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SUMMARY:"MITI" al Teatro Marconi
DESCRIPTION:Mito. Mite. Possono essere la stessa parola?  Può un mito essere mite o un mite essere un mito? \n\n\n\n“Miti” è un emozionante viaggio attraverso il passato per rievocare uomini e donne che hanno inciso sulle vicissitudini e i mutamenti del mondo\, anche quando forse\, clamorosamente\, non ce ne ricordiamo più.  \n\n\n\nRipercorrendo la storia di un tempo appena andato\, ci abbandoneremo a una divertente ma profonda riflessione su valori e virtù che caratterizzano uomini e donne che vivono la vita con autenticità e integrità.  \n\n\n\nAlla fine rimarrà nell’aria il ricordo di un viaggio che ci ha fatto sorridere\, riflettere e commuovere.  \n\n\n\nDal giovedì al sabato ore 21.00\, domenica ore 17.30  \n\n\n\nInfo e biglietteria  – 06 5943554 – info@teatromarconi.it – 3757717111 (solo whatsapp)
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SUMMARY:"CARTA STRACCIA" al Teatro De' Servi
DESCRIPTION:Approda al Teatro de’ Servi dal 14 al 17 maggio CARTA STRACCIA\, spettacolo di Mario Gelardi con la regia di Pino Strabioli\, anche in scena accanto a Sabina Knaflitz e Mauro de Fusco. \n\n\n\nI protagonisti Teresa e Agostino\, sono due fratelli immersi nel loro laboratorio di carta artigianale\, molto lontani dagli accadimenti rivoluzionari del 1968 che cambieranno nel profondo il volto del mondo. Teresa e Agostino saranno sorpresi dal giovane Remo\, un nipote inaspettato il cui arrivo cela un personale segreto\, destabilizzante come la Rivoluzione che avanza. È il 1968 e Roma vibra a tempo di musica\, cinema\, moda\, proteste studentesche. Le donne chiedono a gran voce un radicale cambiamento. Patty Pravo è la regina del Piper. È l’inizio di una rivoluzione che muterà il volto della storia. In un piccolo laboratorio di carta artigianale lavorano Teresa e Agostino\, due fratelli che a malincuore\, sono costretti a convivere. Il loro mondo è lì\, tra quelle quattro mura\, a riparo da quella rivoluzione che sembra così distante dalla loro vita che scorre tranquilla. Talmente tranquilla che anche la loro attività ormai sembra un ricordo del passato\, tanto da convincerli a chiudere bottega e ritornare al paese natio\, dove il padre aveva lasciato loro una casa in eredità. Carta Straccia\, inizia proprio da qui\, dall’ultimo giorno di apertura del loro piccolo laboratorio di carta artigianale\, quando un periodo della loro vita sembra essere terminato e un altro\, ancora più tranquillo\, pare stia per iniziare. Ma le strade della vita sono imprevedibili e in quell’anno di svolta tutto sembra possibile.  \n\n\n\n“La svolta” si presenta sotto le sembianze di Remo\, nipote mai conosciuto\, figlio di una sorellastra quasi dimenticata. Remo sembra il personaggio di un romanzo di Palazzeschi\, Remo è come il ’68: una vera rivoluzione per le vite dei due fratelli. Agostino e Teresa decidono di non lasciare più Roma e di accogliere quel nipote gioioso e solare che\, col passare dei giorni\, sembra quasi dominare le loro vite.  \n\n\n\nTra gelosie e ripicche i due fratelli iniziano a rendersi conto che quel bellissimo ragazzo nasconde un segreto\, un segreto che invano cercano di scoprire. È la storia italiana di quei giorni che irromperà nella vita dei due; la rivoluzione\, tenuta fuori dalla finestra\, è in realtà entrata dalla porta principale.
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LOCATION:Teatro De’ Servi\, Via del Mortaro\, 22\, Roma\, 00187\, Italia
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SUMMARY:Il duo DINDO - LUCCHESINI  all'Accademia Filarmonica Romana
DESCRIPTION:Dopo il successo del 2025\, tornano giovedì 14 maggio (ore 21) per l’ultimo concerto di stagione dell’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina\,Enrico Dindo al violoncello e Andrea Lucchesini al pianoforte\, interpreti fra i più rinomati e importanti del nostro paese\, che con la Filarmonica hanno avviato una residenza triennale che si concluderà nel 2027. \n\n\n\nLegati alla più recente storia dell’Accademia anche per averne tracciato le linee guida degli ultimi anni\, curando le direzioni artistiche\, ad accomunare Dindo e Lucchesini è anche il loro modo di vivere la musica: la passione per il repertorio di musica da camera e del “fare musica insieme”\, il desiderio di esplorare la musica senza confini\, spaziando dal classico al contemporaneo\, l’instancabile dedizione verso la formazione di giovani talenti. \n\n\n\nPer il secondo dei tre concerti programmati nel triennio 2025-27\, Il Duo affronta alcune delle pagine più note del repertorio romantico per musica da camera\, il tutto impreziosito dal suono profondo del violoncello di Dindo\, un Pietro Giacomo Rogeri (ex Piatti) del 1717. Il concerto si apre e si chiude nel segno di Robert Schumann con due composizioni accomunate dallo stesso anno di nascita\, il 1849\, un anno particolarmente felice nella vita tormentata del musicista tedesco\, e dalla destinazione da Hausmusik\, la musica dei salotti che si eseguiva all’epoca\, per il diletto e per occasioni private. Scritte per oboe\, violino o clarinetto\, talvolta eseguite anche col violoncello\, come in questo caso\, le Tre romanze op. 94 sono piccole composizioni dal carattere delicato in un intenso dialogo tra i due solisti\, mentre i Cinque pezzi in stile popolare op. 102\, vedono la predominanza del violoncello\, con l’impiego di melodie dal carattere popolare e dal lirismo e cantabilità che risaltano lo strumento a corda. \n\n\n\nAl centro del programma la Sonata in fa maggiore op. 99 di Johannes Brahms\, la seconda e ultima che il musicista scrisse per violoncello e pianoforte\, nel 1886. A ispirarla fu il virtuoso violoncellista berlinese Robert Hausmann\, che l’eseguì a Vienna nella prima esecuzione pubblica\, con Brahms al pianoforte. Essenziale concisione e solidità dell’impianto formale\, flusso impetuoso del primo e terzo movimento\, intensità espressiva e lirica del secondo e quarto\, la Sonata richiede al violoncellista un impegno tecnico ed espressivo non comune\, per quello che molti considerano uno dei capolavori di musica da camera di secondo Ottocento.
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LOCATION:Accademia Filarmonica Romana\, Via Flaminia\, 118\, Roma\, ITA\, Italy
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SUMMARY:XIX edizione Festival mixer al Comunale di Ferrara
DESCRIPTION:Il festival miXXer\, ideato e organizzato dal Conservatorio Frescobaldi di Ferrara\, giunge alla XIX edizione e avrà luogo il 14\, 15 e 16 maggio 2026  presso Palazzo Naselli Crispi\,  Ridotto del Teatro Comunale\,  giardino di Palazzo Giulio  D’Este\, Pinacoteca Nazionale di Ferrara e  loggiato di Palazzo dei Diamanti\, grazie alla collaborazione con i numerosi partner istituzionali della città e con il Patrocinio del Comune di Ferrara. \n\n\n\n Presentato oggi alle 11.00 in conferenza stampa il programma del festival miXXer del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara che giunge quest’anno alla sua diciannovesima edizione. La Direttrice del Conservatorio Frescobaldi\, prof.ssa Annamaria Maggese commenta: MiXXer\, la rassegna più longeva del Frescobaldi\, da un’idea del M° Stefano Cardi e del compianto M° Giordano Tunioli\, allora Direttore\, ha il merito di mantenere vivo il dibattito su quale possa essere la musica definibile come  contemporanea e sul nostro modo di viverla. Il Novecento è stato secolo di grande esplosione di “musiche nuove” \, di grande effervescenza  e al contempo di grandi contrasti ed estetiche ideologizzate. Storicamente non troppo presente\, se non del tutto assente\, nei programmi ministeriali\, con inclinazione all’accademismo\, nei Conservatori si è implicitamente compresso l’interesse per la  contemporaneità\, la creatività pura\, la scoperta nonchè la  ricerca di nuove sonorità e  di nuovi confini musicali\, che invece devono essere il nutrimento principale del musicista nel pieno della sua fase evolutiva. Mixxer\, coinvolgendo gran parte del Conservatorio in molte sedi prestigiose della Città\, ha quindi il pregio sia di coinvolgere i nostri giovani studenti e di condurli a sperimentare e a sperimentarsi e ad aprire  nuove porte sia di assottigliare le distanze generazionali tra i compositori e tra gli esecutori”.” \n\n\n\nIdeatore e direttore artistico di miXXer è Stefano Cardi\, docente da molti anni al Conservatorio Frescobaldi e responsabile dell’area musica contemporanea che ha illustrato i contenuti musicali di questa edizione: “Il titolo scelto per questa edizione\, CHAOS (Secondo il grande filosofo Emanuele Severino\, la parola Chaos non starebbe a indicare il disordine\, la mescolanza\, quanto piuttosto l’apertura di tutte le aperture\, il trarsi in disparte di ogni sipario\, così che ciò che si costituisce non è un certo spettacolo\, ma è lo spettacolo degli spettacoli: appunto perché l’apertura del sipario non è parziale\, ma totale; è la totalità che si mette in mostra)\, intende sottolineare la nostra tradizione ormai ventennale di proporre generi diversi all’interno dell’ampio e variegato repertorio del XX e XXI secolo con l’intento di esaltare la cultura frammentista tipica della nostra epoca.” \n\n\n\nLa manifestazione è nata con lo spirito di una forte collaborazione tra compositori\, interpreti\, docenti e studenti\, come un laboratorio musicale contemporaneo che affianca la scrittura alla performance\, la didattica storica alla sperimentazione\, al gioco musicale. \n\n\n\nIl repertorio del festival\, concepito sin dai suoi inizi con una forte spinta all’inclusività\, lascia  ampio spazio a “voci” di compositori non necessariamente riconducibili alle avanguardie della  cosiddetta musica colta. Per questo motivo troviamo affiancate nei programmi culture musicali diverse che hanno in comune ricerca\, sperimentazione\, riflesso della cultura frammentista tipica dei nostri tempi.  \n\n\n\nLe geografie toccate nel programma sono ampie e variegate\, dalla nuova musica italiana\, a  composizioni delle avanguardie storiche\, dalle trascrizioni d’autore a brani di ispirazione popolare dell’America Latina. \n\n\n\nTra i compositori del XX e XXI secolo eseguiti nel festival citiamo: \n\n\n\nPatrizio Barontini\, Béla Bartók\, Mauro Bellagamba\, Andrea Biagioli\, Giacomo Bellini\, Giuliano Bracci\, Va-lentino Bucchi\, Sylvano Bussotti\, Luca Buzzavi\, Christian Carlino\, Luciano Chailly\, Carlos Chavez\, Aldo Clementi\, Gianluca Deserti\, Duke Ellington\, Mario Garuti\, George Gershwin\, Alberto Ginastera\, Radamès Gnattali\, Maria Grever\, Gerardo Guevara\, Hans Werner Henze\, Charles Ives\, Adriano Lunghini\, Henry Mancini\, Michele Montagner\, Mariano Mores\, Mario Pagotto\, Charlie Parker\, Francesco Pennisi\, Astor Piazzolla\, Marco Pütz\, Lorenzo Rubboli\, Steve Reich\, Silvestre Revueltas\, Erik Satie\, Salvatore Sciarrino\, Kurt Weill\, Christian Wolff\, Hans Zimmer. \n\n\n\nInoltre avrà luogo uno speciale Omaggio a György Kurtág nel centenario della nascita con estratti da Jatekok per pianoforte.  \n\n\n\nDario Favretti\, Direttore organizzativo e Coordinatore artistico di Ferrara Musica\, ricorda l’origine del festival e il suo legame con la città di Ferrara “Il Festival miXXer riallaccia idealmente i fili con la straordinaria stagione d’avanguardia che vide il “Frescobaldi” — allora Liceo Musicale — protagonista assoluto della musica contemporanea a Ferrara tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Sotto la guida illuminata di Riccardo Nielsen\, l’istituto divenne un crocevia di innovazione\, ospitando figure del calibro di Stockhausen e Bussotti e offrendo il palcoscenico alle esecuzioni dal vivo delle loro musiche e di altre di Boulez\, Cage e Manzoni. Questa eredità d’eccellenza e sperimentazione è rifiorita nel 2001 con la nascita della manifestazione (originariamente titolata “Tanti suoni per un giorno”)\, concepita sin dal debutto come una grande esperienza di aggregazione cittadina\, capace di mettere in rete\, per la prima volta\, realtà educative e formative eterogenee come le scuole a indirizzo musicale\, gli istituti privati e il Conservatorio stesso. ” \n\n\n\nInterpreti del programma sono i docenti e gli studenti del Conservatorio Frescobaldi\, i docenti e gli studenti del Liceo musicale Carducci e alcuni musicisti ospiti. Un assaggio del festival è stato presentato al termine della conferenza stampa con l’esecuzione del brano “Cantastorie” di Luciano Chailly per soprano e fisarmonica e Clapping Music di Steve Reich. \n\n\n\nAnche quest’anno il festival miXXer si avvale della Media Partnership di Rai Radio 3 Classica che trasmetterà un estratto del festival. \n\n\n\nLe date: \n\n\n\nGiovedì 14 maggio \n\n\n\nConcerto ore 18 al Ridotto del Teatro Comunale. Ingresso libero \n\n\n\nVenerdì 15 maggio \n\n\n\nConcerto ore 18 al Ridotto del Teatro Comunale. Ingresso libero \n\n\n\nSabato 16 maggio \n\n\n\nPasseggiata musicale nei luoghi storici della città. \n\n\n\nh. 15.30 Giardino Palazzo Giulio d’Este. Ingresso libero \n\n\n\nh.17.30  Palazzo Naselli Crispi. Ingresso libero (prenotazione consigliata whatsapp  3338043626) \n\n\n\nh. 20.00 Pinacoteca Nazionale. Palazzo dei Diamanti. Ingresso solo concerto 2€ \n\n\n\nProgramma dettagliato è disponibile sul sito www.consfe.it
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LOCATION:Teatro Comunale Ferrara\, Corso Martiri della Libertà 5\, Ferrara\, ITA\, 44121\, Italy
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SUMMARY:Festival delle Colline Geotermiche alla 15a edizione
DESCRIPTION:L’inaugurazione della 15a edizione del Festival delle Colline Geotermiche si terrà giovedì 14 maggio\, una data che coincide con la celebrazione dei 400 anni dalla morte del grande Cristoforo Roncalli detto Il Pomarancio (Pomarance\, 8 settembre 1552 – Roma\, 14 maggio 1626) protagonista dell’arte europea tra manierismo e innovazione.  In scena\, la mostra-spettacolo “Ho visto Van Gogh. Matteo si espone” di Teatro Magro che traduce la dimensione della fragilità in gesto creativo tra biografia e arte\, attraverso il lavoro pittorico e narrativo di Matteo Rosignoli ispirato all’opera di Van Gogh e Artaud. \n\n\n\nOfficine Papage – con la direzione artistica di Marco Pasquinucci e la direzione organizzativa di Annastella Giannelli –  proporrà dal 14 maggio all’11 luglio 2026 un calendario articolato in 44 appuntamenti\, con 6 prime assolute e 4 anteprime nazionali – tra cui quelle dei nuovi spettacoli di Oscar De Summa e Mauro Pescio (entrambi prodotti dal Teatro Metastasio di Prato) – e ospiti eccellenti come Stefano Massini e Andrea Pennacchi\, per trasformare i borghi della Val di Cecina e delle colline metallifere toscane in un sistema diffuso di spazi performativi mettendo al centro dialogo tra comunità\, paesaggio\, arte e teatro contemporaneo. “La bellezza dei margini” è il sottotitolo che anche quest’anno orienta il Festival delle Colline Geotermiche\, nella convinzione che ciò che sembra laterale e fragile – nei territori come nelle biografie\, nei linguaggi come nei processi creativi – in realtà rivela spazi di osservazione inediti e relazioni sempre nuove tra visibile e invisibile. Questa scelta parla la lingua profonda dei luoghi abitati dal Festival\, vive nel loro paesaggio (come conferma il rinnovo della partnership con il Parco Nazionale delle Colline Metallifere UNESCO Global Geopark e Terre di Pisa)\, e detta la linea totale di Officine Papage\, dal concept grafico 2026 – firmato da Enrico Pantani\, pittore e disegnatore di questi luoghi ormai diventato una figura di spicco nel panorama nazionale – alle performance sul palco. \n\n\n\nOspiti \n\n\n\nLa 15a edizione del Festival delle Colline Geotermiche mette in campo una fitta rete di artisti ricca di eccellenze nazionali e internazionali. A Pomarance arrivano gli artisti del Teatro Da Garagem da Lisbona\, con “Metamorfoses” (4 giugno)\, ispirato all’opera di Ovidio\, e Stefano Massini con “La ricerca della felicità” (14 giugno)\, uno spettacolo che risponde con vitalità e ironia alla dittatura del sorriso obbligatorio. Mauro Pescio – podcaster rivoluzionario – è a Montieri con il suo “Malamente” (20 giugno) per raccontare le zone d’ombra della cronaca e dell’animo umano nel ritmo magnetico della sua narrazione tra realtà e finzione. Il caustico umorismo di Luigi Ciotta si fonde con la poesia di Pīnar Bekaroglu\, nella magia della natura (“I diari dello stare”\, in anteprima il 21 giugno a Castelnuovo V.C.). Valentina Dal Mas porta a Pomarance (25 giugno) il suo “Luisa”\, Premio Scenario Periferie 2023. Oscar De Summa presenta a Monteverdi M.mo in anteprima nazionale “I’m Looking For” (26 giugno)\, un nuovo monologo in cui il ricordo privato diventa un’indagine collettiva sulla sopravvivenza e sul destino. Luca Radaelli chiude il Festival a Castelnuovo V.C. rievocando l’avventura di uno dei più grandi alpinisti italiani nello spettacolo “In capo al mondo. Viaggio con Walter Bonatti” (Castelnuovo V.C.\, 11 luglio). \n\n\n\nGrande spazio sarà dato\, come ogni anno\, alla creatività delle nuove generazioni\, con un vero e proprio vivaio creativo under 35\, che vedrà i giovani artisti immersi in un percorso di condivisione con le comunità delle colline. “Scavare e togliere. Esistere è una necessità spaziale” di Kauwa-Auwa (21-22 maggio\, prima nazionale) coinvolge le corali del territorio\, in un dialogo tra ricerca contemporanea e tradizione popolare. L’ironia surreale targata generazione Z è di scena con “Tik Tok TAC. Il risveglio del Principe d’Egitto” di Valerio Di Martino e Matilde Zavagli. (27 maggio\, prima nazionale).  Giulia Scotti in “Quello che non c’è” (28 maggio) propone uno spettacolo che intreccia illustrazione e narrazione in una riflessione delicata sulla memoria.  Il collettivo OperazioneMiro (Premio Intransito 2025) porta a Pomarance “Oasi Kebab”(28 e 29 maggio)\, un lavoro che intercetta con energia e immediatezza le tensioni identitarie del presente. Pilar Ternera e Compagnia A.D.D.A. presentano “Disastri. Ovvero quel che resta” (25 giugno\, prima nazionale)\, dove le storie frammentate del caos presente si ricompongono negli occhi di chi guarda. \n\n\n\nSezione Open \n\n\n\nIl filo dell’attenzione a linguaggi e pubblici differenti attraversa tutto il Festival\, soprattutto con lo sviluppo della ‘Sezione Open’\, progetto realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.  Si va dall’utilizzo degli Smart Glasses per la traduzione in tempo reale – come nello spettacolo di Ilaria Pardini “In compagnia dell’Ape Sunny” (18/22 maggio)\, fruibile anche per le famiglie delle comunità macedoni – al progetto di Valentina Lisi dedicato agli over 65\, con lo spettacolo “Ricordi” (27 maggio)\, fino alla riflessione su percezione e identità in chiave teatro-danza di“Aspettando Godot… Ha detto che non viene” (18 giugno\, prima nazionale) – uno spettacolo corale di Paola Consani prodotto da Officine Papage e nato dal laboratorio “La porta senza maniglia”\, aperto a anche a persone con disabilità fisica e psichica. Per arrivare alle sonorità ‘silenziose’ degli artisti sordi\, come Diana Anselmo e Nicola Della Maggiora\, e a performance come “Music For Your Body. Un viaggio nella dimensione dell’ascolto tattile” di Franco Corica\, che lavora sulla percezione sensoriale della music dance (19 giugno). \n\n\n\nEvento Speciale \n\n\n\nIn programma\, anche un evento speciale il 5 agosto. Andrea Pennacchi sarà a Monteverdi M.mo con il suo “Shakespeare & Me”\, uno spettacolo che racconta come le opere e i personaggi del Bardo gli abbiano cambiato la vita\, chiosando con una frase che Il Festival delle Colline Geotermiche condivide perfettamente: «le storie che racconti modificano il mondo (una persona alla volta)». \n\n\n\nIl “Cult” \n\n\n\nIn omaggio al territorio e alla profondità dell’ascolto\, torna in scena lo spettacolo ‘cult’ di Officine Papage in versione itinerante: “L’Imbarazzo dell’Infinito”\,un dispositivo drammaturgico concepito per un singolo spettatore alla volta\, ispirato al mondo di Isaac Asimov (Monterotondo M.mo\, Montieri\, Monteverdi M.mo e Sasso Pisano tra il 28 maggio e l’11 luglio). \n\n\n\nEventi Collaterali \n\n\n\nPasseggiate\, laboratori per adulti e ragazzi\, apericene e incontri completano il programma\, per moltiplicare le occasioni conviviali tra comunità\, pubblico e artisti\, consentendo agli spettatori di approfondire in prima persona l’esperienza del Festival. \n\n\n\nIl Festival delle Colline Geotermiche è un progetto di Officine Papage. In collaborazione con Comune di Pomarance\, Comune di Monterotondo Marittimo\, Comune di Castelnuovo Val di Cecina\, Comune di Monteverdi Marittimo\, Comune di Montieri. Con il supporto di MIC – Ministero della Cultura\, Regione Toscana. Con il contributo di Enel\, SCL Ambiente. Si ringraziano i mecenati Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra\, Fondazione CR Firenze. Progetto realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. In partnership con Parco Nazionale delle Colline Metallifere UNESCO Global Geopark\, Terre di Pisa\, Camera di Commercio Toscana Nord – Ovest\, Volterra Valdicecina Consorzio Turistico\, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere – Università di Pisa. Media partner Radio Bruno. \n\n\n\nwww.officinepapage.itprenotazioni@officinepapage.itWhatsApp – SMS 3342698007
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SUMMARY:Antonio e Cleopatra al Teatro Satiro OFF
DESCRIPTION:Dal 14 al 17 maggio\, Casa Shakespeare porta in scena Antonio e Cleopatra al Teatro Satiro OFF. \n\n\n\nImmaginate un camerino. Uno specchio acceso\, circondato da luci. Attori\, attrici\, corpi in trasformazione. \n\n\n\nPoi immaginate una relazione che esplode: privata\, pubblica\, osservata. Un amore che non riesce a restare intimo\, perché tutto diventa spettacolo. Casa Shakespeare rilegge Antonio e Cleopatra di William Shakespeare attraversando il confine tra tragedia e commedia\, tra storia e contemporaneità. \n\n\n\nGià nell’antica Roma\, la fama era costruita su voci e pettegolezzi. E al centro di tutto c’erano loro: Antonio e Cleopatra.Un binomio indissolubile\, travolto dal racconto che lo circonda.Lo spettacolo mette a fuoco proprio questo:non solo l’amore\, ma il conflitto.Non solo la passione\, ma l’ego. \n\n\n\nTra tradimenti\, seduzioni e ritorni\, i due protagonisti si muovono in una dinamica instabile e feroce\, dove il comico e il tragico convivono. Il linguaggio è diretto\, rapido\, sorprendentemente contemporaneo: una storia che suona come cronaca emotiva\, quasi gossip. \n\n\n\nIn scena\, la vicenda si intreccia con un altro mito: quello di Elizabeth Taylor e Richard Burton. Due amanti iconici che\, come Antonio e Cleopatra\, hanno trasformato la loro relazione in spettacolo pubblico. \n\n\n\nNe nasce un adattamento che fonde estetica elisabettiana e ritmo pop\, costruendo uno spettacolo breve\, intenso\, accessibile.Una riflessione sul potere della passione e sulla fragilità degli esseri umani quando l’amore diventa visibile a tutti. \n\n\n\nShakespeare 2026 è la rassegna annuale di teatro\, incontri e cultura che mette in luce la città di Verona attraverso gli occhi di Shakespeare\, creando un dialogo vivo tra tradizione e contemporaneità. Il calendario è su shakespeare2026.com \n\n\n\nL’iniziativa è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026\, il programma che promuove i valori olimpici attraverso cultura\, patrimonio e sport\, in vista dei Giochi Olimpici e Paraolimpici Invernali 2026. \n\n\n\nPARTNER \n\n\n\nMain sponsor Magis.Con il sostegno di Confartigianato Imprese Verona.Con il patrocinio della Camera di Commercio di Verona\, della Regione del Veneto\, della Provincia di Verona e del Comune di Verona. \n\n\n\nShakespeare 2026 sarà un anno di teatro\, formazione e innovazione\, pensato per mettere in dialogo la tradizione shakespeariana con i linguaggi contemporanei. \n\n\n\nCREDITI \n\n\n\nRegia di Solimano Pontarollo \n\n\n\nAdattamento testi: Andrea de ManincorProduzione: Casa Shakespeare \n\n\n\nCast \n\n\n\nATTORI: \n\n\n\nAntonio/Richard: Solimano Pontarollo \n\n\n\nCleopatra/Lizzy: Sabrina Modenini \n\n\n\nCoreografie: Varhynia Ziliotto \n\n\n\nScenografia: Simone Tessari \n\n\n\nGenere: commedia pop \n\n\n\nDurata: 50 minuti \n\n\n\nSpettacolo in costume elisabettianoLingua: italiano \n\n\n\nDate e orariGiovedì 14 maggio – ore 10:00 e ore 19:45Venerdì 15 maggio – ore 19:45Sabato 16 maggio – ore 19:45Domenica 17 maggio – ore 17:00 \n\n\n\nBIGLIETTI E INFO \n\n\n\nUnder 12: ingresso omaggio (accompagnati\, prenotazione obbligatoria)Accrediti per giornalisti e blogger \n\n\n\nPer avvicinare i giovani al teatro e renderli parte attiva dell’esperienza\, sono previsti biglietti a 5 euro per studenti delle scuole superiori di Verona e provincia\, presentando il badge scolastico la sera dello spettacolo. \n\n\n\nPrenotazioni veloci:https://bit.ly/42mDzfo \n\n\n\nBiglietteria ufficiale è online: \n\n\n\nhttps://www.vivaticket.com/it/tour/shakespeare-2026/4620 \n\n\n\nContatti e accessibilità scrivere a: info@casashakespeare.it
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LOCATION:Teatro Satiro Off\, Vicolo Satiro\, 8\, Verona\, 37121\, Italia
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SUMMARY:"Bianco" al Teatro Biondo di Palermo
DESCRIPTION:Debutta mercoledì 13 maggio alle ore 21.00 nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo lo spettacolo Bianco\, scritto e diretto da Giuseppe Tantillo\, che è anche in scena insieme a Valentina Carli. Le scene sono di Antonio Panzuto\, i costumi di Alessandro Lai e le luci di Paolo Rodighiero. Repliche fino al 17 maggio. \n\n\n\nProdotto da Binario Vivo Teatro Nuovo\, Accademia perduta Romagna teatri e Teatri molisani\, Bianco è la terza opera dell’attore e autore palermitano Giuseppe Tantillo\, che nel 2013 ottenne con il suo primo testo teatrale\, Best friend\, la menzione speciale al prestigioso Premio Riccione per il Teatro. \n\n\n\nÈ una commedia che\, come tutte le opere che non si prefiggono come fine unico il puro intrattenimento\, cerca (invano) di trovare un senso alla nostra presenza su questo pianeta. Lo spettacolo affronta il tema del tempo e di come la malattia ne modifichi la percezione. E lo fa con un tono leggero\, l’unico adatto ad affrontare certi argomenti.  \n\n\n\nMia e Lucio si conoscono un pomeriggio nel reparto di oncologia dell’ospedale locale. Hanno rispettivamente 37 e 40 anni. E se non fosse che sono entrambi terrorizzati dall’idea di morire\, si accorgerebbero subito che non si tratta di un incontro qualunque. Ma come si fa a riconoscere la vita mentre si sta guardando in faccia la morte? Ed e possibile immaginare un futuro se non si è sicuri di averlo? \n\n\n\nBianco parte dalla condivisone di un percorso delicato e complesso per raccontare l’incontro tra due anime che\, per potersi afferrare\, devono prima di tutto riuscire a restare attaccate ai propri corpi. \n\n\n\n_____________________ \n\n\n\nBianco \n\n\n\ntesto e regia Giuseppe Tantillo \n\n\n\ncon Valentina Carli e Giuseppe Tantillo \n\n\n\nscene Antonio Panzuto \n\n\n\ncostumi Alessandro Lai \n\n\n\ndisegno luci Paolo Rodighiero \n\n\n\ntecnico luci Gianni De Monaco \n\n\n\nun progetto Bestfriend Teatro \n\n\n\nproduzione Binario Vivo Teatro Nuovo / Accademia perduta Romagna teatri / Teatri molisani \n\n\n\ndurata: 1 ora e 40 minuti \n\n\n\ncalendario delle rappresentazioni: \n\n\n\nmercoledì 13 maggio ore 21.00 \n\n\n\ngiovedì 14 maggio ore 21.00 \n\n\n\nvenerdì 15 maggio ore 17.00 \n\n\n\nsabato 16 maggio ore 17.00 \n\n\n\ndomenica 17 maggio ore 20.00
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SUMMARY:" La creatura del desiderio" al Teatro Brancati
DESCRIPTION:Dal 13 al 17 maggio al Teatro Vitaliano Brancati di Catania va in scena il testo di Andrea Camilleri nel libero adattamento drammaturgico\, la regia e l’interpretazione di Massimo Venturiello  \n\n\n\nUna vera e propria ballata noir\, in cui la musica klezmer dialoga con la voce\, costruendo una struttura ritmica serrata e coinvolgente. Al Teatro Brancati di Catania\, nell’ambito della Stagione del Teatro della Città\, debutta mercoledì 13 maggio\, ore 21\, La creatura del desiderio di Andrea Camilleri\, con il libero adattamento drammaturgico\, la regia e l’interpretazione di Massimo Venturiello. Lo spettacolo\, prodotto dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale e in scena fino al 17 maggio\, vanta le musiche del Quartetto Klezmer (Pasquale Laino\, clarinetto; Andrea Pandolfo\, tromba; Riccardo Manzi\, chitarra; Fabia Salvucci\, voce) e si avvale della cura tecnica di Andrea Memoli (luci e fonica)\, dando vita a una potente partitura scenica in cui parola e suono si fondono in un racconto emotivamente travolgente. Ambientata nel 1912\, la vicenda prende avvio un anno dopo la morte di Gustav Mahler e si concentra sulla figura di Alma Mahler\, giovane e affascinante vedova\, e sul suo incontro con il pittore Oskar Kokoschka. Tra i due nasce una relazione intensa e tormentata\, segnata da passione\, creatività e una gelosia sempre più soffocante. Ma l’inquietudine di Alma e l’ossessivo bisogno di possesso di Kokoschka conducono inevitabilmente alla rottura…  \n\n\n\nCon quest’opera\, Massimo Venturiello conferma il suo percorso artistico centrato su una parola scenica viva e musicale\, capace di attraversare i grandi testi con rigore e sensibilità contemporanea. Attore di lunga esperienza tra teatro\, cinema e televisione\, Venturiello ha costruito negli anni un linguaggio registico riconoscibile\, fondato sull’intreccio tra narrazione e partitura sonora\, dove la musica non è semplice accompagnamento ma elemento strutturale della drammaturgia. In questo spettacolo\, la sua direzione esalta la tensione emotiva del testo di Camilleri\, trasformandolo in un flusso scenico serrato e immersivo. \n\n\n\nInfo e biglietti allo 095530153 \n\n\n\nCALENDARIO SPETTACOLImercoledì 13 maggio\, ore 21  giovedì 14 maggio\, ore 17:30  venerdì 15 maggio\, ore 17:30  sabato 16 maggio\, ore 17:30  e ore 21domenica 17 maggio\, ore 17:30 
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LOCATION:Teatro Vitaliano Brancati\, Via Sabotino\, 4\, Catania\, ITA\, 95129\, Italy
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SUMMARY:"Casanova" al Teatro Vascello
DESCRIPTION:Dopo essersi misurato con Pier Paolo Pasolini in Calderón e Thomas Ligotti in Nottuari\, il regista Fabio Condemi torna a collaborare con il LAC portando in scena Casanova\, lavoro di cui Fabio Cherstich firma scenografia e drammaturgia dell’immagine\, su un testo originale di Fabrizio Sinisi. Ispirato alle memorie autobiografiche del celebre intellettuale veneziano Giacomo Casanova\, lo spettacolo si avvale dell’interpretazione di Sandro Lombardi\, grande protagonista del panorama teatrale italiano. \n\n\n\nInverno 1798. Nel Castello di Dux\, in Boemia\, un medico esperto di mesmerismo viene chiamato per visitare un uomo ormai al crepuscolo della vita: Giacomo Casanova\, bibliotecario al servizio del Conte di Waldstein da quindici anni\, vuole recuperare la memoria perduta. Malandato e amareggiato\, Casanova trascorre le sue giornate tra vecchi libri e scontri con i cortigiani che gli parlano in una lingua a lui estranea. Durante la seduta mesmerica\, lo stato di coscienza alterato spalanca le porte della memoria di Casanova\, ma i ricordi che affiorano non sono quelli descritti nei suoi Mémoires: sono visioni\, premonizioni\, apparizioni. Il medico ascolta la storia di Casanova\, una storia popolata di fantasmi\, un viaggio in cui compaiono personaggi del suo passato quali il frate Balbi\, la giovane amata Henriette e l’esoterica Marchesa D’Urfé. Ma è davvero la memoria ciò che Casanova cerca? O forse\, giunto alla fine del viaggio\, l’unico vero sollievo è l’oblio? Casanova è una riflessione sulla memoria e sul tempo di un’intera epoca. Filosofo\, prestigiatore e truffatore\, Giacomo Casanova ha attraversato il Secolo dei Lumi per spegnersi alla fine del Settecento\, mentre il mondo si trasforma e inizia la modernità.  \n\n\n\nNote di drammaturgia Fabrizio Sinsi \n\n\n\nSonata di fantasmi   \n\n\n\nCasanova è una meditazione sulla memoria e sul tempo: non solo quelli di Giacomo Casanova\, ma di un’epoca intera. Ci sono personaggi osservando i quali si può misurare la transizione di un’epoca storica. Casanova – nato all’inizio del secolo\, nel 1725\, e morto alle soglie del successivo\, nel 1798 – è uno di questi corpi che funzionano come dei campi di battaglia. Pochi più di lui sono stati così profondamente europei\, espressioni di una cultura esuberante e libera da confini nazionali; pochi più di lui hanno saputo\, quasi loro malgrado\, incarnare un secolo. Giacomo Casanova è forse la più perfetta cartina di tornasole del Settecento\, un secolo che vive uno dei più grandi stravolgimenti culturali\, politici e antropologici che la storia ricordi: la fine dell’aristocrazia e l’ascesa della borghesia; il tramonto dei miti religiosi e l’accelerazione del capitalismo di mercato; l’inizio dell’età dei Lumi e del razionalismo materialista. È il secolo di Kant e della “scomparsa della realtà” a favore della percezione soggettiva del mondo. È il secolo del terremoto di Lisbona\, che nel 1755 sconvolse le coscienze di tutta Europa\, generando la convinzione che non una sapienza divina governasse il la natura\, ma un caso cieco e puramente deterministico. È il secolo di Voltaire\, che infatti compare in scena come uno speaker a commentare gli eventi; è il secolo della tecnologia e delle prime macchine industriali; è il secolo del primo volo a bordo di una mongolfiera\, che destò immenso stupore e fece sognare a tanti il sovvertimento delle leggi della natura per mezzo dell’ingegno umano. Infine\, è il secolo della Rivoluzione Francese\, vero e proprio spartiacque tra due epoche. In tutti questi eventi\, Casanova è stato in qualche modo un testimone\, una coscienza scomoda\, fastidiosa\, tormentata – piena espressione del suo tempo e\, contemporaneamente\, suo elemento rimosso\, qualcosa di tenace\, disturbante e regressivo che il progresso deve espellere per poter evolvere. Quest’uomo malinconico e rancoroso\, rinchiuso come un prigioniero in una piccola biblioteca in Boemia\, non è solo una celebre personalità del tempo che fu: è una maschera tragicomica\, un paradigma che cambia\, un’icona che segna la fine di un mondo e l’inizio di un altro.  Il teatro\, diceva Artaud\, è dialogo con i morti. Questo è il centro intorno a cui ruota Casanova: il teatro come rito che mette in comunicazione i vivi e i morti\, presente e passato\, quello che c’è\, quello che non c’è più e persino quello che sarà. Il tempo è irrevocabile e scorre in una sola direzione\, ciò che è accaduto una volta non tornerà mai più: questo ricordano continuamente i personaggi che in questa lunga notte vengono a visitare Casanova\, come una specie di monito instancabile. Eppure\, il rito teatrale permette ciò che nella vita è impossibile: infrangere l’univocità del tempo\, invertire il suo flusso\, sparigliare le carte dell’irrevocabile. La vita di Giacomo Casanova è sempre stata un inno alla vitalità: avventuriero\, amante\, giocatore d’azzardo\, latitante\, soldato di ventura\, filosofo itinerante – la sua esistenza è sempre attraversata da un desiderio incontenibile e sfuggente: un’inquietudine\, una continua fuga in avanti. Ora\, nell’ultimo atto della sua vita\, quell’inquietudine diventa emblema di una ribellione disperata contro la mortalità. Questo rappresentano i diversi personaggi di questa sonata di fantasmi: l’affabile e ambiguo mesmerista; il frate Marino Balbi\, compagno di cella di Casanova nel suo periodo di detenzione nel carcere dei Piombi; la giovane amata (e poi abbandonata) Henriette; e soprattutto la lunare\, esoterica e futuristica Marchesa D’Urfé: tentativi di fermare l’entropia del mondo\, di modificare quell’irrevocabilità che fa apparire ogni vita simile a un destino. Ognuno di loro rappresenta un turning-point nella vita di Casanova\, un punto interrogativo della sua biografia\, come un crocevia rimasto drammaticamente aperto. Come ha scritto una volta Friedrich Nietzsche: si ricorda solo ciò che non ha mai smesso di dolorare.  \n\n\n\nNote di regia Fabio Condemi \n\n\n\nFantasmi\, memoria\, illuminismo  \n\n\n\nInverno 1798: un medico esperto di mesmerismo arriva a Dux\, in Boemia\, per visitare il vecchio bibliotecario. Quel bibliotecario è Giacomo Casanova\, che da quindici anni è al servizio del Conte di Waldstein. Casanova si presenta vecchio e malandato. Sta catalogando dei libri ed è in collera con i cortigiani di Dux che gli parlano in tedesco\, lingua che non conosce. L’unica impresa che lo appassiona ora è la composizione della Histoire de ma vie\, il gigantesco libro di memorie della sua vita\, delle sue avventure\, dei suoi viaggi e delle sue fughe. Arrivato al settimo volume\, Casanova ha iniziato a perdere la memoria e\, terrorizzato\, ha fatto chiamare il mesmerista per recuperarla. Il vecchio Casanova\, eternamente esule e straniero nel Mondo Nuovo\, forza del passato\, è ossessionato dal tempo perduto\, dall’infanzia perduta\, e ricorda per rivivere con tutto se stesso quei momenti. Durante la seduta mesmerica\, Casanova\, in uno stato di coscienza alterato\, comincia a ricordare; ma non sono veri ricordi\, sono diversi da quelli che lui ha descritto nelle memorie\, hanno il carattere di visioni\, premonizioni\, apparizioni. Il medico ascolta la storia di Casanova\, una storia popolata da fantasmi\, da immagini fantasma. La memoria per Casanova comincia con un episodio di epistassi. Un bambino con il sangue che cola copiosamente dal naso. Dopo il ricordo\sogno ad occhi aperti dell’epistassi\, Casanova si ritrova nel buio di un convento\, il letto bianco illuminato dalla luce lunare\, le voci dei preti\, le imposizioni dei preti nei suoi confronti\, i legami con i compagni. Casanova\, ormai profondamente immerso nel sonno mesmerico\, si ritrova in un banchetto veneziano durante la sua ultima notte di libertà. Infatti\, la notte tra il 25 e il 26 luglio 1755 egli fu arrestato e rinchiuso nei Piombi. L’accusa ufficiale era di aver diffuso dei versi antireligiosi. Il medico mesmerista che cerca di farlo guarire\svegliare si confonde nel sogno con il suo compagno di cella\, il frate somasco Marino Balbi. Nella notte della fuga dai Piombi si verifica il terremoto di Lisbona\, evento che scosse le coscienze di un’intera generazione. Il terremoto ebbe una forte influenza su molti pensatori europei dell’Illuminismo\, che dibatterono nell’ambito della cosiddetta filosofia del disastro. Il carattere apparentemente arbitrario con cui persone furono risparmiate o uccise dal terremoto fu utilizzato da Voltaire per screditare il concetto di “miglior mondo possibile”. Casanova fugge da Venezia. Inizia il suo lungo esilio. A Parigi frequenta il salotto della Marchesa D’Urfé\, estimatrice di arti esoteriche. La marchesa\, a detta dello stesso Casanova “folle solo per eccesso di intelligenza”\, col nome iniziatico di Egeria\, era una cultrice di magia\, discepola dell’alchimista Benoît de Maillet detto Taliamed\, “ottima alchimista” lei stessa. La D’Urfé possedeva un vero e proprio laboratorio alchemico ed aveva raccolto nella sua biblioteca una vasta messe di importanti manoscritti\, specialmente paracelsiani. La marchesa lascia il posto a Henriette. Nell’opera autobiografica Casanova narra di essersi imbattuto nell’autunno del 1749\, a Cesena\, in un’affascinante giovane donna francese che\, in fuga dai torti a lei inflitti da marito e suocero\, viaggiava – indossando abiti maschili – alla volta di Parma in compagnia di un anziano Capitano di un reggimento ungherese. La giovane\, la cui educazione e sensibilità tradiscono l’alto lignaggio\, si fa chiamare Henriette. Forse Henriette è l’unica donna che Casanova abbia mai amato\, eppure lui non riesce a ricordarne il volto. L’ultima cosa che Henriette disse a Casanova (anzi scrisse su un vetro) fu “Dimenticherai anche Henriette”. Alla fine della seduta\, il cui scopo era recuperare la memoria perduta\, Casanova capisce che forse quello che deve fare è dimenticare tutto.  \n\n\n\nBiografie \n\n\n\nFabrizio Sinisi Drammaturgia   \n\n\n\nDrammaturgo\, poeta e scrittore\, nel 2012 debutta come autore teatrale con La grande passeggiata per la regia di Federico Tiezzi. Dal 2010 è dramaturg della Compagnia Lombardi-Tiezzi e consulente artistico del Centro Teatrale Bresciano. Suoi lavori sono stati tradotti e rappresentati anche in Austria\, Croazia\, Egitto\, Francia\, Germania\, Gran Bretagna\, Grecia\, Romania\, Spagna\, Svezia\, Svizzera e Stati Uniti. Collabora stabilmente con “Doppiozero” e con il quotidiano “Domani”. Ha ottenuto diversi premi\, tra cui la menzione dell’American Playwrights Project\, il Premio Testori per la Letteratura e il Premio Nazionale dei Critici di Teatro. Nel 2025 è in uscita per Mondadori il suo primo romanzo. \n\n\n\nFabio Condemi Regia Classe 1988\, si diploma al corso di regia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma. Successivamente collabora con Giorgio Barberio Corsetti come assistente per regie teatrali e operistiche e progetti didattici. Nel 2018 debutta alla Biennale Teatro di Venezia diretta da Antonio Latella con Jakob Von Gunten\, tratto dal romanzo di Robert Walser. L’anno successivo presenta al teatro India di Roma e al Verdi di Pordenone Questo è il tempo in cui attendo la grazia\, monologo ispirato dalle sceneggiature di Pasolini e interpretato da Gabriele Portoghese. Dal 2019 fa parte\, insieme a DOM\, Industria Indipendente\, mk\, Muta Imago\, del nuovo progetto produttivo e abitativo del Teatro di Roma “Oceano Indiano”. Nel 2020 presenta alla Biennale Teatro di Venezia La filosofia nel boudoir del Marchese de Sade\, spettacolo con cui\, nel 2021\, vince il Premio Ubu per la miglior regia. Per il progetto digitale del LAC Lingua Madre. Capsule per il futuro firma la regia di Analisi Logica dal testo di Riccardo Favaro\, lavoro selezionato all’Incontro del Teatro Svizzero 2022. Nel 2022 porta in scena Calderón di Pier Paolo Pasolini\, realizzato all’interno del progetto internazionale “Prospero Extended Theatre”. Nel 2023 dirige Nottuari\, tratto dalle opere di Thomas Ligotti\, e debutta come regista di opera lirica con The turn of the screw di Benjamin Britten per I teatri di Reggio Emilia. Nel 2024 firma la regia di Ultimi crepuscoli sulla terra\, ispirato alle opere di Roberto Bolano. Sandro Lombardi  Casanova  \n\n\n\nAttore\, drammaturgo e scrittore. Diretto da Federico Tiezzi\, ha interpretato\, tra gli altri\, testi di Aristofane\, Beckett\, Bernhard\, Brecht\, D’Annunzio\, Luzi\, Pasolini\, Pirandello\, Schnitzler. Di grande rilievo i suoi spettacoli da Giovanni Testori\, che hanno rivoluzionato l’immagine dello scrittore lombardo. Per quattro volte\, tra il 1988 e il 2002\, ha ricevuto il Premio Ubu per la migliore interpretazione maschile. Ha inciso su cd le Poesie di Pasolini e l’Inferno di Dante (Garzanti); Il teatro di Giovanni Testori negli spettacoli di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi (Edizioni ERI); Cleopatràs di Giovanni Testori. Le più recenti interpretazioni\, unanimemente apprezzate\, sono Antichi Maestri di Thomas Bernhard (2020)\, Scene da Faust di Johann W. Goethe e Il Purgatorio di Mario Luzi (2022). Con la sua prima regia ha diretto Anna Della Rosa in Erodiàs + Mater strangosciàs (2023). Fra teatro\, musica e radio ha lavorato\, tra gli altri\, con Furio Bordon\, Arturo Cirillo\, Giancarlo Cobelli\, Rainer W. Fassbinder\, Roberto Latini\, Claudio Longhi\, Mario Martone\, Riccardo Muti\, Giorgio Pressburger\, Carlo Quartucci\, Pascal Rambert\, Paolo Rosa\, Giorgio Sangati\, Fabrizio Sinisi\, Fabio Vacchi. Ha pubblicato per Garzanti Gli anni felici\, romanzo di formazione vincitore del Premio Bagutta Opera Prima nel 2004. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo\, Le mani sull’amore (Feltrinelli)\, seguito nel 2015 da Queste assolate tenebre (Lindau)\, incentrato sul suo lavoro con Mario Luzi.  \n\n\n\nMarco Cavalcoli  Mesmerista   \n\n\n\nSi forma frequentando il Teatro delle Albe e poi lavorando nella scena sperimentale dei primi anni ‘90\, in particolare con Teatrino Clandestino\, la compagnia di teatro da discoteca Teddy Bear Company e infine Fanny & Alexander\, di cui è membro dal 1998 e con cui è stato in scena in numerose produzioni teatrali\, musicali e installative. Muovendosi tra teatro\, musica\, produzioni audiovisive e radiofoniche\, ha lavorato\, tra gli altri\, con Elvira Frosini e Daniele Timpano\, lacasadargilla\, Nextime Ensemble e Tempo Reale\, Mario Perrotta\, Giorgina Pi\, Mauro Lamanna\, Gob Squad\, Geppy Gleijeses\, Fabio Cherstich\, Fabio Condemi\, Nerval Teatro\, Anagoor\, Silvia Rigon\, Jacopo Panizza e Wang Chong\, Forced Entertainment e Aldes\, Berardo Carboni\, Paolo Bonacelli\, Veronica Cruciani\, Lorenzo Gioielli\, Luigi Polimeni\, Dimitri Grechi Espinoza. Al cinema è stato diretto da Sydney Sibilia\, i Manetti Bros\, Antonio Bigini e Alessandro Soetje\, e come voice actor da Mitra Farahani e Giovanni Piperno. Legge per Ad alta voce e Cose che succedono la notte programmi di Rai Radio 3. Insegna all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e alla STAP Brancaccio di Roma. Nel 2022 vince il Premio Ubu come migliore attore italiano.  \n\n\n\nSimona De Leo Henriette  \n\n\n\nNasce nel 2001 a Cinquefrondi\, provincia di Reggio Calabria. Dopo la maturità scientifica\, frequenta la Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano dove si diploma a giugno del 2024. A dicembre dello stesso anno prende parte allo spettacolo Sogno di una notte di mezza estate (commento continuo) di William Shakespeare/ Riccardo Favaro per la regia di Carmelo Rifici.  \n\n\n\nAlberto Marcello  Voltaire   \n\n\n\nClasse 1996\, inizia la sua formazione con l’attrice Lea Karen Gramsdorff\, con cui avvierà una lunga collaborazione. Nel 2017 viene ammesso alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano diretta da Carmelo Rifici\, dove si formerà\, tra gli altri\, con Alessio Maria Romano\, Francesca della Monica\, Antonio Latella\, Paolo Rossi\, Stefano Massini\, Massimo Popolizio\, Marta Ciappina e Lisa Ferlazzo Natoli. Debutta al Piccolo Teatro di Milano con Doppio sogno\, tratto dall’omonima novella di Arthur Schnitzler\, diretto da Carmelo Rifici\, con cui lavora anche in Ci guardano – prontuario di un innocente\, nell’ambito di Lingua Madre. Capsule per il futuro\, progetto vincitore del Premio speciale Ubu 2021. Dopo il diploma\, prende parte a numerosi spettacoli lavorando con diversi registi\, tra i quali Giacomo Lilliù in Teoria della classe disagiata\, Romeo Gasparini ne Il grande nulla\, Chiara Cingolani in Astra Nostra\, Federico Tiezzi ne Il Purgatorio. La notte lava la mente\, Andrea Chiodi in Sogno di una notte di mezza estate e La Passione\, Giovanni Ortoleva ne La dodicesima notte (o quello che volete) e La signora delle Camelie. In televisione prende parte alla serie Il Mostro\, diretta da Stefano Sollima.   \n\n\n\n  Betti Pedrazzi Marchesa D’Urfé   \n\n\n\nDiplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma\, inizia a lavorare con Luca Ronconi\, suo primo maestro e regista. In quegli anni fonda la compagnia Il Quadro e gestisce il Teatro Nuovo Eden di Carpi. In teatro\, tra i tanti\, ha lavorato con Luca Ronconi\, Giancarlo Cobelli\, Vincenzo Salemme\, Carlo Cecchi\, Valerio Binasco\, Toni Servillo\, Roberto Andò\, Jean Bellorini. Vince il premio Borgio Verezzi come migliore attrice non protagonista nel ruolo di Emilia in Otello di William Shakespeare ed è candidata al Premio Ubu per la Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni. Di recente è stata diretta da Lino Musella in Pinter Pary. Al cinema\, tra gli ultimi lavori più significativi\, si ricordano 18 regali di Francesco Amato\, Figli di Mattia Torre e Giuseppe Bonito\, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino\, Il più bel secolo della mia vita di Alessandro Bardani\, Benvenuti in casa Esposito di Gianluca Ansanelli\, Immaculate\, coproduzione internazionale diretta da Michael Mohan\, Iddu di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza\, in concorso al Festival di Venezia 2024. In televisione ha partecipato a diverse fiction\, tra le ultime Vostro Onore e Il metodo Fenoglio per la regia di Alessandro Casale\, Imma Tataranni di Francesco Amato e Antonia diretta da Chiara Malta.  \n\n\n\nEdoardo Matteo  Casanova bambino   \n\n\n\nNasce nel 2012 a Milano\, primogenito di tre fratelli. Timido e introverso\, ha sempre amato il mondo dello spettacolo e il cinema\, trovando nella recitazione un modo per impersonificare i suoi personaggi preferiti ed esprimere al massimo se stesso. Nel 2019 si trasferisce in Svizzera\, dove inizia a coltivare la sua passione e a frequentare una scuola di recitazione. Casanova di Fabio Condemi segna il suo debutto sul palcoscenico.   \n\n\n\nFabio Cherstich   Scene e drammaturgia dell’immagine   \n\n\n\n Classe 1984\, è regista e scenografo di teatro e opera. Il suo lavoro combina una meticolosa attenzione all’estetica visiva con la passione per i nuovi media e i linguaggi artistici contemporanei. Ha lavorato in numerosi teatri\, tra cui Teatro Mariinsky di San Pietroburgo\, Teatro Massimo di Palermo\, Teatro dell’Opera di Roma\, Opera d’Avignone\, Opera di Marsiglia\, Teatro Maillon di Strasburgo\, Teatro Argentina di Roma e I Teatri di Reggio Emilia. Le sue produzioni sono state invitate a prestigiose manifestazioni internazionali\, come Festival di Napoli\, Festival Première-Strasbourg\, Festival Dei Due Mondi di Spoleto\, STUCK Contemporary Art Center Festival di Leuven e la Biennale Teatro di Venezia. È ideatore e regista di Operacamion\, opera-on-the-road descritta dal New York Times come “un progetto unico capace di riportare l’opera alle sue origini”. Come regista di eventi performativi nel campo della moda e del design\, ha collaborato con brand come Cassina\, Gufram\, Memphis Milano\, Fay\, Hermès\, Off-WHITE e Acne Studio. Insegna Estetica della regia teatrale presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e l’Università IULM di Milano. Da sempre interessato all’arte contemporanea\, con particolare attenzione alla scena underground di Manhattan degli anni ‘80 e ‘90\, dal 2019 è curatore del Larry Stanton Estate di New York.  \n\n\n\nGianluca Sbicca   Costumi   \n\n\n\nClasse 1973\, studia Scenografia all’Accademia di Brera a Milano. Dopo varie esperienze nel campo della moda\, si avvicina al teatro come assistente di Jacques Reynaud per Lolita – sceneggiatura di Vladimir Nabokov (2001)\, regia di Luca Ronconi\, con il quale collabora anche a Phoenix di Marina Cvetaeva (2001). Sempre del Maestro è il primo spettacolo di cui firma i costumi\, Candelaio di Giordano Bruno (2001). Inizia così un sodalizio artistico con Ronconi\, proseguito per 15 anni\, fino al suo ultimo spettacolo\, Lehman Trilogy. Collabora poi stabilmente con Claudio Longhi\, per il quale firma i costumi di diversi spettacoli\, tra cui La classe operaia va in paradiso e Ho paura torero. Nel corso della sua carriera\, lavora inoltre\, sia per la prosa sia nell’opera lirica\, con numerosi registi\, tra cui Massimo Popolizio\, Stefano Ricci\, Peter Greenaway\, Alvis Hermanis\, Gabriele Lavia\, Federico Tiezzi\, Valter Malosti\, Giorgio Sangati\, Jacopo Gassmann\, Sergio Blanco\, Roberto Latini\, Fabio Condemi\, Fabio Cherstich\, Lino Guanciale\, Fanny & Alexander. Collabora stabilmente con lo stilista Antonio Marras a diverse installazioni e spettacoli teatrali. Nel 2018 vince il Premio Ubu e il Premio Le Maschere del Teatro Italiano per i costumi di Freud o l’interpretazione dei sogni di Federico Tiezzi; nel 2022 riceve il Premio Ubu per i costumi di M Il figlio del secolo di Massimo Popolizio.  \n\n\n\nGiulia Pastore   Disegno luci   Dopo il liceo classico e la laurea in Discipline dello spettacolo dal vivo\, si specializza in light design\, seguendo dal 2012 compagnie di prosa e danza con produzioni e tournée italiane ed internazionali. Ha firmato le luci per Deflorian/Tagliarini (La vegetariana\, Avremo ancora occasione di ballare insieme\, Chi ha ucciso mio padre\, Il cielo non è un fondale\, Memoria di ragazza)\, Carmelo Rifici (Le relazioni pericolose)\, VicoQuartoMazzini (La ferocia)\, Cristina Rizzo (Bolero Effect\, Ikea\, Prelude)\,  Marco D’Agostin (Best Regards\, nominato ai Premi Ubu 2021 come miglior spettacolo di danza)\, Marco Lorenzi (La collezionista e Affabulazione)\, Philippe Kratz (Lydia\, The red shoes\, Camera Obscura)\, Alessio Maria Romano (Principia)\, Giorgia Nardin (Ghisher\, Anahit)\, Fattoria Vittadini (Amor\, Salvaje\, To this pourpose only) e per tutti i lavori di Annamaria Ajmone\, con cui è candidata al Premio Ubu 2022 per il miglior disegno luci. Dal 2018 al 2021 ha curato la direzione tecnica e degli allestimenti di SpazioFattoria\, di T!nk P!nk e del Festival del Silenzio a Milano. Dal 2022 insegna alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Nel 2024 vince il Premio Ubu come miglior disegno luci per lo spettacolo La ferocia. Andrea Gianessi  Musiche e sound design   \n\n\n\n Compositore\, sound designer\, musicista e autore. Laureato con lode in Dams Musica a Bologna\, si dedica alla sperimentazione delle potenzialità drammaturgiche del suono. È fondatore del tsd – teatro dei servi disobbedienti e di DAS – Dispositivo Arti Sperimentali di Bologna\, di cui è nella direzione artistica fino al dicembre 2024. Nel 2025 fonda\, con la regista Federica Amatuccio\, la Diade\, gruppo di ricerca performativa. Realizza musiche e sound design per il teatro\, collaborando con artisti come Fabio Condemi\, Antonio Latella\, Giuseppe Stellato\, Franco Visioli (Stabilemobile)\, Silvia Rigon\, Michela Lucenti (Balletto Civile)\, Fanny & Alexander\, Jacopo Squizzato\, Menoventi\, Mitmacher Teatro\, Ateliersi\, Andrea Centazzo\, Masque Teatro. I suoi lavori vanno in scena in contesti come Emilia Romagna Teatro ERT\, Teatro di Roma\, Teatro Stabile di Torino\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, LAC Lugano Arte e Cultura\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli-Venezia Giulia\, Campania Teatro Festival\, Festival delle Colline Torinesi\, Kilowatt Sansepolcro\, Cantiere Poetico Santarcangelo\, Ravenna Festival\, OperaEstate\, Accademia di Belle Arti di Bologna\, La Biennale Teatro di Venezia.  \n\n\n\nAndrea Lucchetta Assistente alla regia  \n\n\n\nClasse 1998\, inizia il suo percorso professionale mettendo in scena Cecità di Josè Saramago presso il Teatro Nuovo di Napoli nel 2017. Nel 2021 consegue il diploma di regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Ha curato alcune delle proprie produzioni affiancato dalla guida di professionisti come Giorgio Barberio Corsetti in Sulla strada maestra di Anton Cechov\, Massimiliano Civica in uno studio su Patroni Griffi\, Arturo Cirillo in Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo. Collabora come assistente per Sergio Ariotti\, Andrea De Rosa\, Andrea Baracco\, Carlo Cecchi\, Fabio Condemi\, Leonardo Manzan. È il fondatore del collettivo Asilo Republic. Tra i lavori realizzati\, Il Calapranzi di Harold Pinter al Teatro Nuovo di Napoli\, uno studio su Friedrich Dürrenmatt al Teatro India di Roma\, Elettra di Euripide\, Dust to Dust di Robert Farquhar\, L’isola di Arturo di Elsa Morante\, Il tempo di stare insieme di cui cura drammaturgia e regia. Nel 2022 porta in scena La tempesta di William Shakespeare nella traduzione di Eduardo De Filippo al Teatro Olimpico di Roma. Nel 2023 debutta il progetto Shame Culture\, prodotto dal Teatro Elfo Puccini di Milano. \n\n\n\nInfo e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro \, Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE e VIVISPETTACOLO\, info promozioneteatrovascello@gmail.com  – promozione@teatrovascello.itBiglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti\, studenti universitari\, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro\, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti\, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati\, acquista direttamente alla biglietteria – acquista tramite bonifico bancario SOLAMENTE PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849oppure acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/casanova/268560 \n\n\n\nInfo: 06 5881021 – 06 5898031 \n\n\n\npromozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it \n\n\n\nORARI spettacoli \n\n\n\ndal martedì al venerdì h.21 \n\n\n\nsabato h.19 \n\n\n\ndomenica h.17 \n\n\n\nBIGLIETTERIA \n\n\n\nintero € 25 \n\n\n\nover 65 € 20 \n\n\n\ncral e convenzioni € 18 \n\n\n\nstudenti € 16 \n\n\n\nAbbonamenti \n\n\n\nle card libere a 6 spettacoli e le card love sono valide fino al 24 maggio 2026\, ultima replica dell’ultimo spettacolo in cartellone. Gli abbonamenti e le card sono nominativi ma cedibili
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SUMMARY:"La disfatta. Gli ultimi giorni del bunker" al Teatro Basilica
DESCRIPTION:Il 30 aprile 1945 a Berlino\, asserragliato nel bunker costruito sotto il palazzo della Cancelleria\, Adolf Hitler si suicida insieme ad Eva Braun appena sposata. Poco dopo Joseph Goebbels\, ministro della propaganda e gauleiter della Capitale\, insieme alla moglie Magda avvelena i suoi bambini e con lei anch’egli si toglie la vita. \n\n\n\nPochi epiloghi di foschi periodi della storia hanno tanto somigliato alla rappresentazione teatrale di una tragedia\, immaginata e addirittura in qualche modo provata per giungere all’immagine scenica voluta. La materia del racconto\, benché calata nei fatti veri della storia\, mi ha riportato alla crudeltà e alla violenza del dramma elisabettiano. Ma il dramma non è rappresentato\, è raccontato\, rivissuto\, puntigliosamente rievocato da una mente che è rimasta chiusa nella prigione di una follia lucida che le suggerisce parole quasi “indicibili”. \n\n\n\nIl mio Fritz\, il personaggio da me inventato per dar voce a questa quasi inspiegabile follia che riassume l’abbaglio di un intero popolo comincia a parlare osservando il mucchietto di terra che indica il luogo dove “tutto è avvenuto”\, dove “la tragedia si è consumata”. Fritz pensa che il nazismo non sarebbe dovuto durare dodici anni\, ma mille\, vive nella convinzione che una grande occasione sia andata perduta e tenta di spiegare il perché\, ma inciampa in interminabili sillabe che si contraddicono e diventano un balbettìo quasi musicale e funereo. Nella mente di Fritz regna un irreale deserto del senso ed ogni suo movimento del pensiero è dominato da un ipotetico “se ci avevano ordinato questo\, una ragione ci sarà stata” oppure “a noi piccoli\, a noi deboli non è e non era permesso di addentrarci nelle immense e irraggiungibili ragioni della storia”. Forse questi sono i meccanismi che ancora guidano le ideologie che si ispirano alla flosofa nazista e che forniscono carne e sangue agli attuali movimenti neonazi che sempre più pericolosamente camminano nelle strade dell’Europa di oggi con nomi spesso contrastanti con le immagini evocate dai loro stessi proclami. \n\n\n\nQualche sprazzo di assurda poesia si affaccia nel monologare di Fritz e diventa canto\, una paurosa preghiera al contrario che ci ammonisce e ci tiene ben svegli a vigilare perché non si passi il limite. \n\n\n\nPer tenere la follia sotto controllo. Perché la follia resti tale e non si nasconda sotto un costume di mendace innocuità. Gianni Guardigli \n\n\n\nOrario spettacoli: tutti gli spettacoli in scena in settimana dal lunedì al sabato sono in scena alle ore 21.00 tranne gli spettacoli della domenica che si tengono alle ore 16.30. \n\n\n\ndi Gianni Guardigli – Interprete Riccardo Leonelli – Regia Riccardo Leonelli – Costumi Marinella Pericolini – Musiche a cura di Francesco Pepicelli
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SUMMARY: "Il Quartetto c’era" al Teatro Verdi di Milano
DESCRIPTION:Al Teatro Verdi prende il via mercoledì 13 maggio Il Quartetto c’era\, rassegna ideata da Giangilberto Monti e prodotta dal Teatro del Buratto che riunisce quattro scrittori profondamente legati alla città di Milano\, che nel corso della loro carriera hanno raccontato la musica nei suoi molteplici aspetti. \n\n\n\nQuattro serate di narrazione musicale che ripercorrono percorsi professionali ricchi e trasversali: protagonisti sono quattro autori che non si sono limitati a scrivere saggi o dizionari\, ma hanno anche ideato rassegne (come Enzo Gentile)\, diretto teatri (come Piero Colaprico)\, dato vita a incontri e produzioni musicali (come Giordano Casiraghi) o diffuso la canzone d’autore attraverso la radio (come Roberto Caselli\, storica voce di Radio Popolare). Senza contare che ognuno di loro ha attraversato diversi linguaggi e media\, contaminando tutto questo.  \n\n\n\nMonti\, che proprio in questa sala ha debuttato nel 1979\, ha ideato questo appuntamento per far conoscere chi\, dietro le quinte\, permette agli appassionati di scoprire storie e i personaggi che stanno dietro i piccoli e grandi nomi del mondo musicale. Sono gli intellettuali della nostra musica e i narratori di questi sogni\, capaci di intercettare nuovi talenti\, raccontare gli esordi di artisti affermati e restituire il senso di concerti\, performance e momenti che hanno segnato la storia musicale italiana. \n\n\n\nOgni spettacolo è arricchito dalla presenza di un musicista\, che accompagna il racconto con esecuzioni dal vivo\, evocando atmosfere e brani – noti e meno noti – legati ai mondi musicali dei protagonisti. \n\n\n\nEnzo Gentile (mercoledì 13 maggio) è accompagnato dal pianista e compositore Fabrizio Roberto Grecchi; Piero Colaprico (giovedì 14 maggio) dal cantautore Alessio Lega; Roberto Caselli (venerdì 15 maggio) dal chitarrista blues Francesco Garolfi; Giordano Casiraghi (sabato 16 maggio) dal chitarrista folk Renato Franchi. \n\n\n\nIl Quartetto c’era conclude la rassegna Che Musica Milano che ha debuttato ad aprile al Teatro Verdi: tre appuntamenti pensati per raccontare le radici musicali di Milano\, dal secondo dopoguerra fino alla fine del secolo scorso e rendere omaggio ai suoi protagonisti più iconici e ai luoghi che hanno fatto da cornice alla nascita di una tradizione unica.
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SUMMARY:"Il figlio della tempesta" al Nuovo Teatro Ateneo
DESCRIPTION:il Nuovo Teatro Ateneo ospita il 13 maggio 2026 alle ore 20.30 Armando Punzo con IL FIGLIO DELLA TEMPESTA. Musiche\, parole e immagini dalla Fortezza\, concerto-spettacolo realizzato insieme ad Andrea Salvadori per i trent’anni della Compagnia della Fortezza. \n\n\n\nFigura centrale del teatro contemporaneo europeo e artefice della più radicale esperienza di teatro in carcere nel nostro Paese\, Punzo porta in scena un lavoro che attraversa tre decenni di ricerca artistica e umana dentro la Fortezza di Volterra\, intrecciando parola\, musica e immagine in una partitura di memoria\, visione e trasformazione. \n\n\n\nLo spettacolo restituisce la materia viva di un’esperienza che ha ridefinito il rapporto tra creazione teatrale\, detenzione e possibilità di riscrittura dell’esistenza\, nel quadro delle attività di Terza missione della Sapienza dedicate ai temi del carcere\, dell’eguaglianza e del contrasto alle discriminazioni.
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SUMMARY:"Morte di un commesso viaggiatore" al Teatro Argentina
DESCRIPTION:Morte di un commesso viaggiatore\, la celebre opera di Arthur Miller\, si fa specchio delle inquietudini contemporanee con la regia di Carlo Sciaccaluga\, in scena dal 13 al 24 maggio al Teatro Argentina. \n\n\n\nQuando\, nel 1949\, lo spettacolo debuttò a Broadway\, l’America era immersa in quel paradossale slancio ottimistico del dopoguerra\, tra ricostruzione materiale\, boom economico\, fiducia cieca nella promessa di un’ascesa sociale illimitata\, ma Arthur Miller seppe cogliere fin da subito il volto oscuro di quel mito: la brutalità nascosta sotto la superficie del successo\, la solitudine di chi misura il proprio valore sul metro della competizione\, la disperazione di chi non può permettersi il fallimento. Oggi\, in un mondo in cui il capitalismo è diventato non soltanto un sistema economico\, ma una forma di vita interiore\, Morte di un commesso viaggiatore non parla più soltanto dell’America\, ma dell’intera umanità globalizzata. \n\n\n\nLa regia di Carlo Sciaccaluga è uno scavo doloroso nel nostro presente. Il Willy Loman\, interpretato da Luca Lazzareschi\, non è un relitto\, è il nostro contemporaneo. È l’uomo che cerca ancora\, ostinatamente\, di esistere in un mondo che non conosce più il valore dell’errore\, della lentezza\, della fragilità. Il grido d’allarme lanciato da Miller più di settant’anni fa è rimasto inascoltato\, e ciò che nel 1949 sembrava già intollerabile oggi si è fatto regola\, sistema\, normalità. Eppure\, anche in questo paesaggio di fratture\, resta la traccia\, inconfondibile\, di un legame\, di un amore che resiste\, di una voce che chiama\, di uno sguardo che\, pur nel fallimento\, cerca l’altro. \n\n\n\nA rendere quest’opera rivoluzionaria fu anche la sua struttura formale. Miller spezza la linearità del tempo\, abolisce ogni netta separazione tra realtà e memoria\, presente e passato\, sogno e coscienza. Le scene si fondono\, si sovrappongono\, si contraddicono. \n\n\n\nCon una scena votata alla crudezza dei sentimenti più che alla ricostruzione naturalistica\, e una recitazione che punta al cuore nudo dei personaggi – interpretati da Luca Lazzareschi\, Pia Lanciotti\, Sergio Basile\, Andrea Nicolini\, Giovanni Arezzo\, Silvia Biancalana\, Domenico Bravo\, Giovanni Cannata\, Michele De Paola\, Eletta Del Castillo\, Riccardo Livermore\, Chiara Sarcona – lo spettacolo propone un viaggio dentro la disgregazione degli affetti familiari\, la perdita della dignità personale\, la tragedia quotidiana di chi\, pur avendo dato tutto\, si trova a mani vuote. È una scrittura scenica che affonda nella mente del protagonista\, seguendo i suoi scarti\, i suoi vuoti\, i suoi deliri. In un’epoca come la nostra\, in cui il concetto stesso di realtà si fa sempre più sfumato — e resta da interrogarsi se sia un bene o un male — Morte di un commesso viaggiatore si impone come una delle opere fondanti di quel lungo attraversamento della coscienza che è gran parte della letteratura occidentale del secondo Novecento. \n\n\n\n«Rileggerla oggi significa interrogarsi su cosa ancora possiamo intendere per verità – dichiara Carlo Sciaccaluga – Morte di un commesso viaggiatore non parla più soltanto dell’America\, ma dell’intera umanità globalizzata. Walter Benjamin\, nel descrivere il mondo moderno\, parlava della perdita d’aura: la dissoluzione dell’unicità dell’opera\, e con essa dell’individuo\, nell’epoca della riproducibilità tecnica. Anche Willy Loman\, in fondo\, è una figura senza aura: replicabile\, intercambiabile\, superflua. La sua tragedia è quella dell’uomo ridotto a funzione economica\, che non trova più nella propria esistenza un valore intrinseco\, ma solo un prezzo di mercato. Nel figlio primogenito\, Willy proietta tutte le sue speranze di riscatto: un futuro migliore\, la promessa di un’affermazione che a lui è stata negata. Ma il figlio stesso\, pur desiderando una vita diversa\, non riesce davvero a liberarsi di quella visione\, non trova il coraggio di abbattere il totem paterno. Morte di un commesso viaggiatore è anche\, come lo stesso Miller ha scritto\, una storia d’amore tra un padre e un figlio. Ed è\, come molte storie d’amore dolorose\, una storia fatta di fantasie\, illusioni\, allucinazioni. Willy non riesce ad accettare la realtà per quella che è: inizia a crearne versioni alternative\, deformate dal desiderio e dalla frustrazione. Il passato si trasfigura in un’età dell’oro perduta\, il futuro proietta l’ombra di case-dormitorio affollate da un’umanità disperata e feroce\, contro la quale competere senza tregua. Ma l’illusione della realizzazione di sé\, del successo\, sopravvive nei sogni\, o meglio: negli incubi. \n\n\n\nAccanto a lui\, Linda Loman rappresenta la silenziosa\, potentissima presenza dell’amore che resiste. In un testo dominato dalle voci maschili\, è lei il contrappunto costante alla disperazione del protagonista: un amore reale\, quotidiano\, ricambiato\, che non redime Willy ma lo accompagna fino all’ultimo istante\, riconoscendone la dignità anche quando il mondo intero gliel’ha negata. In Linda\, Miller affida alla scena una figura femminile complessa e radicale\, ben lontana dalla retorica della moglie devota\, e ancora oggi\, nella sua semplicità\, di straordinaria forza tragica. Nel suo Salesman in Beijing\, Miller sottolinea come la vicenda di Willy Loman fosse immediatamente comprensibile e toccante anche per il pubblico cinese: un pubblico lontano\, diverso\, eppure pronto a riconoscersi nel dramma di un uomo che misura il proprio valore in base alla sua produttività. È la prova che quel “sogno americano”\, con la sua promessa e il suo inganno\, parla ancora al cuore ferito di ogni società che abbia fatto della competizione e dell’efficienza il perno dell’esistenza umana. Morte di un commesso viaggiatore non è un’opera che ci insegna a capire. È un’opera che ci spinge\, ancora\, a sentire. A non dimenticare che\, prima di ogni ruolo\, di ogni prestazione\, di ogni aspettativa\, siamo esseri umani. E che solo nelle relazioni tra esseri umani si gioca\, davvero\, la nostra possibilità di esistere». \n\n\n\nOrari spettacolo: \n\n\n\n Mercoledì 13 maggio ore 20\, venerdì\, martedì ore 20; mercoledì\, sabato e giovedì 21 ore 19; \n\n\n\ndomenica e giovedì 14 maggio ore 17  \n\n\n\nDurata spettacolo: durata 3 ore più un intervallo
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LOCATION:Teatro Argentina\, Largo di Torre Argentina\, 52\, Roma\, 00186\, Italia
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SUMMARY:Presentazione del libro "Tutto Visconti"
DESCRIPTION:Mercoledì 13 maggio alle ore 17:30\, presso il Cinema Caravaggio di Roma\, si terrà la presentazione ufficiale del volume Tutto Visconti\, un’opera monumentale edita da Gremese e dedicata a uno dei più grandi protagonisti della cultura europea del Novecento. L’evento rappresenta un appuntamento imperdibile per studiosi\, appassionati di cinema\, teatro e musica\, ma anche per chiunque desideri approfondire la figura e l’eredità artistica di Luchino Visconti. \n\n\n\nProgettato e pubblicato a 50 anni dalla scomparsa di Luchino Visconti\, curato da Jean A. Gili e Piero Spila\, con una prestigiosa prefazione firmata da René de Ceccatty\, il volume Tutto Visconti si presenta come un dizionario antologico che ripercorre\, dalla A alla Z\, l’intera carriera del grande regista: dal cinema al teatro\, dall’opera lirica al balletto. Dalla “A” della voce “Alain- Fournier” alla “Z” di “Zeffirelli”\, passando per la “C” della “Callas” e la “N” di “Neorealismo”\, il lettore può affrontare un viaggio articolato e approfondito nell’universo viscontiano\, godendo della complessità e della ricchezza di una produzione artistica senza eguali. \n\n\n\nIl libro raccoglie 80 voci redatte da 39 studiosi e critici italiani e francesi\, e offrendo uno sguardo aggiornato e multidisciplinare. I contributi\, rigorosi ma accessibili\, affrontano temi\, opere\, collaborazioni e influenze che hanno segnato il percorso creativo di Visconti. Film\, spettacoli teatrali\, opere liriche\, e poi gli incontri artistici fondamentali (Jean Renoir\, Maria Callas\, Alain Delon\, Claudia Cardinale\, ecc.)\, i rapporti professionali con i collaboratori più preziosi (Susi Cecchi d’Amico\, Enrico Medioli\, Piero Tosi). Infine i momenti che hanno segnato da vicino la carriera dell’artista: i successi e le incomprensioni\, le provocazioni\, gli scandali\, le censure.  \n\n\n\nArricchito da decine di immagini\, il volume restituisce\, anche visivamente\, il mondo di Visconti nei suoi aspetti più felici e apprezzati\, ma anche nelle sue difficoltà e zone d’ombra. \n\n\n\nTutto Visconti si configura così come una monografia definitiva su un autore di fama mondiale\, capace di attraversare e unire linguaggi diversi – cinema\, teatro e opera – mantenendo sempre una visione artistica coerente e riconoscibile. \n\n\n\nAlla presentazione del 13 maggio\, presso il cinema Caravaggio\, interverranno il curatore Piero Spila\, l’editore Gianni Gremese e Stefania Parigi\, tra gli autori che hanno collaborato al volume. L’incontro sarà introdotto e moderato da Catello Masullo\, nell’ambito delle attività del Cinecircolo Romano. \n\n\n\nL’ingresso è libero fino a esaurimento posti
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SUMMARY:Biancaneve di Walser al Teatro Astra
DESCRIPTION:Biancaneve di Walser\, con la regia di Andrea Lucchetta è l’ultimo spettacolo della Stagione del TPE\, dal 12 al 31 maggio 2026 in prima nazionale al Teatro Astra. \n\n\n\nIl mostro è la spinta a ridurre il trauma a qualcosa di comprensibile\, digeribile. Biancaneve si ribella a questa narrazione: non cerca di adattarsi\, ma di liberarsi. Andrea Lucchetta \n\n\n\nRobert Walser riprende la fiaba classica di Biancaneve per immaginare ciò che accade dopo il (presunto) lieto fine. Proprio laddove la narrazione tradizionale si interrompe\, i personaggi principali – Biancaneve\, la Regina\, il Cacciatore e il Principe – si incontrano per parlare di ciò che è accaduto e dell’intenzione della Regina di uccidere Biancaneve\, attraverso un fitto dialogo che mette in discussione i ruoli prestabiliti\, le dinamiche di potere e l’identità individuale. Biancaneve diventa un simbolo della ricerca interiore in un mondo che riduce le sue esperienze a un’interpretazione collettiva e soffocante. La sua storia si trasforma così in un’indagine sul modo in cui memoria ed esperienza possano essere ingabbiate da una narrazione condivisa\, che limita ogni possibilità di autenticità. \n\n\n\nNote di regia di Andrea Lucchetta \n\n\n\nBiancaneve di Walser non è una riscrittura della fiaba nel senso consueto del termine. \n\n\n\nÈ piuttosto una sospensione\, una deviazione\, un tempo ulteriore che si apre quando la storia sembrerebbe già compiuta. È proprio dentro questo scarto che abbiamo trovato il punto di partenza del nostro lavoro. \n\n\n\nWalser lavora sempre su figure che sembrano muoversi alla ricerca di una forma di purezza\, di tenerezza\, di leggerezza. Eppure\, questa ricerca si scontra continuamente con qualcosa che la incrina\, la mette in crisi\, la espone alla contraddizione. Nei suoi testi c’è una tensione costante tra desiderio di innocenza e consapevolezza che questa innocenza non sia più davvero possibile. I suoi personaggi restano in bilico\, non coincidono mai pienamente con il ruolo che incarnano: principesse che non desiderano essere salvate\, personaggi che si smarriscono proprio nel momento in cui la salvezza dovrebbe compiersi. È come se\, in Walser\, il compimento della fiaba fosse sempre anche il suo punto di rottura. Ed è proprio in questa instabilità che abbiamo riconosciuto un punto di contatto profondo con la nostra visione. \n\n\n\nLa nostra idea registica ha provato a muoversi dentro questa frattura. Non raccontare la fiaba\, ma lavorare su ciò che resta quando la fiaba vacilla. Per questo lo spettacolo comincia nel momento in cui tutto dovrebbe già essere concluso. Biancaneve si sveglia\, e da quel risveglio qualcosa si sposta irrimediabilmente. Da lì si apre uno spazio di confronto. Biancaneve interroga\, accusa\, ricostruisce. Chiama in causa la madre\, il cacciatore\, il principe. Ma si trova di fronte a personaggi che negano\, dissimulano\, deviano continuamente il senso delle cose. \n\n\n\nLa verità non riesce mai a imporsi del tutto. Resta instabile\, mobile\, sfuggente. In questo spazio\, i personaggi sembrano mettere in scena se stessi: quello che sono; ciò che devono interpretare; e quello che cercano disperatamente di celare. È proprio in questa distanza che affiora la loro fragilità: una crepa che la finzione non riesce a contenere. \n\n\n\nDentro questa tensione\, Biancaneve ci è apparsa come un’eroina dell’amore in senso pienamente walseriano. Portatrice di un amore puro\, timido\, silenzioso. Un personaggio che sembra inseguire quella “effervescenza” di cui parla Jakob von Gunten\, quando Walser scrive: “la vita\, lo sento\, esige effervescenza”. Biancaneve attraversa il testo come figura della purezza\, ma scopre progressivamente che ogni aspirazione all’innocenza porta con sé il proprio mostro: una zona d’ombra che non può essere espulsa\, ma solo attraversata. \n\n\n\nMa il percorso che attraversa la conduce a una scoperta radicale: che l’amore non è mai del tutto innocente. Ed è da questa scoperta che nasce la sua scelta. Nella nostra messinscena Biancaneve sceglie di mangiare la mela avvelenata. Quel gesto non è più una caduta subita. È un atto consapevole. Un gesto che interrompe il compimento della fiaba\, che rifiuta la sua promessa rassicurante\, e che forse cerca una forma diversa di purezza. In questo gesto ci è sembrato di ritrovare qualcosa che appartiene profondamente anche a Walser: quella sua tensione verso una forma di sottrazione\, di sparizione silenziosa\, che torna inevitabilmente alla mente pensando all’immagine della sua morte\, durante una passeggiata nella neve. Come se\, anche lì\, ci fosse l’estremo compimento di una traiettoria poetica: il desiderio di dissolversi in una leggerezza definitiva. \n\n\n\nForse è proprio in questa soglia — tra tenerezza e oscurità\, tra desiderio di amore e desiderio di sparizione — che continua a parlarci\, oggi\, la sua Biancaneve. \n\n\n\nConcept scene e costumi di Andrea Colombo \n\n\n\nDal luogo della morte\, l’obitorio\, prende avvio una progressiva ricostruzione della favola di memoria disneyiana\, attraverso elementi iconici che si insinuano nello spazio e nella drammaturgia. La scena è funzionale e schematica\, costruita per seguire le esigenze dei personaggi più che una logica decorativa. Ne emerge uno spazio sospeso e attivo\, in trasformazione\, dove l’immaginario della fiaba viene spostato\, esposto e smontato. I costumi evocano l’immaginario del cartone animato per poi scartarlo\, traducendo con sottile autoironia lo spirito dei personaggi di Walser. Il procedere tratteggiato della drammaturgia rivela spazi di intimità e ampie aperture\, in cui attori e pubblico vivono insieme momenti di verità\, oltre i confini della fiaba\, lasciando che il testo dell’autore agisca come detonatore delle anime e delle relazioni.
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LOCATION:TPE Teatro Astra\, Via Rosolino Pilo\, 9\, Torino\, ITA\, 10143\, Italia
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SUMMARY:"Stremate sotto la pioggia" al Teatro Vittoria
DESCRIPTION:“Stremate sotto la pioggia” è il secondo episodio della fortunatissima Saga Teatrale delle “Stremate” 8 spettacoli campioni di incasso nelle stagioni romane dal 2015 al 2024\, replicati anche in un inedito “tour romano” che ne ha confermato il successo a suon di doppie\, triple e sold-out.  la 1^ Serie Teatrale al Mondo. Un riuscito format di teatro brillante al femminile e un acclamato esempio di “teatro seriale”.  Gli spettacoli raccontano le vite paradossali ed esilaranti delle stesse tre protagoniste (con guest occasionali). Tutta la serie indaga con grande onestà e una giusta dose di cattiveria nel complicato mondo della donna di oggi. Ne mette in mostra gli aspetti più intimi ma nel contempo più quotidiani. È uno spaccato di verità spietate\, grottesche\, esilaranti\, che nascondono tutta la fragilità\, la forza\, il divertimento e la profondità delle donne. Si affrontano le caratteristiche delle donne adulte “sull’orlo di una crisi di nervi”\, soprattutto per colpa degli uomini; ma anche della vita\, che in qualche maniera\, non le ha soddisfatte del tutto. Dubbi\, crisi\, schermaglie\, rappresentazioni di umori palpitanti e di frenesie goliardiche\, nel ricordo delle grandi aspettative della giovinezza. Aspettative tradite o raggiunte? Tre donne che nascondono le loro paure\, rifugiandosi in una comicità violenta e spassosa\, tra Almodòvar\, Woody Allen e Totò. Lo stile della Ricciardi conferma una narrazione cinematografica (sostenuta da un grande ritmo registico) e molto “chiacchierata”\, come chiacchiererebbero tre amiche sincere\, tra un battibecco e una risata. Sono “Stremate” dalla vita\, dagli eventi e forse dalle responsabilità che non vogliono o sono in grado di sostenere. Testi sinceri ed esilaranti ma anche molto toccanti nella loro forte linea “esistenziale”\, che raggiunge verità agrodolci aprendo lo spettro emotivo a tutte le donne\, che troveranno nelle protagoniste un po’ di loro stesse\, delle loro mamme e delle loro nonne. Una Serie che entrerà nel cuore anche agli uomini\, sempre molto distratti nel capire le straordinarie donne che hanno a fianco. \n\n\n\n“Stremate sotto la pioggia” – È la Befana del 2018. Le tre Stremate storiche\, Marisa\, Mirella ed Elvira sono in vacanza a Vico Equense e proprio nell’albergo di lusso dove sono alloggiate inizia il loro dramma. Piove a dirotto e Marisa ha colpito a morte un cameriere dell’albergo scambiandolo per un terrorista e la vacanza diventa un thriller comico e ricco di suspense. Tra malintesi\, scaramucce e complicità Elvira confesserà di essere rimasta incinta attraverso l’inseminazione artificiale\, e da questa notizia prenderà corpo tutta la nuova paradossale avventura delle Stremate\, popolata da un avvocato che tartaglia\, un “morto” chiuso in bagno e l’improvvisa intrusione di uno sceicco arabo. Così i pettegolezzi e le invidie tra donne contribuiranno a rendere la giornata esilarante e imprevedibile. Come sempre le Stremate daranno vita a battibecchi\, angherie e confessioni esilaranti e inattese\, trasportandoci ancora una volta nel mondo delle donne di oggi\, con tutte le loro luci e ombre\, ma sempre irresistibilmente comiche. Su tutto questo\, l’inconfondibile stile registico di Patrizio Cigliano\, caratterizzato come sempre da un ritmo vertiginoso e infinite trovate sceniche e un elegante stile teatrale\, con chiari riferimenti alla commedia all’italiana e a Hitchcock\, strizzando l’occhio a Woody Allen\, Mel Brooks e Totò. \n\n\n\nBotteghino: 06 5740170 – 06 5740598 \n\n\n\nVendita on-line e info: www.teatrovittoria.it \n\n\n\nCome arrivare: Metro: Piramide; Tram: 3; Bus: 23\, 30\, 75\, 83\, 170\, 280\, 716\, 781. \n\n\n\nBiglietti (prevendita esclusa): \n\n\n\nintero: platea € 27\, galleria € 21 \n\n\n\nridotto (under 35/over 65/cral): platea € 20\, galleria € 17 \n\n\n\nridotto under 18: platea € 13\, galleria € 11
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SUMMARY:“Concerto di Primavera” al Teatro Alessandrino
DESCRIPTION:Martedì 19 maggio 2026\, alle ore 21\, torna uno degli appuntamenti più attesi del panorama culturale di Alessandria e provincia: il Teatro Alessandrino (via Verdi\, 12 – Alessandria) ospiterà la diciassettesima edizione del “Concerto di Primavera”. \n\n\n\nL’evento\, realizzato con il patrocinio del Comune di Alessandria\, è offerto gratuitamente alla città ed è il frutto della consolidata sinergia tra il Conservatorio “A. Vivaldi” e ben 11 Club di Servizio cittadini\, ovvero: Inner Wheel Club Alessandria\, Lions Club Alessandria Host\, Alessandria Marengo\, Alessandria Cittadella\, Alessandria Valmadonna Valle delle Grazie\, Bosco Marengo Santa Croce\, Bosco Marengo La Fraschetta; Panathlon Club Alessandria\, Rotary Club Alessandria\, Soroptimist Club Alessandria\, Zonta Club Alessandria.  \n\n\n\nProtagonista della serata sarà\, come sempre\, l’Orchestra sinfonica del Conservatorio “A. Vivaldi”\, la cui attività è sostenuta da anni dal Contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. \n\n\n\nA guidare la formazione orchestrale\, composta da circa 50 studenti dei corsi accademici di I e II livello\, sarà Paolo Ferrara\, che ha diretto le orchestre di prestigiose istituzioni come il Teatro Regio di Torino e il Carlo Felice di Genova. La carriera internazionale di Ferrara\, docente di Composizione del conservatorio cittadino\, tocca Europa\, Americhe e Giappone (Kansai Philharmonic di Osaka)\, oltre a registrazioni per etichette come la RCA Victor. \n\n\n\nIl concerto – come ci racconta Federico Favali\, docente di Teoria dell’Armonia ed Analisi- si apre con l’Ouverture di Axur\, re d’Ormus\, un’opera in cinque atti di Antonio Salieri\, su libretto di Lorenzo Da Ponte. L’opera andò in scena a Vienna\, al Burgtheater\, nell’estate del 1788 e riscosse un successo straordinario. L’Ouverture ha un tema energico e ritmico e un altro tema cantabile. Salieri anticipa qui quell’ immediatezza espressiva che sarà centrale nel teatro musicale a cavallo tra Sette e Ottocento. \n\n\n\nIl secondo brano è il Concerto per flauto ed orchestra in sol maggiore K313 di W.A. Mozart. Fu nel gennaio 1778\, durante il soggiorno a Mannheim\, che Mozart ricevette una commissione da un dilettante olandese\, Ferdinand De Jean\, per scrivere questo concerto. Il primo movimento si distingue per eleganza e per il dialogo fluido tra solista e orchestra; l’Adagio centrale\, tra le pagine più liriche di Mozart\, mette in luce la cantabilità del flauto; il Rondò finale chiude con leggerezza e brillantezza\, essendo modellato su temi vivaci e trasparenti. La parte solistica del flauto è affidata a Simone Sgariboldi\, giovane talento distintosi in una selezione interna e allievo di Stefano Parrino presso il Conservatorio di Alessandria\, dove ha già conseguito\, con il massimo dei voti\, il diploma accademico di primo livello. Sgariboldi è stato inoltre dichiarato idoneo per l’Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori (ONCI) nel 2025\, è attivo come camerista nel “Trio Zardino” e ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica Campana. \n\n\n\nChiude il concerto la monumentale Sinfonia op. 95 “Dal nuovo mondo” di Antonín Dvořák. Quando il compositore giunse a New York per dirigere il National Conservatory of Music\, nel settembre 1892\, portò con sé la curiosità di un europeo affascinato dall’idea di una musica autenticamente americana. Questa Sinfonia\, completata nel maggio 1893 e presentata alla Carnegie Hall nel dicembre dello stesso anno\, fu il risultato di quell’incontro tra la sua anima boema e i canti delle popolazioni native che aveva ascoltato e studiato. Dvořák non cita direttamente melodie popolari ma ne assorbe lo spirito. Il risultato è una delle sinfonie più amate del repertorio con una forza espressiva immediata e duratura. \n\n\n\nCome da tradizione\, la serata celebrerà il merito accademico con la consegna di tre borse di  studio straordinarie donate dai Club di Servizio a tre allievi meritevoli del “Vivaldi”\, un gesto concreto per sostenere il futuro di tre giovani musicisti\, che si affiancherà alla cerimonia di consegna delle 12 borse ordinarie che il Conservatorio\, ogni anno\, riconosce ai propri allievi più meritevoli. \n\n\n\nI tre beneficiari delle borse concesse dai Club di servizio sono: \n\n\n\nRiccardo Glinac\, laureato in Filosofia con una tesi su Mahler e Adorno\, frequenta il 2° anno del corso accademico di primo livello in Composizione e il 3° anno del corso accademico di primo livello in Pianoforte. Si è distinto nella direzione d’orchestra\, vincendo audizioni e concorsi. \n\n\n\nChiara Pontoriero ha recentemente acquisito\, con il massimo dei voti e la lode\, il diploma di primo livello in Canto rinascimentale e barocco\, sotto la guida di Mirko Guadagnini\, con il quale sta ora seguendo il percorso accademico di secondo livello. Premiata in diversi concorsi nazionali ha collaborato con ruoli primari a molte produzioni del Conservatorio Vivaldi. \n\n\n\nAlessio Calabrese frequenta il corso accademico di secondo livello in Liuto e il corso accademico di primo livello in Flauto dolce. Attivo in molte produzioni della rassegna “Il Cantiere di Orfeo”\, con Chiara Pontoriero e Ziyu Zhang (al violino barocco) costituisce la formazione “Armonie barocche” che\, in esito alle audizioni annualmente promosse dal Conservatorio\, rappresenta il Vivaldi in rassegne e manifestazioni prestigiose. \n\n\n\nI 12 destinatari delle Borse riconosciute dal Conservatorio Vivaldi sono: \n\n\n\nNisterov Tsvetan Georgiev (biennio canto lirico)\, Decarolis Matteo (triennio chitarra)\, Nigra Giulia (biennio flauto)\, Valera Casasanta Fabio Alessandro (triennio violino)\, Bolla Stefano (triennio strumenti a percussione)\, Abergo Micol (triennio tromba)\, Premoli Alessandro (biennio violino)\, Bellora Virginia (triennio viola)\, Ronzio Francesco Pietro (biennio musica da camera)\, Boestian Andrea Matteo (triennio pianoforte)\, Tudisco Giorgio (triennio flauto)\, D’Elia Anastasia (triennio viola).
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SUMMARY:Mutamenti e prospettive future allo spazio Plus Arte Puls
DESCRIPTION:Giovedì 21 maggio 2026 alle ore 18:00\, presso lo spazio Plus Arte Puls\, si apre il nuovo ciclo di eventi Mutamenti e prospettive future con la mostra e l’incontro Geopolitica: trasformazioni e sviluppi\, promosso dall’Associazione culturale in tempo\,a cura di Ida Mitrano e Rita Pedonesi. \n\n\n\nIl progetto intende proporre una riflessione multidisciplinare sulle trasformazioni in atto\, conseguenze e sviluppi inediti nel panorama globale riguardanti l’attuale situazione geopolitica\, e non solo. A tal fine\, il progetto si articola in tre mostre con relativi incontri che si svolgeranno entro il 2026: in questo primo evento intervengono Bruno Chiarini\, docente di Politica Economica\, Università di Napoli Parthenope e di Roma “Tor Vergata” e Vladimiro Giacché\, filosofo ed economista. In esposizione opere di: Patrizia Borrelli\, Valeria Cademartori\, Ennio Calabria\, Davide Castelmezzano\, Luca Castelmezzano\, Fabio Crisarà\, Franco Ferrari\, Carlo Frisardi\, Alessandra Giovannoni\, Danilo Maestosi\, Mauro Magni\, Alessandra Pedonesi\, Stefano Piali.
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SUMMARY:CON#tatto al Teatro Le Maschere
DESCRIPTION:Il Teatro Le Maschere presenta dal 12 maggio al 13 giugno 2026  CON#tatto\, rassegna di nove spettacoli il cui filo rosso è la contemporaneità. Non una semplice moda o uno slogan\, ma la capacità del teatro di leggere il presente attraverso storie\, riscritture\, classici rivitalizzati e nuove drammaturgie che indagano l’emotività dei personaggi e il loro rapporto con il mondo sensibile. \n\n\n\nINCONTRO TRA PASSATO E PRESENTE \n\n\n\nDa oltre trent’anni\, il Centro Culturale Talia anima la scena romana con una vocazione chiara: un teatro che parla alle persone\, che educa\, emoziona\, accompagna e crea comunità. Riconosciuto dal Ministero della Cultura come “Teatro di Innovazione” nell’ambito del Teatro Ragazzi\, Talia ha costruito un’identità forte e coerente\, ma negli ultimi anni ha scelto di affiancare alla propria mission storica una nuova linea di lavoro serale dedicata alla prosa contemporanea\, alle giovani compagnie e ai linguaggi emergenti. \n\n\n\nÈ all’interno di questa visione che nasce CON#tatto – incontro tra passato e presente\, un nome semplice ma potentissimo: il contatto come vicinanza\, scambio umano e artistico\, ma anche come “tocco creativo”\, connessione tra generazioni e sensibilità diverse. Il simbolo “#” non è decorativo: rappresenta l’incrocio\, la soglia\, il punto in cui due mondi si incontrano e creano qualcosa di nuovo. \n\n\n\nE infatti CON#tatto è pensato come un ponte\, un dispositivo scenico e culturale che unisce maestri riconosciuti del teatro italiano e giovani artisti Under 35\, favorendo una trasmissione di sapere che oggi più che mai è urgente proteggere. \n\n\n\nI titoli proposti compongono una mappa viva delle inquietudini e delle domande del nostro tempo: il potere e la sua seduzione\, l’identità individuale e collettiva\, le fragilità affettive\, le derive digitali\, il rapporto tra mito e contemporaneità\, il corpo come campo di battaglia sociale\, le migrazioni e le disuguaglianze\, la memoria come responsabilità\, il teatro come luogo in cui l’immaginazione diventa coscienza. Un percorso che attraversa generazioni e linguaggi\, unendo denuncia\, poesia\, visione politica e ricerca interiore. \n\n\n\nIl progetto\, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, è vincitore dell’Avviso Pubblico\, curato dal Dipartimento Attività Culturali\, per la concessione di contributi destinati a sale teatrali private con capienza inferiore a 100 posti aventi sede a Roma\, per progetti di ricerca e sperimentazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo e della formazione. Stagione 2025/2026 – Carla Marchini – Massimo Vulcano \n\n\n\nIL CARTELLONE DEGLI SPETTACOLI: \n\n\n\nMartedì 12 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 13 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSete  \n\n\n\ndi Walter Prete \n\n\n\ncon Giorgio Sales \n\n\n\nregia: Lorenzo Parrotto \n\n\n\nproduzione: Compagnia Orsini \n\n\n\n“Con Sete vogliamo raccontare una storia. La storia di un luogo che\, come tutte le cose\, porta con sé una memoria. L’avvento improvviso e fortuito di uno dei tanti eroi del nostro tempo (o antieroi\, a seconda di come la si legge) cambierà il destino di questo luogo e\, a effetto domino\, i destini di tutte le persone a esso collegate. Insieme a Walter e a Giorgio ci siamo decisi a raccontare un piccolo grande spaccato del nostro tempo. È sempre difficile sapere davvero cosa si vuole. Per questo\, spesso e volentieri\, ci si affida\, oggi più che mai. Ci si affida a quelle persone che sanno cosa vogliono\, o almeno sembrano saperlo. E ci affascinano\, ci attraggono\, proprio perché ci comunicano sicurezza e decisione. Ed è tra queste maglie che i nostri cinque personaggi prendono forma. Ed ecco l’acqua: bene indispensabile\, primario. Bene che deve\, dovrebbe\, essere alla portata di tutti. E così come Dio\, che nella Genesi separa la luce dalle tenebre\, così il nostro eroe separa un bene come questo dal resto del mondo\, “stabilendo un valore”: in questo caso il valore è dato dalla bottiglia\, da ciò che contiene e racchiude l’acqua. Ma il valore cambia anche a seconda di chi stabilisce il valore stesso\, il nostro eroe. Noi\, da parte nostra\, non vogliamo trovare il colpevole. Vogliamo raccontare ciò che può cambiare radicalmente una vita. Alla fine\, chissà̀\, ci ritroveremo anche noi chiedendoci a vicenda un sorso d’acqua\, cercando nello zaino o nella borsa la nostra bottiglietta. Che c’è di male. In fondo si sa: a teatro viene sete.” (Lorenzo Parrotto) \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nVenerdì 15 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 16 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSISTEMA NERVOSO  under 35 \n\n\n\ndi e con Leonardo Capuano \n\n\n\nassistente alla regia e alla drammaturgia: Paola Corsi  \n\n\n\nproduzione: Compagnia Orsini \n\n\n\nUn uomo di questo tempo che si sforza di riappropriarsi di pezzi della propria vita che non ricorda\, cerca di mettere ordine tra le parti mancanti che gli sfuggono. Le conseguenze di questi episodi della sua esistenza\, a cui non riesce ad accedere\, scuotono il suo equilibrio a tal punto che il proprio sistema nervoso si manifesta come un soggetto autonomo e parlante\, con cui dialoga ed entra in relazione\, così come con altre presenze che abitano il suo quotidiano. Nella sua folle lucidità ha però la consapevolezza che il suo stato di alterazione sia dovuto non soltanto alla sua condizione personale ma alla sua realtà di uomo\, parte di un sistema nervoso globale che è il mondo in cui vive. \n\n\n\nMartedì 19 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 20 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nVENDITORI DI ANIME \n\n\n\ndi Alberto Bassetti \n\n\n\ncon: Bruno Governale\, Maddalena Rizzi\, Alessandro Scafati  \n\n\n\nRegia: Filippo d’Alessio \n\n\n\nProduzione: Seven Cults \n\n\n\nUn’opera che tesse i fili di una storia che è insieme un inno di tributi e un turbinio di sconfitte e speranze vane\, vissute da tre figure reali ma misteriose allo stesso tempo\, ognuna pronta a dedicare tutta se stessa per preservare un luogo\, che è alla base dei loro desideri e delle loro disgrazie: il teatro. \n\n\n\nI tre personaggi incarnano le forze e le debolezze che sono legate a questo edificio\, che durante l’opera gli farà vivere un viaggio alla ricerca del proprio scopo: l’Uomo che ha fatto della sua vita un inganno nella vacuità di un luogo che gli ha tolto tutto e che è pronto a trasformare in un supermercato\, trae a sé il Giovane neofita che con ardore ed emozione ambisce a quelli che sono i grandi desideri ed ideali che tutti noi nutriamo sin dalla giovane età\, per poi accorgerci che questi non sempre portano alla nostra sazietà di desiderio e speranza\, percezioni che vediamo incarnate nella figura misteriosa della Donna che forse rappresenta una fantasia\, un fantasma o il corpo concreto di un’attrice; ma che soprattutto incarna i fasci di un luogo arcano e misterioso ma che allo stesso tempo accomuna ed appassiona\, che custodisce i nostri sogni e fa vivere infinite vite\, elevando il semplice uomo ad una esperienza sensoriale senza eguali. \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nVenerdì 22 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 23 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nUOMINI O CAPORALI \n\n\n\ndi e con Francesco Stella \n\n\n\nregia: Nicola Pistoia \n\n\n\nproduzione: Teatro Le Maschere \n\n\n\nUomini o caporali è un intenso monologo teatrale che affronta il tema del caporalato nell’Agro Pontino attraverso lo sguardo di Jasnoor\, un giovane immigrato proveniente dal Punjab. La storia\, riduzione teatrale del podcast omonimo del 2022\, porta in scena il viaggio di Jasnoor\, dal debito insostenibile contratto per raggiungere l’Italia alla dura realtà della schiavitù moderna nei campi agricoli italiani. Il racconto attraversa momenti di dolore\, speranza e coraggio\, con una narrazione che intreccia il dramma personale di Jasnoor a quello collettivo di migliaia di invisibili che vivono e lavorano in condizioni disumane. \n\n\n\nTra dialoghi intensi e cambi di registro narrativo\, la pièce alterna scene di profondo realismo a momenti poetici\, illuminando il potere della dignità e dell’amore come strumenti di resistenza. Il gioco nazionale indiano del kabaddi diventa metafora di sopravvivenza\, trasformandosi nel respiro stesso di chi lotta per restare umano in un sistema che tenta di disumanizzarlo \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nMartedì 26 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 27 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nOSSITOCINA  under 35 \n\n\n\ndi Elena Stauffer \n\n\n\ncon Maria Anolfo e Francesco Providenti \n\n\n\nregia Elena Stauffer \n\n\n\nproduzione: Compagnia Mauri Sturno \n\n\n\nClaudia e Flavio sono stati selezionati per uno studio clinico sperimentale che testa una pillola in grado di simulare la sensazione dell’innamoramento. Mentre aspettano che lo studio inizi\, però\, diventa evidente che i due non potrebbero essere più incompatibili; l’unica chimica presente nella stanza è quella sintetica sul tavolo. Ambientato nella Roma di oggi\, Ossitocina esplora quanto pesa il contesto sociale sui nostri comportamenti\, principi morali ed idee\, ed esamina le contraddizioni che caratterizzano due degli stereotipi principali della gioventù romana. Ci si interroga sulla responsabilità individuale\, sull’eredità familiare\, sul potere e i limiti della comunicazione e sul rapporto di una generazione con l’identità e l’impegno politico. \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nVenerdì 29 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 30 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nAnna \n\n\n\ntratto dal racconto “Anna e il Moro” di Dacia Maraini \n\n\n\ndiretto e interpretato da Viola Graziosi \n\n\n\nproduzione: Effimera teatro srl \n\n\n\nUna musica di violino storpiata\, un’anima in frantumi\, anzi due. \n\n\n\nMadre e figlia: un’unica voce. La separazione è strapiombo. La fine\, buio: nessuna indulgenza. \n\n\n\nCosa ci rende ciechi e ci impedisce di vedere? Chi\, di noi\, resiste\, rimane inerte\, complice? È una domanda che mi sono fatta più volte. Chi sono\, dove sono\, mentre la vita scorre attraverso di me. \n\n\n\nLa scena: una madre sulla soglia. La torba che è vita. Semi che possono crescere\, oppure no. \n\n\n\nEchi di voci\, energia vitale\, di Anna e i suoi sogni e poi il silenzio\, e il rimbombo storpiato della voce di lui\, cantante rock dalle mani violente. \n\n\n\nNote di Viola Graziosi \n\n\n\nQuesto racconto di Dacia Maraini tratto dalla raccolta L’Amore rubato\, si ispira a una terribile storia vera che mi aveva molto colpito quando vivevo a Parigi. La giovane attrice in questione era\, come me\, figlia di un grande attore… E lui\, il cantante famoso\, è stato condannato\, ma troppo poco. \n\n\n\nQuando Federica Di Martino mi ha proposto di continuare il racconto degli “Amori rubati” affidandomi Anna che ha qualcosa di Ofelia e di Marie\, ho capito che potevo farmi testimone. \n\n\n\nPerché ancora il Teatro è la risposta: la culla\, il ventre\, la terra\, la Madre. Qui possiamo imparare a guardare\, senza paura. Un’attrice ci prende per mano e risorgiamo insieme dal dolore. Più forti e svegli nella nostra vita\, che è il dono più prezioso che abbiamo. \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nGiovedì 4 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nVenerdì 5 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nOSSESSIONI under 35 \n\n\n\ndai racconti di  Edgar Allan Poe \n\n\n\ncon: Paolo Cutroni e Erika Russo \n\n\n\nadattamento\, traduzione e regia: Giuseppe Convertini \n\n\n\nscene e costumi: Maria Antonia Pagliara \n\n\n\nproduzione: Teatro Le Maschere \n\n\n\n“I mostri più spaventosi sono quelli che si nascondono nella nostra mente.” \n\n\n\n Le ossessioni personali di Edgar Allan Poe sono il motore delle sue storie. \n\n\n\nNonostante l’intensità di queste ossessioni\, i racconti – Morella\, Berenice e Ligeia – sono costruiti con una razionalità fredda e distaccata. \n\n\n\nAlle protagoniste femminili di questi tre racconti\, lo scrittore  assegna uno stesso destino di morte.  Lo stesso destino che aveva colpito sua madre\, quando egli aveva solo 3 anni\, e Virginia sua moglie\,  deceduta a soli 24 anni. \n\n\n\nPoe\, che ha vissuto tutta la sua vita in una sorta di lutto perenne\, viene inevitabilmente trascinato nell’inferno del suo orrore e della sua dannazione. \n\n\n\n“I morti ci perseguitano. Ci reclamano a gran voce.” \n\n\n\nLe ossessioni e gli spettri della mente sono dei temi ancora  attuali. Lo scrittore parla al nostro cuore. La sua angoscia è anche la nostra. \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nMartedì 9 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 10 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nDick Pic – Quando il corpo diventa schermo        under 35 \n\n\n\ndi Andrea Lucchetta e Anna Bisciari \n\n\n\ncon Anna Bisciari \n\n\n\nregia Andrea Lucchetta \n\n\n\nproduzione: Compagnia Mauri Sturno \n\n\n\nUna donna sale sul palco. Una scrivania\, un monitor acceso\, una tazza. Può sembrare di trovarsi ad una conferenza o di fronte a un’edizione straordinaria del telegiornale. L’argomento che introduce è tanto assurdo quanto reale: “la dick pic”. Inizialmente l’atmosfera è leggera. Riferimenti a conversazioni autentiche o verosimili: “Ciao bella”\, “Sei una stella”\, “Tuo padre è un ladro”\, “Ti posso sposare?”\, e l’inevitabile immagine esplicita. Da qui la narrazione scivola in un territorio senza regole\, che riguarda il selvaggio mondo del web\, dove non ci sono sempre le giuste punizioni e dove anche le nuove generazioni faticano a tutelarsi. Dove la curiosità può spingere a trovarsi in situazioni pericolose e dove l’incorporeità stimola l’audacia. La conferenza si trasforma. Le parole si mutano in denuncia. Le dick pic diventano simbolo: di possesso\, di invasione\, di potere\, di abuso. Lo spettacolo si addentra nei territori più cupi della cultura patriarcale e digitale: l’erotofilia narcisistica travestita da spontaneità\, il sessismo interiorizzato\, la violenza normalizzata in rete. Una riflessione sul risvolto psicologico che hanno certi comportamenti e sul perché si accetta di più che avvengano quando sono in formato virtuale. \n\n\n\n============================================================================= \n\n\n\nVenerdì 12 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 13 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMOSTRE – Scilla e Cariddi under 35 \n\n\n\ndrammaturgia: Laura Pinato\, Sebastiano Spada \n\n\n\ncon Beatrice Ceccherini\, Maria Chiara Pellitteri \n\n\n\ndirezione artistica: Sebastiano Spada \n\n\n\nproduzione: Effimera teatro srl \n\n\n\nMostre – Scilla e Cariddi è un progetto teatrale che rilegge il mito omerico attraverso una lente contemporanea. Due figure mitiche\, condannate a essere mostri per sempre\, prendono finalmente la parola e si scoprono sorelle nella stessa ferita: entrambe sono state mostrificate da un mondo che non tollera il femminile fuori misura. Troppo belle\, troppo libere\, troppo ambiziose\, troppo desideranti\, troppo fuori controllo. Troppo. \n\n\n\nScilla è punita per la sua bellezza\, per essere stata desiderata. Rimane fanciulla dal busto in su ma la sua sessualità viene deformata in violenza\, trasformata in un corpo che divora con sei cagne all’altezza della vita. \n\n\n\nCariddi è punita per la sua fame – di terra\, di mare\, di potere – una voracità permessa agli uomini ma negata alle donne. La sua condanna è diventare inghiottimento eterno. \n\n\n\nNell’Odissea\, Omero le descrive come minacce insormontabili\, poste l’una di fronte all’altra nello Stretto di Messina. Ulisse è costretto a passare tra loro\, scegliendo quale pericolo affrontare: da una parte Scilla\, “il mostro che ruba sei compagni d’un colpo\, dalle sue gole spalancate”; dall’altra Cariddi\, “il gorgo che tre volte al giorno inghiotte e tre volte rigetta il mare infinito”. \n\n\n\nIl testo alterna linguaggi e ambientazioni: da una parte il mito con i monologhi Scilla e Cariddi\, scritti in una lingua poetica e fisica\, viscerale e sensuale; dall’altra il presente\, in cui le due creature diventano specchio delle donne di oggi\, mostri contemporanei raccontati dai media\, dalla cronaca e dai social. \n\n\n\nIl progetto nasce dall’esigenza di indagare la genealogia della mostrificazione del femminile: un tema antico\, che attraversa la mitologia\, la religione\, la politica e il corpo stesso della donna. Scilla e Cariddi non sono più trappole marine\, ma voci vive: raccontano il prezzo di essere donne libere e immaginano la possibilità di una riscrittura della loro storia. Un rito teatrale che trasforma il mito in un atto politico e poetico.
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DESCRIPTION:Il Teatro Le Maschere presenta dal 12 maggio al 13 giugno 2026  CON#tatto\, rassegna di nove spettacoli il cui filo rosso è la contemporaneità. Non una semplice moda o uno slogan\, ma la capacità del teatro di leggere il presente attraverso storie\, riscritture\, classici rivitalizzati e nuove drammaturgie che indagano l’emotività dei personaggi e il loro rapporto con il mondo sensibile. \n\n\n\nINCONTRO TRA PASSATO E PRESENTE \n\n\n\nDa oltre trent’anni\, il Centro Culturale Talia anima la scena romana con una vocazione chiara: un teatro che parla alle persone\, che educa\, emoziona\, accompagna e crea comunità. Riconosciuto dal Ministero della Cultura come “Teatro di Innovazione” nell’ambito del Teatro Ragazzi\, Talia ha costruito un’identità forte e coerente\, ma negli ultimi anni ha scelto di affiancare alla propria mission storica una nuova linea di lavoro serale dedicata alla prosa contemporanea\, alle giovani compagnie e ai linguaggi emergenti. \n\n\n\nÈ all’interno di questa visione che nasce CON#tatto – incontro tra passato e presente\, un nome semplice ma potentissimo: il contatto come vicinanza\, scambio umano e artistico\, ma anche come “tocco creativo”\, connessione tra generazioni e sensibilità diverse. Il simbolo “#” non è decorativo: rappresenta l’incrocio\, la soglia\, il punto in cui due mondi si incontrano e creano qualcosa di nuovo. \n\n\n\nE infatti CON#tatto è pensato come un ponte\, un dispositivo scenico e culturale che unisce maestri riconosciuti del teatro italiano e giovani artisti Under 35\, favorendo una trasmissione di sapere che oggi più che mai è urgente proteggere. \n\n\n\nI titoli proposti compongono una mappa viva delle inquietudini e delle domande del nostro tempo: il potere e la sua seduzione\, l’identità individuale e collettiva\, le fragilità affettive\, le derive digitali\, il rapporto tra mito e contemporaneità\, il corpo come campo di battaglia sociale\, le migrazioni e le disuguaglianze\, la memoria come responsabilità\, il teatro come luogo in cui l’immaginazione diventa coscienza. Un percorso che attraversa generazioni e linguaggi\, unendo denuncia\, poesia\, visione politica e ricerca interiore. \n\n\n\nIl progetto\, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, è vincitore dell’Avviso Pubblico\, curato dal Dipartimento Attività Culturali\, per la concessione di contributi destinati a sale teatrali private con capienza inferiore a 100 posti aventi sede a Roma\, per progetti di ricerca e sperimentazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo e della formazione. Stagione 2025/2026 – Carla Marchini – Massimo Vulcano \n\n\n\nIL CARTELLONE DEGLI SPETTACOLI: \n\n\n\nMartedì 12 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 13 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSete  \n\n\n\ndi Walter Prete \n\n\n\ncon Giorgio Sales \n\n\n\nregia: Lorenzo Parrotto \n\n\n\nproduzione: Compagnia Orsini \n\n\n\n“Con Sete vogliamo raccontare una storia. La storia di un luogo che\, come tutte le cose\, porta con sé una memoria. L’avvento improvviso e fortuito di uno dei tanti eroi del nostro tempo (o antieroi\, a seconda di come la si legge) cambierà il destino di questo luogo e\, a effetto domino\, i destini di tutte le persone a esso collegate. Insieme a Walter e a Giorgio ci siamo decisi a raccontare un piccolo grande spaccato del nostro tempo. È sempre difficile sapere davvero cosa si vuole. Per questo\, spesso e volentieri\, ci si affida\, oggi più che mai. Ci si affida a quelle persone che sanno cosa vogliono\, o almeno sembrano saperlo. E ci affascinano\, ci attraggono\, proprio perché ci comunicano sicurezza e decisione. Ed è tra queste maglie che i nostri cinque personaggi prendono forma. Ed ecco l’acqua: bene indispensabile\, primario. Bene che deve\, dovrebbe\, essere alla portata di tutti. E così come Dio\, che nella Genesi separa la luce dalle tenebre\, così il nostro eroe separa un bene come questo dal resto del mondo\, “stabilendo un valore”: in questo caso il valore è dato dalla bottiglia\, da ciò che contiene e racchiude l’acqua. Ma il valore cambia anche a seconda di chi stabilisce il valore stesso\, il nostro eroe. Noi\, da parte nostra\, non vogliamo trovare il colpevole. Vogliamo raccontare ciò che può cambiare radicalmente una vita. Alla fine\, chissà̀\, ci ritroveremo anche noi chiedendoci a vicenda un sorso d’acqua\, cercando nello zaino o nella borsa la nostra bottiglietta. Che c’è di male. In fondo si sa: a teatro viene sete.” (Lorenzo Parrotto) \n\n\n\n========================== \n\n\n\nVenerdì 15 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 16 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSISTEMA NERVOSO under 35 \n\n\n\ndi e con Leonardo Capuano \n\n\n\nassistente alla regia e alla drammaturgia: Paola Corsi  \n\n\n\nproduzione: Compagnia Orsini \n\n\n\nUn uomo di questo tempo che si sforza di riappropriarsi di pezzi della propria vita che non ricorda\, cerca di mettere ordine tra le parti mancanti che gli sfuggono. Le conseguenze di questi episodi della sua esistenza\, a cui non riesce ad accedere\, scuotono il suo equilibrio a tal punto che il proprio sistema nervoso si manifesta come un soggetto autonomo e parlante\, con cui dialoga ed entra in relazione\, così come con altre presenze che abitano il suo quotidiano. Nella sua folle lucidità ha però la consapevolezza che il suo stato di alterazione sia dovuto non soltanto alla sua condizione personale ma alla sua realtà di uomo\, parte di un sistema nervoso globale che è il mondo in cui vive. \n\n\n\n=========================== \n\n\n\nMartedì 19 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 20 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nVENDITORI DI ANIME \n\n\n\ndi Alberto Bassetti \n\n\n\ncon: Bruno Governale\, Maddalena Rizzi\, Alessandro Scafati  \n\n\n\nRegia: Filippo d’Alessio \n\n\n\nProduzione: Seven Cults \n\n\n\nUn’opera che tesse i fili di una storia che è insieme un inno di tributi e un turbinio di sconfitte e speranze vane\, vissute da tre figure reali ma misteriose allo stesso tempo\, ognuna pronta a dedicare tutta se stessa per preservare un luogo\, che è alla base dei loro desideri e delle loro disgrazie: il teatro. \n\n\n\nI tre personaggi incarnano le forze e le debolezze che sono legate a questo edificio\, che durante l’opera gli farà vivere un viaggio alla ricerca del proprio scopo: l’Uomo che ha fatto della sua vita un inganno nella vacuità di un luogo che gli ha tolto tutto e che è pronto a trasformare in un supermercato\, trae a sé il Giovane neofita che con ardore ed emozione ambisce a quelli che sono i grandi desideri ed ideali che tutti noi nutriamo sin dalla giovane età\, per poi accorgerci che questi non sempre portano alla nostra sazietà di desiderio e speranza\, percezioni che vediamo incarnate nella figura misteriosa della Donna che forse rappresenta una fantasia\, un fantasma o il corpo concreto di un’attrice; ma che soprattutto incarna i fasci di un luogo arcano e misterioso ma che allo stesso tempo accomuna ed appassiona\, che custodisce i nostri sogni e fa vivere infinite vite\, elevando il semplice uomo ad una esperienza sensoriale senza eguali. \n\n\n\n=========================== \n\n\n\nVenerdì 22 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 23 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nUOMINI O CAPORALI \n\n\n\ndi e con Francesco Stella \n\n\n\nregia: Nicola Pistoia \n\n\n\nproduzione: Teatro Le Maschere \n\n\n\nUomini o caporali è un intenso monologo teatrale che affronta il tema del caporalato nell’Agro Pontino attraverso lo sguardo di Jasnoor\, un giovane immigrato proveniente dal Punjab. La storia\, riduzione teatrale del podcast omonimo del 2022\, porta in scena il viaggio di Jasnoor\, dal debito insostenibile contratto per raggiungere l’Italia alla dura realtà della schiavitù moderna nei campi agricoli italiani. Il racconto attraversa momenti di dolore\, speranza e coraggio\, con una narrazione che intreccia il dramma personale di Jasnoor a quello collettivo di migliaia di invisibili che vivono e lavorano in condizioni disumane. \n\n\n\nTra dialoghi intensi e cambi di registro narrativo\, la pièce alterna scene di profondo realismo a momenti poetici\, illuminando il potere della dignità e dell’amore come strumenti di resistenza. Il gioco nazionale indiano del kabaddi diventa metafora di sopravvivenza\, trasformandosi nel respiro stesso di chi lotta per restare umano in un sistema che tenta di disumanizzarlo \n\n\n\n============================== \n\n\n\nMartedì 26 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 27 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nOSSITOCINA under 35 \n\n\n\ndi Elena Stauffer \n\n\n\ncon Maria Anolfo e Francesco Providenti \n\n\n\nregia Elena Stauffer \n\n\n\nproduzione: Compagnia Mauri Sturno \n\n\n\nClaudia e Flavio sono stati selezionati per uno studio clinico sperimentale che testa una pillola in grado di simulare la sensazione dell’innamoramento. Mentre aspettano che lo studio inizi\, però\, diventa evidente che i due non potrebbero essere più incompatibili; l’unica chimica presente nella stanza è quella sintetica sul tavolo. Ambientato nella Roma di oggi\, Ossitocina esplora quanto pesa il contesto sociale sui nostri comportamenti\, principi morali ed idee\, ed esamina le contraddizioni che caratterizzano due degli stereotipi principali della gioventù romana. Ci si interroga sulla responsabilità individuale\, sull’eredità familiare\, sul potere e i limiti della comunicazione e sul rapporto di una generazione con l’identità e l’impegno politico. \n\n\n\n====================== \n\n\n\nVenerdì 29 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 30 maggio 2026 alle 20:00 \n\n\n\nAnna \n\n\n\ntratto dal racconto “Anna e il Moro” di Dacia Maraini \n\n\n\ndiretto e interpretato da Viola Graziosi \n\n\n\nproduzione: Effimera teatro srl \n\n\n\nUna musica di violino storpiata\, un’anima in frantumi\, anzi due. \n\n\n\nMadre e figlia: un’unica voce. La separazione è strapiombo. La fine\, buio: nessuna indulgenza. \n\n\n\nCosa ci rende ciechi e ci impedisce di vedere? Chi\, di noi\, resiste\, rimane inerte\, complice? È una domanda che mi sono fatta più volte. Chi sono\, dove sono\, mentre la vita scorre attraverso di me. \n\n\n\nLa scena: una madre sulla soglia. La torba che è vita. Semi che possono crescere\, oppure no. \n\n\n\nEchi di voci\, energia vitale\, di Anna e i suoi sogni e poi il silenzio\, e il rimbombo storpiato della voce di lui\, cantante rock dalle mani violente. \n\n\n\nNote di Viola Graziosi \n\n\n\nQuesto racconto di Dacia Maraini tratto dalla raccolta L’Amore rubato\, si ispira a una terribile storia vera che mi aveva molto colpito quando vivevo a Parigi. La giovane attrice in questione era\, come me\, figlia di un grande attore… E lui\, il cantante famoso\, è stato condannato\, ma troppo poco. \n\n\n\nQuando Federica Di Martino mi ha proposto di continuare il racconto degli “Amori rubati” affidandomi Anna che ha qualcosa di Ofelia e di Marie\, ho capito che potevo farmi testimone. \n\n\n\nPerché ancora il Teatro è la risposta: la culla\, il ventre\, la terra\, la Madre. Qui possiamo imparare a guardare\, senza paura. Un’attrice ci prende per mano e risorgiamo insieme dal dolore. Più forti e svegli nella nostra vita\, che è il dono più prezioso che abbiamo. \n\n\n\n========================== \n\n\n\nGiovedì 4 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nVenerdì 5 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nOSSESSIONI under 35 \n\n\n\ndai racconti di  Edgar Allan Poe \n\n\n\ncon: Paolo Cutroni e Erika Russo \n\n\n\nadattamento\, traduzione e regia: Giuseppe Convertini \n\n\n\nscene e costumi: Maria Antonia Pagliara \n\n\n\nproduzione: Teatro Le Maschere \n\n\n\n“I mostri più spaventosi sono quelli che si nascondono nella nostra mente.” \n\n\n\n Le ossessioni personali di Edgar Allan Poe sono il motore delle sue storie. \n\n\n\nNonostante l’intensità di queste ossessioni\, i racconti – Morella\, Berenice e Ligeia – sono costruiti con una razionalità fredda e distaccata. \n\n\n\nAlle protagoniste femminili di questi tre racconti\, lo scrittore  assegna uno stesso destino di morte.  Lo stesso destino che aveva colpito sua madre\, quando egli aveva solo 3 anni\, e Virginia sua moglie\,  deceduta a soli 24 anni. \n\n\n\nPoe\, che ha vissuto tutta la sua vita in una sorta di lutto perenne\, viene inevitabilmente trascinato nell’inferno del suo orrore e della sua dannazione. \n\n\n\n“I morti ci perseguitano. Ci reclamano a gran voce.” \n\n\n\nLe ossessioni e gli spettri della mente sono dei temi ancora  attuali. Lo scrittore parla al nostro cuore. La sua angoscia è anche la nostra. \n\n\n\n=========================== \n\n\n\nMartedì 9 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMercoledì 10 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nDick Pic – Quando il corpo diventa schermo under 35 \n\n\n\ndi Andrea Lucchetta e Anna Bisciari \n\n\n\ncon Anna Bisciari \n\n\n\nregia Andrea Lucchetta \n\n\n\nproduzione: Compagnia Mauri Sturno \n\n\n\nUna donna sale sul palco. Una scrivania\, un monitor acceso\, una tazza. Può sembrare di trovarsi ad una conferenza o di fronte a un’edizione straordinaria del telegiornale. L’argomento che introduce è tanto assurdo quanto reale: “la dick pic”. Inizialmente l’atmosfera è leggera. Riferimenti a conversazioni autentiche o verosimili: “Ciao bella”\, “Sei una stella”\, “Tuo padre è un ladro”\, “Ti posso sposare?”\, e l’inevitabile immagine esplicita. Da qui la narrazione scivola in un territorio senza regole\, che riguarda il selvaggio mondo del web\, dove non ci sono sempre le giuste punizioni e dove anche le nuove generazioni faticano a tutelarsi. Dove la curiosità può spingere a trovarsi in situazioni pericolose e dove l’incorporeità stimola l’audacia. La conferenza si trasforma. Le parole si mutano in denuncia. Le dick pic diventano simbolo: di possesso\, di invasione\, di potere\, di abuso. Lo spettacolo si addentra nei territori più cupi della cultura patriarcale e digitale: l’erotofilia narcisistica travestita da spontaneità\, il sessismo interiorizzato\, la violenza normalizzata in rete. Una riflessione sul risvolto psicologico che hanno certi comportamenti e sul perché si accetta di più che avvengano quando sono in formato virtuale. \n\n\n\n========================== \n\n\n\nVenerdì 12 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nSabato 13 giugno 2026 alle 20:00 \n\n\n\nMOSTRE – Scilla e Cariddi under 35 \n\n\n\ndrammaturgia: Laura Pinato\, Sebastiano Spada \n\n\n\ncon Beatrice Ceccherini\, Maria Chiara Pellitteri \n\n\n\ndirezione artistica: Sebastiano Spada \n\n\n\nproduzione: Effimera teatro srl \n\n\n\nMostre – Scilla e Cariddi è un progetto teatrale che rilegge il mito omerico attraverso una lente contemporanea. Due figure mitiche\, condannate a essere mostri per sempre\, prendono finalmente la parola e si scoprono sorelle nella stessa ferita: entrambe sono state mostrificate da un mondo che non tollera il femminile fuori misura. Troppo belle\, troppo libere\, troppo ambiziose\, troppo desideranti\, troppo fuori controllo. Troppo. \n\n\n\nScilla è punita per la sua bellezza\, per essere stata desiderata. Rimane fanciulla dal busto in su ma la sua sessualità viene deformata in violenza\, trasformata in un corpo che divora con sei cagne all’altezza della vita. \n\n\n\nCariddi è punita per la sua fame – di terra\, di mare\, di potere – una voracità permessa agli uomini ma negata alle donne. La sua condanna è diventare inghiottimento eterno. \n\n\n\nNell’Odissea\, Omero le descrive come minacce insormontabili\, poste l’una di fronte all’altra nello Stretto di Messina. Ulisse è costretto a passare tra loro\, scegliendo quale pericolo affrontare: da una parte Scilla\, “il mostro che ruba sei compagni d’un colpo\, dalle sue gole spalancate”; dall’altra Cariddi\, “il gorgo che tre volte al giorno inghiotte e tre volte rigetta il mare infinito”. \n\n\n\nIl testo alterna linguaggi e ambientazioni: da una parte il mito con i monologhi Scilla e Cariddi\, scritti in una lingua poetica e fisica\, viscerale e sensuale; dall’altra il presente\, in cui le due creature diventano specchio delle donne di oggi\, mostri contemporanei raccontati dai media\, dalla cronaca e dai social. \n\n\n\nIl progetto nasce dall’esigenza di indagare la genealogia della mostrificazione del femminile: un tema antico\, che attraversa la mitologia\, la religione\, la politica e il corpo stesso della donna. Scilla e Cariddi non sono più trappole marine\, ma voci vive: raccontano il prezzo di essere donne libere e immaginano la possibilità di una riscrittura della loro storia. Un rito teatrale che trasforma il mito in un atto politico e poetico. \n\n\n\n====================== \n\n\n\nTel. 0658330817 – Fax. 0658334313 \n\n\n\ninfo@teatrolemaschere.it \n\n\n\nwww.teatrolemaschere.it \n\n\n\nfacebook.com/teatrolemaschere \n\n\n\nInstagram @teatrolemaschere \n\n\n\nCOME RAGGIUNGERE IL TEATRO \n\n\n\nAutobus linea H \n\n\n\nTram linea 8 (Largo Argentina – Casaletto) \n\n\n\nTram linea 3 \n\n\n\nMODALITÀ DI ACCESSO:  \n\n\n\nINGRESSO GRATUITO CONTINGENTATO SINO AD ESAURIMENTO POSTI  \n\n\n\nOBBLIGO DI PRENOTAZIONE AL NUMERO 06.58330817 – E-MAIL INFO@TEATROLEMASCHERE.IT \n\n\n\ndal lunedì al venerdì (9:30-16:00).
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LOCATION:Teatro Le Maschere\, Via Aurelio Saliceti\, 1/3\, Roma\, 00153\, Italia
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SUMMARY:“Bar sotto il mare” al Teatro Stabile di Catania
DESCRIPTION:Prosegue la stagione della Sala Futura del Teatro Stabile di Catania con “Bar sotto il mare”\, tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Benni\, in scena dal 14 al 17 maggio 2026. \n\n\n\nUno spettacolo surreale\, poetico e visionario diretto da Emilio Russo\, che firma anche l’adattamento teatrale di uno dei testi più amati dello scrittore bolognese\, recentemente scomparso. In scena Fabrizio Checcacci\, Roberto Andrioli e Lorenzo degl’Innocenti\, protagonisti di un viaggio teatrale che intreccia comicità\, musica e immaginazione. \n\n\n\n“Bar sotto il mare” conduce il pubblico in un luogo sospeso e fantastico\, dove storie improbabili e personaggi fuori dall’ordinario prendono vita tra racconti\, canzoni e atmosfere oniriche. Un bar misterioso\, popolato da avventori eccentrici e indimenticabili: il barista enigmatico\, il vecchio con la gardenia\, il marinaio solitario\, l’uomo invisibile\, la sirena ammaliatrice e molti altri personaggi che trasformano il palcoscenico in uno spazio libero e immaginifico. \n\n\n\nLo spettacolo restituisce tutta la forza poetica e ironica dell’universo di Stefano Benni\, alternando leggerezza e riflessione in una dimensione dove il grottesco incontra la tenerezza e l’assurdo diventa strumento per raccontare il presente. \n\n\n\nAccanto agli interpreti\, la musica dal vivo di Cosimo Zannelli accompagna e amplifica il racconto scenico\, mentre le canzoni originali\, tratte anche dalle poesie di Benni\, si fondono con la recitazione dando vita a una partitura teatrale dinamica e coinvolgente. \n\n\n\nLe musiche sono di Fabrizio Checcacci e Cosimo Zannelli\, scene e costumi di Pamela Aicardi\, luci di Mattia De Pace. \n\n\n\nLo spettacolo è prodotto da Tieffe Teatro. \n\n\n\nCalendario rappresentazioni: \n\n\n\ngiovedì 14 maggio 2026 ore 20:45venerdì 15 maggio 2026 ore 17:30sabato 16 maggio 2026 ore 20:45domenica 17 maggio 2026 ore 18:00 \n\n\n\nBar sotto il mare \n\n\n\ndi Stefano Benni \n\n\n\ncon Fabrizio Checcacci\, Roberto Andrioli\, Lorenzo degli Innocenti \n\n\n\nregia e adattamento Emilio Russo \n\n\n\nmusiche dal vivo Cosimo Zannellimusiche Fabrizio Checcacci e Cosimo Zannelliscene e costumi Pamela Aicardiluci Mattia De Pace \n\n\n\ndurata 100 minuti \n\n\n\nproduzione Tieffe Teatro
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SUMMARY:LA DISFATTA - GLI ULTIMI GIORNI NEL BUNKER 
DESCRIPTION:Al TeatroBasilica il 15 e 16 maggio 2026 alle ore 21.00 andrà in scena LA DISFATTA – GLI ULTIMI GIORNI NEL BUNKER di Gianni Guardigli\, diretto e interpretato da Riccardo Leonelli; musiche a cura di Francesco Pepicelli. \n\n\n\nLa disfatta si sviluppa all’interno di un bunker tedesco\, non sappiamo quanti giorni dopo la morte del tiranno. Un intenso monologo-dialogo tra Fritz\, il postino di Hitler\, e degli interlocutori immaginari che si ammassano di volta in volta nella psiche lacerata e instabile del protagonista. La scena è disseminata di oggetti e simboli che richiamano il bunker e con cui Fritz si rapporta\, nell’illusione di ricreare una quotidianità di azioni e gesti che\, invece\, stonano terribilmente con il suo delirio. Se da un lato ci risulta impensabile giustificare un Fritz qualunque\, certamente colluso e responsabile delle atrocità compiute dal Nazismo\, dall’altro non possiamo non lasciare aperto uno spiraglio di umanità di fronte a una delle tante comparse di quella che è stata\, forse\, la più grande “disfatta” della storia del Novecento. \n\n\n\nNote di Gianni Guardigli \n\n\n\nIl 30 aprile 1945 a Berlino\, asserragliato nel bunker costruito sotto il palazzo della Cancelleria\, Adolf Hitler si suicida insieme ad Eva Braun appena sposata. Poco dopo Joseph Goebbels\, ministro della propaganda e gauleiter della Capitale\, insieme alla moglie Magda avvelena i suoi bambini e con lei anch’egli si toglie la vita. \n\n\n\nPochi epiloghi di foschi periodi della storia hanno tanto somigliato alla rappresentazione teatrale di una tragedia\, immaginata e addirittura in qualche modo provata per giungere all’immagine scenica voluta. La materia del racconto\, benché calata nei fatti veri della storia\, mi ha riportato alla crudeltà e alla violenza del dramma elisabettiano. Ma il dramma non è rappresentato\, è raccontato\, rivissuto\, puntigliosamente rievocato da una mente che è rimasta chiusa nella prigione di una follia lucida che le suggerisce parole quasi “indicibili”. \n\n\n\nIl mio Fritz\, il personaggio da me inventato per dar voce a questa quasi inspiegabile follia che riassume l’abbaglio di un intero popolo comincia a parlare osservando il mucchietto di terra che indica il luogo dove “tutto è avvenuto”\, dove “la tragedia si è consumata”. Fritz pensa che il nazismo non sarebbe dovuto durare dodici anni\, ma mille\, vive nella convinzione che una grande occasione sia andata perduta e tenta di spiegare il perché\, ma inciampa in interminabili sillabe che si contraddicono e diventano un balbettìo quasi musicale e funereo. \n\n\n\nNella mente di Fritz regna un irreale deserto del senso ed ogni suo movimento del pensiero è dominato da un ipotetico “se ci avevano ordinato questo\, una ragione ci sarà stata” oppure “a noi piccoli\, a noi deboli non è e non era permesso di addentrarci nelle immense e irraggiungibili ragioni della storia”. Forse questi sono i meccanismi che ancora guidano le ideologie che si ispirano alla filosofia nazista e che forniscono carne e sangue agli attuali movimenti neonazi che sempre più pericolosamente camminano nelle strade dell’Europa di oggi con nomi spesso contrastanti con le immagini evocate dai loro stessi proclami. \n\n\n\nQualche sprazzo di assurda poesia si affaccia nel monologare di Fritz e diventa canto\, una paurosa preghiera al contrario che ci ammonisce e ci tiene ben svegli a vigilare perché non si passi il limite. \n\n\n\nPer tenere la follia sotto controllo. Perché la follia resti tale e non si nasconda sotto un costume di mendace innocuità. \n\n\n\nNote di regia di Riccardo Leonelli \n\n\n\nOgni riferimento alla Palestina è fortemente voluto. La disfatta non è un semplice monologo. È l’urlo folle\, disperato\, distonico di un uomo comune ritrovatosi a servire un regime – per scelta o per necessità non ci è dato saperlo – capace di condurre milioni di persone a una mostruosa perdita di giudizio\, attraverso una seduzione di gloria. Il tema è tristemente contemporaneo e lo spettacolo denuncia “tutte” le stragi e “tutti” i genocidi compiuti in nome di una presunta superiorità etica\, genetica o religiosa. Non esiste un popolo eletto. Né allora né oggi. Poiché Dio ama ciascuno indistintamente. Siamo in un bunker\, forse proprio quello del Fuehrer\, non sappiamo quanti giorni dopo la caduta del tiranno. La performance è un intenso monologo-dialogo tra Fritz – immaginario postino di Hitler – e degli interlocutori che si ammassano di volta in volta nella sua psiche lacerata e instabile. Voci\, volti e macerie si fanno sempre più presenti man mano che lo spettacolo si sviluppa\, in un crescendo di follia che non lascia spazio alla luce. L’oscurità del bunker rispecchia la notte oscura di un uomo-simbolo di un’umanità che ha perso la strada per inseguire spettri di potere\, che ha smarrito ogni senso di civiltà convinta di poterne forgiare una nuova\, ma intrisa di orrore. La scena è disseminata di oggetti e simboli che richiamano il bunker e con cui Fritz si rapporta nell’illusione di ricreare una quotidianità di azioni e gesti che\, invece\, stonano terribilmente con il suo delirio\, in cui egli è vittima e carnefice allo stesso tempo. Infatti\, se da un lato ci risulta impensabile giustificare un Fritz qualunque\, certamente colluso e responsabile delle atrocità compiute dal Nazismo\, dall’altro non possiamo chiudere ogni spiraglio di umanità di fronte a una delle tante comparse di quella che è stata\, forse\, la più grande “disfatta” della storia del Novecento. \n\n\n\nLink al trailer:    https://www.youtube.com/watch?v=Mx0kf1R_tMM
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LOCATION:Teatro Basilica\, Piazza di Porta San Giovanni\, 10\, Roma\, 00185\, Italia
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SUMMARY:SILVIO\, CI MANCHI? Le tecniche di comunicazione che hanno cambiato la nostra vita
DESCRIPTION:In scena Patrick Facciolo analista della comunicazione\, dottore in tecniche psicologiche e giornalista radiotelevisivo con uno spettacolo senza precedenti\, che per la prima volta analizza ed esplora direttamente sul palco le tecniche di comunicazione di Silvio Berlusconi. Non un ritratto celebrativo del personaggio\, né l’ennesima occasione di critica politica\, ma un’indagine sul linguaggio\, le figure retoriche e le strategie persuasive che\, in trent’anni di storia\, hanno contribuito a plasmare il modo di pensare e comunicare degli italiani. \n\n\n\nIn scena Patrick Facciolo\, analista della comunicazione\, dottore in tecniche psicologiche e giornalista radiotelevisivo\, autore di Fallacie logiche (HarperCollins Italia)\, volto televisivo e figura di riferimento sui temi della comunicazione in Italia\, con una community di oltre 320.000 follower sui social. Dopo anni di studio e divulgazione\, porta sul palco un’analisi unica e definitiva sul linguaggio politico e mediatico di Silvio Berlusconi\, e sugli effetti che la sua comunicazione ha prodotto nella vita quotidiana di tutti noi. \n\n\n\nDal discorso della discesa in campo al “Contratto con gli italiani”\, dalla scena della sedia di Marco Travaglio fino allo sbarco su TikTok: Facciolo smonta chirurgicamente e ricostruisce in chiave teatrale i momenti comunicativi più salienti della comunicazione berlusconiana\, con un’analisi profonda delle sue tecniche\, dei suoi punti di forza e delle sue inadeguatezze\, che accompagnano ancora oggi la comunicazione contemporanea. \n\n\n\nAttraverso monologhi\, materiali audio-visivi\, momenti musicali e analisi dal vivo\, lo spettacolo mette in luce i meccanismi comunicativi che hanno reso Berlusconi un caso studio unico nelle teorie della leadership e nella politica italiana e internazionale: l’uso della voce\, il controllo non verbale della scena\, la gestione dell’immagine\, la narrazione personale. E quanto queste modalità incidano e pesino ancora oggi nella politica\, dalla comunicazione di Giorgia Meloni a quella di Donald Trump.Un progetto che non si limita a raccontare la vicenda di Berlusconi\, che non lo deride né lo celebra\, ma che offre al pubblico un’analisi tecnica\, chirurgica e senza sconti\, per comprendere come le sue modalità comunicative\, ci piacciano o no\, hanno plasmato (e plasmano tuttora nel profondo) la vita di tutti noi \n\n\n\nBiglietti (prevendita inclusa): \n\n\n\nIntero: platea € 27\, galleria € 21 \n\n\n\nBotteghino: 06 5740170 – 06 5740598 \n\n\n\nVendita on-line e info: www.teatrovittoria.it \n\n\n\nCome arrivare: Metro: Piramide; Tram: 3; Bus: 23\, 30\, 75\, 83\, 170\, 280\, 716\, 781. \n\n\n\nComunicazione: uffstampa@teatrovittoria.it
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SUMMARY:PLATEALMENTE dal libro alla scena al Teatro Karol
DESCRIPTION:Sarà una primavera letteraria al Teatro Karol di Castellammare di Stabia grazie ad un nuovo ciclo di appuntamenti della rassegna PLATEALMENTE dal libro alla scena inserita sempre nella proposta culturale di Casa del Contemporaneo\, ideata e condotta dalla professoressa e architetta Eliana Bianco e il giornalista Pierluigi Fiorenza. \n\n\n\nDall’11 maggio al 25 giugno (inizio ore 18:30) quattro incontri speciali in cui i curatori della programmazione ospiteranno nella sala di via Allende l’antropologo Marino Niola (11 maggio)\, Maurizio Ferrini alias Emma Coriandoli (21 maggio)\, Gabriel Zuchtriegel direttore del Parco archeologico di Pompei (27 maggio) e la giornalista Serena Bortone (25 giugno). Altrettanti i temi: da Napoli capitale dell’anima all’ultima estate di Pompei\, al fucsia crime per concludere con il romanzo corale delle dirimpettaie. \n\n\n\nSi parte lunedì 11 maggio\, ore 18:30\, con l’antropologo e docente universitario\, noto anche al pubblico televisivo per le sue partecipazioni a programmi RAI\, Marino Niola. Nel suo “La capitale dell’anima\, perché Napoli è un’eccezione”\, Raffaello Cortina Editore\, invita il lettore a esplorare il lato più intimo della città partenopea “che ha il disincanto negli occhi e l’iperbole sulle labbra\, la misura nella mente e la trafittura nel cuore. La tana perfetta di un popolo che ha l’esagerazione nel genoma”. Da lo Cunto de li cunti a Caruso\, dal teatro di Eduardo a Io speriamo che me la cavo\, dalla Smorfia a La pelle di Curzio Malaparte\, da Totò a Maradona. Napoli è presentata come spazio interiore dove l’anima trova il suo rifugio\, in una fitta rete di mediazioni tra naturale e soprannaturale\, tra sacro e profano\, tra vivi e morti. Strade\, volti e tradizioni diventano così simboli di un’esperienza umana che va oltre i confini fisici della città. Un luogo che parla all’anima e invita a un confronto autentico con sé stessi e con il mondo. \n\n\n\nSul palco il sindaco di Castellammare di Stabia Luigi Vicinanza e l’attrice e interprete Anna Spagnuolo che proporrà alcuni brani del repertorio musicale napoletano dalla tradizione a Pino Daniele. \n\n\n\nSi prosegue\, giovedì 21 maggio\, con Maurizio Ferrini autore\, insieme a Giovanni Fabiano\, del romanzo giallo “A Carnevale ogni omicidio vale”\, edito da Solferino\, sull’omicidio di uno svizzero in costume da alpino avvenuto la mattina del 14 febbraio a pochi passi dalla location del party di San Valentino della diabolica signora Coriandoli. La scrittrice Dora Esposito sarà con l’autore per leggere alcuni brani del libro. \n\n\n\nMercoledì 27 maggio si torna a parlare del ricco patrimonio archeologico campano con il direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel\, autore di “Quando gli dei lasciarono il mondo. L’ultima estate di Pompei”\, pubblicato da Feltrinelli\, in cui l’eruzione dell’estate del 79 d.C. viene vista da un punto di vista insolito. La vita in città sembra scorrere come di consueto\, ma in realtà tutto sta cambiando. Gli dèi appaiono sempre più irraggiungibili\, il potere imperiale si insinua nei riti quotidiani e una nuova\, strana setta – i cristiani – inizia a mettere radici. Sta cominciando la dissoluzione di un’epoca. \n\n\n\nLa conclusione della rassegna è affidata\, giovedì 25 giugno\, a Serena Bortone\, che presenta al pubblico “Le dirimpettaie”\, Rizzoli. La giornalista racconta l’Italia del boom economico\, della Dolce Vita\, dell’emancipazione femminile\, del divorzio attraverso le esperienze di vita di tre donne\, legate da un’amicizia quotidiana\, che si incontrano sul pianerottolo per parlare di matrimoni di convenienza\, maternità\, desideri repressi\, tradimenti e improvvise fughe.  \n\n\n\nLe letture dal testo sono affidate alla professoressa Anna Di Capua. \n\n\n\nPer ciascun appuntamento\, la rassegna sarà ulteriormente arricchita dalla partecipazione di ospiti del mondo del teatro\, della musica e della cultura. L’ingresso è libero\, grazie al contributo di Taverna Mafalda e Hotel Stabia cui si aggiungono Mondadori Bookstore Castellammare di Stabia e Ubik Castellammare presenti in sala con punti vendita dedicati. \n\n\n\nNello Spazio Arte – foyer del teatro\, è ancora visitabile la mostra fotografica “Viviani in un click” firmata da Pietro Masturzo e nata da un progetto di Antonia Lezza\, realizzata dal Centro Studi sul Teatro Napoletano\, Meridionale ed Europeo con il contributo dell’Università degli Studi di Salerno e del Comune di Castellammare di Stabia. A completamento anche l’allestimento ‘O vico d’’e guagliune\, a cura dell’Associazione Stabiese dell’Arte e del Presepe\, con scene di piazza ispirate alla scrittura teatrale vivianea. \n\n\n\nTutti gli eventi sono a ingresso libero fino a esaurimento posti; la mostra è visitabile nei giorni e orari di apertura del botteghino (lunedì\, mercoledì\, venerdì ore 17.00/20:00\, prima e dopo gli eventi). Il Teatro Karol è in via Allende 4\, Castellammare di Stabia con Garage Italia (a 5 minuti) in convenzione. Più info allo 08118247921 o teatrokarol@casadelcontemporaneo.it\, online www.teatrokarol.it e pagine social.
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SUMMARY:"Il Mausoleo Ossario Garibaldino e Goffredo Mameli” all'Archivio Storico Capitolino
DESCRIPTION:Lunedì 11 maggio 2026\, alle ore 17\, presso l’Archivio Storico Capitolino si terrà l’ultimo appuntamento della rassegna RISORGIMENTO A ROMA con la conferenza del Prof. Miguel Gotor (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) dal titolo “Il Mausoleo Ossario Garibaldino e Goffredo Mameli”. L’incontro sarà incentrato sulla figura dell’autore dell’Inno d’Italia\, morto nel 1849 mentre difendeva la Repubblica Romana\, con una panoramica sull’Ossario garibaldino\, dove è stato seppellito. \n\n\n\nLa rassegna – con ingresso libero e prenotazione consigliata – è organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\, in occasione degli eventi commemorativi dedicati alla costituzione della Repubblica Romana e nell’ambito di un più vasto progetto di studi e di riletture interpretative sullo sviluppo del Risorgimento nella città di Roma. \n\n\n\nMiguel Gotor\, storico\, docente universitario e politico\, insegna Storia moderna presso l’Università di Roma Tor Vergata. Si occupa di storia della vita religiosa fra Cinque e Seicento\, in particolare di santi\, eretici e inquisitori\, e di storia italiana degli anni Settanta del Novecento. Tra i suoi libri si ricordano I beati del papa. Santità\, inquisizione e obbedienza in età moderna (Olschki\, 2002)\,Chiesa e santità nell’Italia moderna (Laterza\, 2004)\, Santi stravaganti. Agiografia\, ordini religiosi e censura ecclesiastica nella prima età moderna (Aracne\, 2012) e Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano (Einaudi\, 2011). Ha curato anche Aldo Moro\, Lettere dalla prigionia (Einaudi\, 2008\, Premio Viareggio-Rapaci per la saggistica)\, una raccolta di scritti di Enrico Berlinguer\, La passione non è finita\, (Einaudi\, 2013) e ha inoltre pubblicato L’Italia nel Novecento. Dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon (Einaudi\, 2019 e 2021) e Generazione settanta. Storia del più lungo decennio del secolo breve (Einaudi\, 2022). Il suo ultimo volume è L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo\, Ustica\, Bologna 1979-1980 (Einaudi\, 2025). Dal 2013 al 2018 è stato senatore della Repubblica e dal 2021 al 2024 assessore alla cultura del comune di Roma. \n\n\n\nPer tutti gli incontri la partecipazione è libera fino a esaurimento posti con prenotazione consigliata allo 060608 \n\n\n\nInformazioni: 060608 (attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00) – www.archiviocapitolino.it
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SUMMARY:" Asteroide" al Teatro Palladium
DESCRIPTION:Penultimo appuntamento e tra i più attesi dell’anno\, domenica 10 maggio alle ore 18.00 al Teatro Palladium andrà in scena Asteroide\, la nuova creazione di Marco D’Agostin\, vincitrice del Premio UBU 2025 come miglior spettacolo di danza\, nell’ambito di Scintille – la stagione 2026 del Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita|Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini.  \n\n\n\nPluripremiato coreografo – Premio UBU 2018 Miglior Performer Under 35\, Premio UBU 2023 e 2025 per il miglior spettacolo di danza \, 4° Premio Riccione Speciale per l’innovazione drammaturgica\, Premio Hystrio Corpo a Corpo 2024 – tra i fondatori del centro di Produzione della Danza VAN\, Marco D’Agostin in questo lavoro parte dall’estinzione dei dinosauri a causa dell’impatto sulla terra di un asteroide per costruire con la consueta ironia\, una partitura per corpo e voce che fa esplodere un cortocircuito tra la scienza e l’amore\, l’intrattenimento e l’informazione\, la vita e la morte\, la danza e il teatro. \n\n\n\nNello spettacolo – che oltre a vincere il Premio Ubu 2025 miglior spettacolo di Danza ha anche una Nomination al Miglior progetto sonoro\, con le musiche originali di Luca Scapellato e i testi delle canzoni dello stesso Scapellato e Marco D’Agostin– l’artista nelle vesti di un misterioso paleontologo si presenta al pubblico per discorrere di ossa\, estinzioni e materiale cosmico. Appare subito chiaro che qualcosa non torna: le sue frasi si lasciano scappare dettagli sentimentali\, la postura di un arto assume una bizzarra posa coreografica\, la pronuncia delle parole assomiglia sempre di più a un canto. Una minaccia incombe sul corpo del divulgatore\, tanto terrificante quanto la scia di un asteroide: è il musical\, la forma di entertaining più paradossale ed estenuante\, che sembra voler divorare la conferenza per mettere alla prova la capacità di danzare e cantare il racconto della fine.  \n\n\n\nIn un corpo a corpo con Broadway\, il divulgatore/performer di D’Agostin dà vita a un inedito duetto che tra tradimenti\, ossa di dinosauro e misteriose grotte piene di iridio\, racconta la straordinaria capacità della vita – e dunque dell’arte – di ripresentarsi sempre\, in nuove forme\, senza soccombere mai.  \n\n\n\nMarco D’Agostin è vincitore del Premio UBU 2018 come Miglior Performer Under 35 e del Premio UBU 2023 e 2025 per il miglior spettacolo di danza (Gli anni e Asteroide). Nel 2023 gli è stato conferito il 4° Premio Riccione Speciale per l’innovazione drammaturgica\, nel 2024 il Premio Hystrio Corpo a Corpo. I suoi lavori si interrogano sul funzionamento della memoria\, dando vita a dispositivi coreografici che a partire da archivi personali o collettivi cercano di innescare con il pubblico pratiche di partecipazione e immedesimazione. Dopo una formazione con maestri di fama internazionale (Yasmeen Godder\, Nigel Charnock\, Emio Greco)\, danza come interprete per Claudia Castellucci/Socìetas Raffaello Sanzio\, Alessandro Sciarroni\, Liz Santoro\, Tabea Martin. Dal 2010 è stato ospite di numerosi progetti internazionali di ricerca coreografica (ChoreoRoam Europe\, Act Your Age\, Triptych). È stato per due volte tra le Priority Companies del network europeo Aerowaves. È stato ospitato nei principali festival e teatri europei (Théâtre de La Ville – Parigi\, Festival d’Avignon\, Kampnagel – Amburgo\, Les Brigittines – Bruxelles\, The Place Theatre – Londra\, Julidans – Amsterdam\, Santarcangelo\, Romaeuropa\, Torinodanza\, OperaEstate\, per citarne alcuni) e ha presentato i suoi spettacoli in molti prestigiosi contesti d’oltreoceano (Buenos Aires\, Santiago del Cile\, San Paolo). Dal 2019 è uno dei venti danzatori del progetto XX Dancers for the 20th century di Boris Charmartz\, per il quale interpreta il repertorio Schuhplattler dello spettacolo Folk-s di A. Sciarroni. Nel 2020 è stato invitato da Marie Chouinard\, direttrice della Biennale Danza\, a realizzare una nuova creazione per Biennale College\, mentre nel 2023 ha creato OKOKOK\, commissionato da Paolo Mangiola per la compagnia nazionale maltese ZfinMalta. Ha co-curato la rassegna Thank you for coming di Centrale Fies e Ogni volta unica la fine del mondo\, stagione estiva del Piccolo Teatro di Milano del 2021. Nel 2024 è uscito per i tipi de Il Saggiatore Anni\, lettere e valanghe\, un volume co-scritto con Alessandro Iachino sulle drammaturgie per la danza. Marco D’Agostin è uno dei fondatori di VAN\, organismo di produzione della danza riconosciuto e sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Italiano dal 2015. È stato inoltre il protagonista maschile del pluripremiato film I giorni della vendemmia di Marco Righi (menzione speciale della giuria ai Rencontres du Cinéma Italien de Grenoble\, 2011).  \n\n\n\n*** \n\n\n\nScintille è una produzione ORBITA|Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza con il sostegno del MIC e della Regione Lazio\, in collaborazione con ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio\, Spazio Rossellini\, Teatro Ambra Jovinelli\, Teatro Biblioteca Quarticciolo\, Fondazione Roma Tre Teatro Palladium. \n\n\n\nL’ultimo appuntamento che chiude la stagione il 15 maggio\, alle ore 18.30 al Teatro Biblioteca Quarticciolo è con Icarus\, restituzione al pubblico del progetto di residenza di Matteo Carvone. \n\n\n\nCREDITI \n\n\n\nDi e con: Marco D’Agostin \n\n\n\nSuoni: Luca Scapellato \n\n\n\nTesti delle canzoni: Marco D’Agostin & Luca Scapellato \n\n\n\nCon incursioni testuali di: Pier Lorenzo Pisano \n\n\n\nScene: Paola Villani \n\n\n\nLuci: Paolo Tizianel \n\n\n\nCostumi: Gianluca Sbicca \n\n\n\nAssistente alle coreografie: Lucia Sauro \n\n\n\nAnimatronic: Bots Conspiracy \n\n\n\nDanze di repertorio: Giulio Santolini\, Stefano Bontempi \n\n\n\nPratiche di ricerca condivisa con: Chiara Bersani\, Sara Bonaventura\, Nicola Borghesi\, Damien Modolo\, Lisa Ferlazzo Natoli \n\n\n\nMovement coach: Marta Ciappina \n\n\n\nVocal coach: Francesca Della Monica \n\n\n\nSupervisione scientifica: Enrico Sortino \n\n\n\nCostruzioni scene: Piccolo Teatro di Milano | Teatro d’Europa \n\n\n\nPromozione: Damien Modolo \n\n\n\nOrganizzazione e amministrazione: Eleonora Cavallo\, Federica Giuliano\, Paola Miolano\, Irene Maiolin \n\n\n\nComunicazione digitale: Alessandro Ieva \n\n\n\nProduzione: VAN \n\n\n\nCoproduzione: Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Théâtre de la Ville\, Paris; ATP Fondazione Teatri di Pistoia; Pôle-Sud CDCN Strasbourg; Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia; Baerum Kulturhus – Dance Southeast-Norway; Snaporazverein \n\n\n\nCon il supporto di: Centrale Fies; CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa); CCN Ballet de l’Opéra national du Rhin; Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni; AMAT e Civitanova Danza per RAM_Residenze Artistiche Marchigiane; La Contrada / Teatro Stabile di Trieste; Grand Studio\, Bruxelles; Scenario Pubblico\, Catania; Istituto Italiano di Cultura di Oslo / Ål kulturhus in the frame of NID international residencies programme; ATCL / Spazio Rossellini; Teatro Stabile dell’Umbria; Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza; Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale \n\n\n\nINFO & PRENOTAZIONI \n\n\n\nbiglietteria@orbitaspellbound.com+39 329 550 8072 (lun – ven 11/16)
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SUMMARY: D/esistenze al Teatro Comunale di Veroli
DESCRIPTION:Dopo la chiusura di un’intensa stagione teatrale\, continuano gli eventi al Teatro Comunale Veroli che accoglie sempre con gioia l’arte e la cultura. È un viaggio poetico tra le pieghe più intime dell’esistenza quello che approda sul palcoscenico domenica 10 maggio: sarà presentata in teatro la raccolta D/esistenze del poeta Alfio Rossi\, in un evento che unisce parola\, riflessione e suggestione scenica. La regia di Bruno Basile\, infatti\, si muove insieme alle voci di Alfio Rossi e Mariateresa Bronzone sulle composizioni di Tiziano Rossi con l’hang. \n\n\n\nL’opera\, come evidenziato nella prefazione di Hafez Haidar\, si configura come un intenso percorso nei “perigliosi sentieri dell’esistenza”\, alla ricerca della bellezza nelle stagioni della vita e nei misteri della mente e del cuore. Rossi si sottrae al rumore e alla superficialità del presente per interrogarsi\, nel silenzio interiore\, sul senso profondo dell’essere. \n\n\n\nLe liriche della raccolta ruotano attorno a un nucleo centrale: il confronto con il proprio io più autentico\, spesso temuto e rimosso. Come emerge dalla postfazione\, il testo affronta con forza “l’orrore del silenzio” e la difficoltà di ascoltare ciò che il pensiero\, nella sua nudità\, ci chiede di diventare. Ne nasce una poesia che scava\, smaschera e mette in discussione le convenzioni del linguaggio e della comunicazione contemporanea. \n\n\n\nD/esistenze racconta la convivenza inquieta dei molteplici “io” che abitano ciascun individuo: le loro tensioni\, i loro fallimenti\, i sogni e i tentativi – spesso goffi – di dominarli o negarli. Un’opera densa di implicazioni etiche e sociali\, che invita il pubblico a interrogarsi su sé stesso e sul proprio tempo. \n\n\n\nL’evento teatrale offrirà al pubblico un’esperienza immersiva\, dove la parola poetica si intreccia con la dimensione scenica\, amplificando il potere evocativo dei testi. \n\n\n\nNon perdete questo evento culturale unico domenica 10 maggio alle ore 21.00. \n\n\n\nBIGLIETTO: € 5.00 \n\n\n\nPer info e prenotazioni: 3513917931  \n\n\n\nteatrocomunaleveroli2019@gmail.com 
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SUMMARY:L'innaffiatore del cervello di Passannante al Teatro Villa Lazzaroni
DESCRIPTION:C’era una volta un paese in Basilicata che si chiamava Salvia dove era nato un uomo: Giovanni Passannante. Nel 1878 con un coltellino dalla lama di quattro dita cercò di uccidere il re Umberto I di Savoia. Condannato a morte\, la pena fu convertita in ergastolo mentre sua madre e i suoi fratelli furono prontamente internati nel manicomio di Aversa. Passannante fu rinchiuso in una torre sull’isola d’Elba\, in una cella sotto il livello del mare\, dove rimase recluso in solitudine per dodici anni. Anni dopo fu trasferito in un manicomio criminale\, dove morì nel 1910. Seguendo le teorie del Lombroso\, dopo la morte gli fu tagliata la testa. Il cranio e il cervello esposti nel Museo Criminologico di Roma fino al 2007\, quando\, grazie anche allo spettacolo\, è stato traslato per la giusta sepoltura nel suo paese. Quel paese che si chiamava Salvia fu ribattezzato “Savoia di Lucania”.
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LOCATION:Teatro di Villa Lazzaroni\, Via Appia Nuova\, 522\, Roma\, 00181\, Italia
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SUMMARY:Musiche per il Cinema e l’Audiovisivo a Calascio
DESCRIPTION:Paesaggi sospesi\, architetture antiche e una rocca che ha attraversato l’immaginario del cinema italiano e internazionale: Calascio torna a farsi luogo di visione\, ascolto e creazione. Dopo essere stata scenografia d’eccezione per film che hanno trovato tra le pietre\, la luce e l’orizzonte di Rocca Calascio una potenza narrativa unica\, il borgo abruzzese si prepara ad accogliere un nuovo percorso dedicato alla musica per il cinema e l’audiovisivo. \n\n\n\nDal 10 maggio al 27 giugno 2026\, nell’ambito della Scuola di Perfezionamento Musicale di Calascio\, prende forma il corso residenziale in Musiche per il Cinema e l’Audiovisivo\, articolato in quattro moduli — dal 10 al 16 maggio\, dal 17 al 22 maggio\, dal 15 al 21 giugno e dal 22 al 27 giugno — che trasformeranno Calascio in un campus diffuso dedicato alla composizione per immagini. \n\n\n\nNata all’interno del progetto PNRR “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” e promossa dal Dipartimento di Filosofia\, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre\, la Scuola mette in relazione formazione avanzata\, produzione culturale e rigenerazione territoriale. In questo contesto\, la musica colta e i linguaggi contemporanei non restano confinati agli spazi accademici\, ma abitano il borgo\, attraversano i suoi luoghi simbolici e diventano strumento di attivazione culturale e sociale. \n\n\n\nIl corso dedicato alle colonne sonore affronta in modo integrato le principali dimensioni della musica applicata alle immagini: dalla storia e dall’estetica della musica per il cinema alle tecniche di composizione per film\, televisione e nuovi linguaggi audiovisivi\, dal sound design alla post-produzione audio\, fino agli elementi di regia e produzione. Accanto alle lezioni teoriche\, un laboratorio intensivo accompagnerà i partecipanti nello sviluppo di un progetto originale\, fino alla restituzione finale pubblica. \n\n\n\nA guidare il percorso saranno compositori\, registi e studiosi attivi nel panorama nazionale e internazionale\, tra cui Luca Aversano\, Paola Besutti\, Sara Navarro Lalanda\, Giovanni Vacca\, Daniela Bassani\, Mimmo Calopresti\, Pasquale Catalano\, Carlo Crivelli\, Marco Del Bene\, Bruno Di Marino\, Antonio Falduto\, Maurizio Gabrieli\, Riccardo Giagni\, Stefano Mainetti\, Silvia Moraes\, Roberto Pischiutta — Pivio — Maurizio Rizzuto e Giuliano Taviani. \n\n\n\nIn un luogo già attraversato dal cinema\, la musica per immagini trova così una dimensione immersiva e concreta: le lezioni si alternano tra spazi storici e paesaggi naturali\, mentre la residenzialità favorisce l’incontro tra studenti\, docenti\, professionisti e comunità. Calascio non è solo scenario\, ma parte viva del processo creativo: un territorio che diventa materia narrativa\, acustica\, visiva. \n\n\n\nLa Scuola di Perfezionamento Musicale di Calascio si inserisce nel più ampio progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo”\, modello di rigenerazione culturale\, sociale ed economica che intende trasformare il borgo in un laboratorio permanente di innovazione territoriale. Cuore dell’iniziativa è l’Accademia della Rigenerazione\, piattaforma diffusa dedicata alla formazione avanzata\, alla produzione culturale e alla valorizzazione dei saperi contemporanei e locali. \n\n\n\nAttraverso la musica\, il cinema\, la formazione e la creatività\, Calascio riafferma così la propria centralità come luogo capace di generare nuove economie culturali e nuovi immaginari\, facendo dialogare memoria e futuro\, paesaggio e linguaggi contemporanei\, comunità e visione internazionale. \n\n\n\nIl progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” rappresenta un modello innovativo di rigenerazione culturale\, sociale ed economica\, capace di trasformare il borgo in un laboratorio permanente di innovazione territoriale. L’Accademia si struttura attraverso scuole di perfezionamento che valorizzano saperi locali e competenze contemporanee. Tra queste\, la Scuola di pastorizia estensiva forma nuove figure professionali legate alla montagna e alle filiere agro-pastorali. La Scuola di gestione turistica sostenibile sviluppa competenze per la governance e l’innovazione nei piccoli borghi. La Scuola di tessitura unisce tradizione artigianale\, design e valorizzazione delle fibre autoctone. La Scuola di Musica integra formazione classica e contemporanea\, con particolare attenzione alla produzione per il cinema. Accanto alla formazione\, l’Accademia si estende alla filiera culturale del cinema e della creatività\, in dialogo con i programmi educativi. \n\n\n\nIl progetto è animato da un sistema di festival (tra cui il Calascio Film Fest\, il Rigenera Festival e il Calascio Innovation Playground\, lo street boulder Festival) che attiva il borgo durante tutto l’anno\, facendo di “Rocca Calascio Luce d’Abruzzo” un ecosistema culturale integrato\, volto a generare nuove economie e rafforzare l’identità dei territori interni. \n\n\n\nPer info:ufficio.comunicazione@uniroma3.it;direttore.filosofiacomunicazionespettacolo@uniroma3.itwww.roccacalasciolucedabruzzo.it
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SUMMARY:“Virdimura” al Teatro Verga di Catania
DESCRIPTION:Ha debuttato venerdì 8 maggio alle 20.45 al Teatro Verga “Virdimura”\, la nuova produzione del Teatro Stabile di Catania e del Teatro Biondo di Palermo.  \n\n\n\nLo spettacolo\, tratto dal romanzo “Virdimura” di Simona Lo Iacono (Guanda\, 2024)\, vincitore del Premio Vittorini 2024\, sarà in scena fino al 17 maggio con la drammaturgia di Angela Demattè e la regia di Cinzia Maccagnano. \n\n\n\nProtagonista è Donatella Finocchiaro\, interprete intensa e magnetica chiamata a dare corpo a una figura realmente esistita: Virdimura\, considerata la prima donna medico della storia\, vissuta nella Catania del Trecento. Una donna capace di sfidare convenzioni\, pregiudizi e paure in un tempo in cui una guaritrice rischiava di essere accusata di stregoneria. \n\n\n\nAccanto a Donatella Finocchiaro saranno in scena Margherita Mignemi\, Franco Mirabella\, Olivia Spigarelli\, Luana Toscano\, Franz Cantalupo\, Giorgia Boscarino\, Ornella Brunetto\, Chiara Barbagallo e Luna Marongiu. \n\n\n\nUn viaggio teatrale che attraversa memoria\, dolore e desiderio di emancipazione\, affrontando temi universali come il diritto alla cura\, la libertà femminile e il valore dell’umanità. \n\n\n\nNelle note di regia\, Cinzia Maccagnano sottolinea come il cuore dello spettacolo risieda nella capacità di aderire al proprio destino: “La sua strada è in un certo senso segnata da quella del padre Urìa\, medico visionario e carismatico\, ma attraversando una crisi\, in cui si trova a fare i conti con la grande assenza materna\, con il senso di abbandono del padre che per salvarla ha dovuto abbandonarla\, è chiamata a prendere una scelta per la sua vita: può lei essere medico pur essendo donna?”. \n\n\n\nLa storia narrata all’interno del premiato romanzo di Simona Lo Iacono\, dal quale prende forma lo spettacolo\, è quella della prima donna abilitata all’esercizio della professione medica\, vissuta nel 1300\, quando questo era impensabile. Il racconto attraversa l’intero arco della vita della protagonista\, dall’infanzia alla vecchiaia\, richiamando figure\, luoghi e memorie che abitano la sua esistenza. \n\n\n\nAngela Demattè\, autrice della drammaturgia\, evidenzia come il percorso teatrale abbia cercato di restituire “il mistero di Virdimura”\, attraversando il rapporto con la madre\, il padre e il proprio destino di donna e di medico. \n\n\n\nLe musiche originali sono di Etta Scollo e le scene di Andrea Taddei. I costumi sono firmati da Dora Argento\, le luci da Gaetano La Mela. Calendario rappresentazioni:venerdì 8 maggio 2026 ore 20:45sabato 9 maggio 2026 ore 20:45domenica 10 maggio 2026 ore 17:30martedì 12 maggio 2026 ore 17:30mercoledì 13 maggio 2026 ore 17:30giovedì 14 maggio 2026 ore 20:45venerdì 15 maggio 2026 ore 17:30sabato 16 maggio 2026 ore 17:30domenica 17 maggio 2026 ore 17:30 \n\n\n\nVirdimura di Simona Lo Iacono“Guanda”\, 2024 \n\n\n\ndrammaturgia Angela Demattè \n\n\n\nregia Cinzia Maccagnano \n\n\n\nmusiche Etta Scolloscene Andrea Taddeicostumi Dora Argentoluci Gaetano La Mela \n\n\n\ncon Donatella Finocchiaroe Margherita Mignemi\, Franco Mirabella\, Olivia Spigarelli\, Luana Toscano\, Franz Cantalupo\, Giorgia Boscarino\, Ornella Brunetto\, Chiara Barbagallo\, Luna Marongiu \n\n\n\ndurata 1h40’ \n\n\n\nfoto di Antonio Parrinello \n\n\n\nproduzione Teatro Stabile di Catania e Teatro Biondo Palermo.
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LOCATION:Teatro Verga\, Via Giuseppe Fava\, 35\, Catania\, ITA\, 95123\, Italy
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