Gentile \n\n\n\nGiovedì 14 maggio 2026 ore 20:30 CON Piero Colaprico \n\n\n\nVenerdì 15 maggio 2026 ore 20:30 CON Roberto Caselli \n\n\n\nSabato 16 maggio ore 20:30 CON Giordano Casiraghi \n\n\n\n​
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LOCATION:Teatro Verdi di Milano\, Via Pastrengo 16\, Milano\, ITA\, Italia
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SUMMARY:Napoli\, capitale del pianoforte: 160 costruttori nell’Ottocento
DESCRIPTION:Domani\, mercoledì 15 aprile\, all’Archivio di Stato\, la musicologa Francesca Seller presenta la sua ricerca per il ciclo di incontri “A carte scoperte” \n\n\n\nInterventi musicali della pianista Sara Amoresano \n\n\n\nDomani\, mercoledì 15 aprile\, alle 17\, la sala Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoliospita l’incontro con Francesca Seller\, I pianoforti a Napoli nell’Ottocento\, per la rassegna A carte scoperte. \n\n\n\nLa musicologa porta alla luce il fenomenale artigianato della costruzione dei pianoforti a Napoli prima dell’Unità d’Italia\, che testimonia una vita musicale intensa e socialmente trasversale. \n\n\n\nIntrodotto da Ferdinando Salemme e Giuliana Ricciardi\, l’incontro vede gli interventi musicali della pianista Sara Amoresano ed è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti. \n\n\n\nLa ricerca di Francesca Seller restituisce una pagina per lo più ignorata della storia musicale partenopea e italiana. Il censimento da lei condotto individua circa 160 costruttori di pianoforti attivi a Napoli dalla prima metà dell’Ottocento fino all’Unità d’Italia: un numero che\, raffrontato ai pochi grandi marchi internazionali oggi esistenti nel settore\, rivela la straordinaria vitalità di una manifattura fiorente e capillarmente radicata nel tessuto urbano della città. \n\n\n\nAccanto ai grandi artigiani di strumenti da concerto – come Sievers\, i cui pianoforti erano destinati alle sale più prestigiose – proliferavano piccole botteghe in cui ebanisti intraprendenti si dedicavano alla costruzione di strumenti per un mercato interno vivace. Una produzione che attraversava i confini tra alta committenza e ceti intermedi\, rispecchiando la domanda di uno strumento ormai entrato nella vita quotidiana di molti. \n\n\n\nQuella ricchezza manifatturiera era al tempo stesso specchio e motore di una pratica musicale intensa e socialmente trasversale. Teatri\, sale da concerto\, salotti privati: la vita musicale napoletana dell’Ottocento pulsava ben oltre i circuiti d’élite\, alimentando un mercato del pianoforte che non aveva eguali nel Mezzogiorno. \n\n\n\nIn occasione dell’incontro\, saranno esposti i documenti più rappresentativi sull’argomento conservati nell’Archivio partenopeo: un’occasione per avvicinarsi direttamente alle fonti che hanno reso possibile la ricerca e per misurare la straordinaria densità del patrimonio documentario napoletano. \n\n\n\nGli interventi musicali di Sara Amoresano offrono un contrappunto sonoro al racconto storico\, con un programma che attraversa il pianoforte dell’Ottocento nelle sue declinazioni più diverse. Si apre con la Quintiglia\, che Giuseppe Giaquinto trasse da motivi del suo balletto Tikke-Tak\, rappresentato al San Carlo nel 1866: una composizione che restituisce il sapore della musica da salotto napoletana. Seguono le Bagatelle op. 126 nn. 1 e 2 di Ludwig van Beethoven e l’Improvviso op. 142 n. 2 di Franz Schubert. \n\n\n\nA carte scoperte è il ciclo di incontri ideato da Francesco Cotticelli\, Paologiovanni Maione\, Giuliana Ricciardi\, Ferdinando Salemme e Michela Ventriglia\, a cura degli archivisti dell’Archivio di Stato di Napoli. Ogni appuntamento valorizza ricerche che hanno avuto come fonte primaria le carte conservate nell’Istituzione culturale partenopea\, trasformando i documenti in strumenti vivi di narrazione storica e conoscenza condivisa. \n\n\n\nL’Archivio di Stato di Napoli\, istituito nel 1808 per volontà di Giuseppe Bonaparte\, conserva uno dei più importanti patrimoni documentari d’Europa\, con fondi che coprono oltre dodici secoli di storia del Mezzogiorno. \n\n\n\nLa rassegna A carte scoperte è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione generale Archivi\, dell’Università degli studî di Napoli Federico II – Dipartimento di Studî umanistici e dell’Università degli studî della Campania Luigi Vanvitelli.
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SUMMARY:T.I.R. – Teatri in Rete
DESCRIPTION:T.I.R. – Teatri in Rete è un progetto di divulgazione e orientamento professionale rivolto ai giovani under 35\, nato per colmare il divario strutturale tra formazione e mercato del lavoro nel settore dello spettacolo dal vivo nel Lazio\, per tutte le professionalità organizzative\, produttive e comunicative. L’obiettivo è rafforzare competenze e occupabilità\, attraverso percorsi educativi\, formali e informali\, coinvolgendo giovani provenienti da tutto il territorio regionale\, per avviarli alla conoscenza dei teatri come ecosistemi culturali\, produttivi e sociali\, attraverso un sistema integrato di informazione e sperimentazione sul campo. L’intervento prevede l’attivazione di una rete regionale di teatri\, coordinata da ATCL\, e l’applicazione di una metodologia partecipativa peer to peer\, articolata in simposi\, webinar\, workshop\, incontri\, attività di mentoring e tirocini retribuiti. Mercoledì 15 aprile\, dalle 10\,00 alle 16\,00 a Rieti al Teatro Flavio Vespasiano \n\n\n\nSul tema: sostenibilità ambientale e accessibilità. Le nuove figure professionali necessarie per l’innovazione ecologica e l’inclusione sociale dello spettacolo dal vivo. Nel corso delle attività verrà offerta una panoramica delle competenze professionali coinvolte nei processi produttivi\, tecnici\, organizzativi\, distributivi e comunicativi dello spettacolo dal vivo. Simposi e webinar affronteranno l’insieme dei temi fondamentali del settore\, con un’attenzione specifica alle questioni più rilevanti emerse negli ultimi anni\, come il tema dell’accessibilità\, dell’innovazione digitale\, dello storytelling culturale. \n\n\n\nIl progetto prevede inoltre la progettazione e l’erogazione di percorsi formativi MOOC (Massive Open Online Courses) su una piattaforma dedicata\, pensata per garantire ampia diffusione\, accessibilità e continuità dell’impatto formativo. \n\n\n\nTutte le persone under 35 che prenderanno parte a un workshop (8 ore) e a un percorso formativo MOOC (8 ore) potranno candidarsi per essere selezionate per svolgere un tirocinio retribuito della durata di 6 mesi presso una delle strutture individuate da ATCL sul territorio della regione Lazio. \n\n\n\nATCL con T.I.R. – Teatri in Rete intende contribuire concretamente alla costruzione di un sistema teatrale più aperto\, competente e sostenibile\, in grado di generare opportunità professionali reali e durature per le nuove generazioni. \n\n\n\nLe attività di T.I.R. – Teatri in Rete sono: \n\n\n\n\n5 simposi\, uno per ogni provincia del Lazio\, che verranno realizzati fra il 16 marzo e 20 aprile 2026.\n\n\n\n5 webinar\, che verranno realizzati nel periodo compreso fra il 27 aprile e il 25 maggio 2026.\n\n\n\n5 workshop\, uno per ogni provincia del Lazio\, che verranno realizzati nel periodo compreso fra l’8 giugno e il 10 luglio 2026.\n\n\n\nRealizzazione di una piattaforma per i corsi MOOC (Massive Open Online Courses) ad accesso libero e gratuito\, in cui verranno trasferite tutte le risorse didattiche sviluppate all’interno del progetto\, e in cui verranno attivati dei percorsi formativi per gli under 35. \n\n\n\n10 tirocini\, della durata di 6 mesi l’uno\, che verranno attivati in 10 strutture presenti nella regione Lazio.\n\n\n\n3 incontri\, che verranno realizzati nell’autunno 2026\, con esponenti dei più importanti enti produttivi dello spettacolo dal vivo italiano. Ogni incontro sarà dedicato rispettivamente al mondo della danza\, della musica e del teatro.\n\n\n\n\nSIMPOSI: TEMI E CALENDARIO  \n\n\n\nI simposi di T.I.R. – Teatri in Rete affrontano in modo articolato le principali questioni che attraversano oggi il sistema dello spettacolo dal vivo\, mettendone in relazione la dimensione culturale\, organizzativa e sociale. \n\n\n\nI temi spaziano dal ruolo dei teatri nella ridefinizione dello spazio pubblico culturale alla funzione strategica del teatro nei contesti non metropolitani e nelle aree interne\, dal rapporto tra spettacolo dal vivo e sistema educativo\, alla necessità di sviluppare nuove professionalità trasversali tra cultura e scuola. \n\n\n\nParticolare attenzione è dedicata alle sfide dell’accessibilità\, dell’inclusione sociale e della sostenibilità ambientale\, così come ai modelli di governance\, alle strategie di rete e agli strumenti organizzativi necessari per costruire un sistema teatrale stabile\, aperto e capace di dialogare con il contesto nazionale e internazionale. \n\n\n\nI simposi si svolgeranno tra il 16 marzo e il 20 aprile (il calendario è ancora in via di definizione).  \n\n\n\nOgni simposio avrà una durata di circa 6 ore (dalle 10.00 alle 16.00) e vedrà la partecipazione di relatrici e relatori\, scelti da ATCL fra operatori del territorio\, esperti della materia\, rappresentanti di progetti\, enti e istituzioni di interesse anche sovraregionale.  \n\n\n\nIn tutti i simposi saranno previsti dei momenti dedicati al confronto sui temi trattati e al networking fra gli operatori presenti.  \n\n\n\n. \n\n\n\n\nVITERBO – Teatro dell’Unione\n\n\n\n\n20 aprile 2026  \n\n\n\nVerso un sistema teatrale stabile: governance\, modelli organizzativi e strategie di rete. Focus su strumenti di governance virtuosi in ambito nazionale e internazionale. \n\n\n\nWEBINAR: TEMI E CALENDARIO \n\n\n\nI webinar di T.I.R. – Teatri in Rete approfondiscono le principali competenze strategiche e operative oggi richieste nel settore dello spettacolo dal vivo\, con un taglio tecnico e orientato all’applicazione concreta. \n\n\n\nI temi affrontati includono l’innovazione digitale e l’uso delle tecnologie emergenti per l’engagement dei pubblici\, gli strumenti di fundraising e project management culturale per la sostenibilità economica dei progetti\, nonché gli aspetti normativi\, contrattuali e di tutela del lavoro nello spettacolo. \n\n\n\nI webinar si svolgeranno fino al 25 maggio\, sulla piattaforma del progetto\, dalle ore 10:00 alle ore 12:30.  \n\n\n\nOgni webinar avrà una durata di 2\,5 ore e sarà strutturato in interventi tematici\, con una sessione finale dedicata alle domande e agli approfondimenti. \n\n\n\n4 maggio 2026: 2° webinar  \n\n\n\nFundraising e project management culturale: strumenti per la sostenibilità \n\n\n\nFocus su:  \n\n\n\n\nbandi nazionali/europei\n\n\n\ncrowdfunding\n\n\n\ntecnologie per la fruizione a distanza\n\n\n\npartnership pubblico-private\n\n\n\n\n11 maggio 2026: 3° webinar  \n\n\n\nDiritti\, tutele e contrattualistica per gli operatori dello spettacolo \n\n\n\nFocus su:  \n\n\n\n\ninquadramenti giuridici (CCNL\, INPS Ex ENPALS\, nuova Legge sullo Spettacolo)\n\n\n\ntutele previdenziali e contrattuali\n\n\n\nvademecum per l’organizzazione dello spettacolo dal vivo\n\n\n\n\n18 maggio 2026: 4° webinar  \n\n\n\nTeatro e benessere: pratiche inclusive\, accessibilità e welfare culturale \n\n\n\nFocus su:  \n\n\n\n\nteatro sociale\n\n\n\ndispositivi di inclusione\n\n\n\nlavoratrici/lavoratori dello spettacolo dal vivo con disabilità\n\n\n\npubblici vulnerabili\n\n\n\n\n25 maggio 2026: 5° webinar  \n\n\n\nComunicazione culturale territoriale: narrazione dei luoghi e dei progetti. \n\n\n\nFocus su:  \n\n\n\n\nstorytelling culturale\n\n\n\nbranding territoriale\n\n\n\nmedia relations\n\n\n\n\nWORKSHOP: TEMI E CALENDARIO \n\n\n\nA partire dall’8 giugno 2026 (calendario in via di definizione) verranno realizzati 5 workshop\, uno per ciascuna provincia del Lazio. I workshop affronteranno in modo pratico e applicativo i principali elementi che strutturano il funzionamento di un teatro e del sistema dello spettacolo dal vivo italiano\, dalla conoscenza degli spazi e delle loro funzioni ai processi di organizzazione\, produzione e programmazione. Particolare attenzione sarà dedicata agli aspetti tecnici e amministrativi\, inclusi elementi di scenotecnica. I workshop approfondiranno inoltre i meccanismi di gestione del pubblico\, dalla biglietteria e dal rapporto con la SIAE alle strategie di comunicazione e di audience development\, fornendo ai partecipanti strumenti concreti per comprendere e operare consapevolmente all’interno del settore.
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SUMMARY:"Papaveri rossi" al Teatro Vittoria
DESCRIPTION:Fucili e mitragliatrici\, ma anche libri di scuola\, spettacoli teatrali\, donne alla guida dei camion\, bambini e soldati insieme. Tutto questo è il Secondo Corpo d’Armata Polacco\, guidato dal Generale Władysław Anders. Una storia vera a cui è dedicato lo spettacolo “Papaveri rossi”\, nuova produzione di Teatro Pubblico Ligure ideata da Sergio Maifredi\, regista e autore del testo insieme a Massimiliano Cividati\, che lo interpreta\, con la consulenza storica di Krystyna Jaworska. Sulla scena le parole si uniscono alla musica originale composta ed eseguita dal vivo da Gennaro Scarpato alle percussioni e Andrea Zani al pianoforte. Nell’80° anniversario della battaglia di Montecassino\, debutta in prima nazionale il 27 marzo 2024 al Teatro Litta – Manifatture Teatrali Milanesi di Milano e l’11 novembre al Teatro Vittoria di Roma\, giorno della Festa dell’Indipendenza\, in cui la Polonia commemora l’anniversario della Seconda Repubblica di Polonia\, 123 anni dopo la spartizione della Polonia nel 1795 da parte di Russia\, Prussia e Austria. «Il mio viaggio verso la Polonia – racconta Sergio Maifredi – è partito da Genova molti anni fa grazie all’amicizia con Pietro Marchesani che all’Università di Genova era direttore dell’Istituto di polonistica. Arrivato in Polonia per la prima volta nel 2005 per lavorare in teatro a Poznan\, rimasi stupito del fatto che lì molte vie erano intitolate a Montecassino; nelle biblioteche\, nelle librerie c’erano libri su Montecassino. Ma che centravano i Polacchi con Montecassino? Da questa domanda ho iniziato a studiare e a scoprire una storia\, quella del Secondo Corpo d’armata del generale Anders che in Italia non si conosce o non si vuole raccontare. Per me ora è un onore che l’Istituto Adam Mickiewicz e il Ministero della Cultura e del Patrimonio della Polonia abbiano sostenuto questo mio progetto di portare in scena questa grande storia nell’80º anniversario di Montecassino che avrà il suo debutto nazionale a Milano e sarà poi a Roma nel giorno dell’indipendenza della Polonia. Sono felice che parta con l’anteprima nazionale proprio da Genova\, dalla mia città e dal Teatro che considero il mio laboratorio culturale». \n\n\n\nIl Secondo Corpo d’Armata Polacco viene costituito nella seconda parte del 1941 nella Russia centrale e all’inizio del 1942 si mette in marcia verso sud. È formato da circa 120.000 uomini\, donne e bambini che erano rinchiusi nei gulag e nei campi di lavoro\, ceduti da Stalin alla causa degli alleati senza preoccuparsi della fine che avrebbero fatto: la gran parte degli uomini costituirà l’esercito combattente al fianco di Francia\, Gran Bretagna\, Stati Uniti\, Unione Sovietica e Cina. Dopo la seconda guerra mondiale saranno chiamati “pellegrini della libertà”. Ma perché i polacchi erano rinchiusi nei gulag? Bisogna fare un passo indietro nella storia. Nel 1939\, dopo il Patto Ribbentrop-Molotov\, la Polonia viene invasa da nazisti e sovietici. I nazisti deportano gli oppositori nei campi di concentramento\, i sovietici li imprigionano nei gulag. Nel giugno 1941\, con il cambio di alleanze dell’Urss\, sono in parte liberati ed è loro proposto di far parte di un esercito polacco dipendente dal governo di Londra. Anders viene chiamato a costituire l’esercito. Accetta\, a patto di portare con sé anche le donne\, i bambini e gli anziani: se fossero rimasti nei gulag sarebbero andati incontro a morte certa. Così nasce il 2° Corpo d’Armata Polacco. Il lungo cammino contempla anche lezioni scolastiche\, concerti\, teatro che viene definito “di servizio” perché il Generale sa che la resistenza passa attraverso la cultura. Tra i suoi più vicini collaboratori\, vi erano intellettuali di prim’ordine come il capitano Józef Czapski\, pittore e scrittore pacifista\, nominato capo del Reparto cultura e stampa dell’armata\, o come il soldato Gustaw Herling-Grudziński che non entra nell’ufficio propaganda scegliendo di combattere armi in pugno\, futuro autore di “Un mondo a parte” sulla terribile esperienza dei gulag. \n\n\n\nAttraversano Uzbekistan\, Kirghizistan\, Kazakistan\, Iran\, Iraq\, Siria\, Libano\, Palestina\, Egitto. In Medio Oriente molti profughi e interi orfanotrofi\, partono verso l’Africa\, l’India\, il Messico e la Nuova Zelanda dove sono allestiti per loro appositi campi e villaggi. Nel dicembre del 1943 la colonna arriva in Italia: “un frammento di Polonia libera”\, così scrive Jadwiga Domańska\, l’attrice alla direzione della compagnia teatrale dell’armata\, che sbarca a Taranto. Il 18 maggio 1944 combattono a Montecassino e sfondano la linea Gustav: sconfiggono i tedeschi e aprono la strada agli alleati verso la liberazione di Roma e del resto dell’Italia. Chi sopravvive prosegue e combatte a Loreto e Bologna. Quando hanno deciso di seguire Anders\, hanno accettato ogni rischio in nome della libertà della Polonia e dell’Europa.  \n\n\n\nDa allora Montecassino fa parte della storia della Polonia. La battaglia fu combattuta in primavera\, fra i monti e prati coperti dal verde e dai colori dei fiori. Fra i soldati c’erano poeti\, scrittori\, attori\, musicisti\, intellettuali democratici che si erano opposti ai totalitarismi e alla dittatura. Uno di loro\, Feliks Konarski\, la notte della battaglia finale tra il 17 e il 18 maggio 1944\, sulle pendici della dell’Abbazia scrive “Papaveri rossi a Montecassino”\, destinata a diventare la più popolare canzone di resistenza antinazista e antisovietica in Polonia\, brano che crea una singolare eco con altri versi molto noti in Italia scritti da Fabrizio De André. Le musiche dello spettacolo “Papaveri rossi” sono eseguite dal vivo da Andrea Zani e Gennaro Scarpato\, che oltre ad avere composto brani originali\, eseguono un ragtime di Luckey Roberts (“The Music Box Rag”)\, alcuni brani di F. Chopin\, compositore polacco\, canzoni popolari russe e polacche (“Oci ciornie”\, “Bog Sie Rodzi”)\, canzoni celebri dell’epoca (“Lili Marleen”)\, e naturalmente la canzone “Czerwone Maki na Monte Cassino” (“Papaveri rossi a Monte Cassino”). \n\n\n\nDella lunga colonna di Polonia democratica itinerante\, molti muoiono di freddo\, altri di tifo\, altri sui campi di battaglia\, dove ora sorgono cimiteri di soldati polacchi. Una bambina\, la piccola Irene\, piange alla vista di un orsacchiotto e i soldati le trovano un orso di pezza. Ma lei ne aveva visto uno vero\, cucciolo\, che le viene donato\, cresce con la truppa e diventa pacifico come il più domestico dei plantigradi\, ma pronto a diventare un fedele compagno di battaglia. In Italia l’orso Wojtek\, regolarmente immatricolato\, trasporterà gli obici e i proiettili più pesanti. A Baghdad l’8 maggio 1943 va in scena il primo di tanti spettacoli teatrali\, “Qui è la Polonia” di Herminia Naglerowa\, artista reduce dal gulag e ausiliaria\, pubblicizzato in tutta la città con manifesti in polacco\, inglese e arabo. Da allora\, il Teatro Drammatico del Secondo Corpo d’Armata si esibisce a Nazaret\, Tel Aviv\, in Egitto davanti alla Sfinge\, Bari\, Taranto\, Senigallia\, Gallipoli\, Ancona\, Matera\, Faenza\, Predappio\, Ravenna\, Forlì\, Fermo\, Recanati\, Modena\, Bologna\, tra i tanti luoghi di questa strana ed eccezionale tournée. I soldati combattono dopo avere assistito a un concerto o a uno spettacolo (da Shakespeare a Gozzi e Goldoni\, con molti testi e adattamenti scritti dagli ex deportati). La compagnia costituisce un caso unico nella storia del teatro. Il Generale Anders combatte e intanto nutre una società civile. Alla fine della guerra va in esilio con gran parte della sua armata in Gran Bretagna e alla sua morte a Londra\, nel 1970\, chiede di essere sepolto a Montecassino insieme ai suoi soldati\, dov’è scolpita nella pietra la frase: “Per la vostra e la nostra libertà\, noi soldati polacchi abbiamo dato l’anima a Dio\, il corpo all’Italia e il cuore alla Polonia”. \n\n\n\n“Papaveri rossi” è prodotto da Teatro Pubblico Ligure in coproduzione con l’Istituto Adam Mickiewicz di Varsavia\, con il patrocinio dell’Ambasciata di Polonia a Roma e del Consolato Generale di Polonia in Milano\, con la collaborazione dell’Istituto Polacco di Roma. \n\n\n\nBiglietti (prevendita inclusa): \n\n\n\nridotto under 18: platea € 13\, galleria € 11 \n\n\n\nintero: platea € 27\, galleria € 21 \n\n\n\nridotto (under 35/over 65/cral): platea € 20\, galleria € 17 \n\n\n\nBotteghino: 06 5740170 – 06 5740598 \n\n\n\nVendita on-line e info: www.teatrovittoria.it \n\n\n\nCome arrivare: Metro: Piramide; Tram: 3; Bus: 23\, 30\, 75\, 83\, 170\, 280\, 716\, 781.
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SUMMARY:"Stanza con compositore\, donne\, strumenti musicali\, ragazzo" al Teatro Vascello
DESCRIPTION:Fabrizia Ramondino cominciò a frequentare assiduamente il teatro dopo l’esperienza della sceneggiatura di Morte di un matematico napoletano che scrivemmo insieme. Si divertiva moltissimo col mondo dei registi\, degli attori\, dei nuovi autori che veniva a scoprire. Folgorante fu l’incontro con i testi di Thomas Bernhard\, che la spinsero a tuffarsi nella scrittura teatrale. Non per un processo imitativo ma perché vedeva come quella forma drammaturgica poteva corrispondere al suo bisogno di espressione autobiografica diretta\, radicale\, anche violenta nel caso\, e al tempo stesso consentire l’elaborazione di una lingua immaginifica\, colta e complessa\, così come le si addiceva.A distanza di trent’anni dalla messa in scena di Terremoto con madre e figlia sono felice di portare all’attenzione degli spettatori un altro suo testo\, Stanza con compositore\, donne\, strumenti musicali\, ragazzo\, che spero contribuisca a mettere in luce Fabrizia Ramondino come autrice della nostra contemporaneità. Le sue prose come il suo teatro esplorano coraggiosamente sentieri espressivi che oggi vengono praticati dagli autori e autrici più interessanti\, credo che Fabrizia sia stata una precorritrice. Mario Martone \n\n\n\nUn uomo\, un compositore\, dal chiuso della sua stanza\, si rivolge al mondo esterno. Nel flusso di questo monologare sbalzano fuori le figure cardine del suo mondo interiore: gli affetti più cari e gli strumenti musicali. Un teatro della mente scolpito da versi che colpiscono al cuore. \n\n\n\nInfo e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE\, info: promozioneteatrovascello@gmail.com  – promozione@teatrovascello.itBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\, acquista direttamente alla biglietteria  – acquista tramite bonifico bancario SOLAMENTE PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849 oppure acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/stanza-con-compositore-donne-strumenti-musicali-ragazzo/268576 \n\n\n\nInfo: 06 5881021 – 06 5898031 \n\n\n\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it
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SUMMARY:" STOMP" al Teatro Olimpico
DESCRIPTION:Dopo il successo del 2024\, Accademia Filarmonica Romana e Teatro Olimpico ospitano nuovamente STOMP\, la celebre compagnia britannica diventata un vero e proprio fenomeno globale\, che sarà sul palcoscenico del Teatro Olimpico dal 14 al 19 aprile. \n\n\n\nCapace di coinvolgere ed entusiasmare il pubblico di ogni lingua\, cultura\, generazione\, lo spettacolo è un mix contagioso di percussioni\, danza\, musica\, teatro in cui la colonna sonora si ispira ai mille suoni e rumori della vita quotidiana mentre l’atmosfera è decisamente metropolitana. Senza trama\, personaggi\, né parole\, otto performers\, formidabili ballerini-acrobati-percussionisti\, “suonano” oggetti di uso comune: accendini\, scatole di fiammiferi\, coperchi dei bidoni\, scope\, pneumatici\, lavandini e riempiono il palco con un ritmo esplosivo e incalzante\, in un delirio artistico di travolgente ironia. Come un elettrizzante evento rock\, dove potrà capitare di ritrovarsi improvvisamente nella sensualità del flamenco\, o nella precisione del gioco percussivo del tip-tap… “Pura magia da palcoscenico” per The Sunday Telegraph\, “il teatro al massimo della sua seduzione” secondo il New York Times. \n\n\n\nNata a Brighton nel 1991 dalla creatività di Luke Cresswell e Steve McNicholas l’irresistibile esperienza di STOMP vanta oltre trent’anni di attività e successo nei più importanti luoghi\, festival e teatri del mondo\, da Broadway a Parigi\, da Los Angeles a Tokyo. Tra i tanti premi che hanno consacrato da subito il successo della compagnia\, spicca il Laurence Olivier Award del 1994 per la migliore coreografia. La compagnia ha ottenuto la nomination al Laurence Olivier Award anche come miglior spettacolo. \n\n\n\nLE DICHIARAZIONI DEL FONDATORE STEVE MCNICHOLAS \n\n\n\nDal punk rock al jazz africano sono tantissime le influenze artistiche cui si ispira STOMP. “Dai Drummers of Burundi\, a Grace Jones di One man show\, dai primi ballerini di tip tap come Nicholas Brothers e Bill “Bojangles” Robinson fino ai percussionisti giapponesi KODO” racconta Steve McNicholas\, che sottolinea anche come la diversa provenienza degli stompers sia uno dei punti di forza: “Abbiamo sempre avuto un mix molto vario di artisti nello spettacolo\, è qualcosa a cui teniamo molto. Persone diverse\, provenienti da culture diverse\, che fanno scelte artistiche differenti: è questo che mantiene vivo lo spettacolo e che stimola la compagnia. Attualmente nel cast ci sono stomper da Regno Unito\, Spagna\, Canada\, Stati Uniti e Porto Rico. Ogni nuovo performer porta una nuova interpretazione dello spettacolo. Incoraggiamo gli artisti a essere sé stessi e a seguire le proprie interpretazioni\, in questo modo le coreografie si animano di una nuova\, positiva energia”. \n\n\n\nLO SPETTACOLO \n\n\n\nNello spettacolo si ritroveranno i pezzi storici della compagnia insieme ad alcuni numeri più recenti\, in particolare Suitcases e Poltergeist che il pubblico romano ha visto per la prima volta nel 2024. Suitcases si ispira a quasi 30 anni di viaggi della compagnia in giro per il mondo: “Abbiamo osservato persone attraversare aeroporti e stazioni ferroviarie con le loro valigie e addetti ai bagagli che le accatastano\, se le passano e occasionalmente le lanciano! – racconta McNicholas –. A questo abbiamo abbinato il ricordo di tanti spunti cinematografici in cui le borse vengono misteriosamente scambiate\, ed ecco che è nato il punto di partenza per un nuovo numero STOMP”. E dal cinema attinge anche Poltergeist che trae ispirazione dalle immagini di film in cui gli oggetti di tutti i giorni volano attorno al protagonista\, che sia in Fantasia\, Mary Poppins o Poltergeist… “Gli oggetti domestici prendono vita propria – conclude McNhicolas –\, e insieme ai nostri interpreti\, sfidano uno Stomper batterista che suona quella che è effettivamente una batteria fluttuante\, coreografica e in costante cambiamento… con solo un paio di spazzole in mano…”.
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SUMMARY:" Epiphanīa. Mi rendo manifesta" allo Spazio Rossellini
DESCRIPTION:Allo Spazio Rossellini\, martedì 14 aprile 2026 ore 21.00\, la danza prende forma con Epiphanīa. Mi rendo manifesta\, creazione della Compagnia Abbondanza Bertoni\, firmata da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Ideato\, nelle scene e nei costumi\, da Antonella Bertoni\, lo spettacolo vede in scena Sara Cavalieri\, Valentina Dal Mas e Ludovica Messina Poerio\, sulle musiche originali di Sergio Beercock. \n\n\n\nIl battito dell’inizio \n\n\n\nContinuiamo a volgere l’attenzione al femminile\, al bagaglio di contraddizioni che ancora porta con sé e alla persistenza dell’eredità culturale. Sia ostacolo che strumento\, quasi sempre un pregiudizio\, il corpo della donna viene prima di lei: dobbiamo fare i conti con il nostro corpo negoziando tra necessità e desideri. Da qui siamo partiti\, mossi dal dubbio che nel suo apparire e quindi essere e vivere\, una donna è prima di tutto una bocca\, due gambe\, i suoi glutei…alla rincorsa di un ideale che la fa sentire come un insieme di pezzi\, imperfetti. \n\n\n\nLo spettacolo – note di Antonella Bertoni \n\n\n\nCome ombre della vita\, in un campo di battaglia\, le tre danzatrici\, anime sospese e in bilico\, in lucido sonnambulismo\, si mostrano per strati visibili e nascosti in una sinfonia di azioni che si offre come una foresta di segni e di significati. Sono ritratti tra esibizione identitaria e esuberanza visiva. Un femminile carnale ma distaccato dal protagonismo assoluto della materia umana e che lascia spazio all’immateriale. Il soggetto diviene oggetto e solo allora gli si riconosce lo status sovrano. Sul filo del dettaglio e del particolare\, pennelliamo tracce\, grumi e trasparenze\, disarticolando il senso che i dettagli incarnano all’interno della vita. Il gesto indica e suggerisce senza dire\, espressione di un pensiero quasi pittorico\, perturbante e portatore di intensità anche emotiva. La drammaturgia si concentra e sofferma su micro-momenti\, in un apparente caos\, si dipana in capitoli di un libro esploso. Apparizioni e scomparse come dentro una trappola spaziale in un nero che è il colore in cui si genera tutto\, quello da cui veniamo al mondo e quello a cui torneremo. Un non-luogo che è una stanza\, un labirinto di stanze che si perdono l’una nell’altra\, una casa intera\, il mondo; iperquadri che funzionano per immagini e si nutrono di pause. \n\n\n\n“Tre donne in fondo al cor\, mi sono venute” – note di Michele Abbondanza \n\n\n\nUna stanza tutta per sé\, l’angolo delle donne. Scaleno: ca va sans dire. Un testing box di completa negazione al radicamento sicuro nello spazio del corpo femminile che si manifesta così in una resa incondizionata e impudica alla distopia prospettica. Donne a pezzi e pezzi di donna\, in una scatola d’arti che\, come un unico organismo\, respira si riproduce e collassa: la creatività inerme dei corpi restituiti alla fine ne è il segno. Dal trino all’uno e dall’uno alle mille muliebri forme\, niente affatto piane ma ricche di pieghe\, plissé\, che\, come in un puntaspilli trafiggono la scena. Corpi-lame\, sbrilluccichii e moine compongono una trama dell’apparire in cui l’ordito diventa azione di visione e fissaggio di un primo punto\, un punto croce naturalmente\, di inizio e di inciampo\, tenuto su solo da un filo di gloria. Ora che le donne scoprono che l’uomo non è più Dio\, alluciniamo qui una ideale ricomposizione dei loro pezzi sparsi. “Tre donne in fondo al cor\, mi sono venute”: Grazie alla generosità e all’incondizionata fiducia di Valentina\, Ludovica e Sara. \n\n\n\nINFORMAZIONI \n\n\n\nBiglietti:intero online: €14\,50 + d.p.intero botteghino: €15\,00ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12\,00 \n\n\n\nBiglietteria e bar interno\, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.Biglietti online su Ticketone. \n\n\n\nParcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70 \n\n\n\nTel. 345 2978091www.spaziorossellini.itinfo@spaziorossellini.it \n\n\n\nSono previste riduzioni\, promozioni e agevolazioni 
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SUMMARY: "Le false confidenze" al Teatro Argentina
DESCRIPTION:In un affascinante gioco tra testa e cuore\, sul confine tra verità e finzione\, Arturo Cirillo debutta in prima nazionale con Le false confidenze di Pierre de Marivaux\, un classico settecentescoche indaga il paradosso dei sentimenti attraverso il meccanismo del “teatro nel teatro”\, in scena dal 14 aprile al 3 maggio al Teatro Argentina. \n\n\n\nProdotto dal Teatro di Roma\, in sinergia con Marche Teatro e Teatro Stabile di Catania\,l’opera si presenta come un moderno trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento\, in cui non vi è malattia né esasperazione\, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso delle confidenze e il vero del cuore\, dove l’amore può germogliare inaspettatamente. \n\n\n\nLo spettacolo\, infatti\, propone una visione contemporanea di questo capolavoro del Settecento francese\, rivelando Marivaux come un acuto osservatore delle metamorfosi dell’animo umano. La vicenda si snoda attorno a un inganno deliberato e a un ossimoro programmatico già presente nel titolo. In un intreccio dove il denaro e l’interesse economico occupano una posizione centrale\, senza mai riuscire a governare del tutto il destino\, i personaggi si muovono in un labirinto di confessioni e menzogne\, recitando la verità mentre la dissimulano.  \n\n\n\nIn scena\, l’attore e regista Arturo Cirillo è impegnato sul palco accanto a Elena Sofia Ricci\, alla guida di un nutrito ed eccellente cast che vede Elena Sofia Ricci nel ruolo di Araminta\, Giacomo Vigentini in quello di Dorante\, Rosario Giglio come Signor Remy\, Orietta Notari nei panni della Signora Argante\, Francesco Petruzzelli come Arlecchino\, lo stesso Arturo Cirillonel ruolo di Dubois\, Giulia Trippetta come Marton e Giacinto Palmarini come il Conte. \n\n\n\nAl centro della trama\, il giovane Dorante\, nobile decaduto\, si fa assumere come amministratore dalla ricca vedova Araminta con l’obiettivo di farla innamorare. A muovere i fili\, con il gusto sottile di far crollare le difese di una donna austera e razionale\, è il servo Dubois\, che incarna il piacere dell’intelligenza capace di orientare le gerarchie sociali. Viene così messo in moto un meccanismo di seduzione che finirà per scombinare ogni piano razionale: dentro la truffa\, inaspettatamente\, germoglia un sentimento reale concreto. Lo stesso Arturo Cirillo chiarisce nelle note di regia la natura quasi scientifica di questo congegno emotivo: «Le false confidenze è un testo che rasenta la perfezione\, a volte capita che nella drammaturgia di un autore ci sia un’opera che abbia un raro e felice equilibrio. Un testo in cui tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza\, in cui il tema\, oltre la trama\, è particolarmente messo a fuoco ed esposto con grande coerenza\, con la lucidità con cui si dimostra un teorema. Con Molière ho avuto questa impressione lavorando su La scuola delle mogli\, con Marivaux con Le false confidenze. Molière è grottesco e viscerale\, e sottende spesso un discorso sulla malattia\, Marivaux è invece abitato da sentimenti molto interiorizzati\, che coinvolgono il cuore quanto la testa. Le false confidenze (dove già il titolo è un ossimoro) è un modernissimo trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento\, in cui non vi è malattia né esasperazione\, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso (le confidenze) e il vero (il cuore)\, in cui può accadere d’incominciare ad innamorarsi senza accorgersene». \n\n\n\nL’allestimento scenico di Dario Gessati traduce visivamente l’indagine sull’ambiguità attraverso una pedana girevole dominata da un grande arco rivestito di specchi opachi e consumati\, che accoglie una serie di ritratti. Non semplici elementi decorativi\, ma snodi fondamentali della vicenda che accelerano l’intreccio ponendo l’accento sul dilemma della sincerità umana\, come sottolinea ancora Arturo Cirillo: «I personaggi sono legati tra loro da legami piuttosto ambigui\, e la consegna di un ritratto è forse il vero snodo della vicenda. Che cos’è un ritratto? Non è la persona in sé ma la sua rappresentazione\, lo sguardo del pittore sul modello\, una creazione che aspira ad essere verosimile pur essendo inesorabilmente falsa. Siamo più sinceri quando sappiamo di stare mentendo\, o quando invece non vogliamo\, o non riusciamo\, a riconoscere la verità dentro di noi? Questo sembra chiederci Marivaux\, usando i mezzi del teatro. Un giovane inganna una vedova\, per avere il suo cuore e le sue ricchezze\, ma in fondo ne è sinceramente innamorato. Un servo mette su un tranello mosso dal gusto un po’ sadico di far crollare una austera e molto razionale signora\, montando un confronto amoroso del quale vorrebbe in fondo essere uno dei protagonisti e non solo il burattinaio. Poi vi è una signora in vedovanza che non vuole riconoscere quanto ancora la vita ha da offrirle\, e quanto dovrà compromettersi sotto l’influsso dell’amore. Ma tutti i personaggi di questa meravigliosa\, e davvero contemporanea commedia\, si muovono tra il loro sé e la propria rappresentazione: come in un ritratto\, per l’appunto».
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SUMMARY:Napoli Queer Festival 2026
DESCRIPTION:Ci sono mondi che restano ai margini\, che non trovano spazio nei racconti ufficiali\, ma che esistono nonostante tutto. Mondi attraversati da corpi\, desideri e identità che sfidano norme e confini\, aprendo nuove possibilità di espressione e relazione.  \n\n\n\nÈ dentro queste traiettorie che muove il Napoli Queer Festival 2026\, terza edizione della rassegna in programma a Napoli da martedì 14 a domenica 19 aprile 2026\, un invito a entrare in ciò che è “fuori”\, per riscrivere insieme ciò che può diventare centro. \n\n\n\nPresentato da Casa del Contemporaneo e dal Teatro Pubblico Campano\, il Festival si realizzerà in diversi spazi della città\, Sala Assoli Moscato e Teatro Nuovo Napoli\, in dialogo partecipato con alcune delle realtà più significative del territorio come La Santissima Community Hub\, Teatro Avanposto Numero 0\, Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza\, FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli\, Centro Studi sul Teatro Napoletano Meridionale ed Europeo\, Libreria Tamu\, Feltrinelli\, Mamamu\, Rootz Café & Records Shop\, contribuendo a costruire una programmazione diffusa e partecipata. \n\n\n\nL’ideazione artistica e la direzione del progetto sono affidate a Giuseppe Affinito e all’associazione Cartesiane Culture\, nata a partire dalla prima edizione del Festival e composta da lavoratorɜ dello spettacolo\, artistɜ e attivistɜ.  \n\n\n\nIl Napoli Queer Festival torna ad abitare la città con una proposta ancora più ampia\, stratificata e radicale. Per sei giorni\, Napoli si trasforma in un arcipelago di spazi\, visioni e pratiche che mettono al centro le soggettività queer e transfemministe\, dando vita a un’esperienza che è insieme artistica e politica\, collettiva e profondamente incarnata. \n\n\n\nPer la prima volta\, il Festival sceglie di nominare il proprio orizzonte attraverso un titolo: “FUORI MONDI. Cronache da mondi non autorizzati”. Un’espressione che racchiude il senso di un attraversamento di territori simbolici e reali che esistono fuori delle narrazioni dominanti\, ma che proprio da questa posizione producono immaginari fertili\, linguaggi inediti e forme di resistenza. “Fuori” non come esclusione\, ma come spazio di possibilità. \n\n\n\nTra le principali novità di questa edizione\, l’apertura ad eventi internazionali. Il programma ospiterà\, per la prima volta\, compagnie e artisti provenienti dal panorama europeo\, accanto a realtà italiane\, ampliando il confronto e le possibilità di scambio. Accanto alla programmazione artistica\, il Festival mantiene una forte dimensione di approfondimento\, con incontri e momenti di dibattito dedicati ai temi dell’identità\, delle pratiche artistiche e delle trasformazioni sociali. \n\n\n\nIl Festival si configura\, così\, come uno spazio di attraversamento\, in cui pubblico e artistɜ possono incontrarsi\, interrogarsi e condividere pratiche e visioni. \n\n\n\nIn questo orizzonte si inserisce una programmazione che attraversa linguaggi e formati diversi\, aprendo il Festival\, martedì 14 aprile ore 18.00 alla Sala Assoli Moscato\, con l’inaugurazione della mostra installativa Fuori Mondi\, realizzata con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e arricchita dall’installazione sonora “Bytes Ardenti” di Banda Mutanda.  \n\n\n\nLa serata proseguirà\, alle ore 19.00 con la performance Binary Mutilation di DESIRA\, insieme a Pelussje e Mix Gender\, seguita dalla stand-up comedy di Laura Pusceddu. In chiusura\, il Teatro Nuovo ospiterà\, alle ore 21.00\, Drag Ring\, un lip sync battle condotto da Priscilla con alcune delle performer più iconiche della scena. \n\n\n\nLa giornata di mercoledì 15 aprile prenderà il via\, alle ore 17.00\, presso la Libreria Tamu con la presentazione del libro Trans. Una poetica del paradosso di Sandra Cane\, in dialogo con Ross Croce. Alle ore 19.00\, la Sala Assoli accoglierà Blurring Identities & Short Movies\, una selezione di cortometraggi accompagnata da un momento di confronto con la regista Paoli de Luca e la giornalista Francesca Saturnino. Alle ore 21.00\, al Teatro Nuovo\, sarà in scena Traces of Ecstasy di Emmanuel Ndefo\, mentre alle ore 23.00 la programmazione si sposterà al Rootz Café & Records Shop con il dj set di Kinjiki. \n\n\n\nGiovedì 16 aprile\, il Festival si espande tra formazione\, cinema e performance: la mattina\, dalle ore 11.00 presso Körper\, si terrà la masterclass E-motion con Emmanuel Ndefo\, mentre nel pomeriggio\, alle ore 17.00\, il Teatro Nuovo ospiterà la proiezione di Orlando\, ma biographie politique\, seguita dall’incontro con l’autore Paul B. Preciado e l’attivista sociologa e scrittrice Porpora Marcasciano. Alle ore 21.00\, tornerà la scena performativa alla Sala Assoli Moscato con Atlas da Boca di Gaya de Medeiros\, per proseguire\, alle ore 23.00\, al Mamamu con il live set Queerinale firmato Anafem & Yung Paninaru. \n\n\n\nLa giornata di venerdì 17 aprile vedrà continuare il dialogo tra pratiche artistiche e riflessione politica. Alle ore 10.00 la programmazione si aprirà con la masterclass Me for dinner di Gaya de Medeiros al Körper\, per proseguire\, alle ore 17.00 alla Feltrinelli di Via Ponte di Tappia\, con la presentazione del libro Indifesi sotto la notte di Luca Starita. Alla Sala Assoli si susseguono\, dalle ore 18.30\, la performance/cabaret Mostre e fiere di Filomena Filosottile e\, a seguire\, la presentazione del libro Contro una politica delle briciole\, in dialogo con Lud Sciannamblo. In serata\, alle ore 21.00\, il Teatro Nuovo ospiterà lo spettacolo Sadboi di Panos Malactos\, mentre la notte\, alle ore 23.00\, torna al Mamamu con il dj set di Pink Trauma. \n\n\n\nLa programmazione di sabato 18 aprile è dedicato anche ai temi dell’accessibilità e della partecipazione\, dalle ore 17.00 alla Sala Assoli Moscato con la tavola rotonda Militanti per forza: accessibilità corpi esclusi e questione meridionale\, una tavola rotonda con Giulia Traversi\, Diana Anselmo e Daniel Bongioanni.  \n\n\n\nL’evento è tradotto in LIS dall’associazione Gio.Pro.Lis\, seguita\, alle ore 21.00 al Teatro Nuovo\, dallo spettacolo Pas Moi di Diana Anselmo. La notte proseguirà\, dalle ore 22.00\, tra musica e performance con Safffo takeover with Magic Dyke* & Luma presso La Santissima Community Hub. \n\n\n\nIl Napoli Queer Festival 2026 si concluderà domenica 19 aprile con una giornata che attraversa pubblici e pratiche differenti: dagli spazi del FOQUS\, alle ore 15.00\, con L’ora delle storie con Priscilla\, dedicata anche alle più giovani\, al laboratorio Memorie da sottopelle\, ore 16.00 alla Sala Assoli Moscato\, seguito\, alle ore 19.00\, dalla sessione di ascolto Raiva di Mistura Queer. A seguire\, alle ore 21.00\, il concerto in solo di Any Other\, che chiude il Festival in una dimensione intima e sonora. \n\n\n\nAd accompagnare la programmazione\, due percorsi laboratoriali attraversano i giorni del Festival: Io sto cercando un angelo. Mi chiavi mentre parliamo? (13-18 aprile)\, dedicato all’opera di Nino Gennaro e ospitato dal Teatro Avanposto Numero 0\, e MAI+ (13-18 aprile)\, spazio di ricerca sulle pratiche di parola pubblica\, a cura del Centro Studi sul Teatro Napoletano\, Meridionale ed Europeo. \n\n\n\nAccanto alla programmazione artistica\, il Festival mantiene\, così\, una forte dimensione di approfondimento\, costruendo uno spazio di attraversamento in cui pubblico e artistɜ possono incontrarsi\, interrogarsi e condividere pratiche e visioni. \n\n\n\nIn un tempo in cui le differenze vengono spesso ricondotte a norma o respinte ai margini\, il Napoli Queer Festival insiste sulla necessità di abitare l’“altrove”\, non come fuga\, ma come pratica critica. I “fuori mondi” non chiedono legittimazione\, ma esistono\, resistono\, producono. \n\n\n\nE forse è proprio qui che il Festival trova il suo senso più radicale\, nel rendere visibile ciò che eccede\, nel dare spazio a ciò che non rientra\, nel costruire – anche solo per sei giorni – una mappa diversa del possibile. \n\n\n\nNapoli Queer Festival 2026 – III edizione \n\n\n\nMartedì 14 > domenica 19 aprile 2026 \n\n\n\nInfo per eventi Teatro Nuovo Napoli – Via Montecalvario\, 16 \n\n\n\n0814976267 email botteghino@teatronuovonapoli.it \n\n\n\nInfo per eventi Sala Assoli Moscato – Vico Lungo Teatro Nuovo 110\, Napoli \n\n\n\n3454679142 email assoli@casadelcontemporaneo.it \n\n\n\nweb www.napoliqueer.it
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SUMMARY:"Scrittori in scena" con Massimo Franco al Teatro Manzoni di Roma
DESCRIPTION:Con il suo nuovo libro PAPI\, DOLLARI E GUERRE. IL POTERE DELL’AMERICA IN VATICANO DAI TABÙ DEL PASSATO A LEONE XIV\, edito da Solferino\, MASSIMO FRANCO sarà protagonista al Teatro Manzoni di Roma di un nuovo importante appuntamento di Scrittori in scena. Un dialogo a più voci che vedrà sul palco con l’autoreRomano Prodi\, Mons. Antonio Mennini\, Paolo Pagliaro\, Delia Gallagher. \n\n\n\nCon l’elezione di un papa statunitense\, l’ultimo Conclave ha sancito il tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso. Il nuovo corso di Leone XIV va letto però alla luce di una lunga e tormentata marcia sotterranea\, che ha visto il cattolicesimo americano giocare spesso un ruolo cruciale\, al di là delle apparenze. Come illustra Massimo Franco in un grande affresco tra storia e attualità\, le chiavi per spiegare quanto è accaduto sono insieme strategiche\, dottrinali e finanziarie. Il flusso dei contributi provenienti da oltre Atlantico è un indizio che non si può ignorare: dai fondi affluiti a Roma tra gli anni Venti e Trenta del Novecento da una benefattrice\, amica di Roosevelt e di Pio XI e XII\, a quelli arrivati durante e dopo la Seconda guerra mondiale tramite il cardinale Francis Spellman. Più di recente emerge il ruolo della Papal Foundation creata da Giovanni Paolo II per cementare l’«asse del Bene» con gli Usa di Ronald Reagan\, e oggi guidata dal cardinale di New York\, Timothy Dolan. E affiora la potenza finanziaria dei Cavalieri di Colombo e delle istituzioni caritative e culturali che hanno innaffiato di dollari i bilanci del Vaticano.  \n\n\n\nTra testimonianze inedite\, documenti dell’Archivio apostolico\, storie di spie\, cardinali\, lingotti emigrati e scontri tra papi e presidenti\, questo libro racconta come e perché è caduto il tabù che faceva apparire impossibile l’elezione di un papa «yankee». E ci accompagna lungo oltre cent’anni di storia per approdare\, nel maggio del 2025\, in un imponente e sconosciuto complesso nel cuore di Roma: il Collegio Pontificio Nordamericano dove si è svolto una sorta di pre-Conclave dei cardinali Usa.  Il degno capitolo finale di un’epopea politico-religiosa che permette di analizzare l’elezione del nuovo papa da un’angolazione storica inedita. Nella consapevolezza che a Leone XIV oggi è affidato il compito immane di pacificare e ricucire una Chiesa lacerata. \n\n\n\nDirette da Alessandro Vaccari\, SCRITTORI IN SCENA e MANZONI IDEE\, da un’idea di Carlo Alighiero\, sono le proposte culturali del Teatro Manzoni di Roma\, storico teatro del quartiere Prati\, nuovo punto di riferimento per i lettori e gli autori. \n\n\n\nMASSIMO FRANCO \n\n\n\nEditorialista politico del «Corriere della Sera»\, ha lavorato per «Avvenire»\, «Il Giorno»\, «Panorama». È membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra. Tra i suoi libri pubblicati con Solferino ricordiamo L’enigma Bergoglio (ultima edizione 2023)\, C’era una volta Andreotti (2021)\, ll monastero (2022)\, Secretum (2024\, con Sergio Pagano) e Il fantasma di Hammamet (2025).
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SUMMARY:" IVAN E I CANI" a Fertili Terreni Teatro
DESCRIPTION:Per la stagione IPERSPAZI del cartellone condiviso di FTT – Fertili Terreni Teatro\, lunedì 13 e martedì 14 aprile in prima regionale\, andrà in scena a OFF Topic lo spettacolo IVAN E I CANI\, testo di Hattie Naylor tradotto da Monica Capuani per un progetto ideato\, diretto ed interpretato da Federica Rosellini \n\n\n\nLo spettacolo è programmato in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto Corto Circuito. \n\n\n\nDrammaturga inglese\, co-fondatrice della compagnia Gallivant\, Hattie Naylor con Ivan e i cani\, testo candidato all’Olivier Award nella categoria Outstanding Achievement\, ha riscosso grande successo sui palcoscenici di mezzo mondo\, dall’Inghilterra agli Stati Uniti e al Brasile passando per Olanda\, Belgio\, Georgia e Grecia. \n\n\n\nIn scena il protagonista\, Ivan\, racconta una storia di quando aveva quattro anni\, e lo fa come stesse accadendo ora all’interno di una fiaba dei fratelli Grimm: in realtà la narrazione è da ricondurre a quanto accaduto a un bambino nella Russia degli anni Novanta\, la Russia poverissima di Boris Eltsin\, dove la popolazione era talmente in difficoltà che padri e madri cominciarono a sbarazzarsi di quello che nelle case si mangiava e si beveva\, addirittura degli animali da compagnia come i cani\, i primi ad essere forzatamente abbandonati. A peggiorare un quadro già di per sé ingarbugliato la presenza del compagno della madre\, uomo dedito ad un consumo sfrenato di vodka che non lesina quotidiane violenze sulla donna di fronte alle quali Ivan decide di fuggire una volta per tutte. \n\n\n\nIndossato un cappotto pesante e guanti di lana per combattere il “Generale Inverno”\, con in tasca due pacchetti di patatine\, il giovane esce per le strade di Mosca alla ricerca di un posto dove dormire tra la gente che sembra ti voglia sbranare: l’elemosina è ormai merce rara\, non c’è più spazio per la pietà\, la realtà assume foschi contorni destinati a risolversi in una tragica odissea\, con annessa solitaria morte\, se Ivan non incontrasse una muta di cani randagi\, anime affini che lo accolgono tra loro e gli regalano l’inaspettata sopravvivenza. E questo è solo l’inizio della storia… \n\n\n\nFederica Rosellini\, ad oggi tra le più apprezzate e versatili interpreti della scena italiana\, nella veste di musicista e performer con la sua strumentazione elettronica\, racconta e compone contemporaneamente\, fa interagire la voce della propria madre registrata in russo con melodie\, nenie e pulsazioni ritmiche\, tracciando con le dita la partitura sonora nella quale si perde con parole e corpo: Ivan e i cani diventa un “a solo” dolce e disperato\, spettacolo tenerissimo nel suo farsi canto d’anima intimo\, personale\, capace di raccontare\, inaspettatamente\, l’infanzia di tutti noi. \n\n\n\nBiglietti \n\n\n\nPer il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato on line\, 15 euro in cassa la sera dell’evento. \n\n\n\nPer il biglietto ridotto (studenti universitari\, studenti IAAD\, under 30\, over 65\, residenti Circoscrizione IV e Circoscrizione VII\, Aiace\, Abbonamento Musei Piemonte Valle D’Aosta\, abbonati stagioni Piemonte dal Vivo) il costo è di 11 euro se acquistato on line\, 13 euro in cassa la sera dell’evento.  \n\n\n\nE’ disponibile la formula del ridotto riservato agli abbonati GTT – Gruppo Torinese Trasporti a 7\,5 euro per gli acquisti online: si ricordano i pacchetti di abbonamenti a 3 spettacoli per 30 euro ed a 5 spettacoli per 40 euro\, se acquistati in modalità online. \n\n\n\nResta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay\, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35\, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani. \n\n\n\nI biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com.  \n\n\n\nLa stagione 2025 2026 di Fertili Terreni Teatro\, è realizzata e promossa da A.M.A. Factory\, Cubo Teatro e Tedacà in collaborazione e con il sostegno di Fondazione Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto Corto Circuito. Fondazione Compagnia di San Paolo è il maggior sostenitore.  \n\n\n\nEnti sostenitori sono anche: MIC\, Regione Piemonte e Città di Torino.La programmazione beneficia del patrocinio della Città di Torino\, della Circoscrizione 4 e della Circoscrizione 7.
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SUMMARY: L’Orchestraccia canta Califano al Teatro Brancaccio
DESCRIPTION:Al Teatro Brancaccio di Roma\, lunedì 13 aprile\, “Bar Califfo” l’Orchestraccia\, canta Califano. L’Orchestraccia canta Califano – Bar Califfo”\, l’omaggio in musica e parole al grande artista Franco Califano. Lo spettacolo incarna pienamente lo stile dell’Orchestraccia\, gruppo rock-folk guidato da Marco Conidi\, che affonda le proprie radici nella tradizione e nella cultura romana.  Un giornalista entra nel Bar Califfo\, un locale dove il tempo si è fermato agli anni ’70. Tra macchinette del caffè\, telefoni a disco e giubbotti di pelle\, si ritrova in mezzo a un gruppo di irriducibili che giura di aver conosciuto\, amato o\, addirittura\, ispirato il grande Califano. Armato di un vecchio registratore – perché nel bar la tecnologia è bandita – il giornalista cerca di scoprire la verità: dietro le loro storie c’è autenticità o solo mitomania da bancone? Ma ogni domanda scatena un ricordo\, una canzone\, un bicchiere\, e presto l’inchiesta diventa un viaggio nella leggenda\, dove la nostalgia è una bugia raccontata bene. Le voci di corridoio si intrecciano a brani immortali come Roma nuda\, Minuetto\, L’ultimo amico va via; tra ironia e malinconia\, tra colpi di scena e rivelazioni inaspettate. I “califfi del bar” mostrano così al giornalista\, e al pubblico\, quello che sanno fare meglio: suonare\, cantare\, esagerare\, accompagnandoci in un viaggio esilarante e commovente tra musica e poesia.  \n\n\n\nL’ORCHESTRACCIA  \n\n\n\nL’Orchestraccia nasce con l’intento di riportare in scena la grande eredità del folklore romanesco e del repertorio degli autori tra Ottocento e Novecento\, rendendolo vivo\, attuale e universale. Nel loro suono convivono molte anime: dal rock ai ritmi latini\, dallo ska al punk-rock\, dalla patchanka al pop più delicato\, fino a momenti di grande intensità acustica e poetica.  \n\n\n\nFondata nel 2011 da attori e musicisti con la volontà di fondere esperienze teatrali e musicali\, accanto al repertorio tradizionale\, la band propone anche brani inediti ispirati all’attualità: storie di donne vittime di soprusi\, di giovani in cerca di identità\, di amori dolci e malinconici.  \n\n\n\nNei concerti dell’Orchestraccia si possono ascoltare i grandi classici come Occasione bellissima\, Ovunque tu sarai e Sole a mezzanotte\, insieme ai brani più recenti come La Santa\, A proposito di te\, Viva la follia\, Splendida ironia e l’ultimo successo Quello non era amore.  \n\n\n\nL’Orchestraccia è composta da: Marco Conidi (cantautore/attore)\, Guglielmo Poggi (attore)\, Salvatore Romano (chitarra)\, Angelo Capozzi (chitarra/ukulele)\, Emanuele Bruno (pianoforte/fisarmonica)\, Alessandro Vece (violino)\, Mario Caporilli (tromba)\, Claudio Mosconi (basso) e Fabrizio Fratepietro (batteria). \n\n\n\nBiglietti in vendita su Ticketone e al botteghino del Teatro Brancaccio
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SUMMARY:“Bar Califfo” l’Orchestraccia\, canta Califano al Brancaccio
DESCRIPTION:  \n\n\n\n\n\n\n\nAl Teatro Brancaccio di Roma\, lunedì 13 aprile\, “Bar Califfo” l’Orchestraccia\, canta Califano. L’Orchestraccia canta Califano – Bar Califfo”\, l’omaggio in musica e parole al grande artista Franco Califano. Lo spettacolo incarna pienamente lo stile dell’Orchestraccia\, gruppo rock-folk guidato da Marco Conidi\, che affonda le proprie radici nella tradizione e nella cultura romana.  Un giornalista entra nel Bar Califfo\, un locale dove il tempo si è fermato agli anni ’70. Tra macchinette del caffè\, telefoni a disco e giubbotti di pelle\, si ritrova in mezzo a un gruppo di irriducibili che giura di aver conosciuto\, amato o\, addirittura\, ispirato il grande Califano. Armato di un vecchio registratore – perché nel bar la tecnologia è bandita – il giornalista cerca di scoprire la verità: dietro le loro storie c’è autenticità o solo mitomania da bancone? Ma ogni domanda scatena un ricordo\, una canzone\, un bicchiere\, e presto l’inchiesta diventa un viaggio nella leggenda\, dove la nostalgia è una bugia raccontata bene. Le voci di corridoio si intrecciano a brani immortali come Roma nuda\, Minuetto\, L’ultimo amico va via; tra ironia e malinconia\, tra colpi di scena e rivelazioni inaspettate. I “califfi del bar” mostrano così al giornalista\, e al pubblico\, quello che sanno fare meglio: suonare\, cantare\, esagerare\, accompagnandoci in un viaggio esilarante e commovente tra musica e poesia.  \n\n\n\nL’ORCHESTRACCIA  \n\n\n\nL’Orchestraccia nasce con l’intento di riportare in scena la grande eredità del folklore romanesco e del repertorio degli autori tra Ottocento e Novecento\, rendendolo vivo\, attuale e universale. Nel loro suono convivono molte anime: dal rock ai ritmi latini\, dallo ska al punk-rock\, dalla patchanka al pop più delicato\, fino a momenti di grande intensità acustica e poetica.  \n\n\n\nFondata nel 2011 da attori e musicisti con la volontà di fondere esperienze teatrali e musicali\, accanto al repertorio tradizionale\, la band propone anche brani inediti ispirati all’attualità: storie di donne vittime di soprusi\, di giovani in cerca di identità\, di amori dolci e malinconici.  \n\n\n\nNei concerti dell’Orchestraccia si possono ascoltare i grandi classici come Occasione bellissima\, Ovunque tu sarai e Sole a mezzanotte\, insieme ai brani più recenti come La Santa\, A proposito di te\, Viva la follia\, Splendida ironia e l’ultimo successo Quello non era amore.  \n\n\n\nL’Orchestraccia è composta da: Marco Conidi (cantautore/attore)\, Guglielmo Poggi (attore)\, Salvatore Romano (chitarra)\, Angelo Capozzi (chitarra/ukulele)\, Emanuele Bruno (pianoforte/fisarmonica)\, Alessandro Vece (violino)\, Mario Caporilli (tromba)\, Claudio Mosconi (basso) e Fabrizio Fratepietro (batteria). \n\n\n\nBiglietti in vendita su Ticketone e al botteghino del Teatro Brancaccio
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SUMMARY:" MI MADRE Y EL DINERO" al Nuovo Teatro Ateneo
DESCRIPTION:Domenica 12 aprile 2026\, alle ore 20:30\, al Nuovo Teatro Ateneo andrà in scena MI MADRE Y EL DINERO\, progetto di teatro autobiografico tra verità e finzione del drammaturgo e regista messicano Anacarsis Ramos. Lo spettacolo è promosso e sostenuto da IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana\, con il supporto del PAC – Patronato de Arte Contemporáneo. \n\n\n\nProtagonista dello spettacolo è Josefina Orlaineta\, madre dell’artista\, che nell’arco di sessant’anni – tra il 1960 e il 2020 – ha svolto oltre quaranta mestieri nello Stato di Campeche\, una delle regioni economicamente più fragili del Messico. Attraverso un dispositivo scenico che fonde teatro documentario e narrazione autobiografica\, madre e figlio ricostruiscono un archivio vivente fatto di lavori\, sacrifici e strategie di sopravvivenza\, trasformando l’esperienza individuale in racconto collettivo. \n\n\n\nLo spettacolo si sviluppa come una riflessione potente e stratificata sulla crisi economica intesa come condizione permanente\, sul lavoro che invade ogni spazio dell’esistenza e sulla progressiva erosione delle tutele\, non solo nei settori tradizionali ma anche in quelli artistici e culturali. In questo senso\, Mi madre y el dinero supera i confini della biografia per diventare un’indagine più ampia sulle dinamiche del capitalismo contemporaneo\, sulle disparità sociali e sul valore – spesso invisibile – del lavoro quotidiano. La scena si trasforma così in un luogo di attraversamento tra realtà e rappresentazione: il vissuto di Josefina si intreccia con la ricerca artistica di Anacarsis Ramos\, dando vita a un linguaggio che combina memoria\, ironia e critica sociale. Il teatro emerge come spazio di resistenza e di costruzione di senso\, capace di mettere in discussione i meccanismi della narrazione dominante e di restituire voce a storie normalmente escluse. \n\n\n\nIl lavoro di Anacarsis Ramos\, drammaturgo\, scenografo\, regista teatrale e attore messicano\, si distingue per una ricerca articolata che intreccia linguaggi artistici e riflessione critica. Formatosi tra teatro e sociologia\, Ramos sviluppa una pratica che indaga in profondità il rapporto tra realtà sociale e rappresentazione mediatica\, con un’attenzione particolare alle modalità attraverso cui la finzione opera e si trasforma in contesti statali\, privati e comunitari. Le sue opere\, attraversate da lirismo\, umorismo e parodia\, mettono in discussione i dispositivi narrativi dominanti\, rivelando i meccanismi e i pregiudizi che strutturano la costruzione della realtà. \n\n\n\nAccanto alla produzione scenica\, coordina progetti pedagogici e percorsi di ricerca teatrale\, contribuendo alla formazione e alla riflessione critica sulle pratiche performative contemporanee\, e cura la scrittura teatrale anche attraverso il blog Mataclase. È membro della compagnia Pornotráfico\, collettivo con sede a Città del Messico che concepisce il teatro come uno spazio di sperimentazione radicale del reale. \n\n\n\nLa sua pratica artistica si alimenta delle risorse della cultura globale – filmati\, video di YouTube\, spot pubblicitari\, canzoni pop\, propaganda politica – rielaborate e contaminate con narrazioni legate a lotta di classe\, processi di colonizzazione\, teorie queer e neurodiversità. In questa prospettiva\, Ramos utilizza dispositivi eterogenei come remake a basso costo\, sottotitoli falsi\, doppiaggi\, karaoke\, cosplay\, presentazioni PowerPoint e tutorial fittizi\, costruendo un linguaggio scenico ibrido che sfida apertamente l’elitarismo estetico e le logiche del copyright\, aprendo nuovi spazi di accesso e interpretazione per il pubblico contemporaneo. \n\n\n\nLo spettacolo sarà in lingua originale con sopratitoli. \n\n\n\n\n\n\n\nNote di contesto sulla stagione \n\n\n\nIl cartellone del Nuovo Teatro Ateneo proseguirà poi il 7 maggio con l’attrice-danzatrice indiana Kapila Venu che porterà in scena in prima italiana Parvati Viraham\, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza\, intrecciando parole\, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi\, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica. \n\n\n\nInfo e acquisto biglietti \n\n\n\nPolo Museale – Sapienza Cultura – Sezione Nuovo Teatro Ateneo  \n\n\n\nSapienza Università di Roma \n\n\n\nMail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it \n\n\n\nTelefono: 0649914115 \n\n\n\nSito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/   \n\n\n\nInstagram: @nuovoteatroateneosapienza \n\n\n\nPiazzale Aldo Moro 5\, 00185 Roma – Edificio CU017 \n\n\n\nLINK VIVATICKET  \n\n\n\nhttps://www.vivaticket.com/it/ticket/mi-madre-y-el-dinero/291769 \n\n\n\nOrario spettacoli: 20.30 \n\n\n\nL’ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo). \n\n\n\nDopo aver prenotato il tuo biglietto\, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link \n\n\n\nhttps://bit.ly/parcheggiocusapienza
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SUMMARY:"Il Silenzio Grande" al Teatro Fara Nume di Ostia
DESCRIPTION:La compagnia Arte in Parte\, con la regia di Donatella Zapelloni\, riprende per una sola replica\, la commedia del grande drammaturgo\, scrittore e sceneggiatore tra i più letti a livello nazionale e internazionale\,  \n\n\n\nMaurizio De Giovanni : Il Silenzio Grande. Debuttato lo scorso febbraio a Roma\, con ottimi riscontri di pubblico e critica\, viene riproposto per il pubblico lidense presso il teatro FARA NUME il prossimo 12 aprile.Divisa in due atti\, la piece teatrale vede protagonista Valerio Primic\, un famoso scrittore che si trova a doversi confrontare con le verità e i silenzi che hanno caratterizzato la sua vita familiare\,  \n\n\n\nmentre sua moglie Rose\, deve affrontare una realtà da cui non può sottrarsi: i troppi debiti causati dalla crisi editoriale del marito\, la portano a vendere la villa di famiglia. “Il silenzio grande” esplora l’incomunicabilità all’interno di una famiglia\, dove il padre sembra ostaggio di un regime di silenzio da lui stesso instaurato. La regia di Donatella Zapelloni intende esaltare questa mancanza di comunicazione che spesso trova riscontro in molte famiglie\, per creare empatia con il pubblico\, il tutto farcito con una generosa dose di ironia di cui comunque il testo è ben permeato. Tra gli interpreti Paolo Cucci nel ruolo di Valerio Primic\, Marina Perini nel ruolo della moglie\, la stessa regista Donatella Zapelloni\, che ricopre il ruolo da caratterista con il personaggio di Bettina  e nel ruolo dei due figli: Marco Scarpellini e Jessica Pacioni. Luci e fonica a cura di Eleonora Belsito. Tutta la colonna sonora è composta da brani originali. \n\n\n\nIngresso intero15 euro – ridotto 13 euro – la tessera associativa è gratuita \n\n\n\ninfo e prenotazioni 3929974209 – 3381091411 
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SUMMARY:" La sorella migliore" al Teatro Vascello
DESCRIPTION:Come cambierebbe la vita di un uomo\, anni prima colpevole di un gravissimo omicidio stradale\, se venisse a sapere che la donna da lui investita e uccisa avrebbe avuto\, per chissà quale male\, nell’istante dell’incidente\, solo tre mesi di vita? Sarebbe riuscito a sopportare\, con minor peso\, gli anni del dolo e del lutto\, gli stessi in cui vivono per chissà quanti anni ancora\, le persone legate alla donna uccisa? E quanto sarebbe giusto offrire alla coscienza di un uomo\, macchiato di una tale nefandezza\, una scorciatoia verso la leggerezza\, verso la diluizione di un tale peso? \n\n\n\nMa poi siamo così sicuri che un familiare\, una strana sorella\, per quanto possa amare lo stolto\, gli regalerebbe questa comoda verità? Oppure a suo modo\, mettendo da parte l’amore – e forse per chissà quali pregressi – gliela farebbe comunque scontare? \n\n\n\nVanessa Scalera è la protagonista di questo intenso e appassionante dramma familiare. In La sorella migliore l’amore si scontra e fa a botte con il senso di colpa e il rimorso\, in un turbinio di sentimenti e riflessioni su ciò che è giusto\, che è morale. \n\n\n\nInfo e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE e VIVICINEMAETEATRO\, info promozioneteatrovascello@gmail.com  – promozione@teatrovascello.itBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\, acquista direttamente alla biglietteria  acquista tramite bonifico bancario SOLAMENTE PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849 oppure acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-sorella-migliore/268563 \n\n\n\nInfo: 06 5881021 – 06 5898031 \n\n\n\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it \n\n\n\nORARI spettacoli \n\n\n\ndal lunedì al venerdì h.21 \n\n\n\nsabato h.19 \n\n\n\ndomenica h.17 \n\n\n\nBIGLIETTERIA \n\n\n\nintero € 25 \n\n\n\nover 65 € 20 \n\n\n\ncral e convenzioni € 18 \n\n\n\nstudenti € 16 \n\n\n\nCard Antologia Danco 3 spettacoli € 45 acquista on line dEVERSIVO (22-23-24/4 h. 21)SABBIA (25/4 h.19 e 26/4 ore 17)INTRATTENIMENTO VIOLENTO (28-29-30/4 h.21)3 \n\n\n\nle card libere a 6 spettacoli e le card love sono valide fino al 24 maggio 2026\, ultima replica dell’ultimo spettacolo in cartellone. Gli abbonamenti e le card sono nominativi ma cedibili \n\n\n\nCard libera (6 spettacoli a scelta su tutta la programmazione) € 108 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-libera-6-spettacoli/268840 \n\n\n\nCard love (2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione per 2 persone -4 ingressi) € 72 \n\n\n\nAcquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-love-2-spettacoli-per-2-persone-4-ingressi/268841 \n\n\n\nSOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO \n\n\n\nDonaci il tuo 5×1000 con la prossima dichiarazione dei redditi basta indicare al tuo commercialista il nostro codice fiscale: 01340410586 – Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
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SUMMARY:"Cappuccetto e la nonna"  al Centrale Preneste
DESCRIPTION:Arriva da Empoli il prossimo spettacolo in programma per la rassegna Infanzie in gioco 2025-2026 a Centrale Preneste Teatro in Via Alberto da Giussano\, 58 a Roma (zona Pigneto/Malatesta): appuntamento domenica 12 aprile alle 16.30 con Cappuccetto e la nonna di Giallo Mare Minimal Teatro. Lo spettacolo è di Vania Pucci e Lucio Diana\, con Vania Pucci e Adriana Zamboni. \n\n\n\nUna dolce nonnina nella sua casetta dal tetto rosso tra il gatto e i fiori\, tra pentole e gomitoli di lana\, vuole insegnare alla piccola Cappuccetto come difendersi dal lupo per diventare grande\, perché la nonna lo sa che il lupo ci prova sempre\, è stata anche lei una piccola Cappuccetto. La Nonna organizza una scuola nel bosco per Cappuccetti ma anche per porcellini\, anatrini e caprettini\, insomma per tutti quelli che possono avere a che fare con il lupo. Inizia un duro allenamento: il lupo si traveste\, si nasconde\, cambia la voce\, cambia strada e cerca bambine con cappuccetti in testa. Insomma c’è da stare molto attenti! Cappuccetto impara in fretta a difendersi e a smascherare lupi perché la dolce nonnina conosce tutte le armi segrete\, ma il lupo ha già spalancato la bocca. Una versione della fiaba che vede in primo piano la nonna all’apparenza innocua\, gentile\, lenta\, sbadata ma invece molto agile e furba\, una cacciatrice di lupi\, una wondernonna! Nella casetta\, insieme a lei\, c’è anche la zia che l’aiuta a preparare un trappolone per il Lupo Cattivo. \n\n\n\nLa scenografia si svela di volta in volta\, un’artista disegna intorno alla nonna in diretta con la lavagna luminosa\, la casa\, il letto\, il bosco\, la strada\, le colline\, il cielo e tante altre sorprese. Adatto dai 3 agli 8 anni. \n\n\n\nIl costo del biglietto è di 7 euro. Acquisto esclusivamente on-line su www.centraleprenesteteatro.it/calendario-eventi o in biglietteria il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 previa disponibilità dei posti. \n\n\n\nGiallo Mare Minimal Teatro \n\n\n\nCappuccetto e la nonna \n\n\n\nTesto e regia: Vania Pucci\, Lucio Diana \n\n\n\nCon Vania Pucci e Adriana Zamboni \n\n\n\nAllestimento e progetto luci: Lucio Diana \n\n\n\nOggetti: Adriana Zamboni \n\n\n\nTecnica Utilizzata: Attore e disegno dal vivo con lavagna luminosa \n\n\n\nDomenica 12 aprile 2026 alle 16.30 \n\n\n\nBiglietto unico: 7.00 €  \n\n\n\nAcquisto esclusivamente on-line su www.centraleprenesteteatro.it/calendario-eventi o in biglietteria il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 previa disponibilità dei posti. \n\n\n\nInformazioni: 0627801063 lun/ven 10.00–17.00
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SUMMARY:"La sacra primavera nostra" al Museo Diffuso di Rieti
DESCRIPTION:Domenica 12 aprile con inizio alle ore 16 al chiostro della sezione archeologica del Museo Diffuso\, andrà in scena la pièce teatrale “La sacra primavera nostra”\, na commedia di grande attualità\, che racconta i grandi temi del nostro tempo. \n\n\n\nIn una sala comune semi-decorata\, tre adolescenti\, un anziano e una giovane donna si ritrovano a preparare assieme una rievocazione storica della “Primavera Sacra”\, l’antico rito sabino del “Ver Sacrum”. \n\n\n\nI giovani sono lì controvoglia: Luca sconta un atto di bullismo scolastico contro l’amica di infanzia Emma; la ragazza\, costretta a sorvegliarlo\, è confortata solo dalla presenza di Lorenzo; l’amico storico di entrambi funge da complice e mediatore tra i due. L’ingresso di Carlo\, da poco rientrato da cinquant’anni oltreoceano\, e di Teresa\, giovane donna attiva nel territorio ma a corto di volontari\, scombussola le carte.  \n\n\n\nMentre cuciono tuniche\, costruiscono totem e giocano a tressette\, tra i cinque personaggi si intessono conversazioni che attraversano generazioni\, geografie e destini diversi. Carlo racconta la fatica dell’emigrazione e la potenza della nostalgia; Teresa parla del coraggio di restare in una terra che si spopola e di scommettere sul retaggio familiare; Emma e Lorenzo rivelano i propri sogni compressi tra ambizioni personali e ristrettezze strutturali che ne impediscono la realizzazione. Luca\, il più disilluso\, è anche il più lucido nell’inquadrare il Ver Sacrum: non un rito sacro\, ma una politica demografica.  \n\n\n\nUn rito che si ripete ad ogni generazione: quando manca cibo\, lavoro e spazio\, i giovani\, come le api\, sciamano\, ovvero vengono mandati via\, costretti a cercare il proprio futuro altrove\, al seguito di una bandiera che allora si chiamava animale sacro ed ora si chiama mobilità. \n\n\n\nLa pièce si chiude su una domanda senza risposta: chi resta e chi parte? E soprattutto: chi sceglie davvero? \n\n\n\nUna commedia di grande attualità\, che racconta con leggerezza un rito antico e lo contestualizza alla luce dei grandi temi del nostro tempo: la migrazione\, le radici\, l’appartenenza\, emergono con forza\, mettendo in parallelo le antiche migrazioni del Ver Sacrum con quelle moderne. Il passato degli antichi popoli italici si riflette così nelle inquietudini del presente\, dando vita a un racconto corale di crescita e identità. \n\n\n\nLa Sacra Primavera Nostra  \n\n\n\nScritto e diretto da Natalia Magni \n\n\n\nCon Lorenzo Bancale\, Teresa Campus\, Emma Casini\, Carlo di Chiara\, Luca Molinari \n\n\n\nScene e costumi: Giuseppe Bellini \n\n\n\nAiuto regia Claudia Vegliante \n\n\n\nUn progetto nato da una sinergia di intenti con la direttrice del museo civico di Rieti\, Francesca Lezzi\, e accolto con entusiasmo dall’assessore alla cultura Letizia Rosati nell’ambito di L’Aquila2026\, una grande avventura per Rieti. \n\n\n\nIn una sala comune semi-decorata\, tre adolescenti\, un anziano e una giovane donna si ritrovano a preparare assieme una rievocazione storica della “Primavera Sacra”\, l’antico rito sabino del “Ver Sacrum”. \n\n\n\nI giovani sono lì controvoglia: Luca sconta un atto di bullismo scolastico contro l’amica di infanzia Emma; la ragazza\, costretta a sorvegliarlo\, è confortata solo dalla presenza di Lorenzo; l’amico storico di entrambi funge da complice e mediatore tra i due. L’ingresso di Carlo\, da poco rientrato da cinquant’anni oltreoceano\, e di Teresa\, giovane donna attiva nel territorio ma a corto di volontari\, scombussola le carte.  \n\n\n\nMentre cuciono tuniche\, costruiscono totem e giocano a tressette\, tra i cinque personaggi si intessono conversazioni che attraversano generazioni\, geografie e destini diversi. Carlo racconta la fatica dell’emigrazione e la potenza della nostalgia; Teresa parla del coraggio di restare in una terra che si spopola e di scommettere sul retaggio familiare; Emma e Lorenzo rivelano i propri sogni compressi tra ambizioni personali e ristrettezze strutturali che ne impediscono la realizzazione. Luca\, il più disilluso\, è anche il più lucido nell’inquadrare il Ver Sacrum: non un rito sacro\, ma una politica demografica.  \n\n\n\nUn rito che si ripete ad ogni generazione: quando manca cibo\, lavoro e spazio\, i giovani\, come le api\, sciamano\, ovvero vengono mandati via\, costretti a cercare il proprio futuro altrove\, al seguito di una bandiera che allora si chiamava animale sacro ed ora si chiama mobilità. \n\n\n\nLa pièce si chiude su una domanda senza risposta: chi resta e chi parte? E soprattutto: chi sceglie davvero? \n\n\n\nUna commedia di grande attualità\, che racconta con leggerezza un rito antico e lo contestualizza alla luce dei grandi temi del nostro tempo: la migrazione\, le radici\, l’appartenenza\, emergono con forza\, mettendo in parallelo le antiche migrazioni del Ver Sacrum con quelle moderne. Il passato degli antichi popoli italici si riflette così nelle inquietudini del presente\, dando vita a un racconto corale di crescita e identità. \n\n\n\nUn progetto nato da una sinergia di intenti con la direttrice del museo civico di Rieti\, Francesca Lezzi\, e accolto con entusiasmo dall’assessore alla cultura Letizia Rosati nell’ambito di L’Aquila2026\, una grande avventura per Rieti. \n\n\n\nLa Sacra Primavera Nostra  – Scritto e diretto da Natalia Magni – Con Lorenzo Bancale\, Teresa Campus\, Emma Casini\, Carlo di Chiara\, Luca Molinari – Scene e costumi: Giuseppe Bellini – Aiuto regia Claudia Vegliante
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SUMMARY:"A cena con delitto - escape room teatrale" al Teatro Ciak
DESCRIPTION:Il Teatro Ciak di Roma si tinge di mistero con A cena con delitto – escape room teatrale\, nuovo appuntamento interattivo\, ironico e coinvolgente\, della storica compagnia del Teatro Stabile del Giallo\, in scena da sabato 11 a domenica 26 aprile.  \n\n\n\nSul palco un cast di veterani del genere Noir\, Alberto Caneva\, Raffaele Castria che firma anche la regia\, Patrizio Cigliano\, Linda Manganelli\, Valentina Marziali\, Paola Migneco\, Enrico Ottaviano e Stefano Quatrosi.  \n\n\n\nAttirati da un invito anonimo e chiusi in una villa isolata\, i più celebri scrittori di gialli di sempre si ritrovano alle prese con un misterioso ospite e una serie di enigmi. Uno spettacolo appassionante tra brividi\, sussulti ma anche tante risate. \n\n\n\n“Data la particolare peculiarità dell’amante del giallo – spiega il regista Raffaele Castria – il cui gusto naturale rimane sempre quello di affrontare misteri\, lo spettacolo è creato con un meccanismo teatrale che investe lo spettatore stesso. Si è costruito non un semplice “pretesto” al gioco “Escape”\, ma un giallo classico\, secondo la migliore tradizione inglese\, ispirato al gioco da tavolo e alle escape room\, divenute un’attrazione molto in voga in Italia e all’estero. \n\n\n\nNe è uscito – conclude – uno spettacolo che si muove irriverente e gioioso attraverso la commedia\, il cabaret e il gioco in perfetto equilibrio\, pieno di mistero\, suspense e umorismo\, godibile anche da uno spettatore che voglia solo assistere”.  \n\n\n\nLe Musiche sono di Alessandro Molinari. Costumi di Valentina Bazzucchi. Disegno Luci di Marco Catalucci.  \n\n\n\ninfo@teatrociakroma.it \n\n\n\nPer info e prenotazioni 06.33249268 \n\n\n\nOrario spettacoli \n\n\n\nSerali ore 21.00 \n\n\n\nPomeridiane ore 17.30 \n\n\n\nPrezzo biglietti: \n\n\n\nIntero € 28\,00 \n\n\n\nRidotto € 25\,00 (under 20\, over 65\, gruppi 10+ e disabili) \n\n\n\nPromo Famiglia \n\n\n\nGenitori 25\,00 – Ragazzi 18\,00
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LOCATION:Teatro Ciak\, Via Cassia\, 692\, Roma\, 00189\, Italia
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SUMMARY: Balancier - La tournée
DESCRIPTION:Dopo l’avvio della nuova stagione artistica 2026 in Friuli\, Puglia e Abruzzo\, Mandala Dance Company – diretta dalla coreografa Paola Sorressa – nel mese di aprile sarà impegnata nella tournée nazionale di Balancier. Lo spettacolo rappresenta oggi uno dei nuclei centrali della ricerca artistica della compagnia\, in attesa dei debutti delle nuove creazioni che segneranno il 2026. \n\n\n\nUn lavoro che sintetizza con rigore e maturità la visione coreografica di Paola Sorressa. La produzione affronta il tema dell’equilibrio – statico e dinamico – come condizione esistenziale prima ancora che fisica. Il corpo diventa luogo di tensione e di ascolto\, attraversato da forze opposte che convivono e si trasformano in movimento. In questa riflessione si colloca il cuore concettuale di Balancier: una coreografia che mette in scena l’oscillazione tra opposti – peso e leggerezza\, immobilità e slancio\, tensione e abbandono – trasformando la fragilità in materia scenica e il disequilibrio in possibilità poetica. Elemento centrale della drammaturgia visiva è la presenza in scena dell’opera dello scultore Fiorenzo Zaffina\, che dialoga con il corpo danzante in una relazione costante tra materia e movimento.  \n\n\n\nNel mese di aprile Balancier sarà protagonista di una tournée nazionale che attraverserà diversi contesti culturali italiani\, confermando la vocazione itinerante e il dialogo diretto della compagnia con pubblici e territori differenti. Lo spettacolo verrà presentato nella serata di sabato 11 aprile 2026\, nell’ambito della XI edizione della Dance Twinning Week Italy/U.S.A.\, in programma dal 7 all’11 aprile 2026 presso lo Spazio Agorà di Ladispoli (Roma)\, dove si terrà un articolato programma di lezioni\, masterclass e workshop/audizione dedicato ai giovani danzatori e agli studenti di danza contemporanea e classica. Il progetto formativo sarà curato da tre importanti figure del panorama internazionale della danza: Victor Alexander\, del Ruth Page Center for the Arts di Chicago (U.S.A.)\, Erwann Strauss e Paola Sorressa. Il programma comprenderà lezioni di tecnica contemporanea\, balletto\, floor work\, contact e laboratorio coreografico\, offrendo ai partecipanti un’importante occasione di studio e confronto con il contesto coreutico internazionale. \n\n\n\nUna settimana più tardi la tournée proseguirà in Sardegna. Sabato 18 aprile 2026 lo spettacolo sarà ospite della rassegna Primavera a Teatro a Sassari\, negli spazi del Palazzo di Città\, con inizio alle ore 20.30. Il giorno successivo\, domenica 19 aprile 2026\, la compagnia tornerà ancora nella stessa città per un secondo appuntamento: alle ore 17.00 Balancier sarà presentato al Palaserradimigni in occasione di un evento speciale collegato alla Dinamo Sassari. \n\n\n\nLa tournée farà quindi tappa a Roma il 22 aprile in occasione di Etrurban al Teatro\, al Teatro dell’Ascolto (ore 11.00)\, prima di concludere il percorso a Cagliari giovedì 30 aprile\, ospite del Festival Corfuentes\, al Teatro delle Saline (Piazzetta Billy Sechi 3/4\, ore 21.00)\, data organizzata da Asmed – Balletto di Sardegna\, Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza (CRID). \n\n\n\nCon Balancier\, Mandala Dance Company conferma una ricerca artistica coerente e riconoscibile\, capace di coniugare rigore tecnico e tensione poetica\, mantenendo uno sguardo critico e sensibile sul corpo contemporaneo e sulle sue contraddizioni. Il ritorno dello spettacolo segna così uno dei momenti centrali della stagione 2026 che si annuncia come un nuovo capitolo nella traiettoria della compagnia\, sempre più orientata verso una scrittura coreografica essenziale\, fisica e profondamente evocativa. \n\n\n\nPer ulteriori informazioni: www.mandaladancecompany.com
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SUMMARY: “Storia di uno che mi somiglia” al Garage di Genova
DESCRIPTION:Sabato 11 aprile 2026\, alle ore 21\, al Teatro Garage\, arriva per la prima volta in Liguria lo spettacolo “Storia di uno che mi somiglia”. La produzione\, firmata Ex Rugiada / Fortezza Est\, vede alla regia e drammaturgia Arianna Di Stefano e Livio Remuzzi\, quest’ultimo anche unico protagonista in scena. \n\n\n\nIl titolo fa parte della rassegna “G.E.T Giovani Eccellenze Teatrali”\, proposta dall’associazione culturale La Chascona e realizzata in collaborazione con il Teatro Garage. Rassegna giunta alla V edizione\, inserita nella stagione teatrale dedicata ai nuovi scenari del teatro\, con giovani compagnie provenienti da ogni parte d’Italia acclamate dalla critica. Lo spettacolo approda a Genova dopo essere stato il progetto vincitore della rassegna Pillole 2022 di Fortezza Est a Roma. \n\n\n\n“Storia di uno che mi somiglia” è un’opera che cammina in bilico tra diversi codici scenici\, mescolando il teatro con il poetry slam. Al centro della vicenda c’è un ragazzo che si è perso nel buio della propria esistenza e che\, per proteggersi da un mondo che soffre\, sceglie l’individualismo come corazza. La struttura drammaturgica utilizza il linguaggio della sceneggiatura cinematografica come uno schema mentale: il protagonista osserva la propria vita come se appartenesse a qualcun altro che\, al limite\, gli somiglia. \n\n\n\nIn una scenografia minimale dominata da un microfono e una consolle\, spiccano tre oggetti simbolici: una moka\, un volume del “Candido” di Voltaire e una piantina “mezza morta” che rappresenta l’ultima tenace speranza di tornare a “coltivare il proprio giardino” nonostante le difficoltà del presente. È un racconto cinico e violento\, ma anche indulgente\, che trasforma una riflessione sull’abbandono in una sorta di commedia romantica distorta. \n\n\n\nLe prevendite dei biglietti (intero € 14\, ridotto € 11 + prevendita) si possono acquistare: online su www.teatrogarage.it e\, scegliendo l’opzione print@home\, si può comodamente mostrare all’ingresso il biglietto mostrando il QR code da cellulare senza bisogno di stamparlo; all’ufficio del Teatro Garage (via Repetto 18r – cancello\, tel. 010 511447) mercoledì e giovedì dalle 14 alle 17\, venerdì dalle 11 alle 14; la sera dello spettacolo al botteghino della Sala Diana\, che apre un’ora prima. Gli under 25 hanno sempre diritto a un biglietto ridotto speciale a € 10\, semplicemente esibendo alla cassa la carta d’identità.
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SUMMARY:"Città sola" allo Spazio Rossellini
DESCRIPTION:Allo Spazio Rossellini\, sabato 11 aprile 2026 alle ore 21.00\, va in scena Città sola di Olivia Laing\, progetto ideato da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise / lacasadargilla\, con la regia di Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli e con Lisa Ferlazzo Natoli in scena. \n\n\n\nCittà sola è un progetto modulare che sperimenta più forme narrative articolate in diverse ipotesi sceniche e installative. Il progetto-matrice è il podcast/performance urbana realizzata per la città di Milano\, produzione Piccolo Teatro di Milano nel corso del Festival Presente Indicativo (aprile/maggio 2022). \n\n\n\nNote al progetto \n\n\n\n“Immaginate di stare alla finestra\, di notte\, al sesto o al settimo o al quarantatreesimo piano di un edificio. La città si rivela come un insieme di celle\, centinaia di migliaia di finestre”. Olivia Laing ragiona e cammina per le strade di New York disegnando una cartografia privata lungo l’abisso dell’isolamento. New York diventa tutte le città che abbiamo attraversato e racconta una solitudine che può essere solo urbana\, una passeggiata in sette capitoli per sette inquilini speciali: sei artisti e un intruso\, Josh Harris fondatore della prima società di ricerche di mercato su Internet. Inquilini che popolano la città sola di Olivia Laing\, una vera e propria “città a sé stante” che scopriamo essere\, in fondo\, un posto molto affollato.  \n\n\n\nCittà sola come materia viva è il libro passato di mano in mano durante gli anni di scrittura de Il Ministero della Solitudine – creazione originale de lacasadargilla e Fabrizio Sinisi\, di con e per cinque attori –\, diventandone quasi uno spin-off e allo stesso tempo un organismo completamente autonomo. Perchè Città sola ha saputo rintracciare tra le pieghe della solitudine quel legame personale e politico tra artista e opera che per condizione o per scelta\, come un doppio laccio\, non lascia scampo né sopporta compromessi – “io mi espongo nei miei quadri” dice Hopper. \n\n\n\nGli artisti di Città sola abitano questa solitudine urbana in una radicale coincidenza con la propria opera e Olivia Laing\, portatrice sana delle loro storie\, li dispone uno ad uno: alcuni noti come Hopper e Warhol\, altri quasi sconosciuti come Nomi\, Darger\, Wojnarowicz\, Leonard. Laing attraversa i quadri-acquario di Edward Hopper\, interni di vetri solidi e trasparenti con corpi esposti che sembrano solo voler essere “visti\, compresi e accettati”; i registratori e le telecamere di Andy Warhol che si traveste per aggirare gli abissi di incomunicabilità e riuscire a incapsulare il tempo; la grazia politica di David Wojnarowicz nella New York degli anni ottanta\, gli scritti formidabili\, le fotografie scattate lungo i moli di Chelsea grazie alla maschera di Arthur Rimbaud; le 15.145 pagine di memoir\, i collage e le sinfonie di colori di Henry Darger\, artista poverissimo\, “inventore di mondi”; la figura aliena\, la voce quasi disumana di Klaus Nomi “controtenore dell’electro-pop” nella New York dell’Aids; “le passeggiate nei viali luminosi di Internet” accanto a Josh Harris imprenditore che per primo\, all’alba del nuovo millennio\, ha visto la forza motrice del mondo digitale tra le trame delle nostre solitudini.  \n\n\n\nUn’analisi politica e affettiva scorre lungo le strade di Città sola e segna anche il capitolo finale del libro dedicato all’opera di rammendo di Zoe Leonard: 302 frutti essiccati\, ricomposti e ricuciti con filo\, cerniere e bottoni. Zoe Leonard e Billy Holiday una accanto all’altra in un vero e proprio atto di riparazione\, per tutti gli amici persi\, per comprendere il perturbante lavorio del tempo nelle nostre vite. Perché se l’arte “non può riportare in vita i morti\, né sanare le liti tra amici\, o fermare il cambiamento climatico\, ha funzioni tutte sue: può creare intimità\, curare le ferite\, o dimostrare che non tutte le ferite hanno bisogno di essere curate”.  \n\n\n\nÈ proprio per tutto questo rovistare tra solitudini\, individuali e collettive che Città sola ci somiglia così tanto. Nell’impressione che si ha di un camminare notturno tra le strade di ogni città possibile. Dentro una collettività perduta che riconosce l’arte anche come rammendo delle anime\, Laing tocca lo scandalo della solitudine e allo stesso tempo quella vertigine che l’essere soli produce in un corpo compromesso e non più disposto a guardare altrove. In Città sola è come se passeggiassimo meditando tra le vite – private\, artistiche e politiche – in un movimento d’investigazione tra epoche\, antropologie\, biografie e nodi lancinanti del nostro presente.  \n\n\n\nNote all’allestimento  \n\n\n\nLa città con i suoi inquilini entra nello spazio scenico\, come membrana e parete\, i neon verdolini della sera\, i palazzoni in brownstone\, i sussulti del traffico\, il gorgoglio dei tubi di riscaldamento. E dentro la scrittura vi si muove per mezzo di dispositivi sonori e supporti di lettura: radiomicrofoni\, micro-microfoni panoramici\, un microfono gelato\, lo schermo luminescente e notturno di un i-pad; taccuini per appunti\, registratori\, diari. Tutti ‘utensili’ grazie ai quali l’interprete si aggira\, come Olivia Laing\, fra le vite e i corpi della sua città sola\, camminando come amava fare Greta Garbo\, “inosservata\, non guardata\, non ostacolata” o chiusa\, di notte\, nello spazio privato di una stanza. \n\n\n\nDispositivo ottico e corpo sonoro dalla natura immersiva e installativa per una sola voce narrante\, Città sola si compone in uno spazio ibrido: due grandi lavagne verticali\, una panchina\, un interno con tavolo. Sulle lavagne\, isole di “granito\, cemento e vetro” rubate ai nostri paesaggi urbani\, scorrono macroscopie di città\, bagliori e dettagli delle opere dei suoi artisti che si moltiplicano sul fondale in PVC\, come se queste non potessero mai afferrarsi nella loro interezza. Intorno un paesaggio sonoro che combina atmosfere siderali con emersioni di rumori cittadini mescolati al repertorio di Ballads\, jazz\, rock\, pop e folk newyorkesi. Canzoni che hanno informato l’orizzonte degli anni attraversati dal libro e che hanno raccolto\, anche in tempi recenti\, l’eredità sommersa di alcuni degli artisti riscoperti da Olivia Laing.  \n\n\n\nProssime date \n\n\n\nCittà Sola sarà a Firenze al Nuovo Rifredi Scena Aperta il 17 e 18 aprile. \n\n\n\nLo spettacolo sarà poi a Milano nella stagione 2026/2027. \n\n\n\nLe residenze artistiche allo Spazio Rossellini \n\n\n\nIn questi giorni lacasadargilla è in residenza artistica proprio allo Spazio Rossellini\, all’interno di un contesto che si conferma centrale nel sostenere e rendere possibile il lavoro creativo. Le residenze artistiche offerte dallo Spazio Rossellini rappresentano infatti un dispositivo fondamentale: non semplici momenti di ospitalità\, ma veri e propri tempi di costruzione\, in cui è possibile abitare il teatro\, lavorare per più giorni in continuità e sviluppare una ricerca condivisa. È in questa dimensione concreta\, fatta di presenza reale e di confronto quotidiano\, che il processo artistico può articolarsi con maggiore profondità\, trasformando l’elaborazione in pratica scenica e restituendo al lavoro il suo carattere collettivo e necessario. \n\n\n\nINFORMAZIONI \n\n\n\nBiglietti:intero online: €14\,50 + d.p.intero botteghino: €15\,00ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12\,00 \n\n\n\nBiglietteria e bar interno\, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.Biglietti online su Ticketone. \n\n\n\nParcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70Tel. 345 2978091www.spaziorossellini.itinfo@spaziorossellini.it \n\n\n\nSono previste riduzioni\, promozioni e agevolazioni 
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SUMMARY:"La fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore" al Teatro Basilica
DESCRIPTION:Al TeatroBasilica\, il 10 e 11 aprile 2026 alle ore 21.00 e il 12 aprile 2026 alle ore 16.30\, debutta La fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore\, spettacolo con drammaturgia di Alberto Fumagalli\, regia di Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli\, e interpretato da Chiara Liotta e Alberto Fumagalli. \n\n\n\nCaino e Abele\, Adamo ed Eva e poi ancora Davide e Betsabea\, Booz e Rut; la Bibbia\, il grande libro da cui tutti discendiamo\, ci racconta di ancestrali parabole di coppia\, di un bene e di un male\, di un bello e di un brutto\, dominate da azioni violente e ferocemente umane che indignatamente ci appartengono. Sagrestano e Virtuosa sono i protagonisti assoluti de La Fame-la parabola dell’uomo che fece tutto per amore- il nuovo spettacolo della compagnia Les Moustaches. Intensi\, amorali e allegorici\, Sagrestano e Virtuosa sono gli antieroi di una nuova parabola tanto immaginaria quanto reale\, apparentemente lontana\, tremendamente contemporanea. \n\n\n\nCon le regole di una fiaba incensurabile\, La Fame racconta di una coppia grezza e insensibile\, dominata da istinti ancestrali\, mangiare\, bere\, dormire\, delle volte\, se capita\, fare l’amore\, tutto il resto non conta o\, meglio\, non è contemplato. Il loro stare in questo mondo non ha pretese\, basta “una vogliuzza per il giorno e una per la sera\, fermo restando la salute” e quell’indomito desiderio di non fare alcuna fatica per ottenere qualcosa. Ma è così che davanti a un imprevisto\, o a un nuovo ostacolo finito sul cammino\, gli uomini inciampano e non sanno come rialzarsi. Sagrestano e Virtuosa\, abituati alla fortuna di un piatto sempre pieno dovranno improvvisamente affrontare le bestemmie dei fondi vuoti\, la fame è arrivata come un ospite inatteso che bussa all’uscio del portone trovando Sagrestano e Virtuosa decisamente impreparati. \n\n\n\nTrailer: https://www.youtube.com/watch?v=HlXfVLcOJhk
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SUMMARY:"LA PAPESSA" all'Altrove Teatro Studio
DESCRIPTION:Va in scena l’11 e 12 aprile all’Altrove Teatro Studio\, LA PAPESSA\, spettacolo di Andrea Balzola con Beatrice Schiaffino diretta da Carmen Di Marzo.  \n\n\n\nLa Papessa è un potente inno all’emancipazione femminile\, un viaggio iniziatico che intreccia storia\, leggenda e spiritualità. Un racconto epico e senza tempo\, ispirato a uno degli arcani più enigmatici dei Tarocchi: simbolo di conoscenza profonda\, audacia e potere. “La donna che vuole sapere è pericolosa… La donna che sa\, è ancora più pericolosa.” Nel cuore del Medioevo\, Johanna è una donna ribelle e “pericolosissima”: studia\, viaggia\, sfida ogni legge\, si finge uomo fino a rendere possibile l’impossibile: diventare Papa. Per affermare che il diritto alla conoscenza non ha genere\, e la fede non conosce confini. Per non tradire se stessa. Simbolo di libertà e disobbedienza\, unica Papessa donna della storia\, Johanna diventa leggenda – poi carta\, archetipo\, icona. Una voce arcana si solleva dal mazzo: saprai ascoltarla? Tratto dal progetto “Free Women Suite – Il coraggio delle donne in 7 carte teatrali” di Andrea Balzola e Beatrice Schiaffino\, La Papessa è il primo capitolo di una serie dedicata alle figure femminili degli arcani maggiori. Un’indagine teatrale sulle donne visionarie e anticonformiste che\, attraversando i secoli\, hanno incarnato la forza e il simbolismo racchiusi nei Tarocchi. \n\n\n\nOggi più che mai si palesa la necessità di riprendere contatto con la propria dimensione interiore\, quella più emozionale e spirituale\, troppo spesso dimenticata a scapito di un’immagine stereotipata di falso Sé\, un gioco di specchi virtuale e “social” dove arroganza ed efficienza\, apparenza e compiacimento\, si staccano dalle dimensioni più profonde dell’essere\, del sentire e del desiderare\, in un tragitto esistenziale votato a sterilità e vuotezza. Per questo abbiamo deciso di raccontare la storia di una grande donna che ha sfidato il suo tempo per affermare la sua identità e potenzialità\, partendo dalla libertà di essere se stessa e difendendo con fierezza il suo diritto di esistere\, esprimersi e agire nel mondo. Un profondo percorso identitario\, quello di Johanna\, vissuto all’insegna del coraggio e della tenacia: vive e agisce di ‘testa’ e ‘cuore’\, affronta una vita molto dura\, si oppone a ogni regola e dettame del suo tempo (IX secolo) che discriminano la donna come inadatta alla cultura e alla spiritualità. Con un’audacia e un’intelligenza singolari\, Johanna accoglie le sue vulnerabilità e fragilità trasformandole in virtù e\, fingendosi uomo\, si spinge oltre ogni limite fino a rendere possibile l’impossibile: diventare Papa con il nome di Giovanni VIII. La figura di Johannes Anglicus\, Papa Giovanni VIII (dall’853 all’855)\, è stata a lungo celata e volutamente oscurata per secoli dalla Chiesa Cattolica e poi riesumata dalla Riforma Protestante. Avvolta nella leggenda\, ha lasciato tracce in molti documenti e anche in narrazioni eccellenti come “Le storie di donne illustri” di Giovanni Boccaccio. Dopo le recenti conferme storiche circa la sua esistenza (cfr. “Päpstin Johanna” di Michael Habicht; “Le pagine strappate” di Pietro Ratto\, il ritrovamento di monete con la sua effige)\, il cinema e la letteratura hanno riportato alla luce la sua storia. \n\n\n\nLa vicenda di Johanna La Papessa è narrazione e racconto\, ma anche archetipo e\, per noi\, viva personificazione de La Papessa dei Tarocchi (uno dei sette Arcani Maggiori femminili). Le carte dei Tarocchi\, e in particolare gli Arcani Maggiori\, sono lo scrigno della più antica simbologia occidentale. La tradizione mitologica greco-romana si mescola all’alchimia e all’esoterismo religioso\, rifacendosi alla psicanalisi junghiana e al lavoro psico- creativo di Jodorowsky. La Papessa è la carta numero II\, emblema di accumulo e gestazione (nella figura l’uovo bianco)\, simbolo di fede e purezza\, di acume e intelligenza sopraffina\, creatrice e custode dell’alto sapere (il volume aperto sulle gambe). Ed è altresì iniziatrice\, maga\, anima rinchiusa in rigida materia corporea\, spirito dogmatico votato ad un percorso solitario di ascesa verso il divino.
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LOCATION:Altrove Teatro Studio\, Via Giorgio Scalia\, 53\, Roma\, ITA\, Italia
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