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SUMMARY:"Magnificat" alla Chiesa di San Fedele di Milano
DESCRIPTION:Piano Olimpico è il fitto programma di eventi (concerti di classica\, jazz e world music\, spettacoli di danza\, laboratori musicali ma non solo) organizzato dall’Orchestra da Camera Canova\, dall’associazione culturale Musicamorfosi e da DANCEHAUSpiù\, il centro nazionale di produzione della danza\, in occasione di Milano Cortina 2026\, in collaborazione con Fondazione La Società dei Concerti di Milano. Parte integrante del palinsesto di appuntamenti denominato Giochi della Cultura che animerà Milano e la Valtellina prima\, durante e dopo i Giochi invernali\, Piano Olimpico farà di nuovo tappa nel capoluogo lombardo: mercoledì 25 febbraio\, infatti\, la chiesa di San Fedele\, in piazza San Fedele ospiterà il Magnificat\, concerto-preghiera che vedrà in scena la cantante Badrya Razem\, il trombettista Giovanni Falzone (autore degli arrangiamenti) e l’organista Roberto Olzer. L’appuntamento è alle ore 21 e l’ingresso è libero con libera donazione. \n\n\n\nCom’è noto\, il Magnificat è un cantico contenuto nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca con il quale Maria loda e ringrazia Dio perché si è benignamente degnato di liberare il suo popolo. Per questo è conosciuto anche come cantico di Maria. Nella produzione originale di Musicamorfosi\, il Magnificat è una sorta di implorazione in musica per la salvezza dei popoli del mondo\, la pace e la fratellanza delle genti. Il tutto suonato\, cantato e parlato in tre lingue: italiano\, inglese e arabo\, lingua madre della strepitosa cantante Badrya Razem\, italiana (di Bari) di origine algerina. Il trio si completa con il co-protagonismo di due eccezionali interpreti\, da anni “angeli custodi” delle nuove generazioni di jazzisti: Giovanni Falzone\, nome di punta della scena italiana ed europea\, e Roberto Olzer\, musicista di formazione classica ma anche arrangiatore\, organista e pianista eclettico (milita in numerose formazioni jazz e pop). A Badrya Razem è affidato il compito di “trovare” la voce di Maria\, di cantare e invocare la pace\, quella dell’anima\, ma anche quella dei popoli. Magnificat si snoda da Pergolesi a Philip Glass\, dalle parole del Vangelo musicate da monsignor Marco Frisina a quelle che Allen Ginsberg scrisse nel 1966\, ai tempi della guerra in Vietnam\, e che risuonano ancora così fortemente attuali\, fino all’inno di Pace di Alice Coltrane. \n\n\n\n  \n\n\n\nIl concerto è a sostegno delle attività dell’Associazione San Fedele Odv\, ente del terzo settore che opera da molti anni in ambito sociosanitario per accogliere e assistere le persone più fragili\, garantendo terapie a chi non può curarsi\, sostenendo le persone senza dimora con un progetto sperimentale e cercando di promuovere per tutti piena integrazione ed autonomia.  \n\n\n\n  \n\n\n\nDa segnalare\, infine\, l’evento-clou di Piano Olimpico\, in programma venerdì 6 marzo nella Sala Verdi del Conservatorio G. Verdi di Milano con un appuntamento davvero imperdibile: il concerto Manga Mozart\, protagonisti il trio jazz Freak Machine di Giovanni Falzone (con Giuseppe La Grutta al basso elettrico e Riccardo Tosi alla batteria)\, i Munedaiko\, trio di tamburi sacri giapponesi formato da Mugen\, Naomitsu e Tokinari Yahiro\, e la sezione fiati del collettivo monzese Sugarino Project. \n\n\n\nPiù di un concerto\, Manga Mozart (inizio live ore 20.45\, ingresso 25 euro; prevendita online su www.vivaticket.com/it/ticket/manga-mozart/291721) è un vero e proprio show in cui si staglia al centro la figura del grande compositore austriaco. Un viaggio mozartiano in un luogo sconosciuto allo stesso Mozart: i suoi temi verranno riletti e rilanciati in maniera nuova e al tempo stesso riconoscibile. Veri nuovi standard che evidenziano l’anima\, il “manga di Mozart”\, svincolato da ogni convenzione e da ogni legame con il già sentito. \n\n\n\nMaggiori info online qui: www.musicamorfosi.it e assistenzasanitariasf.org
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SUMMARY:"12 sedie" al Teatro Tor Bella Monaca
DESCRIPTION:Mercoledi 25 febbraio alle ore 21\, il palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca di Roma ospita il monologo 12 sedie\, spettacolo pluripremiato al Roma Comic Off 2025\, diretto da Donato di Stasi\, con Domenico Surace.  Dodici sedie è un corpo unico composto da frammenti.  La regia firmata di Stasi sceglie di evocare la voce di chi migra\, di chi resta invisibile\, di chi resiste al buio e al silenzio. Ogni monologo è una scheggia emotiva che contribuisce a costruire un affresco che racconta l’emarginazione\, la perdita e l’ostinazione di esistere. Alla fine\, lo spettatore si trova di fronte a dodici sedie occupate da abiti vuoti: un coro muto di presenze assenti.Lo spazio scenico è un terreno di precarietà e memoria: dodici sedie disposte alla rinfusa\, due quadri appoggiati in modo instabile\, libri e quaderni aperti per  terra\, foglie secche che scricchiolano sotto i passi. L’ambiente non è mai ordinato\, ma sempre in bilico\, come la condizione di chi ha perso la propria casa e cerca un approdo che non esiste. \n\n\n\nIl personaggio. magistralmente interpretato da Domenico Surace\, entra avvolto in un lungo telo di plastica nera\, la testa coperta di fango. La plastica è un involucro ingombrante\, simbolo di rifiuto e di sopravvivenza\, mentre il fango è la traccia del naufragio\, della terra e dell’acqua che si mescolano nella sua identità. Nel corso dei dodici monologhi\, il telo e gli abiti vengono progressivamente abbandonati sulle sedie\, fino a lasciare il protagonista sempre più spoglio\, vulnerabile\, esposto. Ogni sedia diventa così il deposito di un frammento di vita\, di una storia spezzata\, di un’assenza. \n\n\n\nLa voce alterna registri contrastanti: urla spezzate\, sussurri intimi\, invocazioni\, ironia amara\, confessioni liriche. Alcune ripetizioni – come refrain ossessivi –risuonano come colpi\, altre come litanie\, come un canto che torna da lontano. In certi momenti il personaggio legge da un libro\, per poi scivolare nella sua voce viva\, mescolando la memoria scritta alla testimonianza diretta. \n\n\n\n12 SEDIE è un viaggio senza approdo\, un canto di voci invisibili che parlano di esilio\, di mare\, di frontiere\, di amore improvviso e di utopia. Un corpo solo che si fa moltitudine\, un coro muto che interroga lo spettatore: quanto tempo serve per cancellare una vita?
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LOCATION:Teatro Tor Bella Monaca\, Via Bruno Cirino\, Roma\, 00133\, Italia
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SUMMARY:"Pinocchio. Che cos’è una persona? " al TPE Astra
DESCRIPTION:Davide Iodice nelle sue note spiega che Pinocchio pone la questione del rapporto con la genitorialità; l’ispirazione è connessa al momento in cui Pinocchio ritrova suo padre nella pancia della balena. Geppetto gli dice che tra un po’ la candela si spegnerà e rimarranno al buio. Pinocchio risponde: “E dopo?” e Geppetto non riesce a trovare la risposta\, la soluzione la troverà Pinocchio. Questo “dopo” è un po’ la domanda principale che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo ‘straordinario’ come preferisco dire\, scrive Davide Iodice nelle note\, nel senso di extra-ordinario\, cioè fuori dall’ordinario. La risposta non spetta solo alla famiglia\, ma anche alla società\, alla comunità\, a chi si occupa di assistenza. Geppetto è un genitore che ha un figlio generato da un pezzo di legno e vuole a tutti i costi renderlo “normale”. Noi che lavoriamo con la diversità e la fragilità\, sappiamo come il concetto di normalità sia molto malinteso e pericoloso. Sento l’esigenza\, dopo anni\, di fare un vero e proprio manifesto per e sulla disabilità. Spesso c’è tanta retorica\, tanta carità un po’ penosa. Quello della disabilità è un mondo molto complesso e ricco\, c’è una volontà di espressione da parte di questi ragazzi\, di essere visti per quello che sono. Ai ragazzi spiego che la “normalità” è il diritto ad avere momenti di felicità\, di espressione\, di condivisione”. \n\n\n\nNote di regia \n\n\n\nIl lavoro di ridefinizione delle identità attraverso lo strumento dell’Arte\, la centralità della persona e delle sue fragilità\, sono i principi alla base della pedagogia della Scuola Elementare del Teatro\, conservatorio popolare per le arti della scena. «Più volte in questi dieci anni la figura del burattino Pinocchio ci è stato di ispirazione. Da sempre ci siamo rivolti a lui come a un fratello simbolico dei ragazzi con sindrome di Down o di autismo\, o Williams\, o Asperger che compongono l’articolato gruppo di lavoro. Come pure appartiene alla stessa famiglia di quei ragazzi “miracolosamente” sottratti al crimine o in pieno percorso di ridefinizione della propria esistenza all’uscita del carcere che non hanno potuto (?) o saputo (?) evitare. Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile\, incompresa\, nel cui tormento a tratti gioiosamente furioso\, a tratti cupo e irredimibile\, si specchia una società di adulti da macchietta o in rovina. Pinocchio è il diverso\, è tutti i diversi\, con la loro carica anarchica e dirompente ma è pure il legno “stuprato” come diceva Bene\, dalla perversione “dell’immagine e somiglianza” aggiungo io di un Padre\, di tutta una Società normalizzante per la quale il concetto di Persona ha canoni rigidi\, di convenzione\, borghesi. Pinocchio\, in una prima stesura\, finiva con l’impiccagione del burattino\, come a segnare un’impossibilità di uscita\, poi corretta da Collodi con una definitiva\, conciliante\, benevola trasformazione in bambino\, in Persona. Si\, ma che cos’è una Persona?» Davide Iodice \n\n\n\nScuola Elementare Del Teatro – Conservatorio popolare per le arti della scena \n\n\n\nLa SCUOLA ELEMENTARE DEL TEATRO nasce nel 2013 dall’incontro tra il regista e pedagogista Davide Iodice e il dott. Giuseppe Cafarella\, presidente dell’associazione FORGAT ODV\, che condividono il bisogno di realizzare un progetto di pedagogia sociale in grado di offrire opportunità di inclusione e di crescita personale a fasce svantaggiate. \n\n\n\nNel 2020 le allieve e gli allievi storici della Scuola si sono costituite/i in Associazione di Promozione Sociale assumendosi la responsabilità diretta della cura e degli sviluppi dell’intero progetto e della titolarità della metodologia su cui si sono formate/i. \n\n\n\nSostenuta e accolta dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale\, Teatro Trianon Viviani\, Forgat ODV\, l’Asilo-Comunità di lavoratori e lavoratrici dell’arte\, della cultura e dello spettacolo e da Interno 5\, si sviluppa in diversi luoghi della città moltiplicando le sue pratiche di formazione\, creatività\, cooperazione\, socialità. \n\n\n\nLa SCUOLA ELEMENTARE DEL TEATRO è un progetto di arte e condivisione a partecipazione gratuita\, un luogo di ricerca e formazione permanente\, un laboratorio produttivo\, una rete di cooperazione. La platea privilegiata è quella con disagio economico e sociale e con disabilità fisica e intellettiva. È articolata in cicli laboratoriali interdipendenti nei quali ci si allena all’autonomia creativa e si viene progressivamente chiamati/e a partecipare al processo pedagogico. \n\n\n\nArrivata al decimo anno di attività\, la Scuola ha sentito la necessità di aprirsi a nuove presenze senza perdere la relazione con chi frequenta da tanto tempo e desidera ancora far parte del processo comunitario. Per questo motivo è nata “Compagnia”\, un progetto speciale finalizzato alla messinscena\, che coinvolge allieve e allievi storici e le persone più presenti nel percorso della Scuola. \n\n\n\nCon Pinocchio / che cos’è una Persona? per la regia di Davide Iodice e la produzione di Interno5 e del Teatro Nazionale di Napoli\, la Compagnia ha intrapreso un significativo percorso che ha fin qui ottenuto importanti riconoscimenti come il Premio Anct e il Premio Speciale Ubu 2024.
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LOCATION:TPE Teatro Astra\, Via Rosolino Pilo\, 9\, Torino\, ITA\, 10143\, Italia
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SUMMARY:Pink Floyd Legend all'Auditorium della Conciliazione
DESCRIPTION:Dopo otto anni i Pink Floyd Legend tornano all’Auditorium Conciliazione di Roma con il Pink Floyd Legend Day\, in programma il 24 febbraio 2026: un evento speciale che riporta la band in una delle sedi che hanno segnato momenti importanti del loro percorso live. \n\n\n\nOltre due ore di concerto che attraverseranno cinquant’anni di musica dei Pink Floyd\, per offrire uno sguardo ampio sulle diverse stagioni artistiche della formazione britannica\, punto di riferimento della storia del rock. \n\n\n\nI Pink Floyd Legend – Fabio Castaldi (voce e basso)\, Alessandro Errichetti (voce e chitarre)\, Simone Temporali (voce e tastiere)\, Paul Enjoy (chitarre\, basso e voce) ed Emanuele Esposito (batteria) – con oltre 200.000 spettatori negli ultimi cinque anni\, sono riconosciuti da pubblico e critica come la formazione più rappresentativa del panorama floydiano\, grazie alla qualità\, all’intensità e alla fedeltà delle loro interpretazioni.Ad affiancarli sul palco dell’Auditorium Conciliazione saranno Giorgia Zaccagni\, Daphne Nisi Mete e Claudia Marss alle voci e Maurizio Leoni al sax. \n\n\n\nNegli anni\, oltre al Pink Floyd Legend Day – l’ultimo dei quali ha registrato il tutto esaurito agli Arcimboldi di Milano nel 2024 – la band ha portato in scena grandi produzioni\, tutte firmate Gilda Petronelli / Menti Associate\, come Atom Heart Mother con coro e orchestra\, The Dark Side of the Moon – 50th Anniversary Tour\, Animals con la Battersea Power Station in mapping 3D e\, più recentemente\, l’opera rock The Wall. \n\n\n\nL’evento vedrà anche la partecipazione di una rappresentanza dei giovanissimi performer di Musical Weekend\, preparati dal team di professionisti di Pianeta Cipriani. \n\n\n\nI biglietti (da €39 + d.p.) sono disponibili sui circuiti di prevendita abituali. \n\n\n\nBiglietti (da 39€) disponibili sui circuiti di prevendita abituali
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SUMMARY:“È questa la vita che sognavo da bambino?” al Comunale di Latina
DESCRIPTION:Comune di Latina e ATCL\, circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio\, in collaborazione con Ventidieci\, presentano\, al Teatro Comunale G. D’Annunzio\, per la Stagione 2025-26 \n\n\n\n“Liberi di scegliere” il 24 maggio\, Luca Argentero in “È questa la vita che sognavo da bambino?”\, scritto da Gianni Corsi\, Luca Argentero e Edoardo Leo\, che ne cura anche la regia\, musiche di Davide Cavuti prodotto da Stefano Francioni Produzioni e organizzato da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. \n\n\n\nLuca Argentero racconta le storie di tre grandi personaggi dalle vite straordinarie che hanno inciso profondamente nella società\, nella storia e nella loro disciplina. Raccontati sia dal punto di vista umano che sociale\, con una particolare attenzione al racconto dei tempi in cui hanno vissuto. \n\n\n\nLuisin Malabrocca\, Walter Bonatti e Alberto Tomba\, tre sportivi italiani che hanno fatto sognare\, tifare\, ridere e commuovere varie generazioni di italiani.  \n\n\n\nLuisin Malabrocca\, “l’inventore” della Maglia Nera\, il ciclista che nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso che arrivare ultimo\, in una Italia devastata come quella del ‘46\, faceva simpatia alla gente: riceveva salami\, formaggi e olio come regali di solidarietà.  \n\n\n\nAutomaticamente attirò anche l’attenzione di alcuni sponsor\, fino a farlo guadagnare di più l’arrivare ultimo che tentare la vittoria. In poco tempo è arrivata anche la popolarità.  \n\n\n\nIn lui le persone hanno riconosciuto l’antieroe che è nel cuore di ogni italiano\, ma\, insieme alla popolarità\, sono arrivati nuovi sfidanti in una incredibile corsa a chi arriva ultimo.  \n\n\n\nWalter Bonatti\, l’alpinista che dopo aver superato incredibili sfide con la roccia\, il clima e la montagna\, arrivato a oltre ottomila metri d’altezza\, quasi sulla cima di una delle montagne più difficili da scalare del mondo\, il K2\, scoprì a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo è l’uomo stesso.  \n\n\n\nEppure\, la grande delusione del K2 lo ha spinto ancora più in là a mettersi alla prova in nuove sfide in solitaria\, nuove scalate impossibili e infine a viaggiare in tutto il mondo. Tutto ciò per trovare la cosa più importante della vita: se stesso.  \n\n\n\nAlberto Tomba\, il campione olimpico che ha fermato il Festival di Sanremo con le sue vittorie. L’insolito sciatore bolognese che con la sua leggerezza nella vita e aggressività sulla pista è arrivato a essere conosciuto in tutto il mondo come “Tomba la bomba”. Uno dei più grandi campioni della storia dello sci che ha radunato intorno alle sue gare tutta la nazione\, incarnando la rinascita italiana forse illusoria ma sicuramente spensierata degli anni ‘80.  \n\n\n\nTre storie completamente diverse l’una dall’altra\, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica\, essere diventati\, ognuno a modo proprio\, degli eroi.  \n\n\n\nBIGLIETTI IN VENDITA SU TICKETONE.IT VENERDI 6 FEBBRAIO ORE 11\,00 \n\n\n\nBotteghino del teatro:  \n\n\n\nmartedì e giovedì: 14.30 – 18.30 \n\n\n\nmercoledì e venerdì: 9.30 – 13.30 I sabato: 16.00 – 19.00 \n\n\n\nnei giorni di spettacolo: 10.00 – 13.00 e da due ore prima dell’evento \n\n\n\nBiglietti online su ticketone.it \n\n\n\nInfo: 0773 652642; teatrodannunziolatina@gmail.com
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SUMMARY:"Il medico dei maiali" al Teatro della Società di Lecco
DESCRIPTION:Al Teatro della Società di Lecco in scena la commedia che esplora i meccanismi del potere e la natura umana attraverso una storia cupa e ironica con Luca Bizzarri nel ruolo del veterinario opportunista. \n\n\n\nIl Medico dei Maiali\, scritto e diretto da Davide Sacco e prodotto dall’Ente Teatro Cronaca e LVF – Teatro Manini di Narni è in scena a Lecco domenica 22 febbraio ore 21. La morte improvvisa del re d’Inghilterra mette a nudo tutta la fragilità della monarchia: la corona passa al principe ereditario\, un giovane ingenuo e impreparato\, incapace di reggere il peso del trono. Nel vuoto di potere che si apre a corte\, ambizioni e intrighi iniziano a muoversi nell’ombra. Tra il nuovo sovrano e il controllo del regno si inserisce un medico veterinario abile e determinato\, pronto a sfruttare l’occasione della vita. Ma ciò che appare come un’opportunità irripetibile potrebbe trasformarsi in un pericoloso inganno. \n\n\n\nCosa accade davvero quando muore un re? In quei pochi\, sospesi istanti in cui la monarchia vacilla\, il popolo trattiene il respiro e il tempo sembra correre verso il baratro. E se la sua non fosse stata una morte naturale\, ma un assassinio accuratamente mascherato? Se dietro l’infarto si nascondesse una mano invisibile? E se il Principe ereditario fosse soltanto un giovane arrogante e impreparato\, incapace di sostenere il peso della corona? In quel vuoto di potere\, ogni certezza si incrina e il destino di un regno può cambiare per sempre. “In questa crisi\, l’unico che sembra avere certezze è un veterinario\, il medico dei maiali\, che si ritrova per caso in questa vicenda e tenta di cogliere un’opportunità. Quando le certezze cadono\, quando muoiono i padri e crollano le torri\, l’essere umano si mostra sempre per quello che è: una bestia\, una bestia pronta a essere un uomo” – sottolinea il regista. \n\n\n\nIl testo\, vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2022\, è il terzo capitolo della trilogia “La ballata degli uomini bestia” di Davide Sacco (Caracò Editore)\, che comprende “L’uomo più crudele del mondo” e “Sesto potere”. \n\n\n\nCrediti  \n\n\n\nIl Medico dei Maiali \n\n\n\ntesto e regia Davide Sacco \n\n\n\ncon Luca Bizzarri\, Francesco Montanari\, David Sebasti\, Mauro Marino\, Luigi Cosimelli \n\n\n\nscene Luigi Sacco \n\n\n\ncostumi Annamaria Morelli \n\n\n\nluci Luigi Della Monica \n\n\n\nmusiche Davide Cavuti \n\n\n\naiuto regia Claudia Grassi \n\n\n\namministratore di compagnia Luigi Cosimelli \n\n\n\nproduzione Ente Teatro Cronaca\, LVF – Teatro Manini di Narni \n\n\n\nTesto vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2.0 2022Durata: 80 minutiSi segnala che durante lo spettacolo verrà esploso un colpo di pistola  \n\n\n\nInfo e biglietti \n\n\n\nteatrosocietalecco.it
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SUMMARY:Un concerto-tributo in memoria di Lelio Luttazzi al Blue Note di Milano
DESCRIPTION:Un concerto-tributo in memoria di Lelio Luttazzi\, uno dei grandi maestri della musica leggera e del jazz nel nostro Paese\, ma anche presentatore\, showman\, attore e scrittore: è quanto accadrà domenica 22 febbraio al Blue Note di Milano\, protagonisti la Big Band Jazz Company diretta dal sassofonista e compositore Gabriele Comeglio\, la vocalist Caterina Comeglio e i finalisti dell’ultima edizione del Premio Lelio Luttazzi (tra cui il vincitore Giuseppe Blanco). Organizzato dalla Fondazione Lelio Luttazzi con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori\, il concerto inizierà alle ore 20.30 (ingresso 25-30 euro; prevendita on line su www.bluenotemilano.com/evento/concerto-tributo-a-lelio-luttazzi-22-febbraio-2026-milano/). \n\n\n\nSpiega Gabriele Comeglio: «Il repertorio che eseguiremo al Blue Note includerà una manciata di chicche tratte dal repertorio meno frequentato di Lelio\, che è stato un musicista e un direttore d’orchestra raffinato\, comprese alcune musiche che la moglie Rossana Luttazzi ha recuperato dall’archivio Rai di Torino\, rivisitate per l’occasione. Ci sarà anche qualche inedito come “La curiosità” (sulla partitura per pianoforte\, coerente con il suo stile ironico\, Lelio lo indicava come “fox-trottino” o “swingaccio”) ed anche “One more blues”\, un brano che\, pur avendo lo stesso titolo\, è diverso dalla versione in trio del 1968 così come dalla versione in quartetto (con clarinetto) del recente album intitolato “30 anni di swing”». \n\n\n\nDa segnalare\, inoltre\, che ci sarà una collaborazione alle orchestrazioni da parte degli studenti dei corsi di arrangiamento del CPM di Milano.Gli spettatori assisteranno\, quindi\, a un concerto di vere e proprie prime esecuzioni: «Il merito è sempre di Rossana Luttazzi – continua Comeglio – che ha pazientemente cercato\, sia nell’archivio di Lelio sia attraverso altre fonti\, pagine musicali di grande valore ma sfuggite all’attenzione generale e anche un po’ oscurate dalla grande quantità di brani celebri che popolano il repertorio luttazziano».  \n\n\n\nGli fa eco Rossana Luttazzi: «Si tratta di composizioni che meritano di essere conosciute dal pubblico e che ora trovano nuova vita grazie alla penna di Gabriele Comeglio\, uno dei più apprezzati arrangiatori della scena italiana\, che ha studiato approfonditamente i manoscritti di Lelio. E sapere che questa musica verrà eseguita da una big band come la Jazz Company non può che farmi enorme piacere». \n\n\n\nCom’è noto\, Lelio Luttazzi ha contribuito a fare la storia del cinema\, della radio e della televisione in Italia. È stato uno dei grandi maestri della musica leggera e del jazz nel nostro Paese\, regalando alle big band partiture raffinate ed eleganti\, spesso  ispirate alla tradizione americana\, con un linguaggio sofisticato e irresistibile. Sua moglie Rossana è presidente della Fondazione Lelio Luttazzi\, istituita nel 2010 con l’obiettivo di promuovere la cultura\, l’educazione e la formazione musicale: «Grazie al Premio che porta il nome di mio marito ci proponiamo di scoprire e sostenere i nuovi talenti della musica italiana\, in particolare i giovani autori pianisti jazz. I vincitori delle passate edizioni\, da Manuel Magrini a Danilo Tarso\, da Seby Burgio a Thomas Umbaca\, da Vittorio Esposito a Giovanni Blanco\, sono oggi tra i protagonisti della scena jazz nazionale». \n\n\n\n  \n\n\n\nLa Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio è una delle più longeve formazioni italiane\, con all’attivo oltre 500 concerti in Italia e all’estero e collaborazioni prestigiose con artisti di livello internazionale (Bob Mintzer\, Dee Dee Bridgewater\, Lee Konitz e moltissimi altri). \n\n\n\nCantante e compositrice\, Caterina Comeglio si è formata in ambito jazz prima al Trinity College di Londra e poi al Leeds College of Music. Fin da giovanissima ha condiviso il palco con artisti quali Bob Mintzer\, Pee Wee Ellis\, Franco Ambrosetti\, Sarah Jane Morris\, Massimo Lopez e Mika. Si è esibita in prestigiosi festival e rassegne (Bergamo Jazz Festival\, Trieste Loves Jazz\, Jazz Ascona\, Notte di Note e Bucharest International Jazz Competition). Nel 2019 si è aggiudicata il Premio Lelio Luttazzi\, nella categoria Cantautori\, con il suo primo brano inedito intitolato Scheletri a ballare. \n\n\n\n 
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SUMMARY:" I DANNI DEL TABACCO" al Teatro Comunale di Montevarchi
DESCRIPTION:Dopo l’anteprima di stagione ad ottobre con lo spettacolo WOMAN BEFORE A GLASS – Intorno a Peggy Guggenheim\, la quarta edizione della rassegna si è strutturata al Teatro Comunale di Monterchi da novembre 2025 sinoa febbraio 2026\, offrendo al pubblico appuntamenti diversificati dedicati a bambini e famiglie. \n\n\n\nLa chiusura spetta all’anteprima del nuovo spettacolo I DANNI DEL TABACCO di Anton Pavlovič Čechov\, una produzione Laboratori Permanenti\, l’interprete è Roberto Negri e la regia è di Caterina Casini; in scena in pomeridiana domenica 22 febbraio alle ore 18.00. \n\n\n\nDramma in un atto unico\, con un solo personaggio\, Ivan Ivanovič Njuchin\, marito della direttrice di una scuola di musica che lo incarica di tenere una conferenza sui danni del tabacco. Njuchin\, invece di trattare il tema della conferenza\, approfittando del fatto che la moglie non c’è\, comincia a parlare dei suoi problemi familiari. Esprime inoltre il desiderio di correre lontano da una vita che definisce volgare e meschina\, vorrebbe dimenticare tutto.  \n\n\n\nLa magnifica scrittura di Čechov\, capace di entrare con grande ironia\, a volte leggera a volte feroce\, nell’animo delle persone e nelle contraddizioni che lo muovono\, si conferma di grande attualità e disegna una dimensione diffusa nella società contemporanea. \n\n\n\nCome spiega la regista Caterina Casini «Oggi\, come accade sempre per i grandi autori\, i temi čechoviani tornano presenti\, forse perché la difficile infanzia di Anton lo portò a maturare una drammatica ironia\, che ben si confà coi tempi odierni. \n\n\n\nQuesto monologo che elimina la quarta parete\, precursore di tanti monologhi comici contemporanei\, ci racconta senza prosopopea la ricerca di libertà come radice dell’animo umano. \n\n\n\nAbbiamo cercato pertanto il combattimento interno del personaggio ad ogni parola\, ad ogni gesto\, per farne scaturire una sensazione di umanità anelante ad ogni passo. Un lavoro in profondità che chiede all’interprete profonda concentrazione e capacità di rimbalzo da un’emozione all’altra\, da un filo del discorso a un baratro dell’anima\, rimanendo sempre in pericoloso equilibrio tra dramma e clownerie»
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SUMMARY: “Il viaggio” al Teatro Comunale di Veroli
DESCRIPTION:Siamo orgogliosi di ospitare domenica 22 febbraio al Teatro Comunale Veroli uno spettacolo finalista al Premio Mauro Rostagno – III edizione e il cui testo è stato vincitore del Premio di drammaturgia DCQ – VII edizione: “Il viaggio” di Paolo Bignami con la regia di Pietro Dattola. \n\n\n\nDue donne\, sapientemente interpretate da Flavia Germana de Lipsis e Alessandra Aulicino\, di epoche e origini diverse\, s’incontrano in stazione. Silvia\, donna meridionale del dopoguerra\, deve andare “dall’altra parte”\, in cerca di lavoro; Petra\, dopo esserci stata dall’altra parte\, sta tornando al suo paese. Unite dalla comune condizione di chi è costretto ad abbandonare la propria terra\, dai timori\, dallo straniamento\, dalle ruvidezze e dall’eterna attesa del treno della vita\, ma anche dalle speranze\, dalla dolcezza dei ricordi\, dall’istintivo desiderio di chiamare “casa” il posto dove – seppur per poco tempo – ci si trova bene\, sono però divise dal germe della diffidenza\, mentre la stazione comincia ad affollarsi e la massa dei partenti a premere. \n\n\n\nDue storie individuali che gradualmente si intrecciano in un delicato equilibrio\, diventando universali nel raccontare della ricerca estrema di una vita migliore\, di cosa tale ricerca comporta\, di come il viaggio stesso cambia chi lo ha intrapreso\, di come ognuno di noi potrebbe vivere una prova del genere. \n\n\n\nNello scenario immaginifico dell’incontro di due epoche diverse in cui gli stessi problemi sembrano ricorrere in forme nuove\, il viaggio da compiere è soprattutto interiore: è quello che porterà a identificarsi nell’altro\, a “vederlo”\, riconoscendo in esso e nella massa che preme non un’indistinta minaccia\, ma altri esseri umani\, corpi caldi e pulsanti\, concentrati di speranze e paure simili alle proprie. Solo allora il Viaggio”\, pur con tutte le sue difficoltà\, potrà apparire meno spaventoso. \n\n\n\nNon perdete domenica 22 febbraio alle ore 18.00\, con apertura botteghino alle ore 17.30\, questa appassionante storia che ci fa capire che tutti sempre partiamo\, arriviamo\, siamo in transito. \n\n\n\nBIGLIETTO INTERO: € 10.00  \n\n\n\nBIGLIETTO RIDOTTO: € 7.00 (under 18/over 65) \n\n\n\nPer info e prenotazioni: 3513917931  \n\n\n\nteatrocomunaleveroli2019@gmail.com 
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SUMMARY:"CIURMA! Pendagli da forca"al Centrale Preneste
DESCRIPTION:Arriva da Perugia lo spettacolo CIURMA! Pendagli da forca di Fontemaggiore Centro di Produzione\, in programma domenica 22 febbraio alle 16.30\, per la rassegna Infanzie in gioco 2025-2026 a Centrale Preneste Teatro (Via Alberto da Giussano\, 58 a Roma in zona Pigneto/Malatesta). Il lavoro ha ottenuto la menzione speciale al Premio Scenario infanzia 2024 ed è di e con (in ordine alfabetico) Francesco Bianchi\, Silvio Impegnoso e Arianna Primavera/Giulia Trippetta\, le musiche originali sono di Alberto Marras\, le luci di Giuseppe Bernabei. Una produzione Fontemaggiore con il sostegno di Scenario ETS e Teatro Due Mondi di Faenza. \n\n\n\nSilvio e Francesco sono due adulti che\, da bambini\, sognavano di diventare pirati\, ma hanno abbandonato i loro sogni crescendo. L’arrivo inaspettato di un pappagallo parlante venezuelano\, fuggito dallo zoo con una mappa del tesoro\, offre loro una seconda possibilità: formare una ciurma e vivere finalmente un’autentica avventura. Durante il viaggio\, i protagonisti affrontano ingiustizie e problemi sociali su varie isole\, rispondendo con coraggio\, spirito di libertà e solidarietà\, come veri pirati. \n\n\n\nLa figura del pirata diventa simbolo di autenticità e ribellione contro le convenzioni sociali. L’avventura vuole coinvolgere i bambini\, considerati i pirati più veri: esseri ancora liberi\, contraddittori e sinceri\, capaci di vivere pienamente e con passione\, al di là di regole e stereotipi. \n\n\n\nAdatto dai 6 anni. Il costo del biglietto è di 7 euro. Acquisto esclusivamente on-line su www.centraleprenesteteatro.it/calendario-eventi o in biglietteria il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 previa disponibilità dei posti. \n\n\n\nFontemaggiore Centro di Produzione \n\n\n\nCIURMA! – Pendagli da Forca \n\n\n\nmenzione speciale Premio Scenario infanzia 2024 \n\n\n\nDi e con (in o.a.) Francesco Bianchi\, Silvio Impegnoso e Arianna Primavera/Giulia Trippetta \n\n\n\nMusiche originali: Alberto Marras \n\n\n\nLuci: Giuseppe Bernabei \n\n\n\nUn ringraziamento speciale a Simone Tangolo e Lisa Tonelli \n\n\n\nProduzione Fontemaggiore con il sostegno di Scenario ETS e Teatro Due Mondi di Faenza \n\n\n\nBiglietto unico: 7.00 €  \n\n\n\nAcquisto esclusivamente on-line su www.centraleprenesteteatro.it/calendario-eventi o in biglietteria il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 previa disponibilità dei posti. \n\n\n\nInformazioni: 0627801063 lun/ven 10.00–17.00
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SUMMARY:"RIME INSAPONATE" a Spazio Rossellini
DESCRIPTION:Domenica 22 febbraio alle ore 17.00\, negli spazi di Spazio Rossellini\, nell’ambito della rassegna Spazio Kids\, va in scena RIME INSAPONATE di Alekos Ottaviucci e Gabriele Duma\, con Alekos Ottaviucci\, regia Gabriele Duma. \n\n\n\nUno spettacolo per l’infanzia (3+) che unisce teatro di parola\, gioco scenico e arti della meraviglia: bolle di sapone\, piccole magie e musica originale costruiscono un racconto lieve e poetico sul valore dell’immaginazione e dello stare insieme. \n\n\n\nLa programmazione prosegue:— 7 marzo: Control Freak di e con Kulu Orr\, one-man show tra circo\, tecnologia e musica dal vivo.— 22 marzo: Officina Prometeo di e con Francesco Picciotti\, teatro d’oggetti e mito come riflessione sull’ingegno umano.— 17–20 aprile: IMMAGINA – Festival Internazionale del Teatro di Figura\, manifestazione diffusa a Roma con partner tra cui Teatro di Villa Pamphilj\, Teatro Biblioteca Quarticciolo\, Teatro del Lido\, Teatro Verde\, Museo delle Civiltà e Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale\, afferenti al Ministero della Cultura.
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LOCATION:Spazio Rossellini\, Via della Vasca Navale 58\, Roma\, 00146\, Italia
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SUMMARY:"Il Canto del cigno" al Teatro Villa Lazzaroni
DESCRIPTION:Sabato 21 e domenica 22 febbraio il Teatro di Villa Lazzaroni presenta Il Canto del cigno di Anton Cechov\, con Ugo Pagliai\, spettacolo a cura di Tommaso Garré\, con la consulenza artistica di Tommaso Pagliai e le musiche a cura di Dario Arcidiacono. \n\n\n\nSvetlovidov\, grande attore “mattatore” protagonista di opere immortali\, vaga smarrito per un teatro di provincia\, vinto dall’ebbrezza e dal bisogno di dimenticanza. Si chiede incessantemente dove siano finiti i giorni gloriosi in cui incantava il pubblico attraverso i suoi memorabili personaggi\, mediante il dono della parola.  \n\n\n\nÈ il logos\, infatti\, a trasmettere linfa antica e modernissima a questa pièce carica di spirito dionisiaco: all’energia nera della morte si contrappone un inequivocabile amore per le scene\, per i tanti ruoli interpretati\, una vocazione quasi sacerdotale per il valore curativo della parola recitata.  \n\n\n\nIn apertura il celebre brano del Fedone di Platone\, dove si narra del reale senso del canto dei cigni\, che non conoscono dolore per la propria dipartita\, ma\, al contrario\, si concedono una manifestazione di gioia nel loro ricongiungersi al dio delle arti\, della medicina\, dell’intelletto e della profezia.  \n\n\n\nUgo Pagliai/ Svetlovidov\, parimenti ai cigni\, si concede qui un grido di giubilo\, ritrovando Amleto e Otello\, Falstaff e Boris Godunov e\, soprattutto\, Lear\, suo grande cavallo di battaglia.  \n\n\n\nCome in una lezione magistrale\, Ugo Pagliai ci conduce nelle pieghe dei suoi sentimenti\, degli amori più grandi\, il Teatro e una donna\, giovane e snella come un pioppo\, rinnegando\, in linea con l’autore\, ogni possibilità di menzogna: “Si può ingannare la gente\, persino Dio: ma nell’Arte non si può mentire”.
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LOCATION:Teatro di Villa Lazzaroni\, Via Appia Nuova\, 522\, Roma\, 00181\, Italia
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SUMMARY:"È solo un lungo tramonto" al Teatro Biblioteca Quarticciolo
DESCRIPTION:Arriva per la prima volta a Roma\, al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 21 e 22 febbraio\, È solo un lungo tramonto\, performance per voce\, sax e ricordi registrati\, scritta\, diretta e interpretata da Jacopo Giacomoni\, autore anche della musica con Alessandro Gambato. \n\n\n\nUn esperimento di hauntology teatrale\, costruito su un meccanismo di distorsione testuale per un teatro della dimenticanza. I ricordi di un padre\, registrati\, trascritti\, riletti e ridettati nuovamente al computer\, perdono gradualmente forma e coerenza\, proprio come la memoria che li ha generati.  \n\n\n\n«Ho registrato i ricordi di mio padre» scrive Jacopo Giacomoni «li ho trascritti e li ho dettati al mio computer che li ha a sua volta trascritti; li ho riletti\, ridettati al computer che li ha nuovamente trascritti\, e così via. Il processo sloga il testo come la memoria di mio padre è slogata dalla demenza. «The time is out of joint». Viviamo un presente che non si può ricordare infestato da un passato che non si può dimenticare. È una lenta disintegrazione verso il silenzio. Non c’è tensione\, non c’è in fondo nessun dramma. È solo un lungo tramonto». \n\n\n\nÈ solo un lungo tramonto ha ottenuto la menzione speciale “Franco Quadri” del Premio Riccione 2023 e la menzione speciale del bando Futuro Passato 2022. \n\n\n\nDomenica 22\, al termine della replica\, medierà l’incontro con la compagnia Carlo lei\, nell’ambito del progetto Staffetta critica (v. calendario completo). \n\n\n\nJacopo Giacomoni\, nato a Trento nel 1987\, laureato in Filosofia con una tesi sull’esistenza dei personaggi fittizi\, lavora come drammaturgo e performer. Nel 2025 vince la 58ª edizione del Premio Riccione con il testo Tacet\, che nel 2024 aveva vinto il Bando Autori di Biennale Teatro. Nel 25/26 è fellow di Scuola Piccola Zattere. Nel 2023 vince la menzione speciale Franco Quadri della 57ª edizione del Premio Riccione con il testo È solo un lungo tramonto. Dal 2024 è dramaturg di Mittelfest. Porta avanti una ricerca strutturalista sulla drammaturgia\, progettando ordigni spettacolari che accolgono la partecipazione del pubblico e il caso\, cercando di costruire esperienze teatrali ludico-rituali che inneschino cortocircuiti con il tempo e lo sguardo di spettatori e performer. Negli ultimi lavori ha creato dei parassiti drammaturgici che aggrediscono organismi testuali già esistenti\, un dispositivo teatrale per eleggere la più grande tragedia dell’umanità\, un ufficio teatrale per la celebrazione di un funerale in scena\, un gioco per rivivere da zero una seconda vita sul palcoscenico\, un esperimento di hauntology teatrale sulla perdita della memoria del padre. Come performer fonde il suo percorso di attore a quello di sassofonista\, in una continua esplorazione nel campo dell’improvvisazione libera e dei suoni non idiomatici.  \n\n\n\n_______________________________ \n\n\n\n È solo un lungo tramonto \n\n\n\ntesto\, regia e performer Jacopo Giacomonisound design Alessandro Gambatovideo e visual Furio Ganzscenografia Arianna Sortinocostumi Ambra Accorsiassistenza e grafica Eleonora Boninomusica Jacopo Giacomoni e Alessandro Gambatoun grazie speciale ad Alessandro Sciarroniproduzione esecutiva Teatro Stabile di Bolzanoin residenza presso Teatri Riflessi/IterCulture\, in partnership con gARTen – festival di teatro nel parco di Fondazione Claudia Lombardi per il teatro (Lugano)\, con il supporto di European Festivals Fund for Emerging Artists – EFFEA\, un’iniziativa della European Festivals Association (EFA)\, co-finanziata dall’Unione Europea.col sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardiae con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa \n\n\n\nDurata 60 minuti circa
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LOCATION:Teatro Biblioteca Quarticciolo\, via Ostuni 8\, Roma\, ITA\, Italia
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SUMMARY:"Vibro d’amore" al Teatro del Lido
DESCRIPTION:Collettivo Clochart porta in scena sabato 21 febbraio alle 19 al Teatro del Lido Vibro d’amore\, uno spettacolo teatrale che esplora la sessualità e l’amore nelle persone con disabilità\, sfidando i preconcetti e rompendo i tabù che circondano questo argomento spesso trascurato. \n\n\n\nCollettivo Clochart è da sempre impegnato a fornire formazione ed educazione\, attraverso spettacoli\, danza e laboratori\, a persone diversamente abili o in difficoltà\, per favorire la libera espressione di sé e delle proprie facoltà. La storia segue un gruppo di personaggi diversi\, ognuno con la propria disabilità\, che affrontano le sfide della vita amorosa e sessuale\, esplorano le proprie emozioni e desideri\, si scontrano con la difficoltà di comunicare apertamente con i partner o potenziali partner. Si sfidano stereotipi e pregiudizi mentre cercano di superare le barriere fisiche e sociali.Attraverso la narrazione e le performance\, il pubblico è invitato a esaminare le proprie convinzioni sulla sessualità e la disabilità. \n\n\n\nIl Teatro del Lido di Ostia è parte del sistema Teatri in Comune di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria con il coordinamento gestionale di Zètema Progetto Cultura. \n\n\n\nCollettivo ClochartVIBRO D’AMOREregia e drammaturgia Michele Comitecoreografie Hillary Anghilericon Giorgia Benassi\, Stefania Favero\, Viviana Pacchincostumi Sartoria Clochartcon il sostegno di Comune di Rovereto\, Provincia Autonoma di Trento\, Regione Trentino-Alto Adige\, Fondazione Caritro\, Società Twilo Net ingegnerie SRLacquista i biglietti online: https://www.vivaticket.com/it/ticket/vibro-d-amore/291291
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LOCATION:Teatro del Lido\, Via delle Sirene\, 22\, Ostia Lido(RM)\, Italia
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SUMMARY:“I segreti di Roma” al Teatro Comunale di Veroli
DESCRIPTION:Il Teatro Comunale Veroli annuncia con entusiasmo un nuovo appuntamento che segna un passo importante nel percorso di apertura e valorizzazione delle arti: il sipario si alza non solo sulla prosa\, ma anche sulla grande tradizione musicale italiana. Il teatro si conferma così luogo vivo\, dinamico e inclusivo\, pronto ad accogliere linguaggi diversi e a offrire al pubblico esperienze culturali sempre più ricche e trasversali. Protagonista della serata del 21 febbraio sarà “I segreti di Roma”\, un concerto-racconto capace di intrecciare musica\, parole e poesia in un affascinante viaggio alla scoperta dell’anima più autentica della Città Eterna. Quello che andrà in scena\, infatti\, è molto più di uno spettacolo musicale: è un percorso emozionale che attraversa vicoli e piazze\, storie popolari e memorie collettive\, restituendo la voce del popolo romano. Attraverso la tradizione musicale capitolina e la narrazione popolare\, lo spettacolo racconta la Capitale da una prospettiva intima e sincera\, fatta di ironia\, malinconia\, passione e straordinaria umanità\, grazie alla raffinatezza interpretativa del Trio Monti che dà vita a un intreccio continuo di canzoni e aneddoti\, evocando atmosfere senza tempo. Lo spettacolo rende inoltre omaggio ai grandi poeti dialettali che hanno saputo raccontare Roma con sguardo lucido e profondo. I sonetti di Giuseppe Gioachino Belli e di Trilussa prendono nuova voce attraverso letture e interpretazioni intense\, capaci di restituire tutta la forza espressiva e la modernità dei loro versi. Le loro parole\, tra sarcasmo e poesia\, si intrecciano con la musica\, creando un dialogo scenico di grande impatto emotivo. Un appuntamento che celebra la romanità nel suo gusto più verace e popolare e che\, al tempo stesso\, testimonia la volontà del Teatro di ampliare la propria offerta culturale\, aprendosi con decisione anche alla musica dal vivo. \n\n\n\nUna serata imperdibile per chi ama la musica\, la poesia e le storie che sanno parlare al cuore. Vi aspettiamo sabato 21 febbraio alle ore 18.00 con apertura botteghino alle ore 17.30. \n\n\n\nBIGLIETTO: € 10.00  \n\n\n\nPer info e prenotazioni: 3513917931  \n\n\n\nteatrocomunaleveroli2019@gmail.com 
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SUMMARY:"Omicron o la cipolla” al Centro Culturale Artemia
DESCRIPTION:“SperimentArti” continua a configurarsi come spazio di attraversamento e osservazione dei linguaggi teatrali contemporanei\, accogliendo creazioni che interrogano il presente attraverso dispositivi scenici capaci di spostare lo sguardo e ridefinire le coordinate della narrazione. La rassegna del Centro Culturale Artemia conferma così la propria vocazione a una scena che sperimenta forme e registri espressivi\, aprendo varchi tra dimensione simbolica\, riflessione esistenziale e tensione poetica. \n\n\n\nIn scena venerdì 20 e sabato 21 febbraio alle ore 21 e domenica 22 febbraio alle ore 18\, “Omicron o la cipolla”\,  un testo di Viola Provenzano con regia di Lorenzo Bitetti con Marta Dell’Atti\, Virginia Isernia\, Lavinia Mazzucchi  della Compagnia ArtinAtto\, accompagna lo spettatore in un universo sospeso tra ironia e vertigine\, dove il paradosso diventa chiave di lettura del reale. A volte siamo noi a mettere fine alle cose\, altre volte sono le cose a finire da sole: in entrambi i casi resta l’urgenza di confrontarsi con il concetto di fine\, con le sue domande senza risposta e le sue reazioni imprevedibili\, talvolta sproporzionate\, talvolta inspiegabilmente comiche. \n\n\n\nTutto prende avvio da un evento minimo e apparentemente casuale: una cipolla. Da questo dettaglio quotidiano si sviluppa una partitura scenica che\, strato dopo strato\, scava nella complessità dei mondi interiori delle tre protagoniste\, accompagnate da una voce fuori campo che ne attraversa pensieri\, paure e desideri. Il dispositivo drammaturgico costruisce così una traiettoria narrativa in cui il confine tra logica e assurdo si assottiglia progressivamente\, lasciando emergere una dimensione teatrale sospesa tra straniamento e rivelazione. \n\n\n\nLo spettacolo si configura come una commedia dell’assurdo attraversata da momenti di raccolta emotiva\, in cui il registro comico e quello introspettivo convivono e si rilanciano a vicenda. Attraverso situazioni paradossali\, slittamenti di senso e immagini simboliche\, “Omicron o la cipolla” riflette sulla fragilità delle certezze\, sulla casualità degli eventi e sulla necessità umana di attribuire significato anche a ciò che sembra sfuggire a ogni logica.
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SUMMARY:"Mi vuoi sposare?" al Teatro IF
DESCRIPTION:Uno spettacolo dove la comicità incontra il dramma\, e lo Storytelling abbraccia il rumorismo. \n\n\n\nDal balcone di una terrazza sul mare\, Aurora cerca il coraggio di chiedere a Giulia di sposarla. Nel farlo\, ripercorre la loro storia passata e futura\, realizzando quanto ufficializzare la loro unione segnerà uno spartiacque nella sua vita\, un passaggio da una giovinezza sopita fatta di silenzi e compromessi a un’identità adulta pronta ad affrontare battaglie interiori ed esteriori\, fino al confronto definitivo con l’ingombrante figura della Madre. \n\n\n\nA intrecciarsi con il racconto di Aurora sono i suoni prodotti dalla sua compagna rumorista che\, dal balcone al suo fianco\, crea un vero e proprio sound design narrativo ed emotivo tanto digitale quanto fisico usando gli oggetti e gli effetti a sua disposizione. \n\n\n\nAurora e Giulia ti aspettano al Teatro IF\, via Nomentana 1018 venerdì 20\, sabato 21 e domenica 22 febbraio 2026.  \n\n\n\nVenerdì 20 febbraio 2026 ore 21:00Sabato 21 febbraio 2026 ore 21:00Domenica 22 febbraio 2026 ore 17:30 \n\n\n\nBiglietti: Intero € 15 (prenotazione obbligatoria) \n\n\n\nInfo e prenotazioni: 342 6864372 (anche WhatsApp) \n\n\n\nMail: prenotazioni@teatroif.it \n\n\n\nParcheggio gratuito: Via Gennaro Righelli\, 78 \n\n\n\nBiglietti disponibili al link: https://www.ticket.it/teatro/evento/mi-vuoi-sposare.aspx
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SUMMARY:“Ecce Robot. Cronaca di un’invasione” al Teatro delle Spiagge di Firenze
DESCRIPTION:Dal 20 al 22 febbraio Elvira Frosini e Daniele Timpano sbarcano alle Spiagge di Firenze.  \n\n\n\nIn scena\, “Ecce Robot. Cronaca di un’invasione” (venerdì 20 febbraio ore 21.00): il divertito racconto di una generazione che\, ignara di vivere negli anni di piombo\, cresceva tra i robot d’acciaio dei cartoon giapponesi. Lo spettacolo sarà seguito da due giornate di laboratorio intensivo intitolato “Questa elegante dignitosa impotenza” (sabato 21 e domenica 22 febbraio)  \n\n\n\nIspirato liberamente all’opera di Go Nagai (autore\, tra gli altri\, di Jeeg Robot\, Goldrake\, Mazinga) lo spettacolo ripercorre per frammenti l’immaginario eroico di una generazione cresciuta davanti alla TV nell’Italia delle stragi\, del rapimento di Aldo Moro\, delle Brigate Rosse\, dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni. Tra il resoconto delle trame dei singoli episodi dei cartoni giapponesi (con particolare attenzione per la sceneggiatura di Mazinga Z) e la ricostruzione storica di un’invasione (quella dei serial nipponici nei palinsesti pubblici e privati\, ma anche quella della televisione dentro le nostre teste)\, Ecce robot racconta uno spaccato di storia personale e collettiva. “Ero bambino\, tra gli anni ’70 e gli anni ’80\, quando arrivarono in Italia i primi cartoni animati giapponesi. – racconta Daniele Timpano – “Era l’Italia delle stragi\, del rapimento di Aldo Moro\, delle Brigate Rosse e dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni\, ma questo io non lo sapevo ancora. Ignaro di trovarmi nel bel mezzo degli anni di piombo\, vivevo l’infanzia tra robot d’acciaio.” \n\n\n\nSabato 21 (ore 10/18) e domenica 22  febbraio (ore 10/13) \n\n\n\n“Questa elegante dignitosa impotenza”  \n\n\n\nElvira Frosini e Daniele Timpano terranno al Teatro delle Spiagge due giornate di laboratorio intensivo per attorƏ\, scrittorƏ\,  ed artistƏ. \n\n\n\nPer candidarsi e chiedere informazioni scrivere a +39 331 8809427.
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LOCATION:Teatro delle Spiagge\, Via del Pesciolino\, 26\, Firenze\, ITA\, 50145\, Italia
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SUMMARY:“Storia del cinema con la s minuscola” al Teatro Garage di Genova
DESCRIPTION:Venerdì 20 febbraio 2025\, alle ore 21\, al Teatro Garage è in scena lo spettacolo “Storia del cinema con la s minuscola” di e con Alberto Basaluzzo. Il titolo fa parte della sezione “Progetto da Salotto”\, un ciclo di spettacoli con allestimenti agili che si possono facilmente rappresentare in piccoli spazi come\, appunto\, un salotto\, nato da un’idea di Alessandra Frabetti.            \n\n\n\nLo spettacolo nasce dall’omonimo podcast\, giunto alla seconda stagione\, in cui Basaluzzo intreccia la storia del cinema con quella intima e personale\, fatta di ricordi legati proprio alla settima arte. Sul palco ne riprende la struttura rivisitandola in modo più dinamico e mostrando al pubblico quale grande e magico strumento sia stato il cinema per chi è cresciuto accanto a esso. \n\n\n\n«L’idea del podcast e\, successivamente\, dello spettacolo teatrale nasce un paio di anni fa – racconta l’autore – sono stato chiamato dal mio ex liceo di Novi Ligure per tenere una lezione ad alcuni studenti che seguivano un laboratorio pomeridiano di cinema. Non mi piaceva il termine “lezione”\, che presuppone la presenza di un maestro\, e io maestro non mi ci sento proprio. Quindi la mia prima reazione è stata quella di declinare l’offerta. Ma il cinema è la mia passione e l’idea di poterne parlare a dei ragazzi nati dopo il 2004 mi stuzzicava parecchio. Così ho suggerito di cambiare la parola lezione con la parola incontro e ho trovato il modo per raccontare loro non tanto la storia del cinema ufficiale\, “quella con la S maiuscola” per capirci\, fatta di date nomi e titoli che nemmeno io conosco poi così bene\, ma una storia più personale\, intima\, fatta di ricordi e di film che in qualche modo hanno segnato la mia vita e che sono stati\, in parte\, responsabili delle mie scelte professionali. Una storia\, appunto “con la s minuscola”. Ho aperto la mia Moleskine e ho cominciato a riempire pagine e pagine di ricordi\, emozioni\, personaggi\, battute\, titoli: film che hanno accompagnato la mia formazione e quella della mia generazione\, costruendo una specie di linguaggio comune\, fatto delle stesse paure\, delle stesse risate del medesimo immaginario erotico\, romantico. Di modi di dire\, di vestire\, di atteggiarsi\, di guardare al presente e di immaginare il futuro. Poi\, siccome sono un nerd sotto mentite spoglie\, mi sono lanciato in un’impresa ancora più folle\, e ho messo insieme in un montaggio di una quindicina di minuti quasi settecento film le cui scene hanno avuto per me un significato fondamentale. Alla fine dell’incontro gliel’ho mostrato e mi sono goduto le loro reazioni. Gli incontri sono stati così apprezzati dai ragazzi che ho pensato\, una volta finiti\, che cosa avrei potuto fare di tutto questo materiale. Da qui è nato prima il podcast e\, a seguire\, lo spettacolo teatrale che ha debuttato la scorsa estate al Festival di Castellazzo Bormida (AL) e che in questi mesi sto portando in tour». \n\n\n\nLe prevendite dei biglietti (intero € 14\, ridotto € 11 + prevendita) si possono acquistare: online su www.teatrogarage.it e\, scegliendo l’opzione print@home\, si può comodamente mostrare all’ingresso il biglietto mostrando il QR code da cellulare senza bisogno di stamparlo; all’ufficio del Teatro Garage (via Repetto 18r – cancello\, tel. 010 511447) mercoledì e giovedì dalle 14 alle 17\, venerdì dalle 11 alle 14; la sera dello spettacolo al botteghino della Sala Diana\, che apre un’ora prima. Gli under 25 hanno sempre diritto a un biglietto ridotto speciale a € 10\, semplicemente esibendo alla cassa la carta d’identità. \n\n\n\nInformazioni: www.teatrogarage.it\, info@teatrogarage.it\, 010 511447.
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SUMMARY:“Storia del cinema con la s minuscola" al Teatro Garage di Genova
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SUMMARY:"Le Volpi" allo Stabile di Catania
DESCRIPTION: Il Teatro Stabile di Catania ospita alla Sala Futura\, da venerdì 20 a domenica 22 febbraio 2026\, lo spettacolo Le Volpi scritto da Lucia Franchi e Luca Ricci\, con la regia di Luca Ricci (produzione CapoTrave – Infinito SRL). \n\n\n\nIn scena Giorgio Colangeli\, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato\, protagonisti di un testo che è stato nella terna dei finalisti ai Premi Ubu 2024 nella categoria “nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica”. \n\n\n\nAmbientato nell’ombra di una sala da pranzo\, in una domenica di agosto assolata e immobile\, Le Volpi mette a fuoco un incontro apparentemente ordinario: due piccoli notabili della politica locale e la figlia di una di loro si ritrovano all’ora del caffè\, mentre tutto intorno il pensiero corre già al mare e alle vacanze. Ma restano ancora da sistemare alcune faccende\, accordi da stringere e favori da distribuire. \n\n\n\nDavanti a un vassoio di biscotti vegani\, tra parole misurate e sottintesi\, emergono appetiti legittimi\, interessi privati e strategie di potere: incarichi\, concessioni\, piccoli compromessi che lentamente compongono la trama di una corruzione quotidiana\, fatta di eccezioni minime e autoassoluzioni silenziose. \n\n\n\nLa provincia italiana diventa così protagonista assoluta: un microcosmo in cui osservare\, con ironia e precisione chirurgica\, le dinamiche del potere e i desideri che lo alimentano. Le Volpi racconta quel meccanismo sottile per cui è sempre possibile concedersi un vantaggio personale\, dopo essersi tanto spesi nella gestione della cosa pubblica. Come scrive Leonardo Sciascia in Todo modo:“I grandi guadagni fanno scomparire i grandi principi\, e i piccoli fanno scomparire i piccoli fanatismi”. \n\n\n\nBIO INTERPRETI: \n\n\n\nGiorgio Colangeli\, è uno degli attori più richiesti e amati del cinema d’autore italiano: ha vinto il Nastro d’Argento nel 1999 per “La cena” di Ettore Sola e il David di Donatello nel 2007 per “L’aria salata” di Alessandro Angelini. Sempre sullo schermo ha interpretato Salvo Lima ne “Il divo” di Paolo Sorrentino e ha lavorato con Rubini\, Muccino\, Luchetti\, Genovese\, tra i moltissimi altri. Partecipa al film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi\, nel ruolo di Sor Ottorino Santucci. In teatro ha recentemente interpretato Papa Ratzinger ne “I due papi” di Anthony McCarten. \n\n\n\nManuela Mandracchia è una delle interpreti più affermate del teatro italiano\, attrice per storici allestimenti di Luca Ronconi e Massimo Castri\, vincitrice del Premio Ubu (2 volte)\, del Premio ANCT dell’Associazione dei Critici di Teatro e del Premio Le Maschere del Teatro Italiano\, sempre per il suo lavoro di attrice. Per il cinema ha lavorato in “Habemus Papam” di Nanni Moretti\, oltre che con Cristina Comencini\, Francesca Archibugi\, Marco Bellocchio e\, di recente\, con Pietro Castellitto. Per Radio Tre ha letto numerosissimi classici della letteratura nella trasmissione Ad alta voce. \n\n\n\nFederica Ombrato si diploma attrice\, nel 2011\, all’Accademia Nico Pepe di Udine e si perfeziona con la Compagnia Atir e S. Sinigaglia. Esordisce con “La Mosca\, almeno un milione di scale” di C. Tessiore\, per la regia di Jean-Paul Denizon. Ha lavorato\, tra gli altri\, con C. Rifici\, L. Lidi\, M.Maccieri\, A. Ruozzi\, G. Dall’Aglio e G. Cărbunariu. Debutta in ambito cinematografico\, diretta da Marco Bellocchio\, in “Se posso permettermi”\, selezionato dal 74° Festival di Locarno Corti d’autore. \n\n\n\nCalendario Rappresentazioni – Sala Futura  \n\n\n\nVenerdì 20 febbraio 2026 – ore 20:45Sabato 21 febbraio 2026 – ore 20:45Domenica 22 febbraio 2026 – ore 18:00 \n\n\n\nLe volpidi Lucia Franchi e Luca Ricci \n\n\n\nregia e scena Luca Ricci \n\n\n\ncompagnia CapoTrave \n\n\n\ncon Giorgio Colangeli\, Manuela Mandracchia\, Federica Ombrato \n\n\n\ncostumi Marina Schindlersuono Michele Boreggi\, Lorenzo Danesinluci Stefan Schweitzer \n\n\n\nfoto Luca Del Pia\, Elisa Nocentini \n\n\n\nproduzione Infinito srlcon il supporto di Regione Toscana\, Ministero della Cultura\, Argot Studio Roma\, Biblioteca Al Cortile Roma \n\n\n\ndurata 70’ \n\n\n\nPrezzi biglietti Sala Futura: \n\n\n\nintero 12 euro \n\n\n\nridotto 10 euro (under 25 – universitari e abbonati)
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SUMMARY:“A Beatles’ Orchestra” al Teatro Ghione
DESCRIPTION:Roma si prepara a vivere una serata indimenticabile: I Beatles a Roma\, una delle realtà musicali e teatrali ispirate ai Beatles più dinamiche ed originali e l’Orchestra Arios presentano “A Beatles’ Orchestra”\, un evento unico che fonde la potenza del rock con l’eleganza di una grande orchestra sinfonica\, il 20 febbraio (ore 20:30) al Teatro Ghione (già sold out). \n\n\n\nUn viaggio musicale tra i capolavori intramontabili dei Beatles\, arrangiate per band dal vivo e grande orchestra.Un’esperienza sonora e teatrale imperdibile che unisce rock\, emozione e potenza sinfonica. \n\n\n\nSul palco\, i capolavori intramontabili dei Beatles prenderanno vita grazie alla band composta da Simone Mariani\, Francesco Luz\, Manuel Murgano\, Matteo Palladini e Francesco Pradella\, che si fonderà musicalmente con l’’Orchestra Arios diretta dal M° Daniele Viri.Un itinerario musicale che diventa esperienza teatrale\, grazie alla regia di Matteo Ziglio\, e di grande attrazione per gli appassionati e collezionisti\, con la mostra di rarità beatlesiane curata da Giampietro D’Ercole. \n\n\n\nPer seguire le novità: https://linktr.ee/abeatlesorchestra e suhttps://www.facebook.com/beatlesaroma?locale=it_IT \n\n\n\n🎟Biglietti su Ticketone:https://www.ticketone.it/artist/a-beatles-orchestra/info@teatroghione.it | ☎ 06 6372294https://www.teatroghione.it/spettacoli/beatles2025
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LOCATION:Teatro Ghione\, Via delle Fornaci\, 37\, Roma\, Italia
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SUMMARY:" UN GIORNO DIVERSO" all'Altrove Teatro Studio
DESCRIPTION:Il palcoscenico dell’Altrove Teatro Studio accoglie dal 20 al 22 febbraio UN GIORNO DIVERSO\, spettacolo scritto e diretto da Domenico De Meo. \n\n\n\nProtagonisti sono un uomo e donna che si trascinano nel loro tempo immutabile e vuoto. Un giorno trovano un sacco con dei vecchi vestiti\, i quali costringono i protagonisti a intraprendere un viaggio nelle profondità del loro passato. I secondi iniziano a scorrere e così la solitudine\, l’innamoramento\, l’inadeguatezza\, la noia\, il senso di colpa diventano il combustibile che muove donna e uomo alla ricerca di ciò che sembra essere libertà. Un giorno diverso è uno spettacolo per due attori che rappresentano l’immobilità della negazione e l’esplosività emotiva del ricordo. La concretezza del rapporto nelle scene si scontra con l’astrattismo delle proiezioni video dei flussi di coscienza\, in una resa grottesca\, emotiva\, dinamica e poetica. Uno spettacolo fragile\, fatto di cartone\, di domande e mancate risposte\, di contraddizioni\, di bolle di sapone. L’auspicio è che dopo aver partecipato tutti insieme a “Un giorno diverso” ci si possa sentire meno soli. \n\n\n\n“Il progetto “Un giorno diverso”\, muove le basi a maggio 2023\, periodo in cui ho sentito la necessità di comprendere emotivamente e razionalmente l’ambiente sociale in cui vivo. A maggio 2024 è nata la drammaturgia\, e con essa il gruppo di lavoro”_ annota Domenico De Meo. “ A maggio scorso abbiamo vinto il bando spaccature 2024 grazie al quale abbiamo avuto il privilegio di fare una residenza di una settimana nella città incantata di Civita di Bagnoregio in seguito alla quale siamo andati in scena ad agosto 2024 nell’ambito del festival spaccature. Il progetto ha vinto anche il bando “pillolein12minuti”\, organizzato dal teatro fortezza est a Roma\, grazie al quale “Un giorno diverso” ha avuto la possibilità di dialogare nuovamente con il pubblico per tre repliche nei giorni 6-7-8 febbraio 2025 al teatro Fortezza Est.” \n\n\n\nSpettacoli: Venerdì e sabato ore 20; domenica ore 17 \n\n\n\nBiglietti: Intero 15€_ Ridotto 10€ \n\n\n\nPer informazioni e prenotazioni: telefono 3518700413\, email ipensieridellaltrove@gmail.com
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LOCATION:Altrove Teatro Studio\, Via Giorgio Scalia\, 53\, Roma\, ITA\, Italia
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SUMMARY:"Jackie" all Off Off Theatre
DESCRIPTION:Da giovedì 19 a domenica 22 febbraio rivive il mito di Jackie\, protagonista dello spettacolo omonimo al suo debutto nazionale\, diretto da Luca Gaeta e tratto dal testo di Elfriede Jelinek. Sul palco nei panni di Jacqueline Kennedy\, c’è Patrizia Bellucci\, unica interprete di un sentito monologo impreziosito dalle musiche di Fabio Lombardi\, omaggio alla vita (e alla tragedia) della first lady statunitense.  \n\n\n\nL’approccio di Elfriede Jelinek al mito di Jacqueline Kennedy è tutt’altro che scontato. Lungi dall’indulgere in una biografia edulcorata\, l’autrice usa il profilo di Jackie per riflettere sul rapporto tra potere e femminilità\, rivelando la piena potenza espressiva della sua scrittura. La storia di Jackie è filtrata: non è la donna reale a parlare\, ma il suo involucro\, la forma destinata (forse involontariamente) dall’immaginario collettivo all’eternità. Jackie rappresenta il prototipo di un nuovo tipo di donna: la moglie\, la madre e la vedova perfetta\, imprigionata nel suo tailleur Chanel macchiato di sangue\, segnato dalla materia cerebrale.  \n\n\n\nNon sappiamo veramente chi fosse Jackie\, così come forse non conosciamo noi stessi. E così\, Jackie pianta il seme del dubbio: dietro l’immagine si cela una dura verità\, e la vera esistenza potrebbe risiedere altrove. In un monologo virtuoso e incessante\, gli episodi più famosi della vita di Jacqueline Kennedy si dipanano sul palco come le stazioni di un dramma personale che si rivela gradualmente come la grandiosa costruzione di un mito contemporaneo. A Jackie si contrappone Marilyn Monroe: l’incarnazione della sensualità e della radiosità\, una vittima predestinata e sacrificale. Tutto è iconografico. Tutto parla della deludente grandiosità degli Stati Uniti. Perché l’immagine – una buona immagine – è tutto ciò che conta. È dal volto di Jackie che l’America diventa l’icona moderna di una democrazia da esportare a tutti i costi. Una vera e propria invasione di plastica. \n\n\n\nINFO: info@off-offtheatre.com \n\n\n\nBIGLIETTERIA/TICKETING OFFICE Via Giulia\, 20 Tel. + 39. 06. 89239515 biglietteria@off-offtheatre.com \n\n\n\nPrevendita on line: www.vivaticket.it – SITO: http://off-offtheatre.com/
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SUMMARY: “Sherlock Holmes\, Lady Margaret e il Sigillo Reale”  al Teatro degli Audaci
DESCRIPTION:Dopo i successi nelle repliche al teatro Gioiello di Torino\, al Dehon di Bologna e in molti altri teatri italiani approda a Roma al Teatro degli Audaci dal 19 al 22 febbraio 2026 la divertentissima commedia gialla\, ricca di colpi di scenc “Sherlock Holmes\, Lady Margaret e il Sigillo Reale” di Valerio Di Piramo & Cristian Messina.  \n\n\n\nMargherita Fumero\, Mario Bois e Mauro Villata sono i protagonisti di questa pièce abilmente diretta da Cristian Messina\, le musiche sono di Angelo Chionna. Accanto ai protagonisti sul palco Cristian Messina\, Anna Cuculo\, Maria Occhiogrosso e con Gina Perrucci\, Giorgio Serra\, Sergio Catania\, Valentina Gabriele\, Federico Messina\, Federico Sereno\, Rebecca Rosso.  \n\n\n\nI tre protagonisti in un susseguirsi di situazioni esilaranti  salveranno il sigillo reale da un misterioso ladro e non risparmieranno al pubblico tanto divertimento. Questa è la rivisitazione teatrale\, in chiave fortemente umoristica\, del personaggio di Sir Arthur Conan Doyle in una storia avvincente e non scontata\, dove l’intuizione viene sommersa dalle risate e quello che sembra non è\, quello che è non sembra… Perché questa è la vera forza del teatro: l’imprevisto\, la sorpresa\, soddisfare le menti con una scena\, e la scena successiva farle ripiombare di nuovo nell’incertezza fino allo sbalorditivo finale. \n\n\n\nVentidue gennaio 1901\, Londra. Muore la Regina Vittoria\, dopo aver regnato ininterrottamente per quasi 64 anni. Accanto a sé ha voluto Lady Margaret\, famosissima attrice e sua cara amica da moltissimo tempo: sarà proprio lei a ricevere dalle mani della Sovrana il Sigillo Reale\, che dovrà costudire fino all’ascesa di Edoardo VII\, legittimo pretendente al trono. \n\n\n\nTutta la vicenda si svolge a Old Artist\, casa di riposo per vecchie glorie dello spettacolo\, dove alloggia\, insieme ad altri tre ospiti\, anche Lady Margaret. \n\n\n\nSherlock Holmes ed il suo braccio destro Dottor Watson vengono chiamati dalla direttrice dell’ istituto\, Miss Elisabeth Barret\, per vegliare sul Sigillo Reale\, in quanto la sua custodia è un onere troppo gravoso da sostenere per Lady Margaret; ma il grande investigatore ha perso molto del suo smalto\, e si trova spesso in situazioni a dir poco imbarazzanti. \n\n\n\nNonostante questo\, sembra che tutto proceda per il meglio: ma non hanno ancora fatto i conti con Velina\, una strana giornalista che si presenta a Old Artist per intervistare Lady Margaret… \n\n\n\nIl Sigillo Reale verrà trafugato\, e da questo momento in poi una girandola di avvenimenti sconcertanti segnerà il corso della commedia\, che troverà un epilogo sorprendente anche grazie ad una misteriosa lettera che la Regina Vittoria aveva consegnato a Lady Margaret insieme al sigillo; saranno dunque i nostri amati investigatori che riusciranno a risolvere il caso\, districandosi tra situazioni paradossali e continui colpi di scena.
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LOCATION:Teatro degli Audaci\, Via Giuseppe de Santis\, 29\, Romna\, 00139\, Italia
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SUMMARY:CHI HA UCCISO MIO PADRE al Teatro Basilica
DESCRIPTION:Dal 19 al 21 febbraio 2026 alle ore 21.00 e domenica 22 febbraio alle ore 16.30\, al TeatroBasilica\, va in scena CHI HA UCCISO MIO PADRE\, dal testo di Édouard Louis\, con la regia di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini e in scena Francesco Alberici\, Premio Ubu 2021 per il Miglior attore/performer under 35.Lo spettacolo porta sul palcoscenico uno dei testi più radicali e necessari della letteratura contemporanea europea\, trasformando il racconto intimo di un rapporto padre-figlio in una potente interrogazione politica sulle responsabilità del potere\, sulle diseguaglianze sociali e sulle vite esposte a una violenza sistemica spesso invisibile. \n\n\n\nIl ’68 i padri li voleva uccidere – così si diceva. Quarant’anni dopo\, nelle pagine di un testo dettato\, sono parole dello stesso Édouard Louis\, non dalle esigenze della letteratura\, ma da quelle della necessità e dell’urgenza – da quelle del fuoco – uno scrittore di 26 anni si mette in caccia degli assassini del padre e li scopre tra i dominanti\, ma soprattutto rimette all’ordine del giorno della scrittura le vite di cui nessuno vuole più sentir parlare\, le nude vite di coloro a cui il potere toglie qualunque protezione. Il miracolo è che questo atto d’accusa non rende meno toccante la kafkiana “lettera al padre” in cui il figlio dà ripetutamente del tu all’uomo che per anni gli ha negato ogni confronto\, eludendo in tal modo il confronto con sé stesso. Cercandolo e trovandolo dove lui non sa nemmeno di essere\, nelle profondità di una vocazione subito espropriata dalle dure leggi di una condizione sociale che da sempre è anche un’ideologia\, un aspetto della dominazione. Che sia la parola rivoluzione – detta dal padre – l’ultima parola del testo può far riflettere: una fortissima inquietudine corrode il cuore della Francia profonda (e non solo). \n\n\n\nMa è più interessante chiedersi cosa è accaduto nel frattempo. E cosa è accaduto Louis lo racconta\, quasi fiabescamente in una pagina di questo dialogo per voce sola: «Un giorno\, in autunno – scrive – erano stati aumentati di quasi cento euro gli aiuti per il nuovo anno scolastico. Erano versati ogni anno alle famiglie per aiutarle a comprare la cancelleria\, i quaderni\, le cartelle. Eri pazzo di gioia\, avevi gridato in soggiorno: andiamo al mare\, e siamo andati in sei nella nostra macchina da cinque…Tutto il giorno è stato una festa. Non ho mai visto le famiglie che hanno tutto andare al mare per festeggiare una decisione politica\, perché la politica per loro non cambia quasi nulla». \n\n\n\nLa vera differenza\, in questo scarno e incisivo racconto di un padre e di un figlio rispetto a quelli che si sono succeduti nella storia della letteratura\, sta proprio nella scena in cui si svolge: dentro una classe operaia ormai condannata all’obsolescenza dalla voga liberista dove un figlio omosessuale se la deve vedere con un padre ossessionato dal maschile e dalla consapevolezza di essere a sua volta un emarginato\, un dominato\, un perdente\, proprio come le persone che più odia e a cui più teme di rassomigliare\, gli arabi\, le donne\, gli effeminati. C’è una premessa\, una definizione che Louis versa sul suo racconto come un liquido di contrasto che lo fa cambiare di colore: alla domanda su cosa significhi per lei la parola razzismo – scrive colui che anche da scrittore resta un allievo spirituale della sociologia di Pierre Bourdieu – l’intellettuale americana Ruth Gilmore risponde che il razzismo «è l’esposizione di certe popolazioni a una morte prematura». \n\n\n\nÈ una definizione che nel seguito del racconto è destinata a esplodere come una carica a rilascio lento\, con una violenza di denuncia e con una forza vendicatrice a cui la letteratura sembra aver da tempo rinunciato: il padre viene consegnato a una morte prematura non da un precario sé stesso che non ha mai avuto la possibilità di illuminare\, ma dalle leggi e dalle regole di un potere che ha smesso di guardare in faccia le persone che espelle quando sono di troppo. \n\n\n\nScrittore che visibilmente guarda al teatro\, Édouard Louis è diventato un logico passaggio verso una drammaturgia performativa che guarda sempre di più alla letteratura: abituati per anni a portare in scena le nostre parole e il nostro vissuto – distillati attraverso il lungo percorso di prove – abbiamo scelto di affidarci al testo di un altro con cui condividiamo alcune affinità fondamentali. A cominciare\, ovviamente\, dalla relazione tra vita e finzione. E per compiere un’altra tappa nella ricerca sui legami tra figura e sfondo\, tra esperienza singolare ed esperienza collettiva. Scegliendo Francesco Alberici come interprete abbiamo cercato la massima distanza possibile dal mimetismo con la voce che in Chi ha ucciso mio padre parla in prima persona. Non è nella somiglianza che abbiamo cercato un piano di verità tra questa storia e il pubblico\, ma nella possibilità\, aperta dalla didascalia iniziale del testo di raccontare la storia di tutti noi attraverso una storia di uno solo. \n\n\n\ntesto Edouard Louis – regia Daria Deflorian e Antonio Tagliarini – con Francesco Alberici\, Premio Ubu 2021 per il Miglior attore/performer under 35 – traduzione Annalisa Romani edita da Bompiani / Giunti Editore S.p.A. – adattamento italiano Francesco Alberici\, Daria Deflorian\, Antonio Tagliarini – collaborazione all’adattamento Attilio Scarpellini – costumi Metella Raboni – assistenza alla regia Chiara Boitani – collaborazione artistica Andrea Pizzalis – per INDEX Valentina Bertolino\, Francesco Di Stefano\, Silvia Parlani – una produzione INDEX\, A.D.\, Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, Emilia Romagna Teatro Fondazione\, TPE-Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi\, FOG Triennale Milano Performing Arts – con il supporto di MiC – Ministero della Cultura – Qui a tué mon pére\, © 2018\, Edouard Louis All rights reverved Edouard LouisChi ha ucciso mio padre\, © 2019\, traduzione di Annalisa Romani\, Giunti Editore S.p.A./Bompiani \n\n\n\nINFORMAZIONI: Il “TeatroBasilica” è diretto dall’attrice Daniela Giovanetti e dal regista Alessandro Di Murro. L’organizzazione è a cura del collettivo Gruppo della Creta e di un team di artisti e tecnici. Supervisione artistica di Antonio Calenda. Ulteriori info sul TeatroBasilica sono reperibili a questo link: \n\n\n\nhttps://www.teatrobasilica.com/chi-siamo
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LOCATION:Teatro Basilica\, Piazza di Porta San Giovanni\, 10\, Roma\, 00185\, Italia
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SUMMARY:Uno nessuno e centomila al Teatro Ambasciatori di Catania
DESCRIPTION:Il 19 e 20 febbraio\, al Teatro Ambasciatori di Catania\, per la Stagione del Teatro Brancati\, va in scena la pièce diretta da Nicasio Anzelmo. Protagonisti Primo Reggiani\, Francesca Valtorta\, Jane Alexander\, Fabrizio Bordignon\, Enrico Ottaviano \n\n\n\nIronico\, grottesco\, capace di mettere in crisi la società borghese del Primo Novecento. La forza di Uno nessuno e centomila risiede da sempre in queste caratteristiche. Denso di enigmi\, lʼultimo dei romanzi di Luigi Pirandello\, definito dallo stesso autore: «sintesi completa di tutto ciò che ho fatto e la sorgente di quello che farò»\, arriva in scena al Teatro Ambasciatori di Catania\,  giovedì 19 febbraio\, ore 17.30 e venerdì 20 febbraio\, ore 20 nell’ambito della Stagione del Teatro Vitaliano Brancati di Catania. Nell’adattamento e con la regia di Nicasio Anzelmo\, lo spettacolo vede protagonisti Primo Reggiani\, Francesca Valtorta\, Jane Alexander\, Fabrizio Bordignon\, Enrico Ottaviano\, cinque straordinari attori che\, con un impianto scenografico in movimento e lʼumorismo tipico in Pirandello\, racconteranno questa storia ancora oggi di grandissima attualità. La pièce\, prodotta dal Teatro Ghione\, vanta le scene e i costumi di Annamaria Porcelli e Sergio Maria Minelli\, le musiche di Giovanni Zappalorto\, i movimenti di Barbara Cacciato.  \n\n\n\nUn testo che nella sua modernità sorprende\, soprattutto oggi\, nellʼanalisi dellʼistituto bancario e dellʼimpatto che lo stesso ha sul tessuto sociale. Il protagonista Vitangelo Moscarda è forse uno dei personaggi più complessi della produzione pirandelliana: prima impacciato e prigioniero delle opinioni altrui\, poi sempre più consapevole e determinato a cercare lʼautenticità spirituale dellʼesistenza\, fino allʼaffrancamento finale da tutte “le rabbie del mondo”. Un giorno\, accorgendosi casualmente che il suo naso pende verso destra\, incomincia a percorrere un viaggio scoprendo ogni giorno che passa di non essere\, per gli altri\, quello che crede di essere. Il protagonista\, incontrando e confrontandosi con una miriade di personaggi\, cercherà di distruggere le molte immagini che gli altri vedono di lui\, fino a diventare aria\, vento\, puro spirito. Un lavoro rivoluzionario\, soprattutto per i tempi in cui fu scritto\, che tocca temi estremamente attuali come il rapporto con la natura\, con una spiritualità negata dalla società e dalla convenienza\, la ricerca spasmodica di se stessi.  \n\n\n\nCALENDARIO SPETTACOLIgiovedì 19 febbraio\, ore 17:30  venerdì 20 febbraio\, ore 20 \n\n\n\nINFO E BIGLIETTItel.: 095 530153 – 334 5683715 (whatsapp)
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LOCATION:Teatro Ambasciatori\, Via Eleonora D'Angiò\, 17\, Catania\, ITA\, 95125\, Italy
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SUMMARY:" Le notti bianche" a Spazio Diamante
DESCRIPTION:Dopo il grande successo della scorsa stagione al Teatro Litta di Milano\, Le notti bianche arriva a Roma: dal 19 al 22 febbraio sarà in scena allo Spazio Diamante. Un classico capace di conquistare il pubblico con la sua profondità e una bellezza senza tempo. \n\n\n\nIl celebre racconto di Fëdor Dostoevskij\, che ha ispirato molteplici adattamenti teatrali e cinematografici\, è un viaggio nell’animo umano\, nel desiderio\, nella solitudine e nelle possibilità di redenzione attraverso l’amore. \n\n\n\nNel racconto\, un giovane uomo vive una serie di notti insonni durante le quali si intrecciano sogno e realtà\, e incontra una donna\, Nastas’ja\, con cui condivide il suo tormentato desiderio d’amore\, ma anche la paura di affrontare la verità.  \n\n\n\nPortare in scena Le notti bianche offre una straordinaria opportunità per esplorare temi universali come la solitudine esistenziale\, la fragilità dell’animo umano e il sogno dell’amore perfetto.  \n\n\n\n———————————————– \n\n\n\nIl sognatore è un fantasma che si aggira nelle vite degli altri\, prende dalla realtà e la trasforma\, crea e disfa storie nella sua testa. Perso nei suoi viaggi mentali\, spesso si dimentica del mondo reale.  \n\n\n\nLa solitudine è il motore della sua immaginazione che lo porta a vagare di notte\, cercando incontri che possano nutrire la sua fantasia. Lui conosce tutti ma nessuno conosce lui\, bloccato tra l’attesa della vita e la paura stessa di vivere. Vive così intensamente le sue allucinazioni da non riuscire ad aprirsi agli altri\, terrorizzato dallo scontro con la realtà. Gli unici dialoghi sono con le case e gli edifici che lo circondano.  \n\n\n\nDà vita agli oggetti inanimati pur di non confrontarsi con la vita vera delle persone. Si sente inadeguato\, inadatto alla quotidianità e alle dinamiche relazionali che lo obbligherebbero a mettere in discussione il suo mondo immaginario.  \n\n\n\n“Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale\, perchè mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità\, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perchè\, infine\, ho maledetto me stesso; perché\, dopo le mie fantastiche notti\, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili!”. \n\n\n\n—————————————– \n\n\n\nL’incontro con Nasten’ka arriva per caso\, in una notte bianca in cui il giorno si confonde con la notte. Riesce ad avvicinarla solo perché scorge in lei un momento di fragilità. \n\n\n\nNonostante le raccomandazioni della ragazza\, il sognatore s’innamora e di fronte a questo sentimento autentico anche il più vivido dei sogni si offusca\, la timida fantasia si mostra per quello che è: “schiava di un’ombra\, di un’idea”. E invano il sognatore fruga nei suoi vecchi sogni\, cercandone uno che possa scaldarlo come l’emozione che sta provando nell’incontro con Nasten’ka.  \n\n\n\nPerché anche la più elaborata delle allucinazioni non può competere con la vita che esplode.  \n\n\n\nIn questo modo\, il posto dei sogni verrà rapidamente sostituito dai rimpianti: “Come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? Dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda\, dici a te stesso\, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine\, verrà\, appoggiata alle stampelle\, la tremante vecchiaia\, e poi angoscia e desolazione… Impallidirà il tuo fantastico mondo\, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi… Oh\, Nasten’ka! Sarà triste restar solo\, completamente solo\, e non avere neppur nulla da rimpiangere\, nulla\, proprio nulla… perché tutto quanto perderò\, non è stato che nulla\, uno stupido\, tondo zero\, nient’altro che sogno!“ \n\n\n\nTra la nostalgia per quello che non ha mai vissuto e\, la malinconia per le occasioni sprecate\, il sognatore trascorre quattro notti con Nasten’ka assaporando per la prima volta nella sua vita la consistenza della realtà\, l’adrenalina del presente e la possibile costruzione di un futuro.   \n\n\n\nIl sognatore non riesce ad accettare la limitatezza della quotidianità. A suo modo si ribella all’apatia dilagante e non trovando soddisfazione e spazio nella realtà\, sogna. Da qualche parte dentro di sè desidera una vita normale\, ma non gli appartiene. Tanto che quando gli si presenta la possibilità di vivere una relazione con un’altra persona non riesce ad accontentarsi dell’incontro e si innamora. Ha bisogno di vivere all’estremo e non è in grado di misurare le sue emozioni. Nei sogni può ottenere quello che vuole (pagandone poi il prezzo nel momento del risveglio e del disincanto) ma l’impatto che l’incontro con Nastenka ha in lui è devastante perché intravede la possibilità di vivere un sogno reale\, ad occhi aperti\, attraverso un incontro tra corpi che non è mai riuscito a concedersi. \n\n\n\nNote di regia \n\n\n\nLo spettacolo è costruito sullo scheletro drammaturgico e tematico del racconto di Dostoevsky per poi prendere un respiro più contemporaneo nel linguaggio e in alcuni riferimenti.  \n\n\n\nLo spazio scenico ha pochi elementi essenziali che mettono gli attori nella condizione di lavorare principalmente sulla relazione\, sul bisogno estremo che hanno i personaggi di essere visti e riconosciuti. E’ l’incontro imprevisto tra due esseri umani che hanno sperimentato sulla propria pelle la vera solitudine e ora hanno forse una possibilità di rinascita\, aiutandosi reciprocamente.  \n\n\n\nNotti Bianche è uno spettacolo che vuole esplorare i delicati disequilibri dell’intimità con disperata e violenta tenerezza.  \n\n\n\nLe luci e la musica\, suonata live dagli attori con una tastiera elettronica\, avranno un ruolo molto importante nel raccontare il rapporto tra sogno e realtà\, che in questo testo vede un ribaltamento di segno: la difficoltà di stare nel presente è il grande tema dei protagonisti\, i quali\, per sopravvivere\, si rifugiano nei sogni e nell’ immaginazione fino alle estreme conseguenze.  \n\n\n\nIl Sognatore e Nasten’ka vivranno insieme quattro notti che cambieranno per sempre le loro vite\, in un viaggio intimo e poetico alla disperata ricerca di almeno un’istante di autentica felicità.  \n\n\n\n“Un intero attimo di beatitudine… E’ forse poco nella vita di un uomo? Stefano Cordella \n\n\n\nNote alla drammaturgia  \n\n\n\nCi coglie sempre impreparati la domanda: quanto è reale quello che viviamo? Le situazioni che abitiamo\, tutte le cose che ci circondano\, esistono davvero? Il protagonista del racconto Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij si autodenuncia sognatore e attraversa e narra la sua non-storia con una parabola feroce che lo conduce dall’incanto all’inferno. Dal vagheggiamento al risveglio. Una creatura sola\, fantasma tra i fantasmi\, che soffre e al tempo stesso difende la sua condizione di estrema solitudine. Un luogo mentale\, quello raccontato – quello scoperto – dove tutto accade mentre non accade niente. Dove ogni incontro e ogni parola\, dove ogni emozione (anch’essa immaginaria?)\, dove tutto viene vissuto fino all’eccesso senza obiettivi e durata\, ma solo per assecondare il proprio inestinguibile destino di apparizione e poi – silenziosa\, misera\, umana – scomparsa. Il lavoro di riscrittura si è sviluppato a partire da una volontà di conservare l’essenza dell’opera. Due protagonisti fragili\, improbabili\, un incontro inatteso\, un susseguirsi di notti\, una fine. Ed è stato nel tentativo di restare fedeli che il tradimento si è fatto urgente\, quasi necessario. I personaggi si sono reinventati e calati in un incerto e desolante contemporaneo. La struttura ha ceduto dove incapace di sopportare il peso dell’oggi. Perché a distanza di quasi 200 anni\, gli interrogativi esistenziali proposti da Dostoevskij sembrano intatti. Stiamo davvero vivendo? Che fine fanno i nostri sogni? È sbagliato\, o pericoloso\, affidarsi alla nostra fantasia\, dimenticando di abitare il quotidiano con le sue piccole concrete presenze? Elena C. Patacchini  \n\n\n\nORARI \n\n\n\nGiovedì19/2/2026Ore:20:30Venerdì20/2/2026Ore:20:30Sabato21/2/2026Ore:19:00Domenica22/2/2026Ore:17:00\n\n\n\n \n\n\n\nLo Spazio Diamante propone il Biglietto Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro Biglietto Supporter – € 19 – Biglietto Standard – € 15 – Biglietto Agevolato – €12
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LOCATION:Spazio Diamante\, Via Prenestina\, 230B\, Roma\, 001321\, Italia
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SUMMARY:TROGLODYTE_ZAUNGAST  al Nuovo Teatro Ateneo
DESCRIPTION:Nel solco di una stagione che interroga il presente come stratificazione di memorie e possibilità\, il Nuovo Teatro Ateneo accoglie il 19 e 20 febbraio 2026 TROGLODYTE_ZAUNGAST/ZAUNKÖNIG di Thomas Hauert\, un assolo che fa del corpo un campo di risonanza psichica e culturale\, luogo dell’alterità\, della soglia e dell’inquietudine contemporanea. \n\n\n\nNel suo nuovo assolo\, Thomas Hauert approfondisce un processo creativo già presente nelle sue ultime due creazioni: fare della psicologia\, della vita interiore\, delle emozioni e dell’inconscio una forza motrice del movimento. Il punto di partenza di Troglodyte è una sorta di enigma psicologico complesso\, espresso nel titolo e nel sottotitolo del solo Zaungast/Zaunkönig\, che mette a fuoco l’esperienza della posizione dell’outsider\, di chi non fa parte del gruppo\, di chi osserva dall’esterno. \n\n\n\nZaungast è una parola tedesca che descrive qualcuno che assiste a un evento al quale non è stato invitato\, rimanendo dietro la recinzione (letteralmente: “ospite della recinzione”). Zaunkönig\, letteralmente “re della recinzione”\, è il nome tedesco dello scricciolo\, un piccolo uccello canoro. Minuscolo e regale allo stesso tempo\, viene immaginato posato sulla recinzione\, “in bilico sulla recinzione”\, nel senso figurato di chi non prende posizione\, non si decide e non si impegna di conseguenza. \n\n\n\nLa parola troglodyte si riferisce originariamente a un essere vivente che abita una grotta o una dimora scavata nel terreno\, come il piccolo uccello Zaunkönig/troglodyte. Il termine Troglodyte ha anche una risonanza insultante\, associata all’immagine dell’“uomo delle caverne”\, dell’uomo rozzo\, incolto\, grossolano. \n\n\n\nNote di contesto sulla stagione \n\n\n\nLa stagione del Nuovo Teatro Ateneo riprende dopo una breve pausa invernale dedicata ai lavori di ristrutturazione che hanno ulteriormente rifunzionalizzato lo spazio teatrale\, rafforzandone la vocazione come luogo di attraversamento\, ricerca e ascolto del presente. \n\n\n\nIl nuovo segmento di stagione del Nuovo Teatro Ateneo si dispiega come un attraversamento del presente inteso non come superficie\, ma come stratificazione: di memorie\, traumi\, miti\, genealogie e possibilità. Un percorso in cui il corpo\, la parola e il suono diventano archivi sensibili\, luoghi in cui la storia individuale e quella collettiva si toccano e si interrogano reciprocamente. \n\n\n\nDalla danza di Losing It di Samaa Wakim\, che trasforma il trauma intergenerazionale in paesaggio corporeo\, al teatro di figura di Min el Djazaïr\, che restituisce voce a una comunità sradicata e a una memoria rimossa\, fino alla narrazione di Kohlhaas\, in cui la domanda di giustizia si fa racconto incarnato\, emerge un teatro che assume la fragilità come campo politico. \n\n\n\nJiddu e Uproar interrogano\, ciascuno a proprio modo\, l’idea di appartenenza e di tradizione\, rivelandone la natura instabile e conflittuale\, mentre Mi madre y el dinero porta in scena l’economia della sopravvivenza come esperienza esistenziale prima ancora che sociale. \n\n\n\nCon Parvati Viraham il mito diventa spazio di riscrittura poetica e di affermazione di uno sguardo femminile\, mentre Il figlio della tempesta riafferma il teatro come pratica di trasformazione reale\, capace di nascere anche nei luoghi della reclusione. \n\n\n\nChiude il percorso L’ombra lunga di Alois Brunner\, che intreccia storia europea e presente mediorientale in un’indagine sulla responsabilità e sulla persistenza del male. \n\n\n\nNe emerge una stagione come campo di tensione etica e poetica\, in cui ogni opera è parte di un unico discorso: il teatro come luogo necessario di coscienza\, di ascolto e di immaginazione. \n\n\n\nConcept\, direzione\, coreografia\, danza  Thomas HauertMusiche Mauro Lanza; Discorso di Gagarin attorno alla terra\, Salvatore Sciarrino; Frantumi; Jonny Greenwood; Popcorn Superhet Receiver: Pt. 2A\, 2B; Gustav Mahler\, Symphony No. 9\, IV. Adagio (Sehr langsam); Talk langa\, I believe in you; Salvatore Sciarrino\, Autoritratto nella notte; Duval Timothy & Rosie Lowe\, Gonna Be \n\n\n\nCostumi Chevalier-MassonLuci Bert Van DijckScenografia Thomas Hauert\, Bert Van DijckSuono Bart CelisVideo Lukas Pich/ArtGrid\, Lawrence Chatton \n\n\n\nProduzione ZOO/Thomas HauertProduction manager Caroline VermeulenAmministrazione Régis RemigyDiffusione Alessandra Simeoni \n\n\n\nCoproduzione La Bâtie – Festival de Genève (CH)\, Le Grütli – Centre de production et de diffusion des Arts vivants (CH)\, Mercat de les Flors (ES)\, Fondazione Teatro Grande di Brescia (IT)\, Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni (IT) \n\n\n\nResidenza Studio Thor\, Charleroi danse \n\n\n\nCon il sostegno di Fédération Wallonie-Bruxelles – Service de la danse / Pro Helvetia – Fondation suisse pour les arts / Ein Kulturengagement des Lotterie-Fonds des Kantons Solothurn \n\n\n\nInfo e acquisto biglietti \n\n\n\nPolo Museale – Sapienza Cultura – Sezione Nuovo Teatro Ateneo  \n\n\n\nSapienza Università di Roma \n\n\n\nMail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it \n\n\n\nTelefono: 0649914115 \n\n\n\nSito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/   \n\n\n\nInstagram: @nuovoteatroateneosapienza \n\n\n\nEdificio CU017 \n\n\n\nLINK VIVATICKET  \n\n\n\nhttps://www.vivaticket.com/it/ticket/troglodyte-zaungast-zaunk%c3%b6nig/291754?culture=it-it \n\n\n\nOrario spettacoli: 20.30 \n\n\n\nL’ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo). \n\n\n\nDopo aver prenotato il tuo biglietto\, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link \n\n\n\nhttps://bit.ly/parcheggiocusapienza
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LOCATION:Nuovo Teatro Ateneo\, Piazzale Aldo Moro\, 5\, Roma\, IT\, 00185\, Italia
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SUMMARY:"A.L.D.E. Non ho mai voluto essere qui" a Fertili Terreni Teatro a Torino
DESCRIPTION:Per la stagione IPERSPAZI del cartellone condiviso di FTT – Fertili Terreni Teatro\, giovedì 19  febbraio andrà in scena a San Pietro in Vincoli lo spettacolo A.L.D.E. Non ho mai voluto essere qui\, ideazione e direzione di Giovanni Onorato con Giovanni Onorato e Mario Russo. \n\n\n\nSpettacolo selezionato dal progetto Visionari 24.25 \n\n\n\nPerformance di musica e parole\, A.L.D.E. Non ho mai voluto essere qui è spettacolo teatrale dall’ambientazione elementare e spoglia in cui un attore e un musicista dialogano di fronte ad una serie di quaderni sparsi per terra: in bilico linguaggio tra teatro di narrazione e performance\, i due interpreti si muovono in un contesto da slam poetry con i brani musicali eseguiti live punteggiare la storia di un’adolescenza\, o della sua fine. La forza del progetto risiede proprio in questo particolare approccio\, nella volontà di reinterpretare in una chiave originale un linguaggio ormai diffuso come la slam poetry\, creando una sorta di ibrido al tempo stesso intimo e teatrale.  \n\n\n\nIl nucleo narrativo ruota intorno all’originale rapporto di amicizia fra un poeta\, Arduino\, e il narratore che\, lungi dal voler realizzare una serata commemorativa in cui si leggono poesie\, lentamente costruisce parola dopo parola un qualchecosa che ha tutto l’aspetto di una vendetta: una relazione a metà fra un’affinità elettiva e una maledizione\, rapporto amicale che non può non far pensare a Jack Keruac e Dean Moriarty\, ad Arturo Belano e Ulises Lima nei “Detective selvaggi” o\, rivolgendo lo sguardo a tempi più recenti\, alle due protagoniste de “L’amica geniale”. \n\n\n\nSinossi: Arduino Luca Degli Esposti era un nostro amico. Diciamo “era” perché una serie di circostanze hanno fatto sì che si gettasse contro un treno in corsa fra le fermate di Fidene e Montelibretti\, sulla linea del treno regionale RV18322 diretto a Fara Sabina\, nel Lazio. Di Arduino sono rimaste le cose a cui teneva di più\, forse le uniche cose che voleva sopravvivessero: i suoi quaderni. \n\n\n\nArduino non faceva che dire di essere un poeta. Si presentava così\, scriveva durante le feste\, con la musica alta\, seduto sul divano; ti fermava mentre gli stavi parlando perché gli era venuta un’idea e si metteva a scrivere. Una volta che non trovava una penna l’ho visto abbrustolire un bastone sul fuoco e usarlo come carboncino. Arduino era un poeta. Voleva esserlo a tutti i costi e probabilmente era l’unica cosa che lo facesse sentire al sicuro\, che lo facesse sentire reale. In uno dei suoi quaderni ha appuntato questa frase: “La vita non è quella che si è vissuta\, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.” \n\n\n\nIl progetto: È difficile dire quando cominci un progetto. Tuttavia\, se devo stabilire un inizio\, direi che questo progetto è nato durante la prima quarantena\, leggendo Roberto Bolaño\, in particolare “I detective selvaggi”. Mi colpisce profondamente il modo in cui\, nella sua scrittura\, la poesia diventi un pretesto per parlare di tutt’altro. In quasi 700 pagine di romanzo in cui si parla quasi esclusivamente di poeti non compare neanche una poesia\, anzi\, ne compare una. Una poesia di Arthur Rimbaud in cui probabilmente viene raccontato uno stupro\, da lui subìto. Se le cose stanno così\, il fatto che Arthur\, appena quindicenne\, abbia mandato questo componimento a tutte le persone a cui voleva bene suonerebbe come una richiesta d’aiuto più che un “cosa ne pensate?” e il fatto che non abbia più parlato al suo maestro\, Monsieur Izambard\, dopo la sua risposta in cui lo accusava di essere volgare\, racconterebbe una tragica storia di incomprensione. Ecco\, con molto cinismo\, questo è un esempio di come una poesia può diventare una narrazione: le poesie si pongono sempre come enigmi\, a volte sembra quasi che riguardino solo chi le scrive\, eppure le storie che ci sono dietro si rivelano sempre “umane” nel senso più ampio del termine. Raccontare\, o inventare\, le storie che ci sono dietro agli scritti apre le porte ad una visione labirintica e stratificata della realtà\, in cui tutto è vita\, e tutto rappresentazione della stessa. \n\n\n\nNel frattempo ho conosciuto Lorenzo Minozzi\, musicista di ritorno da Los Angeles e\, insieme a lui\, ho cominciato a mettere in musica una grande mole di poesie\, messe insieme fra i 18 e i 25 anni. Più o meno nello stesso periodo\, un amico ci ha chiesto di fare una performance durante una mostra da lui organizzata. Io\, imbarazzato all’idea di leggere dai miei quaderni in pubblico\, ho detto che questi erano in realtà di un nostro amico\, morto suicida qualche mese prima: Arduino Luca Degli Esposti. Questa breve dichiarazione ha aperto le porte ad una situazione surreale e sorprendente\, un requiem dadaista in cui la solennità della commemorazione si dava continuamente il cambio col sospetto di essere presi in giro (e\, per alcuni gioiosi istanti\, con la semplice contemplazione del racconto\, nell’accettazione di quello spazio sospeso fra realtà ed immaginazione). I due aspetti della ricerca\, performance musicale e drammaturgia contemporanea\, si erano ricongiunti: in questa piccola bugia\, il contenitore ideale” (Giovanni Onorato) \n\n\n\nBiglietti \n\n\n\nPer il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato on line\, 15 euro in cassa la sera dell’evento. \n\n\n\nPer il biglietto ridotto (studenti universitari\, studenti IAAD\, under 30\, over 65\, residenti Circoscrizione IV e Circoscrizione VII\, Aiace\, Abbonamento Musei Piemonte Valle D’Aosta\, abbonati stagioni Piemonte dal Vivo) il costo è di 11 euro se acquistato on line\, 13 euro in cassa la sera dell’evento.  \n\n\n\nE’ disponibile la formula del ridotto riservato agli abbonati GTT – Gruppo Torinese Trasporti a 7\,5 euro per gli acquisti online: si ricordano i pacchetti di abbonamenti a 3 spettacoli per 30 euro ed a 5 spettacoli per 40 euro\, se acquistati in modalità online. \n\n\n\nResta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay\, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35\, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani. \n\n\n\nI biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com.  \n\n\n\nLa stagione 2025 2026 di Fertili Terreni Teatro\, è realizzata e promossa da A.M.A. Factory\, Cubo Teatro e Tedacà in collaborazione e con il sostegno di Fondazione Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto Corto Circuito. Fondazione Compagnia di San Paolo è il maggior sostenitore. Enti sostenitori sono anche: MIC\, Regione Piemonte e Città di Torino. La programmazione beneficia del  patrocinio della Città di Torino\, della Circoscrizione 4 e della Circoscrizione 7. \n\n\n\nideazione e direzione di Giovanni Onorato – con Giovanni Onorato e Mario Russo – musiche di Mario Russo e Lorenzo Minozzi – disegno luci Fabrizio Cicero – costumi Chiara Corradini  – consulenza alla drammaturgia Claudio Larena e Giulia Scotti – si ringrazia Daria Deflorian per il prezioso sguardo – prodotto da Index Muta Imago e Romaeuropa Festival con il sostegno di Angelo Mai Occupato\, Ex-Mercato di Torre Spaccata\, Fienile Fluò\, Settimo Cielo e Teatro Biblioteca Quarticciolo
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LOCATION:Fertili Terreni Teatro\, Via Pallavicino 35\, Torino\, ITA\, 10153\, Italy
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