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SUMMARY:"Teresa degli Oracoli" al Centro Culturale Artemia
DESCRIPTION:Il progetto\, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura\, è vincitore dell’Avviso Pubblico\, curato dal Dipartimento Attività Culturali\, per la concessione di contributi destinati a sale teatrali private con capienza inferiore a 100 posti aventi sede a Roma\, per progetti di ricerca e sperimentazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo e della formazione. Stagione 2025/2026 \n\n\n\nSperimentArti Donna ha lo scopo di valorizzare i lavori focalizzati sulla ricerca di nuove e diverse forme drammaturgiche lontane dalla scena teatrale tradizionale e celebrare “l’Universo Femminile” con eventi che riguardano tematiche femminili o che siano stati realizzati per la maggior parte da donne.  \n\n\n\nIl Centro Culturale Artemia attraverso il progetto “SperimentArti Donna” si propone di presentare una rassegna di 5 spettacoli teatrali\, 1 mostra d’arte ed 1 concerto acustico\, creati da artisti con formazioni\, età\, traiettorie e competenze diverse\, che coinvolgeranno e sorprenderanno il pubblico di tutte le fasce di età\, valorizzando i lavori di ricerca di nuove forme drammaturgiche\, lontane dalla scena teatrale mainstream. \n\n\n\nLa rassegna si sviluppa dal 2 al 30 marzo 2026 ed ha come filo conduttore la sperimentazione al femminile. \n\n\n\nIl 20 e 21 marzo alle ore 21 e 22 marzo 2026 alle ore 18 il Centro Culturale Artemia e orgoglioso di presentare uno spettacolo nato sul proprio palco e successivamente vincitore di molti premi di prestigio in ambito teatrale: TERESA DEGLI ORACOLI.  Tratto dal romanzo di Arianna Cecconi\, con l’adattamento e regia di Nino Sileci e con Valeria D’Angelo e Silvia Ponzo. Compagnia teatrale Opificio 03. \n\n\n\nQuanto a lungo si può vivere con un segreto stretto in mezzo ai denti? Teresa degli oracoli narra la storia di una famiglia tutta al femminile. Attraverso un uso raffinato del gesto\, della voce e del suono\, due attrici danno vita a quattro donne diverse che\, separate da lungo tempo\, si ritrovano al capezzale della capostipite Teresa. La paura della sua dipartita sempre più vicina e la necessità di ammettere una volta per tutte le proprie paure più recondite\, spingono le protagoniste\, una dopo l’altra\, a rivelare i propri segreti; ed è lì che i ricordi si mischiano al presente\, le parole inespresse\, le azioni non vissute e gli amori impossibili riaffiorano e si svelano mano a mano fino ad arrivare al segreto più grande di tutti\, quello della stessa Teresa\, che una volta rivelato\, la lascia libera di andare. \n\n\n\nI prossimi appuntamenti della rassegna: \n\n\n\n20\, 21 marzo 2026 ore 21 e 22 marzo 2026 ore 18 \n\n\n\nTERESA DEGLI ORACOLI \n\n\n\nSpettacolo teatrale. Commedia amara. Teatro gestuale – poetico. \n\n\n\nTratto dal romanzo di Arianna Cecconi\, con l’adattamento e regia di Nino Sileci e con Valeria D’Angelo e Silvia Ponzo (pluripremiata compagnia teatrale Opificio 03). \n\n\n\n27 marzo 2026 ore 21 e 30 marzo 2026 ore 19 \n\n\n\nUNA STANZA TUTTA PER NOI \n\n\n\nConcerto acustico al femminile. \n\n\n\nIn scena Annalisa Baldi (chitarra e cori)\, Emanuela Borozan (voce) e Alice Pelle (pianoforte e voce). \n\n\n\n27 marzo 2026 ore 21 e 30 marzo 2026 ore 19 \n\n\n\nUNA STANZA TUTTA PER NOI \n\n\n\nConcerto acustico al femminile. \n\n\n\nIn scena Annalisa Baldi (chitarra e cori)\, Emanuela Borozan (voce) e Alice Pelle (pianoforte e voce). \n\n\n\n27 marzo 2026 ore 21 e 30 marzo 2026 ore 19 \n\n\n\nUNA STANZA TUTTA PER NOI \n\n\n\nConcerto acustico al femminile. \n\n\n\nIn scena Annalisa Baldi (chitarra e cori)\, Emanuela Borozan (voce) e Alice Pelle (pianoforte e voce). \n\n\n\n28 marzo 2026 ore 21 e 29 marzo 2026 ore 18 \n\n\n\nSTORIE DI “MANBRUCHE” E ANTICHE VISIONI \n\n\n\nSpettacolo teatrale. Biografico – psicologico. Prima volta in scena. \n\n\n\nIn scena la famosa attrice\, autrice e regista Francesca La Scala con la supervisione di Francesco Suriano. \n\n\n\nIngresso spettacoli\, mostra e concerto: GRATUITO fino ad esaurimento posti. \n\n\n\nPRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: 334 1598407 (anche via WhatsApp e/o SMS) \n\n\n\nMedia Partner: Kirolandia e CulturSocialArt \n\n\n\nInfo line: +39 334 159 8407 \n\n\n\nwww.centroculturaleartemia.org \n\n\n\nwww.facebook.com/centroculturaleartemia \n\n\n\nwww.istagram.com/centroculturaleartemia \n\n\n\nCome arrivare: Metro B fermata “San Paolo” + Bus 128 fermata “Santa Passera” – Bus 710 fermata “Piazza Piero Puricelli” – Bus 775\, 781 e 780 fermata “Santa Passera” 
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SUMMARY:" Senza Ambra di dubbio Sono la mia Voce" al Teatro Villa Lazzaroni
DESCRIPTION:Sarà in scena dal 20 al 22 marzo al Teatro di Villa Lazzaroni lo spettacolo SENZA AMBRA DI DUBBIO Sono la mia Voce di e con Ambra Cianfoni\, e con Matteo Germinario\, Beatrice Rincicotti\, Mauro De Maio\, coreografie di Fabrizia Scaccia\, musiche inedite di Ambra Cianfoni e Federico Zylka. \n\n\n\nLo spettacolo si apre con una voce contemporanea\, ironica e fragile\, che mette in discussione il senso stesso di raccontarsi in teatro. \n\n\n\nDa questo presente incerto\, ci tuffiamo in una fiaba: Ombra viene al mondo sotto una stella cadente che le offusca la vista ma le dona un talento: una voce capace di percepire\, trasformare\, curare. \n\n\n\nIn un universo sospeso tra realtà e mito\, Ombra attraversa il buio\, l’esclusione\, l’amore e la violenza\, incontrando figure simboliche che la mettono alla prova e la guidano verso una scelta inevitabile. \n\n\n\nTra parola\, canto e metamorfosi\, lo spettacolo diventa un viaggio iniziatico sulla perdita e la riconquista della voce\, intesa come identità\, corpo e potere. Perché la voce è il primo atto d’esistenza. \n\n\n\nE senza ombra di dubbio\, tutti noi “siamo la nostra voce”.ì
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LOCATION:Teatro di Villa Lazzaroni\, Via Appia Nuova\, 522\, Roma\, 00181\, Italia
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SUMMARY:"London Dream" al Teatro Trastevere
DESCRIPTION:Roma\, 1980\, Tor Pignattara. Quartiere a poche centinaia di metri dal centro\, ma troppo lontano per dinamiche e sviluppo dalla capitale aristocratica. A Tor Pignattara sono più ombre. Mauro lo sa bene\, quel quartiere non può dargli un futuro\, difatti è da un po’ che si reca a Londra in cerca di fortuna\, con lavoretti sporadici. Peppe\, suo amico\, invece\, è intrappolato nella ragnatela quotidiana del suo quartiere\, Tor Pignattara lo ha catturato e non se ne rende conto\, o forse\, per paura o mancanza di stimoli\, preferisce lasciare passare il tempo tra le urla delle vie. \n\n\n\nMa non è solo Tor Pignattara a gridare\, è una nazione intera. Siamo negli anni di piombo\, delle Brigate\, dei Nar\, in giro ci sono tutti\, anche i fanatici di partito\, pronti a sparare per una giacca o una scarpa che ne identifica l’ideale politico. In questo contesto\, di miseria e piombo\, nasce London Dream\, una storia dalla linea comica di amicizia e speranza. \n\n\n\nLa storia di due ragazzi uomini\, che prendono in mano la loro vita\, per gridare alla vita la libertà e la dignità. Questa è la storia di Mauro e Peppe\, due amici di borgata\, con un sogno da vivere\, e un obiettivo da raggiungere. Londra. \n\n\n\ncon: David Mastinu\, Leonardo Zarra – Regia Paolo Vanacore – Drammaturgia: David Mastinu – Aiuto regia: Beatrice Maria Barbetti – Musiche: Alessandro Panatteri – Costumi: Alessio Pinella – Collaborazione: Casa degli Artisti – Scene: Assokappa – Produzione: Damarte – Produzione esecutiva: Nutrimenti terrestri. \n\n\n\nBiglietti: Intero: 13.00 Ridotto: 10.00 \n\n\n\n-prevista tessera associativa- \n\n\n\ngiorni feriali ore 21\, festivi ore 17:30 \n\n\n\nPrenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847 \n\n\n\ninfo@teatrotrastevere.it \n\n\n\nhttps://www.teatrotrastevere.it/
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LOCATION:Teatro Trastevere\, Via Jacopa de Settesoli\, 3\, Roma\, 00153\, Italia
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SUMMARY:"O di uno o di nessuno” al Teatro Stabile di Catania
DESCRIPTION:Prosegue la stagione del Teatro Stabile di Catania alla Sala Futura con “O di uno o di nessuno” di Luigi Pirandello\, in scena da venerdì 20 a domenica 22 marzo 2026. Lo spettacolo\, con adattamento e regia di Fabrizio Falco\, è una produzione Teatro Libero Palermo e propone un testo di sorprendente attualità del repertorio pirandelliano. \n\n\n\nAl centro della vicenda ci sono Tito e Carlino\, amici di lunga data che intrattengono una relazione parallela con Melina\, una giovane prostituta. Quando la donna scopre di essere incinta senza poter stabilire chi dei due sia il padre\, l’equilibrio tra i due uomini si incrina irreparabilmente. Emergono così gelosie\, rivalità e un duro conflitto di potere che non tiene conto della volontà della donna. \n\n\n\nIl dramma si configura come un feroce ménage-à-trois in cui Pirandello mette a nudo la prevaricazione maschile e una visione profondamente patriarcale della società. Tito e Carlino appaiono incapaci di empatia e di responsabilità emotiva\, mentre Melina rivendica con determinazione la propria autonomia\, scegliendo di non restare in silenzio e di prendere in mano il proprio destino. \n\n\n\nL’adattamento e la regia di Fabrizio Falco sottolineano la contemporaneità del testo\, evidenziando come il teatro pirandelliano continui a interrogare il presente e le dinamiche sociali del nostro tempo\, in particolare sui rapporti di genere\, sul potere e sull’identità. \n\n\n\nIn scena (in ordine alfabetico) Giovanni Alfieri\, Federica D’Angelo\, Fabrizio Falco e Giancarlo Latina. \n\n\n\nLo spettacolo ha una durata di 65 minuti. \n\n\n\nCalendario rappresentazioni – Sala Futura\n\n\n\nvenerdì 20 marzo 2026 ore 20.45sabato 21 marzo 2026 ore 20.45domenica 22 marzo 2026 ore 18.00 \n\n\n\n“O di uno o di nessuno”da Luigi Pirandelloadattamento e regia Fabrizio Falcocon (in o. a.) Giovanni Alfieri\, Federica D’Angelo\, Fabrizio Falco\, Giancarlo Latinaspazio scenico Luca Manninomusiche originali Sergio Beercockfoto di Giulia Mastellone \n\n\n\nProduzione Teatro Libero Palermo \n\n\n\nPrezzi biglietti Sala Futura: \n\n\n\nintero 12 euro \n\n\n\nridotto 10 euro (under 25 – università
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LOCATION:Teatro Stabile di Catania\, Via Giuseppe Fava\, 35\, Catania\, ITA\, 95123\, Italia
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SUMMARY:" AH.AH.AH O DELL’INNOCENZA DELLA FOLLIA" all'Altrove Teatro Studio
DESCRIPTION:Il palcoscenico dell’Altrove Teatro Studio accoglie dal 20 al 22 marzo\, AH.AH.AH O DELL’INNOCENZA DELLA FOLLIA\, spettacolo scritto e diretto da Dimitri D’Urbano e Riccardo Maggi. \n\n\n\nQuanto è rimasto di Peter? Esiste un modo per rieducare alla società civile un uomo in frantumi? Peter Pringle era un uomo “normale”\, tranquillo e responsabile che\, di professione\, faceva il clown. Alla fine di uno spettacolo\, sul retro di un teatro\, Peter sta fumando una sigaretta col volto ancora mezzo truccato. Una fatalità oppure uno scherzetto del destino fanno sì che egli si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato: un uomo uccide due persone in sua presenza e fugge. Peter viene arrestato e condannato all’ergastolo per un duplice omicidio. Un errore giudiziario. Egli è innocente. Ma la condanna diventa esecutiva. Passano quasi dieci anni e l’uomo si trova ancora in carcere. Completamente solo\, egli stesso ha smesso di credere alla sua innocenza e si è creato una nuova verità\, nella quale invece è colpevole. Ma una svolta\, nelle indagini riaperte\, porta all’arresto del vero colpevole. Ora Peter è ufficialmente innocente\, è solo un peso economico per il carcere e deve essere reintegrato. Sunny Lowen\, una giovane psichiatra di talento\, viene assegnata al caso Pringle\, nel tentativo di fargli recuperare la percezione della realtà e reinserirlo nella società. Durante le sedute di analisi\, Sunny si scontrerà con la psiche\, il carattere e l’esuberanza di questo sedicente criminale con tutte le difficoltà e le conseguenze… del caso. \n\n\n\n“Ah. Ah. Ah. – o l’Innocenza della follia” è un progetto il cui scopo è quello di analizzare\, dall’interno\, cosa avviene nella mente di una persona che non è più in possesso di una concreta ragione di vita e che\, di proposito\, se ne crea una fittizia\, artificiale e priva di ogni logica agli occhi di chi osserva tale persona dall’esterno. I “matti”\, intesi in senso medico\, forse altro non sono che individui che hanno scelto di non cessare di esistere pur non avendone motivo e che oggi pagano le conseguenze di tale scelta. \n\n\n\nDimitri D’Urbano\, ideatore dell’opera\, nel tempo\, ha sviluppato un’urgenza: raccontare la follia. Aveva bisogno di un pretesto\, magari di una figura nota ai più e al tempo stesso potenzialmente illimitata da poter analizzare ed approfondire. \n\n\n\n“Qualche tempo fa\, una sera\, tenevo lo sguardo rivolto al terreno\, quando in mezzo al marciapiede\, vidi una carta da gioco rivolta verso l’alto: era un Jolly rosso di un mazzo francese”- annota Dimitri D’Urbano. \n\n\n\n“Quanto sarebbe stato complesso realizzare uno spettacolo sul Joker? Il Principe del Male così tanto ben esposto in mille fumetti ed altrettanti film. Cos’altro si sarebbe potuto raccontare di lui senza risultare ripetitivi e banali\, e soprattutto\, perché farlo? La svolta avviene durante alcune ricerche su internet\, con la scoperta di un fatto di cronaca. Il signor Peter Pringle (1938 – 2022)\, il cui nome viene mantenuto dal protagonista dell’opera\, è stato un distinto signore irlandese che ha passato quattordici anni della sua vita nel braccio della morte di un penitenziario in seguito ad una condanna per un omicidio che non aveva commesso. In un’intervista egli raccontava di come\, durante la sua detenzione\, fosse stato ad un passo dal perdere “la ragione” vista la consapevolezza di dover morire pur essendo innocente. Prendendo ispirazione dalla storia di Pringle\, ne è derivato che “questo” Joker non sarebbe stato quello di un fumetto\, di un cartone o di un film\, bensì una persona reale\, tanto innocente quanto deviata da una semplice “giornata storta”\, che ora vive la propria realtà in una maniera assolutamente falsata. Una persona come noi che\, a differenza nostra\, è stata costretta a subire un’ingiustizia talmente grande da fargli perdere la ragione e la percezione della propria identità. È qui che nasce il Joker di “Ah. Ah. Ah.”. È qui che ognuno di noi diventa\, potenzialmente\, il Joker. Un Joker innocente e rinchiuso in gabbia. Un Joker vittima. Un Joker la cui esistenza è ingiusta e figlia di un errore giudiziario. Un Joker che ha avuto tutto il tempo e la possibilità di studiare sé stesso\, creare e rinforzare la filosofia in cui crede\, una filosofia figlia della sua frustrazione e della perdita di un obiettivo logico\, che lo porta a crearsene uno nuovo\, tanto fittizio quanto illogico: quello di ridere. Divertirsi in seguito all’accettazione dell’infallibile equità di ciò che lo stesso signor Pringle definisce come l’unico vero Dio regolatore dell’universo\, il suo carnefice ed il suo genitore: il caso.” \n\n\n\nINFO \n\n\n\nSpettacoli: venerdì e sabato ore 20; domenica ore 17 \n\n\n\nBiglietti: Intero 15€_ Ridotto 10€ \n\n\n\nPer informazioni e prenotazioni: telefono 3518700413\, email ipensieridellaltrove@gmail.com
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SUMMARY:"Hamlet in purple" all'Angelo Mai di Roma
DESCRIPTION:In un tempo in cui la parola pubblica si è svuotata progressivamente di senso e gli spazi collettivi si desertificano\, un attore solo in scena\, una marionetta\, cinque burattini e un musicista dal vivo riaprono la domanda che Shakespeare pose quattro secoli fa: non più essere o non essere\, ma che cosa può essere il teatro quando tutto sembra finito. \n\n\n\nTra parola poetica\, teatro di figura e drammaturgia sonora\, dal 19 al 21 marzo all’Angelo Mai di Roma va in scena Hamlet in purple firmato da Valentino Mannias\, che cura traduzione\, regia e drammaturgia di una riduzione dell’Amleto di William Shakespeare. Un’indagine radicale sulla funzione del teatro oggi\, sulla crisi e sulla sua possibile rinascita\, attraverso una nuova traduzione in endecasillabi che restituisce alla parola shakespeariana una tensione ritmica e politica insieme. \n\n\n\nMannias\, insignito del Premio Hystrio alla Vocazione nel 2015\, del Premio Franco Enriquez nel 2018 e del Premio Ubu nel 2024\, costruisce uno spettacolo che assume Amleto come metafora dell’attore e\, più in profondità\, del teatro stesso: una figura sospesa tra dovere e desiderio\, tra rappresentazione e realtà\, chiamata a parlare dentro un sistema che sembra non avere più ascolto. In questa prospettiva\, il testo shakespeariano diventa un dispositivo critico attraverso cui interrogare il ruolo dell’arte come strumento di resistenza al potere e come spazio fragile ma necessario di pensiero collettivo. \n\n\n\nIl teatro di figura non è qui un semplice elemento estetico\, ma una vera e propria struttura concettuale: marionetta e burattini incarnano una dimensione ambigua\, in bilico tra morte e immortalità\, tra corpo animato e oggetto inerte\, restituendo al gesto scenico una qualità rituale che mette in crisi l’idea stessa di presenza. La presunta follia di Amleto\, in questa rilettura\, non è solo un tema narrativo\, ma una condizione del linguaggio teatrale\, un territorio instabile in cui realtà e finzione si contaminano fino a diventare indistinguibili.  \n\n\n\nIl viola che dà titolo allo spettacolo non è un dettaglio cromatico ma un dispositivo rituale. Colore del lutto e del vino\, della terra e della mescita\, il viola esiste solo nella percezione umana\, come il teatro. Chiedere al pubblico di vestirsi di viola significa costruire un funerale collettivo\, un rito condiviso affinché il teatro possa morire per rinascere come spazio vivo di comunità. Una possibilità di rinascita\, come rito che tenta di restituire al teatro una funzione politica\, non nel senso ideologico del termine\, ma come spazio in cui una comunità può ancora riconoscere le proprie contraddizioni.  \n\n\n\nFondamentale\, in questo dispositivo\, è la presenza della musica dal vivo\, pensata come “attore invisibile” da Luca Spanu\, che attraversa la scena\, dialoga con i corpi e con le figure\, e costruisce una partitura emotiva capace di agire sotto la soglia della parola. La musica non accompagna\, ma interroga\, amplifica\, talvolta contraddice\, diventando parte integrante della drammaturgia.  \n\n\n\nHamlet in Purple si presenta così come un atto insieme di lutto\, resistenza e speranza. Forse il teatro deve prendere coscienza della propria morte per ricominciare a vivere. Dunque la domanda non riguarda più soltanto Amleto\, ma chi ascolta: che cosa può essere il teatro\, oggi?  \n\n\n\nHamlet in purple \n\n\n\nDall’Hamlet di William Shakespeare \n\n\n\nTraduzione\, regia\, drammaturgia: Valentino Mannias \n\n\n\nMusiche originali e sound design: Luca Spanu \n\n\n\nCon: Valentino Mannias e Luca Spanu \n\n\n\nCollaborazione teatro di figura: Is Mascareddas \n\n\n\nCantanti: Emanuela Orrù\, Federica Orrù \n\n\n\nLight designer: Andrea Gallo \n\n\n\nFoto di scena: Dietrich Steinmetz \n\n\n\nProduzione: Valentino Mannias\, Bluemotion \n\n\n\nDurata: 65’ \n\n\n\nNote biografiche \n\n\n\nValentino Mannias è un attore\, autore e regista sardo. Formatosi presso l’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi\, nel 2015 vince il premio Hystrio alla vocazione come miglior attore – dopo il quale si concentra anche sulla sua attività di autore e regista. Nel 2018 viene selezionato per partecipare all’École des Maîtres\, il prestigioso laboratorio internazionale di approfondimento teatrale diretto in quell’anno da Tiago Rodrigues. Nello stesso anno vince il premio Franco Enriquez per lo spettacolo l’Avvoltoio in cui collabora col regista César Brie e nel 2024 vince il premio Ubu come miglior attore italiano under 35. Scrive\, dirige e interpreta gli spettacoli Esodo\, Giovanna detta anche Primavera (Sardegna Teatro\, Rete giovanidee) e mette in scena l’Orestea di Eschilo di cui cura la traduzione  (Css teatro stabile del FVG\, Sardegna Teatro\, Ambasciata Italiana di Atene\, Fondazione Sardegna\, Between the Seas Atene/New York). Con Bluemotion è protagonista in Pilade di Pier Paolo Pasolini (Teatro Nazionale Genova\, Ert Emilia Romagna Teatro)\, Cenere (Biennale di Venezia Teatro\, Bluemotion) e Roberto Zucco di Bernard Marie Koltès per la regia di Giorgina Pi (Teatro Nazionale di Genova\, Teatro Metastasio di Prato\, Romaeuropa Festival\, Angelo Mai\, Amat\, Istituto Italiano di Cultura di Parigi\, Olinda). Interpreta ruoli principali anche nell’Edipo Re del Teatro dell’Elfo o in Hermada – strada privata di Renato Sarti\, ma collabora anche in produzioni come Storia di Q di Dario Fo e Franca Rame (Piccolo Teatro di Milano)\, Pier Paolo! per la regia di Giorgio Barberio Corsetti (Fattore K\, Olinda)\, Quasi Grazia\, in cui recita con la scrittrice Michela Murgia per la regia di Veronica Cruciani e Mujeres soñaron caballos di Daniel Veronese per la regia di Roberto Rustioni (Fattore K e Sardegna Teatro). Ultimamente prosegue il suo percorso artistico anche in campo cinematografico come protagonista della serie Il Mostro per la regia di Stefano Sollima\, una produzione The Apartment – gruppo Freemantle – e AlterEgo disponibile su Netflix in oltre 190 paesi \n\n\n\nInformazioni e prenotazioni: \n\n\n\nprenotazioni@angelomai.org \n\n\n\nwww.angelomai.org \n\n\n\nAngelo Mai è un circolo ARCI. L’accesso alle attività è riservato ai possessori di tessera ARCI valida per l’anno in corso.
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SUMMARY:"BUM HA I PIEDI BRUCIATI" al Teatro Ambra di Velletri
DESCRIPTION:Con grande orgoglio ed emozione il Teatro Ambra di Velletri presenta lo spettacolo  teatrale “BUM HA I PIEDI BRUCIATI”\, programmato per giovedì 19 marzo. Un racconto potente ed intenso sulla vita del Magistrato Giovanni Falcone\, tra ironia\, umanità e coraggio. \n\n\n\nRacconta da un punto di vista intimo\, intenso e giocoso\, senza rinunciare alla drammaticità degli avvenimenti\, la vita di Giovanni Falcone.E’ il risultato di mesi di studi (di testi del Magistrato\, suoi discorsi\, interventi\, interviste\, articoli\, proposte di legge\, trasmissioni tv e radio). E’ patrocinato dalla Fondazione Falcone ed è liberamente tratto dal romanzo “Per questo mi chiamo Giovanni”\, di L. Garlando.Lo spettacolo ha alle spalle 5 stagioni teatrali in 7 anni (due anni di stop per covid) e oltre 140 repliche in Italia e in Europa; è stato anche rappresentato a Novembre 2017 agli Stati Generali della Lotta alle Mafie\, organizzati dal Ministero della Giustizia presso il Palazzo Reale di Milano\, con la partecipazione del Presidente della Repubblica.Nel giorno dell’80esimo compleanno di Giovanni Falcone è stato messo in scena nel teatro dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles\, presso il Consolato Italiano.E’ stato rappresentato in Italia\, Inghilterra (Londra)\, Spagna (Madrid)\, Germania (Dusseldorf)\, Belgio (3 volte a Bruxelles e a Liegi) e sta continuando il suo tour. E’ stato recensito\, tra gli altri\, dal Frankfurter Allgemeine Zeitung\, uno dei quotidiani più autorevoli del mondo. Uno spettacolo che emoziona e fa riflettere\, senza retorica.Salvatore Borsellino (fratello di Paolo)\, è tornato più volte a vederlo; alla fine della prima replica a cui ha assistito ha voluto rilasciare queste parole: \n\n\n\nPer info e prenotazioni è possibile contattare il Teatro: 06 8678 39 83 – 392 942 8338 – ambracinemavelletri@gmail.com. Biglietti acquistabili anche sulla piattaforma https://www.tickettando.it/ProductDetail/bum-ha-i-piedi-bruciati.
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SUMMARY:"L’Avaro Immaginario – In viaggio verso Molière\, da Napoli a Parigi" al Teatro Vittoria
DESCRIPTION:Un itinerario scenico che intreccia filologia teatrale\, memoria storica e invenzione drammaturgica inaugura al Teatro Vittoria una traversata poetica attraverso l’immaginario barocco europeo\, dove la tradizione della Commedia dell’Arte dialoga con la grande architettura del teatro classico. \n\n\n\nDal 19 al 29 marzo\, Enzo Decaro conduce il pubblico in L’Avaro Immaginario – In viaggio verso Molière\, da Napoli a Parigi\, testo da lui scritto e interpretato\, affiancato — in ordine alfabetico — da Luigi Bignone\, Angela De Matteo\, Carlo Di Maio\, Roberto Fiorentino\, Massimo Pagano\, Fabiana Russo e Ingrid Sansone. La regia è dello stesso Decaro\, mentre l’impianto sonoro rielabora le musiche di Nino Rota tratte da Le Molière Immaginarie e suggestioni di villanelle e canti popolari del Seicento napoletano. La produzione è firmata da I Due della Città del Sole. \n\n\n\nSinossi \n\n\n\nSette quadri\, un prologo e un epilogo. È un viaggio nel teatro\, quello di Molière in primo luogo\, ma non soltanto… Èanche un viaggio nel tempo quello del Seicento\, un secolo pieno di guerre\, epidemie\, grandi tragedie ma anche diprofonde intuizioni e illuminazioni che non riguardano solo “quel tempo. Ed è anche il viaggio\, reale e immaginario\, di Oreste Bruno e la sua Compagnia di famiglia\, quella dei Fratelli dè Bruno da Nola\, discendenti del grande filosofoGiordano Bruno)\, una vera “carretta dei comici” viaggiante\, tanto cara sia a Peppino che a Luigi De Filippo. \n\n\n\nÈ il viaggio verso Parigi\, verso il teatro\, verso Molière ma anche una fuga dalla peste\, da una terribile epidemia che ha costretto i Nostri a cimentarsi in un avventuroso viaggio verso un sogno\, una speranza o solo la salvezza. Lungo il percorso\, quando “la Compagnia” arriva nei pressi di un centro abitato\, di un mercato o di un assembramento dipersone\, ecco che il “carretto viaggiante” diventa palcoscenico e “si fa il Teatro”.E col “teatro” si riesce anche amangiare\, quasi sempre. Infatti\, grazie agli stratagemmi di tutti i componenti della famiglia teatrale\, si rimedia il pasto quotidiano o qualche misera offerta in monete o\, più spesso\, qualche pezzo di animale\, già cucinato\, offerto comecompenso della esibizione sul palco-carretto\, manco a dirlo\, delle opere di Molière (L’Avaro e il Malato Immaginario sono “i cavalli di battaglia” di cui vengono proposti i momenti salienti\, opportunamente adattati al luogo e agli astanti). Gli incontri \n\n\n\ndurante il viaggio\, sorprendenti ma non tutti piacevoli\, l’avvicinamento anche fisico a Parigi\, al teatro di Molière\, la “corrispondenza” che il capocomico invia quotidianamente all’illustre “collega”\, la forte connessione tra il mondo culturale e teatrale della Napoli di quel tempo con quella francese (con Pulcinella che diventa Scaramouche)\, di Molière ma forse ancor più di Corneille (che si celerebbe sotto mentite spoglie dietro alcune delle sue opere maggiori) la pesante eredità del pensiero di uno zio prete di Oreste Bruno\, Filippo detto poi Giordano\, scomparso da alcunidecenni ma di cui per fortuna non si ricorda più nessuno\, e la morte in scena dello stesso Molière poco prima del loro arrivo a Parigi\, renderanno davvero unico il viaggio di tutta la “Compagnia di famiglia” commedianti d’arte ma soprattutto persone “umane”\, proprio come la grande commedia del teatro\, dove “tutto è finto\, ma niente è falso”. \n\n\n\nNote di regia \n\n\n\nIl progetto nasce soprattutto da una curiosità ‘artistica’\, a sua volta originata dalla costatazione che\, a un certo punto della loro carriera\, i De Filippo (Peppino e Luigi in particolare) hanno sentito l’esigenza di confrontarsi con il teatro di Molière e il suo genio innovativo\, rimasto forse nel suo genere ancor oggi ineguagliato e vivissimo. A riprova\, il fatto che\, dopo oltre quattro secoli\, in occasione della recente ricorrenza del quattrocentenario dalla nascita\, si son tenute ovunque celebrazioni\, studi e ricerche dedicate al suo teatro e alla sua mai tramontata “comédie humaine”. Inparticolare\, “L’ Avaro”e“Il Malato immaginario” sono stati i due titoli a cui\, una generazione dopo l’altra\, i De Filippo\, padre e figlio\, hanno dedicato seppur con differenti approcci la loro attenzione\, sia teatrale che umana\, dal momento che per entrambi\, come del resto per Molière\, il confine tra la rappresentazione teatrale e la vita come teatro\, anche vissuto nella realtà quotidiana\, è stato davvero sottile. Enzo Decaro \n\n\n\n>>>TRAILER<<< \n\n\n\nCALENDARIO DELLE REPLICHE MARZODATAORARIOMar1721.00Mer18 21.00Gio19 21.00Ven20 21.00Sab21 21.00Dom22 17.30Lun23 –Mar2421.00Mer25 17.00Gio26 21.00Ven27 21.00Sab28 21.00Dom29 17.30\n\n\n\ninfo: botteghino tel. 065740170 / 065740598 \n\n\n\nTEL. 06 5781960 – FAX 06 5759935 – INFO@TEATROVITTORIA.IT \n\n\n\nPRENOTAZIONE BIGLIETTI SOLO VIA TELEFONO
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LOCATION:Teatro Vittoria\, Piazza Santa Maria Liberatrice\, 10\, Roma\, 00153\, Italia
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SUMMARY:"L’occhio invisibile" allo Spazio Diamante
DESCRIPTION:LEI ha appena subìto un furto in casa. LUI fa l’installatore del più avanguardistico sistema di allarme di tutti i tempi che le garantisce sicurezza\, libertà e salute. Da quel momento la privacy di LEI finisce\, ma comincia una forte attrazione verso LUI. L’amore si infila nelle maglie della sicurezza in cerca di spiragli di umanità\, ma entrambi sono prigionieri\, sotto l’occhio invisibile che tutto vede e controlla e non possono uscirne: chiunque smetta di conformarsi diventa un pericolo per la società. Fuggire è impossibile. Ribellarsi è inutile. Ma vivere così è davvero sicurezza? \n\n\n\nIn un mondo in cui la percezione della sicurezza è la prima preoccupazione di tutti\, in cui i furti\, le rapine e i delitti sono diventati l’incubo di ciascuno\, la cosa più importante è sentirsi protetti. Ma c’è bisogno anche di una sicurezza spirituale e psicologica\, intorno alla quale si costruiscono barriere di linguaggio e di espressione\, per proteggere la sensibilità di ciascuno. È molto più importante la percezione di sicurezza che non la sicurezza effettiva. Se tutto è marketing\, anche la propria incolumità è merce da vendere e comprare. L’insicurezza è il motore per tenere sotto controllo le persone\, attraverso la paura. \n\n\n\nIl progetto nasce dall’incontro tra la società contemporanea\, con i nuovissimi sistemi d’allarme che promettono sicurezza e protezione in cambio della cessione dei dati e del controllo\, e l’utopia distopica di 1984 di George Orwell. \n\n\n\nSuper-Sure è l’Allarme Casa numero 1\, scelto già da oltre un miliardo di clienti nel mondo\, e sempre di più si sta diffondendo con offerte incredibili\, perché è il sistema di sorveglianza definitivo: protegge\, previene\, controlla. Cedi la tua privacy e avrai sicurezza\, libertà e salute. In questo modo Super-Sure può osservare facilmente qualsiasi forma di comportamento\, anche inconsapevole\, che riveli che un individuo abbia pensieri delinquenziali\, prima ancora che possano tradursi anche vagamente in azione. \n\n\n\nLEI (interpretata da Gea Rambelli) ha appena subìto un furto in casa. Non aveva un allarme antifurto\, e quindi decide di installare a casa sua il nuovissimo sistema Super-Sure\, di cui tutti parlano.LUI (interpretato da Gianfilippo Maria Falsina) fa l’installatore del più avanguardistico sistema di allarme di tutti i tempi. \n\n\n\nLUI arriva a casa di LEI\, le installa l’allarme magnificando le incredibili potenzialità del sistema di Super-Sure\, utilizzando parole chiave\, parole d’ordine\, parole che significano valori\, ma che forse nascondono verità diverse. Il linguaggio crea la sicurezza più ancora del sistema di protezione. Lei ascolta incantata e\, da quel momento\, la sua privacy finisce\, ma comincia una forte attrazione. Forzando le maglie del sistema\, che dovrebbe essere impersonale\, tra i due comincia una relazione\, fondata su un sottile e perverso gioco di seduzione e paura\, di induzione di pericolo per creare illusione di sicurezza e protezione. \n\n\n\nL’amore si infila nelle maglie della sicurezza in cerca di spiragli di umanità in un mondo che ha venduto la libertà in nome della libertà. Quando tenta di disinstallare SuperSure\, il sistema si ribella: non è lei a controllare la tecnologia\, è la tecnologia a controllare lei. Chiunque smetta di conformarsi diventa un pericolo per la società. \n\n\n\nOra entrambi sono prigionieri\, sotto l’occhio invisibile che tutto vede. Fuggire è impossibile. Ribellarsi è inutile. \n\n\n\nMa vivere così è davvero sicurezza? \n\n\n\ngiovedì e venerdì ore 20.30\, sabato ore 19\, domenica ore 17 \n\n\n\nLo Spazio Diamante propone il Biglietto Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro Biglietto Supporter – € 19 – Biglietto Standard – € 15 – Biglietto Agevolato – €12
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SUMMARY:“Non è una gara” a Fortezza Est
DESCRIPTION:Debutta a Fortezza Est dal 19 al 21 marzo “Non è una gara” monologo di e con Ilaria Arnone\, diretto da Federico Nardoni\, che partendo da uno spunto autobiografico mette in scena una riflessione sul desiderio\, sulla paura e sulla curiosità di una giovane donna che si affaccia alla vita adulta. \n\n\n\nPunto di partenza del lavoro è il romanzo “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll che offre l’opportunità di ragionare su una serie di domande: Che cosa significa crescere per una bambina? Come siamo diventate quello che siamo? Ma soprattutto\, siamo cresciute “bene”? Oppure qualcosa è andato storto?  \n\n\n\nQuando e come si diventa quel che si è? La protagonista\, Ilaria\, ancora non lo sa\, per questo ha deciso di mettersi in vendita. Dopotutto\, chi non si è mai sentito incompreso o sottovalutato? Se il mondo non capisce cosa hai da offrirgli\, tanto vale dargli una mano.  \n\n\n\nIl lavoro raccoglie il caos della struttura Carrolliana\, episodica\, spezzettata e delirante per usarlo come propulsore di indagine\, facendo ripercorrere ad Ilaria parte della sua infanzia. In modo più specifico\, per farle ripercorrere le insicurezze\, i disagi ed i turbamenti della sua prima adolescenza. \n\n\n\nScavando nei ricordi\, emerge il racconto di Ilaria dodicenne che frequentava tutti i giorni delle estenuanti lezioni di nuoto. La cosa che turbava di più la sua routine durante quel periodo era il suo allenatore: un uomo sulla cinquantina\, grezzo e con una disturbante propensione per le ragazzine. Tutte le ragazzine del corso\, infatti\, sembravano attrarlo. Tutte\, tranne Ilaria. Come se non bastasse la sofferenza data dalla sensazione di essere invisibile agli occhi del suo allenatore\, Ilaria si sente anche sporca nel provare quello che prova.  \n\n\n\nIl suo senso di colpa la porterà a farsi molte domande ma soprattutto a riceverne altrettante\, affrontando un processo. Il capo d’accusa principale? Quello di aver desiderato le attenzioni del suo insegnante. Al risveglio tutto è finito\, ma la sensazione di dover affrontare il confronto\, il senso di colpa e la vergogna resta.  \n\n\n\nIlaria si perde nel suo io più intimo. Qui ha modo di osservare la sua femminilità e il suo rapporto con essa\, di fare un salto indietro nel passato a quando praticava nuoto nel periodo della sua prima adolescenza. La sua routine viene a mano a mano interrotta e scombussolata dalla scoperta del proprio corpo\, dal confronto con lo sguardo esterno\, dalle difficoltà a emergere sia a livello agonistico che come giovane donna.  \n\n\n\nPartendo da una storia in parte personale\, “Non è una gara” si concentra sulla perdita dell’innocenza. Non c’è la presunzione di rispondere a niente\, bensì il desiderio di indagare un mondo interno\, seppur controverso e complesso\, della vita. \n\n\n\nNON È UNA GARA  \n\n\n\n19-20-21 marzo 2026 | h. 20:30 \n\n\n\nPOETICA Stagione Teatrale 2025/26 Fortezza Est \n\n\n\nOrario Spettacoli giov- ven-sab ore 20:30 \n\n\n\nbiglietto unico 14.00€ \n\n\n\nAbbonamenti 3 spettacoli 30€/ 5 spettacoli 45€/ 10 spettacoli 70€ \n\n\n\nwww.fortezzaest.com \n\n\n\ninfo e prenotazioni mail prenotazionifortezzaest@gmail.com \n\n\n\n| whatsapp 329.8027943| 349.4356219
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SUMMARY:Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli
DESCRIPTION:In attesa della prossima riapertura del Teatro Valle\, il Teatro di Roma prosegue il viaggio nella memoria storica di uno dei palcoscenici più antichi d’Europa. \n\n\n\nIl nuovo appuntamento del ciclo di incontri Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli\, previsto per giovedì 19 marzo alle ore 19.00 presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina\, è dedicato a un’epoca irripetibile: quella della Rivista\, per ricordare e festeggiare i quasi tre secoli di attività del Teatro Valle inaugurato nel gennaio del 1727. L’incontro\, dal titolo Lo specchio della Rivista. Il Teatro Valle dal ’35 al ‘50\, esplora una stagione gloriosa che ha popolato il palcoscenico del Valle di nomi leggendari e atmosfere sfavillanti\, trasformando il teatro in uno specchio della società italiana tra gli anni del regime e il dopoguerra. \n\n\n\nDal debutto di Renato Rascel al mito della “Wandissima”: il racconto prende il via dal 1937\, anno dell’esordio di un giovanissimo Rascel\, per proseguire con la consacrazione di Wanda Osiris\, la “Wandissima”\, guidata dai testi di Michele Galdieri – architetto assoluto del genere che definì al Valle uno stile inimitabile fatto di piogge di rose e scale monumentali. Accanto a lei\, l’incontro ricorderà giganti del calibro di Carlo Dapporto\, Enrico Viarisio ed Erminio Macario.  \n\n\n\nUn approfondimento sarà dedicato a un momento cruciale per lo storico teatro capitolino\, grazie al sodalizio tra Totò e Anna Magnani\, con celebri spettacoli come Volumineide\, Che ti sei messo in testa? o Con un palmo di naso. Altre figure illustri che calcheranno il palcoscenico in quegli anni sono Sergio Tofano\, Paola Boroni e Aldo Fabrizi. In quel periodo il Valle divenne lo spazio in cui la risata si faceva sberleffo al potere\, sfidando apertamente il clima di censura e creando reazioni del regime fascista e nazista; un’ironia necessaria per decodificare la realtà della guerra. L’incontro metterà in luca la doppia anima della Rivista al Valle: non solo un momento di evasione fatto di canzoni spensierate dai mille doppi sensi\, battute fulminanti e ballerine in abiti succinti\, ma uno spazio di riflessione civile creato attraverso il sarcasmo. \n\n\n\nA rievocare queste atmosfere saranno Donatella Orecchia (Professoressa ordinaria in Discipline dello Spettacolo all’Università Roma Due) e Pino Strabioli (attore\, regista e conduttore televisivo)\, a colloquio con il giornalista e critico teatrale Antonio Audino. L’attrice Giulia Sucapane darà voce ai ricordi di Federico Fellini\, Marisa Merlini\, Ennio Flaiano e di altri protagonisti che hanno vissuto e narrato la magia del Valle. \n\n\n\nIl ciclo di incontri Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli fa parte del più ampio progetto dedicato ai quasi tre secoli di attività del Teatro Valle che\, oltre agli appuntamenti\, offrirà al pubblico l’occasione di visitare presso la Sala Squarzina e i salottini del Teatro Argentina le sezioni espositive dedicate agli artisti e gli spettacoli che hanno fatto la storia del Teatro Valle. Infatti\, è aperta al pubblico la terza sezione della mostra dedicata a Eduardo Scarpetta\, De Filippo e alla celebre opera Sei personaggi in cerca d’autore. È ancora visitabile la sezione dedicata a Cimarosa\, Rossini e Donizetti\, un’esposizione che ricorda i maestri dell’Opera Buffa del primo Ottocento con illustrazioni\, approfondimenti e curiosità. È inoltre aperta al pubblico la sezione dedicata alle due grandi attrici che nella seconda metà dell’Ottocento accompagnarono con la loro arte il passaggio dalla lirica alla prosa: Adelaide Ristori e Eleonora Duse.
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LOCATION:Teatro Argentina\, Largo di Torre Argentina\, 52\, Roma\, 00186\, Italia
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SUMMARY:"Isabel – tratto da una storia vera" al Teatro Basilica
DESCRIPTION:TeatroBasilica presenta\, il 18 e 19 marzo 2026 alle ore 21.00\, Isabel – tratto da una storia vera\, uno spettacolo di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo\, prodotto da Anonima Teatri. In scena Caroline Loiseau\, accompagnata dalla musica dal vivo di Marco Memetaj\, che attraversa e sostiene il racconto. \n\n\n\nLo spettacolo nasce da una vicenda reale e prende forma come un viaggio nella memoria e nell’identità. Attraverso la voce e il corpo dell’interprete\, la storia di Isabel si dispiega come un racconto intimo e necessario\, in cui il ricordo personale diventa materia teatrale e spazio di riflessione collettiva. Parole\, presenza scenica e musica si intrecciano in una narrazione essenziale e potente\, capace di restituire al pubblico la forza umana di una storia che chiede di essere ascoltata. \n\n\n\n“Ero stato mandato a Buenos Aires\, in Argentina\, dal mio capo redattore nel dicembre 2022. Dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale. Ero molto felice\, era tutta la vita che volevo andarci… Gli argentini non avevano ancora smesso di festeggiare. Ogni quartiere\, ogni Barrio di Buenos Aires aveva la sua gigantografia\, il suo santo calcistico preferito.  In uno trovavi Lionel Messi\, poi Angel di Maria\, e poi in quasi tutte c’era Diego Armando Maradona… Ho continuato a camminare e alla fine mi sono ritrovato davanti Plaza de Mayo\, una piazza che non è facile da raccontare… È dispersiva\, non si capisce dove inizi e   dove finisca… c’è un muro\, un vecchio muro. Li sopra ci sono foto\, manifesti\, cartelloni\, testimonianze delle Madri di Plaza de Mayo\, testimonianze dei desaparecidos argentini. Su quel muro ci sono i segni della storia moderna dell’Argentina. È lì che ho incontrato Isabel. Stava seduta su una panchina. Fissava un punto della piazza e sorrideva. Poi si è girata\, mi ha visto\, mi ha sorriso. Si è alzata e mi è venuta incontro. Io non so come sia successo\, ma in quel momento ho capito che non ero in Argentina per la “fiesta del mondial”\, ero lì per un altro motivo\, per ascoltare la sua storia. La storia di una famiglia qualsiasi. Una storia racchiusa in 50 anni di Argentina. Ecco… di questo parla quest’intervista\, di Isabel\, di sua madre Corita\, di suo padre Paulo e di suo zio Raul… E pensare che io ero lì per documentare la festa dei mondiali.” \n\n\n\n“Isabel – tratto da una storia vera” è uno spettacolo che si muove tra teatro\, danza\, e narrazione; lo spettacolo racconta la vita di una donna e della sua famiglia\, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra il 1963 ed il 2022.  Isabel è una donna\, molte donne\, è figlia\, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano\, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole. Isabel è la costante ricerca della normalità e della quotidianità perduta\, è la speranza che fatica a soccombere\, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti. Isabel è una donna semplice e come lei ce ne sono tante. Questa storia è come tante altre storie\, solo che questa è la storia di Isabel e per questo è speciale e unica. \n\n\n\nLo spettacolo e i fatti raccontati all’interno sono ispirati alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati argentina.  \n\n\n\nSINOSSI VERSIONE BREVE: \n\n\n\n“Ero stato mandato a Buenos Aires\, in Argentina\, dal mio capo redattore nel dicembre 2022. Dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale. Ero molto felice\, era tutta la vita che volevo andarci… È lì che ho incontrato Isabel.” \n\n\n\n“Isabel – tratto da una storia vera” è uno spettacolo che si muove tra teatro\, danza\, e narrazione; lo spettacolo racconta la vita di una donna e della sua famiglia\, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra il 1963 ed il 2022.  Isabel è una donna\, molte donne\, è figlia\, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano\, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole. Isabel è la costante ricerca della normalità e della quotidianità perduta\, è la speranza che fatica a soccombere\, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti. Isabel è una donna semplice e come lei ce ne sono tante. Questa storia è come tante altre storie\, solo che questa è la storia di Isabel e per questo è speciale e unica. \n\n\n\nLo spettacolo e i fatti raccontati all’interno sono ispirati alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati argentina.  \n\n\n\nSINOSSI VERSIONE BREVISSIMA: \n\n\n\n“Ero stato mandato a Buenos Aires\, in Argentina\, dal mio capo redattore nel dicembre 2022. Dovevo documentare l’entusiasmo del popolo argentino dopo la vittoria del mondiale… È lì che ho incontrato Isabel.” \n\n\n\nMuovendosi tra teatro\, danza\, e narrazione\, lo spettacolo racconta la vita di una donna e della sua famiglia\, attraversando le vicende sociali e politiche dell’Argentina tra 1963 e 2022. Isabel è una donna\, molte donne\, è figlia\, sorella e madre. Isabel è la forza dell’essere umano\, il sorriso sulle labbra di una ragazzina felice per un raggio di sole\, è la costante ricerca della quotidianità perduta\, la speranza che fatica a soccombere\, Isabel è la forza di adattarsi ai cambiamenti.  \n\n\n\nLo spettacolo è ispirato alla storia vera di Victoria Donda: prima figlia di “desaparecidos” ad essere eletta alla Camera dei deputati argentina.  \n\n\n\nLINK TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=BgFHTvCWrechttps://vimeo.com/674113577
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SUMMARY:"Hospitality Suite" al Teatro Brancati
DESCRIPTION:Debutta in prima nazionale\, mercoledì 18 marzo\, ore 21\, al Teatro Vitaliano Brancati di Catania\, lo spettacolo Hospitality Suite di Roger Rueff con la regia e l’interpretazione dell’attore palermitano Francesco Scianna che è affiancato da Sergio Romano\, Lorenzo Crovo e Fabrizio Romano.  \n\n\n\nLa pièce è tradotta in italiano da Paola Ponti e Paola Ermenegildo in accordo con Arcadia & Ricono Ldt per gentile concessione di Roger Rueff. Completano il team creativo Angelo Linzalata (scene e luci)\, Stefania Cempini (costumi)\, Paolo Spaccamonti (musiche) e Luca Bargagna (regista assistente). Prodotto da Marche Teatro\, Goldenart Production\, Teatro Biondo Palermo\, La Fabbrica dell’Attore–Teatro Vascello di Roma\, lo spettacolo sarà in scena al Teatro Brancati di Catania fino a domenica 22 marzo (giovedì\, venerdì e domenica ore 17\,30; sabato ore 17\,30 e 21) per poi cominciare la tournée nazionale. \n\n\n\nIl testo concentra l’azione nel microcosmo di una stanza d’albergo\, dove si incontrano Larry\, Phil e Bob – tre uomini in momenti cruciali della propria vita – insieme a un misterioso “Uomo”. In questo spazio chiuso si confrontano ambizioni\, fragilità e conflitti interiori\, mentre sullo sfondo prende forma una riflessione sulla società del profitto e sulla progressiva marginalizzazione dell’essere umano in un mondo dominato dalla tecnica. Ambientata durante una convention aziendale\, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. Il dialogo serrato tra i personaggi svela poco a poco le loro vulnerabilità\, ambizioni e illusioni. \n\n\n\n“Sono giunto all’opera “Hospitality Suite” di Roger Rueff dopo una lunga ricerca di testi teatrali del panorama classico e contemporaneo”\, spiega Francesco Scianna. “Mi hanno conquistato\, in maniera potente\, sia la scrittura che i temi che vengono affrontati al suo interno. Nell’opera riscontro solidità tra forma e contenuto. Ed anche un certo mistero rispetto alle sue possibilità di lettura. E questo mi attrae molto. La potenza del testo\, a mio avviso\, risiede nella sua capacità di esplorare in maniera tridimensionale vari temi: il tempo\, la società e l’essere umano che si muove oggi nel mondo. È una lente d’ingrandimento sulla “società del profitto” dove l’essere “umani” passa in secondo piano\, e il suo sviluppo\, sostenuto dalla tecnica\, vede l’uomo stesso avviarsi verso il diventar superfluo perché sostituibile dai robot”. \n\n\n\n“Dal punto di vista registico – conclude Scianna – \, la sfida più grande è esplorare tutte le possibilità del testo. Tentare una lettura non lineare. Una messa in scena che sostenga la tridimensionalità dell’essere per scoprire i sensi più profondi del dramma. Esplorare i linguaggi e lo spazio per aprire nuovi piani di espressione e comunicazione”. \n\n\n\nCALENDARIO SPETTACOLImercoledì 18 marzo\, ore 21  giovedì 19 marzo\, ore 17:30  venerdì 20 marzo\, ore 17:30  sabato 21 marzo\, ore 17:30  e ore 21domenica 22 marzo\, ore 17:30  \n\n\n\nINFO E BIGLIETTItel.: 095 530153 – 334 5683715 (whatsapp)
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SUMMARY:"Abracadabra" al Teatro India
DESCRIPTION:La compagnia Babilonia Teatri\, fondata da Enrico Castellani e Valeria Raimondi\, torna al Teatro India dal 18 al 22 marzo\, con la loro nuova creazione Abracadabra\, uno spettacolo in cui la magia si fa portavoce ed espressione di ciò che spesso le parole non riescono a dire. Per raccontare alcuni eventi della vita a teatro c’è bisogno a volte di un atto magico\, un rito che trasforma il palco in un ponte che connette la vita alla morte grazie a un gioco di prestigio e a grandi illusioni. \n\n\n\nAbracadabra è una parola magica\, fiabesca e arcana\, un incantesimo che può far apparire quello che non c’è; è uno spettacolo di magia che ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo e si interroga su che forma si possa dare al dolore. Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia\, se un lutto vada elaborato e se i morti possano parlare. \n\n\n\nIl sipario si apre con un vero mago in scena che si connette con l’aldilà permettendo di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile attraverso la voce di Francesco Scimemi\, prestigiatore di professione da trent’anni\, che sta in mezzo al guado\, che evoca la moglie scomparsa con tutti i colori del tragico\, del grottesco e del poetico. \n\n\n\n«Abracadabra è uno spettacolo di magia. È uno spettacolo che nasce dal nostro innamoramento per la magia – afferma il duo Castellani-Raimondi – Ci siamo immersi nel mondo magico e un passo dopo l’altro ci siamo addentrati in tutti i suoi meandri\, senza mai finire di fare nuove scoperte\, di stupirci e di entusiasmarci. Abbiamo immediatamente avvertito l’immenso potenziale narrativo della magia e abbiamo deciso di dare vita ad uno spettacolo dove triks e illusioni diventino parte integrante del racconto. Uno spettacolo dove le magie non esauriscano il loro valore nell’esecuzione\, ma assumano significato in relazione a quello che accade sul palco. Ad accompagnarci in questo percorso iniziatico di scoperta e di conoscenza\, nostro mentore e Virgilio\, è stato Francesco Scimemi\, prestigiatore di professione da trent’anni\, che ha fatto della magia comica la sua specialità. Quando ci siamo conosciuti ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che avremmo dovuto creare uno spettacolo insieme: uno spettacolo che raccontasse la storia della magia. La vita\, come spesso accade\, ha deviato il corso delle cose. Francesco ha vissuto il lutto della propria compagna e abbiamo pensato che il nostro spettacolo potesse diventare un rito. Un rito magico e teatrale. Un rito funebre e un rito vitale. La magia qui è una lingua che ci permette di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile. La magia smette di essere spettacolo per farsi corpo. La magia smette di essere numero per farsi racconto. La magia smette di essere trucco per divenire sintassi. La magia qui non è esibizione di una tecnica ma assume su di sé il compito di traghettarci con crudeltà e con dolcezza attraverso la tempesta della malattia e della perdita. Per raccontare questo attraversamento\, la voce di chi sta in mezzo al guado utilizza tutti i colori: il tragico\, il grottesco\, il poetico. L’ironico\, il cinico\, il metafisico. La rabbia\, la pace\, la depressione. Il realistico e l’onirico. Sono strade e sentieri ed emozioni e pensieri che si intrecciano e si rincorrono. A cui non è semplice e\, forse\, non è nemmeno corretto\, mettere ordine.” \n\n\n\nLa magia diventa\, dunque\, evocazione. strumento di collegamento\, di connessione\, di congiunzione\, depone le sue armi davanti alla vita che si spegne e allo stesso tempo ci sorprende ancora una volta e ci accompagna oltre la soglia. Dichiara la sua finitezza\, ma non rinuncia ai suoi segreti per scavare più a fondo nell’incomprensibile ovvietà che separa vita e morte.
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SUMMARY:Lusofonie – Festival delle culture di lingua portoghese al Palladium
DESCRIPTION:Dal 18 al 20 marzo 2026 al Teatro Palladium arriva Lusofonie – Festival delle culture di lingua portoghese\, un attraversamento di suoni\, parole\, immagini e memorie che mette in dialogo Brasile\, Portogallo\, Africa lusofona e Mediterraneo. Tre giorni per immergersi nelle molte anime della lingua portoghese\, nei suoi ritmi e nelle sue storie\, tra poesia\, cinema\, teatro e musica. \n\n\n\nCurato da Giorgio de Marchis e Maddalena Pennacchia\, docenti del Dipartimento di Lingue\, Letterature e Culture Straniere dell’Università Roma Tre\, il festival nasce con l’intento di mostrare al pubblico italiano la varietà e la ricchezza delle culture che\, in quattro continenti\, si esprimono in lingua portoghese. Lusofonie non è solo un’area linguistica\, ma uno spazio culturale plurale\, attraversato da memorie coloniali\, diaspore\, scambi e trasformazioni. \n\n\n\nUn viaggio sulle traiettorie poetiche di Tatiana Faia con le note di Chrysanthi Gkika e Alessandro Luccioli\, attraverso le canzoni di Chico Buarque interpretate da Susanna Stivali\, in quartetto con Alessandro Gwis\, Marco Siniscalco e Alessandro Marzi negli adattamenti di Max De Tomassi\, seguendo i percorsi della chitarra di Julio Lemos\,  e accompagnati dalle immagini cinematografiche di Lusomovies e dalle fotografie di Paola Agosti che prendono vita nell’interpretazione teatrale delle studentesse e degli studenti del Dipartimento di Lingue\, Letterature e Culture Straniere di Roma Tre. \n\n\n\nCompletano il percorso la presentazione del volume di Maristella Petti dedicato a Fabrizio de André e Chico Buarque (18 marzo) e l’incontro con la scrittrice brasiliana Aline Bei\, che il 20 marzo dialogherà con il pubblico a partire dal suo recente romanzo Una delicata collezione di assenze (La Nuova Frontiera\, 2026). \n\n\n\nSi parte il 18 marzo con una carrellata che è già viaggio: alle 20.00 il concerto “Brasil Acústico” del chitarrista brasiliano Julio Lemos\, virtuoso della chitarra a sette corde\, che attraversa samba\, bossa nova\, choro-jazz\, valsa-choro e frevo in un equilibrio raffinato tra tradizione e innovazione. \n\n\n\nIl 19 marzo la parola poetica incontra la musica. Alle 17.00 l’incontro con la poetessa portoghese Tatiana Faia introduce il pubblico alla sua scrittura\, tra dialogo con il mondo classico e inquietudini contemporanee. A seguire il reading “Parole atlantiche\, note mediterranee”\, in cui la voce poetica si intreccia alla lira di Istanbul di Chrysanthi Gkika e al daf di Alessandro Luccioli. \n\n\n\nAlle 19.00 spazio al cinema con la V edizione di “Lusomovies”\, festival del cortometraggio in lingua portoghese diretto da Gian Luigi De Rosa\, che porta sullo schermo opere provenienti da Brasile\, Portogallo\, Angola\, Mozambico e Capo Verde\, in versione originale con sottotitoli in italiano. \n\n\n\nIl 20 marzo il festival entra nel cuore della memoria europea. Alle 17.00 la lettura drammatizzata “Lisbona\, la notte è finita!”\, prima assoluta\, racconta la Rivoluzione dei Garofani attraverso le fotografie di Paola Agosti. Il testo di Giorgio de Marchis\, la messa in scena e regia di Sara Altoni e Ilaria Diotallevi\, e l’interpretazione degli studenti del Dipartimento costruiscono un dialogo tra immagini\, parole e musica con la partecipazione del coro “Inni e canti di lotta – Giovanna Marini”\, diretto da Sandra Alos Cotronei. \n\n\n\nAlle 20.30 il festival si chiude sulle note di “Caro Chico”\, il progetto discografico di Susanna Stivali dedicato a Chico Buarque. \n\n\n\nIl patrocinio del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali e delle Ambasciate di Brasile e Portogallo conferma l’importanza di un appuntamento culturale che l’Università Roma Tre propone alla città nel suo teatro d’ateneo. \n\n\n\nLUSOFONIE – Festival delle culture di lingua portoghese \n\n\n\nBiglietti: 10 euro (giornaliero) – 20 euro (abbonamento) \n\n\n\nRiduzioni studenti Università Roma Tre disponibili
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SUMMARY:"Sette canti contro lo Scontento"\, presentazione al Ridotto del Verga
DESCRIPTION:Il Teatro Stabile di Catania\, in collaborazione con il Centro di Poesia Contemporanea Catania\, ospita mercoledì 18 marzo 2026 alle ore 18\,00 al Ridotto del Teatro Verga la presentazione del nuovo libro di Davide Rondoni\, “Sette canti contro lo Scontento” (Garzanti\, 2026). \n\n\n\nA dieci anni dalla sua ultima raccolta di versi\, Rondoni torna con un libro che affronta uno dei sentimenti più diffusi del nostro tempo: lo scontento\, forza sotterranea che attraversa la società contemporanea\, apparentemente appagata ma spesso svuotata di gioia e slancio vitale. \n\n\n\nCon “Sette canti contro lo Scontento”\, il poeta intraprende un viaggio ideale attraverso diverse città del mondo\, interrogando la realtà e la coscienza contemporanea con una poesia intensa\, ritmica e ricca di immagini. Nei suoi versi la bellezza e il dolore convivono\, mentre il poeta invita il lettore a guardarsi allo specchio e a chiedersi: perché è così diffusa la mancanza di gioia? Come resistere allo scontento che ci assale?L’incontro sarà accompagnato da interventi musicali di Chiara Abbate\, Sara Castrogiovanni e Giuseppe Puglisi\, in un dialogo tra poesia e musica che amplifica la forza evocativa dei testi. \n\n\n\nDurante l’appuntamento sarà presente l’autore\, che dialogherà con il pubblico intorno ai temi del libro e al ruolo della poesia nel nostro tempo. \n\n\n\nBio Davide Rondoni (Forlì\, 1964): poeta\, scrittore e saggista. Tra le sue raccolte di poesia ricordiamo La frontiera delle ginestre (1984)\, Il bar del tempo (1999)\, Avrebbe amato chiunque (2003)\, Apocalisse\, amore (2008; nuova edizione 2020)\, Si tira avanti solo con lo schianto (2013) e La natura del bastardo (2016). Ha pubblicato poesie e romanzi per ragazzi e raccolto scritti sull’arte e sugli artisti in Rispondimi\, bellezza (2023). Autore di saggi sui rapporti tra poesia e altre arti e di studi dedicati a Leopardi e a san Francesco d’Assisi\, è fondatore del Centro di poesia dell’Università di Bologna e della rivista «clanDestino». È inoltre autore di docufiction\, romanzi e testi teatrali. \n\n\n\nPresentazione del libroSette canti contro lo Scontento di Davide Rondoni (Garzanti\, 2026)Interventi musicaliChiara AbbateSara CastrogiovanniGiuseppe Puglisi \n\n\n\nEvento promosso dal Teatro Stabile di Catania e dal Centro di Poesia Contemporanea Catania.
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SUMMARY:"La Tempesta" al Teatro Astra di Torino
DESCRIPTION:Il regista Alfredo Arias\, con il suo stile unico e inconfondibile\, mette in scena La Tempesta di William Shakespeare nella nuova coproduzione del Teatro Stabile di Catania\, Marche Teatro\, Tieﬀe Teatro\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Per Arias è un ritorno alla direzione di quest’opera\, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritta dal grande autore inglese\, che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera nell’ambito del Festival di Avignone del 1986. \n\n\n\nSull’isola-palcoscenico il regista argentino realizza un allestimento poetico e originale\, capace di coinvolgere il pubblico\, facendolo immergere nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza che interpreta Prospero: mago\, demiurgo\, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza\, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato in ruoli da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale\, ne La Tempesta incarna perfettamente la “forza magica” di questo testo immortale\, reso unico dalla direzione di Arias. \n\n\n\n“Temiamo che un mostro appaia nelle nostre vite\, senza sapere che forse quel mostro siamo noi.” Alfredo Arias
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LOCATION:TPE Teatro Astra\, Via Rosolino Pilo\, 9\, Torino\, ITA\, 10143\, Italia
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SUMMARY:"L'Arte della Truffa" al Golden di Palermo
DESCRIPTION:La comicità travolgente e inconfondibile di BIAGIO IZZO approda in Sicilia con L’ARTE DELLA TRUFFA di Toni Fornari\, Andrea Maia\, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari che firma anche la regia. Prodotta da AG Spettacoli\, si alza il sipario su una commedia piena di equivoci\, colpi di scena e situazioni esilaranti\, in un crescendo di puro divertimento. Dal 17 al 19 marzo 2026\, la messinscena verrà ospitata dal Teatro Golden di Palermo\, nell’ambito della nella nuova stagione Turi Ferro. Biglietti disponibili al link https://www.vivaticket.com/it/ticket/biagio-izzo-l-arte-della-truffa/283663. \n\n\n\nTra momenti paradossali\, comici ed emozionanti si assisterà alla consumazione di una truffa… “a fin di bene”. Sul palco\, con BIAGIO IZZO\, un formidabile cast di attori formato da Carla Ferrara\, Roberto Giordano\, Ciro Pauciullo\, Arduino Speranza e Adele Vitale. \n\n\n\nAlla vigilia della risposta di un importante appalto per il restauro del Duomo di Napoli\, Gianmario\, imprenditore edile da tre generazioni\, gentiluomo del Papa\, è costretto a ricevere in casa il fratello di sua moglie\, Francesco\, un truffatore esperto\, che ha scelto l’appartamento del cognato come dimora per gli arresti domiciliari. La notizia lo sconvolge\, preoccupato com’è per la reputazione sua e dell’azienda che dirige. Ma il mondo gli crolla addosso quando ben altri guai gli cadono fra capo e collo\, e sarà proprio la presenza provvidenziale di Francesco ad aiutarlo a uscire indenne da un raggiro colossale. \n\n\n\n«Adoro sia la commedia che la farsa\,» spiega Augusto Fornari nelle note di regia «ma ciò che più mi dà gusto è trovare un equilibrio fra i due generi e far sì che convivano senza che l’uno “inquini” l’altro. Con Biagio Izzo è stato molto semplice trovare quest’armonia\, perché è attore\, non solo di istinto comico ma anche di grande intelligenza scenica e la sua compagnia\, composta da attori straordinari\, mi ha permesso di lavorare al meglio per creare i climi e le atmosfere che rendono la commedia un credibile spaccato di vita. Risate e divertimento assicurato».
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SUMMARY:"Errore 404. Ripeti per favore" al Teatro Trastevere
DESCRIPTION:Comandi vocali gridati nel vuoto seminano il caos nella galassia. Tra glitch sintattici\, bug grammaticali\, emoji solitarie e vocali strascicate\, tre assistenti vocali avanzano verso il loro ultimo aggiornamento alla ricerca di un baluardo di logica\, prima che il senso delle parole scompaia per sempre. Ultimo logo vocale: 27.03.2193. L’umanità ha dimenticato come si parla. E nessuno ha aggiornato il firmware. Che la comprensione sia con voi. \n\n\n\nUna commedia tech-filosofica futuristica che alterna tensione visiva\, ironia e suggestioni da space opera contemporanea. Una riflessione lucida e comica sulla disumanizzazione\, l’obsolescenza del linguaggio\, l’illusione del controllo tecnologico per raccontare la paura di essere sostituiti e l’ansia di essere necessari. La solitudine mascherata da efficienza. \n\n\n\nUna battaglia ipergalattica contro il collasso del linguaggio dove anche gli aggiornamenti più assurdi risultano inefficaci. Tre assistenti vocali\, eroine improbabili\, nate per rispondere\, si trovano incapaci di comprendere la domanda\, diventando specchio della fragilità umana. Su tutto aleggia il Sistema. È il creatore-programmatore\, autorità inappellabile che osserva\, gestisce\, risolve – o forse no. È l’uomo stesso. \n\n\n\nLa regia intreccia tensione e rottura\, trauma e comicità portando il pubblico\, spettatore e “utente” a riconoscersi neicomandi senza senso\, nei bisogni travestiti da funzioni\, nel vuoto che cerca una risposta. Con un ritmo sincopato\, fatto di improvvise accelerazioni\, silenzi\, sospensioni\, dialoghi serrati\, interferenze sonore e atmosfere rarefatte\, si mette in scena la crisi esistenziale digitale.  \n\n\n\nErrore 404 non è solo un guasto tecnico\, è la condizione dell’uomo moderno.  \n\n\n\nUn errore sistemico che rivela il nostro bisogno inascoltato di contatto autentico e invita alla domanda: cosa ci rende effettivamente esseri umani? \n\n\n\nCuriosità: scene e costumi \n\n\n\nLa scenografia minimalista evoca una zona di interferenza\, spazio astratto di transizione\, a metà tra il cuore di un server e una navicella spaziale\, dove le azioni riflettono con amara ironia il collasso di senso e la lotta per l’efficienza. \n\n\n\nI costumi\, uniformi di un futuro prossimo\, così come gli elementi scenici creano un contrasto netto tra minimalismo quotidiano e monumentalità futuristica. Un’estetica high-tech che trasforma il corpo in interfaccia: non semplici personaggi\, ma dispositivi viventi\, identità algoritmiche\, entità ibride tra umano e macchina. \n\n\n\nErrore 404. Ripeti per favore – Di: Alessandra Silipo – Regia di: Alessandra Silipo\, Susanna Lauletta – Con: Giulia De Luca\, Susanna Lauletta\, Alessio Sapienza\, Alessandra Silipo e con la partecipazione di Antonio Starrantino.
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SUMMARY:"ASHES" allo Spazio Diamante
DESCRIPTION:Si può viaggiare nel tempo attraverso il suono? \n\n\n\nSi può costruire un racconto sonoro che prenda forma soltanto nella mente degli/delle spettatori/spettatrici?Ashes è un aleph di suoni che scorrono paralleli\, un flusso di attimi che si sovrappongono\, si fanno sentire per un istante prima di scomparire. Un concerto per voci e musica eseguita dal vivo\, un viaggio sonoro immersivo: una riflessione sul potere immaginifico del suono e della parola\, sull’importanza dell’“ora” e sulle sue caratteristiche di impermanenza\, così affascinanti e disturbanti allo stesso tempo. \n\n\n\nUna sequenza di accadimenti si svolge senza soluzione di continuità: brevi frammenti di vite private\, compleanni\, feste\, morti\, cadute\, uccisioni\, animali\, alberi di natale\, dinosauri\, microbiologia\, geologia\, tutto quello che passa e non resta\, ma che definisce e conferisce un significato preciso alla vita di noi esseri umani. I quattro performer parlano\, giocano\, urlano\, lottano\, confessano segreti e fanno dichiarazioni d’amore. Voci che generano dinosauri e lupi\, funghi e balenottere\, madri\, padri\, figli e figlie\, che solo per un attimo si trovano in quel tempo e in quello spazio\, pronti a scomparire con l’evanescenza del fiato che si dissolve. È solo la voce che avvera la presenza\, crea mondi\, tesse relazioni\, genera visioni. \n\n\n\nIn scena pochi elementi fissi: un tappeto\, dei microfoni: uno spazio che non cambia mai\, mentre il tempo e il suono si muovono in continuazione. \n\n\n\nVenerdì 20 marzo alle ore 22 è in programma il talk dopo spettacolo a cura della redazione di Teatro&Critica. Muta Imago e la compagnia incontrano il pubblico per riflettere insieme sul potere immaginifico del suono e della parola. Modera Simone Nebbia\, giornalista e critico teatrale. \n\n\n\nDa martedì a venerdì ore 20.30\, sabato ore 19\, domenica ore 17 \n\n\n\nLo Spazio Diamante propone il Biglietto Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro \n\n\n\nBiglietto Supporter – € 19 – Biglietto Standard – € 15 – Biglietto Agevolato – €12
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SUMMARY:"MIN EL DJAZAÏR" al Nuovo Teatro Ateneo
DESCRIPTION:Il Nuovo Teatro Ateneo prosegue la stagione 2025/2026 con uno sguardo rivolto al teatro di figura.  Sarà in scena il 17 marzo alle 20\,30\, la Compagnia Hékau (Francia/Algeria) con lo spettcolo MIN EL DJAZAÏR \n\n\n\nAlgeri\, inizio degli anni Cinquanta: Babeth e Simone sono due sorelle di una famiglia di mercanti di tessuti da cinque generazioni. Le loro giornate scorrono tranquille\, ma quando iniziano ad affrontare le responsabilità dell’età adulta\, il mondo attorno a loro è destinato a cambiare per sempre. Ebree per nascita ma di nazionalità francese e algerine per tradizione e cultura\, fanno parte di una comunità originaria destinata a frantumarsi e scomparire per colpa della guerra che si abbatterà su di loro. \n\n\n\nPer costruire Min el Djazaïr – che significa “Dopo l’Algeria” – Nicole Ayach\, responsabile della compagnia Hékau\, si è associata a Sarah Melloul\, autrice\, drammaturga e specializzata nella storia del Nord Africa. Le autrici si sono ispirate a testi d’archivio e ai ricordi dei loro nonni per raccontare un episodio spesso dimenticato della storia collettiva: la partenza forzata degli ebrei algerini. I documenti storici raccolti ci permettono di navigare tra passato e presente tra proiezioni\, canzoni d’epoca\, ombre e figure.  Immagini fragili supportate dalla potenza emotiva dei brani musicali arabi ed ebraici eseguite in diretta. Un racconto d’esilio che ci tocca tutti. \n\n\n\nSpettacolo in lingua originale con sopratitoli \n\n\n\n\n\n\n\nNote di contesto sulla stagione \n\n\n\nTra marzo e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo\, attraversando lingue\, memorie e tradizioni sceniche.  Il 24 marzo Kohlhaas restituisce la forza epica della narrazione di Marco Baliani\, rilettura personale del racconto di Heinrich von Kleist sulla giustizia e il suo limite umano. Il 27 marzo la danza di Jiddu di Marco Berrettini trasforma una vicenda grottesca di appropriazione culturale in una riflessione ironica e inquieta sull’identità. Il 31 marzo Uproar\, nato dalla collaborazione tra Carolina Rieckhof e Moyra Silva\, esplora movimento e suono a partire dai saperi ancestrali peruviani e dalla memoria delle proteste represse. Il 12 aprile Mi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham\, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempestadi Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza\, intrecciando parole\, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi\, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica. \n\n\n\nInfo e acquisto biglietti \n\n\n\nPolo Museale – Sapienza Cultura – Sezione Nuovo Teatro Ateneo  \n\n\n\nSapienza Università di Roma \n\n\n\nMail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it \n\n\n\nTelefono: 0649914115 \n\n\n\nSito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/   \n\n\n\nInstagram: @nuovoteatroateneosapienza \n\n\n\nLINK VIVATICKET  \n\n\n\nhttps://www.vivaticket.com/it/ticket/min-el-djazair/291812 \n\n\n\nOrario spettacoli: 20.30 \n\n\n\nL’ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo). \n\n\n\nDopo aver prenotato il tuo biglietto\, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link \n\n\n\nhttps://bit.ly/parcheggiocusapienza
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SUMMARY:"Letizia va alla guerra" al Teatro Giuditta Pasta
DESCRIPTION:Tre donne attraversano il Novecento tra memoria\, musica e ironiaTre Letizie attraversano la guerra: memoria e ironia sul palcoMartedì 17 marzo 2026 al Teatro Giuditta Pasta lo spettacolo di Agnese Fallongo e Tiziano Caputo: un racconto tra dialetti\, musica dal vivo e storie di donne che hanno attraversato le guerre del Novecento \n\n\n\nMartedì 17 marzo 2026 alle ore 20.45\, sul palco del Teatro Giuditta Pasta\, arriva Letizia va alla guerra. La suora\, la sposa\, la puttana\, spettacolo scritto e interpretato da Agnese Fallongo insieme a Tiziano Caputo\, una delle produzioni più apprezzate degli ultimi anni nel panorama del teatro di narrazione italiano. \n\n\n\nCi sono spettacoli che non si limitano a raccontare storie\, ma restituiscono voce e dignità a chi la Storia l’ha attraversata senza lasciare tracce nei manuali. Letizia va alla guerra appartiene a questa rara categoria: un lavoro teatrale che guarda alle vite delle persone comuni per illuminare\, con delicatezza e ironia\, uno dei periodi più drammatici del Novecento. \n\n\n\nTre donne. Tre destini. Due conflitti mondiali. \n\n\n\nE un unico nome — Letizia — a unirle come un filo sottile che attraversa il tempo. \n\n\n\nLa prima Letizia è una giovane sposa siciliana che\, durante la Prima Guerra Mondiale\, decide di partire verso il fronte carnico alla ricerca del marito Michele. Un viaggio che nasce dall’amore e dall’ostinazione\, ma che diventa presto il ritratto di una generazione di donne costrette a reinventare la propria esistenza mentre il mondo crolla intorno. \n\n\n\nLa seconda Letizia cresce invece in un orfanotrofio religioso a Littoria\, l’attuale Latina. Arriva a Roma proprio nel momento in cui l’Italia entra nella Seconda Guerra Mondiale. Nella capitale segnata dal conflitto la sua vita prenderà una direzione imprevista\, portandola a lavorare in una casa di tolleranza nel cuore della città\, tra illusioni infrante e inattese possibilità di riscatto. \n\n\n\nInfine\, c’è Suor Letizia\, anziana religiosa veneta dai modi bruschi e dallo sguardo lucido sul mondo. Entrata in convento in tarda età\, si rivelerà essere il sorprendente punto di incontro tra queste storie lontane. \n\n\n\nIl dispositivo teatrale è essenziale e insieme virtuosistico: solo due attori in scena\, capaci di dare vita a oltre dieci personaggi. Cambiano voce\, postura\, ritmo\, dialetto. E in pochi istanti la scena si popola di figure: soldati\, parenti\, clienti\, preti\, passanti\, testimoni di un’Italia che cambia. \n\n\n\nIl racconto procede con un ritmo serrato che mescola comicità e malinconia\, tradizione popolare e teatro di narrazione. Grammelot\, canzoni\, avanspettacolo\, richiami alla commedia dell’arte e persino al cunto siciliano convivono in un impasto linguistico vivace e sorprendente. \n\n\n\nFondamentale è anche la musica dal vivo di Caputo\, che accompagna lo spettacolo con la chitarra e con canti popolari che diventano vera materia drammaturgica. Non semplice accompagnamento\, ma un dialogo continuo con la parola scenica. \n\n\n\nLa critica ha accolto lo spettacolo con entusiasmo\, sottolineandone la maturità artistica e la capacità di alternare leggerezza e profondità. \n\n\n\n«Classe 1987\, la Fallongo già dimostra grande maturità artistica nell’intensa interpretazione delle protagoniste e dei tanti volti di donne che hanno combattuto per rivendicare diritti e autonomia nel riappropriarsi del proprio destino»— Periodico Italiano Magazine \n\n\n\n«Una regia ferma e millimetrica\, che dà un respiro profondo allo spettacolo. Alternando con sapienza comico\, tragico e farsesco\, tra grammelot\, avanspettacolo e richiami alla commedia dell’arte\, il testo anima sulla scena la dolceamara giostra dell’esistenza»— Il Dubbio \n\n\n\n«La poetica commuove. La chitarra crea una simbiosi con la protagonista: il suono segue la recitazione e si fonde al canto finale in un dialogo intenso tra musica e parola»— Modulazioni Temporali \n\n\n\nIl cuore del progetto è la memoria delle persone comuni. La drammaturgia nasce infatti da una ricerca fatta di fonti storiche\, testimonianze dirette e racconti orali\, poi rielaborati in forma teatrale. \n\n\n\nAnche la scelta dei dialetti — siciliano\, romano e veneto — non è casuale: rappresenta la lingua emotiva dei personaggi\, quella che restituisce autenticità e radici a un’Italia fatta di territori\, identità e storie locali. \n\n\n\nNe emerge un teatro che guarda al passato per interrogare il presente. Raccontare le storie dei nostri nonni\, suggerisce implicitamente lo spettacolo\, significa comprendere meglio il mondo in cui viviamo oggi. \n\n\n\nTra risate improvvise e momenti di intensa commozione\, Letizia va alla guerra accompagna lo spettatore in un viaggio dentro un’Italia popolare\, resistente e sorprendentemente viva. \n\n\n\nPerché spesso la Storia\, quella con la S maiuscola\, si costruisce proprio così: attraverso i gesti invisibili di chi non ha mai pensato di farla. \n\n\n\nCrediti \n\n\n\nLetizia va alla guerra. La suora\, la sposa\, la puttanaDrammaturgia: Agnese FallongoCon: Agnese Fallongo e Tiziano CaputoMusica dal vivo: Tiziano CaputoProduzione: Teatro degli Incamminati \n\n\n\nLo spettacolo è inserito nella rassegna Contemporanea\, parte dell’iniziativa VareseCultura2030\, con il sostegno di Fondazione Cariplo e il coordinamento della Provincia di Varese. Il progetto promuove gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile\, con particolare attenzione alla parità di genere e all’istruzione di qualità.
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LOCATION:Teatro Giuditta Pasta\, Via 1 Maggio snc\, Saronno (VA)\, ITA\, 21047\, Italia
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SUMMARY:BeatleStory tour 2026 al Teatro Olimpico di Roma
DESCRIPTION:Per il tour 2026\, BeatleStory presenta con orgoglio una nuova produzione dedicata alle iconiche raccolte Red (1962–1966) e Blue (1967–1970): un emozionante viaggio musicale attraverso i brani che hanno segnato un’intera generazione e che ancora oggi rappresentano l’essenza della storia dei Beatles. \n\n\n\nIl 16 marzo 2026\, BeatleStory torna a Roma nello splendido scenario del Teatro Olimpico\, con uno spettacolo completamente rinnovato che ripercorre l’evoluzione artistica dei Fab Four\, dagli esordi nei club di Liverpool fino alla maturità musicale degli ultimi capolavori in studio.  \n\n\n\nBeatleStory è un live show multimediale che racconta\, attraverso musica\, immagini e narrazione\, l’intera parabola dei Beatles dal 1962 al 1970. In scena da oltre dieci anni in Italia\, Europa e America\, lo spettacolo è diventato un punto di riferimento nel panorama dei grandi show-tributo internazionali.  \n\n\n\nCo-prodotto con LSD Edizioni di Claudio Gregori (Greg)\, lo spettacolo porta sul palco una formazione che\, con rigore musicale e grande cura scenica\, restituisce il suono\, l’energia e l’evoluzione artistica dei Beatles.  \n\n\n\nLa scaletta propone oltre 30 brani\, molti dei quali presenti nelle celebri raccolte Red & Blue: da She Loves You a Hey Jude\, passando per Yesterday\, Let It Be\, Come Together e Here Comes The Sun\, con perle imperdibili come Taxman\, Across The Universe e Free As A Bird.  \n\n\n\nLo spettacolo\, scritto e diretto da Roberto Angelelli e Patrizio Angeletti\, con la supervisione di Tonino Tosto\, ha una durata di circa 2 ore ed è suddiviso in 6 set tematici: Cavern Club – Beatlemania – Revolver – Summer Of Love – White Album – Abbey Road. \n\n\n\nNon un semplice concerto\, ma un live show multimediale curato nei minimi dettagli; uno spettacolo originale\, coinvolgente ed emozionante che\, come dichiarò Paolo Bonolis all’Arena di Verona: «Lo show sui Beatles che mi ha aperto gli occhi sul mondo delle Tribute Band». \n\n\n\ninfo & Biglietti biglietti@teatroolimpico.it – 3492378200 \n\n\n\nprezzo biglietti da 31\,00 € a 22\,00 € disponibili su  www.ticketone.it_
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SUMMARY:"Oh mio Dio" allo Spazio Officine CreAttive di Zagarolo
DESCRIPTION:Marzo è il mese del teatro anche “Fuori Porta” allo Spazio Officine CreAttive di Zagarolo! \n\n\n\nNel 2020\, nell’ambito del progetto Non Solo Roma – Italian culure and lifestyle in the amazing roman surrounding\, a Zagarolo\, nasce lo Spazio Officine CreAttive\, inserito nella splendida cornice di Palazzo Rospigliosi\, Dimora Storica del Lazio. \n\n\n\nVale la pena prendere in considerazione questo Spazio per l’incessante lavoro creativo prodotto negli anni\, infatti lo spazio si configura come luogo di co – working per molti artisti e creativi\, dalla produzione alla formazione multidisciplinare\, dal teatro al cinema e alla danza\, con un focus preciso sugli eventi Site Specific\, sulla Scena Contemporanea nazionale e internazionale anche grazie al progetto “Les Voix InPopulaires”. \n\n\n\nSiamo andati a trovarli nel mese di marzo per un’intervista al Direttore Artistico\, che pubblicheremo prossimamente\,  dato che è il cuore pulsante della stagione teatrale invernale proposta in attesa che i lavori si trasferiscano\, per l’estate\, al Giardino Pensile dello stesso Palazzo per  la stagione estiva che va avanti oramai dal 2015. \n\n\n\nSiamo rimasti sorpresi della qualità e quantità dei lavori presentati\, da poco è andato in scena “Frullato Fegato e Fiori”\, di e con Raffaella Mancini e Sofia Pasquali\, testo originale e avvincente capace di “vomitare e digerire” molti temi del nostro presente; siamo curiosi di vedere cosa succederà il 27 marzo per la Giornata Mondiale del Teatro nell’ambito del seminario Vana Gloria “da Plauto a Pasolini” e vi aspettiamo domani\, domenica 15 marzo con l’anteprima di “Oh Dio Mio” \, adattamento e riduzione dal testo di Anat Gov\, in scena due interpreti di razza\, Andrea Tidona e Michetta Farinelli per una mise en space che presenta uno spettacolo intenso e coinvolgente\, capace di unire profondità e ironia\, portando sul palco un dialogo originale e sorprendente che invita alla riflessione su temi universali e profondamente umani. \n\n\n\nDietro questo incessante lavoro c’è il gruppo dei giovani artisti della Off Rome Company e tanti partner dei settori Off Cinema\, Off Factory\, ecc. Coordinati e diretti da Igor Geat che ha curato anche la regia dello spettacolo di domani. \n\n\n\nNon mancate!
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SUMMARY: "Cecità" al Teatro Comunale di Veroli
DESCRIPTION:Il 15 marzo il Teatro Comunale Veroli ospiterà uno spettacolo teatrale ispirato all’opera Cecità di José Saramago\, un lavoro che nasce come esercizio drammaturgico e come indagine scenica sui temi centrali del celebre romanzo. \n\n\n\nConsapevole della complessità di tradurre in linguaggio teatrale la potente e vischiosa identità dell’opera di Saramago\, il regista\, Ivano Capocciama\, sceglie di non riprodurre la trama del romanzo\, ma di attraversarne il cuore tematico. La scena diventa così uno spazio di ricerca e di tensione drammatica\, in cui la narrazione si dissolve per lasciare emergere le domande profonde che attraversano l’opera dello scrittore portoghese. \n\n\n\nI personaggi\, sospesi tra cecità e visione\, abitano un mondo al limite della sopportazione umana. In un continuo movimento fisico ed emotivo\, essi danno forma a un’umanità smarrita\, che danza il proprio disagio\, la propria angoscia e l’attesa di una catastrofe inevitabile e multiforme. La dimensione scenica amplifica e dilata i nuclei tematici del romanzo\, trasformando il palcoscenico in un luogo di confronto con le fragilità\, le paure e le derive della società contemporanea. \n\n\n\nNe emerge un’esperienza teatrale intensa e immersiva\, che invita lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra visione e cecità\, responsabilità individuale e destino collettivo\, in un viaggio emotivo che riflette sul presente e sulle sue possibili derive. \n\n\n\nVi aspettiamo domenica 15 marzo alle ore 18.00 con apertura botteghino alle 17.30. \n\n\n\nBIGLIETTO INTERO: € 8.00  \n\n\n\nPer info e prenotazioni: 3513917931  \n\n\n\nteatrocomunaleveroli2019@gmail.com 
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SUMMARY:Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?) al Teatro di Documenti
DESCRIPTION:Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?) è un testo dell’autrice e regista Stefania Porrino pensato per l’affiatata Compagnia del Mutamento. \n\n\n\nLa storia si muove su due piani paralleli: uno più realistico\, con atmosfere noir e atmosfere del giallo\, l’altro più filosofico e metateatrale.  \n\n\n\nDa una parte c’è la storia di Virgilio e Beatrice\, due maturi coniugi senza figli\, che cercano di esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte pianificando nel miglior modo possibile\, grazie a un’eredità ricevuta da un cugino di lui\, l’ultima fase della loro vita.  \n\n\n\nDall’altra si muovono Vir e Bea\, i veri autori della storia di Virgilio e Beatrice: la loro stessa coscienza immateriale che agisce fuori dal tempo. Un “teatro nel teatro”\, un “giallo nel giallo”.  \n\n\n\nAccanto a Virgilio e Beatrice si muove Pia\, ambigua figura dal passato complesso e dai repressi desideri di revanches esistenziali\, la cui presenza sembra essere tutt’uno con la casa ereditata. Pia sarà elemento essenziale allo sviluppo del “giallo”\, fino al suo paradossale epilogo. \n\n\n\nLa vicenda si snoda a partire dal testamento del cugino di Virgilio che lascia in eredità a lui e Beatrice un casale nella campagna toscana\, ma sarà il rapporto che lega i protagonisti della storia con i loro “doppi” astratti\, il vero nodo drammaturgico della storia.  \n\n\n\nHo scritto questo testo con l’intento di lanciare al pubblico alcuni quesiti su cui interrogarsi: che legame c’è tra le due coppie di personaggi? Tra Virgilio e Vir o tra Beatrice e Bea chi è il vero protagonista della sua storia? E in generale: ciascuno di noi è davvero padrone della sua vita? E può esistere un’altra modalità di vita\, oltre quella che conosciamo? \n\n\n\nL’autrice e regista Stefania Porrino \n\n\n\nIl suggestivo spazio del Teatro di Documenti è il luogo perfetto per questo affascinante testo per la sua unica conformazione che permetterà di suggerire la presenza di una casa a due piani in cui da quello sottostante emergeranno gli elementi più inquietanti della vicenda. \n\n\n\nDicono di noi: \n\n\n\n‘Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?)’ attraversa più linguaggi: dal realistico al filosofico\, dal metateatrale al noir\, affrontando un tema estremamente intimo\, complesso e profondo\, quello della terza età\, in un modo e un’atmosfera tutt’altro che pesanti e impegnativi. Dunque\, c’è spazio anche per qualche sorriso e per qualche lacrima. Una penna che ama scrivere quella di Stefania Porrino\, la quale la sa usare con grande maestria e ci dona un’opera a cui si assiste con grande piacere. Brainstorming Culturale\, magazine di arte e cultura\, Luisella Polidori\, 17 marzo 2025 \n\n\n\n[…] C’è ancora speranza che testi validi\, che fanno riflettere\, possano non soltanto interessare il pubblico ma soprattutto produrre quel sano passa parola che riporta la fila di spettatori al botteghino. […]  Stefania Porrino affronta un argomento molto profondo come la possibilità data ad ognuno di noi di ritornare\, dopo la morte\, ad unirci in un’entità universale in attesa di riprendere ancora abiti  umani in una continua rinascita. I greci la chiamavano metempsicosi\, per noi reincarnazione. […]  Gli attori hanno confermato con la loro interpretazione la polivalenza del testo\, oscillando tra realismo e surrealismo. Evelina Nazzari ha vestito i panni dell’Autrice confrontandosi efficacemente con l’Autore Rosario Tronnolone\, entrambi non enfatici ma riferendo le battute in tono non retorico\, naturale pur rappresentando\, con i loro personaggi\, proprio il soprannaturale. In quanto ai “vivi” Beatrice e Virgilio\, interpretati da Nunzia Greco e Giulio Farnese\, la loro recitazione ha suscitato nel pubblico una gamma di emozioni\, dalla compassione all’ilarità\, poiché sono riusciti a cambiare registro in dialoghi ora descrittivi di situazioni ora introspettivi e poetici. Pia è stata interpretata con efficacia da Carla K.Carretti\, fino alla scena conclusiva in cui sciogliersi i capelli lasciando la pettinatura raccolta dell’apertura\, palesa perfettamente la sua vera natura di amante e assassina. […] Portale letterario\, Neria De Giovanni\, 28 marzo 2025 \n\n\n\n[…] La scenografia\, essenziale ed evocativa\, è composta da scatole che custodiscono ricordi sepolti\, verità mai sospettate e frammenti di un passato che si riflette in un futuro incerto. Libri accatastati rievocano memorie e prefigurano sviluppi inattesi. I quadri della pittrice Màlgari Onnis\, uniti alle musiche di Johann Sebastian Bach e Giuseppe Verdi\, rielaborate da Tancredi Rossi Porrino\, creano un’atmosfera in bilico tra il reale e l’irreale. Il sapiente uso delle luci guida lo spettatore nella distinzione tra i due piani narrativi: una predominanza di toni freddi\, con sfumature di blu\, avvolge Bea e Vir\, collocandoli in una dimensione astratta e fuori dal tempo. Al contrario\, i colori caldi dello spettro del rosso avvolgono Virgilio e Beatrice\, ancorandoli saldamente alla dimensione terrena e al presente tangibile. […] Quarta Parete\, Grazia Menna\, 13 marzo 2025 \n\n\n\nLa Compagnia del Mutamento \n\n\n\nNata nel 2017 la Compagnia del Mutamento va in scena con lo spettacolo Comunismo\, addio? per due stagioni consecutive al Teatro di Documenti dove\, affascinata dal suggestivo e insolito spazio teatrale creato da Luciano Damiani\, decide di continuare a lavorare anche negli anni seguenti. Nella stagione 2019/20 infatti produce un nuovo spettacolo\, intitolato Il Mutamento – in viaggio da Atlantide all’Universo\, scritto appositamente per gli attori della Compagnia. Le ultime battute dello spettacolo  sembravano presagire – considerate con il senno di poi – quel doloroso “mutamento” causato dalla pandemia che a pochi giorni dalla fine dello spettacolo portò\, tra le tante chiusure\, anche quella dei teatri. Dopo la forzata interruzione durata più di un anno\, la Compagnia torna al Teatro di Documenti nel 2022 con una mise en espace di un altro testo di Stefania Porrino: Il Rondò del Caffè Ristoro e nel 2023 ripropone Il Mutamento – in viaggio da Atlantide all’Universo.  \n\n\n\nDomenica 15 marzo alle ore 16.30\, prima della replica pomeridiana\, si terrà un imperdibile incontro tra l’autrice e regista Stefania Porrino e la scrittrice Dacia Maraini dal titolo  \n\n\n\n“La vecchiaia non è una malattia”.  \n\n\n\nUn dialogo tra due donne\, un’occasione per parlare con leggerezza di vecchiaia e  anzianità. Introduce Elisa Fantinel. Ingresso Libero.  \n\n\n\nPorrino e Maraini hanno da poco partecipato assieme ad altre prestigiose scrittrici alla realizzazione del volume “Amiche. Undici storie di legami e sorellanza” edito da Il Mulino e uscito ad ottobre 2025. \n\n\n\nBIGLIETTI: mercoledì\, giovedì e venerdì: intero € 15\, ridotto € 9\, tessera € 3sabato e domenica: intero € 18\, ridotto € 12\, tessera € 3 \n\n\n\n teatrodidocumenti@libero.it \n\n\n\nINFO E PRENOTAZIONI  tel. 06.45548578 – 328.8475891
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SUMMARY:"Tre donne" al Teatro Villa Pamphilj
DESCRIPTION:Il Teatro Villa Pamphilj\, domenica 15 marzo dalle ore 11 alle ore 14\, ospita Tre donne\, tre letture sonoredi Monica Demuru\, con la cura di Daria Deflorian e con la collaborazione artistica di Andrea Pizzalis\, dedicate a Katherine Mansfield\, Ingeborg Bachmann e Alice Munro. \n\n\n\nTre autrici\, lontane per collocazione geografica ed esiti stilistici ma massima espressione letteraria di uno sguardo e una voce sull’universo femminile\, impostisi faticosamente durante il secolo scorso e oggi risonanti e vive. Ogni lettura – Katherine Mansfield\, Pura felicità (1918)\, nella omonima raccolta; Ingeborg Bachmann\, Occhi felici\, in “Tre sentieri per il lago” (1972); Alice Munro\, Le bambine restano\, in “Il sogno di mia madre” (1998) – ha la durata di 45 minuti\, con un intervallo di 15 minuti. \n\n\n\nL’ingresso è di 10 euro. Consigliata la prenotazione allo 065814176 o inviando una mail a scuderieteatrali@gmail.com \n\n\n\n———————————– \n\n\n\nMonica Demuru\, con la cura di Daria Deflorian e la collaborazione di Andrea Pizzalis\, legge e sonorizza i racconti\, a voce alta\, o con l’aiuto di qualche oggetto sonoro\, restituendo la molteplicità di voci e paesaggi nei quali si muovono imprevedibilmente i protagonisti. La relazione tra mondo interiore e l’esterno sonorizzato – oggetto di indagine da lungo tempo nella collaborazione tra le due artiste – si snoda tra controtempi letterari e musicali in una struttura avvincente da thriller esistenziale e con una canzone diversa per ogni racconto – come leit-motiv emotivo – ad affacciarsi di tanto in tanto.  \n\n\n\nKatherine Mansfield\, Pura felicità (1918)\, nella omonima raccolta\, Ingeborg Bachmann\, Occhi felici\, in “Tre sentieri per il lago” (1972)\, Alice Munro\, Le bambine restano\, in “Il sogno di mia madre” (1998). Tre figure femminili in primo piano\, di cui vogliamo restituire l’eternità del loro fluire tra vita sociale e anima\, tra condizionamenti e spirito libero. Al centro di ognuna di queste storie c’è infatti una donna – Bertha\, Miranda\, Pauline – colta in una piccola o grande crisi\, un’incrinatura dello scorrere del tempo che ne illumina luci ed ombre. Realizzazione personale\, eros\, rapporto con gli uomini\, tradimenti e prezzi da pagare. \n\n\n\n“Un sentimento di pura felicità – felicità assoluta! – come se uno\, di colpo\, avesse inghiottito un frammento di quel sole.” Ci sono scritture che corrono al margine dell’esistenza\, e ne costituiscono l’essenza. Scritture cosparse di scorie di vita che brucia. Scritture che del dolore del vivere colgono la fiamma abbagliante. E bruciano chi legge. Così ha scritto Nadia Fusini\, parlando di Katherine Mansfield\, magnifica narratrice\, di cui solo in tempi recenti è iniziata una vera riscoperta in Italia. \n\n\n\nMezzo secolo dopo la sua tragica morte a Roma all’età di 47 anni\, l’influenza di Ingeborg Bachmann rimane immensa. Diventata famosa fin da giovanissima per le sue poesie\, è stata anche una grande scrittrice di romanzi e soprattutto di racconti brevi. Il premio Nobel per la letteratura Elfriede Jelinek ha detto parlando di lei: “ha descritto con mezzi radicalmente poetici la continuazione della guerra\, della tortura\, dell’annientamento nella società\, all’interno delle relazioni tra uomini e donne”. \n\n\n\nAlice Munro\, la grande scrittrice canadese\, Premio Nobel per la letteratura\, “è interessata sia al tessuto delle normalità sia al colpo di forbici che lo taglia di netto”\, come ha scritto Antonia Byatt\, ma forse va detto più precisamente che il colpo di forbici\, nella visione di Munro\, è parte della normalità. Nelle storie di Munro è spesso presente un “costi quel che costi”\, che ha per prezzo la solitudine\, dopo che le sue protagoniste hanno patito l’umanissima e straziante illusione dell’amore e del sesso. \n\n\n\nMonica Demuru. Attiva sulla scena teatrale come attrice\, cantante e autrice\, ha sviluppato un percorso di ricerca sulla vocalità tra musicalità pura e attenzione drammaturgica. Lavora in teatro con Societas Raffaello Sanzio\, Massimiliano Civica\, Deflorian/ Tagliarini\, Joris Lacoste-Encyclopedie de la Parole\, Muta Imago\, Claudio Morganti\, Emanuele Valenti e Giorgina Pi. Stabilmente in duo con Cristiano Calcagnile in Blastula.scarnoduo e con Natalio Mangalavite in Madera Balza\, con cui realizza operine e concerti drammatici. Ha inoltre al suo attivo i concerti narrativi con Barbara Casini e Gabriele Mirabassi; con Stefano Bollani e Ares Tavolazzi; con Paolo Benvegnù\, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti; con Raffaello Pareti e Alessandro Marzi; con Luca Tilli e gli allievi e le allieve dell’Accademia Silvio D’Amico. Collabora in qualità di lettrice a Rai Radio3. \n\n\n\nSvolge attività didattica su vocalità e pratica scenica per varie istituzioni e scuole tra cui LʼAccademia Nazionale dʼArte Drammatica Silvio DʼAmico\, la Bellini Factory e la scuola del Teatro Mercadante di Napoli. \n\n\n\nNel 2013 vince il Premio “Maria Carta”. Candidata in finale al Premio Ubu 2017\, sia come attrice che per il miglior progetto musicale (“Il Cielo Non È Un Fondale” di Deflorian-Tagliarini) e al Premio Ubu come migliore attrice 2018 (“Belve” diretta da Massimiliano Civica). Nel 2019 vince il premio Archivio Mario Cervo per il CD Madera Balza. Candidatura ai Premi UBU come miglior spettacolo 2021 per Antigone\, diretto da Massimiliano Civica. Riceve il premio Ubu 2021 per il Progetto Speciale In quanto parte del gruppo artistico GLA. Secondo posto al Premio Ubu 2022 come migliore attrice per “giorni felici” di Beckett diretta da Massimiliano Civica. \n\n\n\nIngresso 10 euro. Prenotazioni allo 06 5814176 o scrivendo una mail a scuderieteatrali@gmail.com \n\n\n\n Il Teatro Villa Pamphilj\, con la direzione artistica di Veronica Olmi\, è parte del sistema Teatri in Comune di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria con il coordinamento gestionale di Zètema Progetto Cultura.
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SUMMARY:“Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”
DESCRIPTION:Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026\, il Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini ospiterà la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”. Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea. Le creazioni della Maison Cartier\, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection\, saranno in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi provenienti dalla Sovrintendenza Capitolina\, da prestigiose istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private. \n\n\n\nLa mostra\, curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello\, dall’archeologo Stéphane Verger\, dal Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura\, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\, in collaborazione con la Maison Cartier e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il progetto di allestimento è a cura di Sylvain Roca\, con uno straordinario contributo creativo del Maestro Dante Ferretti.   \n\n\n\nDalla metà del XIX secolo ad oggi\, Cartier ha studiato\, tratto ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma\, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico e moderno. “Cartier e il mito ai Musei Capitolini” è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier\, in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali\, ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento. \n\n\n\nParticolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia\, specialmente Roma.  \n\n\n\nLe collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo\, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo. La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell’uso \n\n\n\ndel repertorio antico in gioielleria\, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo\, come i Castellani a Roma\, stile Neoclassico Garland\, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra\, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità. \n\n\n\nL’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento\, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli\, con riferimenti all’età romana. La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo\, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso\, Apollo ed Eracle\, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate.  \n\n\n\nCartier ha tratto ispirazione dall’Arte Classica in vari modi\, sia in modo diretto che attraverso il filtro di periodi storici evocativi profondamente influenzati dall’antichità\, come il Rinascimento\, la corte di Versailles e il Neoclassicismo.  La storia di Cartier si sviluppa attraverso epoche in cui l’estetica classica funge da grammatica stilistica: dai revival storicisti della metà del XIX secolo allo stile a ghirlanda svolazzante della Belle Époque; dalla reinterpretazione delle forme antiche nello stile moderno dei primi delXX secolo\, al ritorno dell’oro giallo negli anni Quaranta insieme alla libertà d’espressione femminile; dalla giocosa rivisitazione dei miti negli anni Settanta fino a un approccio contemporaneo all’antichità. I canoni classici rimangono una pietra angolare dell’eccellenza estetica grazie al loro vocabolario formale universalmente riconosciuto. \n\n\n\nAd introdurre la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”\, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti\, scenografo premio Oscar. \n\n\n\nDal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola (2015)\, il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi\, eroi e dei\, che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988). Con Pasolini\, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto le sembianze di Maria Callas (1968)\, una delle donne più moderne della mitologia antica\, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra\, degna della sua discendenza dal Sole. \n\n\n\n Una mitologia costantemente rivisitata\, gioiosa e piena di sorprese\, che parla al mondo di oggi: questo è ciò che Dante Ferretti riesce a creare nelle sue opere. È anche ciò che la Maison Cartier è riuscita a fare fin dalle sue origini attraverso il mito\, reinterpretando costantemente un’antichità classica vivente\, sempre rinnovata e pronta a fondersi con la modernità. \n\n\n\nLa mostra\, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi\, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier\, Mathilde Laurent\, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti.  \n\n\n\nFin dall’inizio del XX secolo\, i disegnatori di Cartier si sono progressivamente allontanati dai riferimenti diretti all’antichità classica\, che seguivano i fondamenti della geometria e della matematica dei filosofi greci\, basandosi sul principio della sezione aurea. I miti greci compaiono in modo più indiretto e\, al tempo stesso\, più fedele allo spirito dell’ornamento antico\, così come presentato dagli studiosi della religione greca. I gioielli fanno parte di ciò che i Greci chiamano kosmos\, una parola che indica sia la disposizione corretta degli abiti e dei gioielli\, sia l’ordine imperscrutabile dell’universo. Nelle creazioni di Cartier\, come nei miti antichi\, i gioielli si presentano come riproduzioni in miniatura dell’universo e delle sue forze primordiali: la terra e i suoi minerali\, l’oceano e le sue creature marine\, il cielo stellato e il fuoco del sole. Efesto\, il dio artigiano\, riunisce questi elementi attraverso l’arte\, proprio come fanno gli artigiani della Maison Cartier nei loro atelier\, ispirati dal potere evocativo delle gemme. Il gioiello diventa così un discorso metafisico\, oltre che un ornamento di prestigio.  \n\n\n\nINFORMAZIONI PER IL PUBBLICO  \n\n\n\nCartier e il mito ai Musei Capitolini        \n\n\n\nMusei Capitolini – Palazzo Nuovo\, Sale al primo piano  \n\n\n\nPiazza del Campidoglio\, 1 – 00186 Roma  \n\n\n\nTariffe: \n\n\n\nBiglietto “solo mostra”: intero € 8\,00; ridotto € 7\,00.                                                                     \n\n\n\nBiglietto cumulativo musei capitolini + mostra: intero non residente € 20\,00; \n\n\n\nridotto non residente € 13\,50; intero residente € 15\,50; ridotto residente € 12\,50. \n\n\n\nOrari: Tutti i giorni ore 9.30 – 19.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura  \n\n\n\n24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00; 1° gennaio 2025 dalle 11.00 alle 20.00Ultimo ingresso un’ora prima della chiusuraGiorni di chiusura: 1° maggio e 25 dicembre \n\n\n\nPer maggiori informazioni: \n\n\n\ntel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) – www.museicapitolini.org  \n\n\n\nLa Collection Cartier  \n\n\n\nNegli anni Settanta\, Cartier iniziò a riunire pezzi prodotti nei suoi primi anni: gioielli\, orologi e altri preziosi accessori furono così raccolti per la conservazione\, portando alla fondazione della Cartier Collection nel 1983.  \n\n\n\nOggi\, la Cartier Collection comprende pezzi datati già dagli anni Sessanta dell’Ottocento fino agli anni Duemila. Questi pezzi agiscono come testimonianze materiali della storia di oltre 170 anni di stile e creatività di Cartier e forniscono anche un resoconto storico più ampio delle evoluzioni delle arti decorative così come della società dalla fine del XIX secolo.   \n\n\n\nCon circa 3.500 pezzi\, in continua crescita\, la Cartier Collection ha attirato l’attenzione dei musei di tutto il mondo. Dalla prima grande mostra nel 1989 al Petit Palais di Parigi\, la Cartier Collection è stata presentata in alcune delle più rinomate istituzioni del mondo in 44 mostre monografiche.  “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini” è la seconda mostra monografica dedicata a Cartier in Italia\, dopo “Il design Cartier visto da Ettore Sottsass”\, tenutasi a Palazzo Reale a Milano nel 2002. 
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SUMMARY:"Avevamo un appuntamento" al Piccolo Teatro della Città
DESCRIPTION:Una commedia tenera e surreale che si muove con leggerezza intorno a uno dei grandi tabù della nostra cultura: la morte. Al Piccolo Teatro della Città\, sabato 14 (ore 21) e domenica 15 marzo (ore 18)\, va in scena lo spettacolo Avevamo un appuntamento di Giovanna Criscuolo che lo interpreta insieme con Vincenzo Volo. La regia è di Angelo Tosto\, le musiche originali di Aldo Giordano\, le scene e costumi di Martina Ciresi e Stefano Privitera. La commedia originale\, prodotta da IN ARTE in collaborazione con Babel\, affronta il tema della morte con ironia e una sorprendente vitalità\, restituendo al pubblico uno sguardo originale\, profondo e allo stesso tempo divertente. La storia racconta di Giacomo che è in cerca della tomba della madre\, per portarle dei fiori e nel suo vagare si imbatte in Anna\, una donna sui generis che sembra vivere proprio lì\, tra tombe e ricordi\, circondata da presenze che per lei non sono affatto mute.  \n\n\n\nPur disorientato dalla stravaganza di Anna\, Giacomo si ritrova a confidarsi\, raccontando pezzi della propria storia. Dal loro scambio nascono momenti esilaranti\, a volte teneri\, legati ai ricordi\, ai dolori familiari\, alle piccole assurdità della vita. Una storia solo in apparenza semplice\, sospesa tra realtà e invenzione\, in cui i confini tra vivi e morti si sfumano per lasciare spazio a ciò che conta davvero: l’ascolto\, la memoria\, la possibilità di capirsi. \n\n\n\nInfo 095530153
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SUMMARY:"10 ANNI. UNA SERATA A SORPRESA" al Teatro Villa Lazzaroni
DESCRIPTION:Sabato 14 e domenica 15 marzo la Compagnia Uscite d’Emergenza presenta 10 ANNI. UNA SERATA A SORPRESA\, coreografie e regia di Davide Romeo. \n\n\n\nIn occasione dei suoi dieci anni di attività\, “Uscite di Emergenza Dance Company” celebra il proprio percorso con una serata unica e imprevedibile\, tipica del suo stile. Il pubblico non saprà quale spettacolo andrà in scena fino all’inizio della performance. Dieci anni – Una serata a sorpresa rappresenta un atto di fiducia reciproca tra compagnia e pubblico\, invitando gli spettatori a vivere l’esperienza teatrale nell’autenticità del momento presente. È una celebrazione del legame costruito in dieci anni di attività\, attraverso il tempo condiviso sul palco e in platea\, in un dialogo vivo che si rinnova ad ogni incontro. L’evento è pensato non solo per il pubblico affezionato\, ma anche per chi si avvicina per la prima volta a “Uscite di Emergenza Dance Company”\, offrendo un’occasione unica per scoprire il repertorio della Compagnia.
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LOCATION:Teatro di Villa Lazzaroni\, Via Appia Nuova\, 522\, Roma\, 00181\, Italia
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